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Il coronavirus, il Dr. House e il male minore

Il Dr. House, apparentemente il migliore medico del mondo. Quello che ti augureresti di trovare in un pronto soccorso. ma e’davvero cosi’?
I costi sanitari di vari paesi in rapporto ai rispettivi Prodotti interni lordi

In questi giorni ci rendiamo, all’improvviso, conto di quanto sia vitale avere un sistema sanitario nazionale pubblico. In senso stretto. Quasi tutti gli altri paesi sia europei, sia non europei hanno sistemi misti o decisamente privati.

La situazione italiana, come evoluzione negli anni e’ questa:

https://en.actualitix.com/country/ita/italy-health-expenditure-public.php

Siamo tra i paesi che spendono meno, eppure, tutto considerato, il mondo intero riconosce che, nonostante tutto, il nostro e’ uno dei sistemi sanitari migliori.

Tralasciando i vari casi europei, gli USA sono l’esempio piu’ eclatante di un sistema sanitario privato, costosissimo ed inefficiente. Che costa tantissimo in termini monetari, piu’ del doppio del sistema pubblico italiano ed ancora di piu’ come spesa pro capite : gli USA hanno un pil procapite piu alto dell’ Italia.

Molte cose non funzionano nel nostro sistema sanitario. Gli scandali, i costi gonfiati, i nepotismi, le malversazioni, gli episodi di “malasanita’”. Sappiamo che si potrebbero risparmiare decine di miliardi all’anno, senza rinunciare a nulla, senza tagliare posti letto, senza smettere di ammodernare le strutture e le attrezzature. Sappiamo che si puo’ e si deve fare meglio.

Dovremmo pero’ sapere che potrebbe andare MOLTO peggio. Questa tragedia del Coronavirus ci permette almeno questo: confrontarci con i sistemi altrui e i risultati di questi sistemi. Per ora negli USA, dove fare un tampone o , se per quello anche una semplice analisi del sangue, costa migliaia di dollari, solo parzialmente coperti dalle assicurazione migliori, che comunque lasciano sempre fuori un ticket tipicamente dieci volte piu’ alto di quelli che ci lamentiamo tanto di dover pagare.

Tutto questo sembrerebbe teoria, sterile polemica etc etc. Vi ricorderete quanto scandalo avesse fatto la dichiarazione in merito di Vasco Rossi, prontamente irrisa, smentita, negata da fior fiore di pensosi, commentatori dei principali media. Ora poi, con un ritardo di almeno dieci giorni, anche negli USA si puo’ fare il tampone senza dover pagare. Tutto bene, a parte lunghissime code di cittadini terrorizzati e un sovraccarico di lavoro dei laboratori di analisi.

E decine di migliaia di casi in piu’ del necessario, che stanno esplodendo. Che si tradurranno i migliaia , forse decine di migliaia di morti piu’ del necessario.

La cosa “interessante”, nel senso della maledizione cinese, e’ pero’ un’altra. Che per i cittadini statunitensi, quello di non poter, praticamente curarsi, farsi analisi, essere soccorsi, e’ un problema presente, ben noto ed attentamente rimosso dalla versione demo della loro societa’ ed in particolar modo del loro sistema sanitario, che ci propinano attraverso film, serie televisive, etc etc.

Un esempio per tutti: la serie televisiva del Dr. House, la celeberrima E.R medici in prima linea. Dove si raffigurano coraggiosissimi ed eccezionalmente competenti medici di un centro di pronto soccorso di un ospedale di contea immaginario.

Mi e’venuta la curiosita’ di andare a vedere quello che non ci fanno MAI vedere in questa serie: il momento in cui il paziente, sopravvissuto grazie alle cure puntuali e geniali del Dr. House, riceve il conto da pagare per le prestazioni mediche erogate. Perche’ non sarebbe, come dire, una bella cosa, sapere che lo stipendio del Dr. House e colleghi, eccezionalmente elevato se rapportato a quello dei nostri analogamente bravissimi ed addirittura eroici medici, e’pagato da un nuovo mutuo acceso sulla casa dai poveracci salvati dall’esimio sanitario.

Ma tutte queste sono chiacchiere, di nuovo.

Veniamo al sodo.

Un membro della mia famiglia allargata ha affrontato poche settimane fa, una complessa operazione durata oltre sei ore, per ridurre una grave forma di scoliosi. Sei ore di intervento, operata da una equipe ai vertici mondiali del settore, due ore di preparazione, due giorni in terapia intensiva, dieci giorni di degenza. La ASL, ha reso obbligatorio indicare sul foglio di dimissione, il costo delle prestazioni sanitarie erogate, ovviamente a titolo informativo, perche’ interamente gratuite. Nel caso in questione si trattava di 8000 euro.

Torniamo al prezzario delle prestazioni di un ospedale di contea, come quello del Dr. House.

Ad una ricerca su google, cado casualmente su un anonimo ospedale di contea di un anonimo Stato dell’Unione, l’Indiana.  Il sito dell’ ospedale della Contea di Greene e’ ben fatto: rassicurante, carino. Cercando un poco si trova qualche riferimento agli sgravi fiscali, alle rateizzazioni, alle assicurazioni convenzionate, e poi… al prezzario, in una bella tabellina xcel esportabile.

Il prezzario e’ agghiacciante.

La cosa migliore e’ darci una occhiata di persona. In queste condizioni una semplice analisi del sangue, di quelle che il nostro medico di famiglia ci prescrive ogni volta che ci sentiamo un poco giu’, sfonda con facilita’ i 1000 euro.

A scorrere questa lista si capisce una cosa: che OGNI ANNO in un paese con questo sistema non possono che verificarsi centinaia di migliaia di morti evitabili.

Magari con un semplice esame del sangue. Che decine di milioni di cittadini non possono permettersi.

Il Coronavirus, insomma, e’ il meno.

Chissa’ se lo capiranno, una buona volta.

SE lo capiranno, il coronavirus sara’ un male minore.

Per davvero.

Coronavirus: Italiani, brava gente. E gli altri?

La coda davanti al'Antico vinaio, Via de Neri firenze, oggi. Niente crisi, coronavirus o meno
La coda davanti al’Antico vinaio, Via de Neri firenze, oggi. Niente crisi, coronavirus o meno

Noi Italiani siamo sempre di rincorsa. Sempre con l’incubo di essere in ritardo arretrati, inadeguati. Così può capitare che l’Italia diventi forse l’unico paese che ha affrontato test e risultati in maniera “trasparente” ( in termini relativi, si veda le centinaia di famiglie cinese in “quarantena volontaria” nei dintorni di Firenze, ufficialmente senza casi di positività segnalati).

Questo perché, con tutta evidenza c’è qualcosa di anomalo nei risultati dei testi effettuati in Italia in rapporto con gli altri paesi: abbiamo il tasso di positività dei test tampone più alto in assoluto nel mondo, al di fuori della Cina.

Ecco i risultati, purtroppo limitati ad alcuni paesi, ad oggi riportati da questo sito:

 

  • UK: 7,132 concluded tests, of which 13 positive (0.2% positivity rate). [source]
  • Italy: 9,462 tests, of which 470 positive (5.0% positivity rate), awaiting results: unknown. [source]
  • France: 762 tests, of which 17 positive (2.2% positivity rate), 179 awaiting results. [source]
  • Austria: 321 tests, of which 2 positive (0.6% positivity rate), awaiting results: unknown. [source]
  • United States: 445 concluded tests, of which 14 positive (3.1% positivity rate). [source]

Intanto è evidente che in Francia, Austria, USA, i test non li fanno e quindi è abbastanza normale che i casi trovati siano pochi.

In Inghilterra a quanto pare hanno un protocollo fallimentare perché la stragrande maggioranza dei test sono fatti a vuoto. naturalmente dobbiamo credere che i dati che ci forniscono siano credibili, veritieri. Che i governi dei vari paesi siano in buona fede e facciano quel che c’è da fare.

Ecco: qui c’è un problema.

Il problema balza agli occhi se uno nota le differenti presenze di cittadini cinesi nei diversi Stati:

 Thailand 9,349,900[5]
 Malaysia 6,642,000[6]
 United States 5,025,817[7]
 Indonesia 2,832,510[8]
 Singapore 2,571,000[9]
 Canada 1,769,195[10]
 Myanmar 1,637,540[11][12]
 Philippines 1,350,000[13]
 Australia 1,213,903[14]
 South Korea 1,070,566[15]
 Japan 922,000[16][17]
 Vietnam 823,071[18]
 France 700,000[19]
 Ghana 700,000[20]
 United Kingdom 466,000[21]
 Venezuela 420,000[22]
 South Africa 400,000[23]
 Peru 382,979[24]
 South Africa 300,000–400,000[25]
 Russia 200,000–400,000[26][27]
 Italy 320,794[28]
 Kazakhstan 300,000
 Brazil 250,000-350,000
 New Zealand 231,387[29]
 Spain 215,970[30]
 Germany 212,000
 Argentina 200,000[28]
 Laos 190,000[31]
 India 189,000[32]
 United Arab Emirates 180,000[33]
 Panama 135,000[34]
 Cuba 114,242
 Madagascar 70,000–100,000

E la diversa distribuzione dei casi accertati:

E’ chiaro: non è CERTO che solo i cittadini cinesi potessero essere portatori del virus ma certo, un mese fa, la probabilità di un positivo NON cinese era piccola, piccolissima. Quindi, senza stare a sfrucugliare troppo, la misura dell’esposizione all’epidemia almeno inzialmente era riferibile al numero di cittadini cinesi residenti in un dato paese.

Devo dirvi nulla?

Vedete come è assurdo che i primi Nove paesi per numero di cittadini cinesi, oltre 32 milioni complessivi, abbiano molti meno casi, 250 tutti insieme, rispetto ai 374 riportati dell’Italia che ne ha un centesimo, oltretutto prevalentemente NON provenienti dalla zona di Wuhan?

Addirittura la Malesia, il secondo paese in assoluto della lista, con oltre 6.600.000 cittadini cinesi, oltre venti volte l’Italia, NON HA NESSUN CASO, finora. Diciamo che nei paesi in Via di sviluppo o, più genericamente, orientali, vi siano problemi culturali medico/logistici e di approvvigionamento dei test ( non è molto vero ma diciamolo). Facciamo pure valere questa affermazione per Thailandia, Indonesia, Myanmar, Filippine, Singapore

Come la vedete con gli USA, che hanno un ottavo dei casi italiani con quindici volte la popolazione cinese?

Con il Canada? Un trentunesimo dei casi e cinque volte la popolazione cinese?

Con l’Australia?  Un sedicesimo dei casi e quasi quattro volte la popolazione cinese?

Mi pare evidente: Alcuni paesi hanno fatto test ad una popolazione poco selezionata, non facendola a casi sintomatici, che avrebbero dovuto essere almeno quanti quelli italiani, aumentati in proporzione  alle rispettive popolazioni cinesi. Benché conti moltissimo la regione di provenienza, sappiamo che in italia relativamente pochi vengono dalla zona “rossa”, come abbiamo visto proprio in occasione della chiusura degli aeroporti, ormai quasi un mese fa. Ergo il nostro NON è un caso peggiore, anzi.

Tra questi rientra certamente l’Inghilterra: solo lo 0.2% di test positivi contro il 5% nostro, ovvero 25 volte meno dell’Italia. Pur con una popolazione di origine cinese una volta e mezzo quella italiana, il risultato è di soli 12 casi positivi riscontrati. Un trentesimo di quelli Italiani. Perfino se il tasso di positività fosse stato uguale al nostro, quindi, i casi Inglesi sarebbero stati statisticamente meno di quelli attesi. Anche perché il numero di test effettuati è significativamente inferiore a quello italiano.

In Francia, con una popolazione di origine cinese doppia della nostra hanno fatto un decimo dei test che abbiamo fatto noi.

Il tasso di positività è la metà del nostro.

Il risultato è, ovviamente, che i casi accertati sono meno di un ventesimo.

Gli USA hanno fatto un numero di test RIDICOLO, un ventesimo scarso di quelli fatti in Italia. Specialmente tenendo conto che hanno  una popolazione di origine cinese quindici volte quella italiana.

Non di meno i risultati positivi sono ancora meno di quelli che ci saremmo attesi. Perché, anche in questo caso, i risultati positivi sono poco più della metà di quelli italiani, in percentuale.

Conclusione: L’Italia è un paese anomalo: con una popolazione di origine cinese relativamente piccola e quindi un proporzionale rischio di epidemia relativamente ridotto è in testa sia per quanto riguarda la percentuale di casi positivi rispetto ai teste effettuati sia riguardo al numero assoluto di casi riscontrati.

La differenza con i paesi vicini e lontani è abissale non può essere dovuta ad un accidente statistico. E nemmeno al blocco dei voli diretti, che avrebbe impedito lo screening dei passeggeri in arrivo, come si legge in alcuni deliranti articoli.

Per un motivo semplice: i controlli e gli screening sono stati fatti nei paesi di arrivo, dovunque fossero in Europa e con gli stessi scarsi risultati, ormai ben noti.

Infatti il virus, lo sappiamo, si trasmette anche durante la fase asintomatica, sia pure con minore virulenza. Inoltre, pare ovvio, i viaggiatori infettati ma asintomatici che fossero passati dagli altri paesi, avrebbero passato i controlli e comunque infettato qualche persona lungo il viaggio, esattamente come, sempre in forma asintomatica, hanno fatto in italia.

Quindi, al più, bloccare i voli non ha costituito uno sbarramento, del resto lo vediamo bene, ma non può aver PEGGIORATO la situazione perché, come vediamo, i casi che sono transitati indirettamente in Italia non sono stati riscontrati ne “filtrati” prima di arrivarci, mentre passavano dai paesi a noi confinanti. Avessimo consentito i voli diretti non saremmo riusciti comunque a fermare le persone positive, esattamente come non ci sono riusciti i paesi a noi vicini dove sono atterrate.

Il punto è che PROPRIO PER QUESTE CONSIDERAZIONI, sarebbe legittimo attendersi un numero di casi uguale o superiore a quelli del nostro paese, negli Stati vicini.

Come abbiamo visto una parte della spiegazione del nostro triste primato è dovuta al numero di test, puro e semplice che, italiani brava gente, abbiamo fatto. Ma questo non può spiegare il fatto che negli altri paesi, sistematicamente i numero di esiti negativi sia sistematicamente dalla metà ad un ventesimo di quelli italiani.

Quindi? Quindi nel mondo si minimizza, parecchio.

Si guarda da un’altra parte, più o meno quella sbagliata, per non vedere.

Si sta ad occhi chiusi il più possibile, stesso scopo.

E’ una politica dalle gambe corte, cortissime, sappiamo quale è il periodo di incubazione, poche settimane e i guai non potranno essere più nascosti. Sempre che, naturalmente, gli altri paesi Europei abbiano voglia di raggiungere almeno il nostro livello di trasparenza, ricerca e prevenzione.

La vogliamo dire chiara? E’ in atto un coverup mondiale, con stili e modalità diversi, probabilmente non molto coordinato, ovviamente di cortissimo respiro visto quanto sappiamo sulla infettività della bestia.

Nel frattempo, tanto per distrarsi un attimo, si mette in guardia i cittadini dal viaggiare nel bel paese, che dai tempi della P38 sul piatto di spaghetti è sempre un bel vendere, tra gli inconfessati invidiosi del nostro bel vivere ( tapini noi che non lo capiamo).

Questo nel migliore dei casi. Nel peggiore dei casi…beh che ve lo dico a fare?

Complotto! konplotto! con plotto!  La ca$$$ta vuole sperimentare la coercizione in un paese europeo… il dimezzamento della popolazione, l’arma batteriologica…Se volete, potete scatenare il bimbominkia che è in voi. Qualche motivo, mi pare evidente, c’è.

 

Coronavirus. Niente panico? Magari!

L a situazione al 30 01 2020 tratta da https://3g.dxy.cn/newh5/view/pneumonia?fbclid=IwAR09D5aa2UiF4AADVoEknhnjquJqWf_AN75uP_SFpu2f4bDYOaj4R2fs_5Q
L a situazione al 30 01 2020 Dall’alto: casi accertati e sospetti al giorno e cumulativi, morti totali( grigio) e ricoverati tratta da https://3g.dxy.cn/newh5/view/pneumonia?fbclid=IwAR09D5aa2UiF4AADVoEknhnjquJqWf_AN75uP_SFpu2f4bDYOaj4R2fs_5Q

Siamo su Crisis, giusto? Qui non si pettina le bambole e si affrontano le cose per quel che sono, giusto? Bene.

Il corona virus è probabilmente una nuova e pericolosa pandemia, la peggiore dai tempi della Spagnola che fece da 50 a 100 milioni di morti, secondo le più recenti stime, in tutto il mondo, giusto 100 anni fa.

Giusto?

Forse. Quel che sappiamo ci porta a pensarlo.

Vale la pena di inquadrare la situazione.
E’ molto infettivo.

-Ha tassi di mortalità centinaia di volte quelli di una influenza normale, forse simili a quelli della spagnola.
Questi, vorrei chiarire, sono ragionevoli fatti, non spericolate elucubrazioni.

Dieci giorni fa abbiamo raggiunto i 100 casi accertati in Cina.

https://www.google.it/…/coronavirus-deaths-climb-over-100-…/

Siccome sappiamo che ci sono da tre a dieci giorni di incubazione, Questo articolo pubblicato il 28 Gennaio indica in solo il 5% la percentuale delle persone infettate che sono state riconosciute come tali.

Appare ragionevole quindi che le persone infettate il 19 di Gennaio fossero già un paio di decine di migliaia.

Oggi abbiamo 100 persone infettate e riconosciute tali nel mondo. Quindi in realtà ce ne sono migliaia. Probabilmente decine di migliaia.

La crescita e’circa esponenziale, con un raddoppio ogni due giorni. Il discorso vale anche per i morti, che sono ospedalizzati per tempi che vanno da alcuni giorni a due settimane, prima del decesso.

Allo stato quindi, non sappiamo le percentuali finali di mortalità ma sappiamo che sono elevate e non i valori “rassicuranti” riportati( naturalmente!) dai media.

Valori comunque circa 100 volte più alti di una influenza.
L’epidemia NON è quindi stata confinata. Si è allargata, con migliaia di casi, a tutta la Cina e con oltre un centinaio al resto del mondo.
Tra dieci giorni  quindi, ci saranno alcune migliaia di casi accertati nel mondo e probabilmente decine di migliaia di infettati. Tenete conto che tutti i casi accertati hanno preso aerei e taxi ed il corona virus e’ molto contagioso anche in fase asintomatica. In pratica e’praticamente certo che non verrà contenuto e continuerà ad espandersi un tutto il mondo, per le prossime settimane ( la maggior parte del mondo NON  si sta comportando come la città di Wuhan, dove nessuno mette il naso fuori casa).

Probabilmente ci sono già decine di persone contagiate, qui in italia e probabilmente molte NON sono cinesi.

Se la crescita resta esponenziale per altri dieci giorni, cosa non irragionevole, probabilmente avremo mezzo milione di casi accertati nel mondo in totale e qualche milione di contagiati. Il sistema sanitario mondiale comincerà ad andare in crisi.

Tra venti giorni decine di milioni di accertati e centinaia di milioni di infettati. Il sistema sanitario mondiale sarà oltre la crisi, al collasso totale e centinaia di milioni di persone saranno in preda al panico. L’intera economia mondiale si fermerà, completamente.

Entro un mese l’avranno presa praticamente tutti quelli che la possono prendere. Entreremo in una nuova recessione. Non è che è facile tornare a consumare come se niente fosse, dopo una scoppola del genere, a parte un bilancio, in questo funesto caso, di un paio di centinaia di milioni di morti.

Vediamo di capirci: questa NON è una esercitazione, non è uno scherzo. Ci sono discrete probabilità che succeda. Discrete vuol dire che la crescita esponenziale potrebbe rallentare, o continuare, anche se è più probabile che si oscilli tra valori altalenanti. Nessuno le può calcolare, ma non parliamo di probabilità infinitesime, da planetoide impazzito o liberista rinsavito.

Lo scenario epidemiologico più ragionevole e’quello di una classica influenza, ma circa 500 volte più mortale del normale. Infatti il livello di infettività appare simile o superiore a quello di una influenza. Se le cose stanno così circa metà della popolazione mondiale potrebbe entrare in contatto con il virus. Circa 300-100 milioni di persone ne potrebbero morire. Non sappiamo quanti saranno i morti scatenati dal caos e dall’arresto del sistema produttivo. Il problema infatti non è tanto la pandemia ma il panico che potrebbe scatenare. E’ quello il vero rischio sistemico. Tra carestie, disordini, sommosse, saccheggi, potrebbe fare perfino più morti.
Tutto questo si può sviluppare in tempi rapidissimi, a causa dell’esponenzialità del fenomeno. In poche settimane a partire da oggi.

Certamente avremo le idee chiare, per il bene o per il male, fra una settimana, dieci giorni, al massimo.

Ma a quel punto non è improbabile che ci siano già scaffali del supermarket vuoti e file ai distributori di carburante. E non solo in Cina.

Conviene prepararsi in anticipo. Anche perché almeno e’una crisi che durerà circa un paio di mesi. Dopo chi c’è bene e chi non c’è amen. Non dico che tutto tornerà come prima, nel caso. E’ impossibile che succeda. Ma il panico sarà scemato e si potrà cominciare a fare la conta dei danni ed a pensare ad un mondo diverso, cosa che faremmo bene a fare a prescindere.

Volete fare i prepper e muovervi d’anticipo?  Per un paio di mesi ci vogliono alcune decine di kg di generi alimentari ( farina pasta conserve e legumi prima di tutto) e scorte di antipiretici ed antibiotici( infezioni opportunistiche). Anche tenere i serbatoi dei veicoli pieni a tappo non è una cattiva idea. Riesumate le vostre tende ed i vostri zaini e controllate che funzionino. Riesumate un paio di scarponi buoni, un sacco a pelo, l’occorrente per fare un fuoco… mettete da parte vestiti adatti alla sopravvivenza all’ aperto, in un pacchetto compatto e che siano di facile gestione ( lavaggio ed asciugatura facili e rapidi). rileggetevi il decamerone. Non è la prima volta che si affronta una pandemia e non sarà l’ultima. L’opzione più sicura è allontanarsi dai luoghi affollati in attesa degli eventi. Tenetevi un manuale di sopravvivenza a portata di mano. Insegna tante cose utili e come farle con quel che si trova. Siate in forma. Potreste dover camminare, per parecchi km…

Ed ora svegliatevi! Stavo scherzando, ehhhhh…

Forse.

Yo, yo, 36 miliardi…ed una bottiglia di rhum

esplosione razzo antaresI crack delle varie banche succedutesi negli ultimi tre o quattro anni in quello che, a dispetto di tutto e di tutti e sopratutto del ridicolo, si continua a dichiarare un sistema bancario solido hanno generato miliardi di perdite. Miliardi di NPL, Non Performing Loans, ovvero prestiti ed affidi vari in sofferenza profonda. 36 miliardi di perdite. PER ORA.

Queste perdite sono state coperte, finora, dal fondo di garanzia interbancario, dal altri istituti di credito, dai soci ( rifinanziando gli istituti), e, sopratutto dallo Stato cioè da tutti noi.

Da banca Etruria a Carige, poche migliaia di prestiti ultramilionari hanno messo in crisi istituti  con storie secolari e i risparmi di milioni di Italiani, impoverendo intere province, da Siena ad Arezzo, da Vicenza a Genova a Parma…

A me questa sigla ricorda da vicino, nel suo “understatement” di stampo anglosassone,  il cosidetto RUD, Rapid Unscheduled Disassembly, ovvero questo genere di fenomeni qui.

In pratica: sono soldi persi. Tanti soldi persi. Sufficienti a portare al collasso gli istituti.

Ovviamente sono soldi persi per le banca ed i suoi correntisti ma non per chi li ha ricevuti… ovviamente risulta che i due terzi di questi crediti in sofferenza sono riferibili ad imprese ed ovvimente si tratta per la maggior parte di affidi multimilionari.

Se ci pensate, un mondo alla rovescia. In teoria infatti, ad affidi più corposi e proporzionalmente rischiosi si dovrebbe ottemperare con garanzie e tutele maggiori.  Nel mondo normale di noi comuni mortali, le cose vanno così. Ma nel mondo felpato dell’alta finanza, nel mondo dorato delle grandi opere e dei grandi investimenti, i rendimenti previsti sono mirabolanti, le garanzie non sono patrimoniali ma “personali” etc etc. in sostanza: ci si basa sui consueti rapporti personali tra “stakeoholders” e dirigenze bancarie, e su convenienze che spesso vanno al di la del visibile e dicibile.

Il punto è che queste cifre NON SONO NIENTE. Che queste banche sono solo il canarino nella miniera.

Il totale dei crediti deteriorati, in sofferenza, inadempienti, scaduti in Italia è di ALMENO 349 miliardi, certifica la Banca d’Italia. nel 2017.

Nel 2019 è salito a 379 miliardi.

Una cifra enorme. Al di la delle generiche rassicurazioni della banca d’Italia, resta il fatto che oltre la metà dei crediti deteriorati non verranno restituiti, la banca d’Italia stima il 52%, con % di insolvenza crescenti per le altre categorie.

Ma quanto vale in rapporto al totale dei depositi, ovvero al totale della liquidità presente nel nostro paese non circolante, ovvero, ancora più in pratica, dei risparmi degli italiani?

Questo articolo stimava a fine Agosto  2019 1560 miliardi di euro di raccolta. Cioè di risparmi detenuti dalle banche.

Di cui un quarto, a quanto pare, sono stati affidati incautamente.

Se tenete conto che le banche prestano per guadagnare e far funzionare la baracca ( notevole quanto necessaria semplificazione, vi sono altre forme di investimento, ovviamente i buoni del tesoro le partecipazioni azionarie…) e se tenete conto del tasso medio di interesse a cui prestano, capite che anche solo pochi per cento di crediti deteriorati può mandare in crisi qualunque istituto.

Teniamo conto che i crediti deteriorarti vengono venduti in perdita ad istituti specializzati nella loro restituzione ( con le cattive, solitamente).

Teniamo conto che lo Stato è intervenuto ed interverrà per sostenere le situazioni più critiche. resta il fatto che almeno metà di questi crediti a rischio non verrà mai restituito.  Centinaia di miliardi di euro di piccoli e grandi risparmiatori devoluti sull’altare della crescita ad ogni costo, delle speculazioni sempre più forzate, di indicibili convenienze e convivenze personali.

In pochi anni si è volatilizzato dal 25 al 15% dei risparmi degli italiani, senza particolari benefici per l’economia. Anzi.

Come sapete esiste il fondo interbancario di garanzia, che garantisce i conti correnti dei risparmiatori.

Come NON sapete, questo fondo bancario ha in cassa pochi miliardi, quando va bene ed è a malapena in grado di salvare i conti correnti di UNA banca in crisi. Non troppo grossa.

La contribuzione Obbligatoria ( per le banche,  banco posta non ha aderito) è dello 0.8 per cento all’anno rispetto alla cifra massima garantita per conto ( circa 100.000 euro). Quindi DOVREBBE essere una dozzina di miliardi all’anno, ma, di fatto è molto meno. Attualmente c’era circa un miliardo e mezzo, secondo l’ultimo rapporto disponibile, fine 2018.

Visto la necessità di coprire i guai ed i default del 2019, è probabile che si stia raschiando il fondo.

In sostanza, anche in caso del fallimento di UNA banca, ci si fa poco.

Come disse il suo Presidente in occasione del crack di Banca Etruria, non bastano neanche in quel caso.

Certo, il sistema bancario mondiale, a guardarlo dal pianeta accanto, è messo ancora peggio di quello italiano.

Vi sono vari istituti ENORMI che potrebbero naufragare da un momento all’altro. Ragionevolmente qualcuno lo farà e, ricordiamoci della crisi dei mutui subprime, non conosciamo la risposta sistemica a questi crack. una cosa però dovremmo capire: che, via via che le prospettive di una crescita infinita evaporano, evaporano anche le possibilità di ripagare i debiti.

Solo la crescita consentirebbe di tenere su lo schema Ponzi a a scala planetaria. E solo per pochi anni, fino a che esisteranno beni da porre a garanzia di nuovi debiti che non siano già impegnati in quelli precedenti.

Ricordiamoci che dall’esistenza di crediti e di debiti dipende l’esistenza del denaro.

Solo una bottiglia di rhum, scolata in un fiato, potrebbe convincerci che il gioco può continuare per molto.

 

 

 

La tempesta perfetta

La tempesta perfetta è il titolo di un film di quasi venti anni fa, per certi versi profetico, con protagonista George Clooney.

E’ la storia, purtroppo reale, di una barca da pesca del suo equipaggio e del suo comandante, obbligato dai debiti a prendere il mare, pur consapevole di andare incontro a rischi enormi, causati da una rarissima configurazione meteo che farà convergere più perturbazioni in un ristretto braccio di mare e, come poi succederà, ad una morte eroica, quanto prevedibile.

Molto meno eroicamente, le principali banche tedesche, ad esempio la Commerz bank e la Deutsche bank, insieme ad una galassia di banche rurali ed altre minori, navigano in un mare tempestoso, costellato di titoli tossici, destinati ad avvelenarle in un tempo non lungo.

Una scelta obbligata, dal momento che le banche tedesche sono le principali detentrici dei titoli tedeschi, i famosi BUNDS sui quali si calcola il famoso “spread” di cui ormai si parla anche dal barbiere. I tassi di rendimento di questi BUNDS sono, da tempo NEGATIVI. Ovvero le banche prestano soldi allo stato tedesco RIMETTENDOCI. Lo fanno, contrariamente a qualunque senso logico nonché contabile, perché….sono PUBBLICHE!

Da qualche parte, devono rimediare. Il loro azionista di maggioranza fa quel che deve per dargli una mano. Sopratutto considerando che molto del suo debito( e deficit!!) viene assorbito e reso invisibile, in quanto “privatizzato” ovvero emesso proprio da queste banche e dalla teutonica Cassa Depositi e prestiti.

Queste cose, se siete lettori di Crisis, probabilmente le sapete già. Ne scriviamo da anni.

Non si tratta di bazzecole. Una grande percentuale del debito pubblico tedesco ( chi dice il 30 chi dice il 50%) grazie a queste cabale, non compare nelle statistiche. Queste banche partecipano regolarmente, da anni, alle aste PRIMARIE ( cioè quelle di emissione) dei titoli pubblici degli altri paesi e, come è noto, si sono impelagate per centinaia di miliardi in finanziamenti ad alto rischio in Spagna, Grecia, Portogallo, facendosi salvare da tutti gli europei tramite il cosiddetto fondo salvastati, in realtà salvabanche, per centinaia di miliardi. DOPODICHE’ l’opinione pubblica tedesca, spaventata dal precedente, percepito non come salvataggio delle banche tedesche ma come regalia ai mangiaaglio sudisti, ha imposto che queste cose non dovessero più ripetersi. QUINDI è stato necessario investire in qualcosa d’altro, giocoforza rischioso anche solo per far quadrare i conti.

Sappiamo, sulla nostra pelle, che una parte di questi investimenti, quelli meno rischiosi, sono stati i titoli italiani, i cui rendimenti ovviamente DOVEVANO essere e restare elevati. A questo bastando un poco di critiche ben centrate dei vertici europei e, naturalmente, la naturale tendenza al masochismo delle nostre classi dirigenti. Ups: digerenti.

Perché solo chi ha digestione lenta e faticosa, con relativo ottenebramento delle facoltà intellettive può gioire di un tentativo di salvataggio di un catafalco putrefatto e verminoso che dovrebbe essere riesumato con i soldi dei risparmiatori italiani.

Ma non è bastato e non bastano queste manovre.

Quindi ecco il riciclaggio internazionale di denaro per centinaia di miliardi ( accertati oltre 160 miliardi), ecco l’esposizione per decine di migliaia di miliardi ( SIC!!! Almeno due volte il PIL USA) ai cds ed altri titoli tossici.

In “buona compagnia” intendiamoci, di buona parte delle banche europee, tutte esposte per multipli del pil dei rispettivi paesi, tra le quali, fortunatamente NON, se non in misura marginale ( sempre enorme comunque), quelle italiane.

Qui un quadro relativamente recente.

Questo immenso mare virtuale vale 33 VOLTE il PIL mondiale. Basterebbe una minima oscillazione per provocare uno sbilanciamento in grado di affondare qualunque barca.

E questo è già un guaio, ma certo non l’unico.

Ormai, a forza di allarmi lanciati dalle massime istituzioni finanziarie mondiali, non è un mistero che la barca da pesca ( a strascico) travestita da locomotiva, chiamata Germania faccia acqua da tutte le parti.

Crollo delle esportazioni( oltre -3%), crollo della produzione  industriale (quasi il -2%), marciumi vari e falle malamente tamponate scoperte in sentina…metà dei nuovi posti di lavoro sotto forma di minijob, previdenza in fuga incontrollata…..

Il vero malato d’Europa non siamo noi ( che pure, siamo tutti d’accordo,  non stiamo tanto bene).

E’ la Germania. Ovviamente, il morbo non può che espandersi, sia per i riflessi diretti che per quelli, spesso più gravi, indiretti ( la politica dello scaricabarile non è una nostra esclusiva).

Ma questo scassato peschereccio naviga in un mare non solo tossico ( abbiamo visto) ma tempestoso, con due o tre perturbazioni sistemiche in grado di travolgere tutto. Intanto la bolla del fracking, da sola grande un paio di volte quella dei mutui subprime. In breve, le frenetiche attività estrattive che hanno permesso agli USA di tornare ad essere, dopo decenni, il principale produttore di petrolio, NON sono sostenibili se non a prezzi del barile molto più alti di quelli attuali. Fino a qualche anno fa si parlava di 80 dollari. Con il crollo degli stipendi, il miglioramento delle tecniche e lo sfruttamento all’osso di tutte le risorse disponibili, ora si parla di 60 dollari al barile. PER FAR PARI. In pratica si estrae in perdita, con l’unico scopo di ripagare non i debiti ( quelli vecchi e quelli nuovi) ma gli interessi sui debiti. in questo modo gli istituti di credito possono presentare floridi bilanci dove gli investimenti ( i prestiti) rendono bene. Il denaro fresco da investire, non potendo provenire dalle esangui tasche degli indebitatissimi sudditi dell’imper…ahem cittadini USA arriva dalla stamperia centrale e, fino a qualche mese fa, dai risparmiatori internazionali ( attraverso giri più o meno complicati). In ottima percentuale cinesi e Russi.

Non c’e’ bisogno di dire che la guerra dei dazi promossa da Trump ha provocato la rottura di un equilibrio che vedrà danneggiati, come in ogni guerra che si rispetti, ambedue i lati del pacifico. Il guaio è che il denaro fresco di cui sopra , necessario peraltro a coprire gli infiniti buchi presenti ad ogni livello della società americana ( carte di credito, assistenza sanitaria, previdenza, debiti scolastici etc etc) DEVE essere creato in qualche modo ed uno di questi modi consiste nel prestarlo in maniera sempre più parossistica ( cercare moltiplicatore bancario o moltiplicatore dei depositi).

Aumentando il rischio insolvenza.

Crollo della fiducia. Crollo della domanda e della produzione industriale, collasso finanziario dei più grandi istituti di credito, crollo della produzione petrolifera (la produzione petrolifera mondiale aumenta solo grazie a tre o quattro paesi, gli USA contribuiscono per i due terzi, senza investimenti il fracking si ferma in pochi mesi e poi la produzione si dimezza ogni 18 mesi). Scoppio di bolle multiple ciascuna più grande di quella dei mutui subprime.

Arriva la tempesta perfetta e, questa volta, non ce la caveremo aumentando il debito come nel 2007 per un motivo molto semplice: non servirà “stampare” il denaro.

In realtà su una sola cosa hanno davvero anzi: DAVVERO ragione i vari commentatori “istituzionali”: quando parlano della NECESSITA’ di aumentare la fiducia degli investitori ( anche se sbagliano paese, riferendosi al nostro, piuttosto che i nostri sedicenti “partners” europei). La FIDUCIA E’ DENARO. In senso letterale.

Davvero davvero.

Niente fiducia, niente denaro.

E la fiducia, se uno non ce l’ha non se la può dare ( parafrasando il Don Abbondio di Manzoni, che parlava del coraggio).

Modestamente ( quanto contestabilmente, ci mancherebbe) ne ho scritto qui: “il picco del tempo e del denaro”.

Se non l’avete fatto, dovreste leggerlo.

EXXON. Avvelenare. inquinare. Indagare. Sopire. Ingannare. Pagare.

La concentrazione della CO2 nell’atmosfera misurata in cima al Mauna Loa, Hawaii

Exxon è la più grande compagnia petrolifera privata del mondo ( la compagnia di bandiera dell’Arabia Saudita è lontana seconda, il fatturato della Exxon supera l’intero PIL dell’Arabia Saudita).

Per sua stessa natura, per convinta scelta, è il lupo cattivo della favola.

Lobbizza i presidenti, vellica i dittatori, accende e spegne a suo piacimento intere economie, promuove guerre di esportazione della democrazia…esplora, trivella, estrae, inquina.

Tanto. Da sempre. Troppo, per definizione. Per necessità.

Nel processo fa un sacco di soldi, da un sacco di tempo. oltre  venti miliardi di utili solo nel 2018.

Ovviamente promuove un sacco di studi e ricerche,  specialmente quelli e quelle che mostrano come il riscaldamento globale NON è colpa sua, come, anzi, è una cosa normale, naturale, di cui non preoccuparsi, che porterà, anzi, la pioggia nel sahara, renderà la Siberia verde, fertile e lussureggiante e, insomma, dovremmo stare sereni.

Oltre il 95% dei climatologi ( eccettuato un piccolo e sparuto numero più o meno direttamente promosso dal Lupo cattivo e dai suoi sodali, amici e compagni di merend… strada) si sgola da molti, troppi anni, a ripetere che abbiamo sempre meno tempo davanti a noi per evitare una catastrofe che potrebbe sconvolgere il pianeta, far morire o soffrire miliardi di esser umani, provocare, guerre, inondazioni etc etc etc. Ultimamente, una esile sedicenne svedese con le treccine si è incaricata di ricordarci, con la dovuta durezza, che il tempo per baloccarsi è finito. Un vecchio amico, climatologo, Luca, lo ribadisce con forza.

O decidiamo che questa è una emergenza e l’affrontiamo per quello che è , con intensità e dedizione simili a quelle espresse durante la seconda guerra mondiale o saranno crauti amarissimi.

OVVIAMENTE i think thank sponsorizzati dalla Exxon, DA SEMPRE, tranquillizzano gli investitori ed i governi. Continueremo ad estrarre petrolio per tanto tempo, ce n’è tantissimo ancora, il riscaldamento globale, non esiste, se esiste non è di origine antropica, se esiste ed è di origine antropica, è un bene, perché porterà i monsoni in zone aride e farà crescere il grano in Alaska e vendemmiare Champagne in Inghilterra.

OVVIAMENTE, l’abbiamo sempre saputo: tutte carrettate di materia organica altamente riciclabile di origine bovina, ben confezionate e profumate.

OVVIAMENTE abbiamo sempre avuto il dubbio che, a forza di cercare appigli per arrampicarsi sugli specchi, avessero imparato a conoscere bene la materia. Si sapeva, da decenni che avevano finanziato numerosi studi e che, ad un certo punto i risultati e le conclusioni di questi studi erano stati secretati.

Il motivo era intuibile.

ORA, a distanza di quasi quaranta anni, alcuni di questi studi sono emersi.

Corrispondono, da un punto di vista mediatico, a mettere la testa sul ceppo, tirare su la lama della ghigliottina con le proprie mani e poi lasciarla andare di schianto.

Quel che emerge da questi studi è semplice quanto disarmante.

NEL 1982 la EXXON; aveva tra le mani una previsione praticamente perfetta e lo possiamo constatare ora, a distanza di quasi 40 anni.

Avevano azzeccato quanta CO2 ci sarebbe stata nell’atmosfera nel 2020, CON UN ERRORE INFERIORE ALL’ 1%, ed avevano azzeccato, con un errore analogamente ridotto, per difetto, a quale anomalia termica rispetto alla media saremmo andati incontro, con quei livelli di CO2.

da uno studio riservato Exxon del 1982

Qui il confronto con le temperature medie mondiali realmente misurate ( wikipedia)

Sul fatto che, con questi ed altri studi a disposizione abbiano fatto tutto quanto era in loro potere per ritardare la presa di coscienza dei popoli e dei governi mondiali c’è poco da aggiungere: ne risponderanno, per danni agli azionisti ( SIC! essendo stati tenuti all’oscuro, dicono i meschini, lamentano un danno) e per i danni al mondo, si spera, proporzionalmente di più.

Pagheranno insomma. Mai abbastanza, ma tanto.

Mi interessa, qui, fare presente un’altra cosa, visto che siamo su Crisis e cerchiamo di scansare le ovvietà, sia pure condividendo chi lancerà le adeguate bordate virtuali di materiale organico altamente fermentato verso le specchiatissime facciate della multinazionale.

I modelli utilizzati per fare previsioni climatiche o sistemiche sono complessi , richiedono una matematica peculiare per essere gestibili/comprensibili ( trasformate di Laplace, anyone?) hanno un sacco di variabili, un sacco di parametri, sono fortemente non lineari….Insomma sono oggetti difficili e da maneggiare con cura, da parte di personale assai competente.

NONDIMENO, quando si applicano ad un sistema gigantesco come la Terra, gli innumerevoli errori, che commettiamo nelle varie semplificazioni ed approssimazioni, si elidono a vicenda. Resta il segnale. Ed è un segnale forte, inequivocabile. Si può addirittura verificare, è anzi una prassi standard, quanto sia sensibile il modello e le relative previsioni, a variazioni dei parametri e delle condizioni al contorno. Purtroppo per noi, si dimostra che i modelli SONO ROBUSTI, nel senso che non è facile far saltare fuori previsioni che siano lontane o opposte a quelle catastrofiche che con pervicacia producono ( ora sappiamo che lo fanno da oltre quaranta anni).

Questo in teoria. Infatti non solo ultimamente i climatologi ma addirittura da oltre 50 anni, dai tempi dei “limiti dello sviluppo” gli scienziati, gli esperti, si sgolano a far presente quanto i loro modelli siano difficili da confutare e quanto i trend previsti siano restii ad essere modificati. Specie se non si cambia paradigma sociale ed economico.

In pratica,  ED ORA LO SAPPIAMO PER CERTO, è assolutamente così.

Ringrazio Insideclimate news per aver scoperchiato il verminaio.

E ringrazio Marco Sclarandis e Gianni Comoretto per la segnalazione.

Gli utili idioti e la CO2

La Panda. L'auto più venduta in Italia nel 2017.
La Panda. L’auto più venduta in Italia nel 2017.
Il livello medio del mare( in rosso) e le acque alte a Venezia
Il livello medio del mare( in rosso) e le acque alte a Venezia

Ha fatto notizia la proposta di introdurre un bonus/malus fiscale sull’acquisto di veicoli nuovi proprio mentre era in corso la conferenza COP24, che riunisce i principali paesi dell’ONU nel tentativo di elaborare una politica comune per la riduzione dei gas serra. In questa conferenza, per la prima volta in modo così chiaro, è stato affermato che la nostra è l’ultima generazione che può evitare una catastrofe planetaria, contenendo l’aumento della temperatura media rispetto al periodo di riferimento entro 2 gradi. E che per farlo dobbiamo dimezzare le emissioni entro i prossimi 15 anni.

Dal momento che questo è un compito colossale, è evidente che è arrivato il momento di porre un limite serio alla libertà di inquinare. Anche perché, non devo certo ricordalo ai lettori di Crisis, vi sono molti costi palesi ed occulti, legati all’utilizzo di veicoli pesanti, massicci, poco economi. Ovvero buona parte delle auto sul mercato.

Ha fatto notizia dicevo. NATURALMENTE, grazie agli idioti di cui sopra, davvero ben distribuiti tra i media, in senso negativo.

In buona sostanza, dopo attenta e dolente analisi, gli oligoneuronati hanno fieramente affermato che l’orrido provvedimento:

  1. è una imposta sui poveri, perché i poveri non possono permettersi le auto elettriche.
  2. I poveri, in generale, non possono permettersi le auto meno inquinanti ed in particolare un poveraccio con una euro tre non si merita di essere tartassato  “Sono assolutamente contrario a ogni ipotesi di nuova tassa su un bene in Italia già iper tassato come l’auto. Benissimo a bonus per chi vuole cambiare ma non credo che ci sia qualcuno che ha un euro3 diesel per il gusto di avere una macchina vecchia. Ce l’ha perché non ha soldi per comprarsi una macchina nuova”.  Ha affermato Salvini, dimostrando di non aver non solo capito ma  nemmeno letto il decreto.Una auto piccola ed economica come la Panda, potrà trovarsi a pagare anche 1000 euro di Malus.
  3. Il provvedimento manderà in crisi le case automobilistiche nostrane, in cassa integrazione decine di migliaia di lavoratori, la FCA chiuderà stabilimenti etc etc etc.
  4. etc…

Una serie di boiate incommensurabili, in parte emesse da parti in causa danneggiate dai provvedimenti, ma in parte ancora più grande “elaborate” dai nostri egregi organi di stampa e media.

Utili idioti, nel migliore dei casi. Giornalisti che hanno rinunciato alla loro missione, inforMare, tentando, per motivi tanto vari quanto indicibili, con un semplice cambio di consonanti di intorTare, chi li ascolta o legge.

Uno per tutti ( absit iniuria verbis): Rai News. Più scocciante di altri, perché lo paghiamo noi.

OVVIAMENTE ha ripreso la storia del malus di 1000 euro sulla Panda.

Una Panda

Come stanno le cose?

La “famigerata” Panda ha emissioni che vanno da 106 a 133 grammi di CO2 per km. QUINDI pagherà un malus da….ZERO a 400 euro ( le versioni più inquinanti) certo non mille. Ma a cosa corrispondono 133 grammi di CO2/km? A poco meno di 18 km/litro DICHIARATI. Sapete benissimo, per esperienza diretta e personale, come i valori dichiarati, con prove di omologazione quanto mai discusse, siano lontani dal reale. Ecco un link dove si citano sopravalutazioni delle percorrenze, mediamente vicine al 40%. Diciamo, per rimanere sul sicuro, almeno un 30% MINORI DI UN UTILIZZO TIPICO. Realisticamente quella versione della famosa Panda, starà intorno ai 14 km con un litro. Resta il fatto che nel 2018 una utilitaria che non riesce a percorrere, nemmeno in una prova, nemmeno in teoria, 18 km con un litro, DEVE essere tassata, perché si può e si deve fare meglio.

Come? Tralasciando per un momento le ovvietà ovvero smettendo di fare veicoli con motore endotermico, elenco, in ordine sparso: smettendola di far somigliare le auto a bussolotti, e tornando a forme aerodinamiche, smettendo di infarcirle di servomeccanismi, tra l’altro, in auto economiche, proni alle rotture, che aumentano il peso di quintali, così imponendo un aumento del peso del telaio etc etc etc. Utilizzando motori ibridi. Infine, BANALMENTE, passando semplicissimamente, al metano o, più economicamente e semplicemente, al GPL. Eh già perché le emissioni, a parità di consumi, per un’auto a GPL sono MOLTO più basse.  Ecco una tabella chiarificatrice

Emissioni di CO2

2.380 g per litro di benzina consumato

1.610 g per litro di Gpl consumato

2.750 g per kg di metano consumato

2.650 g per litro di gasolio consumato

Come vedete, non è ovvio che le auto a Metano o Gasolio, che consumano meno di una a benzina, emettano meno CO2 per km.  ( benché possano emettere quantità minori di altri inquinanti). Al contrario anche con tutte le tare, dovute al minore potere calorifico del GPL etc etc, una auto a GPL ha emissioni di circa il 10% inferiori alla stessa auto alimentata a benzina.

QUINDI basterà che la famosa Panda 1.2  venga proposta a GPL per ridurre il Malus a 150 euro. Circa l’1,5% sul prezzo d’acquisto.

La verità è che le auto più tartassate NON saranno le piccole utilitarie, che hanno ormai tutte consumi ridotti e che hanno versioni economiche  Ed a bassi consumi. Ma le auto medie e grandi che sono quelle sulle quali le case automobilistiche fanno gli affari maggiori. NORMALE, NORMALISSIMO che nel paese in cui l’unica grande casa automobilistica ha da tempo rinunciato ai modelli elettrici o ibridi, si vedano queste norme come pericolose.

MOLTO meno normale che, nel momento in cui gli scienziati ed i politici di tutto il mondo ci ricordano che abbiamo pochi anni per salvare il pianeta o almeno per mantenerlo decentemente abitabile per noi e le prossime generazioni si facciano tante storie per qualche centinaio di euro.

Poiché tutto il cancan è stato alzato in nome dei “meno abbienti”, ricordiamo una cosa che dovrebbe essere autoevidente: potendo, un “meno abbiente” sceglierà sempre il veicolo più economo, non solo come costi iniziali, ma anche come consumi, assicurazione, bollo, sempre che, ovviamente, non sia  fuorviato da mirabolanti sconti&rottamazioni varie. Nel farlo, sceglierà anche il meno inquinante.

Infine una considerazione puramente e duramente liberista: Se un’auto emette ( nel caso migliore) 133 grammi di CO2 al km, questo corrisponde, come visto, a circa 18 km/litro. Ovvero, almeno 10.000 litri durante la sua vita operativa. Benché siano litri di carburante e non di petrolio, parliamo comunque di qualcosa che ai prezzi attuali costa al sistema paese svariate migliaia di euro, sotto forma di bolletta petrolifera. E’ un PESSIMO AFFARE.  Che negli anni a venire è destinato a diventare ancora peggiore. Senza contare i morti per particolato etc etc etc.

Senza contare la cosa più importante: non produciamo che una minuscola parte del petrolio che consumiamo e sarà sempre così, anche se la più sfrenata deregulation si abbattesse sugli abitanti della Val’Agri. Analogamente, non produciamo che solo una parte del metano che consumiamo. Ecco perché, anche solo in termini geopolitici, faremmo MOLTO bene al liberarci il prima possibile dalla dipendenza da fonti fossili. Ripeto: è un interesse STRATEGICO del nostro paese.

Chiaramente anche le auto elettriche sono associabili ad emissioni di CO2, visto che l’energia elettrica viene ancora in buona parte prodotta da fonti non rinnovabili. Ma, a parte che questo è destinato a cambiare, rapidamente, nei prossimi anni, tenuto conto di tutto, restano comunque migliaia di euro di differenza, dovuti sia al differente mix energetico sia all’enorme differenza di efficienza operativa tra i due veicoli. Si trovano centinaia di articoli in merito, su internet, la cosa è ormai un fatto accertato. Se a qualcuno servisse un riferimento, eccone uno tra i tanti, oltretutto adattato ad un sistema energetico, quello USA, decisamente più inquinante del nostro. Conclusione: Pur non essendo ATTUALMENTE zero, la bolletta energetica per il sistema paese associabile ad un veicolo elettrico, è sicuramente già molto più bassa di quella di un veicolo endotermico, con ottime prospettive di scendere ancora.

Le auto elettriche tra l’altro, circolano già da molti anni e se ne trovano facilmente anche a costi ragionevoli, usate , ovviamente con percorrenze minori di quelle nuove. Ma le cose cambieranno rapidamente, via via che nuovi veicoli vengono messi sul mercato.

Si dice che questo provvedimento NON ridurrà le emissioni, perché continueranno ad avere un mercato le auto vecchie, che non verranno rottamate. La cosa è piuttosto falsa, dato che già oggi si circola con difficoltà con le auto più inquinanti. Chi non compra una auto nuova non lo farà certo perché su di essa insiste un malus di poche centinaia di euro. Piuttosto, un attento conteggio dei pro e dei contro, potrebbe portare le persone a fare scelte più ponderate.

Propongo quindi, sperando che la proposta venga ripresa, l’introduzione di un indice di prestazione per i veicoli, qualcosa che somigli alla classificazione degli elettrodomestici, in modo che, in modo semplice, ogni cittadino possa farsi una idea concreta, dei costi reali, economici, energetici ed ambientali, di un veicolo rispetto ad un altro, nel suo ciclo di vita.

Vogliamo salvare il mondo o vogliamo continuare ad andare in SUV? Credo che sia arrivato, in realtà il momento di provvedimenti MOLTO più pesanti. Vi sono pochi motivi, nessuno particolarmente nobile, per consentire, senza una pesante tassazione, l’acquisto di veicoli che pesano due tonnellate e portano cinque persone. Benché, l’ho scritto MOLTI anni fa, questi veicoli siano relativamente pochi e quindi influiscano solo marginalmente sulle emissioni, orientano però anche il comportamento di chi acquista veicoli più economici, con il risultato che il mercato è tutta una rincorsa ad inutili scatoloni, sempre più grandi.

La rivoluzione non è per i pavidi. Sempre che si voglia DAVVERO farla, ovviamente.

Il congedo di paternità, i buoni del tesoro, il reddito di cittadinanza

Un libro sulla paternità consapevole
Un libro sulla paternità consapevole

Ha fatto notizia il rischio di un mancato rifinanziamento dei congedi di paternità, ovvero la versione maschile dei congedi di maternità, in scadenza a fine anno. Il Ministro per la famiglia  è dovuto intervenire di persona con un emendamento che stanzierebbe 40 milioni di euro per il rinnovo della misura, però limitata a miseri quattro giorni, davvero troppo poco per fornire un qualunque tipo di supporto alla coppia che ha appena avuto un figlio. Il motivo all’origine di questa come altre situazioni è abbastanza semplice: Severi limiti di bilancio, dovuti all’allocazione di risorse, che sappiamo essere molto criticata in sede CEE, verso l’assegno di cittadinanza, la revisione della riforma Fornero, la flat tax.

In sintesi, per trovare le risorse finanziarie necessarie senza far esplodere ancora di più il deficit, il governo sta facendo economia un poco in tutti i ministeri, fino al punto di tagliare e/o non rinnovare misure che, oggettivamente, hanno costi irrisori. Ho già scritto sulla modalità delle aste dei buoni del tesoro e sul fatto che vi sia, apparentemente, spazio per una revisione, facendo così risparmiare allo stato miliardi di euro all’anno.

A quanto pare, però vi sono ancora altri aspetti di queste aste che, rivisti, potrebbero far risparmiare miliardi. Uno di questi aspetti è la remunerazione prevista per gli enti abilitati a partecipare alle aste. Per alleviare il loro disturbo e risarcire i costi che affrontano per partecipare alle aste, infatti Sono previsti, di legge, dei rimborsi, sulla base di una quota % fissa di quanto acquistato. Si tratta, attualmente di cifre che oscillano tra lo 0.2 e lo 0.35%. Non sembra un granché, finché non si prende in considerazione quanti sono i titoli del tesoro che vanno a scadenza e devono essere rinnovati, ogni anno ( senza contare quelli necessari a finanziarie il nuovo debito).

Si tratta di oltre 300 miliardi euro all’anno. Ovvero: annullare o almeno ridurre severamente questo inspiegabile benefit farebbe risparmiare IMMEDIATAMENTE almeno un miliardo di euro allo Stato, OGNI ANNO. Una misura più o meno pari al risparmio conseguibile con tutte le misure anticasta proposte e/o previste. Evidentemente, come sempre, ci sono caste di serie A e di serie B.

O semplicemente nessuno ve l’aveva detto?

Beh, ecco, ora almeno uno c’è!!

Diario doloroso di un assimilato

Il duro lavoro dell’assimilato
Diario doloroso di un assimilato (reloaded)
Oggi ho appena scoperto che non basta essere assimilati, per scamparla.
Sono andato a rivedermi l’origine del famoso ( ehm almeno tra noi gente bislacca) principio di PeterIn una data gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello di incompetenza.
Come FORSE sapete, questo primo e famoso principio si accompagna a tre un poco meno famosi, ma strettamente connessi:

 

1) In una data gerarchia ogni singola posizione tende ad essere occupata da un individuo inadeguato al lavoro che deve svolgere;
 
2) Con il tempo ogni posizione lavorativa tende ad essere occupata da un impiegato incompetente per i compiti che deve svolgere;
3) In una data gerarchia il lavoro tende ad essere svolto prevalentemente da coloro che non hanno ancora raggiunto il proprio livello di incompetenza.
Ho sempre pensato che questo sia in realtà un BEST case, perché postula, ad esempio, l’esistenza di un sistema meritocratico.
Mediamente parlando le cose vanno peggio di cosi.
Ma c’è qualcosa di piu’ interessante: poiché ovviamente i compiti o almeno le competenze necessarie per svolgerli decentemente sono sempre piu’ complessi, via via che si sale i gradini, anche nel migliore dei casi, IN UNA GERARCHIA I POSTI DI VERTICE SONO STATISTICAMENTE COPERTI DA INDIVIDUI INCOMPETENTI.
anche perché “le aziende tendono a promuovere sistematicamente i loro dipendenti meno competenti a posizioni dirigenziali, allo scopo di limitare i danni che possono combinare”.
Si tratta del “Principio di Dilbert” del grande cartoonist Scott Adams.
Che questo sia sostanzialmente vero, l’abbiamo sotto gli occhi tutti o almeno di chi li tiene aperti.
Ma c’è di più: Il sistema NEL SUO COMPLESSO è destinato al collasso.
Infatti il quarto e meno noto principio di Peter recita:
«Ogni cosa che funziona per un particolare compito verrà utilizzata per compiti sempre più difficili, fino a che si romperà.»
Notate che è un principio più generale che COMPRENDE gli altri tre.
Soprattutto notate come si leghi a quel che ha scritto Tainter sui sistemi complessi o comunque ai casi NOTI di collasso di sistemi complessi.
Le cose stanno proprio cosi. Ad ogni livello del sistema, QUALUNQUE sia il sistema preso in considerazione, umano o naturale, ad ogni livello COMPLESSO formato da sistemi di sistemi ed ovviamente anche al livello massimo, al sistema dei sistemi dei sistemi chiamato Terra.
 
Stiamo adoperando la nostra società per compiti sempre più difficili e non funziona più. In più chi è ai vertici non è in grado di gestire la cosa, essendo incompetente.
Stiamo adoperando IL NOSTRO PIANETA allo stesso modo.
Come si può scappare dal collasso?
O con la decrescita ( fare cose piu’ semplici, in minori quantità).
O con la sostituzione dei vertici ( mettere persone più brave che non hanno ancora raggiunto il loro livello di incompetenza).
O con tutti e due.
Abbiamo poco tempo, direi la terza che ho detto.
Ma, per la legge di Peter, questa evenienza è estremamente remota.
Colui che arriverà a poter decidere cosa fare, NON SAPRA’ FARLO.
Se ci pensate, diecimila anni di civiltà ci danno proprio questa risposta: i casi di competenti al comando è cosi rara che questi pochi sono GLI UNICI che fanno avanzare le cose.
Per davvero: quelli di Peter sono dei postulati .
Come quelli euclidei.

Debitocrazia, finchè dura

La Grecia e la troika

Mario Draghi ieri se l’è fatto scappare: Finanziare i deficit non è nel nostro mandato, abbiamo l’Omt come strumento specifico, per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Due punti quindi; ambedue assolutamente clamorosi.

Non è strano che il velo sia caduto  proprio in questi giorni. I momenti di crisi hanno un grande pregio, fanno scappare di bocca la verità.

Il fatto che siano stati detti con la solita placida flemma non toglie nulla alla clamorosa rivelazione.

Vediamo un poco.

L’Omt, Outright MOnetary Transaction, per noi tapini non avezzi, è la politica di acquisto diretto dei titoli di Stato dei paesi membri dell’unione europea da parte della banca centrale. Una cosa normalissima ed usuale nel resto del mondo, proprio per evitare che i tassi, nei momenti di tensione, esplodano.  ( ovviamente, se si esagera, i tassi esplodono lo stesso, insieme all’inflazione ed all’economia del paese).  Lo fanno TUTTE le banche centrali OGNI SANTO GIORNO, negli USA, in Cina, In Giappone, in India, In Russia, NATURALMENTE in Inghilterra. Ma in Europa, PRIMA il paese che necessita di queste misure, deve mettere la testa od altri cosini sul ceppo e rassegnarsi alla scure. In poche parole, deve accettare un piano di rientro forzoso dal debito che prevede, in buona sostanza, la sottomissione ad una shock economy di quelle cattive.

Infatti: I titoli di Stato devono essere emessi da paesi in difficoltà macroeconomica grave e conclamata (requisito di condizionalità). La situazione di difficoltà economica grave e conclamata è identificata dal fatto che il paese abbia avviato un programma di aiuto finanziario o un programma precauzionale con il Meccanismo Europeo di Stabilità o con la Struttura Europea per la Stabilità Finanziaria. La data di avvio, la durata e la fine delle OMT sono decise dal Consiglio direttivo della BCE in totale autonomia e in accordo con il suo mandato istituzionale.

Ora: il MES, impone ai paesi che aiuta, QUEL CHE GLI PARE, per statuto.

E le conseguenze giuridiche di quel che succede ( qualunque siano, morti compresi) non ricadono PER LEGGE COSTITUTIVA sui suoi dirigenti.

Sostanzialmente , quel che è successo alla Grecia. Non solo cedere la sovranità ma cedere la sovranità ad un ente ostile, che impone regole durissime e insensate che no diminuiscono il deficit, perché gli introiti dello stato, causa collasso economico , scendono più rapidamente delle spese, distruggono l’economia interna e permettono  di mangiarsi l’intero apparato industriale e/o i beni interessanti di quel paese, facilmente ed a poco prezzo.

Sarebbe interessante capire perchè, unico istituto centrale nel mondo, la BCE non agisca per la riduzione ed il controllo del deficit, tramite le leve in suo possesso. Ovviamente questo ha molto a che fare con il regolamento cee istitutivo della stessa e con il terrore dello stato leader, la Germania nei confronti dell’inflazione. Ma questo non è sufficiente a giustificare come si continui ad usare una politica che, in ultima analisi, è autolesionistica per l’Europa nel suo insieme, travolta da un mondo che, senza scrupoli,  fa più debiti che paperelle di plastica.

Alla fine tutto si riduce al secondo punto.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Esatto e molto ma molto vero. Tutto, sempre più è al servizio della moneta. ovvero, essendo creata debito, del debito.

La politica monetaria, quindi, prevale su tutto e tutti. SI usa la moneta per creare altra moneta PRIMA DI OGNI ALTRA COSA, ovvero per speculare, non per investire.

Il motivo?

Beh, semplice, essendo l’inflazione bassa si ottengono buoni risultati senza dover creare una azienda, produrre qualcosa, inventarsi qualcosa ogni santo giorno, pagare stipendi, pagare tasse, tenere una contabilità, rispettare normative, pagar mutui… MOOOLTO più semplice.

Inflazione bassa= molti soldi disponibili per investimenti finanziari e quindi pochi per quelli in beni reali, strumentali o meno.

Sempre più economia di carta e sempre meno economia reale. Così i posti di lavoro non aumentano quanto la popolazione, le economie reali ristagnano, i debiti aumentano e le aziende pian piano si spengono. Come fare? Beh, semplice, mangiandosi un paese per volta. Questo agire, no è cattivo, come l’agire di un o squalo no lo è . E’ nella natura della bestia. Una bestia che non esisteva e che noi abbiamo creato ed ora vuole esistere e resistere. L’inflazione danneggia si gli stipendi delle persone normali ed i loro risparmi ma danneggia, ed in misura molto maggiore, le rendite finanziarie, perché fa tornare i capitali verso le cose reali ( o verso i beni rifugio): Questo, almeno nella testa delle grandi menti che propugnano la dominanza finanziaria, è il faro illuminate. La regola zero.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Andrebbe d’ora in avanti ripetuto ad ogni fine di discorso, da parte di ogni presidente del consiglio che si rispetti, in Europa e non solo Italiano. Un poco come il famoso “ceterum censeo carthago delenda est” con cui Catone il censore finiva sempre ogni suo discorso in senato.

Giusto per no dimenticarsi, analogamente, cosa ci minaccia, ogni santo giorno, al di la di tutto.

A parte tutto questo bi&ba, quel che ha detto ieri Draghi smentisce quanto aveva affermato qualche mese fa, ovvero che la BCE avrebbe tenuto una politica monetaria accomodante, continuando ad investire i capitali di ritorno dai titoli in scadenza nei buoni del tesoro dei vari stati europei IN PROPORZIONE ALLA QUOTA DI OGNI PAESE NEL SUO AZIONARIATO.

Il che nel nostro caso non è esattamente rassicurante, visto che così aumenterebbe l’acquisto di titoli tedeschi e diminuirebbe quello di titoli italiani ( per qualche decina di miliardi all’anno). Ditemi voi se ha un senso acquistare titoli IN PERDITA, anziché titoli che offrono un serio rendimento.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Ok.

Allora, dobbiamo una buona volta deciderci e stabilire se la BCE è indipendente, allora dovrebbe fare i suoi migliori interessi, acquistare i titoli a maggiore rendimento e calmierare quindi il mercato. Altrimenti, se è in realtà dipendente, si ammetta che tale dipendenza è politica. Ovvero dipende da scelte politiche, con tutta evidenza NON di tutta l’Europa e probabilmente di una sola parte. Una piccola parte. Un paio di paesi forse. O , per meglio dire, un SOLO paese e qualche satellite.

Ma in fondo c’e’ una spiegazione ancora più semplice:

siamo in un regime di dominanza monetaria».

I buoni del tesoro italiani, ai tassi attuali, sono un OTTIMO affare, vista l’affidabilità reale del paese.

Perché farli scendere?