Archivi tag: estrema destra

Il Piano Kalergi

di Jacopo Simonetta

“Possa tu vivere in tempi interessanti” pare fosse un’antica maledizione. Non so se sia vero, ma di sicuro questi sono tempi molto interessanti, soprattutto sul piano culturale dove lo smarrimento dei punti di riferimento consolidati, le possibilità tecniche offerte dal web ed il precipitare di una crisi che si intuisce profonda ed irreversibile genera fenomeni singolari. Gli esempi possibili sono infiniti, qui vorrei occuparmi di un caso mediatico particolare: il “Piano Kalergi” che mirerebbe (nientedimeno) al genocidio dei popoli europei per sostituirli con una massa amorfa di meticci al servizio di una plutocrazia masso-giudaica.

La Paneuropa

Il sogno di un’unità europea nasce con la disintegrazione dell’Impero Romano d’Occidente. Nel tempo, ha ispirato personalità distanti quanto Carlo magno, Federico II di Svevia, Carlo V d’Asburgo e papa Pio II; per arrivare a Victor Hugo e Mazzini, passando per Napoleone. Il conte Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi non fece dunque che rilanciare un’idea vecchia di millenni, confezionandola in termini che erano moderni negli anni ’20 e ’30 del XX secolo.
Persona colta, raffinata e cosmopolita come potevano essere gli aristocratici dell’epoca, fu scioccato dal bagno di sangue fratricida della I Guerra Mondiale e dalla fine, anche formale, del “Sacro Romano Impero”. Influenzato soprattutto dagli scritti di Oswald Spengler, Friedrich Nietzsche, Giuseppe Mazzini e Rudolf Kjellén, Kalerghi capì benissimo due cose:
1 – Bisognava evitare a qualunque costo una nuova “guerra civile europea” (come egli definì la guerra ’14-’18).
2 – In quella guerra le potenze europee avevano bruciato definitivamente la loro supremazia mondiale. Le potenze montanti erano gli Stati Uniti e la Russia e, se non volevano essere schiacciati da questi due colossi, i paesi europei dovevano necessariamente consorziarsi.

  • Inizialmente ebbe una certa influenza, riuscendo a ottenere l’appoggio di personalità del calibro di Winston Churchill, Paul Valery, Thomas Mann, Francesco Saverio Nitti, Sigmund Freud, Albert Einstein e John Maynard Keynes.
    Ma l’ascesa del nazismo fece precipitare la crisi che si voleva evitare. Kalergi dovette quindi fuggire temporaneamente in America, da dove mantenne però stretti contatti con gli anti-nazisti e gli antifascisti (in un primo tempo aveva preso sul serio Mussolini, ma si ricredette alla svelta). Finita la guerra ebbe un certo ruolo indiretto, soprattutto tramite l’opera diplomatica di Otto d’Asburgo e l’amicizia con personaggi come Jean Monnet, Konrad Adenauer e Maurice Schumann.
    In estrema sintesi, il suo diabolico piano si basava sui seguenti punti:
    1 – Formazione di una confederazione europea basata su di una garanzia reciproca di delega della sovranità. Cioè la cessione di sovranità dai governi nazionali e quello federale avrebbe dovuto essere esattamente simmetrica per tutti.
    2 – Istituzione di una Corte Federale per gestire i conflitti tra gli stati membri (che non pensava assolutamente di abolire).
    3 – Un esercito unico europeo, così da garantire nel contempo la pace interna e la difesa esterna.
    4 – Una progressiva unione doganale.
    5 – Un’unificazione delle colonie che si sarebbero dovute sfruttare a livello europeo.
    6 – Moneta unica.
    7 – Rispetto della diversità delle culture europee e delle molteplici civilizzazioni nazionali.
    8 – Aumento delle autonomie regionali e tutela delle minoranze nazionali.
    9 – Una buona ed efficace collaborazione nel quadro della Società delle nazioni.

Nell’idea di Kalergi la Turchia avrebbe dovuto entrare nella federazione, mentre cambiò varie volte idea a proposito del Regno Unito che, all’epoca, era ancora abbastanza potente da poter diventare egemone. Escludeva invece la Russia sovietica, non già perché non amasse la cultura russa, ma perché la Russia era troppo grande e potente rispetto agli altri (e perché aveva capito benissimo come ragionava Stalin).

E la storia del genocidio?

Si fonda su ben tre “solide basi”:
1 – Kalergi era cristiano, ma aveva sposato un’ebrea ed aveva grande stima della cultura ebraica (che pensava avrebbe potuto rinvigorire la languente aristocrazia europea). Aveva anche amici fra i banchieri ebrei, in primis il barone Rothschild e si sa che gli ebrei sono dietro ad ogni nequizia e complotto.
2 – Fu per qualche anno affiliato ad una loggia massonica viennese (Humanitas), ma se ne andò quando capì che questo era di ostacolo e non di aiuto al suo progetto.
3 – Una frase tratta da una pubblicazione secondaria (Praktischer Idealismus -1925): “L’uomo del futuro remoto sarà meticcio. Le razze e le caste di oggi saranno le vittime del superamento di spazio, tempo e pregiudizio. La razza eurasiatica-negroide del futuro, simile nell’aspetto alla razza degli antichi Egizi, sostituirà la pluralità dei popoli con una molteplicità di personalità». Alle nostre orecchie odierne suona effettivamente inquietante, ma se ci si prende la briga di leggere i libri per intero e di abituarsi al gergo dell’epoca, si scopre qualcosa. Per cominciare, che Kalergi non parlava dell’Europa, bensì del mondo intero, in un remoto futuro. Per continuare, che non pianificava invasioni, bensì sognava un’era in cui lo sviluppo dei rapporti internazionali e la fine dei pregiudizi razziali avrebbero portato ad un utopico “meltig pot” di scala planetaria.
Kalergi aveva molti difetti, ma era un convinto pacifista, innamorato di tutto ciò che era definibile come “europeo”, sia pure con molta fantasia.

Dunque il piano per sommergere l’Europa di “neri” non è mai esistito.  Esiste invece, ma non se ne parla, un disperato problema di sovrappopolazione che, quasi inevitabilmente, sfocerà in un olocausto per molti, se non tutti, i popoli della Terra. Ed esistono anche un sacco di soggetti, chi in buona e chi in cattiva fede, che soffiano in vario modo sul fuoco.
Negare che abbiamo un problema di immigrazione serve solo ad aggravarlo, così come sfruttare la situazione per riesumare dai cassetti della storia scheletri che stanno bene solo al museo degli orrori.

Ma forse un po’ di complotto forse c’è davvero

 

Perché disturbare il fantasma di un distinto signore che, cento anni fa, caldeggiava una confederazione fra i paesi europei per evitare nuove guerre e colonizzare più efficacemente il mondo? (Ebbene si, kalerghi non propugnava l’invasione dell’Europa da parte degli africani, semmai il contrario).

Da quello che ho potuto ricostruire, la leggenda del kalerghiano “genocidio” si deve ad un certo Gerd Honsik che, nel 2005, pubblicò a Barcellona un libro intitolato “Adiòs, Europa – El Plan Kalergi” (ed. Editorial Bright-Rainbow).
Honsik è uno scrittore austriaco noto per pubblicazioni in cui nega l’olocausto, rilancia la vecchia propaganda anti-semita e tenta di rivalutare la figura storica del Furer. Tutto ciò gli ha procurato delle condanne penali, ma in compenso gli ha assicurato un solido mercato fra i neo-nazisti europei. Potrebbe quindi trattarsi di una semplice bufala commerciale, ma se mi si consente un po’ di complottismo, forse c’è sotto qualcosa di più.

Tanto per cominciare, Kalerghi fu un personaggio di spicco dell’anti-nazismo; che ce l’abbiano ancora con lui si può quindi capire, ma forse la bufala nasconde anche un virus. Uno dei pochi punti condivisi dal caleidoscopio di movimenti e partiti d’estrema destra attuali è l’odio per le istituzioni europee, viste come un ostacolo per la loro ascesa al potere. Occorre quindi non solo evidenziarne ed esagerarne i pur reali e considerevoli difetti; è necessario anche diffondere rabbia e paura: un complotto antieuropeo di fantasia potrebbe quindi ben servire ad una politica antieuropea molto reale.  E l’abilità del suo inventore è dimostrata dal fatto che lo ha confezionato in modo da essere creduto e rilanciato anche da persone assolutamente aliene al neo-nazismo. Talvolta perfino da persone assolutamente contrarie ad esso.

Quanto pesa oggi Kalergi?

Niente. Il suo movimento “Paneuropa” ebbe un certo ruolo negli anni ’50, soprattutto per l’amicizia personale che legava il vecchio conte con personalità del calibro di Adenauer, Shuman, Otto d’Asburgo e De Gasperi.
Dunque si, parecchi dei suoi punti programmatici sono stati in una qualche misura attuati dai trattati, ma secondo parametri molto diversi da quelli dell’utopia paneuropea.   Kalergi detestava il capitalismo, mentre vagheggiava un’Europa unita da uno slancio spirituale ed ideale, governata da un’aristocrazia cosmopolita e benevolente. Qualcosa di molto irrealistico e anche di molto diverso dalla società liberal-plutocratica e dalla logorroica macchina burocratica che abbiamo costruito.
Oggi Paneuropa esiste ancora, ma il suo peso politico pari a zero ed il suo fondatore viene talvolta ricordato nelle cerimonie ufficiali solo per essere stato uno degli anticipatori di quella “Unione Europea” che, con tutti i suoi forse mortali difetti, rappresenta il più originale e pacifico esperimento geo-politico della storia. Ad oggi, rimane infatti l’unico tentativo di superare definitivamente la logica della guerra e di formare uno stato sulla base di una comunanza di intenti fra nazioni anziché sulla conquista militare.
Probabilmente non ci riusciremo, ma perlomeno ci abbiamo provato e già questo non è poco.

L’Unione Europea? Una cosa fantastica, se esistesse.
Gianis Varoufakis

Vittoria! Vittoria?

Nota preliminare: In queste pagine userò il termine “fascistoide” come sinonimo di “Partito o movimento di estrema destra”, per distinguerli dai partiti fascisti storici che hanno caratteristiche loro proprie, almeno in parte diverse da quelle di molte formazioni dell’estrema destra attuale. Inoltre, non ho utilizzato il termine alla moda di “populisti” per rispetto dei movimenti autenticamente populisti del XVIII e XIX secolo che ebbero una dignità ed una valenza politica che nessun partito attuale neppure si sogna.

Tutto cominciò con la brexit.

Nonappena la vittoria del “leave” cominciò a delinearsi sugli schermi, i promotori del referendum entrarono in uno stato di panico. Nelle aspettative di Farage e soci avrebbe dovuto vincere di stretta misura “remain”, in modo da mantenere ingessato lo status quo e permettere loro di continuare con la consueta sceneggiata. Cosa non aveva funzionato nei loro calcoli? Probabilmente parecchie cose, ma principalmente avevano sottostimato il potere combinato della delusione e della rabbia sulla maggioranza degli elettori. Un fatto questo importante perché cavalcare la delusione e la rabbia (peraltro largamente giustificate) sono la cifra che accomuna i movimenti fascistoidi di tutta Europa e non solo.
Per questo, nelle settimane immediatamente successive il voto inglese, le cancellerie europee si sono rese conto che nel 2017 cadevano una serie di scadenze elettorali critiche fra cui le politiche in Austria, Bulgaria, Olanda, Francia e Germania. Un crescendo che, se fosse scattato il tanto temuto “effetto domino”, avrebbe disintegrato l’UE nel giro di pochi mesi.

Vittoria?

Sappiamo come è andata finora. In Austria, Bulgaria, Olanda e Francia i candidati dell’estrema destra hanno perso. In Germania stagnano in basso nei sondaggi. Vittoria dunque?
Si può dire che la prospettiva di un’implosione della UE è quantomeno rimandata a data da destinarsi, ma a ben vedere chi non ama l’estrema destra non ha molto di cui rallegrarsi. In Austria le presidenziali sono state vinte di strettissima misura da un vecchio residuato di quando l’ambientalismo era una forza politica importante. In Bulgaria ed in Olanda sono stati confermati i candidati governativi, che però non hanno mai dato gran prova di sé. Tanto che il loro margine di vantaggio sull’opposizione fascistoide si è comunque ridotto sensibilmente.
La Francia era un pericolo maggiore per l’importanza e la posizione del paese. La netta vittoria di Macron è stata una brutta sorpresa per la signora LePen che puntava ad un finale “al fotofinish” in stile austriaco. Tuttavia il pericolo è solo posticipato e neanche di molto. Un pericolo anche maggiore è infatti rappresentato dalle prossime elezioni in Germania.
Qualcuno si stupirà. Nella patria dei crauti entrambi i maggiori partiti in lizza si dichiarano apertamente europeisti e la maggior formazione di estrema destra, Alternativa per la Germania (AfD), non dovrebbe superare il 10%. Dunque perché preoccuparsi? Perché l’ottusità ed il provincialismo testardamente dimostrati dalla cancelliera uscente sono state proprio, il volano che ha fatto crescere l’eurofobia in tutto il continente. Con l’elezione di Junker, la “scomparsa” di Hollande e la rinuncia di Renzi ad un qualche ruolo a livello europeo, la Merkel si è assicurata un ruolo assolutamente egemone nella UE. In più di un’occasione importante è stato chiaro che le decisioni le prendevano lei ed il suo fido Schauble, alla faccia delle istituzioni comunitarie.
A partire dallo scoppio della crisi, mai conclusa, del 2008, la cancelliera ha usato questo potere per condurre una politica decisamente euroscettica nel senso autentico del termine. Vale a dire che ha usato gli strumenti comunitari in funzione esclusivamente o quasi degli umori dell’elettorato interno tedesco. E fra tutti i gravi danni fatti all’Europa, sicuramente il peggiore è stata la crisi greca. Un disastro voluto e perseguito dal governo tedesco senza che gli altri paesi, pur potendo, facessero nulla; e senza rendersi conto che così si stavano picconando le fondamenta stesse del mito europeista.
Oggi, una nuova vittoria della cancelliera uscente appare più che probabile, ma sarebbe una tragedia senza riparo. Altri 4 anni di Merkel-Schauble e un’ondata di governi fascistoidi in tutt’Europa sarà inevitabile. Non perché aumenteranno i veri fascisti, ma perché aumenterà il livello di frustrazione fino ad un punto in cui non ti interessa più che il tuo candidato menta platealmente o farnetichi di cose impossibili. Ti interessa solamente rovesciare il “sistema”. Costi quel che costi. E può costare moltissimo.

Il cambiamento.

Che le cose in Europa vadano molto peggio di 10 anni fa è un fatto. Come è un fatto che i governi e le classi dirigenti in genere hanno commesso una serie molto lunga di errori molto gravi. Ma come dice un vecchio adagio: “non c’è mai limite al peggio”.
Il punto più pericoloso è che mentre ci sono governi che per consolidarsi hanno bisogno di mostrare qualche successo, ve ne sono altri che si rafforzano proprio mediante il costante peggioramento della situazione. E funziona. Forse l’esempio attuale più spettacolare in questo senso è quello di Recep Erdogan. Quando salì al potere per la prima volta nel 2003, la Turchia era nel pieno di un mirabolante “miracolo economico”, godeva di rapporti preferenziali con le maggiori potenze planetarie, ottime relazioni con tutti i paesi confinanti e molto altro ancora. Oggi in Turchia ci sono migliaia di morti all’anno (circa 10.000 dal 2015, pare) fra attentati, bombardamenti e sparatorie. Decine di migliaia di persone sono vittime di arresti arbitrari e maltrattamenti, mentre centinaia di migliaia sono state licenziate perché sospettate di essere contrarie al regime. Molti parlamentari di opposizione sono in galera, la crisi economica morde, gli investitori fuggono, i rapporti internazionali sono appesi ad un filo, internet e la stampa sono pesantemente censurate, eccetera. Ma tutto ciò non ha impedito al nostro di vincere un referendum che gli concede un ulteriore, consistente aumento di potere, praticamente a vita.
In tutto l’Occidente, la lista dei partiti e dei movimenti che si candidano a “ripulire e rinnovare” la politica è lunga. Ma l’esperienza ci dovrebbe aver insegnato che può essere molto difficile, lungo e doloroso licenziare un “uomo forte”. Anche in Italia è già successo.

E dunque?

E dunque l’unica possibilità di uscire dalla trappola è che partiti e leader non legati a movimenti di estrema destra capiscano che il loro compito non è quello di continuare a difendere una linea politico-economica fallimentare. Bensì quello di gestire una decrescita non felice, ma inevitabile; mitigandone gli impatti e facendo capire a più gente possibile cosa sta succedendo e perché. Quand’anche ciò risultasse impossibile, in fondo, la maggior parte dei cittadini chiede cose perfettamente legittime:

1 – Uno stile sobrio da parte di uomini e donne al potere.

2 – Combattere efficacemente la corruzione a tutti i livelli.

3 – Ridurre le sperequazioni eccessive fra i redditi troppo alti e quelli troppo bassi. Visto che alzare i redditi bassi è, oggettivamente, difficile e forse impossibile, bisognerebbe ridurre quelli troppo alti.

4 – Riprendere il controllo delle frontiere. Cioè stabilire quanta e quale gente, a quali condizioni può entrare e restare. Insomma, un ragionevole punto di equilibrio fra il “tutti” ed il “nessuno” proclamati dalle propagande contrapposte.

Non sembrano cose impossibili, a condizione che si prendano provvedimenti idonei in tutti i paesi UE contemporaneamente. É infatti chiaro (o dovrebbe esserlo) che nessuno dei paesi europei da solo potrebbe oggi perseguire questi risultati con un minimo di probabilità di successo. Non ne avrebbe la forza politica, né i mezzi pratici.
Qualcosa forse comincia a muoversi, proprio grazie alla scelta inglese ed alla paura suscitata dall’elezione di Trump. Non rimane molto tempo e le prospettive non sono incoraggianti, ma questo turno elettorale, finora, ci ha concesso altri 4-5 anni di tempo per fare qualcosa. Certo, il declino della civiltà industriale non sarà fermato né così, né in altro modo, ma forse riusciremo ad evitare di aggiungere il male al malanno.

studiare la storia

“Coloro che non studiano la storia sono condannati a ripeterla.   Coloro che la studiano sono condannati ad osservare impotenti gli altri che la ripetono”.

Estrema destra ancora vittoriosa! Domande?

MerkelDomenica scorsa il partito austriaco di estrema destra è diventato il primo del Paese.   Socialisti e democristiani, tradizionali partiti di riferimento, sono praticamente scomparsi.   Ci sono domande?    Penso parecchie.
La cavalcata dell’ estrema destra non solo europea, ma anche americana, cominciò in sordina negli anni ’90.   Considerato allora un fenomeno marginale, oggi sta riempiendo le agende delle think tank e degli analisti; turbando i sonni di un sacco di gente.   Non tenterò qui un riassunto di una tale mole di analisi su di un soggetto così complesso.    Semplicemente vorrei proporre qualche considerazione personale che spero possa contribuire, sia pure minimamente, ad arginare il fenomeno.

destra franceseLa prima è questa: di turno elettorale in turno elettorale l’ estrema destra avanza.  Possibile che tanta gente che votava socialista o democristiano (intesi in senso europeo, molto lato) si stia svegliando nazista o fascista?   Personalmente penso che sia poco probabile.   L’ estrema destra ha sempre avuto una sua nicchia, ma marginale era e penso che marginale rimanga.   La massa di voti che raccoglie ha tutta l’aria di essere un voto di protesta e/o di paura.   Niente di particolarmente nuovo, dunque, ma che rischia di generare degli effetti a medio termine perversi.

destra austriacaSospinti dal voto di protesta, i leader dell’ estrema destra andranno probabilmente al potere, dove potrebbero fare dei danni irreparabili.   Specialmente se i governi moderati in carica continueranno a preparare loro in terreno.
Dunque la prima cosa da fare sarebbe capire quali sono i principali argomenti che suscitano nella cittadinanza questo tipo di rischiosa protesta.   Per farsene un’idea, il modo più semplice è osservare quali sono i pochi punti che accomunano la maggior parte dei partiti e dei movimenti di maggior successo, peraltro assai eterogenei.   Direi che i principali sono i seguenti: la recessione con annessi e connessi, la corruzione, l’immigrazione, la sicurezza, il nazionalismo.   Non necessariamente in quest’ordine.

Dunque vediamoli brevemente uno alla volta per vedere se sono possibile delle parate, almeno parziali.

Recessione.

recessioneQuesta è la “madre di tutte le grane”.   Abbiamo costruito il nostro sistema politico basandoci sul presupposto che la crescita economica sarebbe durata per sempre e che, gradualmente, avrebbe coinvolto tutti.   50 anni fa già si sapeva benissimo che si tratta di una favola, ma nessun politico importante ha avuto il coraggio di spiegarlo ai suoi elettori.   E nessun corpo elettorale era ed è disposto a sentirselo dire.   Ne consegue questo sempre più frenetico arrampicarsi sugli specchi che inganna sempre meno gente, offrendo buon gioco a chi propone ricette tanto semplici quanto improbabili (ad es. usciamo dall’Euro).   Paradossalmente, proprio perché semplici ed improbabili, simili proposte fanno presa su chi, giustamente, sente di essere stato pesantemente preso per il culo.   Di qui l’inevitabile altalena di politici che ascendono promettendo di avere la ricetta giusta, per poi immancabilmente deludere.

Qui la parata sarebbe particolarmente difficile perché bisognerebbe spiegare come e perché la crescita non tornerà mai più e che questo, fra tutti i mali possibili, è il minore.   Molto difficile che possa funzionare.   Credo che sia persa, anche se mi piacerebbe vedere qualcuno che ci prova.

Corruzione.

corruzioneUna certa percentuale di parassiti ci sono sempre stati, ma quando diventano tanti e sfrontati scatta la modalità “Sono tutti ladri” che è esattamente quello di cui ha bisogno chi si propone come “quello che farà pulizia”.   Sappiamo già che non è vero ma ci piace illuderci.

Qui la parata sarebbe teoricamente facile: piantarla con gli interessi privati in politica.   Ma visto che in parecchi non lo fanno, forse è meno facile di quel che sembra da fuori.   Forse, una parziale spiegazione è che per salire di molto sulla la scala gerarchica è necessario disporre di un sacco di soldi, propri o di sostenitori.   E per avere i soldi ti devi legare ad un mondo economico in cui il limite fra l’economia “pulita” e quella “canaglia” sfuma di giorno in giorno.   Una volta che sei arrivato in alto, non solo non puoi abbandonare gli “amici degli amici”, ma oramai sei diventato uno di loro.

Immigrazione

immigrazioneQuesto è forse il punto in cui la classe dirigente sta fallendo nel modo più spettacolare.   Un sacco di poteri forti e deboli hanno un sacco di interessi legittimi e non in quest’affare ed ognuno tira il governo dalla sua parte, col risultato che assolutamente niente di quello che è stato fatto dai primi anni ’90 ad oggi ha il benché minimo senso logico.   I risultati non possono che peggiorare man mano che il fenomeno cresce all’interno di sistemi sociali progressivamente fragilizzati dalla crisi economica.

In generale io rifiuto la logica binaria, ma in questo caso credo che potrebbe esserci di aiuto.   Credo che ognuno, nel silenzio della sua cameretta, dovrebbe porsi questa domanda: L’Italia (o l’Europa) è sovrappopolata?   Si o no?   Barrare la casella.   Se si sceglie “Si”, allora è vitale stabilire un efficace controllo delle frontiere esterne e decidere chi facciamo passare e chi no.   Fra “tutti” e ”nessuno” ci sono parecchie opzioni possibili, ma nessuna con tutti sono contenti e nessuno si fa male.   Qualunque scelta facciamo ci saranno dolore e morte.   Se si sceglie “No”, allora l’unica cosa sensata da fare è un servizio regolare di traghetti che prendono la gente e la porti qui.   Ma anche in questo caso ci saranno dolore e morte.
Questo perché, purtroppo, la risposta corretta è “Si, parecchio” e continuare a negare che abbiamo un drammatico problema di quantità di gente serve solo ad aprire la strada chi sostiene che il problema è la qualità.
Il mio parere di ecologo professionista e storico dilettante è che società multietniche e multiculturali sono difficili, ma gestibili (con qualche incidente) ed è vero che la diversità è ricchezza.   Ma e’ anche vero che la nostra economia ed i nostri ecosistemi stanno collassando e che ogni persona in più, anche se rimane nel novero dei poveri, non fa che accrescere un’impronta ecologica già esorbitante.   E non è neanche vero che si potrebbe compensare riducendo lo standard di vita degli autoctoni.   Cosa che, fra l’altro, sta già accadendo (v. recessione) e non sono in molti a rallegrarsene.
Ridurre i propri consumi è infatti esattamente quello che è necessario fare per distruggere il più rapidamente possibile quello che resta della nostra economia industriale.   Una scelta che si può anche fare, ma che andrebbe fatta coscienti delle conseguenze.
Certo, dal momento che gli immigrati sono il 10% della popolazione europea, sono anche il 10% del problema dal punto di vista demografico ed ambientale, ma crescono al ritmo di circa due milioni l’anno e in dinamica dei sistemi le tendenze sono fondamentali.

Sicurezza

terrorismoCi sono due minacce che spaventano: la criminalità ed il terrorismo.

Quanto alla prima, è importante notare che il rapinatore od anche il topo d’appartamento sono assai più temuti del mafioso, autoctono o di importazione che sia.   E la criminalità spicciola è in buona misura una funzione sia della densità di popolazione che della povertà.   Aumentando la quantità di gente e la percentuale di poveri non può che aumentare, quale che sia l’origine dei poveri.

Quanto alla seconda, la probabilità di essere ammazzato da un pazzoide (islamista o meno) è enormemente più bassa di quella di prendersi un cancro, un infarto o di finire sotto una macchina, perfino a Baghdad.   Tuttavia i terroristi sono effettivamente riusciti a terrorizzarci, col risultato che, dal 2001 ad oggi, gli apparati di spionaggio e repressione si sono moltiplicati e raffinati considerevolmente.   Altri passi in questo senso saranno fatti al seguito di ogni futuro attentato, finché saremo completamente prigionieri di noi stessi.   Il confine fra “protezione” e “sopraffazione” tende a sfumare con l’aumento di intensità della protezione.   E cosa di meglio per un partito che aspirasse ad instaurare un governo autoritario che trovarsi l’intera macchina della “psicopolizia” già avviata e rodata?

Qui la parata comporterebbe una strategia di comunicazione complessa, tesa a dare una visione più realistica  dei rischi reali.   Ma questo non consentirebbe facili speculazioni elettorali neanche ai governi in carica.

Nazionalismo.

nazionalismoNella storia del mondo sono state sperimentate migliaia di forme di stato.   La nazione, intesa come sincretismo di un territorio contiguo, una popolazione omogenea ed un governo è un’invenzione del XIX secolo europeo.   Ed è stato il più fallimentare degli esperimenti politici della storia umana.   Due volte i paesi principali europei hanno avuto governi nazionalisti e ne sono scaturite le due guerre più devastanti della storia del mondo.   Alla fine, l’Europa che 50 anni prima dominava incontrastata il mondo, era ridotta ad un pugno di colonie chi della Russia e che degli Stati Uniti.   Evviva!  Riproviamoci!

Qui la parata richiederebbe innazitutto di insegnare la storia nelle scuole.   Poi ci vorrebbe una radicale ristrutturazione delle tremendamente ridondanti istituzioni europee.   L’autorità centrale dovrebbe essere da un lato ristretta a pochi temi vitali (ad es. ambiente, difesa, politica estera, macroeconomia).   Dall’altro, dovrebbe essere svincolata dal controllo dei governi nazionali.   Ma si da il caso che, di tutte le istituzioni europee, la meno soggetta al controllo nazionale è il parlamento, cioè quella che conta di gran lunga meno.   Viceversa, chi davvero decide è il Consiglio dell’Unione Europea che è composto dai rappresentanti dei governi nazionali (ministri o capi di governo, secondo gli argomenti).  Ed al suo interno, l’Eurogruppo, che non è neanche un’istituzione, ma semplicemente il club dei governi che hanno adottato l’Euro.

Conclusioni

Insomma, io credo che fermare la cavalcata dell’ estrema destra si potrebbe, ma non sarebbe facile e, soprattutto, richiederebbe un buon bagno di realtà tanto per i governanti che per gli elettori.   Non mi sembra che ne abbiano molta voglia né gli uni, né gli altri.