Il coronavirus, il Dr. House e il male minore

Il Dr. House, apparentemente il migliore medico del mondo. Quello che ti augureresti di trovare in un pronto soccorso. ma e’davvero cosi’?
I costi sanitari di vari paesi in rapporto ai rispettivi Prodotti interni lordi

In questi giorni ci rendiamo, all’improvviso, conto di quanto sia vitale avere un sistema sanitario nazionale pubblico. In senso stretto. Quasi tutti gli altri paesi sia europei, sia non europei hanno sistemi misti o decisamente privati.

La situazione italiana, come evoluzione negli anni e’ questa:

https://en.actualitix.com/country/ita/italy-health-expenditure-public.php

Siamo tra i paesi che spendono meno, eppure, tutto considerato, il mondo intero riconosce che, nonostante tutto, il nostro e’ uno dei sistemi sanitari migliori.

Tralasciando i vari casi europei, gli USA sono l’esempio piu’ eclatante di un sistema sanitario privato, costosissimo ed inefficiente. Che costa tantissimo in termini monetari, piu’ del doppio del sistema pubblico italiano ed ancora di piu’ come spesa pro capite : gli USA hanno un pil procapite piu alto dell’ Italia.

Molte cose non funzionano nel nostro sistema sanitario. Gli scandali, i costi gonfiati, i nepotismi, le malversazioni, gli episodi di “malasanita’”. Sappiamo che si potrebbero risparmiare decine di miliardi all’anno, senza rinunciare a nulla, senza tagliare posti letto, senza smettere di ammodernare le strutture e le attrezzature. Sappiamo che si puo’ e si deve fare meglio.

Dovremmo pero’ sapere che potrebbe andare MOLTO peggio. Questa tragedia del Coronavirus ci permette almeno questo: confrontarci con i sistemi altrui e i risultati di questi sistemi. Per ora negli USA, dove fare un tampone o , se per quello anche una semplice analisi del sangue, costa migliaia di dollari, solo parzialmente coperti dalle assicurazione migliori, che comunque lasciano sempre fuori un ticket tipicamente dieci volte piu’ alto di quelli che ci lamentiamo tanto di dover pagare.

Tutto questo sembrerebbe teoria, sterile polemica etc etc. Vi ricorderete quanto scandalo avesse fatto la dichiarazione in merito di Vasco Rossi, prontamente irrisa, smentita, negata da fior fiore di pensosi, commentatori dei principali media. Ora poi, con un ritardo di almeno dieci giorni, anche negli USA si puo’ fare il tampone senza dover pagare. Tutto bene, a parte lunghissime code di cittadini terrorizzati e un sovraccarico di lavoro dei laboratori di analisi.

E decine di migliaia di casi in piu’ del necessario, che stanno esplodendo. Che si tradurranno i migliaia , forse decine di migliaia di morti piu’ del necessario.

La cosa “interessante”, nel senso della maledizione cinese, e’ pero’ un’altra. Che per i cittadini statunitensi, quello di non poter, praticamente curarsi, farsi analisi, essere soccorsi, e’ un problema presente, ben noto ed attentamente rimosso dalla versione demo della loro societa’ ed in particolar modo del loro sistema sanitario, che ci propinano attraverso film, serie televisive, etc etc.

Un esempio per tutti: la serie televisiva del Dr. House, la celeberrima E.R medici in prima linea. Dove si raffigurano coraggiosissimi ed eccezionalmente competenti medici di un centro di pronto soccorso di un ospedale di contea immaginario.

Mi e’venuta la curiosita’ di andare a vedere quello che non ci fanno MAI vedere in questa serie: il momento in cui il paziente, sopravvissuto grazie alle cure puntuali e geniali del Dr. House, riceve il conto da pagare per le prestazioni mediche erogate. Perche’ non sarebbe, come dire, una bella cosa, sapere che lo stipendio del Dr. House e colleghi, eccezionalmente elevato se rapportato a quello dei nostri analogamente bravissimi ed addirittura eroici medici, e’pagato da un nuovo mutuo acceso sulla casa dai poveracci salvati dall’esimio sanitario.

Ma tutte queste sono chiacchiere, di nuovo.

Veniamo al sodo.

Un membro della mia famiglia allargata ha affrontato poche settimane fa, una complessa operazione durata oltre sei ore, per ridurre una grave forma di scoliosi. Sei ore di intervento, operata da una equipe ai vertici mondiali del settore, due ore di preparazione, due giorni in terapia intensiva, dieci giorni di degenza. La ASL, ha reso obbligatorio indicare sul foglio di dimissione, il costo delle prestazioni sanitarie erogate, ovviamente a titolo informativo, perche’ interamente gratuite. Nel caso in questione si trattava di 8000 euro.

Torniamo al prezzario delle prestazioni di un ospedale di contea, come quello del Dr. House.

Ad una ricerca su google, cado casualmente su un anonimo ospedale di contea di un anonimo Stato dell’Unione, l’Indiana.  Il sito dell’ ospedale della Contea di Greene e’ ben fatto: rassicurante, carino. Cercando un poco si trova qualche riferimento agli sgravi fiscali, alle rateizzazioni, alle assicurazioni convenzionate, e poi… al prezzario, in una bella tabellina xcel esportabile.

Il prezzario e’ agghiacciante.

La cosa migliore e’ darci una occhiata di persona. In queste condizioni una semplice analisi del sangue, di quelle che il nostro medico di famiglia ci prescrive ogni volta che ci sentiamo un poco giu’, sfonda con facilita’ i 1000 euro.

A scorrere questa lista si capisce una cosa: che OGNI ANNO in un paese con questo sistema non possono che verificarsi centinaia di migliaia di morti evitabili.

Magari con un semplice esame del sangue. Che decine di milioni di cittadini non possono permettersi.

Il Coronavirus, insomma, e’ il meno.

Chissa’ se lo capiranno, una buona volta.

SE lo capiranno, il coronavirus sara’ un male minore.

Per davvero.

Il Virus, il gregge, l’economia

Hermes, Dio del commercio, Asclepio e le tre figlie Igea, Panacea e Meditrina
Hermes, Dio del commercio, Asclepio e le tre figlie Igea, Panacea e Meditrina

Guardate questo disegno raffigura un antico bassorilievo.

Al centro si impone Asclepio ( Dio della medicina ).

A destra le sue figlie:

  • Igea (della della moderazione e della prevenzione);
  • Panacea (dea dell’uso delle piante magiche e medicamentose);
  • Meditrina (dea preservatrice della salute).

Sulla sinistra si mostrano Ermes e il suo caduceo (verga con serpenti gemelli intrecciati).

Il dio della guarigione guarda con sdegno e disprezzo Ermes, dio dei ladri, dei mercanti e del commercio.

Parliamoci chiaro: il tentativo, fatto da Merkel e Johnson, di ritardare la presa di coscienza nazionale della necessità di andare in lockdown come l’Italia,  non è certo ispirato da Asclepio.

Il punto è che nemmeno Mercurio, dopo tutto, ha motivo di essere contento.

Il motivo,a distanza di alcuni giorni dalle ultime dichiarazioni dei due, ( ci aspettiamo dal 60 al 70% di infettati, preparatevi a perdere un vostro caro, cose così) è chiaro. L’immunità di gregge si ottiene al presso di centinaia di migliaia di morti, in alcuni mesi. Nel frattempo l’economia è comunque congelata, nessuno compra nulla, e le aziende chiudono una dopo l’altra.

C’è stato un momento, una settimana fa,  in cui il mondo ha rischiato di contare, per davvero le decine o centinaia di milioni di morti, sacrificati sull’altare del Dio, in un sacrificio umano collettivo senza eguale nella pur truce storia dei riti del genere. Ma un piccolo paese, noto a tutti, caro a tutti, nonostante tutto, nonostante l’innato masochismo dei suoi cittadini, ha dato un esempio che non poteva essere ignorato: l’economia è importante, ma la vita dei cittadini, la solidarietà nei momenti di sciagura, sono più forti e più importanti.

Ha chiuso tutto, ha fermato tutto.

Ha fatto una scelta, coraggiosa, perché è un paese indebitato, con una economia schiacciata dalla malversazione, dalla scarsa visione strategica dei suoi imprenditori e dei suoi governanti e dagli interessi dei suoi vicini nel tenerlo perennemente sotto schiaffo, mantenendo artificiosamente elevati i tassi dei suoi buoni del tesoro. Quel piccolo paese, dapprima irriso ( si sa i suoi abitanti sono dei mammoni, familisti etc etc) è stato, sotto la spinta popolare mondiale, seguito da tutti gli altri.

Ha vinto Asclepio.

L’immunità di gregge, sarà quella generata dall’effetto gregge politico: una volta che un esempio che difende la vita delle persone rispetto ai conti correnti degli investitori viene reso noto, in un momento di elevatissima sensibilità dell’opinione pubblica, è quasi impossibile ignorarlo, contando con serenità  le centinaia, poi migliaia , pi decine di migliaia di morti.

Il mondo intero ha copiato quel piccolo paese, come un branco di lupi opportunisti, forse, ma di fatto comportandosi come un gregge. Con pochissime eccezioni, che finiranno malissimo, travolte dalla crescita esponenziale dei casi e dalla saturazione del loro sistema sanitario. Le classi politiche che hanno voluto vendere l’anima a Mercurio, dimenticandosi di Asclepio, verranno sacrificate dalle popolazioni inferocite, si spera in modo virtuale ed allegorico.

Asclepio, un dio, con la d, minuscola, dimenticato, ritornerà in auge, eccome.

Ma Mercurio, si sta preparando la rivincita. Saprà, quel piccolo paese, avvantaggiarsi del fatto che uscirà dall’ordalia più rapidamente e con meno vittime e stress sociali e probabilmente economici, dei suoi vicini? Riuscirà a portare Mercurio dalla sua parte? Perché a Mercurio questa cosa somiglia molto ad un precedente, pericoloso, che va adeguatamente punito, per evitare che si ripeta. Non sia mai che si cominci a pensare troppo spesso che le persone sono più importanti degli investimenti, …

Speriamo.

Perché quel piccolo paese è il nostro.

E i suoi fedeli aspettano solo che passi la tempesta.

 

 

Bonds pandemici, ninfee e cavernicoli

Il giardino di Giverny, Monet
Il giardino di Giverny

Le ninfee di Monet, una delle serie di quadri più belle di tutti i tempi, rappresenta benissimo un famoso meme, quello del giardiniere e del laghetto di ninfee che dobbiamo a Jacquard e Latouche.

Passiamo ad un caso esplicativo MOLTO Attuale.

image.png

Questa è la curva di crescita dei casi di coronavirus esclusa la Cina, in scala logaritmica. Sembra una cosa innocua. fino a che non guardate la scala a sinistra.  Volete vederla in modo ordinario? eccola qui:image.png

Da un mese, i casi extra Cina, decuplicano ogni settimana.

E’ il bello della crescita esponenziale, quella nella quale, peraltro, siamo immersi in condizioni normali, dove l’economia, ovvero il consumo del pianeta, cresce ogni anno di un tot. Forse ci voleva una epidemia per capire, cosa stiamo facendo a Gaia e come si sviluppa il nostro impatto.

Epidemia che sarebbe già stata dichiarata pandemia, peraltro, se non fosse per certi bonds, che impongono di ritardare la sua promozione sul campo di qualche settimana.

Non ci credete? Beh, fate male.

Nel frattempo c’è chi si affanna a tracciare scenari economici ai tempi del bau bau. Del resto, gli scenari sono il suo pane.

Ribadisco: le stime di tutti questi grandi istituti di analisi e previsioni sono tendenzialmente ridicole.

1) Abbiamo già mostrato, pallidamente, in centinaia di post, il tasso di errore NORMALE, in condizioni “regolari”, dei grandi istituti di cui sopra. Prossimo al segnale che si vuole rilevare. Se la cavano, benino, sulla scala dei mesi. Ma se solo si provano ad andare a scenari annuali o pluriannuali…beh, capitano cosucce come i mutui subprime, totalmente inaspettate.
2) Questa NON è una situazione normale. L’impatto sull’economia produttiva è triplicato, almeno, al minimo, sulle borse di tutto il mondo e decuplicato, al meno, al minimo, nel rarefatto mondo dei futures, cds, et alia parafernalia.
Insomma: le aspettative di crisi produttiva si riverberano IN ANTICIPO nel mercato finanziario, lo vedete bene sta già succedendo, determinando una crisi di liquidità, che le banche centrali cercheranno di tamponare…la crisi di liquidità crea collasso dei crediti e questi, vitali per le aziende alla canna del gas, determinano fallimenti a catena… no, decisamente lo scenario potenziale NON è , manco per niente, quello tratteggiato.
Ci proveranno a faro rientrare in quei limiti, paracadutando denaro più che nel 2008.
Ma questo potrebbe non bastare, perché, questa volta, la natura esogena, della crisi, ovvero non emendabile, non controllabile, è certa ed evidente.
Ovvero: vi è piena consapevolezza che non è controllabile dal sistema, a nessun livello.
Credo che si possa ridurre lo scenario a quanto previsto, se e solo se si disinnesca il lato psicologico.
Non con motivazioni, cure, contenimenti.
Con il tempo.
L’uomo è animale adattabile. I nostri avi cavernicoli, vivendo una vita quanto mai pericolosa e travagliata, scontavano terribilmente il futuro. In poche parole, la loro pianificazione difficilmente andava molto oltre l’inverno prossimo venturo. Non avendo molte certezze di sopravviverci , all’inverno, pianificare per il dopo aveva poco senso.
Sappiate che questo fenomeno, la sistematica sottostima delle conseguenze future delle nostre azioni immediate, un bias percettivo alla base di molte assurdità del nostro tempo, è stata ampiamente dimostrata e sono stati attribuiti Nobel  a chi l’ha enunciato e descritto meglio.
La vita scorreva, brevemente e terribilmente, regolare, anche nei peggiori lager.
I caffè erano e sono aperti, qualche volta, anche sotto le bombe.
Non escludo che, in qualche settimana, ci si abitui al corona virus. Cosa poco simpatica ma relativamente poco pericolosa.
Brutta storia per il  Sig Lelio, vedovo, tanto caro, ricoverato in tenda con il santino di padre pio, perché il triage ha deciso di ossigenare solo quelli con meno di 40 anni e con prole a carico ma, eh, capita…
Vorrei chiarire: NON è cinismo. io non mi abituo. Mai. Credo sia un difetto.
E’ semplice realistica osservazione del pregresso e di quel che avviene oggi nel mondo.
Ci si abitua e quindi il Corona virus viene fattorizzato nel sistema, in qualche modo, cinico e funzionale, anche se non dichiarato e la macchina riparte.
La crescita mondiale dei casi è nitidamente esponenziale da oltre un mese con tendenza a diventare iper esponenziale.
Continuando così avremo 100.000 casi nel mondo( escluso la cina) tra una settimana. Un milione tra due. Dieci milioni tra tre. Cento milioni tra quattro. Un miliardo tra cinque… E’ evidente che, contenimento o meno, tempo due mesi, o sarà stato contenuto o avrà contagiato tutti quelli che doveva/poteva e sarà in calo.
In ogni caso questo è lo scenario di contenimento.
Non del virus. Del panico. Del collasso sistemico.
Di riffa o di raffa, devono tenere in piedi la baracca per questi due mesi. Siamo solo agli inizi, direi.
Viviamo in un tempo interessante. Nel senso dell’antico viatico cinese.
Siamo umani. Adattiamoci! Evolviamo. Non sarà facile, ma ci farà bene e faremo bene al pianeta.

Coronavirus: Italiani, brava gente. E gli altri?

La coda davanti al'Antico vinaio, Via de Neri firenze, oggi. Niente crisi, coronavirus o meno
La coda davanti al’Antico vinaio, Via de Neri firenze, oggi. Niente crisi, coronavirus o meno

Noi Italiani siamo sempre di rincorsa. Sempre con l’incubo di essere in ritardo arretrati, inadeguati. Così può capitare che l’Italia diventi forse l’unico paese che ha affrontato test e risultati in maniera “trasparente” ( in termini relativi, si veda le centinaia di famiglie cinese in “quarantena volontaria” nei dintorni di Firenze, ufficialmente senza casi di positività segnalati).

Questo perché, con tutta evidenza c’è qualcosa di anomalo nei risultati dei testi effettuati in Italia in rapporto con gli altri paesi: abbiamo il tasso di positività dei test tampone più alto in assoluto nel mondo, al di fuori della Cina.

Ecco i risultati, purtroppo limitati ad alcuni paesi, ad oggi riportati da questo sito:

 

  • UK: 7,132 concluded tests, of which 13 positive (0.2% positivity rate). [source]
  • Italy: 9,462 tests, of which 470 positive (5.0% positivity rate), awaiting results: unknown. [source]
  • France: 762 tests, of which 17 positive (2.2% positivity rate), 179 awaiting results. [source]
  • Austria: 321 tests, of which 2 positive (0.6% positivity rate), awaiting results: unknown. [source]
  • United States: 445 concluded tests, of which 14 positive (3.1% positivity rate). [source]

Intanto è evidente che in Francia, Austria, USA, i test non li fanno e quindi è abbastanza normale che i casi trovati siano pochi.

In Inghilterra a quanto pare hanno un protocollo fallimentare perché la stragrande maggioranza dei test sono fatti a vuoto. naturalmente dobbiamo credere che i dati che ci forniscono siano credibili, veritieri. Che i governi dei vari paesi siano in buona fede e facciano quel che c’è da fare.

Ecco: qui c’è un problema.

Il problema balza agli occhi se uno nota le differenti presenze di cittadini cinesi nei diversi Stati:

 Thailand 9,349,900[5]
 Malaysia 6,642,000[6]
 United States 5,025,817[7]
 Indonesia 2,832,510[8]
 Singapore 2,571,000[9]
 Canada 1,769,195[10]
 Myanmar 1,637,540[11][12]
 Philippines 1,350,000[13]
 Australia 1,213,903[14]
 South Korea 1,070,566[15]
 Japan 922,000[16][17]
 Vietnam 823,071[18]
 France 700,000[19]
 Ghana 700,000[20]
 United Kingdom 466,000[21]
 Venezuela 420,000[22]
 South Africa 400,000[23]
 Peru 382,979[24]
 South Africa 300,000–400,000[25]
 Russia 200,000–400,000[26][27]
 Italy 320,794[28]
 Kazakhstan 300,000
 Brazil 250,000-350,000
 New Zealand 231,387[29]
 Spain 215,970[30]
 Germany 212,000
 Argentina 200,000[28]
 Laos 190,000[31]
 India 189,000[32]
 United Arab Emirates 180,000[33]
 Panama 135,000[34]
 Cuba 114,242
 Madagascar 70,000–100,000

E la diversa distribuzione dei casi accertati:

E’ chiaro: non è CERTO che solo i cittadini cinesi potessero essere portatori del virus ma certo, un mese fa, la probabilità di un positivo NON cinese era piccola, piccolissima. Quindi, senza stare a sfrucugliare troppo, la misura dell’esposizione all’epidemia almeno inzialmente era riferibile al numero di cittadini cinesi residenti in un dato paese.

Devo dirvi nulla?

Vedete come è assurdo che i primi Nove paesi per numero di cittadini cinesi, oltre 32 milioni complessivi, abbiano molti meno casi, 250 tutti insieme, rispetto ai 374 riportati dell’Italia che ne ha un centesimo, oltretutto prevalentemente NON provenienti dalla zona di Wuhan?

Addirittura la Malesia, il secondo paese in assoluto della lista, con oltre 6.600.000 cittadini cinesi, oltre venti volte l’Italia, NON HA NESSUN CASO, finora. Diciamo che nei paesi in Via di sviluppo o, più genericamente, orientali, vi siano problemi culturali medico/logistici e di approvvigionamento dei test ( non è molto vero ma diciamolo). Facciamo pure valere questa affermazione per Thailandia, Indonesia, Myanmar, Filippine, Singapore

Come la vedete con gli USA, che hanno un ottavo dei casi italiani con quindici volte la popolazione cinese?

Con il Canada? Un trentunesimo dei casi e cinque volte la popolazione cinese?

Con l’Australia?  Un sedicesimo dei casi e quasi quattro volte la popolazione cinese?

Mi pare evidente: Alcuni paesi hanno fatto test ad una popolazione poco selezionata, non facendola a casi sintomatici, che avrebbero dovuto essere almeno quanti quelli italiani, aumentati in proporzione  alle rispettive popolazioni cinesi. Benché conti moltissimo la regione di provenienza, sappiamo che in italia relativamente pochi vengono dalla zona “rossa”, come abbiamo visto proprio in occasione della chiusura degli aeroporti, ormai quasi un mese fa. Ergo il nostro NON è un caso peggiore, anzi.

Tra questi rientra certamente l’Inghilterra: solo lo 0.2% di test positivi contro il 5% nostro, ovvero 25 volte meno dell’Italia. Pur con una popolazione di origine cinese una volta e mezzo quella italiana, il risultato è di soli 12 casi positivi riscontrati. Un trentesimo di quelli Italiani. Perfino se il tasso di positività fosse stato uguale al nostro, quindi, i casi Inglesi sarebbero stati statisticamente meno di quelli attesi. Anche perché il numero di test effettuati è significativamente inferiore a quello italiano.

In Francia, con una popolazione di origine cinese doppia della nostra hanno fatto un decimo dei test che abbiamo fatto noi.

Il tasso di positività è la metà del nostro.

Il risultato è, ovviamente, che i casi accertati sono meno di un ventesimo.

Gli USA hanno fatto un numero di test RIDICOLO, un ventesimo scarso di quelli fatti in Italia. Specialmente tenendo conto che hanno  una popolazione di origine cinese quindici volte quella italiana.

Non di meno i risultati positivi sono ancora meno di quelli che ci saremmo attesi. Perché, anche in questo caso, i risultati positivi sono poco più della metà di quelli italiani, in percentuale.

Conclusione: L’Italia è un paese anomalo: con una popolazione di origine cinese relativamente piccola e quindi un proporzionale rischio di epidemia relativamente ridotto è in testa sia per quanto riguarda la percentuale di casi positivi rispetto ai teste effettuati sia riguardo al numero assoluto di casi riscontrati.

La differenza con i paesi vicini e lontani è abissale non può essere dovuta ad un accidente statistico. E nemmeno al blocco dei voli diretti, che avrebbe impedito lo screening dei passeggeri in arrivo, come si legge in alcuni deliranti articoli.

Per un motivo semplice: i controlli e gli screening sono stati fatti nei paesi di arrivo, dovunque fossero in Europa e con gli stessi scarsi risultati, ormai ben noti.

Infatti il virus, lo sappiamo, si trasmette anche durante la fase asintomatica, sia pure con minore virulenza. Inoltre, pare ovvio, i viaggiatori infettati ma asintomatici che fossero passati dagli altri paesi, avrebbero passato i controlli e comunque infettato qualche persona lungo il viaggio, esattamente come, sempre in forma asintomatica, hanno fatto in italia.

Quindi, al più, bloccare i voli non ha costituito uno sbarramento, del resto lo vediamo bene, ma non può aver PEGGIORATO la situazione perché, come vediamo, i casi che sono transitati indirettamente in Italia non sono stati riscontrati ne “filtrati” prima di arrivarci, mentre passavano dai paesi a noi confinanti. Avessimo consentito i voli diretti non saremmo riusciti comunque a fermare le persone positive, esattamente come non ci sono riusciti i paesi a noi vicini dove sono atterrate.

Il punto è che PROPRIO PER QUESTE CONSIDERAZIONI, sarebbe legittimo attendersi un numero di casi uguale o superiore a quelli del nostro paese, negli Stati vicini.

Come abbiamo visto una parte della spiegazione del nostro triste primato è dovuta al numero di test, puro e semplice che, italiani brava gente, abbiamo fatto. Ma questo non può spiegare il fatto che negli altri paesi, sistematicamente i numero di esiti negativi sia sistematicamente dalla metà ad un ventesimo di quelli italiani.

Quindi? Quindi nel mondo si minimizza, parecchio.

Si guarda da un’altra parte, più o meno quella sbagliata, per non vedere.

Si sta ad occhi chiusi il più possibile, stesso scopo.

E’ una politica dalle gambe corte, cortissime, sappiamo quale è il periodo di incubazione, poche settimane e i guai non potranno essere più nascosti. Sempre che, naturalmente, gli altri paesi Europei abbiano voglia di raggiungere almeno il nostro livello di trasparenza, ricerca e prevenzione.

La vogliamo dire chiara? E’ in atto un coverup mondiale, con stili e modalità diversi, probabilmente non molto coordinato, ovviamente di cortissimo respiro visto quanto sappiamo sulla infettività della bestia.

Nel frattempo, tanto per distrarsi un attimo, si mette in guardia i cittadini dal viaggiare nel bel paese, che dai tempi della P38 sul piatto di spaghetti è sempre un bel vendere, tra gli inconfessati invidiosi del nostro bel vivere ( tapini noi che non lo capiamo).

Questo nel migliore dei casi. Nel peggiore dei casi…beh che ve lo dico a fare?

Complotto! konplotto! con plotto!  La ca$$$ta vuole sperimentare la coercizione in un paese europeo… il dimezzamento della popolazione, l’arma batteriologica…Se volete, potete scatenare il bimbominkia che è in voi. Qualche motivo, mi pare evidente, c’è.

 

Coronavirus. Niente panico? Magari!

L a situazione al 30 01 2020 tratta da https://3g.dxy.cn/newh5/view/pneumonia?fbclid=IwAR09D5aa2UiF4AADVoEknhnjquJqWf_AN75uP_SFpu2f4bDYOaj4R2fs_5Q
L a situazione al 30 01 2020 Dall’alto: casi accertati e sospetti al giorno e cumulativi, morti totali( grigio) e ricoverati tratta da https://3g.dxy.cn/newh5/view/pneumonia?fbclid=IwAR09D5aa2UiF4AADVoEknhnjquJqWf_AN75uP_SFpu2f4bDYOaj4R2fs_5Q

Siamo su Crisis, giusto? Qui non si pettina le bambole e si affrontano le cose per quel che sono, giusto? Bene.

Il corona virus è probabilmente una nuova e pericolosa pandemia, la peggiore dai tempi della Spagnola che fece da 50 a 100 milioni di morti, secondo le più recenti stime, in tutto il mondo, giusto 100 anni fa.

Giusto?

Forse. Quel che sappiamo ci porta a pensarlo.

Vale la pena di inquadrare la situazione.
E’ molto infettivo.

-Ha tassi di mortalità centinaia di volte quelli di una influenza normale, forse simili a quelli della spagnola.
Questi, vorrei chiarire, sono ragionevoli fatti, non spericolate elucubrazioni.

Dieci giorni fa abbiamo raggiunto i 100 casi accertati in Cina.

https://www.google.it/…/coronavirus-deaths-climb-over-100-…/

Siccome sappiamo che ci sono da tre a dieci giorni di incubazione, Questo articolo pubblicato il 28 Gennaio indica in solo il 5% la percentuale delle persone infettate che sono state riconosciute come tali.

Appare ragionevole quindi che le persone infettate il 19 di Gennaio fossero già un paio di decine di migliaia.

Oggi abbiamo 100 persone infettate e riconosciute tali nel mondo. Quindi in realtà ce ne sono migliaia. Probabilmente decine di migliaia.

La crescita e’circa esponenziale, con un raddoppio ogni due giorni. Il discorso vale anche per i morti, che sono ospedalizzati per tempi che vanno da alcuni giorni a due settimane, prima del decesso.

Allo stato quindi, non sappiamo le percentuali finali di mortalità ma sappiamo che sono elevate e non i valori “rassicuranti” riportati( naturalmente!) dai media.

Valori comunque circa 100 volte più alti di una influenza.
L’epidemia NON è quindi stata confinata. Si è allargata, con migliaia di casi, a tutta la Cina e con oltre un centinaio al resto del mondo.
Tra dieci giorni  quindi, ci saranno alcune migliaia di casi accertati nel mondo e probabilmente decine di migliaia di infettati. Tenete conto che tutti i casi accertati hanno preso aerei e taxi ed il corona virus e’ molto contagioso anche in fase asintomatica. In pratica e’praticamente certo che non verrà contenuto e continuerà ad espandersi un tutto il mondo, per le prossime settimane ( la maggior parte del mondo NON  si sta comportando come la città di Wuhan, dove nessuno mette il naso fuori casa).

Probabilmente ci sono già decine di persone contagiate, qui in italia e probabilmente molte NON sono cinesi.

Se la crescita resta esponenziale per altri dieci giorni, cosa non irragionevole, probabilmente avremo mezzo milione di casi accertati nel mondo in totale e qualche milione di contagiati. Il sistema sanitario mondiale comincerà ad andare in crisi.

Tra venti giorni decine di milioni di accertati e centinaia di milioni di infettati. Il sistema sanitario mondiale sarà oltre la crisi, al collasso totale e centinaia di milioni di persone saranno in preda al panico. L’intera economia mondiale si fermerà, completamente.

Entro un mese l’avranno presa praticamente tutti quelli che la possono prendere. Entreremo in una nuova recessione. Non è che è facile tornare a consumare come se niente fosse, dopo una scoppola del genere, a parte un bilancio, in questo funesto caso, di un paio di centinaia di milioni di morti.

Vediamo di capirci: questa NON è una esercitazione, non è uno scherzo. Ci sono discrete probabilità che succeda. Discrete vuol dire che la crescita esponenziale potrebbe rallentare, o continuare, anche se è più probabile che si oscilli tra valori altalenanti. Nessuno le può calcolare, ma non parliamo di probabilità infinitesime, da planetoide impazzito o liberista rinsavito.

Lo scenario epidemiologico più ragionevole e’quello di una classica influenza, ma circa 500 volte più mortale del normale. Infatti il livello di infettività appare simile o superiore a quello di una influenza. Se le cose stanno così circa metà della popolazione mondiale potrebbe entrare in contatto con il virus. Circa 300-100 milioni di persone ne potrebbero morire. Non sappiamo quanti saranno i morti scatenati dal caos e dall’arresto del sistema produttivo. Il problema infatti non è tanto la pandemia ma il panico che potrebbe scatenare. E’ quello il vero rischio sistemico. Tra carestie, disordini, sommosse, saccheggi, potrebbe fare perfino più morti.
Tutto questo si può sviluppare in tempi rapidissimi, a causa dell’esponenzialità del fenomeno. In poche settimane a partire da oggi.

Certamente avremo le idee chiare, per il bene o per il male, fra una settimana, dieci giorni, al massimo.

Ma a quel punto non è improbabile che ci siano già scaffali del supermarket vuoti e file ai distributori di carburante. E non solo in Cina.

Conviene prepararsi in anticipo. Anche perché almeno e’una crisi che durerà circa un paio di mesi. Dopo chi c’è bene e chi non c’è amen. Non dico che tutto tornerà come prima, nel caso. E’ impossibile che succeda. Ma il panico sarà scemato e si potrà cominciare a fare la conta dei danni ed a pensare ad un mondo diverso, cosa che faremmo bene a fare a prescindere.

Volete fare i prepper e muovervi d’anticipo?  Per un paio di mesi ci vogliono alcune decine di kg di generi alimentari ( farina pasta conserve e legumi prima di tutto) e scorte di antipiretici ed antibiotici( infezioni opportunistiche). Anche tenere i serbatoi dei veicoli pieni a tappo non è una cattiva idea. Riesumate le vostre tende ed i vostri zaini e controllate che funzionino. Riesumate un paio di scarponi buoni, un sacco a pelo, l’occorrente per fare un fuoco… mettete da parte vestiti adatti alla sopravvivenza all’ aperto, in un pacchetto compatto e che siano di facile gestione ( lavaggio ed asciugatura facili e rapidi). rileggetevi il decamerone. Non è la prima volta che si affronta una pandemia e non sarà l’ultima. L’opzione più sicura è allontanarsi dai luoghi affollati in attesa degli eventi. Tenetevi un manuale di sopravvivenza a portata di mano. Insegna tante cose utili e come farle con quel che si trova. Siate in forma. Potreste dover camminare, per parecchi km…

Ed ora svegliatevi! Stavo scherzando, ehhhhh…

Forse.

Yo, yo, 36 miliardi…ed una bottiglia di rhum

esplosione razzo antaresI crack delle varie banche succedutesi negli ultimi tre o quattro anni in quello che, a dispetto di tutto e di tutti e sopratutto del ridicolo, si continua a dichiarare un sistema bancario solido hanno generato miliardi di perdite. Miliardi di NPL, Non Performing Loans, ovvero prestiti ed affidi vari in sofferenza profonda. 36 miliardi di perdite. PER ORA.

Queste perdite sono state coperte, finora, dal fondo di garanzia interbancario, dal altri istituti di credito, dai soci ( rifinanziando gli istituti), e, sopratutto dallo Stato cioè da tutti noi.

Da banca Etruria a Carige, poche migliaia di prestiti ultramilionari hanno messo in crisi istituti  con storie secolari e i risparmi di milioni di Italiani, impoverendo intere province, da Siena ad Arezzo, da Vicenza a Genova a Parma…

A me questa sigla ricorda da vicino, nel suo “understatement” di stampo anglosassone,  il cosidetto RUD, Rapid Unscheduled Disassembly, ovvero questo genere di fenomeni qui.

In pratica: sono soldi persi. Tanti soldi persi. Sufficienti a portare al collasso gli istituti.

Ovviamente sono soldi persi per le banca ed i suoi correntisti ma non per chi li ha ricevuti… ovviamente risulta che i due terzi di questi crediti in sofferenza sono riferibili ad imprese ed ovvimente si tratta per la maggior parte di affidi multimilionari.

Se ci pensate, un mondo alla rovescia. In teoria infatti, ad affidi più corposi e proporzionalmente rischiosi si dovrebbe ottemperare con garanzie e tutele maggiori.  Nel mondo normale di noi comuni mortali, le cose vanno così. Ma nel mondo felpato dell’alta finanza, nel mondo dorato delle grandi opere e dei grandi investimenti, i rendimenti previsti sono mirabolanti, le garanzie non sono patrimoniali ma “personali” etc etc. in sostanza: ci si basa sui consueti rapporti personali tra “stakeoholders” e dirigenze bancarie, e su convenienze che spesso vanno al di la del visibile e dicibile.

Il punto è che queste cifre NON SONO NIENTE. Che queste banche sono solo il canarino nella miniera.

Il totale dei crediti deteriorati, in sofferenza, inadempienti, scaduti in Italia è di ALMENO 349 miliardi, certifica la Banca d’Italia. nel 2017.

Nel 2019 è salito a 379 miliardi.

Una cifra enorme. Al di la delle generiche rassicurazioni della banca d’Italia, resta il fatto che oltre la metà dei crediti deteriorati non verranno restituiti, la banca d’Italia stima il 52%, con % di insolvenza crescenti per le altre categorie.

Ma quanto vale in rapporto al totale dei depositi, ovvero al totale della liquidità presente nel nostro paese non circolante, ovvero, ancora più in pratica, dei risparmi degli italiani?

Questo articolo stimava a fine Agosto  2019 1560 miliardi di euro di raccolta. Cioè di risparmi detenuti dalle banche.

Di cui un quarto, a quanto pare, sono stati affidati incautamente.

Se tenete conto che le banche prestano per guadagnare e far funzionare la baracca ( notevole quanto necessaria semplificazione, vi sono altre forme di investimento, ovviamente i buoni del tesoro le partecipazioni azionarie…) e se tenete conto del tasso medio di interesse a cui prestano, capite che anche solo pochi per cento di crediti deteriorati può mandare in crisi qualunque istituto.

Teniamo conto che i crediti deteriorarti vengono venduti in perdita ad istituti specializzati nella loro restituzione ( con le cattive, solitamente).

Teniamo conto che lo Stato è intervenuto ed interverrà per sostenere le situazioni più critiche. resta il fatto che almeno metà di questi crediti a rischio non verrà mai restituito.  Centinaia di miliardi di euro di piccoli e grandi risparmiatori devoluti sull’altare della crescita ad ogni costo, delle speculazioni sempre più forzate, di indicibili convenienze e convivenze personali.

In pochi anni si è volatilizzato dal 25 al 15% dei risparmi degli italiani, senza particolari benefici per l’economia. Anzi.

Come sapete esiste il fondo interbancario di garanzia, che garantisce i conti correnti dei risparmiatori.

Come NON sapete, questo fondo bancario ha in cassa pochi miliardi, quando va bene ed è a malapena in grado di salvare i conti correnti di UNA banca in crisi. Non troppo grossa.

La contribuzione Obbligatoria ( per le banche,  banco posta non ha aderito) è dello 0.8 per cento all’anno rispetto alla cifra massima garantita per conto ( circa 100.000 euro). Quindi DOVREBBE essere una dozzina di miliardi all’anno, ma, di fatto è molto meno. Attualmente c’era circa un miliardo e mezzo, secondo l’ultimo rapporto disponibile, fine 2018.

Visto la necessità di coprire i guai ed i default del 2019, è probabile che si stia raschiando il fondo.

In sostanza, anche in caso del fallimento di UNA banca, ci si fa poco.

Come disse il suo Presidente in occasione del crack di Banca Etruria, non bastano neanche in quel caso.

Certo, il sistema bancario mondiale, a guardarlo dal pianeta accanto, è messo ancora peggio di quello italiano.

Vi sono vari istituti ENORMI che potrebbero naufragare da un momento all’altro. Ragionevolmente qualcuno lo farà e, ricordiamoci della crisi dei mutui subprime, non conosciamo la risposta sistemica a questi crack. una cosa però dovremmo capire: che, via via che le prospettive di una crescita infinita evaporano, evaporano anche le possibilità di ripagare i debiti.

Solo la crescita consentirebbe di tenere su lo schema Ponzi a a scala planetaria. E solo per pochi anni, fino a che esisteranno beni da porre a garanzia di nuovi debiti che non siano già impegnati in quelli precedenti.

Ricordiamoci che dall’esistenza di crediti e di debiti dipende l’esistenza del denaro.

Solo una bottiglia di rhum, scolata in un fiato, potrebbe convincerci che il gioco può continuare per molto.

 

 

 

La tempesta perfetta

La tempesta perfetta è il titolo di un film di quasi venti anni fa, per certi versi profetico, con protagonista George Clooney.

E’ la storia, purtroppo reale, di una barca da pesca del suo equipaggio e del suo comandante, obbligato dai debiti a prendere il mare, pur consapevole di andare incontro a rischi enormi, causati da una rarissima configurazione meteo che farà convergere più perturbazioni in un ristretto braccio di mare e, come poi succederà, ad una morte eroica, quanto prevedibile.

Molto meno eroicamente, le principali banche tedesche, ad esempio la Commerz bank e la Deutsche bank, insieme ad una galassia di banche rurali ed altre minori, navigano in un mare tempestoso, costellato di titoli tossici, destinati ad avvelenarle in un tempo non lungo.

Una scelta obbligata, dal momento che le banche tedesche sono le principali detentrici dei titoli tedeschi, i famosi BUNDS sui quali si calcola il famoso “spread” di cui ormai si parla anche dal barbiere. I tassi di rendimento di questi BUNDS sono, da tempo NEGATIVI. Ovvero le banche prestano soldi allo stato tedesco RIMETTENDOCI. Lo fanno, contrariamente a qualunque senso logico nonché contabile, perché….sono PUBBLICHE!

Da qualche parte, devono rimediare. Il loro azionista di maggioranza fa quel che deve per dargli una mano. Sopratutto considerando che molto del suo debito( e deficit!!) viene assorbito e reso invisibile, in quanto “privatizzato” ovvero emesso proprio da queste banche e dalla teutonica Cassa Depositi e prestiti.

Queste cose, se siete lettori di Crisis, probabilmente le sapete già. Ne scriviamo da anni.

Non si tratta di bazzecole. Una grande percentuale del debito pubblico tedesco ( chi dice il 30 chi dice il 50%) grazie a queste cabale, non compare nelle statistiche. Queste banche partecipano regolarmente, da anni, alle aste PRIMARIE ( cioè quelle di emissione) dei titoli pubblici degli altri paesi e, come è noto, si sono impelagate per centinaia di miliardi in finanziamenti ad alto rischio in Spagna, Grecia, Portogallo, facendosi salvare da tutti gli europei tramite il cosiddetto fondo salvastati, in realtà salvabanche, per centinaia di miliardi. DOPODICHE’ l’opinione pubblica tedesca, spaventata dal precedente, percepito non come salvataggio delle banche tedesche ma come regalia ai mangiaaglio sudisti, ha imposto che queste cose non dovessero più ripetersi. QUINDI è stato necessario investire in qualcosa d’altro, giocoforza rischioso anche solo per far quadrare i conti.

Sappiamo, sulla nostra pelle, che una parte di questi investimenti, quelli meno rischiosi, sono stati i titoli italiani, i cui rendimenti ovviamente DOVEVANO essere e restare elevati. A questo bastando un poco di critiche ben centrate dei vertici europei e, naturalmente, la naturale tendenza al masochismo delle nostre classi dirigenti. Ups: digerenti.

Perché solo chi ha digestione lenta e faticosa, con relativo ottenebramento delle facoltà intellettive può gioire di un tentativo di salvataggio di un catafalco putrefatto e verminoso che dovrebbe essere riesumato con i soldi dei risparmiatori italiani.

Ma non è bastato e non bastano queste manovre.

Quindi ecco il riciclaggio internazionale di denaro per centinaia di miliardi ( accertati oltre 160 miliardi), ecco l’esposizione per decine di migliaia di miliardi ( SIC!!! Almeno due volte il PIL USA) ai cds ed altri titoli tossici.

In “buona compagnia” intendiamoci, di buona parte delle banche europee, tutte esposte per multipli del pil dei rispettivi paesi, tra le quali, fortunatamente NON, se non in misura marginale ( sempre enorme comunque), quelle italiane.

Qui un quadro relativamente recente.

Questo immenso mare virtuale vale 33 VOLTE il PIL mondiale. Basterebbe una minima oscillazione per provocare uno sbilanciamento in grado di affondare qualunque barca.

E questo è già un guaio, ma certo non l’unico.

Ormai, a forza di allarmi lanciati dalle massime istituzioni finanziarie mondiali, non è un mistero che la barca da pesca ( a strascico) travestita da locomotiva, chiamata Germania faccia acqua da tutte le parti.

Crollo delle esportazioni( oltre -3%), crollo della produzione  industriale (quasi il -2%), marciumi vari e falle malamente tamponate scoperte in sentina…metà dei nuovi posti di lavoro sotto forma di minijob, previdenza in fuga incontrollata…..

Il vero malato d’Europa non siamo noi ( che pure, siamo tutti d’accordo,  non stiamo tanto bene).

E’ la Germania. Ovviamente, il morbo non può che espandersi, sia per i riflessi diretti che per quelli, spesso più gravi, indiretti ( la politica dello scaricabarile non è una nostra esclusiva).

Ma questo scassato peschereccio naviga in un mare non solo tossico ( abbiamo visto) ma tempestoso, con due o tre perturbazioni sistemiche in grado di travolgere tutto. Intanto la bolla del fracking, da sola grande un paio di volte quella dei mutui subprime. In breve, le frenetiche attività estrattive che hanno permesso agli USA di tornare ad essere, dopo decenni, il principale produttore di petrolio, NON sono sostenibili se non a prezzi del barile molto più alti di quelli attuali. Fino a qualche anno fa si parlava di 80 dollari. Con il crollo degli stipendi, il miglioramento delle tecniche e lo sfruttamento all’osso di tutte le risorse disponibili, ora si parla di 60 dollari al barile. PER FAR PARI. In pratica si estrae in perdita, con l’unico scopo di ripagare non i debiti ( quelli vecchi e quelli nuovi) ma gli interessi sui debiti. in questo modo gli istituti di credito possono presentare floridi bilanci dove gli investimenti ( i prestiti) rendono bene. Il denaro fresco da investire, non potendo provenire dalle esangui tasche degli indebitatissimi sudditi dell’imper…ahem cittadini USA arriva dalla stamperia centrale e, fino a qualche mese fa, dai risparmiatori internazionali ( attraverso giri più o meno complicati). In ottima percentuale cinesi e Russi.

Non c’e’ bisogno di dire che la guerra dei dazi promossa da Trump ha provocato la rottura di un equilibrio che vedrà danneggiati, come in ogni guerra che si rispetti, ambedue i lati del pacifico. Il guaio è che il denaro fresco di cui sopra , necessario peraltro a coprire gli infiniti buchi presenti ad ogni livello della società americana ( carte di credito, assistenza sanitaria, previdenza, debiti scolastici etc etc) DEVE essere creato in qualche modo ed uno di questi modi consiste nel prestarlo in maniera sempre più parossistica ( cercare moltiplicatore bancario o moltiplicatore dei depositi).

Aumentando il rischio insolvenza.

Crollo della fiducia. Crollo della domanda e della produzione industriale, collasso finanziario dei più grandi istituti di credito, crollo della produzione petrolifera (la produzione petrolifera mondiale aumenta solo grazie a tre o quattro paesi, gli USA contribuiscono per i due terzi, senza investimenti il fracking si ferma in pochi mesi e poi la produzione si dimezza ogni 18 mesi). Scoppio di bolle multiple ciascuna più grande di quella dei mutui subprime.

Arriva la tempesta perfetta e, questa volta, non ce la caveremo aumentando il debito come nel 2007 per un motivo molto semplice: non servirà “stampare” il denaro.

In realtà su una sola cosa hanno davvero anzi: DAVVERO ragione i vari commentatori “istituzionali”: quando parlano della NECESSITA’ di aumentare la fiducia degli investitori ( anche se sbagliano paese, riferendosi al nostro, piuttosto che i nostri sedicenti “partners” europei). La FIDUCIA E’ DENARO. In senso letterale.

Davvero davvero.

Niente fiducia, niente denaro.

E la fiducia, se uno non ce l’ha non se la può dare ( parafrasando il Don Abbondio di Manzoni, che parlava del coraggio).

Modestamente ( quanto contestabilmente, ci mancherebbe) ne ho scritto qui: “il picco del tempo e del denaro”.

Se non l’avete fatto, dovreste leggerlo.

EXXON. Avvelenare. inquinare. Indagare. Sopire. Ingannare. Pagare.

La concentrazione della CO2 nell’atmosfera misurata in cima al Mauna Loa, Hawaii

Exxon è la più grande compagnia petrolifera privata del mondo ( la compagnia di bandiera dell’Arabia Saudita è lontana seconda, il fatturato della Exxon supera l’intero PIL dell’Arabia Saudita).

Per sua stessa natura, per convinta scelta, è il lupo cattivo della favola.

Lobbizza i presidenti, vellica i dittatori, accende e spegne a suo piacimento intere economie, promuove guerre di esportazione della democrazia…esplora, trivella, estrae, inquina.

Tanto. Da sempre. Troppo, per definizione. Per necessità.

Nel processo fa un sacco di soldi, da un sacco di tempo. oltre  venti miliardi di utili solo nel 2018.

Ovviamente promuove un sacco di studi e ricerche,  specialmente quelli e quelle che mostrano come il riscaldamento globale NON è colpa sua, come, anzi, è una cosa normale, naturale, di cui non preoccuparsi, che porterà, anzi, la pioggia nel sahara, renderà la Siberia verde, fertile e lussureggiante e, insomma, dovremmo stare sereni.

Oltre il 95% dei climatologi ( eccettuato un piccolo e sparuto numero più o meno direttamente promosso dal Lupo cattivo e dai suoi sodali, amici e compagni di merend… strada) si sgola da molti, troppi anni, a ripetere che abbiamo sempre meno tempo davanti a noi per evitare una catastrofe che potrebbe sconvolgere il pianeta, far morire o soffrire miliardi di esser umani, provocare, guerre, inondazioni etc etc etc. Ultimamente, una esile sedicenne svedese con le treccine si è incaricata di ricordarci, con la dovuta durezza, che il tempo per baloccarsi è finito. Un vecchio amico, climatologo, Luca, lo ribadisce con forza.

O decidiamo che questa è una emergenza e l’affrontiamo per quello che è , con intensità e dedizione simili a quelle espresse durante la seconda guerra mondiale o saranno crauti amarissimi.

OVVIAMENTE i think thank sponsorizzati dalla Exxon, DA SEMPRE, tranquillizzano gli investitori ed i governi. Continueremo ad estrarre petrolio per tanto tempo, ce n’è tantissimo ancora, il riscaldamento globale, non esiste, se esiste non è di origine antropica, se esiste ed è di origine antropica, è un bene, perché porterà i monsoni in zone aride e farà crescere il grano in Alaska e vendemmiare Champagne in Inghilterra.

OVVIAMENTE, l’abbiamo sempre saputo: tutte carrettate di materia organica altamente riciclabile di origine bovina, ben confezionate e profumate.

OVVIAMENTE abbiamo sempre avuto il dubbio che, a forza di cercare appigli per arrampicarsi sugli specchi, avessero imparato a conoscere bene la materia. Si sapeva, da decenni che avevano finanziato numerosi studi e che, ad un certo punto i risultati e le conclusioni di questi studi erano stati secretati.

Il motivo era intuibile.

ORA, a distanza di quasi quaranta anni, alcuni di questi studi sono emersi.

Corrispondono, da un punto di vista mediatico, a mettere la testa sul ceppo, tirare su la lama della ghigliottina con le proprie mani e poi lasciarla andare di schianto.

Quel che emerge da questi studi è semplice quanto disarmante.

NEL 1982 la EXXON; aveva tra le mani una previsione praticamente perfetta e lo possiamo constatare ora, a distanza di quasi 40 anni.

Avevano azzeccato quanta CO2 ci sarebbe stata nell’atmosfera nel 2020, CON UN ERRORE INFERIORE ALL’ 1%, ed avevano azzeccato, con un errore analogamente ridotto, per difetto, a quale anomalia termica rispetto alla media saremmo andati incontro, con quei livelli di CO2.

da uno studio riservato Exxon del 1982

Qui il confronto con le temperature medie mondiali realmente misurate ( wikipedia)

Sul fatto che, con questi ed altri studi a disposizione abbiano fatto tutto quanto era in loro potere per ritardare la presa di coscienza dei popoli e dei governi mondiali c’è poco da aggiungere: ne risponderanno, per danni agli azionisti ( SIC! essendo stati tenuti all’oscuro, dicono i meschini, lamentano un danno) e per i danni al mondo, si spera, proporzionalmente di più.

Pagheranno insomma. Mai abbastanza, ma tanto.

Mi interessa, qui, fare presente un’altra cosa, visto che siamo su Crisis e cerchiamo di scansare le ovvietà, sia pure condividendo chi lancerà le adeguate bordate virtuali di materiale organico altamente fermentato verso le specchiatissime facciate della multinazionale.

I modelli utilizzati per fare previsioni climatiche o sistemiche sono complessi , richiedono una matematica peculiare per essere gestibili/comprensibili ( trasformate di Laplace, anyone?) hanno un sacco di variabili, un sacco di parametri, sono fortemente non lineari….Insomma sono oggetti difficili e da maneggiare con cura, da parte di personale assai competente.

NONDIMENO, quando si applicano ad un sistema gigantesco come la Terra, gli innumerevoli errori, che commettiamo nelle varie semplificazioni ed approssimazioni, si elidono a vicenda. Resta il segnale. Ed è un segnale forte, inequivocabile. Si può addirittura verificare, è anzi una prassi standard, quanto sia sensibile il modello e le relative previsioni, a variazioni dei parametri e delle condizioni al contorno. Purtroppo per noi, si dimostra che i modelli SONO ROBUSTI, nel senso che non è facile far saltare fuori previsioni che siano lontane o opposte a quelle catastrofiche che con pervicacia producono ( ora sappiamo che lo fanno da oltre quaranta anni).

Questo in teoria. Infatti non solo ultimamente i climatologi ma addirittura da oltre 50 anni, dai tempi dei “limiti dello sviluppo” gli scienziati, gli esperti, si sgolano a far presente quanto i loro modelli siano difficili da confutare e quanto i trend previsti siano restii ad essere modificati. Specie se non si cambia paradigma sociale ed economico.

In pratica,  ED ORA LO SAPPIAMO PER CERTO, è assolutamente così.

Ringrazio Insideclimate news per aver scoperchiato il verminaio.

E ringrazio Marco Sclarandis e Gianni Comoretto per la segnalazione.

Un’altra nave, altre balle.

Sea watch. fonte: Ansa

Arieccoci. Siamo sotto elezioni,e  naturalmente una bella Sea watch, nave di una omonima ong che cerca di intercettare i gommoni che partono dalla Libia prima che affondino, ci sta proprio a fagiolo. Per stracciarsi le vesti, ergersi a fiero difensore della battigia italica, etc etc. Il teatrino è il consueto: la nave ferma davanti ad un porto italiano, in attesa per giorni, mentre quelli a bordo si arrangiano come possono. Giuramenti e spergiuramenti che i barbari non passeranno, che i porti italiani sono chiusi.

Poi, nella notte, mentre si affermano proprio queste cose a Firenze, di fronte a 4 gatti e 2000 contestatori, con tono abbastanza stentoreo da farsi sentire fino a sotto le mie finestre, il distrattissimo Ministro scopre che i migranti sono sbarcati e si apre un altro giro di accuse reciproche. Si profila un’altra storia simile a quella di un anno fa.

Intanto, per ricostruire la storia, conviene partire dai tweets della ONG.

I migranti sono stati raccolti a 30 miglia dalle coste libiche. Una motovedetta “” libica” ( le virgolette sono d’obbligo, il cosiddetto governo libico, riconosciuto da pochissimi altri stati oltre l’Italia, controlla, a malapena, alcuni quartieri di Tripoli) si rifiuta di farsene carico e invita la nave dell’ONG a “dirigersi a Nord”.  Prima di tirare fuori le solite storie da ignoranti ( perché non sono andati a Tunisi, perché non sono andati a Malta etc etc etc) ricordatevi di una cosa, fondamentale: la zona SAR ( Search And Rescue) che parte dalla costa ed arriva fino a circa cento miglia a Nord è stata assegnata alla “Libia”,  ma, come coordinamento, ALL’ITALIA.

Le zone Sar aggiornate e le aree di intervento delle varie missioni internazionali ( Mare sicuro, Frontex, Sophia etc etc)

La Storia della tragica farsa di questa zona SAR libica è stata raccontata da tante fonti, tra le quali citerò questa.

OVVIAMENTE, su Crisis di questa e delle altre SAR ho ampiamente scritto, ad esempio sull’analogo post  “dei migranti delle sar e delle balle,”di circa un anno fa.

Una volta che la vedetta libica non prende a bordo i migranti ( peraltro, credo che nessuno lo contesterà, la Libia non ha, in questo momento, sotto piena guerra civile, alcun porto sicuro, come ha ammesso anche il nostro ministro Moavero, alcuni mesi fa) la zona di competenza essendo coordinata dall’Italia, TOCCA ALL’ITALIA.

O crediamo che, per farci un piacere, La Tunisia o Malta avrebbero accettato di farsene carico?

Poco probabile, no?

Quindi la cosa è semplice, al netto di tutte le elementari norme e regole di civiltà umana: La nave della Sea Watch non poteva fare altro che navigare verso le coste italiane.

L’Italia, ormai da molti mesi, come testimoniano anche alcune tragedia avvenute in mare, tra tutte citerò quella di Josefa non coordina un bel nulla. In assenza di controlli, i libici, che peraltro hanno confermato di recente che il coordinamento SPETTA ALL’ITALIA, fanno di tutto e di più e, sopratutto, di peggio.

Lo sbarco in Italia, quindi, era un atto dovuto, nonostante quel che il nostro ignorantissimo Ministro degli interni ( che peraltro NON ha competenza sulle operazioni di polizia marittima e, se per quello, nemmeno sui porti) stentoreamente proclamava quella sera a Firenze.

La cosa , secondo me, tremenda è che si sia dovuto aspettare un magistrato e il suo ordine di sequestro, per fare sbarcare le persone.

In questo basso impero, come in ogni basso impero che si rispetti, le competenze sono minime, i poteri sono confusi, le grida si alzano sempre più feroci in maniera inversamente proporzionale alla capacità di dare seguito ai proclami.

OVVIAMENTE l’indagine si chiuderà in una bolla di sapone.

A meno che non si dimostri un accordo tra i trafficanti di persone e l’equipaggio della Sea Watch, la nave aveva sia il diritto che il dovere di recuperare quelle persone e non aveva alternative a fare rotta verso un porto Italiano.

Bisogna dire che in questa circostanza il Ministro Salvini si è lasciato superare, come deliri nazionalistici di destra, da Giorgia Meloni che prima dimostra la sua totale ignoranza in materia ( o la sua spregiudicatezza nel mentire sapendo di mentire, a scelta) e poi propone di affondare la nave, un atto di guerra nei confronti del paese di cui la nave porta la bandiera.

Naturalmente, la spiegazione più semplice è che a nessuno importi un beato tubo dei migranti, di quanti siano e di cosa facciano, davvero, in Italia.

Interessa, molto di più, quanti voti si riescono a spostare con qualche proclama sufficientemente sanguinoso che li utilizza come bersaglio.

Finché ce ne sono, possibilmente tanti, possibilmente disperati, sono un pacchetto consistente di voti. Perché rimandarli indietro quindi?

I due milioni stanziati a tal fine nel cosiddetto “pacchetto sicurezza” che dovrebbe essere discusso nei prossimi giorni, la dicono lunga sulle reali intenzioni  ed anche sulla buona fede del nostro Ministro degli Interni.

Ho una consolazione. Non durerà di più del suo omonimo predecessore.

Io e Greta

Traghetto elettrico a Stoccolma

Nota: Questo post è stato pubblicato su Ecquologia esattamente 15 giorni fa.

Era un radioso giorno di Agosto a Stoccolma.

Con la mia compagna eravamo arrivati qualche giorno prima, avendo deciso di sfruttare un volo last second e di approfittare della più calda estate della storia della Svezia per una breve vacanza.

Come al solito, come in OGNUNO dei voli che raramente faccio, mi  mi sentivo vagamente e, questa volta, doppiamente, in colpa.

Per il volo stesso, con i suoi circa 300 kg di C02 emessi per portarmi a destinazione ( l’equivalente di circa 100 litri di carburante) e per aver sfruttato a fini “turistici” quella che, a tutti gli effetti era una vera emergenza climatica. Tre mesi di siccità a Stoccolma ed in buona parte della Svezia avevano provocato un disastro. Nessun problema. Il purgatorio si sconta sulla Terra, come diceva una mia vecchia e saggia zia. Al nostro arrivo, c’erano FORSE sei gradi ed una non esattamente piacevole pioggerella, orizzontale a causa del vento gelido da nord. In un cielo plumbeo si rincorrevano confuse nuvolaglie Ottobrine. Nonostante il clima, tipicamente svedese, anche sotto la pioggia battente, i segni della siccità c’erano e spaventosi, Oltre la metà degli alberi sembravano morti o sofferenti. Stoccolma, come  buona parte della Svezia, è cresciuta su rocce granitiche, lisciate dai ghiacciai, con solo un sottile velo di suolo che le ricopre. Gli alberi hanno radici superficiali, che comunque, visto il clima, normalmente sono ampiamente sufficienti.

Normalmente, appunto, Ma non c’era niente di normale in quello che vedevo.

Buona parte degli abeti, metà delle betulle erano ingialliti. Qualcuno era morto. L’erba era bruciata come nelle rotonde alla francese del bel paese, a Ferragosto. Ovviamente, gli incendi avevano divorato migliaia di ettari di bosco.

un campo svedese, Agosto 2018

Parlare di siccità e di riscaldamento globale con dieci gradi ad agosto, sotto una pioggerella gelida, sembrerebbe ironico ed in effetti la mia compagna mi prende non poco in giro, tra uno starnuto ed un batter di denti, mentre zaino in spalla ci dirigiamo verso il più bel ostello del mondo, una vecchia nave scuola a vela della Marina svedese, ormeggiata davanti al centro storico di Stoccolma.

Nei giorni successivi, tornato il sole, in un paesaggio che appare curiosamente per metà autunnale (alberi, ingialliti) e per metà estivo (l’erba recupera in fretta) facciamo i turisti: Gamla Stan, la Wasa, il villaggio storico il palazzo etc etc.

Da turisti,non possiamo non notare che il paese si da, in apparenza, da fare, per dimostrare che l’ambiente è importante, che la sostenibilità è necessaria, che gli orti in permacoltura sono fighi, che i veicoli elettrici sono cool. Traghetti elettrici, (sarebbe tempo di istituirli  anche noi, almeno su tratte brevi o brevissime, come lo stretto di Messina) taxi boat elettriche, molte auto elettriche naturalmente(a Stoccolma vi sono facilitazioni pesanti per i veicoli a zero emissioni) perfino distributori biglietti per parcheggi e tourist spots solari (in Svezia!!) e macchine operatrici edili elettriche.

Certo: il fatto stesso che spicchino, tra i membri delle rispettive categorie, dimostra che ANCORA sono mosche bianche. Sempre meglio che non avere nemmeno quelle, comunque, sempre precursori e pionieri di un mondo migliore, no?.

In Svezia sono in piena campagna elettorale, in quei giorni. Tra un appello ai valori tradizionali della famiglia  e della società svedese e sorridenti inviti a votare questo o quella candidata sorridente, la parola “klimatet”, facilmente comprensibile anche per un turista, fa capolino in almeno metà dei cartelloni e dei manifesti. L’estate più torrida e siccitosa della storia svedese ha chiaramente lasciato il segno.

L’ultimo giorno a Stoccolma, decidiamo di tornare a Gamla Stan (il piccolo centro storico della città, che sorge su una isoletta), per visitare il palazzo reale. Ci allunghiamo un attimo in una strada commerciale per comprare un magnete di Pippi calzelunghe per il frigorifero e facciamo una strada diversa dal solito. Come ho scritto all’inizio di questo post è un radioso giorno di fine estate.

In una piazzetta appena prima del ponte che porta all’isoletta su cui sorge il parlamento, da lì, con un altro ponte, si arriva a Gamla Stan, c’è un gran viavai di giornalisti, telecamere, auto blindate, energumeni con improbabili occhiali a specchio, auricolare all’orecchio, strizzati in giacche che contengono a mala pena i possenti bicipiti. Chiaramente è in corso qualche evento politico associato alle elezioni. Attraversiamo il ponte, fra turisti e svedesi indaffarati e passiamo sotto l’arco che segna l’ingresso all’isola. Mi attardo a guardare un messaggio sul cellulare. La mia compagna va avanti. Mentre mi affretto a raggiungerla, noto una ragazzina con un cartello, tutta sola, a sinistra dell’arco, seduta sotto una finestra del palazzo, con un cartello, qualcuno dei passanti legge e sorride. Lei non sorride a nessuno. È seria, silenziosa.

Mi avvicino per leggere il suo cartello. “Skol strejk fur klimatet”.

Non conosco lo svedese, ma mastico abbastanza inglese da capire cosa vuol dire. Sorrido, non posso farne a meno. Penso ai sorridenti politici che a pochi metri da lì straparlano di crescita occupazione clima futuro famiglia (ed immigrazione, tutto il mondo è paese) all’immagine stereotipata della Svezia come la punta di diamante della politica ambientale mondiale. Guardò Greta e capisco, tutto insieme, che non bastano le parole, due pannelli fotovoltaici, gli orti sinergici e un paio di barche elettriche per salvare il mondo. E che una ragazzina con le treccine e l’aria arrabbiata ci ricorda che bisogna, decisamente, essere più convincenti. Se è così arrabbiata, penso, da fare sciopero, vuol dire che anche in Svezia non si è fatto abbastanza. Che anche in Svezia sono stufi dell’ambientalismo “decorativo”. Insomma: non la bevono.

La mia compagna è lontana, corro a raggiungerla, mormoro in fretta due parole a Greta Thunberg, non ricordo esattamente quali: forse un “brava, you are right! Keep on fighting” o qualcosa del genere. Non so se Greta sente. Resta seria, assorta. Nessuna telecamera in vista. Nessun giornalista. Solo qualche persona che, come me, si volta, legge il cartello, sorride. È il suo primo giorno di sciopero, scoprirò, pochi giorni dopo. Non c’è il babbo, non c’è la mamma, non ci sono membri di qualche oscura associazione, solo una ragazzina, con le treccine, l’aria arrabbiata.

Greta, il suo primo giorno di sciopero

Passiamo qualche giorno nella Svezia profonda, dove a Vadstena, quasi 58 gradi di latitudine nord, fotografo un piccolo vigneto, quasi mille km più a nord delle dolci colline dello Champagne. Una cosa impensabile, anche solo dieci anni fa. torniamo verso Stoccolma. Sulla via del ritorno leggo un lancio di agenzia: Greta è già diventata un caso internazionale e si accinge a diventare un simbolo, una icona e, per quelli della mia generazione, uno sprone.

Ad essere più incisivi. A passare dalle spiegazioni, studi e presentazioni, all’azione.

Greta è arrabbiata. Ed ha ragione.

Dice che alla sua età non dovrebbe occuparsi di clima ma studiare, solo che è inutile studiare se alla sua generazione viene negato i, futuro. Ed ha ragione.

Dice che tocca alla nostra generazione salvare il mondo oppure distruggerlo, ed ha ragione.

Dice che dobbiamo cambiare tutto, perché cambierà tutto comunque, ma in peggio.

Dice che sappiamo cosa dovremmo fare, ed ha ragione.

Dice che non c’è tempo, ed ha maledettamente ragione.

Non lo dice ma in fondo, pur criticandoci, spera che riusciremo a crescere abbastanza da smetterla con i nostri tragici e stupidi giochi di potere, soldi e parole, guardare in faccia il mostro che abbiamo generato  e metterci una pezza.

Ecco, su questo, basterà leggere l’infame titolo di un quotidiano, il sedicente “libero”, temo che possa avere torto. La crescita infinita, che è sulle agende politiche di tutto il mondo, che sta fallendo, che è sempre più appesa ad arte e speranze di ulteriori aumenti dei consumi, ovvero della velocità di distruzione del pianeta, non è quella che dovrebbe, non è quella che vorresti, Greta.

Peccato, perché è l’unica che potremmo davvero raggiungere.