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Geologo, Ingegnere ambientale, ho introdotto per primo in italia il concetto di retrofit elettrico dei veicoli esistenti. Parlo troppo, troppo veloce di troppe cose. Non-mi-si-regge. Il mondo è complicato, connesso, fuso, pieno di sentieri e strade che si incontrano, si intrecciano. Mi piace esplorare quelle piu' strambe.

C’era vita su Marte e non solo il Sabato sera…

mars gullies mistery resolved
mars gullies mistery resolved

È strano, ma questa storia, mentre scrivo, NON è ancora uscita, pur essendo indubbiamente una storia interessante,anzi, rivoluzionaria.

Non è stata ancora indetta nessuna conferenza stampa dalla Nasa, non è stato ancora pubblicato nessun articolo da un prestigioso e credibile centro di ricerca di rilevanza mondiale.

Eppure, è una storia plausibile. Anzi, se avrete la pazienza di seguirmi in quello che si annuncia un post MOLTO lungo, è forse la storia PIÙ plausibile che si possa attualmente scrivere sul pianeta rosso.

Per mia fortuna, un blogger non ha gli stessi obblighi di un serio ricercatore di un  centro di ricerca internazionale. Il che non lo esime, naturalmente, dallo scrivere storie plausibili, fondate su fatti assodati o almeno su evidenze solide. Prendetela, quindi, come una storia curiosa, che voglio condividere con voi, una storia curiosa quanto affascinante, che resisterà o meno alla prova dei fatti ( ulteriori) che emergeranno nelle settimane,mesi, anni, prossimi.

Cominciamo, come si dice, dall’inizio.

Quando Mariner 9, nel 1971, entrò in orbita intorno a Marte e fotografò oltre l’85% della superficie, fu chiaro che Marte, in un’epoca remota ( lo dimostravano i numerosi crateri sovrapposti) aveva attraversato una o più fasi in cui l’acqua liquida era stata presente. Letti di fiumi disseccati, delta fossili, crateri parzialmente riempiti di sedimenti: le prove erano numerose ed inconfutabili.

una foto di mariner 9

Le missioni dei 40 anni successivi hanno ampiamente dimostrato che non solo l’acqua era stata presente sul pianeta nel passato ma lo era stato per periodi lunghi, centinaia di migliaia di anni per volta, o addirittura milioni.

Restava da capire come era stato possibile che su un piccolo pianeta, molto più lontano dal sole della Terra, in un remoto passato in cui il Sole era più debole di oggi del 20-30%, si fossero verificate le condizioni ambientali perché  vi fosse acqua allo stato liquido per lunghi periodi. La prima e più semplice risposta, per molto tempo, è stata quella di un poderoso effetto serra.

Vediamo la situazione attuale: La pressione media su Marte è circa un cento sessantesimo di quella terrestre ed è alquanto variabile con la stagione ed anche su cicli molto più lunghi ( Marte, non avendo una grande Luna come la Terra, ha moti di precessione sostanzialmente caotici e molto più ampi di quelli terrestri). L’atmosfera di Marte è composta quasi interamente di CO2, con minime percentuali di gas nobili ed azoto.

Da circa dieci anni si è potuto riscontrare anche una presenza saltuaria quanto minima di Metano, in concentrazioni di qualche parte per miliardo. Ancora non siamo in grado di dire se questa presenza attuale sia di origine geologica ( alterazione di rocce basaltiche) o biologica. Solo una analisi isotopica ( la vita predilige gli isotopi “leggeri” per motivi di maggiore efficienza nelle reazioni) ci darà una risposta certa e definitiva.

Anche se sembra poca cosa, in realtà su Marte vi è molta più CO2 che sulla Terra: la pressione parziale di CO2, su Marte, è circa 15 volte quella terrestre e, una volta considerate le diverse dimensioni dei pianeti e la diversa gravità, si può valutare che vi sia circa dieci volte più CO2 che nella nostra atmosfera.

Anche se si tiene conto dell’influenza della CO2 nell’effetto serra terrestre, dal 30 al 60% del totale, a seconda che vi siano o meno nuvole (il vapor acqueo contribuisce all’effetto serra in maniera sensibile), in realtà su Marte è presente comunque un effetto serra più sensibile che sulla Terra.

Tutto questo premesso, la temperatura media attuale su Marte è stimata intorno a 45 gradi sotto zero, con una T massima registrata al suolo di +35 gradi e minime di oltre 170 gradi sotto zero . Anche qualora si raggiungano temperature sopra zero, l’acqua liquida non può esistere, se non per brevissimi periodi, perché, data la bassa pressione, tenderebbe a bollire ed evaporare rapidamente.

Le uniche fasi stabili dell’acqua su Marte, sono quindi quella gassosa e quella solida, il ghiaccio, che è presente sia ai poli, per spessori di alcuni km, che in molte altre aree del pianeta, spesso coperto da uno strato di polvere e sedimenti. Come detto, infatti, l’asse di rotazione di Marte, a causa delle perturbazioni di Giove ( assai più vicino rispetto alla Terra) subisce nel tempo oscillazioni imponenti, decine di volte maggiori di quelle terrestri e quindi i poli hanno occupato, nel tempo, anche aree attualmente poste alle medie latitudini.

E le tracce, certe, di acqua liquida, per periodi non brevi, allora?

Evidentemente, deve essere stato presente un effetto serra imponente, sufficiente a portare la temperatura media, per lunghi periodi, sopra quella di congelamento dell’acqua.

Per decenni questo effetto serra è stato attribuito ad una atmosfera di CO2 molto più spessa di quella attuale.

In tempi recenti, anche a causa della scoperta, come abbiamo visto, di metano, sia pure in tracce infinitesime, questa convinzione ha cominciato a scontrarsi prima con verifiche e simulazioni realizzate con modelli numerici e, in ultimo, con i dati sperimentali delle sonde che orbitano il pianeta e, più recentemente, dei robot sulla superficie.

In primo luogo, numerosi studi e simulazioni, fra i quali citerò questo, hanno dimostrato che, qualora si cerchi di raggiungere condizioni climatiche sufficienti al mantenimento di acqua liquida al suolo, anche pressioni elevatissime di CO2, fino a 5-10 bar ( corrispondenti ad una atmosfera circa trenta volte più densa di quella terrestre attuale) non sarebbero in grado di aumentare a sufficienza la temperatura, perché la CO2 condenserebbe come ghiaccio secco prima che il pianeta si riscaldi abbastanza.

Del resto, non si capisce dove sia finita tutta questa CO2.

La CO2 presente attualmente su Marte, sotto forma di ghiaccio secco, anche se potesse essere fatta tutta sublimare, come viene proposto negli scenari di “terraforming”porterebbe la pressione a 0.4-0.6 Bar, insufficiente per garantire la presenza dell’acqua allo stato liquido, data l’insolazione attuale.

Le cose, miliardi di anni fa, andavano ancora peggio.

Il giovane Sole di 4 miliardi di anni fa, era circa il 30% più debole, tanto che anche la Terra, nonostante una atmosfera MOLTO più ricca di CO2 di quella attuale, ha attraversato diverse fasi glaciali estreme forse fino ad essere ricoperta interamente da ghiacci.

La Terra a palla di neve

Date le prove CERTE della presenza di acqua liquida sulla Terra in quel periodo, si è dovuto, anche per il nostro pianeta, postulare una atmosfera assai diversa da quella attuale, in modo da superare il cd. “paradosso del sole debole”.

A queste osservazioni si è cercato di rispondere, postulando la presenza di carbonati di calcio come “trappole geologiche” per la CO2 mancante, in analogia con quanto successo sulla Terra ( se l’anidride carbonica emessa dai vulcani terrestri non fosse stata “sequestrata” sotto forma di carbonati, poi sepolti, ora avremmo una atmosfera decine di volte più densa dell’attuale, più spessa di quella di Venere e un effetto serra sufficiente a far rimpiangere le brezze primaverili del pianeta gemello).

Il problema è che, grazie alle capacità dell’ultima generazione di sonde, è possibile riconoscere, con affidabilità e risoluzione ottime, la natura delle rocce presenti sulla superficie di Marte, tanto che i siti per l'”ammartaggio” dei robot Opportunity e Spirit sono stati scelti anche per le caratteristiche geologiche dei siti, come risultavano dall’orbita.

Dettaglio di una mappa geologica di marte, USGS

Nonostante queste capacità, di carbonati, sulla superficie di Marte, non ne sono stati rilevati, se non in piccole percentuali e in zone limitate della superficie. Storia simile, analizzando i meteoriti marziani conosciuti.

Dove è finita, allora, tutta la CO2 che avrebbe dovuto essere presente, una volta, per garantire il mantenimento di acqua liquida su Marte? I carbonati che avrebbero dovuto formarsi, per la contemporanea presenza di acqua liquida ed elevate quantità di CO2, dove sono finiti? Sono stati forse sepolti dalle fasi climatiche e geologiche successive, venendo sottratti ad una facile individuazione dall’alto?

Il robot Curiosity, su Marte dal 2012, è stato inviato in un sito molto particolare, il cratere Gale, proprio per cercare di dare una risposta, una volta per tutte a queste ed altre domande pressanti sul passato ed il presente di Marte.

il cratere Gale e la zona di ammartaggio del rover opportunity
il cratere Gale e la zona di ammartaggio del rover curiosity

Il cratere Gale è caratterizzato dal Monte Sharp, una montagna che si eleva di oltre 5,5 km dal suo fondo, una altezza paragonabile a quella delle maggiori montagne terrestri del nostro pianeta ( la più grande montagna singola della Terra è il Mauna Loa, Hawaii, che si eleva di quasi dieci km dai fondali circostanti), ivi compreso il Mt Everest, che, come montagna singola si eleva di circa 4.8 km sulle zone circostanti.

Questa montagna, già dai rilievi fatti dall’orbita, risultava essere formata interamente da sedimenti, che una volta coprivano interamente il cratere e che in seguito alla loro deposizione, in miliardi di anni, sono stati pian piano erosi dal vento fino alla situazione attuale.

Un lato del cratere mostrava chiare tracce di un delta fluviale fossile, così rivelando l’origine probabile dei sedimenti stessi. 5 km e mezzo di sedimenti rappresentavano un periodo assai lungo di deposizione, certo non legato a singoli eventi catastrofici di riscaldamento ma piuttosto ad un periodo o più periodi di sedimentazione di una durata minima di milioni di anni.

Un tragitto di studio che partisse dalla parte più bassa del cratere e risalisse, via via le pendici del monte Sharp, sarebbe stato un tragitto a partire dalle prime fasi di vita del pianeta via via verso tempi più recenti.

Dopo quattro anni, 17 km e Terabye di dati raccolti, Curiosity ha confermato lo scenario, mostrando che, almeno fino alla parte del cratere e del Monte Sharp fin qui esplorati, lo scenario era quello di deposizione in acque tranquille, presumibilmente a cielo libero.

PIA17595-16 marte

Formazione di Yellowknife. Questo, una volta era il fondo di un lago, su Marte

Mancavano infatti le tracce e prove di una sempre possibile deposizione sotto una coltre glaciale ( che avrebbe permesso la permanenza di acqua libera anche in presenza di condizioni ambientali sfavorevoli).

il cratere Gale oltre 3,5 miliardi di anni fa
il cratere Gale oltre 3,5 miliardi di anni fa

I minerali rilevati comprendevano argille, sintomo di una deposizione lenta e tranquilla, derivanti dall’alterazione in ambiente ricco d’acqua di rocce primarie. La natura mineralogica delle argille ritrovate ha mostrato che l’ambiente di deposizione era neutro o ALCALINO. Ovvero, l’acqua in cui si sono formate e deposte queste argille poteva mantenere in soluzione solo concentrazioni molto basse di ioni carbonati ( altrimenti avrebbero dovuto essere acide o fortemente acide). D’altronde i carbonati, che avrebbero dovuto depositarsi nei sedimenti, ovvia conseguenza della impossibilità di mantenere in soluzione la suddetta CO2, in un ambiente che ne avrebbe dovuto essere ricchissimo, erano assenti o presenti in piccole quantità. In realtà una atmosfera con le concentrazioni di CO2 richieste sarebbe stata in equilibrio solo con acque acide o molto acide, deposizione o non deposizione e quindi il solo fatto che le acque di deposizione fossero costantemente neutre o alcaline smentiva questa ipotesi.

In sostanza: quando si sono formati i sedimenti, centinaia e centinaia di metri di fanghi accumulatisi lentamente sul fondo di un tranquillo lago, per un tempo MINIMO di milioni di anni, carbonati in soluzione praticamente non c’erano, ne potevano esserci e di conseguenza l’effetto serra che permetteva il mantenimento dell’acqua allo stato liquido, PER MILIONI DI ANNI, non poteva essere stato causato dalla CO2, in accordo con quanto già risultava dai modelli e da quanto appreso dall’orbita.

Se non era causato esclusivamente dalla CO2 ( cosa, come abbiamo visto già quasi impossibile per definizione) l’effetto serra era CERTAMENTE causato da qualche altro gas o mix di gas.

Non pensiate che queste conclusioni, nonostante il tempo all’imperfetto di questo racconto, siano antiche: l’articolo che ha attirato la mia attenzione e che mi ha spinto ad approfondire l’argomento, è di solo un mese e mezzo fa. Qui la pubblicazione originaria.

Qui un articolo precedente che, analizzando le meteoriti marziane, arrivava alle stesse conclusioni: poca CO2, <1 bar, e pochi carbonati.

In realtà, la mancanza di evidenze scientifiche di una densa atmosfera di anidride carbonica nel passato del giovane Marte, è un dato di fatto ormai acquisito in modo diffuso e solido, anche se recente.

Ok. Quali potevano quindi essere questi gas e quanti dovevano essere per ottenere l’effetto serra necessario?

Risposta rapida: escludendo i gas nobili, il freon, l’ammoniaca ed altri esotici, anche perché su Marte le birre restavano e restano fresche da sole ed i Marziani non avevano bisogno di frigoriferi, ci restano il Metano e l’idrogeno.

birre sempre fresche su marte!
birre sempre fresche su Marte!

In effetti sempre molto recentemente, c’e’ chi si è preso la briga di fare le dovute simulazioni ed ha calcolato che, con una atmosfera “mix” di CO2, idrogeno e metano, Marte avrebbe potuto avere condizioni sufficienti a mantenere l’acqua allo stato liquido anche per pressioni molto più basse che nel caso di una atmosfera prevalentemente di CO2. Il Metano, infatti, è un gas serra MOLTO più potente della CO2, circa 25 volte di più.

Il problema è che anche queste simulazioni postulano una atmosfera di CO2 TROPPO densa(un paio di Bar), per evitare di dover avere troppa H2, che sarebbe scappata rapidamente nello spazio e metano, che ha il brutto vizio di essere scomposto rapidamente dagli ultravioletti solari.

Nelle condizioni attuali di Marte si calcola che una molecola di metano duri circa 350 anni. Anche sulla Terra, che pure ha la protezione dell’ozono, che assorbe gli ultravioletti, la durata del metano è comunque nell’ordine di alcune centinaia di anni.

Benché nel passato di Marte la radiazione solare fosse, come visto, più debole, è comunque impossibile ipotizzare una atmosfera ricca di metano ed idrogeno senza prevedere una vigorosa sorgente per questi gas, tale da permetterne il ricambio in poche migliaia di anni.

Poiché, come visto, è assolutamente vitale postulare una atmosfera ricca di questi gas, resta da determinare quale  ne fosse l’origine.

L’ipotesi, temeraria magari, ma meno di quelle alternative, come vedremo,che fa il sottoscritto è che non solo l’origine di questi gas sia biogena ma che è IMPOSSIBILE che non sia tale.

Ovvero: che è molto ma molto ma MOLTO MOLTO improbabile che possa essere di origine non biologica.

Ovvero che, ai tempi in cui il cratere Gale ospitava un lago, era presente una vigorosa attività biologica che permetteva ad una densa atmosfera di metano, idrogeno e CO2 di persistere, per molti milioni di anni.

La perdita progressiva di idrogeno verso lo spazio, in un periodo di centinaia di milioni di anni, ha reso sempre più difficile il mantenimento duraturo di quantità sufficienti di metano ed idrogeno, con le condizioni adatte alla vita che si riducevano, lasciando la sola CO2, insufficiente a garantire un effetto serra abbastanza potente, che è rapidamente condensata, come ghiaccio secco, via via che la temperatura calava ai livelli attuali,

Episodici periodi con clima più caldo, dovuti alle oscillazioni dell’asse di rotazione, fasi vulcaniche più intense ed altre variabili solari hanno permesso il ritorno di condizioni più favorevoli, ma per periodi sempre più brevi e distanziati tra di loro. Fino all’instaurarsi con qualche variazione del clima e delle condizioni attuali.

Ok: sto DAVVERO dicendo che è possibile provare che è esistita la vita su Marte?, Mettetemi pure il bicorno da Napoleone, anzi: fatemelo mettere da solo, ma…si.

Detail_from_a_painting_of_Napoleon

Con una prova “ad escludendum, ma intendo dire proprio questo!

Vediamo come funziona, la cosa.

Questa ipotesi mi è venuta naturale, dal momento in cui ho letto con notevole curiosità del meccanismo proposto per la produzione di metano abiogeno, cioè di origine non biologica.

Quella degli idrocarburi abiogeni, qui sul pianeta Terra, è quasi una setta, che si basa su pochi e contestati dati, per teorizzare che TUTTI gli idrocarburi siano di origine abiogena e quindi esistano in quantità praticamente illimitate, nel profondo delle viscere terrestri.

Il meccanismo proposto per la formazione di metano abiogeno su Marte, però è completamente diverso ed ha a che vedere con la mia ( prima) tesi di laurea in geologia e, per quanto possa sembrare strano, con questo:

Il battistero di firenze
Il Battistero di firenze

Che, come saprete, è il Battistero di Firenze. Questo e decine di altre chiese di Firenze e della Toscana, sono decorate da elegantissimi rivestimenti di marmi verdi e bianchi. In realtà il marmo verde, anche noto come marmo di Prato … non è un marmo!

Un dettaglio della Badia Fiorentina

Si tratta di serpentinite, una roccia metamorfica, prevalentemente formata da un minerale, il serpentino, derivante dall’alterazione da parte di fluidi idrotermali, dei principali minerali costituenti rocce ( solitamente intrusive) di composizione basaltica.

Quando ho letto che il meccanismo proposto per spiegare la presenza di metano su Marte era questo: mi è suonato un campanello: non mi ricordavo niente del genere, nei miei studi sulle ofioliti ( che è il nome aulico, perché derivato dal greco, della famiglia di rocce che comprendono le serpentiniti, una storica specialità della facoltà di geologia di Firenze, che vede tra i suoi docenti e dottorati alcuni tra i massimi esperti mondiali del settore, manco a dirlo).

Il primo motivo era semplice: le serpentiniti si formano, mi ricordavo, intorno a 200-500 gradi ed a quella temperature gli idrocarburi, tutti, non sono stabili e degradano in C( grafite) ed acqua; è la ben nota “finestra del petrolio”, la gamma di temperature del sottosuolo entro le quali ci si può aspettare di trovare petrolio, con varie caratteristiche, gas o…grafite, se va bene.

finestra degli idrocarburi

La reazione di serpentinizzazione “classica”, quella che avevo studiato io, invece, avviene a temperature e pressioni anche più basse, in termini geologici, ma comunque troppo elevate per avere produzione di metano, oltretutto la reazione è fortemente esotermica e scalda la roccia circostante. Ecco di cosa parliamo:

Fayalite3 Fe2SiO4 + water2 H2O → magnetite2 Fe3O4 + aqueous silica3 SiO2 + hydrogen2 H2
(Reaction 1a)
Forsterite3 Mg2SiO4 + aqueous silicaSiO2 + 4 H2O → serpentine2 Mg3Si2O5(OH)4
(Reaction 1b)
Forsterite2 Mg2SiO4 + water3 H2O → serpentineMg3Si2O5(OH)4 + bruciteMg(OH)2
(Reaction 1c)

Fayalite e Forsterite sono i due estremi, tutto Fe o tutto Mg, del minerale Olivina che ha formula (Fe,Mg) SO4. Da notare come la reazione che produce H2, avviene con il termine estremo “tutto Fe”, che sulla Terra è caratteristico di rocce vulcaniche che su Marte sono molto rare .

Qui si fermavano le mie conoscenze e quindi, quando ho letto dei processi di serpentinizzazione come possibile fonte di metano su Marte, sono caduto dalle nuvole. In effetti, negli ultimi venti anni si sono scoperti qua e la, nei pressi delle dorsali oceaniche, dei “camini” idrotermali peculiari, al di sotto dei quali accadono reazioni MOLTO particolari.

Tra le quali, questa:

Olivine(Fe,Mg)2SiO4 + watern·H2O + carbon dioxideCO2 → serpentineMg3Si2O5(OH)4 + magnetiteFe3O4 + methaneCH4

Che, in forma bilanciata può essere scritta così:

18 Mg2SiO4 + 6 Fe2SiO4 + 26 H2O + CO2 → 12 Mg3Si2O5(OH)4 + 4 Fe3O4 + CH4 (Reaction 2a’)
Olivine(Fe,Mg)2SiO4 + watern·H2O + carbon dioxideCO2 → serpentineMg3Si2O5(OH)4 + magnetiteFe3O4 + magnesiteMgCO3 + silicaSiO2 (Reaction 2b)

Vedete? C’é una reazione che produce Metano!!!

Questa reazione o altre simili, sono quelle proposte per permettere la produzione di metano abiogeno su Marte. Se può essere una possibilità per le poche centinaia di tonnellate/anno necessarie a spiegare il metano attuale, resta da capire se sia plausibile per i (molti) miliardi di tonnellate/anno necessari a mantenere una densa atmosfera di CO2, metano ed idrogeno su Marte.

Come vedremo, no.

Il primo problema è che questa reazione ( la 2a, nello schema sopra) avviene, preferibilmente, se la Serpentinite è povera di magnesio. Abbiamo visto che questo corrisponde a rocce tendenzialmente più differenziate rispetto alla composizione prevalentemente basaltica delle rocce vulcaniche marziane e, più in generale, della superficie del pianeta. Ma, SOPRATTUTTO, avviene se vi è una scarsa presenza di CO2. Ma come potremmo avere una scarsa presenza di CO2 e contemporaneamente un IMPONENTE rilascio di CH4, Metano, nelle quantità necessarie? da dove arriverebbe il C necessario?

C’è di peggio. La reazione è stata equiparata qui e qui ad un processo noto come Fischer-Tropsch ( o al processo Sabatier, un analogo) ed avviene con difficoltà se non c’è UN CATALIZZATORE metallico. E’ evidente che ipotizzare condizioni naturali che prevedano la presenza di metalli aventi le caratteristiche adatte a funzionare da catalizzatori naturali, pone immediatamente dei vincoli pesanti, in termini di probabilità che questo si verifichi. A tal proposito e, più in generale, per un autorevole sunto della situazione, si veda questo video, di uno dei massimi esperti mondiali di metano abiogeno, un  italiano, interessante anche per quanto riguarda la mancanza di comunicazione tra i diversi settori di ricerca planetologica.

Benché esistano articoli recenti che evidenziano come, in limitati casi, sia possibile una reazione diretta a partire dall’idratazione dei minerali ( senza la mediazione dell’H2 e senza un “catalizzatore”) da una semplice analisi di quanto sappiamo sul nostro pianeta, risulta abbastanza chiaro che il processo è relativamente raro.

sorgenti metanifere note da serpentiniti continentali https://www.youtube.com/watch?v=UwJxDUZ_TEQ&feature=youtu.be
sorgenti metanifere note da serpentiniti continentali https://www.youtube.com/watch?v=UwJxDUZ_TEQ&feature=youtu.be

Ora:

  • Sulla Terra, le rocce basaltiche sono presenti in enormi estensioni sotto la grande maggioranza dei bacini oceanici e, in particolare, ci sono decine di migliaia di km di dorsali oceaniche che costituiscono siti di vulcanismo attivo e di emissioni ed alterazioni idrotermali vigorose, tanto da permettere l’esistenza di interi ecosistemi, completamente scollegati dall’energia solare. Nonostante questo, la scoperta di metano abiogeno è relativamente recente e comunque, ad oggi sono un paio di dozzine i siti identificati in tutto il pianeta.
  • SE così non fosse, avremmo concentrazioni di metano in mare e nell’atmosfera di gran lunga superiori a quelle riscontrate.
  • Il vulcanismo marziano ha caratteristiche diverse da quello terrestre, prevalentemente per la caratteristica di avere centri eruttivi migliaia di volte più longevi ( miliardi di anni contro milioni) con singole eruzioni più vigorose e più distanziate nel tempo ( milioni di anni contro migliaia o meno). In ogni caso, l volumi complessivi messi in posto nel corso della storia del pianeta e le relative emissioni, non sono nemmeno lontanamente confrontabili con quelli terrestri. Per creare e, SOPRATTUTTO, mantenere una atmosfera densa a sufficienza, si sarebbero dovuti produrre, come detto, centinaia di miliardi di tonnellate di metano ed idrogeno ogni anno, con processi che avvengono lentamente e non frequentemente ( di nuovo: se fossero processi comuni, in un pianeta, il nostro, in cui i tre quarti del vulcanismo è subacqueo e il quarto rimanente vede la presenza diffusa di acqua negli ultimi km vicino alla superficie, li avremmo scoperti MOLTO prima). Questo si traduce nella messa in posto di migliaia di km cubi di magma all’anno, volumi enormi che anche sul nostro pianeta, assai più attivo vulcanicamente, hanno pochi riscontri (i trappi indiani, alcune eruzioni particolarmente catastrofiche, l’Islanda, in alcuni momenti particolarmente vivaci) Soprattutto, al contrario di quanto sappiamo del vulcanismo marziano, si sarebbe dovuto trattare di emissioni tanto imponenti quanto relativamente costanti, per mantenere le condizione adatte al mantenimento di acqua liquida, per milioni di anni per volta, causa rapido degrado del metano e fuga dell’idrogeno.

Fino a qui, come vedete, ho fatto considerazioni qualitative, basate su dati generali.

Recentemente, qualcuno ha provato a fare i conti e ha mostrato che la produzione di metano abiogeno con i meccanismi conosciuti e mostrati, avverrebbe, su pianeti di tipo “terrestre” e “marziano”, molto lentamente, non permettendo così di raggiungere le necessarie concentrazioni in atmosfera.

In questo articolo si è calcolato quanto metano ed idrogeno potessero essere prodotti da pianeti di tipo terrestre, con una attività geologica simile a quelle conosciute e  quali concentrazioni si  potessero raggiungere in atmosfera.

In breve: i risultati sono in accordo con la mia tesi: Produzioni basse: 10 alla nona, (ovvero miliardi di) molecole al secondo, ovvero decine di milioni di miliardi di molecole/anno. Per centimetro quadro. Sembra tanto ma si tratta di  infinitesime frazioni di milligrammo all’anno. Una produzione totale massima nell’ordine di un milione di tonnellate/ anno per pianeti di tipo terrestre. Concentrazioni MASSIME di poche parti per milione in atmosfera.

Non ci siamo e non ci siamo per forse quattro o cinque ordini di grandezza!!!!

Facciamo tutta la tara che vogliamo a questo articolo ed altri simili, ma la sostanza non cambia: un processo interessante ma limitato e poco produttivo, che non può in alcun modo produrre le quantità necessarie di gas serra.

La cosa, in qualche modo, deve essere filtrata anche tra i vari gruppi di ricerca che lavorano sui dati in arrivo dai robot e dalle sonde marziane.

Infatti, per risolvere il problema di una produzione troppo modesta e sporadica, è stato proposto un meccanismo di rilascio improvviso di metano “fossile”dovuto alla dissociazione di clatrati, formatisi pian piano, in tempi geologici, riscaldati da eruzioni vulcaniche, emissioni idrotermali o addirittura da impatti meteorici.

Poco, ma poco ma MOLTO poco poco probabile!

Il problema di base è sempre lo stesso: le prove dal terreno sono per una presenza continuata di acqua allo stato liquido sulla superficie di Marte, per periodi lunghi. Un rilascio “cataclismatico” di metano dovuto a qualche imponente eruzione remota avrebbe si prodotto un effetto serra, forse anche un effetto serra a valanga, per il feedback positivo prodotto dal riscaldamento iniziale, ma si sarebbe trattato di un episodio, della durata massima di qualche migliaia di anni.

A parte questo c’e’ il trascurabile problema che i clatrati su Marte, non sono ancora stati trovati, benché siano, di nuovo, postulati, per spiegare la presenza ATTUALE di metano.

Da notare che, se l’articolo citato poc’anzi è corretto, questa è l’unica possibilità per continuare a postulare una origine abiogena per il metano ATTUALE.

Infatti le quantità di metano che sarebbero emesse attualmente ( la distribuzione di metano in atmosfera è molto irregolare e sembra dipendere da emissioni localizzate) nell’ordine di qualche centinaio di tonnellate all’anno, sembrano compatibili con i risultati dell’articolo. Solo che quei risultati sono calcolati a partire da un pianeta di tipo “terrestre”, ovvero con una vigorosa attività’ geologica, una tettonica a zolle con decine di migliaia di km di dorsali e zone di rift attive, etc etc. Su Marte non c’è traccia di niente del genere, in tempi recenti. Quindi, causa ridottissima attività vulcanica attuale ( esiste qualche indizio di attività recenti ma si tratta comunque di episodi sporadici) le emissioni attuali non possono essere di origine abiogena, a meno di postulare, appunto, il rilascio a partire da depositi “fossili” di clatrati, instabilizzati da qualche sorgente idrotermale.

Questa è, da tempo, la spiegazione prevalente.

Come abbiamo visto però, non è la più plausibile, sia per il metano attuale, sia, in misura clamorosamente maggiore, per quello passato.

Ne esistono di alternative, come ad esempio il metano “incistato” nel salgemma, ma, senza stare tanto ad approfondire, si tratta comunque di ipotesi stiracchiate.

Non so se avrete avuto la pazienza di seguirmi in questo escursus, complesso, arizigogolato eppure, giocoforza, ancora limitato. Non so se condividerete con me l’idea che si sia vicini alla prova che la vita, dopotutto non è(stato) un evento limitato al pianeta Terra.

Lasciatemi chiudere con una citazione:

“Once you eliminate the impossible, whatever remains, no matter how improbable, must be the truth.”

Una volta che si elimina l’impossibile, quel che resta, non importa quanto improbabile, deve essere vero.

Arthur Conan Doyle

Per finire una ciliegina: una proposta operativa.

alcuni esperimenti avevano proposto un metodo per riconoscere e discriminare tra metano di origine biogena ed abiogena: il rapporto tra idrogeno e metano vicino alle sorgenti. Rapporti superiori a 40 avrebbero denotato una probabile origine abiogena ( processi di serpentinizzazione e simili).

Rapporti inferiori avrebbero puntato ad una origine biologica.

Uno studio recente ha rimesso tutto in discussione, dimostrando come sia DAVVERO necessario compiere una serie di sperimentazioni per comprendere l’intero range delle temperature e condizioni possibili, in modo da verificare quali possano essere i valori discriminanti.

Non si tratta di discussione accademiche:

Questi rapporti potrebbero essere misurati dall’orbita, a patto di rimuovere il disturbo costituito dal “fondo”, ovvero dalla presenza di idrogeno di altre origini, senza attendere una missione dedicata, che misuri i rapporti isotopici del carbonio del metano marziano ( come abbiamo visto la vita predilige, per motivi termodinamici, che prescindono dall’evoluzione, il carbonio “”leggero”).

Si potrebbe approfondire sperimentalmente QUESTO aspetto e fornire un’ulteriore prova a favore, o meno dell’origine biologica del metano e quindi dell’effetto serra primordiale che ha permesso il mantenimento di acqua liquida su Marte, per milioni di anni.

Da notare che, anche in caso di metano ( ed idrogeno) di origine organica, se ne sarebbe dovuto produrre tanto.

Insomma: non solo ci sarebbe stata vita su Marte ma, addirittura sarebbe stato BRULICANTE di vita e non solo il Sabato sera.

here only for the beer
Dopotutto, può darsi che su Marte il clima fosse tiepido e le birre non fossero poi un granché…

Metano su marte oggi articolo del 2009

Metano su marte oggi, articolo del 2015

 

 

 

Un uomo “sola” al comando

renziefonzieChe quella italiana, negli ultimi venti anni, fosse diventata una democrazia molto, ma molto, ma molto molto, sui generis, mi era venuto il dubbio, più di una volta, specialmente negli ultimi dieci anni. Diciamo che il dubbio mi era venuto MILIONI di volte. Una democrazia prigioniera di un inciucio permanente effettivo tra i poteri che dovrebbero essere indipendenti e vicendevolmente regolanti. Il potere esecutivo, il potere legislativo, il potere giudiziario, il potere militare… Se abbiamo capito qualcosa, abbiamo capito che nel nostro paese tutti questi poteri si fondono e confondono l’un l’altro, sempre comunque in qualche modo genuflessi ad un potere confuso, totalizzante, liquido, che resta appena sotto traccia e si manifesta di volta in volta, come questo o quel comitato affaristico, come questa o quella lobby, come questo o quel faccendiere. In realtà quel che si è disegnato è una sostanziale sempre crescente ed ormai acquisita sudditanza di tutti gli apparati dello stato ( s minuscola d’obbligo) ad un apparato sempre meno imprenditoriale e sempre più affaristico e, in ultimo, “prenditoriale”, ormai dedito non tanto al fare affari ma allo smantellamento parassitario, fagocitamento e digestione di parti crescenti della struttura economica del paese.  Smantellato il settore petrolchimico, annientato quello delle telecomunicazioni, svenduto quello alimentare, privatizzato il settore bancario, investito immense quantità di denaro, migliaia di euro per contribuente, per autostrade e tav sempre meno alla portata dei cittadini ( provate a vedere quanto può costare una gita fuori porta in treno, per esempio a venezia, per una famiglia di 4 persone)e sempre più opere fini a se stesse, necessarie sopratutto per tenere su i grandi conglomerati dei costruttori/cementatori, con il motto “bei lavori belli soldi”. Dopo 20 anni resta poco, ormai, da spolpare, mancano i “bei lavori” e sempre di più mancano i “belli soldi” che dovrebbero finanziarli. Per il motivo, invero semplice, che quei soldi provenivano dai risparmi degli italiani, di tutti noi, dei nostri padri e nonni, accumulati da milioni di formichine, di buoni padri di famiglia e sperperati in pochi anni per finanziare l’ultimo giro d’affari degli amici di parrocchia, di loggia, di tessera, di merenda. Salvo poi, naturalmente, salvare le banche disastrate. Sempre con i nostri/vostri soldi. In un mondo globalizzato, il puzzo di carogna ha attirato mosche, cornacchie, condor ed infine sciacalli da tutte le parti. Essendo il problema di una crescente autofagia del sistema non solo italiana, essendo l’Italia praticamente il giullare, la macchietta del consesso internazionale, è stato inesorabile che venissimo visti come una opportunità di apparecchiarsi un bel banchetto, con riffa finale e villa sulle colline toscane a prezzo di realizzo, come premio finale. In questo contesto crepuscolare, il cittadino sempre più suddito, di fronte ad istituzioni che per prime non credono in se stesse, come SEMPRE succede e come ben insegna la Storia degli ultimi migliaia di anni, strangolato dal pessimismo della ragione, si è aggrappato ad un ottimismo del cuore, alla speranza di un homo ex machina, raddrizzatore delle sorti del bel paese ed inveratore del sempre verde mito dello Stellone italico.

La sorte ci ha mandato non un uomo coraggioso onesto, spregiudicato quanto basta e capace quanto ve n’era bisogno ma una sua dozzinale riproduzione sedicente….tutto.

Sedicente innovatore, sedicente giovane, sedicente uomo della strada contrapposto alle lobbies, sedicente paladino della capacità&sagacità contro il poltronismo e nepotismo. Un vero maestro, da Masterchef, nell’antica arte del rigirare la frittata, una volta fatta. E di smentire oggi, quel che aveva detto o fatto ieri, fare domani il contrario di quanto enunciato oggi e, con un contorsionismo degno del circo Togni, denunciare sdegnato ed impegnarsi a correggere nefandezze di cui era stato il primo e più convinto realizzatore.

Gli italiani hanno tanti difetti, di cui il principale è quello di essere perennemente alla ricerca di un vincitore sul cui carro saltare, meglio se alla ricerca di un eldorado dall’erba verdissima e dai frutti rigogliosi, sempre e solo se annaffiati con l’acqua e coltivati con le regole dei nostri virtuosissimi vicini. Insomma abbiamo la sindrome del cugino di campagna, il che, è davvero un paradosso, dando una occhiata smagata in casa die nostri supposti virtuosissimi e capaci vicini. Hanno tanti difetti, dicevo, ma non quello di non riconoscere, quando lo vedono un “sola”. Credo che, alla fine l’atto coraggioso quanto politicamente insensato del referendum sia spiegabile solo come saldo dell’enorme cambiale contratta dal “sola” nei confronti del blob che a parola diceva ( e dice!) di voler combattere.

Hanno tanti difetti, dicevo ma in fatto di “sole” la sanno lunga e l’hanno smagato presto. Al netto di tutto, il voto contrario dei cittadini significa proprio che non l’hanno bevuta. Ma il “sola” resiste persiste e contrattacca, almeno per recuperare la leadership dentro il suo partito, il fu PD, futuro PdR(enzi). Purtroppo, duole dirlo, avrà successo. Perché il bisogno che va a soddisfare è irrazionale quanto profondo ed ai “sola”, gli italiani sono abituati. Lui ha il pregio di raccontarla meglio degli altri, specialmente dei gufacci&professoroni che hanno il tremendissimo torto di raccontarla giusta(cioè grama). Ed è innegabilmente coraggioso quanto spregiudicato, quanto sfacciato.

Alla fine delle pulizie di primavera il pd, o quel che ne resta, sarà roba sua. E finalmente potrà coronare, finché dura ed inchieste permettendo (ma vedrete che all’improvviso scoprirà l’emergenza carceraria ed arriverà un bell’indulto) il suo sogno: un uomo sola al comando. Certo: di una nave che affonda. Ma non vi preoccupate, ha già individuato il ponte scialuppe, non si farà trovare impreparato, questa volta. Il comando, appena prima dell’iceberg, o subito dopo, passerà al prossimo “Sola”, ne abbiamo un certo numero, che copre l’intero arco parlamentare.

Perché in fondo, ci siamo rassegnati, al nostro destino da peracottari d’Europa. Il che è ridicolo, perché i sola più grandi sono quelli che con fiero cipiglio non cessano di darci lezioni.

La grande onda e piccoli uomini

hokusai surfing the big wave

Un’altra onda dipinta da Hokusai

Di recente Ugo, ha fatto un passo al di la del suo ormai celeberrimo dirupo di Seneca. E l’ha esemplificato con la grande onda di Hokusai. Credo abbia ragione.

E’ facile, dopo la tragedia dell’Hotel di Rigopiano, gridare all’evento straordinario, oppure, al contrario alla speculazione edilizia. La verità secondo me è che quella di Rigopiano non è stata una tragedia annunciata. Ne è un canarino nella miniera, che segnala che qualcosa sta succedendo al clima. E’ piuttosto il simbolo, l’ennesimo, della nostra incapacità di piccoli uomini di avere la piena consapevolezza di quel che facciamo, delle conseguenze delle nostre scelte, vicine e lontane. In pratica, stiamo esponendo l’intero pianeta ad un esperimento climatico mai visto INSIEME ad un esperimento ecologico mai visto. L’asservimento dell’intera biosfera ai bisogni di una singola specie. E la devastazione del sottile equilibrio che aveva garantito, fin qui, il clamoroso successo evolutivo di quella specie.

O credete che sia un caso, il fatto che ci siano voluti quasi centomila anni, ad uomini indistinguibili da noi, dal punto di vista fisiologico, per uscire dal paleolitico?

Ora, è decisamente tardi, troppo troppo tardi per stupirsi e, d’altronde è anche troppo tardi per prendere provvedimenti che non siano quelli di prepararsi a molti, forse troppi, avvenimenti del genere. Abbiamo scatenato una belva. Tre metri di neve. o tre giorni di pioggia. o tre mesi di siccità. o tre ore di uragano. Non importa. E gli albergatori di Rigopiano, con il loro albergo realizzato su un’area non sicura al cento per cento sono in clamorosa compagnia di buona parte degli insediamenti montani moderni e non solo.

Motivo semplice: eventi rarissimi, plurisecolari, di cui pure si conserva debole traccia geologica, diventano sempre più frequenti tanto da essere probabili nel corso della vita di un insediamento.

Se i nostri nonni erano sufficientemente prudenti e sufficientemente pochi, in queste zone di montagna, da scegliere solo i luoghi più sicuri e più riparati per gli insediamenti, ormai i villaggi  di montagna sono cresciuti a dismisura, trasformandosi in alcuni casi in vere cittadine e saturando lo spazio di fondovalle disponibile. spesso questi fondovalle nascondono le tracce di eventi catastrofici antichi, remoti o addirittura recenti. Un caso per tutti: Alleghe.

alleghe

Attualmente un ridente borgo di montagna, adagiato intorno ad un bellissimo laghetto. questo laghetto fino al 1771 non esisteva. Una enorme frana, staccatasi dal Monte Piz, sbarrò una valle, uccise 49 persone, distrusse un paio di paesi e portò alla formazione del lago.

SE fosse successa oggi, e potrebbe succedere, in uno delle centinaia di borghi montani sviluppatisi nel frattempo, in tutte le Alpi,  i morti si sarebbero contati a migliaia. La frana non era caduta per un caso, ovviamente ma per ben precisi motivi geologici. Questi motivi permangono ed eventi climatici estremi potrebbero riattivare la zona di frana o altre zone limitrofe con simili configurazioni geologiche. Allo stesso modo, il numero crescente di eventi meteoclimatici estremi non è un caso ma la conseguenze, prevedibile e prevista, del riscaldamento globale che solo un diversamente biondo, inopinatamente presidente degli Stati Uniti, può ritenere non nostra responsabilità.  Il combinato disposto di elevata antropizzazione delle nostre montagne e crescente esposizione ad eventi estremi rende certi altri eventi disastrosi. frane, inondazioni, slavine catastrofiche. Prepariamoci a tanti Rigopiano. Ce li siamo cercati. La grande onda che abbiamo generato non possiamo fermarla. Possiamo solo provare a surfarla.

Deboli di Costituzione.

pistola-flagE’ passato oltre un mese da un post che avevo deciso di NON pubblicare, perché si parlava di Costituzione, certo ma anche e sopratutto di cittadini. Salvata, per così dire la Costituzione, ora resta da fare i cittadini. Avrete pur visto che , dopotutto non è successo nessuno sconquasso. come, purtroppo, non è cambiato molto scambiando Arlecchino e Pulcinella sul palco.

In ogni caso il post ORA ha un senso maggiore che nell’immediatezza del referendum.

A mio sindacabilissimo giudizio, vi tocca sciropparvelo.

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22 Novembre 2016, Lettera ai lettori

Ormai, vada come vada, avrete già deciso come votare nel babbo di tutti i NON-eventi.

Ovvero nel NOIOSISSIMO ed INUTILISSIMO referendum Costituzionale.

Lasciatemi dire la mia, in libertà. A partire da un fatto evidente: Nessuna riforma costituzionale potrà  cancellare l’evidenza dei fatti: che siamo deboli, debolissimi di Costituzione. Di quella che conta, ovvero di una identità sociale, culturale e nazionale che ci permetta di ritrovare energie ed obbiettivi, l’unica cosa che potrebbe, diversamente biondi permettendo, salvarci dalla madre di tutte le Crisi, reloaded.

Questo referendum, in primo luogo, è un non evento perché, in un paese di buon senso, non si sarebbe mai tenuto. Perché le riforme in oggetto non sarebbero mai state proposte.

Non perché siano particolarmente nefaste ( ed in effetti, a mio giudizio, lo sono) ma perché sono, appunto, inutili, ininfluenti.

Inutili perché la nostra Costituzione, anzi: QUALUNQUE Costituzione è inutile senza Cittadini. Senza persone determinate a difendere e rafforzare il patto sociale che li lega sotto il tetto di regole condivise ed uguali ( si spera) per tutti e che si spera democratico.

E cittadini, in Italia, ne sono rimasti pochi, ammesso che ce ne siano stati mai molti in un paese individualista e settario come il nostro. In effetti è il patto Sociale, il progetto di Società concepito ormai 70 anni fa, la promessa di un futuro migliore e condiviso, a partire DAI LAVORATORI, ovvero da coloro che si costruivano il proprio benessere con le proprie mani, che vacilla, che cede. La nostra Società vaga, senza una direzione precisa, anzi nel tradimento dell’articolo 1 della Costituzione stessa . Mi pare infatti chiaro che la Repubblica attuale NON è fondata sul Lavoro (ammesso che esista ancora, come Repubblica e non sia ormai diventata una oligarchia di fatto).

Come è facilmente verificabile, l’articolo avrebbe dovuto terminare con “fondata sui lavoratori”, per rimarcare il primo soggetto destinatario e beneficiario del patto sociale ma, data la situazione internazionale, l’incipit sembrava troppo proiettato verso il socialismo reale per poter essere accettato da tutti i Padri Costituenti. Si trovo un compromesso che soddisfacesse i tre principali partiti popolari di allora.

Senza stare a ripercorrere la Storia di questi ultimi 70 anni è evidente che le modifiche proposte e del resto tutta la legislazione recente NON sono partite da quel famoso articolo 1 ma vadano, piuttosto, verso una fantomatica “governabilità” in grado di per se di garantire nuovi e radiosi giorni al nostro paese. In pratica, riconsegnerebbero il paese in mano ad una ristretta oligarchia, non eletta ( come è noto) ma, al massimo, indicata dagli elettori.

Del resto i lavoratori, al di la delle chiacchiere, hanno visto erose quando non cancellate buona parte della conquiste sociali ottenute nei primi 30 anni di Repubblica, in nome della demenziale “competitività.” Demenziale perché il costo del lavoro, in un paese come l’Italia, vale mediamente pochi percento del costo del prodotto finito e quindi, anche facendo lavorare le persone gratis, non potrebbe, da solo, risollevare l’economia, senza contare che, ovviamente, i poveri non comprano e non consumano. 

Detto questo, quella della necessità di una maggiore governabilità che non andrebbe a discapito della democrazia è una balla ed anche grossa. Perché, intanto le democrazie, per definizioni sono MENO governabili e meno stabili delle oligarchie e, sopratutto delle dittature. Ogni aumento di governabilità implica automaticamente, in qualche misura, una riduzione nella democrazia.  Siccome questa è stata mooolto erosa dal combinato disposto di leggi elettorali, diktat della trimurti internazionale a Presidenti compromessi con ogni potere altro da quello dal quale dovrebbe derivare il suo potere e tutte le altre varie cosuccie successe in questi anni, di democrazia in questo paese ne era comunque rimasta piuttosto poca.

La balla più grossa, comunque, è quella che la nostra struttura di governo con due camere paritetiche non permetterebbe lo svolgimento di una rapida funzione legislativa.

Ricordo solo una cosa: siamo il paese con più leggi, decreti ministeriali, decreti legislativi, decreti legge, decreti attuativi di tutta l’Europa e probabilmente di tutto il mondo cosiddetto civile.

Se la produttività di un parlamento si misurasse dal numero delle leggi, beh non avremmo certo bisogno di cambiare nulla.

Eppure, direi, queste centinaia di migliaia ( pare) di leggi e leggine NON hanno prodotto uno Stato perfetto, equanime, giusto, corretto, efficiente.

Sono MOLTO spesso,imperfette, farraginose, autoreferenziali, contraddittorie, illeggibili. E questo nonostante due o più passaggi dall’una all’altra camera.

Credo che sia difficile negare che un cospicuo numero delle nostre leggi siano scritte con i piedi ed attuate/applicate con ….altre parti del corpo. Per quale motivo, quindi, se i nostri legislatori sono così poco preparati, così eterodiretti, così incerti, da non riuscire a produrre leggi decenti dopo passaggi multipli, le cose dovrebbero migliorare quando questi passaggi fossero ridotti?

Ma, si dice, c’e’ bisogno di decisioni rapide in un mondo dinamico e mutevole come quello odierno. Si insiste che i tempi della costituzione erano altri: remoti, bucolici, rallentati, in una parola, placidi. Eh?! Ehhh?!! EEEHH??!!! No, dico: noi, a 25 anni da Mani Pulite, non siamo ancora riusciti a ricostruire una seconda repubblica decente. I nostri Padri Costituenti in 25 anni si  sciropparono due guerre mondiali, un ventennio fascista e la Ricostruzione, che portarono a termine in meno di dieci anni.

Le leggi sulla tutela del lavoro, dell’ambiente, della sanità e previdenza pubblica. Oltre metà delle nostre città, buona parte della rete autostradale e ferroviaria, interi reparti industriali ( automobilistico, elettrico, chimico) sono stati ricostruiti o costruiti di sana pianta nei primi dieci, quindici anni della Repubblica ed osiamo dire che erano dei placidoni che si erano costruiti una struttura parlamentare faraginosa, adatta ai loro tempi lunghi?

Solo una Nazione, fragile, esile, malaticcia e stordita, debole, debolissima di Costituzione, senza memoria e, direi, senza pudore ne vergogna, si lascia raccontare frottole di questa portata da mezze calzetta di questa fatta, incapaci di riscrivere gli articoli della Costituzione senza trasformarli in un guazzabuglio illeggibile. Solo chi si è sempre disinteressato del significato e del valore della Costituzione, perché probabilmente non ha mai dovuto combattere per avere il diritto di averne una che non fosse calata dall’alto e fatta su misura per le oligarchie dominanti. Solo, infine, chi è già pronto per consegnare quel che poco che resta della struttura democratica dello Stato, pur di tornare alla crescita. sola salvatrice del futuro. Niente crescita, nessun futuro, è il mantra che continuano a raccontarci.

Siccome la crescita infinita in un pianeta finito è impossibile, consegnare il proprio futuro a chi continua ad illuderci di qualcosa che è impossibile, equivale a credere nei miracoli. Quelli di serie B, fatti da un santo falso che cammina sull’acqua perché ha i trampoli, che moltiplica i pani ed i pesci perché li frega a quelli più poveri di voi, che il discorso della montagna lo fa per convincervi che essere poveri, disperati e fessi è un bene perché grande sarà la vostra ricompensa.

Nell’altro mondo.

La prima Costituzione, è dentro di noi.

 

Il picco del tempo. E del denaro.

quadro ad olio di Carl Banks, 1974

Quante volte l’abbiamo sentito? A partire da Paperon De Paperoni, ogni “bravo” dirigente/ottimizzatore/supervisore controlla che i tempi di produzione siano rispettati, che questa preziosa risorsa sia utilizzata al meglio (dal punto di vista aziendale) etc etc.

In effetti il tempo è una risorsa cronicamente scarsa, che cominciamo a consumare nel momento in cui nasciamo.

Cosi stando le cose, è interessante notare come il tempo-uomo globale, la somma di tutto il tempo lavorativo utile dell’umanità, sia andato via via aumentando. La cosa è ovvia: le aspettative di vita mondiale finora sono regolarmente cresciute e contemporaneamente è cresciuto, in modo esponenziale, il numero di umani sul pianeta. Maggior tempo a disposizione del singolo X un numero esponenzialmente crescente di individui: crescita esponenziale del tempo utile.

Questo tempo lavorativo utile è stato ridotto in qualche misura, dal maggior tempo dedicato all’educazione dei giovani ma, in compenso, la sua produttività è stata e viene costantemente aumentata.  A parità di ore lavorate, si produce progressivamente di più, almeno in termini di PIL.

Tuttavia le cose potrebbero cambiare. In effetti potrebbe darsi che, per quanto riguarda questo tempo, si sia piuttosto vicini ad un massimo. Per i paesi occidentali, con tutta evidenza, è così: La vita umana media, in quasi tutti i paesi occidentali tende a stabilizzarsi, per raggiunti limiti biologici, o addirittura, a regredire. Di conseguenza anche il numero di occupati, a prescindere (per modo di dire) dalla mamma di tutte le Crisi, tende a rimanere più o meno stabile, immigrazione a parte (comunque si tratta di prendere a prestito il tempo-lavoro da altre parti del mondo).

Nei paesi in via di Sviluppo, invece, tale tempo cresce tumultuosamente insieme alla popolazione (molti paesi che fanno parte di questo gruppo hanno una età media della popolazione intorno ai 15 anni) ma siamo sicuri che sarà possibile, con la crescente scarsità di risorse, dare da lavorare a tutti?

Siamo sicuri che la crescita economica e quindi dei consumi, necessaria a garantire sempre più posti di lavoro, o, semplicemente a garantire l’occupazione attuale ( la maggiore efficienza significa che, quando l’economia non cresce, i posti di lavoro tendono a diminuire) sia possibile ancora a lungo?

Non è ovvio, non è PER NIENTE ovvio, visto il barcollare dell’economia mondiale e il progressivo esaurimento delle risorse del pianeta. Si potrebbe anzi pensare che si avvicini il momento di una DIMINUZIONE di PIL per ore lavorate ( gli stipendi sono statici o in diminuzione ed il PIL dipende anche dai consumi interni) . Non è affatto ovvio che il monte ore lavorative utili mondiali tenderà ad aumentare ancora e che, se lo farà, questo corrisponderà ad un aumento più che proporzionale del PIL.

Potrebbe sembrare, direte voi, una discussione sul sesso degli angeli.

Può essere, potrebbe essere, se non fosse che la frase “il tempo è denaro”, per molti economisti, va presa in senso letterale.

Cosa è il denaro, in effetti?

Potrà sembrare strano ma non esiste una risposta univoca, certa semplice ed assoluta. In effetti, un articolo davvero interessante, in merito al denaro (ed al tempo) mi ha spinto a scrivere questo post.

E’ un mezzo di scambio, certo. Una forma di “pagherò”, almeno nelle prime emissioni di banconote, che portavano la scritta “pagabili a vista al portatore”. Ma anche una scommessa sul futuro, vista l’emissione A DEBITO, nella sua forma più moderna di moneta FIAT ( da FIAT LUX: una moneta creata con un atto di volontà, nda).

Non è questo il momento di spaccare il capello in 4: Diciamo che in Europa ( ed anche in molti altri sistemi economici) il denaro viene creato sotto forma di crediti al sistema bancario europeo, in cambio di garanzie REALI, depositate presso la banca centrale stessa, che sono quelle che danno realtà e valore, in ultima analisi, al denaro prestato, creandolo dal nulla. Gli Stati non possono prendere a prestito DIRETTAMENTE dalla BCE e, ovviamente, non possono più stampare moneta per onorare i propri debiti con imprese e cittadini.

Siccome buona parte di queste garanzie sono buoni ed obbligazioni varie statali ( ma non solo), La BCE sta diventando, potenzialmente, la principale creditrice di tutti gli Stati europei. Dato che, comunque, un certo numero di banche è destinato a fallire e quindi i beni posti a garanzia finiranno incamerati dalla BCE stessa e la cosa è ovviamente cumulativa, lo diventerà comunque. A questo punto il valore del denaro dipenderà dal valore che le economie europee e quindi gli Stati, riusciranno a creare, ogni anno, per onorare i detti debiti.

In pratica: il denaro ha valore nella misura in cui si conta di poter creare il suo valore IN FUTURO, nella misura in cui ci si attende che ci siano le risorse, pubbliche o private, per onorare i prestiti. Semplicistico? Forse, ma in sostanza, visto che stiamo consumando il tempo nostro e quello, più importante del pianeta, tutto si riduce ad attribuire un valore sufficiente al tempo, in calo, che ci resta per onorare le garanzie.

Via via che il futuro diventa più oscuro e le speranze di una crescita esponenziale infinita o almeno sufficiente a pagare i debiti attuali evaporano, il sistema si arena per il crollo di fiducia incrociato. La minore fiducia implica maggiori garanzie, che rendono il costo del denaro più alto, rendendo, di fatto impossibile procurarsene. Niente denaro, niente investimenti, niente investimenti niente crescita. Niente crescita, aumento delle sofferenze. Aumento delle sofferenze, aumento del rischio di fallimento per le banche. Che, d’altronde non hanno più beni reali da mettere sul piatto per farsi finanziare ancora dalla BCE.

La cosa è più seria di quanto sembra: se le banche non possono più chiedere denaro a prestito, il denaro CESSA DI ESISTERE, ogni volta che una banca riesce ad onorare un prestito ( il denaro prestato, tornando alla BCE viene “cancellato”; una volta il denaro che tornava allo stato veniva, fisicamente, bruciato) ma non è in grado di richiederne un altro per mancanza di garanzie reali. Quel denaro NON viene rimesso in circolo. DI conseguenza il valore del circolante tende ad aumentare, piuttosto che diminuire, visto che la “merce” denaro diventa più rara. Si chiama deflazione. E’ un grosso guaio, la deflazione, perché frena i consumi ( perché comprare oggi qualcosa che costerà meno domani?) e perché aumenta il valore REALE dei debiti. Pubblici e privati. La BCE ha quindi portato i tassi a zero, per consentire alle banche di investirlo in buoni del tesoro, che hanno un rendimento modesto ma superiore a zero, da porre a garanzia del prestito e poter quindi giocare lucrare sulla piccola differenza a loro favore. Resta il fatto che lo “spirito dei tempi” è tale che lo spazio di manovra disponibile è ormai bassissimo. D’altronde Stati con bilanci risanati hanno meno bisogno di ricorrere a nuovi finanziamenti da parte del mercato e quindi, di converso anche le banche hanno poco spazio di manovra per aumentare il loro giro di affari ( o mantenerlo).

Potremmo quindi alla fine trovarci davanti ad un picco del denaro o almeno del suo valore complessivo ( cambiando le politiche di emissione si può aumentare il circolante ma non è detto che il valore complessivo aumenti più rapidamente dell’inflazione così innescata).

I tentativi farneticanti di questi anni di “ricostruire la fiducia degli investitori” mediante la distruzione delle economie dei paesi europei e la compressione di stipendi e salari è stato un tentativo, insieme all’ovvio conseguente crollo dei consumi, per inseguire  l’illusione di riequilibrare la bilancia dei pagamenti, ovvero l’illusione di comprarsi il tempo-lavoro che manca al di fuori dal continente. Non poteva che fallire, come infatti sta fallendo. Cpme abbiamo visto il PIL dipende anche dai consumi interni che, se vengono danneggiati, provocano effetti sistemici importanti, aumento dei disavanzi statali, aumento delle sofferenze bancarie etc etc. In ultima analisi: se distruggi il futuro delle persone, distruggi il valore delle scommesse su quel futuro. Prima di tutte il denaro.

Poiché con il denaro si fanno le cose, quelle inutili ma anche quelle utilissime per il pianeta, la cosa NON è positiva. Sarà anche lo sterco del diavolo, il denaro, ma serve per concimare. Senza concime non si raccoglie frutti, buoni o cattivi che siano.

Ovviamente esiste una categoria di denaro ancora più “esoterica”: il denaro “speculativo”, quello creato dal rapporto tra le riserve obbligatorie e il totale dei risparmi mondiali. E’ questo denaro che alimenta i giochi più perversi, derivati, CDS etc etc etc, mescolandosi in modo non sgarbugliabile con quello “FIAT”, portando un colosso bancario, la Deutsche Bank, ad essere considerato talmente esposto ai rischi connessi a questi strumenti, da costituire una minaccia per l’economia MONDIALE: da 54 a 72.000 MILIARDI DI DOLLARI, in confronto ad un valore complessivo dei suoi attivi di 60 miliardi.

E’ vero: queste “scommesse” immense, normalmente si annullano l’un l’altra, come particelle virtuali al confine degli eventi di un buco nero. Ma, quando il tempo comincerà a scarseggiare, aumenteranno le probabilità di un collasso improvviso. Allora una parte delle scommesse si troveranno a NON essere coperte dalle scommesse di segno opposto (saranno pochi a voler correre il rischio) e comprenderemo ancora meglio quanto la risorsa più importante di cui dovremmo preoccuparci, ancora una volta, è il TEMPO. E non il denaro. che, tutto sommato, senza tempo, senza futuro, non esiste.

Il tempo è denaro ma il denaro non è, né può creare, il tempo.

Rane bollite e Capponi di Renzo.

anomalia termica rispetto alla media
anomalia termica rispetto alla media, in gradi centigradi.

L’avete già sentito da tutti i media ma sarà bene ribadirlo: mentre in Kuwait NON è stato appena eguagliato il record assoluto di temperatura mai registrato sul nostro pianeta ( 54 gradi non sono un record), l’anomalia sistematica maggiore, questa si da record assoluto,  la troviamo nelle zone artiche. l’immagine che correda questo post parla meglio di cento parole. Non è una novità: le temperature maggiori provocano lo scioglimento anticipato dei ghiacci marini, che a sua volta permette al mare di assorbire molta più energia, che a sua volta… Ci siamo capiti.

Se pensate , come purtroppo tanti, che questo sia un serio problema ma che il terrorismo internazionale, la crisi economica, etc etc siano problemi al momento più cogenti, vi sbagliate di grosso.

Perché l’origine dei moti arabi, ovvero, per rimanere al terrorismo, della guerra civile in Siria e, in ultima analisi dell’attuale onda di attentati, si può far risalire anche alle eccezionali condizioni di siccità degli anni 2006-2011, che, in regioni già al limite della sussistenza, economica ed agricola, furono la goccia che fece traboccare il vaso.

Il paradosso della rana bollita è spesso stato usato per spiegare perché, in ultima analisi stiamo facendo troppo poco, troppo tardi, per fermare il riscaldamento globale. In realtà il paradosso funziona solo se la rana viene bollita in solitudine. Quando si prende un bel gruppetto di rane e si cerca di bollirle, queste, stressate dalle condizioni ambientali si mettono a bisticciare tra di loro.

La citazione migliore, in questo caso, è quella dei capponi di Renzo, nei Promessi Sposi:

Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.”

Cambiare il mondo un pezzettino alla volta? 2) Nei secoli fedele

nei secoli fedele
nei secoli fedele

Nel post precedente avevo portato un esempio personale di una idea per cambiare il mondo, almeno un pezzettino, anche piccolino.

Recentemente, un’altra mia ideina, propugnata, divulgata, e diffusa in mille e mille occasioni, negli ultimi dieci anni, ha trovato la strada per diventare realtà, almeno in parte, grazie a tre disegni di legge presentato da alcuni parlamentari M5S ( prima firma Ivan Della Valle), ed altri due presentati da alcuni parlamentari del PD e di SI.

L’Idea originale era semplice quanto, credo, sensata: In pratica proponevo ( e propongo!!) di allungare, ogni due anni, di un anno i termini di garanzia commerciale per tutti i prodotti in vendita in Europa, in particolar modo per quelli caratterizzati dall’uso di quantità consistenti di materie prime ( e seconde) per la loro realizzazione, fino ad arrivare ad una garanzia almeno decennale.

Gli scopi erano molteplici, alcuni ovvi, altri meritevoli di due righe.

Ovvi: allungando la garanzia si rallenta il ciclo accelerato dei beni, il CONSUMO degli stessi, ( e del pianeta nel processo), in poche parole, si inquina di meno. Nel processo si spinge a realizzare beni di maggiore qualità, pensati per durare, piuttosto che per essere sostituiti al primo malfunzionamento. Malfunzionamento spesso predeterminato in fase di progetto ( cd obsolescenza programmata)

E qui si passa al primo risultato non ovvio che seguirebbe all’approvazione di una legge del genere: un bene pensato per durare è anche pensato per essere manutenibile: in poche parole è concepito per poter sostituire, con una certa facilità, le parti soggette ad usura. Anche questo, per molti beni di consumo, cellulari, elettrodomestici bianchi etc etc, spesso non si verifica: attualmente un frigorifero è fatto per essere buttato, in caso di malfunzionamento, piuttosto che riparato. Un cellulare…beh lo sapete.

Questo porta ad una seconda conseguenza, indubbiamente interessante: un bene NON manutenibile, tipicamente da’ da lavorare a ben poche persone in Italia ( sostanzialmente a chi lo vende, una tantum e a chi lo trasporta, una tantum, dal negozio a casa del cliente e, qualche anno dopo, da questa alla discarica). Un bene manutenibile, insomma: riparabile, permette di creare una intera filiera di riparazione, distribuzione pezzi di ricambio etc etc.

Ma la conseguenza che, a mio giudizio è più interessante, almeno per chi è assai poco sensibile alle problematiche ambientali ed alla sostenibilità ma in compenso riceve il mandato dai grandi conglomerati industriali europei, è che, senza imporre alcun dazio doganale, questo permette di riportare su un piano di equità competitiva i prodotti europei con quelli provenienti dalle tigre asiatiche. E’ infatti ovvio che la spiccata convenienza dei prodotti d’oltremare si regge sulla durata relativamente breve della garanzia europea obbligatoria, che non permette di evidenziare le differenze di qualità e durata tra prodotti merceologici affini. il prolungamento della garanzia, quindi obbligherebbe i produttori esteri a dotarsi di una organizzazione italiana per seguire i casi di riparazione ( o sostituzione) in garanzia, una cosa relativamente poco onerosa su tempi brevi ma che coinvolgerebbe una discreta percentuale dei beni venduti, via via che i tempi si allungano.

Infine la cosa più interessante: la progressiva liberazione dei cittadini europei dalla camice di Nesso del paradigma economico commerciale prevalente, che li vede, prima e sopratutto, come consumatori e non come utenti, più o meno soddisfatti, dei beni che acquistano.

Ma c’e’ di più, in occasione degli studi preparatori ai vari disegni di legge è emerso, recentissimamente, che in Europa la stragrande maggioranza dei cittadini sarebbe più che favorevole al’allungamento della garanzia e che, anzi, questo costituirebbe un INCENTIVO alla sostituzione accelerata dei beni di scarsa qualità e durata con altri nuovi, più efficienti e duraturi.

Insomma: con costi quasi nulli per gli Stati si genererebbe un beneficio per le economie dei paesi membri stimabile in un 1% per ogni anno di allungamento della garanzia. 140 miliardi di euro, su scala europea!

Benché queste cifre siano, ovviamente sempre opinabili, è evidente , in forma, direi quasi istintiva, il vantaggio complessivo per il sistema paese e, una volta spiegato il potenziale recupero di competitività , almeno sul mercato locale, delle aziende europee, appare plausibile che l’establishment del settore da una pregiudiziale negativa si sposterebbe rapidamente su posizioni molto ma molto più possibiliste.

I vari disegni di legge presentati, ovviamente, sono limitati ad un solo paese e quindi avrebbero un effetto relativamente ridotto, sull’insieme dell’economia europea. Eppure varrebbe la pena che , visto che il governo italiano partecipa alla Commissione Europea, si proponesse un’analoga iniziativa in sede CEE.

Di questa cosa, come dicevo, ho scritto e parlato in lungo e largo, su newsletters, in occasione di incontri formali ed informali, di raduni, di conferenze ed anche sul blog Crisis il 19 Febbraio 2008 ( fidatevi: purtroppo non posso girarvi il link all’articolo di allora, titolo: nei secoli fedele). Via via, alcuni collaboratori di parlamentari italiani ed un parlamentare europeo, Dario Tamburrano, hanno fatto proprie queste idee. Le buone idee, come dicevo, acquistano rapidamente vita propria e gambe lunghe ed indipendenti.

Resta la soddisfazione, ancora una volta, di essere stato all’origine , certo insieme ad altri, tantissimi altri ( il principio dell’economia circolare, del rallentamento dei flussi dei beni materiali etc etc non l’ho certo inventato io) di un potenziale piccolo grande cambiamento di paradigma.

I grandi viaggio, si sa, sono fatti da tanti piccoli passi!

Come cambiare il mondo in tre facili mosse…

cinquino elettrico e auto da matrimoni. Due idee a confronto.
cinquino elettrico e auto da matrimoni. Due idee a confronto.

Ciascuno di noi può cambiare il mondo.

In effetti, ciascuno di noi cambia DAVVERO il mondo, ogni volta che respira, ogni volta che cammina, ogni volta che , semplicemente agisce,vive, pensa. Se siete tipi ambiziosi, potreste sperare di cambiare il mondo PER DAVVERO, in senso migliorativo ( spero), nell’ambito di quel che ritenete essere più salutare per il pianeta o, almeno la nostra scombiccherata specie. Riconosco che può sembrare un poco TROPPO ambizioso per una singola persona ma non vi serve poi cambiarlo MOLTO, per essere soddisfatti e/o incoraggiati. Vi serve, tanto per cominciare, cambiarlo un pochettino, giusto?

Ecco i semplici, banalissimi, passi.

  1. Farsi venire una buona idea. Come si capisce se è buona? Si capisce quando un SACCO di persone che non conosci la appoggiano, la fanno propria, sviluppano su di essa o grazie ad essa nuove iniziative e proposte e, infine, diventa, semplicemente, un elemento del paesaggio “sociale” più o meno condiviso da tutti. Bene chiarire che le idee buone somigliano ai formaggi: hanno una data di scadenza, più o meno ravvicinata ( anche per i formaggi varia da tre giorni a quattro anni) e comunque sono da consumarsi preferibilmente entro e non oltre il….. Non c’e’ bisogno che sia l’idea del secolo. Che sia grande o piccola: Tutte le buone idee, in fondo, si somigliano e tutte prima di diventare grandi disegni o progetti, partono così, semplicemente, da un pensiero casuale ( dietro al quale, ovviamente, c’e’ un irripetibile vissuto personale che porta alla scintilla).
  2. Trovare una chiave divulgativa e narrativa. In poche parole: Una chiave per raccontarla in modo convincente. Meglio ancora se si parte da una realizzazione concreta dell’idea o da esempi esistenti. E’ difficile, in effetti, inventare qualcosa per DAVVERO, pensare qualcosa che non è mai stato pensato prima. Almeno per chi non si chiama Einstein.
  3. Divulgare. Divulgare. Divulgare ed ancora divulgare. In poche parole: Se volete che la vostra idea sia conosciuta, se volete valutare se sia considerata, nell’insieme DAVVERO una buona idea, dovete accettare il rischio di “perderne il possesso”. Volete salvare il mondo, almeno un pochettino, giusto? Quindi non dovreste essere TROPPO gelosi della vostra ideina. Parlatene, scrivetene, raccogliete persone intorno all’idea e lasciate che la sentano propria. Troverete, nel processo molti compagni di strada e, non è escluso nuovi e sinceri amici. Cosi come opportunisti o, semplicemente, persone più veloci di voi a metterla in pratica. Certo: c’e’ il rischio che, alla fine, nessuno si ricordi che era una VOSTRA idea, ma… pace.

L’alternativa, registrare l’idea, o brevettarla (se è registrabile/brevettabile), divulgarla solo per sommi capi e solo parzialmente, cercare di realizzarla senza dirlo troppo in giro, cercare di mantenere il controllo su tutto e su tutti vi porterà nel grande gruppo di quelli che hanno avuto ottime idee… di cui tutti si sono dimenticati e/o sono miseramente fallite. La propagazione dell’idea aumenta e non di poco, le probabilità di successo (potreste essere bravi ad avere idee ma assai meno brave a realizzarle, capita). A voi, spero, basterà sapere che tutto è partito da due pagine scritte qua e là o da una chiacchierata a margine di un incontro…

Ma andiamo ad un caso personale: il retrofit elettrico.

Ovvero la conversione dei veicoli esistenti in veicoli elettrici, con una metodologia analoga a quella con la quale si convertono a gpl e metano le auto a benzina.

L’idea, per dirla in breve, è partita dal sottoscritto, con una lettera inviata, nel remotissimo 2004, ad un costruttore, ai tempi di vetturette elettriche a cui proponevo, nientemeno, la realizzazione di un kit di conversione della vecchia cinquecento, vista come un veicolo elettrico da città quasi ideale (in rapporto alle costosissime e limitatissime vetturette elettriche disponibili a quei tempi).

Ovviamente non mi limitai a scrivere al costruttore ma scrissi… all’universo mondo, finché, piano piano intorno all’idea si radunò un gruppetto di entusiasti, fondammo una associazione per rimuovere le barriere burocratiche che si chiama eurozev, realizzammo la prima conversione di un cinquino in veicolo elettrico (la prima moderna ad essere esatti, con tanto di batterie al litio polimeri, allora un unicum assoluto in Italia ed in Europa). Il cinquino fu la svolta. Un cinquino elettrico era semplicemente TROPPO, per non diventare una notizia.

Alla “battaglia” si unirono parlamentari di quasi tutti i partiti, associazioni, mass media etc etc ed infine, nell’ormai lontano 2012 fu approvata una modifica del codice della strada che permetteva questo genere di conversioni, rimandando all’emissione di un decreto ministeriale attuativo.

Questo decreto, grazie all’impegno di un manipolo di ostinati parlamentari e di molte associazioni in tutta Italia è diventato operativo circa sei mesi fa e, probabilmente permetterà lo svilupparsi di decine e decine di diverse iniziative e proposte, sia per il traffico leggero che pesante, dalle quali sta già nascendo una filiera specifica, con buone prospettive di espansione.

La storia è in parte raccontata sul sito di eurozev. Ma moltissimi altri link sono disponibili in rete, ad una semplice ricerca.

Nel prossimo post vi parlerà di un’altra idea del sottoscritto che si accinge, con un poco di fortuna a diventare legge dello stato. Di nuovo, in modo quasi del tutto indipendente dalla mai volontà.

Le buone idee, ripeto, non ci appartengono. Diventano immediatamente di tutti. Un poco come con i figli: se volete bene alle vostre idee, dovete accettare che cammino con i loro piedi.

Golpe? Quale golpe?

ANSA/cp
ANSA/cp

Benché Crisis lavori a bassa intensità in questi giorni, con la redazione in altre e varie attività affaccendata, due righe sul tentato golpe in Turchia ci stanno tutte. Poiché gli analisti si sprecano, qui solleviamo solo alcune domande. Intanto la prima è ovvia: Cui prodest? Che Erdogan abbia scombussolato la posizione internazionale della Turchia, sconvolgendo equilibri che sembravano consolidati, è un fatto. Come? Ad esempio: rompendo la storica vicinanza con Israele, riallacciando stretti rapporti con i vari stati e dinastie sunnite, riprendendo una vera e propria campagna di sterminio nei confronti degli indipendentisti curdi (pkk in primis) con tanto di immunità concessa ai militari, comprese le temute e sanguinarie milizie locali per gli atti compiuti durante la loro missione.  Infine, l’ovvia condiscendenza nei confronti dell’Isis, di cui ha permesso l’ascesa, mantenendo aperti i corridoi verso il confine con la Siria (con contorno di malversazioni di famiglia sull’import/export di armi&petrolio) tenendo invece chiuse quelle verso il Kurdistan  siriano, proprio mentre l’Isis cercava di fare tabula rasa di ogni singolo villaggio o città e dei suoi abitanti. In generale è evidente la deriva islamista, nazionalista e populista. A parte i militari, da sempre garanti dello Stato laico di Ataturk bla bla bla (comunque tre golpe in sessanta anni non sono uno scherzo), l’intera faccenda ha dato parecchi grattacapi al resto della NATO. Senza contare che, visti i risultati sul campo e la situazione di fatto creatasi, uno stato cuscinetto curdo, comunque declinato, appare come l’unico possibile elemento di stabilizzazione nell’intricatissimo marasma tra Siria, Turchia ed Irak che si preannuncia nel dopo Isis. Con Erdogan al potere questo era chiaramente impossibile. Con la Turchia attraversata da un conflitto interno… Beh, almeno avrebbero smesso di bombardare i villaggi curdi d’oltreconfine.

Quindi: cui prodest? Beh, magari alla NATO. Certo Erdogan la pensa così, visto che ha accusato Gulen un ex amico rifugiato negli USA, di essere dietro il golpe (il che è il massimo che può fare senza accusare direttamente gli USA).

Che almeno un pensierino la NATO l’avesse fatto, lo dimostrerebbe il rifiuto plurimo ad atterrare, che avrebbe fatto vagare Erdogan per un paio di ore per i cieli d’Europa, appeso al suo smartphone, proprio nei primi e cruciali momenti del golpe.

Mentre scrivo, pare che Erdogan, dopotutto, stia riprendendo il controllo. Seguiranno purghe, epurazioni ed ulteriore riduzione delle già scarse libertà in Turchia. In pratica un’ulteriore scivolata verso una Turchia re-islamizzata e simpatizzante dei vari movimenti “estremisti” nel mondo.

A quanto pare prodest anche a lui.

Che dire? Non ci sono più i golpisti di una volta…

Le scie chimiche esistono e fanno malissimo: ecco la prova!

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Foto: Ugo Bardi

Volete una prova che le scie chimiche fanno malissimo?

Eccone una. Date una attenta occhiata all’adesivo cerchiato in rosso.

Una persona che, prima di essere esposta alle scie chimiche, immagino assolutamente normale, si è convinta che esiste un complotto mondiale per avvelenare, o sterminare tramite disastri naturali assortiti, più o meno lentamente, una larga parte della popolazione mondiale ed ha incollato un adesivo che invoca provvedimenti contro i funesti untori aerei.

Peccato che lo faccia stando a sedere nel mezzo delle centinaia di scie chimiche lasciate da veicoli come il suo, mentre ovviamente da il suo piccolo contributo all’avvelenamento dei dintorni.

Il fatto che esistono metodi di gran lunga migliori per controllare la popolazione che avvelenare l’atmosfera dell’intero pianeta ( una atmosfera che i potenti condividono con i tapini) non sfiora questi soggetti. Il fatto che, provatamente, passare alcune ore al giorno in mezzo al traffico è un modo certo per accorciare le proprie aspettative di vita nemmeno. Il fatto che l’unica influenza antropica certa che abbiamo sul clima è quella della CO2 e degli altri gas serra che emettiamo TUTTI continuamente, ogni giorno, neppure.

Forse le scie chimiche, quelle prodotte dalle stufe a petrolio, hanno davvero effetti pesantemente negativi sulle capacità senzienti degli esseri umani, dopotutto e ne vediamo le conseguenze in questa foto