Come abbassare lo spread, risparmiare miliardi e pagare il reddito di cittadinanza

Il Debito pubblico nel mondo fonte: wikipedia

Disclaimer: questo, oltre che lungo,  è un post populista, qualunquista, facilone, sotuttista, saccente, e forse perfino un poco rosicone.

Ovviamente spero che non sia così, per un minimo di amor proprio, giusto?

Sbagliato!

Spero SINCERAMENTE di aver preso un abbaglio perché in tal caso ci rimetterebbe solo la mia modestissima credibilità di semisonosciuto ( o dovrei dire misconosciuto?) blogger/tuttologo/lavandaia di via dell’oche/Cassandra) .

L’alternativa, ovvero che NON abbia preso un abbaglio, questa si che sarebbe grave: perché ci direbbe che, dei 2300( duemila trecento) miliardi di euro di debito, di cui circa 700 creati negli ultimi dieci anni, ce ne saremmo potuti risparmiare una discreta parte.

Anno Debito PIL % sul PIL
2005 1.512.779 1.429.479 105,83%
2006 1.582.009 1.485.377 106,51%
2007 1.602.115 1.546.177 103,60%
2008 1.666.603 1.567.761 106,30%
2009 1.763.864 1.519.702 116,10%
2010 1.843.015 1.548.816 119,00%
2011 1.897.900 1.580.220 120,10%
2012 1.989.781 1.613.265 123,30%
2013 2.070.228 1.604.599 129,00%
2014 2.137.320 1.621.827 131,80%
2015 2.173.387 1.652.622 131,50%
2016 2.219.546 1.680.948 132,00%
2017 2.263.056 1.716.935 131,80%

Quanta parte? Si divertano un poco gli economisti, che diamine!

Ricordiamoci, comunque, che il nostro bilancio statale sarebbe, come negli ultimi 27 anni peraltro, in attivo, non fosse per gli interessi sul debito accumulati. Come ci ricordano anche troppo spesso, quando lo spread sale etc etc etc; un aumento ( o una diminuzione) di un punto% di interesse si traduce in un 1% del debito solo dopo circa sette anni, la durata media dei nostri titoli di Stato.

Resta il fatto che OGNI ANNO, MEDIAMENTE circa 300 miliardi di titoli vengono messi all’asta ed un risparmio di un 1%, per dire, si traduce in un risparmio di circa 3 Miliardi di euro all’anno. PER CIRCA SETTE ANNI. Ovvero, a regime, oltre 22 miliardi di euro/anno, giustappunto un 1% di Debito OGNI ANNO.

SE avessimo potuto spendere un 1% in meno mediamente di interessi, su dieci anni ( per rimanere agli ultimi dieci anni) il risparmio, nei primi sette anni sarebbe stato ovviamente qualcosa di meno della ventina di miliardi di interessi che avremmo potuto non pagare a regime. OGNI ANNO. In pratica si tratta di qualcosa come 180 miliardi in dieci anni, tenendo conto del transitorio. Meno, se consideriamo che il nostro debito pubblico dieci anni fa era molto più basso, ma sempre tanto, qualcosa intorno a 140 miliardi. Abbastanza da riportare il nostro debito indietro di quattro anni o abbassare il famigerato rapporto debito/piL di 8 punti. In pratica portarci avanti sul programma di rientro dal debito di sei anni.

UNA BOMBA.

Ricordiamoci anche che l’attuale manovra economica si gioca su decimi dell’1% .

Capite bene che, quindi, anche solo una modifica MOLTO più piccola, trascurabile, poniamo dello 0.1%-0.5% dei tassi di interesse, farebbe differenza, eccome.

Veniamo al quid:

Sapete come funziona una asta di buoni del tesoro?

Non lo sapevo nemmeno io, in effetti.

Quel che balza agli occhi però, anche senza sapere come funzionano queste aste, è un fatto: tipicamente alle aste del tesoro la domanda è il doppio dell’offerta.

ecco un esempio tipico: l’ultima asta di BOT ad un anno

Data Emissione 14/09/2018
Data Scadenza 13/09/2019
Data Asta 12/09/2018
Data Regolamento 14/09/2018
Importo Offerto 6.000,000
Importo Richiesto 11.471,000
Importo Assegnato 6.000,000

E'( quasi) sempre stato così, come ci hanno sempre immancabilmente e con soddisfazione fatto presente i telegiornali ed i vari governi succedutisi, se non altro per ricordarci che con loro l’Italia era affidabile, che i mercati erano entusiasti delle loro politiche economiche etc etc etc.

Contavano sul fatto che la bevessimo. Ed in effetti, fin qui, pare proprio che l’abbiamo bevuta.

In un mercato normale, se la domanda è il doppio dell’offerta, si possono alzare i prezzi , in modo da soddisfare tutta la domanda. Per essere esatti, il venditore cercherà sempre di vendere l’ultimo pollo al prezzo più alto possibile.

Nel caso dei buoni del tesoro, però la cosa non funziona così. Si escludono le offerte più basse, ok MA ANCHE QUELLE PIU’ ALTE, con un meccanismo a dir poco arzigogolato.

In pratica: si mettono le offerte in ordine dalla più alta alla più bassa, si prendono le offerte migliori che coprono metà dei buoni messi in vendita e si calcola un valore ponderato a partire da questo si calcola un valore minimo detto di salvaguardia ( degli interessi del compratore!!!). Poi si fa lo stesso con le successive offerte sufficienti a coprire l’intera mole di buoni all’asta e si calcola un valore massimo, detto di esclusione. Fatto questo si piazzano i buoni, tra gli operatori che rientrano tra questi due valori. L’operatore che ha offerto MENO del valore di salvaguardia, ovvero che ha  fatto la migliore offerta,  VIENE PREMIATO vendendogli i buoni, alla peggio, al valore di Salvaguardia.  Ovvero  AD UN VALORE PIU’ BASSO DELLA SUA OFFERTA.  Ovvero: il venditore rinuncia alla migliore offerta, per vendere ad un valore inferiore, basato sulla media dei valori degli altri offerenti.

Se non ci credete, guardate da soli sul sito del ministero del tesoro (ora parte del MEF)

In ogni caso, più o meno, su grandi numeri, si vende ad un valor medio tra tutti coloro che, messi in ordine dal migliore al peggiore offerente, hanno offerto appena di più di quanto basta per coprire l’intero quantitativo di buoni messi all’asta.

E tutti gli altri? Vengono esclusi dall’asta.

A parte quanto accennato poc’anzi, si capisce bene che non vi sono garanzie, in questo modo, che l’intero quantitativo di buoni venga in effetti aggiudicato alle condizioni più vantaggiose per il tesoro.

Molto banalmente: preso atto delle condizioni minime di accettabilità appena definite, chi ci dice che la metà delle offerte rimasta fuori non potrebbe essere rivista al rialzo, da parte di almeno una percentuale degli offerenti, così portando la media ponderata etc etc etc, un poco più alta, con vantaggio per il venditore?

Si è mai pensato che, in un mondo telematico, si potrebbe semplicemente procedere per rialzi successivi, riinvitando TUTTI, compreso coloro che attualmente sono esclusi, a rifare una offerta alle nuove condizioni di base, definite con qualche media ponderata, come quella appena esposta, ed il tutto potrebbe svolgersi rapidamente ed efficacemente, grazie alle reti telematiche odierne?

Ancora, Perché mantenere l’esclusione delle offerte più alte? Quale vantaggio ne trae lo Stato?

Anche ad una analisi, giocoforza, superficiale, pare proprio che le condizioni delle aste siano si vantaggiose, ma per i compratori.

Ma chi sono questi compratori, queste “istituzioni”?

Per farla breve, istituti finanziari accreditati, ovvero buona parte delle nostre banche e moltissimi enti finanziari esteri. Se si tiene conto degli azionisti di maggioranza della Banca d’Italia, praticamente il banditore dell’asta,(no: NON sono i cittadini italiani) non mi pare che ci sia da stupirsi se gli interessi che vengono tutelati non siano sempre solo ed esattamente quelli dello Stato.

Pare una cosa grossa, no? forse addirittura enorme, a pensarci bene, Visti i sacrifici che ci hanno chiesto, la macelleria sociale, i migliaia di morti suicidi, le decine di migliaia di aziende chiuse, i milioni di persone senza lavoro, la perdita di un decennio, la scomparsa di un minimo di prospettive per il futuro dei nostri giovani.

Tutto evitabile se davvero avessimo potuto risparmiarci un centinaio di miliardi di euro di debito pubblico.

La tragedia del Ponte “Morandi” ci ha mostrato come cose grosse, anche enormi, possono succedere, a danno di tutti e vantaggio, enorme anche quello , di pochi.

Specialmente quando i cittadini, per troppo tempo si distraggono, contenti di zappare il loro orticello, accontentandosi della TV per interagire con il resto del mondo al di la della strada.

Al di la di ogni considerazione, credo che sia arrivato il momento di riprendere in considerazione, seriamente, questo meccanismo delle aste, risalente alla fine del secolo scorso, chiaramente inadeguato ai tempi ( si parla ancora di fax come rimedio per l’invio delle offerte in caso di malfunzionamento telematico) e di adeguarlo.

In gioco potrebbe esserci qualcosa di più di qualche misero numerino in qualche tabella.

p.s. che c’entra lo spread?

Beh, via, abbassare i nostri tassi abbassa lo spread, giusto? Oltre all’abbassamento dei tassi giocherebbe a nostro favore la…FIDUCIA.

Quella fiducia che viene tirata sempre ed immancabilmente fuori come scusa per le peggiori nequizie da shock economy. Almeno questa volta ci potrebbe essere davvero motivo, per essere fiduciosi. Un paese finalmente in grado di darsi regole chiare, moderne, limpide e corrette, aperte al mercato, che diano pari opportunità a tutti gli attori, etc etc etc, insomma: molto ma molto ma molto molto molto liberista no? Degno di fiducia, no?!!

Il Ponte Morandi, la bomba, il Giudice, l’Ingegnere ed il rasoio di Occam

Non è facile trovare un video dell’intervista integrale al Professor Siviero. Qui il meglio che sono riuscito a fare.

Domani sono passate tre settimane dal crollo del Ponte Morandi ed ancora non abbiamo certezze sulle cause del crollo. E, allo stato, non vi sono nemmeno indagati ( visto che mancano gli avvisi di garanzia). Che questa sia una anomalia, è un fatto, e ne ho già abbondantemente scritto. Ma è ancora più clamoroso che un professore universitario di strutture di Padova, considerato, anzi, il massimo esperto di ponti nazionale, tanto da essere soprannominato “Mr. Ponti” faccia una ipotesi tanto grave quanto seria e che questa ipotesi venga derubricata come “delirante” dal magistrato.

In breve: il professore, in questo video, afferma che la struttura del Ponte Morandi era tanto robusta da non poter crollare da sola e che, per quanto lo riguarda, l’ipotesi attentato va presa in seria considerazione.

E’ una affermazione grave, che si tira dietro, ovviamente mille altre ipotesi e speculazioni ( vuole coprire le responsabilità di Autostrade, si tratta di un complotto di questo, di quello, di sopra e di sotto). Qualche ipotesi sugli eventuali mandanti l’ha fatta anche il professore, su quali basi non è dato sapere.

Quando ne ho scritto su un social, un amico mi ha fatto presente che, in questi casi andrebbe usato il cosiddetto rasoio di Occam, ovvero prediligere l’ipotesi più semplice, perché probabilmente più vicina alla verità. Il principio, se corretto quando parliamo della natura ( e non sempre, storicamente, si veda gli sviluppi della fisica dell’ultimo secolo) ha seri problemi di applicazione quando parliamo di…umani. Per motivi ovvi, dal momento che spesso le nostre motivazioni non sono lineari, logiche, coordinate.

Proviamoci, tuttavia, anche in questo caso e vediamo prima di tutto se USANDO TALE PRINCIPIO possiamo affermare che il professore deliri.

Ricapitoliamo: da una parte abbiamo uno dei massimi esperti italiani di ponti che afferma che, con quel che sa sul ponte Morandi che CONOSCE BENE PER AVERLO STUDIATO ( lo dice lui) l’ipotesi attentato è la più probabile.

E’ uno stimato professore, ha decine di incarichi in tutto il mondo ed è in procinto di ricevere un incarico presumibilmente plurimilionario da parte di Società autostrade. Di cui peraltro è già stato consulente.

Nell’immediatezza della tragedia, ha scritto una lettera aperta insieme al professor Borri, di Firenze ( che è stato pure il professore di Meccanica razionale del sottoscritto) in cui invita alla calma e fa presente che si può ricostruire un ponte sicuro in sei mesi etc etc.

Che fa? butta tutto al macero per uscirsene fuori con una ipotesi “delirante?”

In realtà, come è ovvio. non appare affatto delirante. Semplicemente non esclude, sulla base della sua non indifferente esperienza, alcuna ipotesi.

Qui, dopo l’esplosione del caso, ha chiarito.

Riporto qualche riga:

“Le modalità di crollo di quel ponte mi sono sembrate strane –ha spiegato Siviero. Visto che lo conosco bene, è impossibile che sia crollato da solo. E’ crollato con carico zero, con trenta macchine sopra. Ho individuato come una delle cause del crollo il puntone inferiore, che potrebbe avere ceduto. Sto facendo ancora varie ipotesi. Non è che porto l’ipotesi del crollo per un’esplosione come sicura, io dico solo che è compatibile.

Se crolla da solo vorrebbe dire che c’è un’incapacità di capire i deterioramenti. Ma un conto è il deterioramento e un conto è che un ponte crolli da solo, senza dare prima delle avvisaglie. …”

il resto potete leggervelo al link.

Dall’altro lato abbiamo un magistrato decisamente in ritardo sul fronte delle indagini, che si è occupato prevalentemente di reati tributari nella sua carriera, che, senza alcun confutazione, approfondimento e/o verifica, giudica l’ipotesi “delirante”.

Il rasoio di Occam dice che dovremmo prestare più fede, senza altri dati al professore che al magistrato.

Ma possiamo anche chiederci se, dopotutto il professore stia cercando, razionalmente di insabbiare le indagini. Si dice che, appunto, sarebbe nell’interesse di un suo potenziale cliente.

Il punto è che PROPRIO IN QUESTO CASO, il professore avrebbe dovuto tacere, essendo quel che ha detto decisamente controproducente dal punto di vista degli interessi personali. Difficile infatti che autostrade continui a fare affidamento, per le sue consulenze, su chi ha una immagine tanto compromessa.

Quindi: il professore, causa rasoio di Occam va ritenuto sincero nella sua dichiarazione e non prezzolato. Il giudice, in mancanza di dati diretti che escludano per certo quanto affermato dal professore va ritenuto meno attendibile di lui sulla materia.

Quindi, di nuovo , abbiamo un magistrato che appare non perseguire tutte le piste e tutte le linee di indagine, e lo fa senza addurre motivazioni forti.

Senza contare che, anche dopo quanto emerso dai documenti fatti filtrare dalla guardia di finanza ai media ( sarà un caso?) ancora non sono stati inviati avvisi di garanzia. Quindi, in realtà,  gli interrogatori e gli incidenti probatori non sono ancora cominciati.

Vorrei ricordare che la legge italiana pone severissimi limiti a quanto si può indagare senza avvisi. Ergo vi sono grossi limiti alle indagini e questi limiti continuano ad essere riferibili al titolare dell’indagine stessa.

Un caso ovviamente, ma un caso che, insieme a questa ultima storia ci porta ad usare il rasoio di Occam: se somiglia ad un insabbiamento, se l’insabbiamento è la spiegazione più semplice, forse dovremmo pensare che sia anche quella più corretta.

Come sempre e come è duopo per ogni Cassandra che si rispetti, ci auguriamo, con tutto il cuore, di sbagliarci

E se Alitalia diventasse una cooperativa?

 

tratto da: https://www.bastardidentro.it/immagini-e-vignette-divertenti/bando-alitalia-35026Notizia di ieri: il piccolo scandalo nato dall’uso forse improprio, forse solo improvvido di un terminal dell’Aeroporto e di un aereo da parte di due noti VIPS nostrani con contorno di polemiche politiche.

Qui su Crisis, ci interessa altro, ovviamente.

Più di dieci anni fa, uno dei primi articoli che scrissi per Crisis parlava di Alitalia. Dopo aver fatto un rapido riassunto della situazione snocciolai due o tre numeri che mi avevano colpito ( con i riferimenti necessari a verificarli, ovviamente). Due cose a quei tempi mi parvero clamorose:

  1. che NESSUNO avesse fatto caso al trascurabile errore commesso dall’AD in carica, che si era dimenticato di liquidare l’ultima rata del leasing di tre aerei da oltre 100 milioni di euro l’uno, così cedendoli, di fatto, alla compagnia di Leasing stessa.
  2.  che l’Alitalia avesse, ai tempi, oltre 180 aerei. Ad un valore ( sul mercato dell’usato che ai tempi stimai in circa 9-10 miliardi), il vero patrimonio dell’azienda era negli aerei. Poi si aggiungeva un aeroporto e centinaia di piloti addestrati. Diciamo almeno una quindicina di miliardi complessivi, che Airfrance intendeva comprarsi ad un decimo del valore, con la scusa che la compagnia perdeva oltre un milione al giorno. Poi attivarono i famosi patrioti, usi a salvare aziende italiane, ovviamente con i soldi delle aziende salvate. Per l’elevato rischio di querela, non ne parlerò. Anche perché, ai tempi, molti scrissero che era un accordo PEGGIORATIVO rispetto a quanto offerto da Air France  e che propro tanto tanto patrioti non erano.

Comunque sia, vendendosi un aereo ogni tanto, c’era da campare e tirare avanti, anche perdendo 1 milione al giorno, per anni.

Infatti, al netto di tutta la fumisteria, così è andata. Liquidando i pezzi migliori, cedendo piloti, Hubs, immobili, rotte etc etc. OVVIAMENTE; al di la delle chiacchiere, senza nessun miglioramento nei conti, ne in percentuale ne in termini assoluti ( del resto con una flotta che diminuiva era difficile fare fatturati maggiori).

Oggi dopo dieci anni di gestione privatistica, Alitalia ha quasi CENTO (100) aerei meno.

Una flotta dimezzata.

Ed hai conti ugualmente in rosso.

Ad onor del vero sono quasi peggiorati. Ha infatti circa 200 milioni di perdite/anno ( oltretutto in miglioramento rispetto agli precedenti) rispetto ai circa 500 milioni/anno del 2008, annus horribilis.

Con una flotta doppia però, molti rami secchi da tagliare, un numero di dipendenti ridondante, una grossa zavorra debitoria, etc etc . Mi pare evidente che non andremo da nessuna parte. Così continuando, la cmpagnia, sempre perdendo soldi, continuerà ad evaporare, fino a vendere anche gli ultimi aerei. Poi andrà in liquidazione, magari anche questa volta dimenticandosi di pagare le ultime rate del leasing degli ultimi nuovissimi aerei, chissà. COn tanti auguri e saluti ai dimpendenti, competenze, personale qualificato etc etc.

Quel che proposi allora, era di tentare qualcosa di diverso, inusitato e mai tentato prima. Ovviamente SE teorizzato sarebbe stato subito bollato di irrealizzabile da parte di chi si guadagna il pane con ponderose analisi che sono costantemente a favore di figuri che, in ultima analisi e con costanza degna di miglior causa,  sostituiscono pessime gestioni privatistiche a pessime gestioni pubblicistiche.

Quindi, PROPRIO PER QUESTO, da tentare. Cedere la compagnia di bandiera ad una cooperativa dei dipendenti che si impegnasse a non cederla a terzi per almeno cinque anni, facendola restare italiana, continua a sembrarmi, con i dovuti approfondimenti, l’opzione migliore. Ovviamente ad un simbolico euro, con lo Stato azionista con il 49 ma con la golden share. Ovvero il diritto di veto.

QUANDO LA CURA E’ PEGGIORE DEL MALE, BISOGNA RIPENSARE ALLA CURA

Di seguito il post di dieci anni fa. Per i links, andatevi a leggervi l’originale.

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QUANDO LA CURA E’ PEGGIORE DEL MALE, BISOGNA RIPENSARE ALLA CURA

DI PIETRO CAMBI

Crisis

QUANDO LA CURA E’ PEGGIORE DEL MALE, BISOGNA RIPENSARE ALLA CURA

Innanzitutto: Noi, noi tutti italiani, siamo i proprietari di Alitalia, ricordiamocelo.

Qualcuno, da noi delegato, dopo aver sfasciato tutto per benino, in ordinata alternanza con qualcun altro, ora la vuole svendere.

In questi giorni vi hanno spiegato per benino quanto è messa male questa povera compagnia, quanto è stato amministrata in modo disgraziato, quanto i suoi dipendenti, pur avendo non poco contribuito allo sconquasso con le loro richieste sindacali sempre sistematicamente correlate con le feste e le vacanze, siano inguaiati etc etc.

Ma veniamo ai fatti.

Stiamo, tanto per cambiare a numeri semplici, comprensibili. Insomma ai classici conticini della lavandaia (da oggi di Via dell’Oche e non più di Borgunto).

La compagnia ha circa 1.26 miliardi di debiti e 300 milioni di disponibilità (dati di fine gennaio 2008).

Era a quota 1,08 miliardi circa un anno fa (con circa 630 milioni di euro ancora disponibili per l’ordinaria amministrazione).

Quindi, senza stare a sfrucugliare troppo, in un anno scarso sono stati bruciati quasi 500 milioni di euro.

Si capisce che non vi sia la fila per acquisire un otre bucato come questo.

Ma l’offerta di Air France, è un dato di fatto, è addirittura imbarazzante: 138 milioni di euro e poi circa 700-800 milioni di euro da ottenere con un aumento di capitale e poi altrettanti garantiti dallo Stato (cioè sarà lo Stato italiano, ovvero noi, che risponderà in caso di problemi nella restituzione) e per finire alcune migliaia di esuberi (tra i quali alcune centinaia di piloti, che costano, sono costati (a noi “azionisti” di Alitalia) milioni di euro per la formazione e che finiranno sul mercato).

Ma quanto vale l’Alitalia?

Un centosessantesimo della Airfrance?

Quante sono le proprietà della compagnia, quanto valgono?

Vorrei trascurare, per il momento, il pur enorme valore di Malpensa e relativi enormi immobili e terreni (realizzati con i NOSTRI SOLDI ricordiamocelo).

Vorrei tralasciare le rotte aeree e gli altri diritti di traffico (roba da esperti).

Rimaniamo al patrimonio base. L’Alitalia ha, anzi direi aveva, 185 aerei .

Dico aveva perché, nel marasma di questi ultimi giorni, non sono stati buoni a pagare la quota di riscatto alla fine del leasing per tre aerei.

Tre boeing 767 , pagati interamente, CON I NOSTRI SOLDI, e regalati alle compagnie di leasing. Persi. Regalati, ripeto, in quanto pagati fino all’ultima rata.

Ma quanto costa un Boeing 767 usato …ma tenuto bene? (L’Alitalia fa tutta la manutenzione che deve quando deve e come deve, anzi spende anche troppo).

Se ve lo eravate mai chiesto ecco qui: almeno 44 milioni di euro per un 767 quasi decrepito di 15 anni di età.

Gli aerei, ben piu’ giovani, dell Alitalia valevano almeno qualcosa di piu’.

Mettiamo un 1% in più, tanto per dire.

Farebbero 48 milioni ad aereo.

Ovvero 144 milioni di euro, buttati via cosi, per distrazione, incapacità di trovare un filo di cash.

Ovvero qualcosa di più di quanto mette sul piatto Airfrance.

E gli altri 182 aerei? Valgono nulla?

Anche i nuovissimi 10 B 777  (non hanno due anni) del costo unitario di oltre 240 milioni di euro?

Per quanto mi riguarda mi par semplice.

CHIUNQUE DI NOI può comprare l’Alitalia: gli basta vendere un po’ di aerei appena comprata la compagnia, chiedere un finanziamento, GARANTITO DALLO STATO (se io non pago pagate voialtri popolo bue)e vedere di ramazzare qualche altro milione  via aumento di capitale. I piloti possono essere messi fuori anche, semplicemente, passandoli “in leasing” ad altre compagnie (la loro formazione, come detto, costa milioni di euro e richiede anche decenni, per i piloti di Jumbo et similia)

A spannometro, anche solo vendendo a prezzi di mercato gli aerei più decrepiti della flotta e mettendo via via in congedo i piloti e il personale per raggiunti limiti di età, anche senza migliorare i disastrati conti della società, si potrebbero coprire i buchi per i prossimi venti anni.

Forse finirà prima il petrolio.

Più o meno quello che ho accennato è quello che farebbe il liquidatore in caso di fallimento: venderebbe per fare liquidità e ripianare i conti. A me pare una soluzione migliore e di gran lunga di quanto è stato finora messo sul piatto. Provocherebbe sconquassi minori, non comporterebbe licenziamenti immediati, non metterebbe, per l’ennesima volta, la mano in tasca a noi proprietari.

Potrebbe anche succedere, chissà, magari, che il personale si metta una mano in tasca, 12.000 euro a testa basterebbero, E SI COMPRI LA PROPRIA COMPAGNIA DIVENTANDO IL DATORE DI LAVORO DI SE STESSO.

Scommettiamo che i conti comincerebbero a tornare di nuovo?

Qualcuno che lo dicesse, oltre a noialtri grulli?

 

 

 

Pietro Cambi

https://comedonchisciotte.org/i-conti-della-lavandaia-e-lalitalia/

Link originale:

http://crisis.blogosfere.it/2008/03/i-conti-della-lavandaia-e-lalitalia-w-il-liquidatore.html

1.04.08

Garlic belt, ovvero le notizie proseguite con altri mezzi

Garlic belt

Clausewitz, scrisse, in un trattato rimasto famoso, che la guerra era la politica proseguita con altri mezzi. Benché il trattato sia ormai (per fortuna, direi) relegato alle accademie militari, il detto è rimasto famoso ed è stato parafrasato un poco da tutti. Per non sottrarsi quindi, alla tradizione, PARAFRASANDO, anche noi, mi sento di affermare che, alle volte, capitano casi di vera guerra propagandistica, in salsa giornalistica.

Quella del “garlic belt” è una RELATIVA novità, dopo l’infausta era dei paesi PIIGS ( portogallo, irlanda, italia Grecia spagna) , i maiali, brutti sporchi e gozzovigliatori, da contrapporre ai nobili paesi del nord europa, con il loro digrumare nel fango, dissipando e sbafazzandosi le risorse a loro generosamente gettate. In attesa del Norcinaio, ovviamente. Che quella dei “PIIGS” non fosse solo una sigla ma piuttosto una strategia comunicativa, lo capimmo noi di Crisis, tra i primi, ormai dieci anni fa.

Combattemmo una minoritaria battaglia per far presente che vi sono altri Pigs prima di noi, che si mettono la maschera da formichina, pur essendo cicale quanto e più di noi.

Poichè questa cosa dei piigs era ormai fatta propria un poco da tutti, perfino dai diretti interessati e/o sembrava poco politically correct, e/o sembrava ormai poco incisiva, visto il fastidio che da l’attuale compagine governativa italica,  e visto che non si prendono mai abbastanza le distanze da noi barbari e cafonazzi del sud, ecco che è spuntata la “garlic belt”, la cintura dell’aglio, intesa come quei paesi euromediterranei usi ad abusare dei saporosi bulbetti.

Ci sarebbe da far presente a chi ha coniato questo termine che i francesi lo usano quanto e più di noi, nella loro cucina e che, d’altro canto, in Germania e in tutti i paesi nordici si fa amplissimo e forse esagerato uso dell’erba cipollina, non esattamente fragrante di fiori di montagna.

Ci sarebbe da ridere se non fosse che la prima regola, per schiacciare o colpire qualcuno è trasformarlo in un qualcosa. In un qualcosa di puteolente, sgradevole, insignificante. Del resto l’aglio si schiaccia, no?

Ecco un articoletto tipico, dimostrativo dell’uso del termine.

NATURALMENTE la nostra stampa, mai abbastanza subordinata e complessata, ha fatto proprio il termine , con accenti di immancabile commiserazione. Il Sole 24 Ore, in particolare, ha pubblicato un articolo che mostra la disoccupazione in Europa, sotto il titolo “mezza Italia è tedesca l’altra mezza è Garlic belt”. Ora, premesso che in ogni caserma che si rispetti ( e l’Europa, QUESTA Europa,è una caserma) il nonnismo va sempre dal più forte al più debole, questo articolo non è solo una indegnità, visto che usa un termine già indegno di suo INDEGNAMENTE verso una parte del paese.

E’, sostanzialmente FALSO. Perché, tanto per cambiare, in questa statistica, la Germania trucca le carte. I Land con la disoccupazione più BASSA sono anche quelli dove è più ALTA la percentuale dei cosiddetti “minijob”, lavori sottopagati che vengono integrati dallo Stato, con una forma di sussistenza occulta il cui unico scopo, in sostanza, è quello di poter produrre statistiche con dati falsati come questi. Se si confronta, infatti, i dati areali salta immediatamente agli occhi che SE SI AGGIUNGONO i minijob, sostanzialmente redditi di cittadinanza SOTTO MENTITE SPOGLIE, dati in cambio di lavori di poche ore a settimana pagati pochi euro/ora, alle percentuali di disoccupazione, all’improvviso si scopre che il NORD ITALIA è più Germania della Germania, che in realtà ha tassi di disoccupazione E sottoccupazione simili a quelli del centro Italia e perfino di un paio di Regioni del sud.

 

a sinistra: % minijob sul totale contratti di lavoro, a dx % disoccupazione

Potete “divertirvi” a verificare da soli, giocando un poco con i grafici, che sono interattivi, qui per i minijob e qui per i tassi di disoccupazione. Ausschließlich sta per esclusivamente, ovvero come unica attività il minijob. Nebenjob come lavoro part time, e Gesamt come somma dei due.  Conclusione? Non è certo da questi dati che si vedono, se poi esistono DAVVERO, i differenziali tra NOi maiali mangiaglio ed i profumati e decorosissimi paesi della “cintura del burro”. Magari non avranno pensioni, esattamente come noi, magari si affanneranno in lavori sottopagati e di bassa specializzazione, magari il tutto si traduce, PRIMA DI TUTTO in un clamoroso aiuto alle imprese piuttosto che ai lavoratori, semplicemente sussidiati, ma tant’è, l’importante è poter raccontare a tutta Europa e, prima di tutto a se stessi che tutto va bene la Signora Marchesa. Il problema non è tanto che loro sparano bufale. E’ che noi ci crediamo. Considerando che il nostro principale giornale di informazione economica, dopo aver elargito per decenni sensatissime e precisissime analisi economiche, è quasi fallito, ed ora vale un decimo che dieci anni fa, direi che faremmo bene a dargli la stessa percentuale di attendibilità.

Quando gli animali avevano il radiatore

Edaphosaurus, In una delle possibili ricostruzioni. Vi è chi ritiene che le “spine” perpendicolari alla cresta principale supportassero un tessuto adiposo simile alla gobba di un dromedario.

Alcuni anni fa, per essere esatti circa 252 milioni di anni fa, alla fine del Permiano, la Terra era un poco diversa da oggi. Un mondo desertico, arroventato, polveroso. In pratica un immenso Sahara.

Tipico affioramento della fine del Permiano. Sabbie desertiche.
Tipico affioramento della fine del Permiano. Sabbie desertiche.
Tra il Permiano ed il Trias, gola del Bletterbach vicino a Redagno, Alto Adige. Da bambino andavo a caccia di fossili in questa gola.

Le medie ed alte latitudini, corrispondenti alla Scandinavia, Siberia e Canada attuali ( e  le equivalenti zone della Patagonia e dell’Antartide, a sud) avevano un clima “decente” e gli animali “superiori” potevano “prosperare”. Le virgolette non sono casuali: era un mondo difficilissimo ed ostile alla vita. Se è vero che intorno ai poli c’erano acque abbastanza calde da consentire la vita ai coccodrilli, restava il fatto che le condizioni di insolazione restavano quelle proprie di un pianeta il cui asse è inclinato rispetto all’eclittica: MOLTO variabili.

In poche parole, notti o giorni interminabili, a seconda delle stagioni, che imponevano strategie di conservazione o dissipazione del calore, in animali che ancora no avevano sviluppato un metabolismo in grado di regolare la temperatura interna del corpo. La soluzione che questi animali trovarono fu quella…del radiatore, soluzione che fu applicata da varie specie anche non strettamente imparentate tra di loro, per evidenti e convergenti necessità evolutive.

Grazie al loro sistema questi animali potevano scaldarsi rapidamente, alla fine delle lunghe notti boreali, così essendo più attivi e veloci delle loro prede/predatori ( alcune erano carnivori, altri erbivori). Analogamente, quando le giornate erano lunghe, potevano disporsi “di taglio” rispetto alla luce del sole e dissipare efficacemente, proprio come un radiatore, il calore corporeo in eccesso.

Se pensate che non fosse una cosa poi così vitale, siete in buona compagnia, dato che molti paleontologi ritengono che in realtà queste “vele” avevano piuttosto o prevalentemente un ruolo rituale, venendo impiegate nel corteggiamento e/O nelle lotte territoriali.

A me pare poco probabile, dal momento che non si sono trovate, finora, prove di un dimorfismo sessuale ( la differenziazione tra maschi e femmine, tipica, ad esempio, degli ultimi dinosauri esistenti, gli uccelli) nelle specie interessate.

Disgraziatamente, questi adattamenti a condizioni tanto estreme ( si calcola che la temperatura media ai poli fosse allora più alta di quella attuale in Italia, ma con oscillazioni forti tra giorno e notte e, sopratutto, stagionalmente) non bastarono. Le cose peggiorano, all’improvviso.  Alla fine del Permiano, in un parossistico riscaldamento globale si estinsero. Insieme a circa il 90% delle specie esistenti.

Si calcola che ai Poli la temperatura arrivasse, nelle lunghe giornate estive , oltre i 30 gradi. Le acque delle zone tropicali avevano temperature comprese tra i 40 e 50 gradi ed erano estremamente acide e prive di ossigeno. In pratica, letali per qualunque essere vivente evoluto. E’ difficile calcolare le temperature delle terre emerse ma, se dobbiamo prendere a riferimento le aree equatoriali attuali, si può valutare che vi fossero temperature intorno ai 50- 60 gradi con massime oltre i 70, nelle aree interne. Per alcuni milioni di anni la Terra fu un posto apparentemente quasi disabitato, con funghi, alghe, qualche lichene. E lui:

 

Unico vertebrato evoluto,  il Listrosauro, una specie di incrocio tra un maiale ed un coccodrillo, che, a partire dalle aree polari, occupò, in beata solitudine, tutte le terre emerse ( così dimostrando una volta per tutte la teoria della migrazione dei continenti).

La specie più di successo nella Storia del pianeta.

Perché ci interessa? Perché è quel che ci potrebbe succedere, se non ci diamo una mossa.

Per rimanere a tempi vicini ecco un quadro:

Andamento della temperatura media del pianeta negli ultimi ventimila anni e previsioni per il 2100.

Saprete che lo scenario MIGLIORE, quello dell’accordo di Parigi, che sappiamo già essere irraggiungibile e troppo, troppo troppo ottimistico, prevede di impegnarsi per un aumento massimo della temperatura globale di due gradi.

Due gradi. Visto che, se va benissimo, la temperatura media mondiale aumenterà di due gradi, se va così così di 3 e se va come andrà di 5 o 6, ecco di cosa stiamo parlando. Due gradi in meno e ci ritroviamo con due km di spessore di ghiaccio al posto del lago di Garda. L’ultima era glaciale.

Due gradi in più e ci troviamo in una situazione mai esistita da quando esiste l’uomo ( si veda il grafico, per limitarsi agli ultimi ventimila anni).

Quattro gradi in più e ci troviamo nel periodo più caldo degli ultimi cinquanta milioni di anni. Cinque gradi in più e ci ritroviamo, appunto, alla fine del Permiano, prima dei dinosauri. Quando si superò una soglia critica e, nel giro di poche migliaia di anni la temperatura del globo aumentò di altri 5 gradi, quasi certamente a causa del rilascio improvviso di quantità enormi di metano da clatrati oceanici. Un periodo in cui al POLO nord c’erano forse 35 gradi d’estate. Della situazione all’equatore, abbiamo detto.

Da notare che le stime della temperatura all’equatore dei tempi sono rese difficili dalla mancanza di fossili. Gli unici presenti in buona quantità sono i conodonti, apparati boccali di enigmatici organismi, simili a lamprede primitive, che nuotavano male e venivano trasportati dalle correnti nelle zone equatoriali dove morivano a tonnellate, più o meno bolliti, visto che le temperature calcolate per le acque dove vivevano,  erano comprese tra 40 e 50 gradi.

Se è vero che noi potremmo anche organizzarci per resistere a tale situazione, è anche vero che potremmo avere qualche problemino per convincere le piante che ci mantengono in vita. Certo: funghi ed alghe, la forma di vita prevalente nei milioni di anni successivi all’evento di estinzione tra Permiano e Trassico, potremmo averne in abbondanza, ma non credo che una insalatina in salsa thai possa bastarci.

Ponte Morandi: a che gioco giochiamo?

 

Ponte Polcevera, come era

A che gioco giochiamo?? Risposta facile, da bar: al simpatico, irresistibile, immarcescibile, ineludibile, apparentemente indispensabile, gioco dello scaricabarile, con contorno della pittoresca e coreografica rappresentazione di un efficientissimo affannarsi, chiamata dallo stentoreo “facite ammutina!” dei  pulcinella di turno.

Battuta da bar, certamente. Quindi piuttosto aderente alla realtà. La mia diretta esperienza nell’analisi di grandi opere e disastri associati, passando per aule di tribunali ed angiporti del ”potere”, mi insegna che i discorsi da bar sono sbagliati, ma per difetto. Il livello di cialtroneria decisionale e di aumma aumma istituzionalizzato, al netto dello sbarramento di fumogeni tetratricotomici, e’ più alto di quello che possono immaginare i rozzi, sprovveduti e popolani(anche qualunquisti e, quasi sempre, populisti) avventori di un bar delle periferie, che so, di Polcevera, ad esempio.

Detto questo: se mai un disastro, con il suo stesso verificarsi, può dimostrare l’esistenza di un sistema, di una associazione a delinquere, come minimo: di clamorose omissioni, insomma equivalere alla mamma di tutte le pistole fumanti, beh il crollo del viadotto di Polcevera, ormai chiamato urbi et orbi “Ponte Morandi, tanto per trovare un capro espiatorio facile, per giunta defunto, quindi indifeso ed indifendibile, è quel disastro.

L’unico esempio equivalente, fortunatamente non per dimensioni, che mi viene in mente è la frana del Vajont. Ai tempi il tragico esempio costituì l’occasione per la nazionalizzazione della società elettrica responsabile della costruzione e quindi dell’evento.

Sappiamo bene che questa volta ci sono contratti di concessione, penali, clausole vessatorie, normative, pregiudiziali, che rendono la (ri) nazionalizzazione estremamente onerosa e di esito dubbio. Il mio sommesso consiglio è stato, a caldo ed anche ora a distanza di dieci giorni, di ricorrere ad un’arma migliore, piu’efficiente, sopratutto più garantista dell’interesse pubblico, ovvero il commissariamento, che è possibile chiedere non solo quando vi siano illeciti accertati o rinvii a giudizio, ma anche semplicemente fatti gravi ed accertati che implichino gravi mancanze, colpose o dolose, da parte dell’amministrazione di un’azienda.

Veniamo al punto. Dopo dieci giorni, NESSUN avviso di garanzia è stato inviato. Qualunque sia il gioco a cui sta giocando il Procuratore capo, è un gioco che non mi piace. Forse, lungi dall’essere un gioco, una strategia, potrebbe trattarsi di qualcosa di più e di peggio. Ovvero perfino di un illecito, se non di un reato (omissione di atti d’ufficio).

Perché l’avviso di garanzia in questi casi è, apparentemente, un atto dovuto, automatico e richiede solo il tempo necessario a stilare l’elenco dei possibili responsabili. Dato che l’organigramma di una azienda quotata è facilmente reperibile, dato che non era certo difficile trovare i documenti relativi alla progettazione ed esecuzione dei numerosi interventi di manutenzione, i primi avvisi di garanzia, sarebbero dovuti partire entro e non oltre 24 ore. Ripeto: un atto DOVUTO, indispensabile per cominciare QUALUNQUE indagine giudiziaria seria, non è stato ancora compiuto.

Sarebbe forse opportuno che ci si chiedesse ORA, non tra qualche settimana, mesi o anni, PERCHÉ. Siamo in un paese in cui OGNI singola indagine su una strage, di Stato o meno, di mafia o meno, naturale o meno, ogni volta che interessa non i corpi di normali cittadini ma gli interessi feudali di qualche consorteria, finisce implacabilmente, inesorabilmente, immancabilmente, insabbiata, in un modo o nell’altro. Si può gentilmente e rispettosamente evitarlo, questa volta?

L’affermazione fatta è grave e straordinaria ( nzomma…siamo pur sempre nel bel paese) e richiede prove straordinarie. Siamo su un blog e non un’aula di diritto amministrativo e/o di procedura penale quindi staro’ sul semplice. Spero che basti, per iniziare.

1) L’avviso di garanzia è un atto dovuto ogni qualvolta si prospettino indagini previste IN FUTURO che richiedano una alterazione delle prove o dei luoghi  e/o perquisizioni e/o altri atti irripetibili per loro natura. Atti che richiedano la presenza degli indagati e/o dei loro difensori, per tutelare i propri interessi ed il proprio diritto alla difesa nel contraddittorio immediato con il magistrato e successivamente in aula. E’ sufficientemente evidente, spero, che il crollo di Genova rientra in tutte queste fattispecie. E’evidente che, a macerie rimosse e dopo dieci giorni di mancate perquisizioni, etc etc dovute appunto alla mancanza di un avviso di garanzia nei confronti dei vertici societari e di chiunque potesse essere ritenuto responsabile di quanto accaduto, l’avviso, che per i motivi succitati sarebbe stato dovuto, quando è se ci sarà, arriverà tardivamente, così creando buone prospettive di difesa per gli indagati.

Qui qualche riga in “legalese” in più sull’argomento, fra le tante possibili.

Ok, ma quale è lo standard in casi di crolli, magari anche di piccola entità, ma con esiti letali per le persone?

Non credo di dovervelo ricordare: gli avvisi partono, eccome, ed entro poche ore. Al massimo, in pochissimi giorni.

Alcuni esempi tra i tanti, tragici, che si verificano nel nostro sgarrupato paese.

un ragazzo a Napoli, ucciso da un crollo, notizia del 9 luglio 2014.

45 dicesi: Quarantacinque, Avvisi di garanzia. Partiti il giorno dopo (notizia del 10 luglio 2014).

Crollo di una palazzina a Napoli, 7 luglio 2017

Una decina di avvisi di garanzia, notizia dell’ 11 Luglio 2017

un turista spagnolo ucciso dal crollo di un frammento di Corinne di marmo, chiesa di Santa Croce a  Firenze,  19 ottobre 2017.

4 avvisi di garanzia “atto dovuto”. Notizia del 20 ottobre 2017

La lista e’ lunga e dolorosa e potrebbe continuare per un pezzo.

Ve la e me la risparmio.

Sapete già dove voglio arrivare.

Ed a Genova? Ad oggi NESSUN avviso di garanzia.

Ora: potrebbe trattarsi di oggettiva difficoltà nel trovare un organigramma della società autostrade e/o i fascicoli depositati in occasione della ristrutturazione del ponte, con i relativi nomi dei progettisti, direttori lavori, etc etc. Dato che queste difficoltà sono, come dire, superabili entro poche ore, come sa chiunque abbia dovuto ricercare un fascicolo di un immobile presso l’ufficio tecnico di un Comune, più che oggettive le difficoltà appaiono soggettive.

In questo caso, bisognerebbe chiedersi come mai il Procuratore, che ha competenze quasi esclusivamente da tributarista e nel settore fallimentare, a parte una breve esperienza di governo venti anni fa, non abbia delegato ad uno dei suoi sostituti competente per gli appalti, lavori pubblici ed edilizia in genere.

Ovvero, potrebbe trattarsi di semplice incompetenza ( strictu sensu, absit iniuria verbis)

POTREBBE.

Nel paese degli insabbiamenti, il condizionale è d’obbligo.

Ma per salvarsi da una denuncia per calunnia.

 

Un pianeta di mirtilli

Esiste il premio Nobel ed esiste il premio IG-nobel, ovvero quello che ogni anno viene attribuito alla PEGGIOR ricerca, materia per materia. Nel tempo, anche grazie all’humour, che ancora fortunatamente resiste nella comunità dei ricercatori si fa a gara per presentare ricerche che possano ambire a questo secondo ed ormai popolare premio. Vi sono regole da rispettare: la ricerca DEVE essere pubblicata, e DEVE essere eseguita e presentata secondo i protocolli scientifici più diffusi. Deve essere, insomma, una ricerca VERA. Mi sono imbattuto, per caso in un serissimo ( ehm) candidato  al premio per il 2018 e, senza ulteriore indugio vi presento lo studio.

Una Terra di mirtilli

Cosa succederebbe se, tutto ad un tratto, l’intera Terra fosse trasformata in una una sfera formata da mirtilli? Per un attimo mentre cercate di mantenere l’equilibrio in uno strano paesaggio composto da miliardi di piccoli sferoidi succosi che si spappolano sotto i vostri piedi, sentireste la gravità scomparire, solo un ottavo di quella precedente, come sulla Luna. I mirtilli, come è noto sono fatti prevalentemente da acqua e la densità MEDIA del pianeta è un bel poco superiore a quella dell’acqua.
Poi i mirtilli, a partire da qualche metro sottoterra, comincerebbero a collassare sotto il loro peso, trasformandosi in una purea, mentre l’aria intrappolata tra l’uno e l’altro ( resta parecchio spazio vuoto, tra mirtillo e mirtillo) cerca di liberarsi verso l’alto, prima in bolle e gorgoglii e poi, via via che arriva dal profondo, in geyser di potenza crescente, fino a far impallidire quelli di Encelado, Io ed Europa. Getti alti centinaia di km, sparerebbero, a velocità ipersonica, tonnellate di mirtilli in orbita. Il pianeta si restringerebbe rapidamente fino ad eliminare gli spazi vuoti tra mirtillo e mirtillo. Un rapido calcolo porta la stima di questa riduzione del raggio a circa 1000 km. Più o meno come nell’immagine di questo post.
L’energia potenziale liberata dal collasso e dalla caduta verso il centro, si libererebbe sotto forma di calore.
Presto tutto diventerebbe una enorme sfera di marmellata bollente gorgogliante ed eruttante. Prima, nei brevi momenti prima di finire bolliti, avremmo dovuto sopportare i peggiori terremoti mai visti, mentre le montagne, trasformate in mirtilli, franano e si spappolano, esplodendo sotto il loro stesso peso. Si formerebbe una densa atmosfera di vapore acqueo e sostanze antioossidanti varie, purtroppo ad alta temperatura, che creerebbe un effetto serra poderoso. Nel giro di qualche ora l’oceano di marmellata bollente e gorgogliante ed eruttante che ricopre il pianeta comincerebbe ad evaporare creando un effetto a serra a cascata, di tipo venusiano. Si raggiungerebbero le condizioni per un fluido ipercritico ed il confine tra atmosfera ed oceano di marmellata in rapida scomposizione termica scomparirebbero. Nel frattempo in profondità, la pressione , nonostante la temperatura, porterebbe alla formazione di un nucleo solido di ghiaccio VII. Il campo magnetico sarebbe scomparso e i raggi solari disintegrerebbero rapidamente la marmellata , ed il fruttosio residuo ( quello non decomposto termicamente) Alla fine resterebbe un mondo fatto di vapore, acqua, e residui minerali ( frazioni dell’1%) e CO2 ( un bel poco di CO2, i mirtilli son ricchi di zuccheri).
Il colore, anche a causa delle piccole tracce di antociani etc etc, sarebbe blu violaceo, con nuvole bianche. La luna, non più trattenuta da una gravità ridotta ad un ottavo di quella precedente, se ne sarebbe andata, probabilmente in cerca di un altro pianeta. Considerando l’energia disponibile e le varie possibilità, nei tempi dovuti, finirebbe su Venere o su Mercurio o sul sole ( molto più probabile).
Se finisse su Venere, vaporizzerebbe tutta la crosta del pianeta e tutta l’atmosfera. Quando le cose si raffreddassero, Venere avrebbe un oceano di Magma, un anello, come Saturno, una atmosfera quasi senza CO2 e povera, molto più povera, di quella attuale. Raffreddatosi l’oceano di magma, sarebbe calda ma molto meno dell’inferno blu violaceo, attraversato da folgori titaniche, una volta chiamata Terra.
No, non sarebbe bello, un mondo di mirtilli.
Non è una fake news.
Questa ricerca è stata fatta. Per davvero!!! https://arxiv.org/pdf/1807.10553.pdf

Dei migranti, delle sar e delle balle

 

La Lifeline. Immaginatevi 200 persone a bordo.

Quello dei migranti in arrivo sulle nostre coste , tra l’altro calati del 50% è un problema stagionale, o elettorale o, come in questi giorni, tutt’e due le cose. Ovvaimente NON è così, è un problema epocale che andrebbe affrontato con pari intensità per non farlo diventare anche esiziale, ma così lo riducono le cronache.

Come Lavandaie e gattini attaccati ai mammasantissimi di chiunque stia sulla tolda di comando, oggi ci occupiamo di una storia di attualità.

La nave Life Line, di proprietà della analoga ONG, battente bandiera olandese, ha recuperato un carico di migranti, è sovraccarica, vorrebbe portarli in Italia ma l’Italia, per bocca del suo ministro degli interni, la dirotta su Malta perché, a suo dire, i migranti sono stati raccolti nella zona SAR ( Search and rescue area) assegnata a Malta.

Malta dice che l’operazione di soccorso è stata effettuata FUORI dalla sua zona SAR, nella zona SAR della LIbia, normalmente sotto il coordinamento italiano e che quindi tocca all’Italia ed alla Libia decidere cosa fare.

Nell’indecisione, la nave, stracarica, rimane nel limbo Fortunatamente con mare non troppo agitato.

Intanto la cosa più importante: il porto vicino più sicuro sarebbe La Valletta, la gente a bordo della piccola e sovraccarica nave ha bisogno di aiuto, le leggi del mare impongono l’attracco al porto più vicino.

Chi rifiuta questo attracco sulla base di considerazioni amministrative commette un reato internazionale e come tale andrebbe perseguito. Ovviamente,  gli accordi amministrativi/operativi sono sempre di un grado inferiore, come influenza, delle normative internazionali per il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, tra le quali rientra, evidentemente ( per ora?) la vita.

Come stanno e come sono andate le cose?

Intanto vediamo, visto che nessun telegiornale è buono a farcele vedere, queste SAR, queste aree di ricerca e soccorso, come sono organizzate.

Qui vedete, intanto,la SAR Maltese. Come vedete si estende anche ad acque che NON sarebbero logicamente sotto il controllo di Malta, addirittura al di la di Lampedusa, fino a quasi alle coste tunisine. Ai tempi  fu così stabilito su pressante richiesta di Malta stessa che ne faceva una questione di orgoglio e prestigio internazionale, senza contare, ovviamente, la possibilità di avanzare future richieste su arre di interesse e sfruttamento economico ancora contese con l’Italia( come si vede dalla mappa). Rendendosi conto di cosa questo comportava ( lo vediamo in questi giorni) e con l’occasione determinata dalle varie missioni internazionali, Malta rinunciò ad una parte della sua SAR che fu assegnata all’Italia. Qui vedete la situazione aggiornata.

In pratica L’Italia e le varie missioni internazionali si assegnarono varie zone di competenza, all’interno della sar maltese mentre veniva istituita, storia dell’anno scorso, anche una SAR libica, sotto controllo misto italiano e libico, nella quale operavano ( ed operano) sia missioni internazionali che ONG. SOTTO COORDINAMENTO ITALIANO.

Ok. QUINDI?

Dove sono stati raccolti i migranti della Lifetime?

E’ difficile dare una risposta a questa domanda, senza i dati che vengono forniti dalle autorità marittime, perche l’AIS della nave, il sistema obbligatorio di monitoraggio della posizione, è stato riacceso solo poche decine di minuti fa, verso le ore 10 UTC

posizione Lilfeline 09 utc 23 06 2018

Come si vede la nave procede lentamente, è al limite tra SAR italiane e SAR di Malta, come ridefinite a partire dal 2016, ma sta nella SAR Maltese.

Ma DOVE sono stati raccolti i migranti? Questo è il punto chiave ed è anche quello che fa la differenza tra un arbitrio ( o una balla, tout court) del nostro ministro degli interni ( no, il minuscolo non è un refuso) e una giusta rivendicazione di competenza.

Siccome l’AIS della Lifeline era spento, come facciamo a sapere dove era al momento del recupero?

CI aiutano Twitter e…un’altra nave.

Infatti la Lifeline ha raccolto i migranti da due gommoni,  in una prima fase presso la costa libica e poiINTERVENENDO IN AIUTO AD UN’ALTRA NAVE, una gigantesca portacontainer danese, la Alexander Marsk, che già si era fermata a prestare soccorso. Basterà quindi verificare dove fosse la Alexander Maersk.

Purtroppo per avere uno storico lungo più di due giorni dei movimenti di una nave bisogna..PAGARE. I dati disponibili gratuitamente sono invece limitati alle ultime 48 ore.

Ecco quindi la prima posizione disponibile della portacontainer: le 9 UTC  ( ora di Greenwich) del 22 Luglio 2018.

posizione alexander maersk ore 9 del 22 06 2018

Quando è avvenuto il salvataggio?

Alle 20.23 del 21, ora UTC ovvero alle 22.30 locali, Lifetime è sul posto ad aiutare la Alexander.

Lo dimostra un Twitter.

Non è comunicata la posizione ma sappiamo che circa dieci ore dopo la Portacontainer è in navigazione a sud di Malta.

Considerando la velocità di 13 nodi una partenza intorno a mezzanotte, terminato il recupero, considerando che la portacontainer proveniva dal porto di Misurata, non è difficile capire che il tutto si è svolto fuori dalla SAR Maltese e dentro la SAR Libica, fino a qui sempre controllata e coordinata dall’Italia.

Il giorno prima, il 20, l’ONG aveva recuperato altri migranti alla deriva. Alle 23 e 50, ovvero alle 01.50 del 21 Giugno, stava ancora recuperandone.

La mattina del 20 aveva effettuato un altro salvataggio.

Ma dove era in quei giorni la lifeline? L’AIS era spento!

Ci aiuta sempre twitter:

Lifeline posizione il 17 Giugno.

Life Line posizione il 17 giugno da: https://twitter.com/MV_LIFELINE

Lifeline posizione il 20 Giugno 2.53 del pomeriggio:

ricostruita  sulla base di questo Tweet

Come vedete, ci sono pochi dubbi: era in acque internazionali, vicino alle coste libiche e le operazioni SAR che la riguardano si sono svolte in quelle acque.

QuNDI:

  1. MALTA HA RAGIONE, la competenza delle operazioni di recupero , in questo caso, NON è Maltese.
  2. L’Italia ( o meglio: chi ci rappresenta) ha torto, perchè la SAR competente era quella libica, gestita FINO AD IERI dall’Italia che si prendeva, qualche volta, la responsabilità morale di rimandare i migranti nei campi da cui erano appena usciti, quindi sta all’Italia coordinarsi ed organizzare le operazioni.  L’aver ceduto il controllo ai libici significa che per i migranti si apriva la certezza di un ritorno sulle coste libiche. Così stando le cose e con la responsabilità delle persone a bordo, quelli della Lifeline hanno fatto rotta su Malta e non su un porto libico come richiesto dalla Libia e, indirettamente dall’Italia, per un motivo elementare: nei campi di raccolta ( ovvero di concentramento) libici. SI MUORE, si viene stuprati si viene venduti come schiavi. Un porto libico IN QUESTA SITUAZIONE non costituisce un porto sicuro. Ergo, con l’Italia intenzionata a tirare per le lunghe per motivi propagandistici, si sono diretti verso Malta. Nel momento in cui anche Malta si è irrigidita, si sono fermati, per poi, mentre scrivo, riprendere lentamente il percorso.

3) Malta ha torto, MARCIO, quando non fa entrare nel suo porto la nave. Perché ormai questa è vicino alle acque territoriali Maltesi ed ha bisogno di aiuto. Che DEVE essere accordato, come recitano le norme internazionali ed anche elementari principi di umanità.

4) HANNO TORTO TUTTI E SONO DEI DANNATI IPOCRITI

Se uno legge i tweet dell’organizzazione si vedrà che sono stati affiancati da una motovedetta libica che, dopo un controllo, si è allontanata, senza particolari contestazioni.

Poche ore dopo sono cominciate le segnalazioni di imbarcazioni abbandonate.

Non si dica che è un caso. La Libia lucra su queste cose e noi gli permettiamo di farlo, anzi la incentiviamo a farlo, visto che ora il coordinamento italiano ha cessato di esistere. Ovvero abbiamo appena rinunciato ad esercitare un minimo di controllo sui traffici in corso, che sono TUTTI i mano libica, come sappiamo bene.

NE ABBIAMO LA PIENA E TOTALE RESPONSABILITA’

D’ora in poi, GRAZIE ALL’IDEONA DI LASCIARGLI CAMPO LIBERO, i libici faranno i loro giochetti in libertà, ed in questo modo magari riusciranno davvero a scegliere chi fare passare in Italia e chi invece andare a riprendersi. Avevate paura degli islamici radicali? Degli spacciatori? Dei furfanti matricolati?Grazie alle decisioni di abdicare al controllo di quel pezzo di mare, l’Italia consentirà alla Libia di fare il bello e cattivo tempo, sopratutto cattivo, sulla pelle dei migranti.  Ed a ben vedere, sulla nostra.

Naturalmente, NON si parla della Libia, in questi giorni, Libia che pure gestisce, a questo punto al 100%, tutto il traffico di migranti. Si parla delle ONG con le loro carrette dei mani, appese a qualche migliaio di euro raccolti su internet, che si limitano ad evitare morti in mare.

E’ più colpevole chi salva persone in mare o chi le mette ( o le lascia mettere) sui gommoni e poi, con le potenti motovedette pagate da noi, o le lascia affogare o le riporta nei lager costruiti CON I NOSTRI SOLDI?

Si discute della moralità e degli interessi nascosti dietro ai finanziatori di queste carrette delle ONG. Si potrebbe per un attimo discutere dei finanziamenti, probabilmente centinaia di volte più grandi, che sono andati ai nostri dirimpettai libici, con il risultato di abbattere del 50% il nr di migranti in mare, ma anche di aver aumentato in egual misura il numero dei migranti internati in campi da cui si esce solo per ritornare in mare ( pagando una mazzetta) o per finire o schiavi o sottoterra?

Dal fondo di quale letamaio osiamo sollevarci per reclamare purezza di intenti e trasparenza nei fondi per le ONG che operano nei nostri mari?

Smetteranno presto di operare, tranquilli.

Ci sarà qualche migliaio di morti in più, in mare ed a terra e, alla fine, qualche campo di concentramento in più. Di cui porteremo i peso morale ed economico. I migranti continueranno ad aumentare ma noi non li vedremo. Qualcuno li seppellirà a pagamento per noi e noi seppelliremo questo come un male necessario.

L’outsourcing del gulag, l’ho chiamato tanti anni fa, questo obbrobrio. Credo proprio che continueremo. Perché ALLA FINE, è un buon affare, tra motovedette, porti sistemazioni etc etc tutti realizzati con i NOSTRI soldi, molto ma molto ma molto più grosso di quello che dovrebbero fare le ONG,, TUTTE le ONG, a prescindere, nella ottenebrata mente di chi le vede come loschi trafficanti.

UPDATE:

Mentre si discetta raffinatamente sulle aree di competenza SAR, nel frattempo, la Alexander Maersk è arrivata con il SUO carico di migranti, circa 150 persone, alla fonda davanti a Pozzallo, in Sicilia.

A quanto pare il porto più sicuro raggiungibile più celermente.

Quale era, esattamente la differenza tra i migranti raccolti da una nave mercantile e quelli raccolti da una ONG?

Forse lo scandalo, in un mondo che si dichiara sempre più liberista e diventa invece sempre più spietatamente feudale è proprio che ancora esistano ONG, a prescindere.

Il denaro è finito. Le banche sono finite. Lo dice l’IMF

Bankosaurus

Il denaro è finito, le banche sono finite. Le banche centrali sono finite. Non lo dice un predicatore matto dell’Alabama, mentre cerca di convincervi a regalargli  i vostri inutili dollari per eseguire un rito di purificazione, ma Christine Lagarde in persona, in una conferenza tenuta presso la Bank of England, non esattamente in una riunione dei framassoni, in un consesso di oscuri illuminati o all’ultima riunione del Bilderberg.

Spero che ve la caviate con l’inglese, perché vale la pena di leggersela in originale.

https://www.imf.org/en/News/Articles/2017/09/28/sp092917-central-banking-and-fintech-a-brave-new-world

Mi pare una notizia, no? Ma voi l’avevate sentita? Se n’è parlato all’ultimo G7, tra un dazio e l’altro?

Chissa’.

Anche i banchieri possono avere il loro Minsky moment, mentale, per ora.

Una cosa che impressiona è questo livello di catastrofismo nelle posizioni di vertice mondiale. Significa, molto semplicemente che gli scenari più categorici che l’uomo della strada può concepire sono molto ma molto al di sotto di quanto viene già discusso, con una certa serenità, nelle cd “stanze dei bottoni”. Noi Cassandre lo troviamo consolante. Ogni tanto una conferma che non siamo matte,  nerovestite, dai capelli arruffati, o almeno che siamo in buona e qualificata compagnia, aiuta.

Dazi? What dazi?

E’ finito il G7. L’atmosfera è riassumibile in questa foto: Trump contro tutti, guidati dalla Merkel. Il linguaggio dei corpi dice tutto quel che c’è da dire sulle rispettive posizioni.

In sintesi, Donald Trump ha maramaldeggiato, arrivando in ritardo clamoroso (tanto che il vertice è cominciato con la sua poltrona vuota) ed andandosene via in anticipo, con la scusa dell’incontro con Kim, che però si terrà tra due giorni. Da noi è passata solo metà della storia: Trump vuole mettere dazi sulle importazioni europee di acciaio, auto etc etc. È un cowboy matto e pericoloso che metterà in pericolo la crescita, l’armonia atlantica etc etc etc. Può essere e non sarò certo io a difenderlo.

Il problema è che manca l’altra metà della storia, ad essere ottimisti. Infatti questo è uno scenario possibile…

SE.

Se gli europei non abbasseranno i loro e/o se non accetteranno la proposta alternativa, di ELIMINARLI TOTALMENTE, creando un’area di libero scambio.

Qui il link.

Pare che l’affollarsi di Leaders, vagamente “ impanicati” sia immediatamente successivo alla lettura della proposta di Trump, in questa foto, da un’altra angolatura,  si vede anche il nostro nuovissimo PDC Conte, assorto nella lettura.

Il punto è che i dazi americani, ad esempio, sulle auto, sono al 2.5%. Quelli europei oscillano dal 22% (per i pickup) al10%.

Come la vedo? personalmente sono del parere che i dazi sono un’arma necessaria, in un mondo globalizzato, sempre alla ricerca dei minimi costi di produzione. Perché la rincorsa alla produzione in paesi con costi bassi porta devastazioni sia al pianeta che agli umani. Ma qui interessa quel che vedete capite o pensate di capire, basandovi sulla tv e giornali.

Niente o quasi. Alla meglio, il 50% della storia.