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Mes, Eurobond ed il dilemma di Leonida

Contrariamente a quanto si crede gli Spartani alle termopili, non avevano gli scudi con la lettera Lambda, come si vede nei film. Ognuno si decorava lo scudo a modo suo.
Contrariamente a quanto si crede gli Spartani alle termopili, non avevano gli scudi con la lettera Lambda, come si vede nei film. Ognuno si decorava lo scudo a modo suo.

Il MES e gli eurobond.

E’ il tema di questi giorni, ogni volta che si allunga lo sguardo oltre la pila di cadaveri lasciati dalla pandemia.

Ogni volta che si prova a pensare, in qualche modo, al dopo.

Si tratta, questo lo capiscono tutti, di rimediare qualche centinaia di miliardi di euro e spenderli il prima possibile, per fare ripartire l’economia. Prima che milioni di persone finiscano senza lavoro, non per qualche mese, ma per il futuro prevedibile.

In Europa, Germania e paesi satelliti vorrebbero adottare il MES, famigerato strumento finanziario utilizzato per “aiutare” Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda. Conte è miracolosamente riuscito a creare una specie di coalizione di paesi favorevoli invece ai cosiddetti Coronabonds o Eurobonds che dir si voglia.

Ma di cosa si tratta?

Differenza spiegata presto e, spero, bene:

Il MES e’finanziato anche dall’Italia, che deve fare debito pubblico per finanziarlo, pro quota. 17 miliardi versati finora, fino ad 125 miliardi, potenzialmente.
Se l’Italia riceve un prestito usufruendo MES, proporzionale alla sua partecipazione, cosa probabile, riceve i soldi che ci ha messo dentro, raccolti prendendoli in prestito ad un tasso di interesse più alto.
In più viene messa sotto schiaffo, dalla troika.
Ottiene, in sostanza, lo stesso risultato di quello ottenuto emettendo nuovi buoni del tesoro, legandosi mani e piedi ai desiderata di forze oggettivamente ostili ai suoi cittadini.

Di fatto, il MES e’per noi perfettamente inutile.
Serve per “aiutare” (ehm!!!) pochi paesi con i soldi di tutti.
Ma qui la situazione è chiara quanto diversa: aiuterebbe tutti e quindi tutti proporzionalmente.
Riprenderemmo i soldi che abbiamo versato.
Di fatto ci troveremmo, in un certo senso, indebitati DUE volte. Per la stessa cifra ( solo in apparenza, perché ovviamente l’Italia sarebbe indebitata con se stessa, nel caso del Mes, essendo uno dei paesi che lo finanzia)
Mica male, no?
Non è finita: aumentare il nostro indebitamento comporta un giudizio negativo da parte delle agenzie di rating. Siamo già al limite. Ancora un downgrading ed I nostri titoli così declassati non possono, in forza del regolamento fondativo, essere comprati dalla BCE sul mercato secondario per calmierare i tassi di interessi e relativo spread.

Il famoso whatever it takes di Draghi, che ci ha “salvato” in questi ultimi anni. I nostri tassi, liberi di fluttuare, esploderebbero verso l’alto ed andremmo a raggiungere la Grecia.

Gli eurobond dovrebbero essere emessi direttamente dalla bce, che ne garantirebbe la restituzione. Essendo una banca centrale non potrebbe, per definizione, andare in crisi di liquidità. I tassi degli eurobond quindi, rispecchierebbero solo il rischio cambio ed il rischio inflazione. Nello scenario attuale praticamente nulli.

I tassi degli eurobond sarebbero quindi bassissimi, prevedibilmente e sicuramente vantaggiosi, rispetto ai costi dei bond nazionali.

I soldi raccolti sul mercato verrebbero girati proquota ai vari paesi. Quindi nessuno si avvantaggerebbe sugli altri. E nessuno pagherebbe i debiti altrui.

Ora arriva la parte interessante.

I buoni possono essere onorati dalla bce in due modi: o chiedendo ai paesi che hanno ricevuto i fondi la restituzione degli stessi ad interesse 0 ed in 30 anni ( ma così aumenta il debito pubblico) o creando dal niente il denaro necessario. La prima ipotesi è quella più probabile, sarebbe un vantaggio importante rispetto al MES ed abbiamo visto perchè. Ma non sarebbe niente di rivoluzionario.

La seconda sarebbe decisamente più innovativa.

In pratica la BCE emetterebbe centinaia di miliardi di nuova liquidità, tramite la restituzione degli eurobond, via via che andassero a scadenza. Nessuna richiesta di restituzione agli Stati.

In condizioni normali questo aumenterebbe l’inflazione; ma in queste condizioni, di chiara recessione, abbiamo fatto un test probante nel 2008, l’inflazione, nonostante mille mila miliardi creati dal nulla, non ripartirebbe, perché l’economia e’depressa.

La cosa non piace allo stato tedesco per un motivo preciso: le sue banche sopravvivono lucrando sul differenziale dei tassi con i paesi vicini. E con loro se ne avvantaggia anche lo stato tedesco.

Le suddette banche sono infatti le uniche che accettano di comprare buoni del tesoro con tassi negativi… i famosi bunds, sui quali misuriamo lo spread. da qualche parte si devono rifare.

Ovviamente ai cittadini tedeschi la cosa viene venduta in modo diverso. “Gli italiani e le altre cicale che hanno vissuto e vivono al di sopra dei loro mezzi, vogliono continuare a farlo con i soldi di noi tedeschi”. Il bello è che la cosa viene ripresa, praticamente senza confutazione, dai nostri Media nazionali.

Non è vero, ovviamente, per mille e vari motivi di cui alcuni ricordati qui.

Ed alcuni nel post precedente.

Quindi, riassunto della situazione:

  • Fare nuovo debito non funziona.
  • Affidarsi al Mes non funziona.
  • Conte non ha alternative.
    O eurobond o morte.
    E noi con lui.
    Avete presente le Termopili? Ecco…
    Molon labe’.
    Per davvero…
    Chi dice il contrario, chi sminuisce la cosa, e’ un vero traditore.
    Reale, concreto. Nitido.
    Ne abbiamo già qualcuno. Sappiate che non è possibile equivocare.
    Qui non c’entrano ne Meloni ne Salvini né Bagnai ne borghi.
    C’entra la Storia. Si dice che le circostanze creano e forgiano l’uomo.
    Speriamo sia vero.
    Perché di forgiati ne vedo pochi.
    Di spremuti parecchi.

 

Il coronavirus, il Dr. House e il male minore

Il Dr. House, apparentemente il migliore medico del mondo. Quello che ti augureresti di trovare in un pronto soccorso. ma e’davvero cosi’?
I costi sanitari di vari paesi in rapporto ai rispettivi Prodotti interni lordi

In questi giorni ci rendiamo, all’improvviso, conto di quanto sia vitale avere un sistema sanitario nazionale pubblico. In senso stretto. Quasi tutti gli altri paesi sia europei, sia non europei hanno sistemi misti o decisamente privati.

La situazione italiana, come evoluzione negli anni e’ questa:

https://en.actualitix.com/country/ita/italy-health-expenditure-public.php

Siamo tra i paesi che spendono meno, eppure, tutto considerato, il mondo intero riconosce che, nonostante tutto, il nostro e’ uno dei sistemi sanitari migliori.

Tralasciando i vari casi europei, gli USA sono l’esempio piu’ eclatante di un sistema sanitario privato, costosissimo ed inefficiente. Che costa tantissimo in termini monetari, piu’ del doppio del sistema pubblico italiano ed ancora di piu’ come spesa pro capite : gli USA hanno un pil procapite piu alto dell’ Italia.

Molte cose non funzionano nel nostro sistema sanitario. Gli scandali, i costi gonfiati, i nepotismi, le malversazioni, gli episodi di “malasanita’”. Sappiamo che si potrebbero risparmiare decine di miliardi all’anno, senza rinunciare a nulla, senza tagliare posti letto, senza smettere di ammodernare le strutture e le attrezzature. Sappiamo che si puo’ e si deve fare meglio.

Dovremmo pero’ sapere che potrebbe andare MOLTO peggio. Questa tragedia del Coronavirus ci permette almeno questo: confrontarci con i sistemi altrui e i risultati di questi sistemi. Per ora negli USA, dove fare un tampone o , se per quello anche una semplice analisi del sangue, costa migliaia di dollari, solo parzialmente coperti dalle assicurazione migliori, che comunque lasciano sempre fuori un ticket tipicamente dieci volte piu’ alto di quelli che ci lamentiamo tanto di dover pagare.

Tutto questo sembrerebbe teoria, sterile polemica etc etc. Vi ricorderete quanto scandalo avesse fatto la dichiarazione in merito di Vasco Rossi, prontamente irrisa, smentita, negata da fior fiore di pensosi, commentatori dei principali media. Ora poi, con un ritardo di almeno dieci giorni, anche negli USA si puo’ fare il tampone senza dover pagare. Tutto bene, a parte lunghissime code di cittadini terrorizzati e un sovraccarico di lavoro dei laboratori di analisi.

E decine di migliaia di casi in piu’ del necessario, che stanno esplodendo. Che si tradurranno i migliaia , forse decine di migliaia di morti piu’ del necessario.

La cosa “interessante”, nel senso della maledizione cinese, e’ pero’ un’altra. Che per i cittadini statunitensi, quello di non poter, praticamente curarsi, farsi analisi, essere soccorsi, e’ un problema presente, ben noto ed attentamente rimosso dalla versione demo della loro societa’ ed in particolar modo del loro sistema sanitario, che ci propinano attraverso film, serie televisive, etc etc.

Un esempio per tutti: la serie televisiva del Dr. House, la celeberrima E.R medici in prima linea. Dove si raffigurano coraggiosissimi ed eccezionalmente competenti medici di un centro di pronto soccorso di un ospedale di contea immaginario.

Mi e’venuta la curiosita’ di andare a vedere quello che non ci fanno MAI vedere in questa serie: il momento in cui il paziente, sopravvissuto grazie alle cure puntuali e geniali del Dr. House, riceve il conto da pagare per le prestazioni mediche erogate. Perche’ non sarebbe, come dire, una bella cosa, sapere che lo stipendio del Dr. House e colleghi, eccezionalmente elevato se rapportato a quello dei nostri analogamente bravissimi ed addirittura eroici medici, e’pagato da un nuovo mutuo acceso sulla casa dai poveracci salvati dall’esimio sanitario.

Ma tutte queste sono chiacchiere, di nuovo.

Veniamo al sodo.

Un membro della mia famiglia allargata ha affrontato poche settimane fa, una complessa operazione durata oltre sei ore, per ridurre una grave forma di scoliosi. Sei ore di intervento, operata da una equipe ai vertici mondiali del settore, due ore di preparazione, due giorni in terapia intensiva, dieci giorni di degenza. La ASL, ha reso obbligatorio indicare sul foglio di dimissione, il costo delle prestazioni sanitarie erogate, ovviamente a titolo informativo, perche’ interamente gratuite. Nel caso in questione si trattava di 8000 euro.

Torniamo al prezzario delle prestazioni di un ospedale di contea, come quello del Dr. House.

Ad una ricerca su google, cado casualmente su un anonimo ospedale di contea di un anonimo Stato dell’Unione, l’Indiana.  Il sito dell’ ospedale della Contea di Greene e’ ben fatto: rassicurante, carino. Cercando un poco si trova qualche riferimento agli sgravi fiscali, alle rateizzazioni, alle assicurazioni convenzionate, e poi… al prezzario, in una bella tabellina xcel esportabile.

Il prezzario e’ agghiacciante.

La cosa migliore e’ darci una occhiata di persona. In queste condizioni una semplice analisi del sangue, di quelle che il nostro medico di famiglia ci prescrive ogni volta che ci sentiamo un poco giu’, sfonda con facilita’ i 1000 euro.

A scorrere questa lista si capisce una cosa: che OGNI ANNO in un paese con questo sistema non possono che verificarsi centinaia di migliaia di morti evitabili.

Magari con un semplice esame del sangue. Che decine di milioni di cittadini non possono permettersi.

Il Coronavirus, insomma, e’ il meno.

Chissa’ se lo capiranno, una buona volta.

SE lo capiranno, il coronavirus sara’ un male minore.

Per davvero.

Il Virus, il gregge, l’economia

Hermes, Dio del commercio, Asclepio e le tre figlie Igea, Panacea e Meditrina
Hermes, Dio del commercio, Asclepio e le tre figlie Igea, Panacea e Meditrina

Guardate questo disegno raffigura un antico bassorilievo.

Al centro si impone Asclepio ( Dio della medicina ).

A destra le sue figlie:

  • Igea (della della moderazione e della prevenzione);
  • Panacea (dea dell’uso delle piante magiche e medicamentose);
  • Meditrina (dea preservatrice della salute).

Sulla sinistra si mostrano Ermes e il suo caduceo (verga con serpenti gemelli intrecciati).

Il dio della guarigione guarda con sdegno e disprezzo Ermes, dio dei ladri, dei mercanti e del commercio.

Parliamoci chiaro: il tentativo, fatto da Merkel e Johnson, di ritardare la presa di coscienza nazionale della necessità di andare in lockdown come l’Italia,  non è certo ispirato da Asclepio.

Il punto è che nemmeno Mercurio, dopo tutto, ha motivo di essere contento.

Il motivo,a distanza di alcuni giorni dalle ultime dichiarazioni dei due, ( ci aspettiamo dal 60 al 70% di infettati, preparatevi a perdere un vostro caro, cose così) è chiaro. L’immunità di gregge si ottiene al presso di centinaia di migliaia di morti, in alcuni mesi. Nel frattempo l’economia è comunque congelata, nessuno compra nulla, e le aziende chiudono una dopo l’altra.

C’è stato un momento, una settimana fa,  in cui il mondo ha rischiato di contare, per davvero le decine o centinaia di milioni di morti, sacrificati sull’altare del Dio, in un sacrificio umano collettivo senza eguale nella pur truce storia dei riti del genere. Ma un piccolo paese, noto a tutti, caro a tutti, nonostante tutto, nonostante l’innato masochismo dei suoi cittadini, ha dato un esempio che non poteva essere ignorato: l’economia è importante, ma la vita dei cittadini, la solidarietà nei momenti di sciagura, sono più forti e più importanti.

Ha chiuso tutto, ha fermato tutto.

Ha fatto una scelta, coraggiosa, perché è un paese indebitato, con una economia schiacciata dalla malversazione, dalla scarsa visione strategica dei suoi imprenditori e dei suoi governanti e dagli interessi dei suoi vicini nel tenerlo perennemente sotto schiaffo, mantenendo artificiosamente elevati i tassi dei suoi buoni del tesoro. Quel piccolo paese, dapprima irriso ( si sa i suoi abitanti sono dei mammoni, familisti etc etc) è stato, sotto la spinta popolare mondiale, seguito da tutti gli altri.

Ha vinto Asclepio.

L’immunità di gregge, sarà quella generata dall’effetto gregge politico: una volta che un esempio che difende la vita delle persone rispetto ai conti correnti degli investitori viene reso noto, in un momento di elevatissima sensibilità dell’opinione pubblica, è quasi impossibile ignorarlo, contando con serenità  le centinaia, poi migliaia , pi decine di migliaia di morti.

Il mondo intero ha copiato quel piccolo paese, come un branco di lupi opportunisti, forse, ma di fatto comportandosi come un gregge. Con pochissime eccezioni, che finiranno malissimo, travolte dalla crescita esponenziale dei casi e dalla saturazione del loro sistema sanitario. Le classi politiche che hanno voluto vendere l’anima a Mercurio, dimenticandosi di Asclepio, verranno sacrificate dalle popolazioni inferocite, si spera in modo virtuale ed allegorico.

Asclepio, un dio, con la d, minuscola, dimenticato, ritornerà in auge, eccome.

Ma Mercurio, si sta preparando la rivincita. Saprà, quel piccolo paese, avvantaggiarsi del fatto che uscirà dall’ordalia più rapidamente e con meno vittime e stress sociali e probabilmente economici, dei suoi vicini? Riuscirà a portare Mercurio dalla sua parte? Perché a Mercurio questa cosa somiglia molto ad un precedente, pericoloso, che va adeguatamente punito, per evitare che si ripeta. Non sia mai che si cominci a pensare troppo spesso che le persone sono più importanti degli investimenti, …

Speriamo.

Perché quel piccolo paese è il nostro.

E i suoi fedeli aspettano solo che passi la tempesta.

 

 

Coronavirus. Niente panico? Magari!

L a situazione al 30 01 2020 tratta da https://3g.dxy.cn/newh5/view/pneumonia?fbclid=IwAR09D5aa2UiF4AADVoEknhnjquJqWf_AN75uP_SFpu2f4bDYOaj4R2fs_5Q
L a situazione al 30 01 2020 Dall’alto: casi accertati e sospetti al giorno e cumulativi, morti totali( grigio) e ricoverati tratta da https://3g.dxy.cn/newh5/view/pneumonia?fbclid=IwAR09D5aa2UiF4AADVoEknhnjquJqWf_AN75uP_SFpu2f4bDYOaj4R2fs_5Q

Siamo su Crisis, giusto? Qui non si pettina le bambole e si affrontano le cose per quel che sono, giusto? Bene.

Il corona virus è probabilmente una nuova e pericolosa pandemia, la peggiore dai tempi della Spagnola che fece da 50 a 100 milioni di morti, secondo le più recenti stime, in tutto il mondo, giusto 100 anni fa.

Giusto?

Forse. Quel che sappiamo ci porta a pensarlo.

Vale la pena di inquadrare la situazione.
E’ molto infettivo.

-Ha tassi di mortalità centinaia di volte quelli di una influenza normale, forse simili a quelli della spagnola.
Questi, vorrei chiarire, sono ragionevoli fatti, non spericolate elucubrazioni.

Dieci giorni fa abbiamo raggiunto i 100 casi accertati in Cina.

https://www.google.it/…/coronavirus-deaths-climb-over-100-…/

Siccome sappiamo che ci sono da tre a dieci giorni di incubazione, Questo articolo pubblicato il 28 Gennaio indica in solo il 5% la percentuale delle persone infettate che sono state riconosciute come tali.

Appare ragionevole quindi che le persone infettate il 19 di Gennaio fossero già un paio di decine di migliaia.

Oggi abbiamo 100 persone infettate e riconosciute tali nel mondo. Quindi in realtà ce ne sono migliaia. Probabilmente decine di migliaia.

La crescita e’circa esponenziale, con un raddoppio ogni due giorni. Il discorso vale anche per i morti, che sono ospedalizzati per tempi che vanno da alcuni giorni a due settimane, prima del decesso.

Allo stato quindi, non sappiamo le percentuali finali di mortalità ma sappiamo che sono elevate e non i valori “rassicuranti” riportati( naturalmente!) dai media.

Valori comunque circa 100 volte più alti di una influenza.
L’epidemia NON è quindi stata confinata. Si è allargata, con migliaia di casi, a tutta la Cina e con oltre un centinaio al resto del mondo.
Tra dieci giorni  quindi, ci saranno alcune migliaia di casi accertati nel mondo e probabilmente decine di migliaia di infettati. Tenete conto che tutti i casi accertati hanno preso aerei e taxi ed il corona virus e’ molto contagioso anche in fase asintomatica. In pratica e’praticamente certo che non verrà contenuto e continuerà ad espandersi un tutto il mondo, per le prossime settimane ( la maggior parte del mondo NON  si sta comportando come la città di Wuhan, dove nessuno mette il naso fuori casa).

Probabilmente ci sono già decine di persone contagiate, qui in italia e probabilmente molte NON sono cinesi.

Se la crescita resta esponenziale per altri dieci giorni, cosa non irragionevole, probabilmente avremo mezzo milione di casi accertati nel mondo in totale e qualche milione di contagiati. Il sistema sanitario mondiale comincerà ad andare in crisi.

Tra venti giorni decine di milioni di accertati e centinaia di milioni di infettati. Il sistema sanitario mondiale sarà oltre la crisi, al collasso totale e centinaia di milioni di persone saranno in preda al panico. L’intera economia mondiale si fermerà, completamente.

Entro un mese l’avranno presa praticamente tutti quelli che la possono prendere. Entreremo in una nuova recessione. Non è che è facile tornare a consumare come se niente fosse, dopo una scoppola del genere, a parte un bilancio, in questo funesto caso, di un paio di centinaia di milioni di morti.

Vediamo di capirci: questa NON è una esercitazione, non è uno scherzo. Ci sono discrete probabilità che succeda. Discrete vuol dire che la crescita esponenziale potrebbe rallentare, o continuare, anche se è più probabile che si oscilli tra valori altalenanti. Nessuno le può calcolare, ma non parliamo di probabilità infinitesime, da planetoide impazzito o liberista rinsavito.

Lo scenario epidemiologico più ragionevole e’quello di una classica influenza, ma circa 500 volte più mortale del normale. Infatti il livello di infettività appare simile o superiore a quello di una influenza. Se le cose stanno così circa metà della popolazione mondiale potrebbe entrare in contatto con il virus. Circa 300-100 milioni di persone ne potrebbero morire. Non sappiamo quanti saranno i morti scatenati dal caos e dall’arresto del sistema produttivo. Il problema infatti non è tanto la pandemia ma il panico che potrebbe scatenare. E’ quello il vero rischio sistemico. Tra carestie, disordini, sommosse, saccheggi, potrebbe fare perfino più morti.
Tutto questo si può sviluppare in tempi rapidissimi, a causa dell’esponenzialità del fenomeno. In poche settimane a partire da oggi.

Certamente avremo le idee chiare, per il bene o per il male, fra una settimana, dieci giorni, al massimo.

Ma a quel punto non è improbabile che ci siano già scaffali del supermarket vuoti e file ai distributori di carburante. E non solo in Cina.

Conviene prepararsi in anticipo. Anche perché almeno e’una crisi che durerà circa un paio di mesi. Dopo chi c’è bene e chi non c’è amen. Non dico che tutto tornerà come prima, nel caso. E’ impossibile che succeda. Ma il panico sarà scemato e si potrà cominciare a fare la conta dei danni ed a pensare ad un mondo diverso, cosa che faremmo bene a fare a prescindere.

Volete fare i prepper e muovervi d’anticipo?  Per un paio di mesi ci vogliono alcune decine di kg di generi alimentari ( farina pasta conserve e legumi prima di tutto) e scorte di antipiretici ed antibiotici( infezioni opportunistiche). Anche tenere i serbatoi dei veicoli pieni a tappo non è una cattiva idea. Riesumate le vostre tende ed i vostri zaini e controllate che funzionino. Riesumate un paio di scarponi buoni, un sacco a pelo, l’occorrente per fare un fuoco… mettete da parte vestiti adatti alla sopravvivenza all’ aperto, in un pacchetto compatto e che siano di facile gestione ( lavaggio ed asciugatura facili e rapidi). rileggetevi il decamerone. Non è la prima volta che si affronta una pandemia e non sarà l’ultima. L’opzione più sicura è allontanarsi dai luoghi affollati in attesa degli eventi. Tenetevi un manuale di sopravvivenza a portata di mano. Insegna tante cose utili e come farle con quel che si trova. Siate in forma. Potreste dover camminare, per parecchi km…

Ed ora svegliatevi! Stavo scherzando, ehhhhh…

Forse.

La tempesta perfetta

La tempesta perfetta è il titolo di un film di quasi venti anni fa, per certi versi profetico, con protagonista George Clooney.

E’ la storia, purtroppo reale, di una barca da pesca del suo equipaggio e del suo comandante, obbligato dai debiti a prendere il mare, pur consapevole di andare incontro a rischi enormi, causati da una rarissima configurazione meteo che farà convergere più perturbazioni in un ristretto braccio di mare e, come poi succederà, ad una morte eroica, quanto prevedibile.

Molto meno eroicamente, le principali banche tedesche, ad esempio la Commerz bank e la Deutsche bank, insieme ad una galassia di banche rurali ed altre minori, navigano in un mare tempestoso, costellato di titoli tossici, destinati ad avvelenarle in un tempo non lungo.

Una scelta obbligata, dal momento che le banche tedesche sono le principali detentrici dei titoli tedeschi, i famosi BUNDS sui quali si calcola il famoso “spread” di cui ormai si parla anche dal barbiere. I tassi di rendimento di questi BUNDS sono, da tempo NEGATIVI. Ovvero le banche prestano soldi allo stato tedesco RIMETTENDOCI. Lo fanno, contrariamente a qualunque senso logico nonché contabile, perché….sono PUBBLICHE!

Da qualche parte, devono rimediare. Il loro azionista di maggioranza fa quel che deve per dargli una mano. Sopratutto considerando che molto del suo debito( e deficit!!) viene assorbito e reso invisibile, in quanto “privatizzato” ovvero emesso proprio da queste banche e dalla teutonica Cassa Depositi e prestiti.

Queste cose, se siete lettori di Crisis, probabilmente le sapete già. Ne scriviamo da anni.

Non si tratta di bazzecole. Una grande percentuale del debito pubblico tedesco ( chi dice il 30 chi dice il 50%) grazie a queste cabale, non compare nelle statistiche. Queste banche partecipano regolarmente, da anni, alle aste PRIMARIE ( cioè quelle di emissione) dei titoli pubblici degli altri paesi e, come è noto, si sono impelagate per centinaia di miliardi in finanziamenti ad alto rischio in Spagna, Grecia, Portogallo, facendosi salvare da tutti gli europei tramite il cosiddetto fondo salvastati, in realtà salvabanche, per centinaia di miliardi. DOPODICHE’ l’opinione pubblica tedesca, spaventata dal precedente, percepito non come salvataggio delle banche tedesche ma come regalia ai mangiaaglio sudisti, ha imposto che queste cose non dovessero più ripetersi. QUINDI è stato necessario investire in qualcosa d’altro, giocoforza rischioso anche solo per far quadrare i conti.

Sappiamo, sulla nostra pelle, che una parte di questi investimenti, quelli meno rischiosi, sono stati i titoli italiani, i cui rendimenti ovviamente DOVEVANO essere e restare elevati. A questo bastando un poco di critiche ben centrate dei vertici europei e, naturalmente, la naturale tendenza al masochismo delle nostre classi dirigenti. Ups: digerenti.

Perché solo chi ha digestione lenta e faticosa, con relativo ottenebramento delle facoltà intellettive può gioire di un tentativo di salvataggio di un catafalco putrefatto e verminoso che dovrebbe essere riesumato con i soldi dei risparmiatori italiani.

Ma non è bastato e non bastano queste manovre.

Quindi ecco il riciclaggio internazionale di denaro per centinaia di miliardi ( accertati oltre 160 miliardi), ecco l’esposizione per decine di migliaia di miliardi ( SIC!!! Almeno due volte il PIL USA) ai cds ed altri titoli tossici.

In “buona compagnia” intendiamoci, di buona parte delle banche europee, tutte esposte per multipli del pil dei rispettivi paesi, tra le quali, fortunatamente NON, se non in misura marginale ( sempre enorme comunque), quelle italiane.

Qui un quadro relativamente recente.

Questo immenso mare virtuale vale 33 VOLTE il PIL mondiale. Basterebbe una minima oscillazione per provocare uno sbilanciamento in grado di affondare qualunque barca.

E questo è già un guaio, ma certo non l’unico.

Ormai, a forza di allarmi lanciati dalle massime istituzioni finanziarie mondiali, non è un mistero che la barca da pesca ( a strascico) travestita da locomotiva, chiamata Germania faccia acqua da tutte le parti.

Crollo delle esportazioni( oltre -3%), crollo della produzione  industriale (quasi il -2%), marciumi vari e falle malamente tamponate scoperte in sentina…metà dei nuovi posti di lavoro sotto forma di minijob, previdenza in fuga incontrollata…..

Il vero malato d’Europa non siamo noi ( che pure, siamo tutti d’accordo,  non stiamo tanto bene).

E’ la Germania. Ovviamente, il morbo non può che espandersi, sia per i riflessi diretti che per quelli, spesso più gravi, indiretti ( la politica dello scaricabarile non è una nostra esclusiva).

Ma questo scassato peschereccio naviga in un mare non solo tossico ( abbiamo visto) ma tempestoso, con due o tre perturbazioni sistemiche in grado di travolgere tutto. Intanto la bolla del fracking, da sola grande un paio di volte quella dei mutui subprime. In breve, le frenetiche attività estrattive che hanno permesso agli USA di tornare ad essere, dopo decenni, il principale produttore di petrolio, NON sono sostenibili se non a prezzi del barile molto più alti di quelli attuali. Fino a qualche anno fa si parlava di 80 dollari. Con il crollo degli stipendi, il miglioramento delle tecniche e lo sfruttamento all’osso di tutte le risorse disponibili, ora si parla di 60 dollari al barile. PER FAR PARI. In pratica si estrae in perdita, con l’unico scopo di ripagare non i debiti ( quelli vecchi e quelli nuovi) ma gli interessi sui debiti. in questo modo gli istituti di credito possono presentare floridi bilanci dove gli investimenti ( i prestiti) rendono bene. Il denaro fresco da investire, non potendo provenire dalle esangui tasche degli indebitatissimi sudditi dell’imper…ahem cittadini USA arriva dalla stamperia centrale e, fino a qualche mese fa, dai risparmiatori internazionali ( attraverso giri più o meno complicati). In ottima percentuale cinesi e Russi.

Non c’e’ bisogno di dire che la guerra dei dazi promossa da Trump ha provocato la rottura di un equilibrio che vedrà danneggiati, come in ogni guerra che si rispetti, ambedue i lati del pacifico. Il guaio è che il denaro fresco di cui sopra , necessario peraltro a coprire gli infiniti buchi presenti ad ogni livello della società americana ( carte di credito, assistenza sanitaria, previdenza, debiti scolastici etc etc) DEVE essere creato in qualche modo ed uno di questi modi consiste nel prestarlo in maniera sempre più parossistica ( cercare moltiplicatore bancario o moltiplicatore dei depositi).

Aumentando il rischio insolvenza.

Crollo della fiducia. Crollo della domanda e della produzione industriale, collasso finanziario dei più grandi istituti di credito, crollo della produzione petrolifera (la produzione petrolifera mondiale aumenta solo grazie a tre o quattro paesi, gli USA contribuiscono per i due terzi, senza investimenti il fracking si ferma in pochi mesi e poi la produzione si dimezza ogni 18 mesi). Scoppio di bolle multiple ciascuna più grande di quella dei mutui subprime.

Arriva la tempesta perfetta e, questa volta, non ce la caveremo aumentando il debito come nel 2007 per un motivo molto semplice: non servirà “stampare” il denaro.

In realtà su una sola cosa hanno davvero anzi: DAVVERO ragione i vari commentatori “istituzionali”: quando parlano della NECESSITA’ di aumentare la fiducia degli investitori ( anche se sbagliano paese, riferendosi al nostro, piuttosto che i nostri sedicenti “partners” europei). La FIDUCIA E’ DENARO. In senso letterale.

Davvero davvero.

Niente fiducia, niente denaro.

E la fiducia, se uno non ce l’ha non se la può dare ( parafrasando il Don Abbondio di Manzoni, che parlava del coraggio).

Modestamente ( quanto contestabilmente, ci mancherebbe) ne ho scritto qui: “il picco del tempo e del denaro”.

Se non l’avete fatto, dovreste leggerlo.

Io e Greta

Traghetto elettrico a Stoccolma

Nota: Questo post è stato pubblicato su Ecquologia esattamente 15 giorni fa.

Era un radioso giorno di Agosto a Stoccolma.

Con la mia compagna eravamo arrivati qualche giorno prima, avendo deciso di sfruttare un volo last second e di approfittare della più calda estate della storia della Svezia per una breve vacanza.

Come al solito, come in OGNUNO dei voli che raramente faccio, mi  mi sentivo vagamente e, questa volta, doppiamente, in colpa.

Per il volo stesso, con i suoi circa 300 kg di C02 emessi per portarmi a destinazione ( l’equivalente di circa 100 litri di carburante) e per aver sfruttato a fini “turistici” quella che, a tutti gli effetti era una vera emergenza climatica. Tre mesi di siccità a Stoccolma ed in buona parte della Svezia avevano provocato un disastro. Nessun problema. Il purgatorio si sconta sulla Terra, come diceva una mia vecchia e saggia zia. Al nostro arrivo, c’erano FORSE sei gradi ed una non esattamente piacevole pioggerella, orizzontale a causa del vento gelido da nord. In un cielo plumbeo si rincorrevano confuse nuvolaglie Ottobrine. Nonostante il clima, tipicamente svedese, anche sotto la pioggia battente, i segni della siccità c’erano e spaventosi, Oltre la metà degli alberi sembravano morti o sofferenti. Stoccolma, come  buona parte della Svezia, è cresciuta su rocce granitiche, lisciate dai ghiacciai, con solo un sottile velo di suolo che le ricopre. Gli alberi hanno radici superficiali, che comunque, visto il clima, normalmente sono ampiamente sufficienti.

Normalmente, appunto, Ma non c’era niente di normale in quello che vedevo.

Buona parte degli abeti, metà delle betulle erano ingialliti. Qualcuno era morto. L’erba era bruciata come nelle rotonde alla francese del bel paese, a Ferragosto. Ovviamente, gli incendi avevano divorato migliaia di ettari di bosco.

un campo svedese, Agosto 2018

Parlare di siccità e di riscaldamento globale con dieci gradi ad agosto, sotto una pioggerella gelida, sembrerebbe ironico ed in effetti la mia compagna mi prende non poco in giro, tra uno starnuto ed un batter di denti, mentre zaino in spalla ci dirigiamo verso il più bel ostello del mondo, una vecchia nave scuola a vela della Marina svedese, ormeggiata davanti al centro storico di Stoccolma.

Nei giorni successivi, tornato il sole, in un paesaggio che appare curiosamente per metà autunnale (alberi, ingialliti) e per metà estivo (l’erba recupera in fretta) facciamo i turisti: Gamla Stan, la Wasa, il villaggio storico il palazzo etc etc.

Da turisti,non possiamo non notare che il paese si da, in apparenza, da fare, per dimostrare che l’ambiente è importante, che la sostenibilità è necessaria, che gli orti in permacoltura sono fighi, che i veicoli elettrici sono cool. Traghetti elettrici, (sarebbe tempo di istituirli  anche noi, almeno su tratte brevi o brevissime, come lo stretto di Messina) taxi boat elettriche, molte auto elettriche naturalmente(a Stoccolma vi sono facilitazioni pesanti per i veicoli a zero emissioni) perfino distributori biglietti per parcheggi e tourist spots solari (in Svezia!!) e macchine operatrici edili elettriche.

Certo: il fatto stesso che spicchino, tra i membri delle rispettive categorie, dimostra che ANCORA sono mosche bianche. Sempre meglio che non avere nemmeno quelle, comunque, sempre precursori e pionieri di un mondo migliore, no?.

In Svezia sono in piena campagna elettorale, in quei giorni. Tra un appello ai valori tradizionali della famiglia  e della società svedese e sorridenti inviti a votare questo o quella candidata sorridente, la parola “klimatet”, facilmente comprensibile anche per un turista, fa capolino in almeno metà dei cartelloni e dei manifesti. L’estate più torrida e siccitosa della storia svedese ha chiaramente lasciato il segno.

L’ultimo giorno a Stoccolma, decidiamo di tornare a Gamla Stan (il piccolo centro storico della città, che sorge su una isoletta), per visitare il palazzo reale. Ci allunghiamo un attimo in una strada commerciale per comprare un magnete di Pippi calzelunghe per il frigorifero e facciamo una strada diversa dal solito. Come ho scritto all’inizio di questo post è un radioso giorno di fine estate.

In una piazzetta appena prima del ponte che porta all’isoletta su cui sorge il parlamento, da lì, con un altro ponte, si arriva a Gamla Stan, c’è un gran viavai di giornalisti, telecamere, auto blindate, energumeni con improbabili occhiali a specchio, auricolare all’orecchio, strizzati in giacche che contengono a mala pena i possenti bicipiti. Chiaramente è in corso qualche evento politico associato alle elezioni. Attraversiamo il ponte, fra turisti e svedesi indaffarati e passiamo sotto l’arco che segna l’ingresso all’isola. Mi attardo a guardare un messaggio sul cellulare. La mia compagna va avanti. Mentre mi affretto a raggiungerla, noto una ragazzina con un cartello, tutta sola, a sinistra dell’arco, seduta sotto una finestra del palazzo, con un cartello, qualcuno dei passanti legge e sorride. Lei non sorride a nessuno. È seria, silenziosa.

Mi avvicino per leggere il suo cartello. “Skol strejk fur klimatet”.

Non conosco lo svedese, ma mastico abbastanza inglese da capire cosa vuol dire. Sorrido, non posso farne a meno. Penso ai sorridenti politici che a pochi metri da lì straparlano di crescita occupazione clima futuro famiglia (ed immigrazione, tutto il mondo è paese) all’immagine stereotipata della Svezia come la punta di diamante della politica ambientale mondiale. Guardò Greta e capisco, tutto insieme, che non bastano le parole, due pannelli fotovoltaici, gli orti sinergici e un paio di barche elettriche per salvare il mondo. E che una ragazzina con le treccine e l’aria arrabbiata ci ricorda che bisogna, decisamente, essere più convincenti. Se è così arrabbiata, penso, da fare sciopero, vuol dire che anche in Svezia non si è fatto abbastanza. Che anche in Svezia sono stufi dell’ambientalismo “decorativo”. Insomma: non la bevono.

La mia compagna è lontana, corro a raggiungerla, mormoro in fretta due parole a Greta Thunberg, non ricordo esattamente quali: forse un “brava, you are right! Keep on fighting” o qualcosa del genere. Non so se Greta sente. Resta seria, assorta. Nessuna telecamera in vista. Nessun giornalista. Solo qualche persona che, come me, si volta, legge il cartello, sorride. È il suo primo giorno di sciopero, scoprirò, pochi giorni dopo. Non c’è il babbo, non c’è la mamma, non ci sono membri di qualche oscura associazione, solo una ragazzina, con le treccine, l’aria arrabbiata.

Greta, il suo primo giorno di sciopero

Passiamo qualche giorno nella Svezia profonda, dove a Vadstena, quasi 58 gradi di latitudine nord, fotografo un piccolo vigneto, quasi mille km più a nord delle dolci colline dello Champagne. Una cosa impensabile, anche solo dieci anni fa. torniamo verso Stoccolma. Sulla via del ritorno leggo un lancio di agenzia: Greta è già diventata un caso internazionale e si accinge a diventare un simbolo, una icona e, per quelli della mia generazione, uno sprone.

Ad essere più incisivi. A passare dalle spiegazioni, studi e presentazioni, all’azione.

Greta è arrabbiata. Ed ha ragione.

Dice che alla sua età non dovrebbe occuparsi di clima ma studiare, solo che è inutile studiare se alla sua generazione viene negato i, futuro. Ed ha ragione.

Dice che tocca alla nostra generazione salvare il mondo oppure distruggerlo, ed ha ragione.

Dice che dobbiamo cambiare tutto, perché cambierà tutto comunque, ma in peggio.

Dice che sappiamo cosa dovremmo fare, ed ha ragione.

Dice che non c’è tempo, ed ha maledettamente ragione.

Non lo dice ma in fondo, pur criticandoci, spera che riusciremo a crescere abbastanza da smetterla con i nostri tragici e stupidi giochi di potere, soldi e parole, guardare in faccia il mostro che abbiamo generato  e metterci una pezza.

Ecco, su questo, basterà leggere l’infame titolo di un quotidiano, il sedicente “libero”, temo che possa avere torto. La crescita infinita, che è sulle agende politiche di tutto il mondo, che sta fallendo, che è sempre più appesa ad arte e speranze di ulteriori aumenti dei consumi, ovvero della velocità di distruzione del pianeta, non è quella che dovrebbe, non è quella che vorresti, Greta.

Peccato, perché è l’unica che potremmo davvero raggiungere.

 

 

Gli utili idioti e la CO2

La Panda. L'auto più venduta in Italia nel 2017.
La Panda. L’auto più venduta in Italia nel 2017.
Il livello medio del mare( in rosso) e le acque alte a Venezia
Il livello medio del mare( in rosso) e le acque alte a Venezia

Ha fatto notizia la proposta di introdurre un bonus/malus fiscale sull’acquisto di veicoli nuovi proprio mentre era in corso la conferenza COP24, che riunisce i principali paesi dell’ONU nel tentativo di elaborare una politica comune per la riduzione dei gas serra. In questa conferenza, per la prima volta in modo così chiaro, è stato affermato che la nostra è l’ultima generazione che può evitare una catastrofe planetaria, contenendo l’aumento della temperatura media rispetto al periodo di riferimento entro 2 gradi. E che per farlo dobbiamo dimezzare le emissioni entro i prossimi 15 anni.

Dal momento che questo è un compito colossale, è evidente che è arrivato il momento di porre un limite serio alla libertà di inquinare. Anche perché, non devo certo ricordalo ai lettori di Crisis, vi sono molti costi palesi ed occulti, legati all’utilizzo di veicoli pesanti, massicci, poco economi. Ovvero buona parte delle auto sul mercato.

Ha fatto notizia dicevo. NATURALMENTE, grazie agli idioti di cui sopra, davvero ben distribuiti tra i media, in senso negativo.

In buona sostanza, dopo attenta e dolente analisi, gli oligoneuronati hanno fieramente affermato che l’orrido provvedimento:

  1. è una imposta sui poveri, perché i poveri non possono permettersi le auto elettriche.
  2. I poveri, in generale, non possono permettersi le auto meno inquinanti ed in particolare un poveraccio con una euro tre non si merita di essere tartassato  “Sono assolutamente contrario a ogni ipotesi di nuova tassa su un bene in Italia già iper tassato come l’auto. Benissimo a bonus per chi vuole cambiare ma non credo che ci sia qualcuno che ha un euro3 diesel per il gusto di avere una macchina vecchia. Ce l’ha perché non ha soldi per comprarsi una macchina nuova”.  Ha affermato Salvini, dimostrando di non aver non solo capito ma  nemmeno letto il decreto.Una auto piccola ed economica come la Panda, potrà trovarsi a pagare anche 1000 euro di Malus.
  3. Il provvedimento manderà in crisi le case automobilistiche nostrane, in cassa integrazione decine di migliaia di lavoratori, la FCA chiuderà stabilimenti etc etc etc.
  4. etc…

Una serie di boiate incommensurabili, in parte emesse da parti in causa danneggiate dai provvedimenti, ma in parte ancora più grande “elaborate” dai nostri egregi organi di stampa e media.

Utili idioti, nel migliore dei casi. Giornalisti che hanno rinunciato alla loro missione, inforMare, tentando, per motivi tanto vari quanto indicibili, con un semplice cambio di consonanti di intorTare, chi li ascolta o legge.

Uno per tutti ( absit iniuria verbis): Rai News. Più scocciante di altri, perché lo paghiamo noi.

OVVIAMENTE ha ripreso la storia del malus di 1000 euro sulla Panda.

Una Panda

Come stanno le cose?

La “famigerata” Panda ha emissioni che vanno da 106 a 133 grammi di CO2 per km. QUINDI pagherà un malus da….ZERO a 400 euro ( le versioni più inquinanti) certo non mille. Ma a cosa corrispondono 133 grammi di CO2/km? A poco meno di 18 km/litro DICHIARATI. Sapete benissimo, per esperienza diretta e personale, come i valori dichiarati, con prove di omologazione quanto mai discusse, siano lontani dal reale. Ecco un link dove si citano sopravalutazioni delle percorrenze, mediamente vicine al 40%. Diciamo, per rimanere sul sicuro, almeno un 30% MINORI DI UN UTILIZZO TIPICO. Realisticamente quella versione della famosa Panda, starà intorno ai 14 km con un litro. Resta il fatto che nel 2018 una utilitaria che non riesce a percorrere, nemmeno in una prova, nemmeno in teoria, 18 km con un litro, DEVE essere tassata, perché si può e si deve fare meglio.

Come? Tralasciando per un momento le ovvietà ovvero smettendo di fare veicoli con motore endotermico, elenco, in ordine sparso: smettendola di far somigliare le auto a bussolotti, e tornando a forme aerodinamiche, smettendo di infarcirle di servomeccanismi, tra l’altro, in auto economiche, proni alle rotture, che aumentano il peso di quintali, così imponendo un aumento del peso del telaio etc etc etc. Utilizzando motori ibridi. Infine, BANALMENTE, passando semplicissimamente, al metano o, più economicamente e semplicemente, al GPL. Eh già perché le emissioni, a parità di consumi, per un’auto a GPL sono MOLTO più basse.  Ecco una tabella chiarificatrice

Emissioni di CO2

2.380 g per litro di benzina consumato

1.610 g per litro di Gpl consumato

2.750 g per kg di metano consumato

2.650 g per litro di gasolio consumato

Come vedete, non è ovvio che le auto a Metano o Gasolio, che consumano meno di una a benzina, emettano meno CO2 per km.  ( benché possano emettere quantità minori di altri inquinanti). Al contrario anche con tutte le tare, dovute al minore potere calorifico del GPL etc etc, una auto a GPL ha emissioni di circa il 10% inferiori alla stessa auto alimentata a benzina.

QUINDI basterà che la famosa Panda 1.2  venga proposta a GPL per ridurre il Malus a 150 euro. Circa l’1,5% sul prezzo d’acquisto.

La verità è che le auto più tartassate NON saranno le piccole utilitarie, che hanno ormai tutte consumi ridotti e che hanno versioni economiche  Ed a bassi consumi. Ma le auto medie e grandi che sono quelle sulle quali le case automobilistiche fanno gli affari maggiori. NORMALE, NORMALISSIMO che nel paese in cui l’unica grande casa automobilistica ha da tempo rinunciato ai modelli elettrici o ibridi, si vedano queste norme come pericolose.

MOLTO meno normale che, nel momento in cui gli scienziati ed i politici di tutto il mondo ci ricordano che abbiamo pochi anni per salvare il pianeta o almeno per mantenerlo decentemente abitabile per noi e le prossime generazioni si facciano tante storie per qualche centinaio di euro.

Poiché tutto il cancan è stato alzato in nome dei “meno abbienti”, ricordiamo una cosa che dovrebbe essere autoevidente: potendo, un “meno abbiente” sceglierà sempre il veicolo più economo, non solo come costi iniziali, ma anche come consumi, assicurazione, bollo, sempre che, ovviamente, non sia  fuorviato da mirabolanti sconti&rottamazioni varie. Nel farlo, sceglierà anche il meno inquinante.

Infine una considerazione puramente e duramente liberista: Se un’auto emette ( nel caso migliore) 133 grammi di CO2 al km, questo corrisponde, come visto, a circa 18 km/litro. Ovvero, almeno 10.000 litri durante la sua vita operativa. Benché siano litri di carburante e non di petrolio, parliamo comunque di qualcosa che ai prezzi attuali costa al sistema paese svariate migliaia di euro, sotto forma di bolletta petrolifera. E’ un PESSIMO AFFARE.  Che negli anni a venire è destinato a diventare ancora peggiore. Senza contare i morti per particolato etc etc etc.

Senza contare la cosa più importante: non produciamo che una minuscola parte del petrolio che consumiamo e sarà sempre così, anche se la più sfrenata deregulation si abbattesse sugli abitanti della Val’Agri. Analogamente, non produciamo che solo una parte del metano che consumiamo. Ecco perché, anche solo in termini geopolitici, faremmo MOLTO bene al liberarci il prima possibile dalla dipendenza da fonti fossili. Ripeto: è un interesse STRATEGICO del nostro paese.

Chiaramente anche le auto elettriche sono associabili ad emissioni di CO2, visto che l’energia elettrica viene ancora in buona parte prodotta da fonti non rinnovabili. Ma, a parte che questo è destinato a cambiare, rapidamente, nei prossimi anni, tenuto conto di tutto, restano comunque migliaia di euro di differenza, dovuti sia al differente mix energetico sia all’enorme differenza di efficienza operativa tra i due veicoli. Si trovano centinaia di articoli in merito, su internet, la cosa è ormai un fatto accertato. Se a qualcuno servisse un riferimento, eccone uno tra i tanti, oltretutto adattato ad un sistema energetico, quello USA, decisamente più inquinante del nostro. Conclusione: Pur non essendo ATTUALMENTE zero, la bolletta energetica per il sistema paese associabile ad un veicolo elettrico, è sicuramente già molto più bassa di quella di un veicolo endotermico, con ottime prospettive di scendere ancora.

Le auto elettriche tra l’altro, circolano già da molti anni e se ne trovano facilmente anche a costi ragionevoli, usate , ovviamente con percorrenze minori di quelle nuove. Ma le cose cambieranno rapidamente, via via che nuovi veicoli vengono messi sul mercato.

Si dice che questo provvedimento NON ridurrà le emissioni, perché continueranno ad avere un mercato le auto vecchie, che non verranno rottamate. La cosa è piuttosto falsa, dato che già oggi si circola con difficoltà con le auto più inquinanti. Chi non compra una auto nuova non lo farà certo perché su di essa insiste un malus di poche centinaia di euro. Piuttosto, un attento conteggio dei pro e dei contro, potrebbe portare le persone a fare scelte più ponderate.

Propongo quindi, sperando che la proposta venga ripresa, l’introduzione di un indice di prestazione per i veicoli, qualcosa che somigli alla classificazione degli elettrodomestici, in modo che, in modo semplice, ogni cittadino possa farsi una idea concreta, dei costi reali, economici, energetici ed ambientali, di un veicolo rispetto ad un altro, nel suo ciclo di vita.

Vogliamo salvare il mondo o vogliamo continuare ad andare in SUV? Credo che sia arrivato, in realtà il momento di provvedimenti MOLTO più pesanti. Vi sono pochi motivi, nessuno particolarmente nobile, per consentire, senza una pesante tassazione, l’acquisto di veicoli che pesano due tonnellate e portano cinque persone. Benché, l’ho scritto MOLTI anni fa, questi veicoli siano relativamente pochi e quindi influiscano solo marginalmente sulle emissioni, orientano però anche il comportamento di chi acquista veicoli più economici, con il risultato che il mercato è tutta una rincorsa ad inutili scatoloni, sempre più grandi.

La rivoluzione non è per i pavidi. Sempre che si voglia DAVVERO farla, ovviamente.

Il Picco del petrolio torna di moda. Questa volta non è una esercitazione

il k2, un picco meraviglioso

Uh, guarda, avevamo ragione. Il picco del petrolio “convenzionale”, come da noi di Aspo Italia a suo tempo previsto una quindicina di anni fa, è avvenuto nel 2008.

No so nemmeno io quante volte ne ho scritto. Qui i post usciti su Crisis.

Non lo dice una cassandra qualunque. Lo dice L’IEA ( International Energy Agency), ovvero una dei due più titolati osservatori internazionali del settore. A pagina 45 del suo rapporto annuale, uscito tre giorni fa.

“La produzione di petrolio greggio convenzionale ha raggiunto il suo picco nel 2008, a 69,5 Mb / g, e da allora è diminuita di circa 2,5 Mb / g.”

Avevamo ragione, CHIARO?!!!

E’ una svolta epocale. L’IEA , insieme alla sua “cugina “EIA ha sempre negato anche solo il concetto di picco del petrolio, figuriamoci la possibilità che si verificasse, anche in un futuro più o meno lontano. L’anno scorso aveva fatto timide assunzioni che potevano far intravedere qualche problema. Quest’anno è come se fosse caduto un velo.

Come previsto da uno dei più famosi membri dell’associazione, il picco del petrolio è stato riconosciuto, ex post, dopo quasi dieci anni, guardando “nello specchietto retrovisore.  Se la produzione mondiale è ancora aumentata, si deve, sostanzialmente, al recupero di produttività dell’Iraq e dell’ex URSS ed all’esplosione del fenomeno dello shale gas & fracking, che , sostanzialmente, è stato sostenuto solo da enormi afflussi di dollari, costituendo ad oggi, una minaccia per l’economia mondiale maggiore di quella dei famigerati mutui subprime che innescarono la recessione dieci anni fa.

Non solo: l’aumento della domanda per i prossimi anni dovrà essere coperto da pochissimi paesi, che hanno in realtà poche speranze di aumentare la propria produzione. L’esplosione dei prezzi, l’arrivo del picco non solo del petrolio ma dei combustibili fossili potranno essere evitati solo da una triplicazione della produzione degli Usa da shale gas&oil. Una cosa, sostanzialmente, impossibile per motivi temporali, geologici, finanziari, sistemici. Questo scenario di una specie di “rinascimento petrolifero”, con un poderoso sforzo per aumentare la produzione è stato chiamato “new policies “.

Ecco a chi è affidato il compito di coprire l’aumento previsto della domanda mondiale:

La produzione combinata di gas e petrolio per i pochi paesi che secondo la IEA possono aumentare la produzione ( fonte: http://crashoil.blogspot.com/2018/11/world-energy-outlook-2018-alguien-grito.html)

Ecco il dettaglio della produzione americana auspicata dall’IEA:

Da notare:

1)la rapidità con cui decresce la produzione dei pozzi già trivellati

2) l’esplosione della produzione americana, prevista entro due anni, NON AVREBBE PRECEDENTI nella storia dell’estrazione di petrolio.

Visti gli investimenti necessari, misurabili in centinaia di miliardi di dollari e visto che gli investimenti delle compagnie petrolifere in questo come altri settori, sono drammaticamente calati e non stanno riprendendo, non è nemmeno sicuro che si possa mantenere la produzione attuale, data la velocità con cui si esauriscono i pozzi del fracking ( tempi di dimezzamenti della produzione di pozzi nuovi nell’ordine di un anno e mezzo).

Ma ecco il grafico chiave:

Declino della produzione mondiale in confronto alla domanda fonte: www.oilcrash

Il rosso: l’andamento della produzione attuale, in assenza di investimenti: un calo dell’ 8% annuo, ( senza considerare eventuali eventi imprevisti, che potrebbero peggiorare le cose).

Il rosa: la produzione se le azienda continueranno ad investire per mantenere correttamente le aree produttive, con investimenti in linea a quelli degli ultimi anni.

Si tratta di migliaia di miliardi di dollari all’anno. In effetti gli investimenti nel settore hanno superato, negli anni “migliori”, perfino quelli militari.

Dicevo che si tratta di una svolta epocale per l’IEA. Basterà a dimostrarlo questo grafico, tratto dal rapporto del 2016

 

Un semplice confronto darà la misura di quanto errate fossero le previsioni di solo due anni fa.

Per raggiungere la produzione che la situazione richiederebbe, si dovrebbero raddoppiare, forse triplicare gli investimenti, gli sforzi e le trivellazioni.

Si può quindi comprendere come questo scenario sia totalmente irrealistico.

Non lo dico io: lo dice la stessa IEA, ad esempio, in questo grafico:

spesa globale per l’energia scenario BAU e scenario con forti investimenti in energie rinnovabili

Vedete? L’ IEA prevede che i prezzi supereranno presto i livelli raggiunti in passato ( 150 DOLLARI PER BARILE, quasi il triplo dei prezzi attuali!!). Forse entro un anno a partire da oggi.  Poi CONTINUERANNO A CRESCERE.

Nel migliore dei casi (investimenti massicci in energie rinnovabili) i prezzi saliranno a livelli mai visti e poi RESTERANNO A TALI LIVELLI, per poi cominciare a calare lentamente, tra una decina di anni. Tutte le altre forme di energia continueranno ad assorbire quote crescenti del PIL mondiale, a velocità ancora maggiori che nello scenario “ordinario”.

In poche parole: i tempi dell’energia a buon mercato sono finiti.

In altre parole, i tempi della crescita mondiale sono finiti.

In altre parole ancora: il paradigma economico dell’ultimo secolo è finito.

Dovremmo esserne lieti.

Perché sta distruggendo il pianeta ed il futuro dei nostri figli.

Allo stato attuale, invece, dobbiamo essere MOLTO preoccupati.

Se, a causa dei ritorni decrescenti e della difficoltà di accedere alle risorse finanziarie ed infrastrutturali necessarie, vi sarà un collasso delle compagnie petrolifere e, conseguentemente, degli investimenti in ricerca e sviluppo, saranno guai seri.

Ecco lo scenario previsto:

La perdita del 50% della produzione mondiale avverrebbe nel giro di 5 anni. Se non vi è chiaro cosa significa ve lo dirò in breve: collasso della produzione industriale mondiale, la mamma di tutte le crisi economiche, defaults generalizzati, miliardi di morti per fame, guerre, medioevo in salsa cyberpunk. Non lo sto dicendo io,ma una paludatissima e, fino ad ora, quanto mai ottimistica, agenzia.

Il nostro paese ha modeste capacità produttive residue, lo sappiamo bene. In compenso spendiamo decine di miliardi di euro l’anno per approvvigionarci di petrolio e gas. Questa bolletta energetica, che è arrivata ad una quarantina di miliardi di euro, ed ora vale circa 25 miliardi, farà presto a triplicare. Sono decine di miliardi di euro che escono dal nostro paese, andando ad arricchire poche grandi compagnie e pochissimi paesi produttori. Se proprio dobbiamo investire per garantire un futuro all’Italia, è evidente che dovremmo andare nella direzione di accelerare a tutta la forza la transizione energetica, oltre alla produzione diffusa, lo stoccaggio diffuso, lo scambio diretto tra produttori e consumatori. E dovremmo farlo ad una velocità circa dieci volte quella attuale. NON è difficile calcolare che un investimento del genere starebbe intorno ai quaranta miliardi di euro l’anno (pari alla “bolletta energetica”). Quella cifra, che potrebbe essere pubblica in minima parte, ci permetterebbe di installare ad esempio, circa 40 GWp di fotovoltaico o eolico, che produrrebbero circa  50 TWh all’anno di energia elettrica, dal valore di circa 3 miliardi ( a 6 centesimi/kWh). Sarebbero ALMENO altrettanti miliardi di bolletta energetica risparmiata, senza contare ovviamente, l’indotto creato dalla manutenzione installazione etc etc. E’ OVVIO che non possiamo installare decine o centinaia di GWp di fotovoltaico, eolico, geotermico etc etc, senza pensare allo stoccaggio diffuso, alle smart grid, alla cogenerazione, al geotermico a basso impatto etc etc etc. Senza pensare al risparmio energetico. Senza pensare a cambiare il paradigma attuale. E quindi ovvio che la cifra andrebbe attentamente suddivisa tra le varie voci, sulla base di considerazioni in termini di costi/benefici,  ed in termini ambientali, sociali, sistemici.

E’ anche altrettanto evidente però che le grande opere che ci servono sono queste e non inutili buchi di 60 km per far girare treni “veloci” ( la cosidetta tav in val di Susa, non è mai stata tale, in realtà) quanto vuoti, a causa dei prezzi inavvicinabili dei biglietti. Quando il costo dell’energia sarà diventato proibitivo, la differenza tra benessere e povertà la faranno le scelte energetiche produttive e strategiche che ha fatto il paese. Noi quali faremo?

Debitocrazia, finchè dura

La Grecia e la troika

Mario Draghi ieri se l’è fatto scappare: Finanziare i deficit non è nel nostro mandato, abbiamo l’Omt come strumento specifico, per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Due punti quindi; ambedue assolutamente clamorosi.

Non è strano che il velo sia caduto  proprio in questi giorni. I momenti di crisi hanno un grande pregio, fanno scappare di bocca la verità.

Il fatto che siano stati detti con la solita placida flemma non toglie nulla alla clamorosa rivelazione.

Vediamo un poco.

L’Omt, Outright MOnetary Transaction, per noi tapini non avezzi, è la politica di acquisto diretto dei titoli di Stato dei paesi membri dell’unione europea da parte della banca centrale. Una cosa normalissima ed usuale nel resto del mondo, proprio per evitare che i tassi, nei momenti di tensione, esplodano.  ( ovviamente, se si esagera, i tassi esplodono lo stesso, insieme all’inflazione ed all’economia del paese).  Lo fanno TUTTE le banche centrali OGNI SANTO GIORNO, negli USA, in Cina, In Giappone, in India, In Russia, NATURALMENTE in Inghilterra. Ma in Europa, PRIMA il paese che necessita di queste misure, deve mettere la testa od altri cosini sul ceppo e rassegnarsi alla scure. In poche parole, deve accettare un piano di rientro forzoso dal debito che prevede, in buona sostanza, la sottomissione ad una shock economy di quelle cattive.

Infatti: I titoli di Stato devono essere emessi da paesi in difficoltà macroeconomica grave e conclamata (requisito di condizionalità). La situazione di difficoltà economica grave e conclamata è identificata dal fatto che il paese abbia avviato un programma di aiuto finanziario o un programma precauzionale con il Meccanismo Europeo di Stabilità o con la Struttura Europea per la Stabilità Finanziaria. La data di avvio, la durata e la fine delle OMT sono decise dal Consiglio direttivo della BCE in totale autonomia e in accordo con il suo mandato istituzionale.

Ora: il MES, impone ai paesi che aiuta, QUEL CHE GLI PARE, per statuto.

E le conseguenze giuridiche di quel che succede ( qualunque siano, morti compresi) non ricadono PER LEGGE COSTITUTIVA sui suoi dirigenti.

Sostanzialmente , quel che è successo alla Grecia. Non solo cedere la sovranità ma cedere la sovranità ad un ente ostile, che impone regole durissime e insensate che no diminuiscono il deficit, perché gli introiti dello stato, causa collasso economico , scendono più rapidamente delle spese, distruggono l’economia interna e permettono  di mangiarsi l’intero apparato industriale e/o i beni interessanti di quel paese, facilmente ed a poco prezzo.

Sarebbe interessante capire perchè, unico istituto centrale nel mondo, la BCE non agisca per la riduzione ed il controllo del deficit, tramite le leve in suo possesso. Ovviamente questo ha molto a che fare con il regolamento cee istitutivo della stessa e con il terrore dello stato leader, la Germania nei confronti dell’inflazione. Ma questo non è sufficiente a giustificare come si continui ad usare una politica che, in ultima analisi, è autolesionistica per l’Europa nel suo insieme, travolta da un mondo che, senza scrupoli,  fa più debiti che paperelle di plastica.

Alla fine tutto si riduce al secondo punto.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Esatto e molto ma molto vero. Tutto, sempre più è al servizio della moneta. ovvero, essendo creata debito, del debito.

La politica monetaria, quindi, prevale su tutto e tutti. SI usa la moneta per creare altra moneta PRIMA DI OGNI ALTRA COSA, ovvero per speculare, non per investire.

Il motivo?

Beh, semplice, essendo l’inflazione bassa si ottengono buoni risultati senza dover creare una azienda, produrre qualcosa, inventarsi qualcosa ogni santo giorno, pagare stipendi, pagare tasse, tenere una contabilità, rispettare normative, pagar mutui… MOOOLTO più semplice.

Inflazione bassa= molti soldi disponibili per investimenti finanziari e quindi pochi per quelli in beni reali, strumentali o meno.

Sempre più economia di carta e sempre meno economia reale. Così i posti di lavoro non aumentano quanto la popolazione, le economie reali ristagnano, i debiti aumentano e le aziende pian piano si spengono. Come fare? Beh, semplice, mangiandosi un paese per volta. Questo agire, no è cattivo, come l’agire di un o squalo no lo è . E’ nella natura della bestia. Una bestia che non esisteva e che noi abbiamo creato ed ora vuole esistere e resistere. L’inflazione danneggia si gli stipendi delle persone normali ed i loro risparmi ma danneggia, ed in misura molto maggiore, le rendite finanziarie, perché fa tornare i capitali verso le cose reali ( o verso i beni rifugio): Questo, almeno nella testa delle grandi menti che propugnano la dominanza finanziaria, è il faro illuminate. La regola zero.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Andrebbe d’ora in avanti ripetuto ad ogni fine di discorso, da parte di ogni presidente del consiglio che si rispetti, in Europa e non solo Italiano. Un poco come il famoso “ceterum censeo carthago delenda est” con cui Catone il censore finiva sempre ogni suo discorso in senato.

Giusto per no dimenticarsi, analogamente, cosa ci minaccia, ogni santo giorno, al di la di tutto.

A parte tutto questo bi&ba, quel che ha detto ieri Draghi smentisce quanto aveva affermato qualche mese fa, ovvero che la BCE avrebbe tenuto una politica monetaria accomodante, continuando ad investire i capitali di ritorno dai titoli in scadenza nei buoni del tesoro dei vari stati europei IN PROPORZIONE ALLA QUOTA DI OGNI PAESE NEL SUO AZIONARIATO.

Il che nel nostro caso non è esattamente rassicurante, visto che così aumenterebbe l’acquisto di titoli tedeschi e diminuirebbe quello di titoli italiani ( per qualche decina di miliardi all’anno). Ditemi voi se ha un senso acquistare titoli IN PERDITA, anziché titoli che offrono un serio rendimento.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Ok.

Allora, dobbiamo una buona volta deciderci e stabilire se la BCE è indipendente, allora dovrebbe fare i suoi migliori interessi, acquistare i titoli a maggiore rendimento e calmierare quindi il mercato. Altrimenti, se è in realtà dipendente, si ammetta che tale dipendenza è politica. Ovvero dipende da scelte politiche, con tutta evidenza NON di tutta l’Europa e probabilmente di una sola parte. Una piccola parte. Un paio di paesi forse. O , per meglio dire, un SOLO paese e qualche satellite.

Ma in fondo c’e’ una spiegazione ancora più semplice:

siamo in un regime di dominanza monetaria».

I buoni del tesoro italiani, ai tassi attuali, sono un OTTIMO affare, vista l’affidabilità reale del paese.

Perché farli scendere?

 

Quando gli animali avevano il radiatore

Edaphosaurus, In una delle possibili ricostruzioni. Vi è chi ritiene che le “spine” perpendicolari alla cresta principale supportassero un tessuto adiposo simile alla gobba di un dromedario.

Alcuni anni fa, per essere esatti circa 252 milioni di anni fa, alla fine del Permiano, la Terra era un poco diversa da oggi. Un mondo desertico, arroventato, polveroso. In pratica un immenso Sahara.

Tipico affioramento della fine del Permiano. Sabbie desertiche.
Tipico affioramento della fine del Permiano. Sabbie desertiche.
Tra il Permiano ed il Trias, gola del Bletterbach vicino a Redagno, Alto Adige. Da bambino andavo a caccia di fossili in questa gola.

Le medie ed alte latitudini, corrispondenti alla Scandinavia, Siberia e Canada attuali ( e  le equivalenti zone della Patagonia e dell’Antartide, a sud) avevano un clima “decente” e gli animali “superiori” potevano “prosperare”. Le virgolette non sono casuali: era un mondo difficilissimo ed ostile alla vita. Se è vero che intorno ai poli c’erano acque abbastanza calde da consentire la vita ai coccodrilli, restava il fatto che le condizioni di insolazione restavano quelle proprie di un pianeta il cui asse è inclinato rispetto all’eclittica: MOLTO variabili.

In poche parole, notti o giorni interminabili, a seconda delle stagioni, che imponevano strategie di conservazione o dissipazione del calore, in animali che ancora no avevano sviluppato un metabolismo in grado di regolare la temperatura interna del corpo. La soluzione che questi animali trovarono fu quella…del radiatore, soluzione che fu applicata da varie specie anche non strettamente imparentate tra di loro, per evidenti e convergenti necessità evolutive.

Grazie al loro sistema questi animali potevano scaldarsi rapidamente, alla fine delle lunghe notti boreali, così essendo più attivi e veloci delle loro prede/predatori ( alcune erano carnivori, altri erbivori). Analogamente, quando le giornate erano lunghe, potevano disporsi “di taglio” rispetto alla luce del sole e dissipare efficacemente, proprio come un radiatore, il calore corporeo in eccesso.

Se pensate che non fosse una cosa poi così vitale, siete in buona compagnia, dato che molti paleontologi ritengono che in realtà queste “vele” avevano piuttosto o prevalentemente un ruolo rituale, venendo impiegate nel corteggiamento e/O nelle lotte territoriali.

A me pare poco probabile, dal momento che non si sono trovate, finora, prove di un dimorfismo sessuale ( la differenziazione tra maschi e femmine, tipica, ad esempio, degli ultimi dinosauri esistenti, gli uccelli) nelle specie interessate.

Disgraziatamente, questi adattamenti a condizioni tanto estreme ( si calcola che la temperatura media ai poli fosse allora più alta di quella attuale in Italia, ma con oscillazioni forti tra giorno e notte e, sopratutto, stagionalmente) non bastarono. Le cose peggiorano, all’improvviso.  Alla fine del Permiano, in un parossistico riscaldamento globale si estinsero. Insieme a circa il 90% delle specie esistenti.

Si calcola che ai Poli la temperatura arrivasse, nelle lunghe giornate estive , oltre i 30 gradi. Le acque delle zone tropicali avevano temperature comprese tra i 40 e 50 gradi ed erano estremamente acide e prive di ossigeno. In pratica, letali per qualunque essere vivente evoluto. E’ difficile calcolare le temperature delle terre emerse ma, se dobbiamo prendere a riferimento le aree equatoriali attuali, si può valutare che vi fossero temperature intorno ai 50- 60 gradi con massime oltre i 70, nelle aree interne. Per alcuni milioni di anni la Terra fu un posto apparentemente quasi disabitato, con funghi, alghe, qualche lichene. E lui:

 

Unico vertebrato evoluto,  il Listrosauro, una specie di incrocio tra un maiale ed un coccodrillo, che, a partire dalle aree polari, occupò, in beata solitudine, tutte le terre emerse ( così dimostrando una volta per tutte la teoria della migrazione dei continenti).

La specie più di successo nella Storia del pianeta.

Perché ci interessa? Perché è quel che ci potrebbe succedere, se non ci diamo una mossa.

Per rimanere a tempi vicini ecco un quadro:

Andamento della temperatura media del pianeta negli ultimi ventimila anni e previsioni per il 2100.

Saprete che lo scenario MIGLIORE, quello dell’accordo di Parigi, che sappiamo già essere irraggiungibile e troppo, troppo troppo ottimistico, prevede di impegnarsi per un aumento massimo della temperatura globale di due gradi.

Due gradi. Visto che, se va benissimo, la temperatura media mondiale aumenterà di due gradi, se va così così di 3 e se va come andrà di 5 o 6, ecco di cosa stiamo parlando. Due gradi in meno e ci ritroviamo con due km di spessore di ghiaccio al posto del lago di Garda. L’ultima era glaciale.

Due gradi in più e ci troviamo in una situazione mai esistita da quando esiste l’uomo ( si veda il grafico, per limitarsi agli ultimi ventimila anni).

Quattro gradi in più e ci troviamo nel periodo più caldo degli ultimi cinquanta milioni di anni. Cinque gradi in più e ci ritroviamo, appunto, alla fine del Permiano, prima dei dinosauri. Quando si superò una soglia critica e, nel giro di poche migliaia di anni la temperatura del globo aumentò di altri 5 gradi, quasi certamente a causa del rilascio improvviso di quantità enormi di metano da clatrati oceanici. Un periodo in cui al POLO nord c’erano forse 35 gradi d’estate. Della situazione all’equatore, abbiamo detto.

Da notare che le stime della temperatura all’equatore dei tempi sono rese difficili dalla mancanza di fossili. Gli unici presenti in buona quantità sono i conodonti, apparati boccali di enigmatici organismi, simili a lamprede primitive, che nuotavano male e venivano trasportati dalle correnti nelle zone equatoriali dove morivano a tonnellate, più o meno bolliti, visto che le temperature calcolate per le acque dove vivevano,  erano comprese tra 40 e 50 gradi.

Se è vero che noi potremmo anche organizzarci per resistere a tale situazione, è anche vero che potremmo avere qualche problemino per convincere le piante che ci mantengono in vita. Certo: funghi ed alghe, la forma di vita prevalente nei milioni di anni successivi all’evento di estinzione tra Permiano e Trassico, potremmo averne in abbondanza, ma non credo che una insalatina in salsa thai possa bastarci.