Geologo, Ingegnere ambientale, ho introdotto per primo in italia il concetto di retrofit elettrico dei veicoli esistenti. Parlo troppo, troppo veloce di troppe cose. Non-mi-si-regge. Il mondo è complicato, connesso, fuso, pieno di sentieri e strade che si incontrano, si intrecciano. Mi piace esplorare quelle piu' strambe.
Della flat tax avrete sentito parlare. L’idea è quella di semplificare il sistema fiscale riducendo gli scaglioni irpef, facendo risparmiare a contribuenti ed imprese una discreta percentuale delle tasse che attualmente versano. A parte i dubbi di incostituzionalità dovuti alla mancanza di progressività prevista invece dalla costituzione ed ala differenza di trattamento di cittadini diversi ( una coppia sposata in comunione dei beni si vedrebbe tagliare le imposte di più di una coppia di fatto, ad esempio) il vero problema è come reperire i fondi che verrebbero a mancare a causa delle minori entrate.
Si parla di 50 miliardi a regime. Le proposte che girano, ulteriore rottamazione delle cartelle, lotta all’evasione, etc etc etc, valgono al massimo un quinto della cifra. Aumentare il deficit del 2% del PIL, per coprire quanto manca, non sarebbe ovviamente possibile, restando in Europa. QUINDI? Quindi, in effetti non ci sono le coperture.
E’ una torta immensa che vale quasi 100 miliardi di euro ( tra l’altro pagati prevalentemente dalla parte meno ricca della popolazione) che lascia in mano allo stato solo le briciole, circa il 10%-
Un cancro che distrugge vite e famiglie a vantaggio di pochissime imprese abilitate, per lo più con sedi all’estero se non addirittura in paradisi fiscali.
Una serie riduzione delle cifre massime giocabili da una data persona in un giorno, una seria riduzione del numero di slot machines, una serie indagine con leggi draconiane che contemplino il sequestro immediato e cautelativo delle imprese che vengano scoperte a truccare la macchinette e/o i conti, frodando al fisco una buona parte di quanto dovuto, beh, mi parrebbe il minimo.
Si potrebbe dimezzare, con vari disincentivi, le giocate, una cosa teoricamente prevista dai precedenti governi, subito arenatasi e riportare il tutto sotto il controllo statale, così recuperando i miliardi che mancano senza far scattare le clausole di salvaguardia.
Se una cosa sostanzialmente dannosa per la collettività come il gioco d’azzardo deve essere tollerata, almeno che il grosso del beneficio vada allo Stato e non ai concessionari.
Non dico che sia facile, specialmente dopo che il governo Letta è arrivato a condonare oltre il 90% di quanto dovuto dalle varie aziende del settore in tasse ed imposte evase grazie a decine di migliaia di macchinette taroccate. Non dico che sia facile dopo che il caso più clamoroso, quella della Società Atlantis, in mano al figlio del capo di una nota famiglia mafiosa, con sede in un paradiso fiscale, dove peraltro risiedeva, contumace il suddetto padre, si è risolto in una bolla di sapone, ma insomma, magari, provarci…
Il neonato governo giallo verde è ufficialmente nato ieri e già tutti i media si baloccano con il nuovo giocattolo facendo a gara a chi trova l’incompetente più grande, la boiata più grossa.
Il che va benissimo ed è anche sano, se l’avessero fatto anche per i 4 governi che l’hanno preceduto. La competenza, in effetti, è un argomento perfettamente Cassandresco.
Ecco quindi Il mio personale contributo. D’annata, ovviamente, perché così fanno le Cassandre.
ah, a pensarci bene, è ancora leggermente ottimista. Perché il principio di Dunning https://it.m.wikipedia.org/wiki/Effetto_Dunning-KrugerKruger dice che l’incompetente sarà l’ultimo che si accorgerà della sua incompetenza.
Un corollario, citato, dice che per rientrare nella casistica basta…”respirare”.
Diario doloroso di un assimilato:
Oggi ho appena scoperto che non basta essere assimilati, per scamparla.
Sono andato a rivedermi l’origine del famoso ( ehm almeno tra noi gente bislacca) principio di Peter: In una data gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello di incompetenza.
Come FORSE sapete, questo primo e famoso principio si accompagna a tre un poco meno famosi, ma strettamente connessi:
1) In una data gerarchia ogni singola posizione tende ad essere occupata da un individuo inadeguato al lavoro che deve svolgere;
2) Con il tempo ogni posizione lavorativa tende ad essere occupata da un impiegato incompetente per i compiti che deve svolgere;
3) In una data gerarchia il lavoro tende ad essere svolto prevalentemente da coloro che non hanno ancora raggiunto il propro livello di incompetenza.
Ho sempre pensato che questo sia in realtà un BEST case, perchè postula, ad esempio, l’esistenza di un sistema meritocratico.
Mediamente parlando le cose vanno peggio di cosi.
Ma c’è qualcosa di piu’ interessante: poichè ovviamente i compiti o almeno le competenze necessarie per svolgerli decentemente sono sempre piu’ complessi, via via che si sale i gradini, anche nel migliore dei casi, IN UNA GERACHIA I POSTI DI VERTICE SONO STATISTICAMENTE COPERTI DA INDIVIDUI INCOMPETENTI.
Che questo sia sostanzialmente vero, l’abbiamo sotto gli occhi tutti, almeno di chi li tiene aperti.
Ma c’è di più: Il sistema NEL SUO COMPLESSO è destinato al collasso.
Infatti il quarto e meno noto principio di Peter recita:
«Ogni cosa che funziona per un particolare compito verrà utilizzata per compiti sempre più difficili, fino a che si romperà.»
Notate che è un principio più generale che COMPRENDE gli altri tre.
Soprattutto notate come si lega a quel che ha scritto Tainter sui sistemi complessi o comunque ai casi NOTI di collasso di sistemi complessi.
Le cose stanno proprio cosi. Ad ogni livello del sistema, QUALUNQUE sia il sistema preso in considerazione, umano o naturale, ad ogni livello COMPLESSO formato da sistemi di sistemi ed ovviamente anche al livello massimo, al sistema dei sistemi dei sistemi chiamato Terra.
Stiamo adoperando la nostra società per compiti sempre più difficili e non funziona più. In più chi è ai vertici non è in grado di gestire la cosa, essendo incompetente.
Stiamo adoperando IL NOSTRO PIANETA allo stesso modo.
Come si può scappare dal collasso?
O con la decrescita ( fare cose piu’ semplici, in minori quantità).
O con la sostituzione dei vertici ( mettere persone più brave che non hanno ancora raggiunto il loro livello di incompetenza).
O con tutti e due.
Abbiamo poco tempo, direi la terza che ho detto.
Ma, per la legge di Peter, questa evenienza è estremamente remota.
Colui che arriverà a poter decidere cosa fare, NON SAPRA’ FARLO.
Se ci pensate, diecimila anni di civiltà ci danno proprio questa risposta: i casi di competenti al comando è cosi rara che questi pochi sono GLI UNICI che fanno avanzare le cose.
Per davvero: quelli di Peter sono dei postulati .
Come quelli euclidei.
La lavandaia, dopotutto, non fa di lavoro la lavandaia. Avendo altro da fare, ha accumulato un cesto di bucato da fare gigantesco. Come saprete, ora un governo ce l’abbiamo, gli apprendisti stregoni ( tutte le parti interessate, nessuno escluso) impauriti dallo sconquasso, si sono precipitati a metterci una pezza, hanno nominato un governo tendenzialmente di destra, ed hanno partecipato, con contorno di reciproche pacche sulle spalle, virtuali e non alla festa della repubblica. Consentitemi la r minuscola, per rispetto alla Repubblica che dovremmo essere.
Il ministro dell’economia pare un tipo tranquillo, non fosse che i suoi principali consiglieri e probabili sottosegretari, Bagnai e Siri sono teorizzatori della brexit come piano A e non come piano B. Per fortuna il mercato si è annoiato e per ora ci lascia in pace.
28/05 Update: MAI lasciare un post a mezzo durante un psicodramma: Questo weekend, come saprete, il nostro esimio Presidente della Repubblica, dopo un braccio di ferro durato almeno 48 ore, ha rifiutato di nominare un Ministro dell’economia considerato antitedesco e, peggio ancora, antieuro. E’ una bufala, ed anche grossa, A meno che essere a favore della verità e della realtà non sia di per se antitedesco, ma questo lo vedremo in un prossimo post.
A quanto pare, Mattarella ha rifiutato di nominare qualunque personalità alternativa che fosse analogamente critica della attuale situazione europea. Per due partiti che si sono presentati ed hanno vinto in nome di un cambiamento storico, in nome di una decisa rottura con i governi degli ultimi dieci anni era semplicemente una patata troppo grossa da ingoiare. Il Presidente del consiglio incaricato si è dimesso, Luigi Di Maio ha chiesto la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica, che ne frattempo ha nominato Cottarelli, ex dirigente del fondo monetario internazionale, ex “Mr. Tagli” del governo Letta… che si presenterà in parlamento per ricevere una sfiducia e quindi portare l’Italia alle urne, con il governo attuale prorogato per l’ordinarietà. Non potendo fare una manovrina correttiva che ci chiede l’Europa, scatteranno le clausole di garanzia etc etc etc. Se non è un colpo di Stato, poco ci manca, ne giova ricordare precedenti profondamente diversi di governi Berlusconi, Letta, etc etc. Un bel disastro, comunque una la voglia vedere. Si è almeno calato il velo di ipocrisia su quali sia la situazione dell’Italia in Europa ed il suo livello di libertà reale.
Detto questo, riprendiamo il post originale, che è da un lato superato dagli eventi, dall’altro, per i fatti che espone quanto mai di attualità.
Il debito lo spread e la lavandaia
Ricomincia il tormentone. Puntuale come la pioggia Marzolina e le alluvioni Ottobrine, Mentre ci dipaniamo tra un curriculum e l’altro, dei nostri futuri governanti, mentre si vanno ad intervistare ex mogli, si disseppelliscono cartelle esattoriali, si disquisisce sulle scarpe, sul taglio dei capelli, su quanto detto o letto o semplicemente studiato da coloro che dovrebbero governarci, in mancanza di notizie che rassicurino l’Europa sul fatto che, per la cinquantesima volta, in Italia ci sia un governo succube, possibilmente debole, meglio ancora se complice e pronube, è ripartito il tormentone dello Spread, del deficit, del debito. prevalentemente con il pilota automatico. Ovvero senza approfondire un filo, senza nemmeno sforzarsi un attimo di capire, senza chiedersi se, dopo tutto, il meccanismo proposto: mancata fiducia internazionale nel governo italico prossimo venturo, sia un buon motivo per la risalita del suddetto spread.
La lavandaia, a questo punto , stufa di tutto questo inutile ed anche un poco ridicolo bla bla, ha deciso di dare il suo modestissimo contributo, per quanto possono le sue deboli capacità. Pulite le mani sul grembiule, annodato il fazzoletto in testa, Si comincia.
Prima cosa: i tassi tedeschi. La Germania è un paese affidabile, con i conti in ordine, quindi può emettere bond a tasso bassissimo e piazzarli tutti.
Noi siamo il paese di Arlecchino, pulcinella, Pantalone ( 60 milioni di pantalone, veramente), pizza, ammore, mamma, mandolino e Mafia etc etc.
QUINDI lo spread, ovvero la differenza di rendimento tra i tassi del nostri buoni del tesoro e quelli tedeschi è alto e tende a salire, quando ci allontaniamo dal sentiero virtuoso.
Giusto? Ni, Diciamo no e ci avviciniamo parecchio.
Per due semplici motivi:
Le banche tedesche sono, in buona parte, in mano pubblica. QUINDI l’azionista pubblico di maggioranza può sempre imporre a dette banche di comprare i bunds, non importa quanto basso sia il tasso. Ci sono stati momenti in cui questo tasso era prossimo a zero. In realtà ancora oggi per i bunds decennali ed oltre siamo molto prossimi a quel valore. Ecco il quadro complessivo delle varie emissioni tedesche. Benché siano risaliti, i tassi sono sempre vicini o sottozero. Se mi spiegate perché, al di fuori di quanto appena detto, una banca dovrebbe acquistare buoni del tesoro con rendimenti inferiori all’inflazione o addirittura inferiori al semplice tenere i soldi a disposizione per qualche altro più lucroso impiego, ve ne sarò grato. In effetti le banche tedesche fanno qualcosa di diverso: prendono denaro alla BCE, per comprare bunds che pongono a garanzia di questo denaro e con quel che avanza speculano in modo quanto mai aggressivo, pserando di mantenere i costi di strttura. Spesso esagerano e l’EUropa li salva. Quando è successo? Più di una volta in questi anni ed in particolar modo nei casi della Grecia, di Cipro etc etc etc. Vi ricordate i salvataggi della Grecia etc etc etc? in realtà sono stati salvataggi, con i soldi di tutti gli europei (70 miliardi italiani, più di una finanziaria), delle banche tedesche ( ed anche francesi) pesantemente esposte verso quei lucrosi mercati. In seguito , recentemente, è stato concepito il meccanismo del bail in , per evitare che questi salvataggi si ripetessero. Ovviamente a banche tedesche ormai sane salve e risanate ( per ora, si veda questo) ed ai danni, per dire, delle banche italiane in brutte acque.
2)Negli ultimi anni il principale compratore estero dei nostri Buoni del tesoro è stata la BCE. Come si vede facilmente da questo grafico:Quindi? Beh, quindi la credibilità di questo o quel governo c’entra poco, sul medio periodo. Nel breve periodo, al di fuori delle aste di titoli italiani, sul cd mercato secondario, la cd. “speculazione”, ovvero, semplicemente, investitori che fanno il loro mestiere, facendo scommesse sull’andamento di QUEL mercato, può fare salire i prezzi. Anche perchè questo mercato secondario è ristretto e poco frequentato ovvero “illiquido”. Ovvero è facile spostare l’equilibrio con relativamente pochi sforzi.
Uno di quelli che si occupa proprio della regolamentazione di questo mercato.
Ma, è bene chiarire, è la BCE, che li decide, i prezzi, su scala mensile od oltre. In sostanza, come si vede, la BCE negli ultimi anni ha comprato, gli altri hanno venduto. Ma non perché i tassi e/o oi rischi sono alti!! ANZI: quando i tassi erano alti, il rischio default altissimo, 2012, 2013, i privati le banche etc etc, europei compravano, eccome! E’semplicemente che, ai tassi attuali, i nostri BTP etc etc non sembrano un investimento interessante. Del resto sono solo pochi decimi sopra l’inflazione. Se i prezzi saliranno, su base mensile o superiore, lo deciderà la BCE, non la sfiga cosmica o i cd. “speculatori”
Ed il rischio default, uscita dall’euro, etc etc di cui, ad ogni stormir di spread, si riempiono la bocca i commentatori economici di giornali che la Lavandaia non riesce nemmeno a leggere, per le tante e complicate parole, per le involutissime ed autoreferenti frasi e considerazioni e sopratutto perché sono scritti in piccolo, tiene una certa età e le diottrie calano?
Come investimento non esistono. QUINDI, se non ci sono banche con azionista di maggioranza pubblico abbastanza grosse da comprare sul mercato secondario e calmierare il mercato, anche se questo, da un punto di vista speculativo è addirittura un danno, la pura e semplice logica del profitto fa salire lo spread, nel momento in cui se ne intravede una possibilità, perché i volumi in gioco, nel libero scambio, sono bassi.
Insomma: lo spread che sale è colpa della “speculazione”?
No, non più di quanto un incendio in un deposito di carburante sia colpa della scintilla.
La mancanza di una mano pubblica che controlli il mercato, evitando la “speculazione”, con la dovuta celerità, la mancanza di una severa regolamentazione del cd mercato secondario che eviti i movimenti bruschi e, sopratutto rapidi, visto che sono in gioco le vite di milioni di persone che NON speculano in borsa, il futuro stesso di interi paesi, sono l’equivalente di una mancanza di sistemi antincendio.
L’incendio non lo provoca il fiammifero. L’incendio lo provoca l’accumulo di materiale incendiario e la mancanza di sistemi di controllo/allarme efficaci.
Debiti enormi, mercati dei titolo di stati piccoli e strutturati per favorire la “speculazione.”
Il problema, nota la lavandaia, non è Italiano. è globale. La soluzione dovrebbe essere globale.
Come amica, la montagna, dicono, da sempre, nel Kurdistan. Il motivo, almeno qui su Crisis, non ve lo devo certo spiegare. Non dopo che decine di migliaia di persone sono state cacciate da Afrin, nell’immobilismo ed indifferenza generale, da milizie islamiche e soldataglie prezzolate varie, al soldo della Turchia. Ovviamente per poter riportare la pace, visto il nome dell’operazione “ramoscello d’olivo”. Magari quella cimiteriale, ma tant’è.
Un raro esperimento di convivenza, eguaglianza e tolleranza laica, la prima costituzione ecologista e sostenibile della storia recente, si è chiuso, almeno per il distretto di Afrin, nell’ imbarazzo generale, al grido di “Allah è grande”. Non hanno amici i curdi, non ne hanno mai avuti, non ne avranno mai. La loro stessa esistenza mette in dubbio i confini di 4 o 5 stati. Sopratutto costituisce una minaccia permanente effettiva per tutti i regimi di questi stati. Non per qualche bomba o un poco di guerriglia, ma perché costituiscono un esempio ed un precedente di convivenza e laicità che sono l’esatto contrario di ciò su cui quei regimi si fondano o, nel caso della Turchia, si rifondano.
Piano piano che i cattivoni assoluti dell’ Isil evaporano, o, per meglio dire, vengono riarruolati, sotto altre e varie bandiere, il quadro della Siria si fa più chiaro. Questo quadro prevede un confronto tripartito tra Iran, Turchia e stati del golfo vari, ciascuno con una propria agenda. In questo contesto la Russia si inserisce a fianco di Assad e dell’ Iran, con lo scopo di diventare la potenza di riferimento ed equilibrio della zona (una politica almeno secolare della Russia).
Per fare digerire la cosa alla Turchia, le lascia campo libero sul confine, così che possa coltivare i suoi sogni di grandezza. Gli Stati del golfo, come sempre, finanziano qualunque cosa metta in discussione i governi laici e/o ”filosciti” e quindi qualunque cosa sedicentemente islamica purché non sciita (tutto fuorché gli hezbollah).
Ovviamente ci sono motivi geopolitici “in grande” dietro la storia, si veda il rifiuto di Hassad al passaggio, gratis et amore dei, del previsto gasdotto dagli Emirati verso Turchia ed Europa, un affare da miliardi, principali beneficiari la Turchia, i paesi arabi e l’Europa. Ovviamente ci sono state cause scatenanti varie, oppressioni, repressioni, siccità, etc etc etc.
C’ sempre qualche motivo buono o supposto tale, per darsele di santa ragione, quando le cose vanno male. Alcune centinaia di migliaia di morti dopo sembra che, alla fine, il vero scopo della Siria sia quello di fare da campo di esercitazione al fuoco per le truppe di mezzo mondo, una cosa sempre utile, per chi ha desideri di predominio mondiale, senza contare i dividendi dell’industria bellica.
Si, si sì sì, ma il gas (quello tossico) Ma il terrorismo? Riguardo al primo: siamo su Crisis, dicevo e non ci perdiamo tempo: una volgare false flag, per ricordare a tutti (rectius : provare a ricordare) chi comanda in zona e nel mondo. Due giorni dopo il supposto attacco con il gas, l’ esercito di Assad ha conquistato Duma, così dimostrando, se ce ne fosse bisogno, che non aveva alcun bisogno del gas, per farlo.
Ma il punto, visto che siamo su Crisis, è questo: il gas, come le mine, è un’arma schifosa, ma solo questo, un’arma.. serve per uccidere uomini e lo fa in modo brutale. Ma questo fanno TUTTE le armi. Morire dilaniato e sventrato da un proiettile di artiglieria o un pellet di una testata di un missile Smart, per coloro a cui capita, non è meno straziante che morire di gas o di mina. Ed il discrimine di una bomba o di un proiettile di artiglieria non è particolarmente migliore di quello del gas o delle mine. Le armi fanno schifo, tutte. E crederò alle campagne contro le mine, armi difensive povere quanto efficienti, contro eserciti invasori e/o contro forze preponderanti, quando vedrò campagne contro i missili intelligenti le bombe ed i proiettili di artiglieria che, storicamente, sono quelli che fanno più morti tra i civili. Assad sta vincendo sul campo e con lui l’Iran e con l’Iran gli Hezbollah, etc etc etc. Gli USA e l’Europa avevano ed hanno un bisogno disperato di sedersi, senza averne titolo, al tavolo dei trattati che decideranno il futuro di quel che resta della Siria. Ci voleva una false flag e, da almeno tre anni, è la terza volta che la usano, l’hanno trovata.
Non ci crede nessuno, (salvo qualche idiota e chi è pagato per crederci) sa di tappo, anzi: di muffa, da quanto è stantia, E’ credibile quanto il ciuffo di chi ha deciso via Twitter di usarla ma fa il suo mestiere. Scandalizzarsi è giusto ma inutile. E in Siria, da molti anni, le persone, per sopravvivere, hanno imparato a non scandalizzarsi ed a dividere le cose in utili ed inutili. I curdi lo sanno bene: la loro avventura continuerà fino a che saranno utili e nella misura in cui saranno utili. Uniche amiche le montagne.
Come avrete visto, ho evitato, con cura e come la peste, di infilarmi nel BLABLABLA precedente e successivo alle elezioni di quasi due settimane fa. L’ho fatto a ragion veduta, perché nei bailamme sarebbe stato impossibile dire qualcosa di appena un poco sensato. Abbassato il polverone, in attesa di capire SE nascerà un pateracchio con il Pd, uno con la Lega o si deciderà per il seppoku alla scala di paese, ovvero per tornare alle elezioni, Una cosa che avvantaggia i partiti tradizionali e forse il M5S, e sfavorisce la Lega.
Nell’ambito dei punti del programma M5S sui quali, all’improvviso, sono tutti molto o parecchio d’accordo, si parla, non poco, del reddito di cittadinanza.
Se ne parla in termini di costo ( ci costa troppo/ci costa poco/recupereremo i soldi qui&li, la lotta all’evasione etc etc etc) e se ne parla in termini di giustizia sociale. Se ne parla per confronto, se ne parla per metodo, se ne parla per approccio ideologico…bla&bla.
Non se ne parla, secondo me, nel modo più importante. Ovvero come recupero di senso di cittadinanza, di comunità, come rinnovato patto sociale, come necessario primo passo nella direzione, praticamente obbligata, di uno scollegamento tra reddito (di base, almeno) e produttività. Ripeto, per i duri di comprendonio/distratti: scollegamento tra reddito e produttività.
Una cosa ovviamente aborrita dagli economisti anzi: da TUTTE le scuole di economia non Socialiste , perché implica il collasso di alcuni fondamentali postulati tra i quali il prevalente è che il lavoro è una merce, con un suo valore di mercato, come le altre e che alterare il valore di questa merce crea disastri. esemplifiachiamo le due posizioni tipiche: dare un reddito permanente alza l’asticella per i redditi da lavoro, perché ovviamente è più comodo accontentarsi che cercare lavoro. Stracciamento delle vesti da parte dei confindustriali.
Eh, no: il reddito fisso spinge a cercare ed accettare anche lavori sottopagati, perché il reddito fisso sussidia le paghe da fame, vedasi minijob tedeschi. Stracciamento delle vesti degli economisti di sinistra. ( è tutto un coNplotto della ca$$ta).
Benché queste idee siano state fortemente opinabili da sempre ( il buon Keynes a cui devono proprio fischiare tanto le orecchie in questi giorni lo sosteneva già oltre ottanta anni fa) lo sono certamente oggi, al raggiungimento dei limiti naturali del pianeta ed all’approssimarsi della crisi del debito, sovrano e sistemico.
Il lavoro è una merce abbondante e lo è sempre di più ed in tutto il mondo, perché l’aumento della produttività copre l’aumento della domanda ( quando c’e’, visto che in Europa e negli Stati Uniti, questo aumento è completamente finanziato dal debito, pubblico e privato).
D’altronde ogni singolo giorno circa altri 200.000 esseri umani si preparano ad entrare nel mondo del lavoro, QUINDI, benché la crescita esplosiva del PIL cinese indiano e delle altre “tigri” asiatiche abbia permesso anche una crescita dei salari, in sostanza il lavoro è sempre più sottopagato, precarizzato, marginalizzato etc etc.
Aver tolto i limiti alle ore lavorate, agli orari, agli stipendi minimi non ha, in effetti reso il nostro paese più competitivo, per il banal fatto, sempre qui sostenuto, che si è reso conveniente non investire in produttività , essendo appunto il lavoro una merce abbondante ed a buon mercato. Il risultato è che le aziende italiane sono poco produttive, poco competitive ( siamo tra i paesi che investono meno in innovazione) poco innovative e sono state svendute o smembrate, riducendo ancora la loro forza. Di fronte a scenari in cui la competitività delle aziende di famiglia era sempre minore e non perché il lavoro fosse una zavorra così impossibile ma perché l’innovazione e l’investimento in quella direzione si erano o fermati i fortemente rallentati, ha fatto tirare i remi in barca agli imprenditori.
Del resto era più remunerativo investire nel settore finanziario e/o immobiliare che in quello produttivo.In pratica si è smantellato sia lo stato sociale che il sistema industriale, senza particolari benefici, se non per una ristrettissima percentuale della popolazione che ha preferito mettere a reddito finanziario i capitali così raccolti, piuttosto che reinvestire.
E’ anche vero che, in alcuni paesi, il reddito di cittadinanza ha creato ulteriori mostri, noti come “minijobs” che hanno generato ancora più precariato, ancora più svalutazione del lavoro, purtuttavia gli errori fatti da altri possono essere utili per evitare di ripeterli.
Qui preme ricordare un paio di cose, spiegate dal summenzinato Keynes oltre 80 anni fa:
Chi è indigente, tende, come è noto, a non avere risparmi. Spende tutto o quasi il denaro che guadagna o che gli viene elargito.
questo denaro viene quindi immediatamente messo in circolo, non prima di una cospicua sfoltita fiscale ( il 22% di iva e il 27% di irpef di chi vende le merci acquistate). A sua volta questo denaro serve per pagare stipendi e spese correnti, mentre una parte non grande viene messo a reddito sotto forma di investimenti finanziari immobiliari o strutturali. Il gioco quindi ricomincia, perchè anche i soldi guadagnati da dipendneti, datori di lavori etc etc verranno spesi e si recupereà l’IVA e le imposte e, alla fine, lo Stato riceve sostanzialmente un aumento netto delle imposte, grazie al PIL che cresce. Con questo coprirà i costi del reddito di cittadinanza. E’ il famoso moltiplicatore del reddito che non è solo una fissazione Keynesiana ma che è stato recentemente funzionare, anche e sopratutto in modo inverso: tassando a sangue un paese si ha un CROLLO e non una crescita degli introiti fiscali, per esattamente gli stessi motivi. Quindi:
La domanda. chi paga? E’mal posta, perché si paga da solo, con le maggiori entrate derivanti da una economia nazionale a cui finiscono buona parte dei contributi così stanziati. Ovviamente sarebbe opportuno che l(ex) indigente di cui sopra NON vada a fare la spesa presso la grande distribuzione, che , avendo sedi fiscali in altri paesi, NON ridistribuisce il reddito o ne distribuisce solo una parte, sostanzialmente l’IVA. Questo non può essere impedito per legge ma si potrebbe, ad esempio, svolgere una campagna serrata a favore della filiera corta, della distribuzione porta a porta, dei gruppi di acquisto, insomma di tutte quelle pratiche che permettano di lasciare sul territorio la maggior parte possibile di quei contributi.
Se la vedete così quindi, quel che viene fatto non è garantire un reddito di cittadinanza. E’ mettere a REDDITO cittadini che attualmente sono solo un costo, per il sistema. Si deprimono, si ammalano, pesano sul sistema sanitario. Pesano sulla rete familiare, riducendo il tenore di vita anche dei loro cari, che consumano meno ( le attese per il futuro sono una componente fondamentale di ogni decisione economica) etc etc etc. Questi cittadini, liberati dall’obbligo del lavoro sono contemporaneamente a disposizione per coprire esigenze di breve termine ma impellenti per gli enti locali che, tipicamente, non hanno disponibilità di cassa ne tempi ne modo di assumere personale. Tra parentesi una volta raggiunto il successo grazie a questo primo step, il redditto di cittadinanza andrebbe esteso a TUTTE le categorie di cittadini, salvo quelle chiaramente non indigenti. Per evitare, giustappunto, il sudetto fenomeno dei minijobs.
Direte voi: creeremo parassiti che non lavoreranno bla bla bla. Può essere ma proprio l’esperienza degli altri, ci dimostra che in realtà non è così. SI crea un plafond per gli stipendi, perché sotto una certa soglia non c’e’ incentivo a lavorare e QUINDI si stimola ad aumentare la produttività delle imprese. E’ anche bene chiarire che in realtà quello del costo del lavoro è un argomento gonfiato ad arte da un sistema , quello delle imprese che vuole scaricare su altri le proprie responsabilità per la scarsa competitività. Il costo del lavoro è attualmente una componete infima del costo di un QUALUNQUE prodotto industriale si va, in breve dal 5 al 15% del prezzo di mercato del prodotto finito. Capite bene che quindi anche avere degli schiavi, pagati solo con vitto ed alloggio, non restituirebbe che un attimo di respiro alle aziende nazionali.
Proprio in questo senso, un reddito di base metterebbe un freno alla cd “fuga dei cervelli” ovvero ai tantissimi brillanti laureati italiani, cittadini in cui la Comunità nazionale ha investito tempo e risorse preziosi che sono obbligati ad emigrare per trovare un minimo di reddito dopo laurea e specializzazione. Se a questo reddito si sommasse, infatti le modeste borse post doc che ancora vengono erogate, sarebbe possibile garantire una alternativa dignitosa alla fuga all’estero.
Ecco quindi spiegato il titolo del post: Il reddito di cittadinanza mette a reddito la cittadinanza, crea utilità per il sistema paese laddove ci sarebbe solo dispersione di risorse (materiali ed umane. Gli essere umani, quando si parla di lavoro sono chiamati così: risorse, ed in fondo è giusto, costituiscono davvero una risorsa per il sistema produttivo)
Ma questo è il meno. A me pare importante che, per la prima volta, grazie al reddito di cittadinanza, che disaccoppia lavoro e retribuzione, si possa parlare di una transizione necessaria dove l’attuale sistema economico sarà soltanto un ricordo. Dove il successo o l’insuccesso personale e di sistema non verrà misurato solo con la quantità di denaro accumulata. Dove, quindi il reddito non dipenderà dal lavoro.
Una utopia, certo. ma una utopia necessaria, perché il Pil mondiale, per raggiungimento dei limiti planetari, non può più crescere infinitamente, i redditi attuali mondiali non sono in grado di pagare il crescente peso del debito e quindi, va disaccoppiata l’economia dal denaro, per evitare che l’inevitabile collasso finanziario si trascini dietro anche il resto dell’economia reale.
Se ci pensate bene la vera utopia, purtroppo nefasta, è quella prevalente, che crede che si possa continuare con questo sistema e questi paradigmi, indefinitamente, limitandoci ad una aggiustatina ai metodi di produzione dell’energia….
disclaimer: questo non è un post catastrofista. E’ il babbo di tutti i post catastrofisti. Non parla di collasso dei clatrati, o di picco del petrolio o di bolle speculative. In effetti, in rapporto a quanto tratteggiato, il picco del petrolio o l’instabilizzazione dei clatrati dei fondali artici, pur fenomeni di per se esiziali dell’attuale paradigma economico, potrebbero essere considerati fenomeni desiderabili, in quanto relativamente remoti nel tempo.
Qui parliamo di una miccia già accesa che non è più lunga di cinque anni.
Esagerato?
Forse si, forse no. In ogni caso, allacciate le cinture.
Carlo Ponzi, per chi non lo sapesse, è l’eponimo del cd “schema ponzi”, da lui utilizzato con un certo successo negli anni ‘20 e da tanti altri ripetuto sotto ogni cielo, fino ai giorni nostri. Lo schema è presto spiegato: si trova una opportunità economica vantaggiosa , si raccoglie un primo gruzzoletto grazie ad un manipolo di investitori, si ridistribuisce generosamente il ricavato, si ripete il gioco, via via che nuovi investitori si assiepano. Molto rapidamente, l’attivita’ economica di partenza diventa un pretesto e prevale la distribuzione dei capitali affluiti dai nuovi investitori come dividendi a quelli precedenti, finché, ad un certo punto, il denaro in uscita supera quello in ingresso, aumentano i problemi, gli investitori chiedono il rientro di tutto il capitale investito e non solo i dividendi ed il castello crolla su se stesso, lasciando migliaia, a volte milioni, di persone più povere. Dalle nostre parti, questo schema truffaldino è spesso meglio conosciuto come l’aeroplano, da una sua versione con questo nome che ebbe un notevole successo circa 30 anni fa.
In realtà, Ponzi, Madoff e gli altri cattivoni del genere sono solo una espressione della eterna pulsione umana a trovare scorciatoie verso il benessere. Dalla bolla dei tulipani a quella delle criptovalute, i soggetti come lui sono solo la naturale espressione della necessità evoluzionistica di occupare una ben precisa nicchia ecologica. Insomma: il sonno della ragione (economica) genera i Ponzi. Lo schema è stato ripetuto più e più volte, con successo crescente, grazie alla velocità delle transazioni elettroniche, con scossoni sempre più grandi, l’ultimo più famoso, quello provocato da Madoff, che, complice il pessimo tempismo, il collasso, per oltre 60 miliardi di dollari della sua società è coinciso con il momento più nero della crisi dei mutui subprime, si è beccato una condanna all’ ergastolo.
Ovviamente OGNI-SANTA-VOLTA che questi castelli finanziari sono collassati, ogni singola istituzione nazionale ed internazionale si è premurato di ricoprire di infamie il reprobo traditore della fiducia degli investitori, giurando e spergiurando che, nonostante certe pecore nere, il mercato è sano, in mano ad istituzioni finanziarie sicure, che le regole sono chiare, certe, infallibili, che la guardia contro questo genere di abusi sarebbe stata ancora alzata etc etc.
La pena esemplare a Madoff ha dimostrato che questo genere di cose spaventano DAVVERO l’establishment, per un motivo molto semplice, a mio avviso. Perché sono un pericolosissimo canarino nella miniera, sono un campanello di allarme che può alzare l’attenzione sul resto del mercato e sulla realtà più grande, evidente e ignorata (negarla, infatti, è impossibile). Viviamo in un ciclopico schema Ponzi globale. Anzi: in schemi Ponzi multipli, ciascuno dei quali dovrebbe, in teoria, fungere da sostegno in caso di implosione di uno degli altri. In ordine sparso, abbiamo uno schema Ponzi immobiliare, uno schema Ponzi finanziario, uno schema Ponzi estrattivo ( il fracking) e, ovviamente, uno schema Ponzi finanziario, il tutto annaffiato da future ed altri titoli tossici per un multiplo spaventoso, nessuno sa veramente quanto grande, delle intere ricchezze del mondo.
E qui arriviamo alla parte che credo più immediata e facilmente comprensibile del Pianeta Ponzi, che abbiamo costruito e stiamo costruendo, ai danni di quello reale.
La crescita mondiale si regge, da sempre, sul credito, ovvero, per essere esatti, sul debito.
Per molto tempo, la corsa tra debiti crescenti e fatturati (mondiali) crescenti, si è chiusa in vantaggio per i fatturati. Ma da 20 anni e sempre più velocemente negli ultimi tempi, i debiti sono aumentati più rapidamente del prodotto interno lordo mondiale. Negli ultimi dieci anni il debito totale, pubblico e privato mondiale è aumentato di oltre il 7% di pil all’anno, superando ampiamente la presunta crescita, avvenuta dopo il crollo del 2008.
La situazione attuale è la seguente: il totale ( per difetto, perché una parte dei debiti tra privati non compare nelle statistiche e non tutti i debiti pubblici sono contabilizzati come tali) dei debiti mondiali in venti anni è più triplicato, in dieci è più che raddoppiato.
La cosa interessante, nel senso della cd “maledizione cinese“, è che il totale della ricchezza mondiale, la somma del valore di tutti i beni, pubblici e privati, di tutta la liquidità detenuta, di tutti i brevetti, di tutte le aziende, di tutti i terreni etc etc è stimato in circa 260.000 miliardi di dollari. Più compattamente, 260 trilioni. Negli ultimi dieci anni è aumentata, sopratutto grazie all’andamento delle borse, di circa 60 trilioni di euro e si stima che continui a crescere, se le cose vanno bene, di circa un 3.8% all’anno, nei prossimi 5 anni, toccando quindi i 340 triliardi di dollari nel 2022. Nel frattempo, se anche il debito continua a crescere come nell’ultimo anno, ovvero ad una velocità multipla rispetto alla ricchezza, saremo arrivati ad una cifra simile, 313 triliardi di euro. Negli anni immediatamente successivi avverrà il sorpasso.
In pura, quanto grossolana, teoria, NESSUNO AL MONDO POSSIEDERA’ PIU’ NULLA.
Infatti il debito procapite supererà la ricchezza procapite.
Il possesso di qualcosa, di qualunque cosa, sarà del tutto provvisorio, appeso alla possibilità di ripagare questo debito.
A quel punto quindi, i nuovi debiti NON potranno essere basati su beni reali, o, per meglio dire, l’intera ricchezza esistente al mondo non basterà a ripagare, ovvero garantire, i debiti contratti, mentre la NUOVA ricchezza creata non sarà in grado di coprire i nuovi debiti. Lo stato di insolvenza sarà certo ed assoluto, l’intero Schema collasserà, al primo stormire di foglia.
E’ bene chiarire che questo è uno scenario ottimistico; positivo. POSITIVO. ripeto. Perchè si basa su ipotesi di crescita tutte da dimostrare e sull’assenza di sconquassi non previsti. Le cose, infatti, potrebbero andare a rotoli più velocemente di così.
La tempistica esatta, ovviamente non ci è nota, come non è mai nota, per le infinite variabili, per ogni schema Ponzi che si rispetta. SE fosse prevedibile, ovviamente, per il fatto stesso di esserlo, sarebbe già avvenuta. Basta infatti che anche solo una piccola percentuale degli aderenti senta puzzo di bruciato e si comporti di conseguenza per far collassare il sistema.
Per analogia, questa volta basterà il collasso di un sufficiente numero di istituti di credito, generato da una crisi qualunque, che porterà all’impossibilità di esigere, per i più vari e comprensibili motivi, una quota consistente dei propri prestiti, per fare da innesco, da miccia, alla deflagrazione. Se quindi la tempistica non è certa, è però certa la caratteristica sostanzialmente truffaldina della sedicente crescita mondiale che ci millantano da tanti anni.
Di solito l’obbiezione regina a queste considerazioni sul debito è grossolana quanto, sostanzialmente, falsa:
“il debito di uno è il credito di un altro”. Quindi, secondo questa affermazione, non esiste problema: le due partite si chiudono, per necessità, in pareggio. Peccato che la parte che concede un prestito e quella che lo riceve NON sono simmetriche. Non si tratta di due cittadini che si scambiano vicendevolmente promesse ma di due diverse e non intercambiabili parti della Società.
L’una infatti, ha l’incarico di RIPAGARE i prestiti, con la propria attività CREATRICE di ricchezza, l’ altra di valutare i beni posti a garanzia del prestito, basato sui risparmi di cittadini ed imprese consimili al richiedente e, di conseguenza non dovrebbe fare prestiti senza le suddette e senza che le suddette, come noi comuni mortali sappiamo benissimo, siano almeno un ragionevole multiplo del prestito stesso.
Questo, lo dicono con assoluta evidenza le cifre anzidette, non è successo, non succede e non succederà, macroscopicamente, su scala mondiale. Vengono fatti decisamente MOLTI più prestiti di quanto sia possibile e di conseguenza i risparmi , ovvero la ricchezza accumulata dal sistema viene sistematicamente distrutta, in quanto, come abbiamo visto, i beni creati non sono in grado di tenere il passo con i debiti generati. Di conseguenza, il collasso dell’una quindi, NON si traduce nella ricchezza dell’altra. La somma zero esiste solo nella bacata testa degli economisti che la propugnano e degli analisti che ci ricamano sopra scenari con la consistenza delle armate di Hitler, nei giorni del bunker della cancelleria. ( una redutio ad Hitlerum ci sta sempre bene).
In ogni caso, alla fine, SE si arriverà davvero alla fine, diventerà TUTTO degli istituti di credito. Infatti una economia al collasso porterà alla fine all’escussione di tutti i i beni posti a garanzia, alla svalutazione di quelli non posti a garanzia, al blocco e scomparsa dei conti correnti, alla ipersvalutazione dovuta alla necessità di mantenere flussi finanziari vitali da parte degli stati centrali…
Gli istituti sopravvissuti o, più probabilmente, lo stato che gli sarà subentrato per “salvare i salvabile”, diventeranno proprietari di milioni di beni immobili, aziende macchinari brevetti… e non sapranno che farsene, per mancanza di strutture gestionali, di cultura “imprenditoriale”, e, sostanzialmente, di un mercato residuo che valorizzi i beni stessi, permettendo un recupero di liquidità che possa essere rimessa in circolo. Le partite si annulleranno, è vero, ma il risultato finale sarà quello di cancellare i risparmi di intere generazioni, insieme a chi li ha cosi mal gestiti. Niente risparmi, Tutto statalizzato o in mano ad enti nazionali o addirittura sovranazionali, economia di sussistenza….
Sarà uno strano socialismo senza socialismo, sarà una situazione non voluta, non prevista non teorizzata e non preventivata.
Oppure sarà peggio, sarà un collasso generale. NON c’e’ bisogno che vi dica che, come ci urlano alcune migliaia di anni di storia, questo è lo scenario di gran lunga più probabile, con contorno di “guerre di alleggerimento e distrazione”.
Tutto considerato, alla fine il picco del petrolio non arriverà per la fine del petrolio. Avverrà per la fine dei soldi.
Niente più crediti, niente più debiti e niente più soldi, creati dal niente per alimentare la folle macchina in corsa verso il baratro.
Se il denaro è sostanzialmente creato a debito e se stiamo raggiungendo il limite FISICO dei debiti realisticamente sottoscrivibili, stiamo forse raggiungendo il picco del denaro.
Forse, fra i tanti picchi di cui noi catastrofisti ci siamo finora occupati, questo dovrebbe essere quello che dovremmo seriamente affrontare, visto che impedirà una gestione decente ed ordinata di tutti gli altri ( necessario eufemismo finale).
Almeno una certezza, in vista delle prossime elezioni, l’abbiamo.
Cioè che il candidato che dovremmo votare, sulla base della probabilità di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, ascoltare le vostre esigenze, aiutare poveri e disoccupati, prendersi cura di voi, migliorare le cose, dirci come stanno DAVVERO queste cose, è quello indicato nel simpatico mural dell’immagine.
Pure qualcuno dovremo o DOVREMMO votare?
Ed allora? Allora, se siete degni lettori di crisi, scansate come la peste chi parla di:
Ripresa della crescita
Lotta all’evasione
Rispetto dei parametri di Maastricht ( SI!! c’e’ ancora chi lo dice!)
Sgravi fiscali per incentivare l’occupazione
Cartolarizzazione di questo di quello
E naturalmente, reddito di cittadinanza, reddito di inclusione, aumento pensioni minime etc etc
Questo per il banal motivo che sono:
bugie ( la lotta all’evasione non la fa VERAMENTE nessuno, perché gli evasori NON sono i Maestri di sci e i pizzicagnoli ma i grandi istituti bancari, le grandi aziende e lo Stato stesso, che è in clamoroso ritardo cronico, per decine di miliardi, nel pagamento dei contributi dovuti ai proprio dipendenti, gli sgravi fiscali vengono incamerati quasi integralmente, senza aumentare l’occupazione se non quella precaria)
impossibilità tecniche ( la crescita infinita o, ormai, la crescita tout court, senza aumento del debito più che proporzionale )
autoescludenti ( reddito di cittadinanza comunque declinato E rispetto dei limiti di bilancio imposti dalla Comunità Europea).
Disastri annunciati ( OGNI-SINGOLA-CARTOLARIZZAZIONE, ovvero svendita di proprietà, servizi, aziende, al netto degli spesso plateali favori agli amici im-prenditori si è certificatamente tradotta in un disastro per la collettività e, praticamente sempre, anche per l’economia del paese).
Quindi? Beh, la scelta è scarsa, la tentazione di votare per Terence Hill, enorme.
Purtuttavia, resistiamo, resistete e vediamo di scovare Quel qualcuno che possa non farci rimpiangere di non aver votato per NESSUNO. Mi accontenterei di qualcuno che anche solo adombrasse l’esistenza di un mondo possibile diverso da quello di una crescita infinita basata su un debito infinito, ovvero su una illusione altrettanto infinita. Ma per farlo si dovrebbe ammettere che, dopo aver seppellito gli altri ismi, è arrivato il momento di seppellire per bene anche gli ultimi rimasti ( liberismo, capitalismo etc etc) e vedere di riconnetterci al mondo reale in qualche modo più delicato di una musata contro un muro.
Alla fine dovrete votare per una persona ben precisa, nella vostra circoscrizione. dimenticatevi il voto utile, gli schieramenti, le sedicenti destre e sinistre e i sedicenti nondestra e non sinistra e….. cherchez l’homme ( o la femme).
In ogni caso, ve lo sarete chiesti anche voi: Non è che la cosiddetta crescita, fonte di ogni letizia presente e futura, massima preoccupazione di qualunque governante, esiste solo nella rappresentazione o meglio nella narrativa, che ci viene quotidianamente, settimanalmente, mensilmente, stagionalmente, annualmente, ETERNAMENTE propinata?
O meglio: esiste la crescita della produzione, la crescita del consumo parossistico e sempre più drogato di energia, materie prime, seconde, terze e beni di consumo. In sostanza: stiamo CERTAMENTE consumando il pianeta e, nel processo, noi stessi, a ritmi sempre crescenti. Il punto è che a questa crescita dei consumi NON corrisponde un aumento REALE del benessere economico. Almeno ( vedasi post precedente) non per il 99% della popolazione di cui facciamo parte. Ma, si dice, l’economia è comunque cresciuta.
No, neanche questo. Non solo a scala Nazionale ma a scala GLOBALE la crescita è stata INTERAMENTE finanziata con il debito. Pubblico e privato. Ovvero: è una crescita fatta a spese del proprio futuro e di quello dei propri figli.
Possibile?
SI!!
ecco i dati: il debito globale mondiale ha raggiunto, lo scorso luglio, il 327% del PIL mondiale. 217 mila miliardi di dollari.
In dieci anni è cresciuto di circa il 3% all’anno, quindi di circa il 30%.
Come si vede dalla metà ai tre quarti della crescita del pil mondiale era ed è dovuta alla Cina, agli Stati Uniti ed all’India, mentre il resto del mondo, Europa in primo luogo ha contribuito in modo crescentemente marginale.
andamento del pil mondiale.
Nello stesso periodo il debito TOTALE ( pubblico e privato) mondiale è passato da 149 a 217 mila miliardi. Un incremento del 45%.
Ovvero un terzo in più del pil mondiale.
A parte il periodo del quasi crack delle borse e del sistema, a cavallo tra 2008 e 2009, che ha aperto una falla costata decine di punti percentuali di pil nei conti pubblici delle principali economie, anche nell’ultimo tranquillissimo anno il debito è aumentato di almeno 500 miliardi di euro.
Avete capito?
La ricchezza teoricamente creata, la crescita teoricamente avvenuta, è avvenuta ad un tasso più lento della crescita del debito.
Se un padre di famiglia in un dato anno porta 5000 euro in più a casa ma si indebita per 7000, lo chiamereste una crescita della ricchezza della famiglia, anche se con quei 5000 euro in più ha pagato la nuova cucina? Se continuasse cosi’ per dieci anni, trovandosi ad accumulare un debito che è il 45% più alto ed è tre volte quello che guadagna in un anno, pensereste che è un buon padre di famiglia, diretto verso il successo, il benessere e una serena vecchiaia?
Eppure cercano di raccontarvela così.
OGNI-SANTO-GIORNO.
Poiché la situazione è questa da molti anni e poiché lo scenario è che, quando la ( presunta) crescita rallenterà, quando la bolla ( una delle tante possibili) esploderà, si ripartirà con altri quantitative easing sempre più disperati, non vi è nessuna probabilità che le cose cambino nel futuro.
Quindi?
Quindi stiamo distruggendo il pianeta a ritmi crescenti, correndo a velocità crescente verso un inevitabile crack finanziario che o distruggerà i vostri risparmi o distruggerà l’economia o farà ambedue le cose. Il tutto per servire un solo unico grande implacabile cieco spietato ed insaziabile signore: IL DEBITO.
Ecco quindi che forse l’antico uso di rimettere i debiti, una cosa che imponeva a tutti moderazione nell’uso delle risorse, limitava il facile strozzinaggio dei forti e ricchi nei confronti dei deboli e poveri, dovrebbe essere preso seriamente in considerazione, prima che, comunque, il mostro divori se stesso e noi prima di lui.
E la crescita? La crescita, non c’e’ è una illusione, presto insostenibile.
Una follia collettiva, che si volatizzerà. Faremmo bene, anche qui a farcene una ragione e cominciare a cambiare, prima che sia tardi, i nostri paradigmi.
Ok. Per esempio? Per esempio qui in Italia?
Volete che ne dica una tosta?
Non sono un economista. Non sono un finanziere. Non sono uno statista maaaa….
Perchè non cancelliamo, con qualche dovuto distinguo, i debiti in sofferenza e contemporaneamente non rendiamo pubbliche le banche?
Lo Stato si farà garante dei conti correnti dei cittadini ed almeno la parte privata dei debiti, che sta portando le banche al collasso cesserà di esistere.
Così evitando il collasso dell’economia, ridando “ossigeno a imprese e cittadini etc etcetc
Notare che oltre il 90% del valore dei debiti in sofferenza sono superiori ad un milione di euro, ovvero NON sono i poveri che sono insolventi, come del resto Junus, dice da una vita.
Proprio questo, infatti, dovrebbe essere uno dei principali distinguo.
Valutare i posti di lavoro messi a rischio da una data insolvenza, valutare motivazioni ed importo del debito in sofferenza etc etc etc.
In ogni caso: così come stanno le cose, Lo stato sta intervenendo per coprire LUI i debiti in sofferenza, salvando cosi’ le banche, ma rimanendo, grazie a varie cabale, ( bad bank good bank etc etc) azionista di minoranza.
Con il bel risultato di spingerle a comportarsi più avventatamente di prima, sottraendo risorse vitali per gli altri settori come l’educazione la sanità etc etc che languono. Una alternativa esiste ed è creare un fondo di garanzia nazionale, una banca Pubblica ma di diritto privato a cui possano accedere i cittadini con crediti e conti presso istituti di credito in fallimento, salvando i loro risparmi e lasciando al fallimento le banche avventate o prezzolate.
Sarebbe anche tempo che i dirigenti di istituti di credito falliti non possano, per almeno otto anni, ricevere altri incarichi dirigenziali, in perfetta analogia con quel che succede ai falliti.
Ma sono già uscito dal seminato. Non sta ad un umile blogger cercare le soluzioni, a lui, come ad ogni altro giornalista o osservatore della realtà, sta prima di tutto raccontare ed evidenziare paradossi, fatti, falsità e problemi.
trenta anni di politiche economiche in un grafico.
Non credo ci sia molto da aggiungere. Ecco qui il risultato della Reagonomics, Bushnomics Clintonomics ( vinse le elezioni con il refrain: è l’economia, Stupido!!)Bushnomics2, Obamanomics, bolla delle dot com, bolla dei subprime e bolla del quantitative easing ( ci siamo ancora dentro, a questa, eh). In breve: il famoso 1% della popolazione, è diventato non solo più ricco ma più ricco a velocità crescente, ai danni del restante 99% della popolazione, come del resto abbondantemente previsto.
Come ha fatto? Beh, guardatevi intorno, perché lo stanno facendo ORA e, spero converrete, non solo negli USA.
Il refrain è, con qualche piccola modifica, sempre lo stesso:La competitività, gli improduttivi, gli evasori, la lotta allo statalismo parassitario, le privatizzazioni…quando l’acqua sale tutte le barche, grandi e piccole salgono, fiducia agli investitori etc etc. In sostanza la paura di perdere il posto e non sapere come pagare il mutuo ( il debito privato è in crescita verticale in tutto il mondo) fa digerire , a quel famoso 99% della popolazione, praticamente tutto. Qualche luogo comune, la minaccia della recessione, un eventuale nemico interno o esterno ed è fatta.
Questo, in un mondo con sempre più disoccupati o sottoccupati, e sempre meno sindacati, impone ritmi di lavoro crescenti, salari più bassi, garanzie calanti. Siamo arrivati al punto che la produttività per addetto sta CALANDO, un poco in tutto il mondo per il semplice motivo che investire in produttività non è conveniente quanto investire in….desalarizzazione e precarizzazione. Insomma la manodopera costa meno dei macchinari, ha basso ammortamento e si cambia più facilmente.
Se non vi basta, tenete conto che quasi tutta la crescita mondiale degli ultimi dieci anni è avvenuta a debito. Ovvero: la somma di tutta la crescita del pil mondiale è inferiore alla somma di tutto il nuovo debito mondiale prodotto nel frattempo. Non male, no, come risultato?
Ieri una delle notizie più riportate da tutti i Media e ripresa dalla maggior parte delle Agenzie di Stampa è che in un file desecretato della CIA ( la maggior parte delle Agenzie ha riportato questo come uno dei files desecretati pochi giorni fa da Trump riguardanti l’omicidio Kennedy) si riportava la notizia che Hitler nel 1955 era vivo e rifugiato in Sudamerica.
Lo scoop è stato ripreso senza particolari distinguo o approfondimenti, cosi come era, da quasi tutti i giornali italiani.
A parte Attivissimo, nessuno ha analizzato la notizia per capire, al di la della credibilità della cosa, almeno l’origine dell’informativa.
Addirittura ANSA, la principale agenzia italiana ha riportato il nome di copertura del sedicente Hitler in modo erroneo:
Adolf Schrittelmayor, anziché quello leggibile sul retro della foto, pur citata come fonte. NESSUNO che sia andato a vedere l’informativa originale, disponibile QUI.
Dove si vede chiaramente il retro dell’ immagine. Il nome è invece Adolf Schuttelmayer. La U ha due puntini, l’ “umlaute” il che forse spiega, perché un anglofono funzionario della CIA abbia tradotto con Scrittelmayor.
L’errore del resto, viene notato anche da qualche altro funzionario come riportato in questo file immediatamente successivo, dove il nome è corretto. Nei files successivi, qui e qui, è riportato l’epilogo della cosa: dopo aver chiesto chiarimenti alla stazione locale di Bogotà, viene ritenuta una storia alquanto fantasiosa e si suggerisce di lasciar cadere ogni indagine. Nel caso contrario, si invita a correggere l’errore nel nome del soggetto da ricercare. Del resto già nei commenti alle firme dei vari funzionari che hanno gestito l’informativa è riportato un bel: “Have fun”, riferito ai funzionari 11-12 seguito da un “may not be so funny” del funzionario successivo, il nr 13, che quindi chiede un supplemento di indagine da cui scaturiranno i files successivi citati.
Attivissimo, come scrivevo, ha spiegato bene perché questa notizia è da ritenersi una bufala e nemmeno particolarmente saporita.
Il punto è che questo file è stato desecretato anni fa!!
MOLTI anni fa.
Quanti?
Per avere un indizio, si può provare a cercare il primo file della lista, quello il cui link comincia per 001.
Il primo file, tra l’altro è davvero interessante, perché è una analisi segreta di Hitler e delle sue caratteristiche, come persona, fisiche e psicologiche, usi ed abitudini etc et e data al 1942, a guerra già iniziata ( dal punto di vista degli USA) da qualche mese.
COMUNQUE, come vedete, a pagina 3, è riportato un bel timbro “declassified” del 18 Maggio 2000.
Che ragionevolmente si deve applicare anche ai files immediatamente successivi, per ovvi motivi di classificazione. COMUNQUE, se siete curiosi, QUI trovate l’elenco completo dei documenti CIA con la voce “Hitler”, tra i quali, ai primi posti , trovate proprio quelli di cui qui parliamo.
Poteva sfuggire, ai cacciatori di Nazisti e/o ai nostalgici e/o ai giornalisti in cerca di scoop questa cosa?
No. Infatti; oltre a qualche indizio assai più antico, ecco qui la prova che almeno tre anni fa era già nota.
Un libro del giornalista argentino Abel Basti che citava proprio questi documenti per costruire la sua storia.
Ed ecco la confermaCOMUNQUE VECCHIA DI SEI MESI, dello stesso Abel.
QUINDI? Quindi tutti media italiani hanno riportato una notizia tanto clamorosa quanto improbabile, senza approfondire un attimo ne verificare, un minimo, fonte e dati a disposizione. Senza chiedersi nemmeno se fosse tale, una notizia, o fosse una storia già ampiamente passata. Senza chiedersi se i files della CIA fossero stati desecretati di recente . Senza andarsi a vedere i files originali, a partire da una semplice ricerca come ho fatto io..
Senza tener conto che, ovviamente, con cacciatori di nazisti che avevano fatto di questo la loro ragione di vita, pensare che potesse scappare proprio il pezzo più grosso, oltretutto ancora preciso identico alla sua iconografia ufficiale, fino all’ultimo dei suoi baffetti, era come minimo improbabile.
In sostanza: ancora una volta fake news e di cattiva qualità.
Cosa c’entra questo con la mamma di tutte le Crisi ed il Picco?
C’entra, eccome, perché l’informazione, lo dice la fisica, è strettamente connessa all’entropia.
Per creare, raccogliere, distribuire informazione ci vuole energia.
Se i Computer e la rete ci permettono di accedere ad una mole di informazioni inimmaginabile, è anche vero che la nostra energia fisica, è rimasta quella. La nostra capacità di elaborare informazioni, pur agevolata dai supporti elettronici l, non può moltiplicarsi all’infinito.
Probabilmente, al netto di un sistema che richiede sempre meno informazioni e sempre più notizie, premiando le ultime un tanto al kg, piuttosto che per qualità, stiamo raggiungendo i limiti di elaborazione del nostro cervello. Un’altra dimostrazione che la crescita infinita non esiste e che, una buona volta, bisogna sostituirla con l’evoluzione. Questa si, senza fine.