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Deboli di Costituzione.

pistola-flagE’ passato oltre un mese da un post che avevo deciso di NON pubblicare, perché si parlava di Costituzione, certo ma anche e sopratutto di cittadini. Salvata, per così dire la Costituzione, ora resta da fare i cittadini. Avrete pur visto che , dopotutto non è successo nessuno sconquasso. come, purtroppo, non è cambiato molto scambiando Arlecchino e Pulcinella sul palco.

In ogni caso il post ORA ha un senso maggiore che nell’immediatezza del referendum.

A mio sindacabilissimo giudizio, vi tocca sciropparvelo.

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22 Novembre 2016, Lettera ai lettori

Ormai, vada come vada, avrete già deciso come votare nel babbo di tutti i NON-eventi.

Ovvero nel NOIOSISSIMO ed INUTILISSIMO referendum Costituzionale.

Lasciatemi dire la mia, in libertà. A partire da un fatto evidente: Nessuna riforma costituzionale potrà  cancellare l’evidenza dei fatti: che siamo deboli, debolissimi di Costituzione. Di quella che conta, ovvero di una identità sociale, culturale e nazionale che ci permetta di ritrovare energie ed obbiettivi, l’unica cosa che potrebbe, diversamente biondi permettendo, salvarci dalla madre di tutte le Crisi, reloaded.

Questo referendum, in primo luogo, è un non evento perché, in un paese di buon senso, non si sarebbe mai tenuto. Perché le riforme in oggetto non sarebbero mai state proposte.

Non perché siano particolarmente nefaste ( ed in effetti, a mio giudizio, lo sono) ma perché sono, appunto, inutili, ininfluenti.

Inutili perché la nostra Costituzione, anzi: QUALUNQUE Costituzione è inutile senza Cittadini. Senza persone determinate a difendere e rafforzare il patto sociale che li lega sotto il tetto di regole condivise ed uguali ( si spera) per tutti e che si spera democratico.

E cittadini, in Italia, ne sono rimasti pochi, ammesso che ce ne siano stati mai molti in un paese individualista e settario come il nostro. In effetti è il patto Sociale, il progetto di Società concepito ormai 70 anni fa, la promessa di un futuro migliore e condiviso, a partire DAI LAVORATORI, ovvero da coloro che si costruivano il proprio benessere con le proprie mani, che vacilla, che cede. La nostra Società vaga, senza una direzione precisa, anzi nel tradimento dell’articolo 1 della Costituzione stessa . Mi pare infatti chiaro che la Repubblica attuale NON è fondata sul Lavoro (ammesso che esista ancora, come Repubblica e non sia ormai diventata una oligarchia di fatto).

Come è facilmente verificabile, l’articolo avrebbe dovuto terminare con “fondata sui lavoratori”, per rimarcare il primo soggetto destinatario e beneficiario del patto sociale ma, data la situazione internazionale, l’incipit sembrava troppo proiettato verso il socialismo reale per poter essere accettato da tutti i Padri Costituenti. Si trovo un compromesso che soddisfacesse i tre principali partiti popolari di allora.

Senza stare a ripercorrere la Storia di questi ultimi 70 anni è evidente che le modifiche proposte e del resto tutta la legislazione recente NON sono partite da quel famoso articolo 1 ma vadano, piuttosto, verso una fantomatica “governabilità” in grado di per se di garantire nuovi e radiosi giorni al nostro paese. In pratica, riconsegnerebbero il paese in mano ad una ristretta oligarchia, non eletta ( come è noto) ma, al massimo, indicata dagli elettori.

Del resto i lavoratori, al di la delle chiacchiere, hanno visto erose quando non cancellate buona parte della conquiste sociali ottenute nei primi 30 anni di Repubblica, in nome della demenziale “competitività.” Demenziale perché il costo del lavoro, in un paese come l’Italia, vale mediamente pochi percento del costo del prodotto finito e quindi, anche facendo lavorare le persone gratis, non potrebbe, da solo, risollevare l’economia, senza contare che, ovviamente, i poveri non comprano e non consumano. 

Detto questo, quella della necessità di una maggiore governabilità che non andrebbe a discapito della democrazia è una balla ed anche grossa. Perché, intanto le democrazie, per definizioni sono MENO governabili e meno stabili delle oligarchie e, sopratutto delle dittature. Ogni aumento di governabilità implica automaticamente, in qualche misura, una riduzione nella democrazia.  Siccome questa è stata mooolto erosa dal combinato disposto di leggi elettorali, diktat della trimurti internazionale a Presidenti compromessi con ogni potere altro da quello dal quale dovrebbe derivare il suo potere e tutte le altre varie cosuccie successe in questi anni, di democrazia in questo paese ne era comunque rimasta piuttosto poca.

La balla più grossa, comunque, è quella che la nostra struttura di governo con due camere paritetiche non permetterebbe lo svolgimento di una rapida funzione legislativa.

Ricordo solo una cosa: siamo il paese con più leggi, decreti ministeriali, decreti legislativi, decreti legge, decreti attuativi di tutta l’Europa e probabilmente di tutto il mondo cosiddetto civile.

Se la produttività di un parlamento si misurasse dal numero delle leggi, beh non avremmo certo bisogno di cambiare nulla.

Eppure, direi, queste centinaia di migliaia ( pare) di leggi e leggine NON hanno prodotto uno Stato perfetto, equanime, giusto, corretto, efficiente.

Sono MOLTO spesso,imperfette, farraginose, autoreferenziali, contraddittorie, illeggibili. E questo nonostante due o più passaggi dall’una all’altra camera.

Credo che sia difficile negare che un cospicuo numero delle nostre leggi siano scritte con i piedi ed attuate/applicate con ….altre parti del corpo. Per quale motivo, quindi, se i nostri legislatori sono così poco preparati, così eterodiretti, così incerti, da non riuscire a produrre leggi decenti dopo passaggi multipli, le cose dovrebbero migliorare quando questi passaggi fossero ridotti?

Ma, si dice, c’e’ bisogno di decisioni rapide in un mondo dinamico e mutevole come quello odierno. Si insiste che i tempi della costituzione erano altri: remoti, bucolici, rallentati, in una parola, placidi. Eh?! Ehhh?!! EEEHH??!!! No, dico: noi, a 25 anni da Mani Pulite, non siamo ancora riusciti a ricostruire una seconda repubblica decente. I nostri Padri Costituenti in 25 anni si  sciropparono due guerre mondiali, un ventennio fascista e la Ricostruzione, che portarono a termine in meno di dieci anni.

Le leggi sulla tutela del lavoro, dell’ambiente, della sanità e previdenza pubblica. Oltre metà delle nostre città, buona parte della rete autostradale e ferroviaria, interi reparti industriali ( automobilistico, elettrico, chimico) sono stati ricostruiti o costruiti di sana pianta nei primi dieci, quindici anni della Repubblica ed osiamo dire che erano dei placidoni che si erano costruiti una struttura parlamentare faraginosa, adatta ai loro tempi lunghi?

Solo una Nazione, fragile, esile, malaticcia e stordita, debole, debolissima di Costituzione, senza memoria e, direi, senza pudore ne vergogna, si lascia raccontare frottole di questa portata da mezze calzetta di questa fatta, incapaci di riscrivere gli articoli della Costituzione senza trasformarli in un guazzabuglio illeggibile. Solo chi si è sempre disinteressato del significato e del valore della Costituzione, perché probabilmente non ha mai dovuto combattere per avere il diritto di averne una che non fosse calata dall’alto e fatta su misura per le oligarchie dominanti. Solo, infine, chi è già pronto per consegnare quel che poco che resta della struttura democratica dello Stato, pur di tornare alla crescita. sola salvatrice del futuro. Niente crescita, nessun futuro, è il mantra che continuano a raccontarci.

Siccome la crescita infinita in un pianeta finito è impossibile, consegnare il proprio futuro a chi continua ad illuderci di qualcosa che è impossibile, equivale a credere nei miracoli. Quelli di serie B, fatti da un santo falso che cammina sull’acqua perché ha i trampoli, che moltiplica i pani ed i pesci perché li frega a quelli più poveri di voi, che il discorso della montagna lo fa per convincervi che essere poveri, disperati e fessi è un bene perché grande sarà la vostra ricompensa.

Nell’altro mondo.

La prima Costituzione, è dentro di noi.

 

22/09/2016: Fertility day

Il 22 settembre 2016 si celebra in Italia il primo Fertility Day, su iniziativa del Ministero della Salute, in attuazione di un “Piano Nazionale per la Fertilità” (leggere per credere).
Un po’ in sordina, visto il coro di sberleffi che l’iniziativa ha suscitato, ma comunque si farà.

Al di la di tutto, una domanda sorge per me spontanea: perché?

Se fosse un fenomeno solo italiano, si potrebbe facilmente immaginare che si tratti dell’ennesimo marchettone alla Chiesa.   Probabilmente c’è anche un po’ di questo, ma non solo.   Analoghe, demenziali, iniziative sono infatti state prese anche da numerosi altri paesi con religioni dominanti diverse e perfino alcuni stati decisamente laici.   Fra gli altri, USA nel 2011, Gran Bretagna nel 2013, Danimarca nel 2014 e Singapore nel 2013 e nel 2016.   Consola che ovunque l’accoglienza del pubblico ha spaziato fra il freddo e l’adirato, passando per molta derisione.   Ma la questione rimane aperta: quali interessi muovono iniziative così anacronistiche in un mondo in cui l’esplosione demografica sta letteralmente divorando la Biosfera, devastando economie e società, mandando in frantumi gli equilibri geopolitici globali?

Senza voler qui “tirare la croce addosso” a nessuno, vediamo brevemente alcuni soggetti che probabilmente hanno a che fare con questo genere di iniziative.

Il clero.   Una delle cose che accomunano le principali fra le attuali religioni è il difficile rapporto con la sessualità, vista molto spesso come qualcosa di intrinsecamente peccaminoso.   Eppure inevitabile, dunque giustificabile in quanto passaggio necessario alla procreazione.   Il peso politico del clero (di tutte le confessioni) varia moltissimo da paese a paese, così come l’atteggiamento del clero stesso verso la sessualità e la riproduzione, ma in molti casi un’ingerenza c’è.  O perlomeno un retaggio culturale in tal senso.

fertility-day

Gli economisti.   Oggi costituiscono una specie di clero laico cui la politica si rivolge in cerca di guida e conforto.   Ovviamente, non tutti gli economisti credono nella crescita infinita, ma molti si.   Rifiutando per articolo di fede che dei limiti invalicabili alla crescita esistano e siano quella cosa contro cui ci stiamo sfracellando, passano il tempo a cercare di pensare come “rilanciare la crescita”: universale panacea.   Una delle trovate di moda è che la crescita demografica possa rilanciare l’economia.   In soldoni è semplice: più gente = più consumi = più PIL et voila, il gioco è fatto.    Solo che se per qualsiasi ragione non puoi aumentare i consumi globali in misura sufficiente, più gente significa invece più miseria.   Che è esattamente ciò che sta portando milioni di persone allo sbando, in giro per il mondo.   Ed esattamente quello che sta aumentando ogni tipo di inquinamento e distruzione del Pianeta.

Gli industriali.   Da molto tempo oramai le ricerche di mercato hanno dimostrato che la categoria di persone maggiormente inclini a spendere, anche a vanvera, sono le coppie con bambini piccoli.   Tombola!   Più bambini = più vendite = più crescita ecc.   Per fortuna, moltissime persone (specialmente donne) hanno capito che è una trappola ed altre se ne sta accorgendo.   Non per nulla i tassi di natalità stanno calando più o meno ovunque, ma c’è chi non si rassegna.

I banchieri.   Si fidano degli economisti ed hanno prestato soldi agli industriali.   Se le teorie non funzionano ed i consumi non crescono? Ahiahiahi…

I governi.   Ai tempi di “quando c’era Lui, caro Lei…”, i “figli alla patria” servivano per produrre carne da cannone per improbabili sogni di gloria.   Oggi, uno degli spettri che perseguitano i responsabili di governo è l’evidente impossibilità a continuare a pagare le pensioni.   Il sistema è infatti stato costruito sulla base del presupposto che le generazioni successive sarebbero sempre state mediamente più numerose e più ricche di quelle precedenti.   Circa 40 anni fa si sapeva benissimo che le cose sarebbero gradualmente cambiate, ma tutti hanno preferito ignorare il fatto ed oggi la gente paga per mantenere le pensioni di persone che, nell’insieme, hanno lavorato meno e guadagnato più di loro.   Chi pagherà per gli attuali contribuenti?   Oggi quello che i governi vogliono è carne da tassare, anziché carne da cannoneggiare.   Una bella differenza, certo, ma che col tempo rischia di sfumare.fertility day-fascista

I primatisti di qualunque genere.   In giro ci sono persone che si immaginano di stare combattendo una “guerra del ventre” contro qualcun altro.   Qualcuno lo dice anche chiaro e tondo.   Orbene, questa è una guerra molto particolare perché può solo essere perduta da tutti i contendenti ed anche da chi non la fa.   Dal momento che, indipendentemente dal colore dei capelli e dalla lingua che si parla, abbiamo sostanzialmente le stesse necessità, gli stessi desideri e le stesse paure, aggiungere bocche ad una tavola dove le vivande diminuiscono ed i rifiuti aumentano non è foriero di niente di buono per nessuno.   Un tragico esperimento a macro-scala è del resto in corso da decenni fra Israeliani e Palestinesi.    Ovviamente non tutti partecipano personalmente, ma nel complesso c’è effettivamente una corsa all’incremento demografico da entrambe le parti.   Il risultato è sotto gli occhi di tutti e non dovrebbe richiedere commenti.

E dunque?

E dunque personalmente penso che per una volta la maggior parte della popolazione abbia avuto esattamente la reazione che ci voleva: pernacchie.   Sperando che al ministero non insistano.   Il dramma è che in queste fesserie spendono dei soldi che potrebbero servire da un’altra parte (qualunque altra a questo punto).

3-fertilityday

L’auto elettrica ha vinto? 1: Tesla, Marchionne e Gandhi.

auto.it
auto.it

Vi preannuncio che il tema si presenta variegato e succoso, per cui mettetevi comodi: non lo esaurirò in un solo post. Per intanto partiamo da marchionne e dal suo odio per le auto elettriche. Niente di speciale, direte voi,  Si sa che Marchionne è fatto così. Peccato che La Fiat, abbia un centro ricerca avanzatissimo e molto invidiato che, a parte rivoluzionare il settore dei motori endotermici, ha sempre avuto ampie capacità anche nel settore dei veicoli alternativi.

Peccato che in questo modo una casa automobilistica tradizionale e con una immagine ormai irrimediabilmente compromessa a livello internazionale, abbia perso una opportunità irripetibile, in quanto, probabilmente ultima. Anche perché l’unione con Chrysler ha ancora di più consolidato la sua immagine di auto economica ma non particolarmente affidabile.

Peccato che, quando fu proposto dall’On. Lulli, ormai MOLTI anni fa, un disegno di legge che voleva creare un plafond di oltre 100 milioni di euro da dedicare alla promozione della diffusione dei veicoli a zero emissioni, Marchionne fece quello che per lui doveva essere un enorme sacrificio: SI MISE LA CRAVATTA ( la cosa era tanto inconsueta da fare notizia) ed andò alla camera a spiegare che il suo piano industriale ESCLUDEVA i veicoli elettrici ( il che in una audizione su un progetto di legge che prevedeva aiuti per queste categorie era quantomeno singolare). Finì come doveva finire: i suddetti aiuti furono “rimodulati” in modo da comprendere anche le auto a metano…

Il confronto con Tesla, per quanto riguarda dedizione e capacità di analisi del futuro è illuminante. Serve a far comprendere la cecità ed ottusità di un management che sta cancellando, è inesorabile, la presenza italiana nel mercato dell’auto.

E spiega il riferimento a Gandhi ed alla sua famosa frase “Prima ti ignorano. Poi ti irridono. Poi ti combattono. Poi hai vinto.”

  1. PRIMA TI IGNORANO

Nel 2010 vengono vendute le prime 50 Tesla Roadster in Italia

Marchionne 2010:

“Gli esperti internazionali concordano sul fatto che la quota di vetture elettriche non potrà superare il 5% del totale neppure tra dieci anni. Gli ostacoli ad un’ampia diffusione dell’elettrico sono ancora molti. Il prezzo è ancora troppo elevato, sia a causa dei bassi numeri di produzione sia a causa del costo della batteria”

Marchionne 2011:

“L’anno prossimo lanceremo la 500 elettrica sul mercato americano, e perderemo 10mila dollari ogni auto prodotta e venduta lì. Figuratevi se dovessimo esportarla verso l’Europa. Negli Usa ci sono degli incentivi legati allo sviluppo di veicoli a emissioni zero [ed, inoltre], la 500 elettrica ci serve a sviluppare tutte quelle tecnologie che utilizzeremo sui modelli a propulsione ibrida.” ( auto ibride Fiat nel 2016? Nessuna. nda)

Marchionne 2012:

” Lo abbiamo visto nel mercato Usa – ha dichiarato – e lo vediamo qui. Il costo della tecnologia è altissimo, è inutile illuderci che salvi il mercato dell’auto”

2) POI TI IRRIDONO:

Marchionne 2012 ( in occasione dell’approvazione della modifica del codice della strada che ha permesso la realizzazione di conversioni elettriche delle auto esistenti)

“Capisco che entusiasti politici e amministratori pubblici vedano questa trazione come rimedio per tutti i mali di inquinamento e rumore ed emissioni, ma oggi si tratta di una tecnologia che non è alla portata delle tasche normali, è una mobilità poco sostenibile in termini di diffusione di massa. Non sto dicendo che sia una tecnologia da abbandonare, tutt’altro, ma indirizzare tutto lo sforzo normativo per promuovere questo tipo di trazione porterebbe solo ad un aumento di costi senza nessun beneficio immediato e concreto. Sembra più saggio concentrarsi su motori tradizionali e carburanti alternativi”

Tesla Gennaio 2013: Model S sbarca in Italia.

3) POI TI COMBATTONO.

Marchionne 2013:

“Non sto dicendo che l’auto elettrica sia un progetto da non considerare – spiega – in Fiat ci stiamo lavorando seriamente con Chrysler che ha sviluppato grandi competenze. Ma è bene sapere che per ogni 500 elettrica venduta perderemo circa 10.000 dollari, un affare al limite del masochismo”

Tesla Gennaio 2014: Nel 2013 vendute 22.000 Tesla.

Marchionne 2014 in inglese, ad un convegno USA):

“I hope you don’t buy it because every time I sell one it costs me $14,000,” he said to the audience at the Brookings Institution about the 500e. “I’m honest enough to tell you that.” “ci rimetto 14000 dollari per ogni fiat 500 e. Sono abbastanza sincero da dirvelo”

(The gasoline-powered Fiat 500 starts at almost $17,300 including delivery charges, while the 500e starts at $32,650 before federal tax credits. Consumers are not willing to pay a price that covers Fiat’s costs so it loses money on the 500e.)

Through April, the automaker sold 11,514 of the 500 cars in the United States this year, down about 15 percent from the same period last year. The company does not break out 500e sales.

“I will sell the (minimum) of what I need to sell and not one more,” Marchionne said of the 500e. “Ne venderò il minimo possibile e non una sola di più”

 

Marchionne 2015 (parlando di Tesla ed Elon Musk): “Sono rimasto incredibilmente impressionato da quello che è riuscito a fare quel ragazzo”

Gennaio 2016: vendute oltre 55.000 Tesla nel 2015.

Marchionne 2016:“Il know how sull’elettrico è parte del DNA di ogni azienda seria e capace come FCA: dateci tempo di dimostrare il nostro valore, ma quando sarà prodotta e sul mercato, non prima. La verità è che nessuno guadagna con le auto a zero emissioni. Nemmeno Elon Musk (ceo di Tesla, ndr) che pure considero il guru del settore. Se uno va a guardare gli ultimi 100 anni, prima le industrie producevano tutto internamente. Oggi è il contrario, produciamo internamente motori e trasmissione…L’introduzione dell’elettrico ha tolto anche quel campo di competenza. Non siamo produttori di batterie e non dobbiamo per forza produrre motori elettrici”. 

Marchionne Aprile 2016:

“Non mi vergogno di dirlo – ha spiegato il top manager – Se Musk mi dimostrerà che l’auto può essere redditizia a quel prezzo (35 mila dollari negli Usa, ndr) copierò la formula, aggiungerò il design italiano e la porterò sul mercato entro un anno”. (!!!!!?!! BUM!! nda)

“Le numerose prenotazioni non mi sorprendono – ha aggiunto il Ceo  ma poi bisogna vendere le auto e guadagnare”

“Meglio arrivare tardi che essere dispiaciuti”.

4) POI HAI VINTO

Tesla Aprile 2016: 400.000 ordini per la tesla 3 il singolo caso più grande nella storia del marketing

Marchionne Maggio 2016: si cerca un accordo con Google per sviluppare sistemi di guida autonoma. Disponibile nel futuro, ovviamente, prima ci vanno sperimentazioni etc etc etc.

peccato che un sistema del genere è stato reso disponibile da Tesla già da alcuni mesi, come un semplice aggiornamento del Sw dell’auto, che già è in grado di parcheggiare, evitare ostacoli improvvisi, incidenti etc etc.

Non è il futuro. E’ presente. I proprietari di Tesla stanno utilizzando questa tecnologia ORA.

Sintesi: L’auto elettrica ha vinto, il suo Napoleone si chiama TESLA ( perchè i meriti vanno allargati all’azienda e non solo al suo fondatore) Fiat e, se per quello, BMW, Audi, VW, VOLVO, GM, etc etc inseguono senza grandi speranze. La Guerra continua e continuerà vedrete, in modi sempre più feroci, ma la cosa è evidente.

Ne parleremo, insieme a qualche considerazione più generale sulla mobilità personale, in un prossimo post.

Per intanto:

Vediamo di capirci. Caro Marchionne: sono ALMENO sette anni che ci spieghi, con molta pazienza ed altrettanta ottusa ostinazione, che le auto elettriche non hanno un futuro.

Poi ti tocca ammettere, di fronte all’evidenza dei fatti, che questo futuro è qui, è qui per restare e sei stato volutamente fermo, perdendo sette anni.

POI, senza alcun sprezzo del pericolo, immemore delle proiezioni (che a me sembrano tout court balle) sesquipedali di cui hai infarcito i tuoi comunicati PER ANNI, mancandole tutte, dichiari che IN UN ANNO Potresti fare un’auto in grado di competere con una Tesla?

IN UN ANNO? Quando da alcuni anni non riesci ad azzeccare un modello che è uno, nemmeno per sbaglio?

Senso del pudore, mi pare evidente, non l’hai mai avuto.

Senso del ridicolo? No, eh?

 

 

La gente, le persone e noi

La_genteL’avrete notato. Un politico italiano tipico, parla di gente. Non di persone. E’ la gente che vuole questo e quello, anzi lo esige. Lui parla alla gente. Per la gente, della gente e sta, ci mancherebbe, dalla parte della gente. Eventualmente la ggente con due gg.

Ugualmente i giornali usano lo stesso termine per le loro campagne.

In pratica la gente è un alibi clamoroso: serve per dare ad intendere che quel che chiediamo ed intendiamo e vogliamo, a qualunque titolo, è supportato da una moltitudine insieme numerosa e significativa. O, al contrario, per trasformare le persone in un blob, qualcosa di scoraggiante e inerte da convincere, smuovere, convertire, plasmare.

“La gente” infatti, da’ istintivamente l’idea di una massa maggioritaria, confusa, comunque in qualche modo circoscrivibile,  ma non definita ne pesata, né compresa ne comprensibile.

La gente, caro lettore, è la scusa che tutti usano, anzi tutti usiamo, per giustificare quel che NOI pensiamo, per cercare appoggio e conferma; oppure, al contrario, conferma di un bersaglio contro cui genericamente, inveire.

Invece “la gente”, caro lettore, caro Matteo, cari tutti, siamo noi. sono persone che studiano, pensano faticano si innamorano lavorano, non lavorano, si ammalano, invecchiano sperano , deludono tradiscono, ci credono, dubitano infamano, si illudono, sognano, muioiono, crescono, nascono, si divertono, piangono, ridono, capiscono, ignorano….

Non abbiamo bisogno della “gente” caro lettore, per esprimere le nostre opinioni. Non abbiamo bisogno di alibi, di scuse, di appoggi. Non abbiamo bisogno ( veramente si, ma non di questo genere) di conferme, di solidarietà, di un moloch indefinito contro o per cui lottare.

No, noi abbiamo bisogno, TUTTI abbiamo bisogno, di ricordarci che la gente sono persone. Come noi ma diverse. Come noi stessi siamo diversi da quel che eravamo e da quel che saremo. Smettiamo di usare questo brutto termine, generico superficiale, paraculo ed usiamo il termine persone. La gente non ha diritti ne doveri. La gente è PLASMABILE, come la trilaterale ha auspicato, riguardo all’Italia giusto pochi giorni fa. Le persone pensano, la gente, no. La gente si fa condurre, ciecamente, dal,pastore, buono o cattivò che sia. Le persone possono essere ingannate, instradate e convinte che , in fondo, la gente sono gli altri. Gli amorfi, i plasmabili sono quelli, la ggente, non loro figuriamoci. Per essere esatti, si ingannano da sole, le persone, mentre si fanno convincere a comprare l’ennesimo oggetto “esclusivo”, a fare l’ennesima vacanza “esclusiva”, insomma: a separare il loro indispensabile e irripetibile io da quella massa informe, la ggente.

Alla fine, per una persona sottoposta per tutta la vita al tam tam,  “la gente” sono tutti quelli che non conosce, massa amorfa e potenzialmente infida, una tacca sotto le persone.

I migranti.? Quando va bene, “povera gente”.

Poi ti capita di sentire un medico volontario che ti racconta di come gli occhi gli si siano aperti per davvero quando ha scoperto che un membro di quella,povera gente, che stava curando, insieme al figlio, era un collega. Un dottore scappato dall’inferno di Aleppo. In quel momento, per lui, la gente e’tornata ad essere fatta di persone.
Dovremmo ricordarcelo per davvero: La gente siamo noi, sempre e quindi quando senti dire “la gente”, non ti chiedere per chi suona la campana e per chi vola l’uccello padulo. Suonano e volano per te.

Il blindato più caro del mondo? È’ italiano ed e’ una “sola”

Il Freccia
Il Freccia

Riconosco che può sembrare strano, su Crisis, un post dedicato ad un blindato.

Il punto è che la mamma di tutte le crisi si lega in modo indissolubile con malversazioni, manovre lobbistiche, proiezioni di sterile Potenza, pie illusioni di risoluzione armata dei conflitti sistemici per le risorse, mantenimento dello status quo mondiale e affaristico, etc etc.

Semplicemente, su questo non tanto piccolo, viste le cifre coinvolte, scandalo, mi è caduto l’occhio, leggendo un post sui numerosi conflitti di interesse affrontati e risolti con discreta soddisfazione delle lobbies di volta in volta coinvolte, da parte del governo Renzi, in buona continuità con quelli precedenti.

Manco a dirlo, l’acquisto di qualche miliardo di sistemi d’arma nuovi nuovi rende felici o almeno parecchio soddisfatte un bel po’ di lobbies  assortite. Ma andiamo con ordine.

Con due atti successivi, il governo italiano ha deliberato di acquistare 249 e poi 381 blindati ( erroneamente definiti da molti giornali carri armati) Freccia, per un totale di 630 mezzi. per una coincidenza strepitosa uno per ogni parlamentare.

Quanto ci costano? Presto detto: il primo lotto, nel 2009, ci era costato 1,6 miliardi per 249 mezzi, ma aveva compreso, ovviamente, anche la ricerca e lo sviluppo ( anche se il freccia deriva strettamente, pregi e difetti, dal blindo centauro). 6.43 milioni per  blindato. La nuova fornitura, per altri 2.6 miliardi complessivi, e’ stata approvata a gennaio 2015, dal governo Renzi tanto impermeabile alle lobbies da vedere il Capogruppo PD in commissione difesa tentare invano di bloccare la decisione del governo, presa lo stesso giorno in cui si coronava, tra l’altro, il sogno da oltre 5 miliardi di euro dell’Ammiraglio De Giorgi, proprio perché a suo dire pesantemente inquinata dalle  pressioni delle aziende di armamenti. Ci sarebbe da parlare anche di questi sogni di gloria e deliri proiettivi di potenza di una marina che non riesce a garantire sufficienti mezzi e carburante alla guardia costiera per evitare centinaia di morti in mare all’anno, ma rimaniamo su QUESTO delirio terrestre.

intanto ecco qui la scheda tecnica.

Poi affrontiamo, una buona volta, il costo unitario del veicolo.

2.6 miliardi per 381 mezzi  sono, in apparenza, 6.8 milioni a blindato. Il secondo lotto costerà quindi ancora di più del primo.

Piu’ di un teutonico Leopard II. 5.74 milioni di dollari.

Piu’ di un  celeberrimo americano Abrams m1a2, da 6.2 a 4 milioni di dollari, o meno se comprato come “usato garantito”

Piu di un avanzatissimo israeliano  Merkava IV. 4.5 milioni di dollari

Piu’ di un corazzatissimo inglese Challenger 2.  4.2 milioni di sterline.

Sono i migliori mezzi blindati occidentali in circolazione, i più potenti e sofisticati, con i sistemi di offesa e difesa più costosi e complessi. Possono resistere a qualunque cosa o quasi ( in realtà i razzi a doppia testata cava, che cominciano ad essere in dotazione a molti gruppi, sono in grado di bucare, in certe condizioni, anche le loro corazze).  Hanno cannoni precisissimi. Sistemi avanzatissimi di stabilizzazione del tiro, motori da 1500 cavalli, corazze stratificate e reattive….insomma stanno al freccia come una Jaguar sta ad un pulmino Volkswagen.

i freccia costano perfino di più, ed è tutto dire,, visto gli elevati costi di sviluppo spalmati su un esiguo numero di esemplari, dei carri ariete, che questo documento riporta con un costo unitario di 6.8 miliardi di lire, che potremmo rivalutare spannometricamente come 6.8 milioni di euro.

Lo stesso documento riporta, sulla riga immediatamente successiva, il costo del blindo centauro di cui, ripeto, il freccia e’una derivazione da trasporto truppe, decisamente meno potente e costosa, dal punto di vista dell’armamento.  3.8 miliardi di lire, che possiamo tradurre con 3. 8 milioni di euro, per riportarlo ai nostri giorni. Caro, come si vede dal confronto con veri carri armati, ma pur sempre poco più della metà’ degli irresistibili Freccia.

Vi sembrano conti dubbi? Allora che ne dite dei 10 milioni stanziati nel 2011  per la progettazione lo studio e la realizzazione di due prototipi del centauro II, un veicolo ovviamente più sofisticato e moderno del centauro ed almeno alla pari con il freccia ( senza contare le differenze di armamento) Si tratta di prototipi, quindi la costruzione non è in serie, molti apparati sono integrati per la prima volta etc etc etc. Eppure costano 5 milioni di euro l’uno. Oltre un milione di euro meno degli esemplari di serie del fantasmagorico veicolo “corazzato”.

A questo punto, credo ci aspetteremmo una via di mezzo tra la macchina di Batman e l’astronave di capitan harlock.

Invece no. I veicoli in questione non sono in grado difendere i soldati che trasportano in caso di attacco con bazooka, missili spalleggiati o grossi calibri. Al più possono salvarli da uno ied. ( Improvvised Explosive Device) non troppo potente o dalle raffiche di kalashnikov. Per resistere ad un cannoncino come il loro, da 25 millimetri ( da confrontare con i 105 o 120 dei vecchi e nuovi carri) o da una mitragliata di una camionetta “tecnica” di qualche milizia, devono essere dotati di blindature aggiuntive, che ovviamente fanno lievitare il costo.

I blindo centauro , utilizzati in Somalia e in Afghanistan sono stati in qualche modo ricoperti con piastrelle reattive in grado almeno di difendere gli occupanti da proiettili fino a 30 mm o razzi spalleggiati di modesta potenza. Di fatto, dei 250 mezzi realizzati solo 17 sono stati collaudati sul campo in Afghanistan e questo per il banal motivo che in realtà non sono particolarmente più sicuri di una camionetta blindata come il lince, dato che costituiscono un bersaglio più pagante per i gruppi dotati di razzi, dai quali, come visto, non possono difendersi. Dalla loro, grazie alla relativa leggerezza, hanno una velocità massima di oltre 100 km l’ora che però risulta di scarsa utilità sul terreno urbano e fuoristrada, tipici dell utilizzo di questi mezzi.

Non è ancora chiaro? Il Merkava ha dimostrato di non essere sempre in grado di difendere i soldati trasportati ( sì perché può portare alcuni soldati oltre all’equipaggio, all’interno) pur avendo una resistenza equivalente ad oltre 600 millimetri di acciaio, ottenuta con una corazza complessa, cariche reattive, etc etc etc.

QUINDI l’esercito israeliano ha deciso di realizzare un trasporto truppe ANCORA PIÙ PROTETTO del Merkava, ma da esso derivato. A quanto pare il veicolo corazzato più protetto e sicuro al mondo.

si tratta del Namer.

Namer
Namer

costo: 3 milioni di dollari, meno della metà di un freccia. Con un calcolo approssimativo basato sulla capacità di resistere delle sue corazze, circa dieci volte più sicuro.

Breve sintesi: L’Italia ha quindi deciso di dotarsi del più caro veicolo blindato del mondo e, probabilmente, di tutti i tempi e un ragazzino con un  qualunque residuato bellico e’in grado di bucarlo.

con un lievissimo underststement: 4 miliardi e spiccioli certamente malspesi.

Intanto, a priori, per il motivo ovvio che con 4 miliardi si risolvono i problemi del sistema pensionistico italico almeno nel 2016, o si ricostruisce il centro dell’Aquila, o si chiude la vergogna degli esodati. Secondariamente perché dovremmo deciderci, una buona volta, a comprendere che la secolare battaglia tra corazza e proiettile e’stata vinta. Dal proiettile. E se non bastasse, dall’elettronica.

Il post si potrebbe chiudere qui, ma credo che ci vadano un paio di altre righe: 4 miliardi divisi i circa 30 milioni di contribuenti italici sono 133 euro a testa.

Non so voi ma il sottoscritto vorrebbe che fosse chiarito chi ha così facilmente convinto la nostra commissione difesa ad approvare, senza un fiato, una spesa ovviamente incongrua per un mezzo che, a parte le ovvie considerazioni sull’opportunità di mandare soldati nel mondo, costa ALMENO dal doppio al triplo del dovuto. E non serve allo scopo per cui e’realizzato, salvare la vita ai nostri soldati trasportati. Il fatto che su 250 ne siano stati utilizzati solo 17 in Afghanistan, la dice lunga sulla fiducia riposta nel mezzo. Pare evidente che, proprio in conseguenza dei costi, dei risultati di utilizzo non brillanti e dell’esistenza di alternative più economiche e molto ma molto più sicure, si sarebbe dovuto attendere prima di dare il via al secondo lotto. Con un pessimo affare per noi cittadini e per i soldati italiani.

Per dirla tutta: una “sola”,  almeno in apparenza.

Pressioni? Lobbies? Naaaa, giammai,  maddeche’, vade retro, gufi gufacci e rosiconi immobilizzatori del paese.

Il fallimento dell’architettura moderna (reloaded)

casa-sulla-cascataTra le varie crisi e fallimenti che ci circondano, nel generale dissesto di un po’ tutta la nostra società, mi sembra singolarmente evidente, per oggettiva visibilità, il clamoroso fallimento dell’architettura contemporanea, in particolare in Italia ma ovviamente estendibile a tutto il resto del mondo, con mille e mille sfumature. Senza stare a sfrucugliare tanto, i grandi padri dell’architettura moderna, ad esempio Frank LLoyd Wright e  Le Courbusier due fra i fondatori dell’architettura razionalista, speravano che un approccio appunto razionale all’architettura avrebbe permesso di superare quello che sentivano come vuoto accademismo ed estetismo (degli edifici classici); analizzando i BISOGNI e gli scopi di persone ed edifici, speravano di poter dare il via ad una architettura funzionale, esteticamente soddisfacente, economica e a dimensione umana. Benche’,a mio modesto avviso, specialmente nelle discutibili pretese di realizzare “unità di abitazione” serializzate, di Le Courbusier ci siano già i germi del successivo disastro(«Occorre creare lo spirito della produzione in serie, lo spirito di costruire case in serie, lo spirito di concepire case in serie») almeno si cercava di riferire alla misura dell’uomo gli edifici (cfr il modulor sempre di Le Courbusier), si concepiva un inserimento nell’ambiente (lacasa sulla cascata di Wright, la foto di questo post), si consideravano valori importanti quelli della coibentazione, dell’isolamento, dell’equilibrio formale ed addirittura del ritmo musicale delle parti. Il punto è che i geni sono rari e certe mode sono pericolose. Il cemento armato e la realizzazione di edifici visti come macchine per abitare  è dilagato degeneratamente in tutto il mondo come una pandemia urbanistica, producendo le orrende città che abbiamo sotto gli occhi. Il fallimento totale, assoluto ,irredimibile dell’architettura moderna, a parte (a parte??) gli enormi problemi di durata ed energetici che la maggior parte degli edifici dovranno affrontare è sotto gli occhi di tutti. Evidente, universale, nella sua disperatante disumanizzazione delle funzioni fondamentali dell’abitare che i padri fondatori credevano di garantire efficacemente, diffusamente ed economicamente. Consideriamo solo il lato estetico. Osservate, poniamo, cento edifici, anche presi casualmente in una qualunque parte del mondo, che abbiano piu’ di 60 anni. La maggior parte non sarà certamente un capolavoro. Ma nell’insieme solo pochi appariranno BRUTTI. Una certa unità stilistica, semplicità dei materiali e finitura, qualità della realizzazione ed equilibrio di forme, colori e dimensioni ci porterà a ritenerli, per lo piu’, non spiacevoli quando, specialmente qui in Italia, non decisamente gradevoli, desiderabili, in una parola: umani. Ora prendete, sempre in modo casuale cento edifici moderni, con meno di 60 anni. Quanti fra essi ci appariranno men che brutti, squallidi, banali, insignificanti o addirittura mostruosi e disperatamente inumani? Non dico ovviamente che non esistano realizzazioni spettacolari anche nell’architettura moderna. Il punto è che sono rare, troppo rare, in un mare di disperante squallore come le ere precedenti non hanno mai conosciuto. Non è un caso che questo sia successo, ovviamente, e il motivo principale nasce daimateriali utilizzati che hanno portato a certe scelte naturalmente, per meri motivi economici. Su questo si è sommato una certa concezione di modernismo, ancora tragicamente in atto, che tende a vedere gli edifici come OGGETTI  o eventualmente come MACCHINE per abitare, lavorare, produrre, etc. Invece, santi numi, lo sappiamo benissimo, sono qualcosa di piu’. Per un Cro-Magnon uscito solo ieri l’altro in termini evolutivi, dalla sua caverna, la casa è la TANA. Un posto che dà o dovrebbe dare, calore, sicurezza, protezione, rifugio. La mediocrità, ammettiamolo, domina nelle cose umane. Dovremmo allora, nella consapevolezza che i geni sono rari, fare in modo che certi valori semplici, comprensibili, condivisibili, siano rapidamente ed efficacemente implementati in tutti i mille e mille piani regolatori, a partire dai materiali. Materiali tradizionali e tecniche tradizionali ad esempio impongono scelte che portano, con poche altre regole alla realizzazione di edifici di dimensioni, stili e materiali compatibili con la storia del territorio. I pochi casi in Italia dove si sono applicate regole semplici ma forti, di rispetto dell’edificato precedente, (alcune zone montane e marine, prevalentemente) se non hanno evitato la speculazione edilizia, hanno almeno evitato gli orrori ad essa associati nelle grandi città. Insomma: dal modulor di Le Corbusier

modulor

si è arrivati a Corviale,

corvialecon un processo logico che mi piacerebbe vedere denunciato, compreso, studiato e rigorosamente disapplicato nel futuro. Credo sia arrivato il momento del piccone risanatore e questa, infine, potrebbe anche non essere una cattiva notizia.

Pietro, Crisis What Crisis, 15 Dicembre 2008

La Fattoria degli animali, il Giustizialismo e la giustizia ai tempi della Crisi

img_8293Se pensate che il “giustizialismo” sia diventato una specie di “redutio ad Hitlerum“, una accusa buona per tutte le stagioni, qualcosa di vagamente infamante da spalmare su chi, sotto qualunque bandiera, in qualunque forma, momento, circostanza, si batte per un minimo di decenza pubblica e privata dei nostri politici o, più semplicemente della vita sociale, avete perfettamente ragione.

E’ usato proprio COSI’: come un epiteto che, di per se, senza ulteriori spiegazioni, connota la posizione di qualcuno come estremista, illiberale, esasperata, forcaiola. Basta una googlatina per convincersi.

A noi gufi&rosiconi e crisaioli incalliti invece sembra, molto semplicemente, un’arma di distrazione di massa. Quando qualche inchiesta o guaio clamoroso ( ad esempio il recente crack bancario di banca etruria&co)  scoperchia il verminaio, sempre vagamente correlato alla sostanziale frenesia di un basso impero che si ostina a a mantenere usi e atteggiamenti di epoche più floride, ecco che immancabilmente arriva l’accusa di giustizialismo a questo o quel magistrato, dopodiché si apre ampio e confuso dibattito che ovviamente fa perdere di vista la sostanza della storia.

Ovvero che, con palmare evidenza, in Italia a forza di andare a caccia e stanare giustizialismi e giustizialisti ci si è seriamente dimenticati della Giustizia, di base  di forma e di sostanza.

Quella per la quale la Legge è uguale per tutti, visto che le patrie galere sono piene di pesci piccoli, spacciatori e ladruncoli, mentre i detenuti per reati da colletti bianchi ( tra i quali, si annovera, misteriosamente anche la corruzione la concussione ed altre varie malversazioni pubbliche e private) sono poche centinaia. Da questo punto di vista la questione è, oltre che di forma, di sostanza: nei tribunali italiani la scritta “La legge è uguale per tutti” è  stata sostituita, ormai da diversi anni, dalla vagamente inquietante: “La giustizia è amministrata in nome del popolo”, questa si di sapore “giustizialista” oltre che di per se arbitraria. Se vi ricorda la fine del libro “La fattoria degli animali” di Orwell, “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri” fate bene.

Infatti, nei palazzi del potere la forma è sostanza. Togliere la scritta “La legge è uguale per tutti” è qualcosa che non si fa senza un motivo. Ad esempio: stabilito che la Legge ( ai senso dell’articolo 101 della Costituzione, peraltro) è amministrata nel nome del popolo,  si può anche stabilire che il popolo, o per meglio dire i suoi rappresentanti eletti ( eletti? eletti?! ELETTI?!!?! AHA!!), decidano di approvare leggi che rendano il compito dei magistrati difficile, inutile, faraginoso, frustrante, in poche parole LENTO, allo scopo di renderla un poco MENO uguale per tutti.

Perché, si sottintende, i nostri rappresentanti politici ( ops, volevo dire i cittadini, quelli benenestanti, che possono pagare parcelle adeguate, ovviamente) sono un poco meno uguali degli altri  e poverini, devono essere difesi dai giustizialisti che vorrebbero allontanarli dalla vita pubblica, in attesa che chiariscano le loro responsabilità davanti ad un giudice. I tempi lo sappiamo sono lunghi, i ricorsi numerosissimi, i filtri altrettanto. Non è sempre stato così, le cose sono precipitate negli ultimi anni, ovviamente per colpa … dei giustizialisti.

In verità quello italiano, per chi se lo può permettere, è il sistema più garantista del mondo. La prima garanzia, purtroppo, essendo quella di sostanziale impunità per coloro che sono in grado di affrontare le spese di tre gradi di giudizio. Le soluzioni sarebbero semplici e intellettuali, studiosi, costituzionalisti, magistrati  ( tutti immediatamente tacciati di essere di volta in volta giustizialisti o, ultimamente, gufi e rosiconi) le hanno enunciate tante volte che do per scontato che i 4 lettori di questo blog le conoscano: ne citerò solo un paio: la prima importante e di elementare attuazione ( e già presente nel nostro codice penale prima delle suddette modifiche) essendo la sospensione dei tempi di prescrizione in caso di ricorso in appello; il che, ovviamente, farebbe cadere immediatamente un bel numero di ricorsi pretestuosi, di fronte alla possibilità alternativa di patteggiare la pena.  La seconda, invocata a parole  da tutti e disapplicata costantemente nella prassi, anche recente, è l’applicazione di un codice deontologico largamente condiviso che comprenda la sospensione delle candidature e dalle cariche per i politici che ricevono un avviso di garanzia, almeno per fatti di corruzione o malversazione. Questo perchè, al di la di tutto, un politico sul cui capo pende una possibile condanna è ovviamente una persona distratta, psicologicamente debole, malleabile, non autorevole.

A parole sono tutti d’accordo, ovviamente ma… guai  ad esagerare, ovvero guai a coloro che pretendono che alle parole seguano i fatti!

Ovvero che ” fanaticamente” insistono perché in ultima analisi, i crimini vengano perseguiti senza costruire sbarramenti di parole, fumisterie politiche varie e provvedimenti ad hoc e sopratutto si arrivi in tempi celeri alla condanna e/o proscioglimento degli indagati ( una delle due cose e non solo e sempre la seconda).

Questo è giustizialismo!! come ha ricordato pochi giorni fa il mio ex sindaco.  Sempre giustizialismo è, nel nostro paese, il giornalista d’inchiesta che non si rassegna alla vulgata ufficiale ma persegue attivamente la verità e sbugiarda le mille e mille ipocrisie e/o menzogne e distinguo che sempre si alzano ad ogni inchiesta un minimo scottante ( e lo scandalo ovviamente non sono MAI i contenuti delle intercettazioni ma il fatto che i giornalisti, facendo il loro dovere, li rendano pubblici, GIUSTIZIALISTI!!!)

Il buffo è che giustizialismo, crasi di Giustizia e socialismo, storicamente era il motto del movimento peronista argentino. Al netto delle parole d’ordine populiste e demagogie varie, ci si proponeva proprio di ridurre le diseguaglianze sociali di fronte alla legge e nella società. Insomma di dare o ridare pari opportunità e pari diritti sostanziali a tutti i cittadini di fronte alla legge e nella società.

Credo che, ai tempi della mamma di tutte le Crisis, salvo per chi fa parte del famoso 1% e se ne sente automaticamente minacciato ( e con un minimo di saggezza e lungimiranza anche per questi pochi fortunati) si dovrebbe prendere in seria considerazione questa dimenticata origine, riflettere su quali sono le richieste dei cosiddetti giustizialisti e convenire che, se non vogliamo tornare al guidrigildo ed alle ordalie o a qualche moderna riedizione neo medioevale cyber-punk, via via che la distanza tra oligarchia e “popolo” aumenta, faremmo davvero bene a chiederci cosa significa DAVVERO oggi essere tacciabili di giustizialismo. Magari decidere, dopo tutto, di essere proprio quello: giustizialisti, se esserlo significa lottare, propugnare o almeno sperare che, alla buona ora, la legge sia uguale DAVVERO per tutti.

E possibilmente contribuisca a ridurre e non ad aumentare la distanza tra cittadini e governanti, tra persone comuni ed elite oligarchica.

Bad bank 4 dummies ovvero Credits 4 zombies: il punto di vista della lavandaia di Via dell’Oche

good and bad bank humourLa notizia che, in questi giorni, più fa fremere di un maldissimulato orgasmo i nostri finanzieri&prenditori tutti è la ( potenziale, per ora) nascita edi una “bad bank” nazionale, destinata a farsi carico di TUTTI i crediti “non performanti” e/o “deteriorati” degli istituti di credito nazionali.

Quanti sono questi “crediti deteriorati”?

Circa 200 miliardi di euro. Su un totale di circa 1000 miliardi, ovvero il 20%.

La cosa che più colpisce è questo numero, di per se raccapricciante: il 20% di crediti inesigibili segnala, DI PER SE, senza ulteriori dettagli una banca pronta per l’estrema unzione. Non ci credete? Ecco un link a caso, che attesta, ve ne fosse bisogno, che al 30% una banca è pronta, da un pezzo, per l’inumazione certificata con implosione ed inabissamento dei risparmi di decine di migliaia di tapini come me, la lavandaia e voi.

Ai tempi in cui , lontano 2009, scrivevo della situazione dei mutui italici, con una sofferenza media del 7% si poteva ancora sperare che a questi livelli la situazione fosse in qualche modo gestibile.

Ma il 20% no, proprio no. Il sistema è decotto, kaput. Fubar.

E se vi dicessi che, considerando anche i prestiti incagliati ( cioè quelli per i quali sono state saltate più di due rate)si arriva a 360 miliardi?

Beh qui parliamo di Zombies. Esseri non morti che si aggirano per spolpare i viventi residui e trasformarli come loro.

Noi e la lavandaia abbiamo bisogno di termini semplici, per poter comprendere. Una banca deve poter coprire, con i tassi applicati ai suoi prestiti ed affidi, il rischio insolvenza, incagli etc etc, le spese di funzionamento, il modestissimo tasso attivo ( passivo per lei) dei conti correnti dei sempre più tapini correntisti etc etc. A parte il fatto che questi tassi sono recentemente precipitati, è chiaro che già sofferenze per il 7% sono un grosso anzi GROSSO guaio. E’ vero che una parte, in qualche modo, si risolve a loro parziale favore ( pignoramenti, aste giudiziarie etc etc). Ma, più o meno lo possiamo intuire, SE va bene, la metà di questi crediti in sofferenza è persa per sempre.

Bene. QUINDI il fatto è, per quel che capiamo noi tapini e la lavandaia, che il 20% di sofferenze segnala non una situazione critica ma un rischio MORTALE per il sistema creditizio. un rischio che, costi quel che costi, deve essere ridotto. Ecco quindi la salvifica bad bank.

Come funzionano DI SOLITO queste cose? Beh, in sintesi DOVREBBE funzionare come i famigerati istituti di recupero crediti: a mo’ di avvoltoi, calano sulle carogne in putrefazione dei crediti inesigibili e vedono di tirarci fuori un pco di ciccia. Fuor di metafora, comprano a prezzi stracciati i suddetti crediti dai precedenti creditori e diventano il peggiori incubo dei tapinissimi debitori.

SE la bad bank, quindi, fosse qualcosa del genere farebbe uno sporco ma necessario lavoro, un lavoro socialmente ingrato ma economicamente spietatamente necessario. Il problema è che ormai il sistema finanziario sta prendendo il sopravvento, in termini di forza politica su TUTTI gli altri attori della vita nazionale, sociale, economica, mediatica etc etc etc. QUINDI la bad bank che si sta configurando sarà diversa, MOLTO diversa da questo. In buona sostanza se va MOLTO bene, la erigenda bad bank comprerà con un MODESTO sconto prestabilito i suddetti crediti deteriorati, qualcosa che già nell Aprile 2015 il ns ministro al benessere bancario valutava intorno al 50%. Possibilmente meno.

E’ uno sconto modesto, molto modesto.

TROPPO modesto.

Ma TROPPO TROPPO TROPPO.

Gli stessi istituti di credito nazionali prevedono , di quei 200 miliardi, di poter recuperare circa il 40%. Ovvero le garanzie immobiliari, fideiussioni, garanzie di terzi etc etc che normalmente sono la precondizione di un prestito/mutuo etc etc etc. Che la cosa sia ottimista lo dimostra il fatto che, normalmente, i suddetti avvoltoi spuntano prezzi MOLTO più bassi per le carogne di cui si nutrono. intorno al 20%, come riporta questo articolo.

QUINDI il governo per non incorrere nelle ire e nelle accuse CEE di aiuti di Stato al sistema creditizio ( accuse che in una Europa dominata dalla Germania fanno per lo meno sorridere, tra una lacrima e l’altra) deve dimostrare che un prezzo di circa il50-55% è congruo.

Ci riusciranno? ne dubito. Immaginiamoci, per un attimo, di si. Che succederà poi? Succederà quel che deve succedere. Con un costo di circa 100 miliardi di euro Cassa depositi e prestiti, unico istituto importante ancora in mani pubbliche, comprerà il marciume in giro alleggerendo la zavorra degli istituti/banche italiche che dovranno comunque erodere il patrimonio e mettere a bilancio tutti insieme perdite monumentali ( il che spiega il crollo verticale dei titoli bancari di questi giorni). Poi vedrà cosa può sbloccare, cosa può recuperare liquidando i beni a garanzia etc etc. Siccome la Lavandaia, con tutto che alle volte deve lavare panni veramente lerci, è una inguaribile ottimista, facciamo una ipotesi edificante: la bad bank avrà performance uguali a quelli di una banca normale. Improbabile, no? Se è una bad bank non può essere buona e nemmeno passabile, mi pare ovvio.

In QUESTO caso, in cui il brutto anatroccolo diventi un cigno passabile, dovrà mettere in conto perdite per circa il 20% dei suoi crediti, 20 miliardi. E CON QUALI CAPITALI coprirà questi 20 miliardi di buco, visto che nasce dal nulla? Beh, avete dubbi? con il fondo di garanzia PUBBLICO creato ad hoc.

Ecco. A questo punto la lavandaia, capito cosa comporta questo, una suprema ocra lacrime&sangue, smette di lavare, prende la ramazza e comincia a rotearla sulla testa in cerca di qualche testa di legno da riequilibrare.

Noi che invece abbiamo studiato oltre la skuola dell’obbbbligo potremmo consolarci con “vabbe’ se salta il sistema bancario siamo fubar peggio che la Grecia”.

Vero. Salvare il sistema creditizio è necessario, per salvare i correntisti, prima di tutto, perché come vedremo in un prossimo articolo il famoso fondo di garanzia interbancario che DOVREBBE garantire i correntisti sotto i 100.000 euro non garantisce ( quasi) nulla. QUINDI, secondo logica, visto che si tratta di salvare con i soldi pubblici istituti privati con un regalo di circa 60 miliardi ( differenza tra il valore di mercato del marciume ed il prezzo trattato dal governo) i cittadini dovrebbero diventare soci delle banche stesse, per un equivalente sui capitali sociali degli istituti italici, circa 400 miliardi . Ovvero circa 60/400, il 15%.

Avete qualche dubbio che questo non verrà nemmeno lontanamente proposto o discusso? Io no e la lavandaia nemmeno.

Uriel ha chiuso bottega. Lunga vita ad Uriel

peter principle humour

Wolfstep mi ha dilettato per anni ed ora non c’e’ più!

Ringrazio Uriel per la sua esistenza su questo pianeta, in questa epoca. E copio incollo un post di due anni fa.

Lettera ad un figlio
Istruzioni sull’uso del mondo.
Parte 1: istruzioni sull’uso di una gerarchia sociale.
( ndr: dedicato anche ai nostri rappresentanti in parlamento.)

Ciao, figliolo. Si, dico a te. So che mi leggi. Questo e’ un messaggio personale. Potresti prenderlo come un favore: ti spiego per quale ragione non riuscirai mai a fare la carriera che speri, e ti spiego perche’ non sei capace di fare le cose che ti chiedono di fare. Per fortuna non sei il mio capo. Ma ti sento mentre fai il caporale con gli altri. E ti spiego perche’ sei un caporale dentro. Non riuscirai mai ad avere nulla di diverso dai gradi da caporale, sappilo. E adesso ti spiego il perche’.
Le regole principali del comando.
Quando sei il capo di qualcosa, o sei “al comando” di qualcosa, ti viene chiesto di prendere decisioni. Ma il comando non finisce nello sputare ordini a destra ed a sinistra. Ci sono delle regole di base. Vediamo quali.
• Non ti puoi togliere i gradi quando vuoi. Il comando e’ prima di tutto servizio. Sia perche’ (a meno che tu non sia a capo dell’universo) non sei ai vertici dell’organigramma, sia perche’ i tuoi superiori possono gia’ prendere le stesse decisioni che puoi prendere tu, ed oltre. Quindi, la tua capacita’ decisionale non serve a loro, se non in termini di volume. Non di qualita’. In termini di qualita’, puoi essere utile solo a quelli che stanno sotto di te. Quindi, regola numero uno: tu DEVI prendere una decisione OGNI VOLTA che DAL BASSO arriva una richiesta. Non fosse altro che “continuate cosi’”, DEVI dare un ordine OGNI VOLTA che ti chiedono di farlo. Punto. Non puoi decidere se farlo o meno, non puoi decidere quando farlo. Sei al servizio di quelli che stanno SOTTO di te, che ti piaccia o meno.
• Il comando e’ presente e continuo. Questo significa che quando non ci sei, un’altra persona deve sostituirti. E no, non per telefonarti : per fare il tuo stesso lavoro. Il che significa che il tuo secondo non e’ un “secondo”, e’ un vice. Sa tutto quello che puoi sapere tu e puo’ fare le stesse cose. Se non ne e’ capace, ogni volta che ti allontani il comando e’ interrotto in misura della sua inferiore capacita’. E tu hai fallito perche’ la tua catena di comando e’ incompleta. Il secondo puo’ e deve sostituirti. Il che ti espone al rischio che ti faccia le scarpe, certo. Succede. Del resto prima o poi andrai in pensione, e il mondo non finira’ per questo.
• I problemi scalano SOLO verso l’alto. NON, e ripeto NON, e ripeto NON deve e non puo’ succedere che ad una richiesta di direttiva la tua risposta rimandi la decisione a chi ti ha posto il problema. L’unica direzione in cui un problema scala e’ verso l’alto. Dall’alto verso il basso vengono direttive e soluzioni. Domande e problemi vanno solo dal basso verso l’alto. Altrimenti, chi sta sotto di te ma risolve i problemi diventera’ il capo ufficioso e avra’, de facto , il comando. Sino al punto in cui qualcuno non se ne accorgera’, promuovera’ lui e licenziera’ te.
• La gerarchia NON ha come compito principale quello disciplinare. Il che significa che non puoi vivere con il terrore di venire rimproverato dai tuoi capi se i problemi trapelano a loro. Il che significa che non devi nascondere i problemi ai tuoi capi. Il tuo capo che chiama i tuoi tecnici per sapere come vanno le cose anziche’ chiedere a te significa che da un lato lui si sente cieco e pensa di non dominare la situazione per colpa tua, dall’altra significa che non puoi difenderti se gli viene riferito qualcosa di brutto su di te. Sei esposto sia alla sfiducia del superiore che hai accecato negando informazione, sia alla maldicenza dei tuoi sottoposti. E questo solo perche’, come tutti i bambini stupidi, vivi nella paura che la gerarchia abbia come unico scopo quello di punirti, come i bambini che nascondono le malefatte alla mamma.
• La gerarchia NON ha come compito principale quello disciplinare, II. Ovviamente, se diventi inutilmente vessatorio otterrai che quelli sotto di te ti nasconderanno i problemi. Imparerai dei problemi solo quando scaleranno, ti arriveranno telefonate di rimprovero per cose di cui non sei a conoscenza e rimarrai balbettando ad ascoltare cazziatoni. E questo perche’ hai prodotto un inutile timore delle tue reazioni vessatorie: adesso i tuoi tecnici si riuniscono altrove per decidere come gestire i problemi senza che tu lo sappia. Sei cieco . Ti accorgerai degli iceberg solo quando ti arrivano nei denti. Essere inutilmente vessatori non serve ad una cazzarola di niente, se non a rimanere ciechi. Non ti da’ autorevolezza e ti espone a figure di merda catastrofiche.
• Il comando serve solo quando richiesto dal basso, o quando propaga ordini dall’alto. Non hai alcun valore aggiunto personale se non in questi due casi. Quindi, evita di propinare di continuo ai tuoi sottoposti senior la tua visione personale: non devi manovrarli, devi delegare. Altrimenti ti scoprirai stracolmo di lavoro perche’ per seguire tutti dovrai ripetere mentalmente il loro lavoro , e non riuscirai mai a seguire tutti. Inoltre, il tuo gruppo soffrira’ di un terribile paradosso di Abilene, perche’ tutti si affanneranno a fare cio’ che pensano sia tua volonta ergo volonta’ del gruppo. Il tuo compito e’ delegare nel modo giusto alle persone giuste, non manovrarle come se fossero delle ruspe.
• La politica non giustifica le tue scelte del cazzo. So benissimo che non sei all’altezza della situazione, e sai benissimo che la cosa sia evidente. Non puoi rispondere “politica” ogni volta che ti si fa presente che hai preso una posizione del cazzo. O rifiuti di rispondere perche’ l’ordine viene dall’alto, oppure hai la risposta alle critiche. Se rispondi “politica” dai alla gente l’impressione che tu non sappia fare politica abbastanza da evitare gli errori si propaghino sul tuo gruppo. E quindi ti dai dell’incompetente da solo.
• La lingua. Se vuoi essere un capo, devi saper parlare. Lo stravagante idioma paradialettale che parli ti squalifica agli occhi di tutti coloro che hanno svolto con profitto le scuole superiori. Ti fa sembrare ignorante. Il lavoro che svolgi non puo’ essere descritto in dialetto perche’ i dialetti sono destinati a popolazioni arretrate e non scolarizzate, cosa che fa mancare la capacita’ espressiva quando si tenta di descrivere qualcosa di moderno , di complesso o di astratto. Nessun dialetto puo’ darti le categorie del linguaggio che servono ad analizzare il lavoro che fai. Non esiste nulla del genere nella cultura tradizionale che ha creato quel dialetto, capisci? Quindi, impara la lingua del tuo paese.
• La lingua, II: se non parli bene la lingua del tuo stesso paese, non riuscirai mai a parlare una lingua straniera. E’ inutile iscriversi allo Shenker, ed e’ inutile fare altri corsi. Non parlerai MAI una lingua straniera in maniera decente sinche’ non parlerai la tua lingua madre. E il livello di conoscenza delle lingue straniere che potrai raggiungere rispecchia, con esattezza matematica, il livello che hai raggiunto nel conoscere la tua. Non solo non padroneggiando la tua lingua sembri un terrone ai tuoi compatrioti , ma quando sei all’estero sembrerai il corrispondente italiano del “buana negro” che disprezzi tanto perche’ sei fascista.
• Politica. Ah, si’: ci sono paesi nei quali vantarsi di essere “fascista ma moderato” non ti fa fare una bella figura. Evita di parlare di politica sul luogo di lavoro in generale, ma SPECIALMENTE se sei all’estero: una categoria che ti sembra innocua come “cattolico” in alcuni paesi puo’ essere imbarazzante se viene ribadita con troppa veemenza. E’ vero che l’azienda e’ ipso facto una gerarchia e che non sia pertanto una democrazia: ripeterlo qualche volta e’ simpatico, farne un motivo ricorrente puo’ sembrare una filosofia di comando di cui sei molto convinto, ripeterla di continuo ti fa classificare come un idiota frustrato. E non e’ un modo per ottenere rispetto dal tuo team.

Ecco, seguire queste regole non fa di te un capo, ci vogliono un sacco di altre qualita’. Ma ti evita di sembrare un caporale.

Come il Trattato di Versailles? OXI, Yanis, molto molto peggio !!

Firma del trattato di Versailles
Firma del trattato di Versailles

Yanis Varoufakis, da quando è un ex ministro non si tiene più ( non che prima si trattenesse molto, si veda questo VECCHIO articolo del 2010) ed ha scritto, riportato da centinaia di media, che l’accordo discusso ( ed ora approvato) tra l’Unione Europea e la Grecia gli ricordava il Trattato di Versailles del 1919, per l’umiliazione imposta al più debole.

Ai tempi la Germania del Kaiser sconfitta dalla triplice intesa, ora la Grecia.

Bisogna dirlo con franchezza: ha torto.

E di gran lunga.

L’accordo raggiunto infatti contiene disposizioni e proposte più umilianti di quelle imposte alla Germania dopo una sconfitta in una guerra mondiale da lei provocata!

Intanto, nel trattato di Versailles si stabiliva che una apposita commissione sarebbe stata istituita per valutare le possibilità di ripagare le “famigerate “riparazioni” di guerra, da parte di una Germania del primo dopoguerra allo stremo con contorno di scioperi, ammutinamenti e vere e proprie insurrezioni armate.

Niente del genere è stato istituito per la Grecia. Nessuno ( tranne il fondo monetario internazionale) si è chiesto se come e quando la Grecia avrebbe potuto ripagare i debiti contratti con i privati e con le ormai infauste “istituzioni” ( aka: la troika).

Per capire il confronto e comprenderne, sopratutto l’attualità, vale la pena di studiare un poco.

Come potrete verificare da soli nel dettaglio, Il tema delle riparazioni di guerra andò avanti ancora per quasi due anni, fino all’accordo di Londra del 1921, con il quale la Germania si impegnava a pagare 50 miliardi di marchi oro, 12.5 miliardi di dollari di allora, ovvero circa 180 miliardi di dollari di oggi. Tale somma poteva essere pagata in beni ( acciaio, carbone etc etc) o in denaro.

Per raccogliere la cifra fu stabilita l’emissione di tre tipi di bond differenti di cui uno, fin dall’inizio, sostanzialmente un junk bond, ovvero già in partenza in default per mancanza di coperture a garanzia.

In pratica la Germania, a parte una prima tranche di pagamenti, per circa una decina di miliardi, andò in default quasi immediatamente, tanto che, in perfetta analogia con quanto proposto da Schaeuble su ispirazione, pare, di Juncker, riguardo alla cessione dell’intero demanio pubblico Greco ad un fondo privato con sede in Lussemburgo, in una conferenza a SPA nel 22, i Belgi ed i francesi proposero di prendere in pegno il distretto minerario della RUHR, come garanzia per una ripresa regolare del pagamento delle “riparazioni”. La Germania continuò, più o meno volontariamente a ritardare i pagamenti, sia in natura ( legno acciaio carbone) che in denaro finché nel Gennaio del ’23 la RUHR , dopo un voto unanime della Commissione per le riparazioni, venne in effetti occupata. L?occupazione non fù un affare per le potenze vincitrici: i 900 milioni di marchi oro ricavati servirono, in buona parte a coprire le spese delle forze di occupazione. I motivi dell’occupazione non furono però economici ma sostanziali: non si poteva pensare di creare un precedente che consentisse alle potenze sconfitte di rinunciare agli obblighi sanciti dal trattato.

In realtà l’Austria, l’Ungheria, la Turchia erano già state esonerate dai pagamenti per evidente impossibilità economica ed anche perché, essendo entità statali del tutto nuove, non potevano essere caricate di responsabilità degli imperi che le avevano precedute.

Per quanto riguarda la Germania, dopo l’esplosione della famosa iperinflazione ( quella delle banconote da 100 miliardi di marchi), era diventato evidente come non fosse più in grado di pagare alcunché. si istituì una nuova commissione delle potenze vincitrici il cui scopo era di definire, da un punto di vista meramente tecnico, la capacità di pagamento della Germania ed un modo di  stabilizzare il budget tedesco, l’economia e di definire un livello di riparazioni sostenibile , come dalle esatte parole del presidente della commissione “from a purely technical standpoint how to balance the German budget, stabilize the economy and set an achievable level of reparations”. In sostanza si stabilì un bell’ “aircut” sui bond “C”, i bond A e B vennero sottoscritti da varie istituzioni pubbliche e private e vennero stabilite nuove modalità di pagamento, un miliardo il primo anno e poi 2.5 miliardi negli anni successivi  affidate ad una apposita agenzia.

Era il cosiddetto piano Dawes, dal nome del suo proponente americano.

Nonostante i vari disastri provocati dal’iperinflazione della Repubblica di Weimar, il PIL tedesco del tempo era di circa 50 miliardi di marchi oro.

Quindi 1 miliardo di marchi era circa il 2% del PIL del tempo.

La Germania adempì ai suoi obblighi per qualche anno.

Nel 27, grazie all’indebolimento politico ed economico della Francia riuscì a riaprire le trattative e si arrivò ad un nuovo piano, il piano Young, nel 1929.

tale piano prevedeva un haircut massiccio, oltre il 50% e tempi di pagamento lunghissimi, fino al..1988!!*

In ogni caso, dopo ulteriori prestiti e qualche pagamento, nel 1933, con l’avvento del nazismo i pagamenti furono sospesi.

Alla fine, tenendo conto di quanto versato e di quanto ottenuto come prestiti obbligazioniari ( mai restituiti) Il quadro è il seguente( tratto da wikipedia):

Evento Miliardi di marchi Oro Miliardi di dollari Miliardi di dollari 2015
Offerta iniziale tedesca, 24 April 1921 50 (valore capitale)
or 200 in annualità (valore nominale)[42][95]
12.5 – 50[Note 2] 165 – 661
Schema di pagamenti di Londra, 5 Maggio 1921 132[43] 33[87] 436
A and B Bond dello Schema suddetto 50[42] 12.5[42] 165
Piano Young, 1929 112[73] 26.35[70] 362
Totale dei pagamenti tedeschi al 1932 19–20.5 [89][90] 4.75 – 5.12[Note 2] 82 – 89

Il totale, 20 miliardi di marchi oro, come si vede, arriva a meno della metà di quanto proposto dal governo tedesco nel 1921.

In realtà tra i vari bond A e B, prestiti ponti etc etc ( prevalentemente erogati da USA ed Inghilterra ma anche Olanda, Belgio, Lussemburgo, Francia)

La Germania ricevette tra 27 e 38 miliardi di marchi oro e quindi ricevette più denaro di quanto restituì sotto forma di riparazioni di guerra.

Questi prestiti ed obbligazioni, ovviamente, furono denunciati dal governo Nazionalsocialista e non furono mai ripagati.

in sostanza: non solo la Germania non pagò le sue oblbigazioni di guerra che in piccola parte ma anche quella piccola parte fu a carico delle potenze vincitrici e, in sostanza, ricevette aiuti a fondo perduto pari a almeno il DOPPIO DI QUANTO PAGATO.

In sostanza, al netto di quanto pagato, ricevette aiuti a fondo perduto pari a circa un 2-3% di PIL OGNI ANNO per oltre dieci anni fino al 1933, a fondo perduto!

Questo per quanto riguarda il famoso Trattato di Versailles che è considerato da tutti i libri di storia, alla base dei disastri economici del dopoguerra tedesco ed a la base, a causa dell’umiliazione subita dalla fiera Nazione, della salita al potere di Hitler e quindi, in ultima analisi, della Seconda Guerra Mondiale.

La prima cosa che salta agli occhi nel confronto è che le pur vendicative potenze vincitrici della prima guerra mondiale rimisero le decisioni sui pagamenti in mano a TECNICI, dotati di buonsenso e sopratutto con il mandato di definire pagamenti che fossero compatibili con l’economia tedesca.

Niente di tutto questo, ripeto, è stato fatto per la Grecia.

Analogamente alla privatizzazione dell’intero patrimonio immobiliare greco, come garanzia per i prestiti, le potenze vincitrici occuparono manu militari il distretto della Ruhr, senza tuttavia pretenderne l’alienazione. Anzi: dopo qualche anno fu restituito alla Germania.

La Germania, negli anni peggiori, pagò riparazioni di guerra pari al 2-3% del suo PIL in buona parte sotto forma di materie prime.

In realtà tenuto conto del massiccio programma di prestiti da parte delle potenze vincitrici, ricevette MOLTI più aiuti di quanto versato, specialmente per il fatto che i prestiti non furono mai restituiti. In sostanza, al netto di tutto, la Germania, durante il periodo delle riparazioni ottenne circa un 1-2% di PIL all’anno  per 12 anni, di aiuti. Alla fine, per come andò la storia, a fondo perduto.

La Grecia ha un debito che si avvia ad essere il 200% del PIL su cui paga interessi bassi ( e vorrei vedere: a che titolo si prestano pelosissimi aiuti “ad usura” ad uno Stato membro della CEE e perché non si girano al detto Stato gli utili ricavati da detti interessi?) intorno al 2%. QUINDI la Grecia, a parte ripagare, chi sa quando, questo impagabile debito, deve comunque almeno ripagarne gli interessi che tendono al 4% del suo PIL.

Ovvero il doppio di quanto richiesto all Germania come riparazioni annuali per aver scatenato una guerra mondiale.

Chiosa:

Il famoso Piano Marshall e l’abbuono dei debiti di guerra tedeschi dopo la seconda guerra mondiale furono la logica conseguenza della lezione appresa con le riparazioni del trattato di Versailles: inutili, costose per chi le chiedeva e, in ultima analisi, ottima scusa per fomentare disordini, push, e nuove guerre.

Il Piano Marshall prima di essere un atto di generosità ed acume politico, fu un atto di logicità.

La cosa, del resto, era ovvia anche prima che il patacrac si verificasse, si veda, ad esempio Keynes con il celeberrimo Le conseguenze economiche della pace.

Esiste, in giro, per sbaglio almeno un barlume di questo acume politico ed economico, sufficiente a comprendere che questo e solo questo serve OGGI alla Grecia, un nuovo piano Marshall?

Ovviamente servirebbe anzi: servirà anche all’Italia, alla Spagna, all’Irlanda, al Portogallo…ed a tutti gli altri tra non molto.

Ovviamente i governi di questi paesi si oppongono ad un”haircut” del debito che pure creerebbe un precedente a loro vantaggio.

per un motivo semplice: dovrebbero poi giustificare ai propri elettori il perché delle inutili e recessive politiche lacrime&sangue degli ultimi cinque anni.

*La Germania ha poi onorato l’ultima rata delle riparazioni nel 2010