Aggiornamento dell’articolo originale: “C’era vita su Marte e non solo il sabato sera”, marzo 2017.
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Nel marzo 2017 scrissi su questo blog un articolo che non era ancora uscito da nessuna parte. Nessuna conferenza stampa NASA, nessun paper su riviste prestigiose. Eppure, guardando i dati di Curiosity con occhi da geologo — e con qualche anno passato a studiare le ofioliti — la conclusione sembrava quasi ovvia.
L’argomento era semplice: l’acqua liquida su Marte è durata milioni di anni. Per tenerla liquida serviva un effetto serra potente e continuo. La CO₂ da sola non bastava — i sedimenti lo dimostravano. Il metano abiogeno era fisicamente insufficiente di quattro o cinque ordini di grandezza. Rimaneva solo il metano biologico.
Nove anni dopo, con otto linee di evidenza indipendenti, è il momento di fare il punto.
L’enigma che non è cambiato — si è solo approfondito
L’acqua liquida su Marte non è stata un episodio, catastrofico o meno. I dati mostrano almeno sei-dodici eventi umidi distinti, distribuiti tra 4,1 e 3,0 miliardi di anni fa, con fasi lacustri durate da centinaia di migliaia a centinaia di milioni di anni. Il cratere Gale ha ospitato un lago per qualcosa come cinquecentomila anni — forse molto di più. Un grande mare ha coperto per decine, forse centinaia di milioni di anni, un intero emisfero di Marte. Lo sappiamo con quasi assoluta certezza.*
Per tutto questo tempo, qualcosa ha tenuto il pianeta abbastanza caldo. La CO₂ è esclusa dal record sedimentario stesso: le argille di Gale sono neutre o alcaline, a pH 7-8. Un’atmosfera densa di CO₂ con acqua liquida produce inevitabilmente acque acide — e i carbonati, che si formano quando la CO₂ si scioglie in acqua per tempi geologici, sono quasi assenti nei depositi noachiani.
Proviamo allora a fare come Holmes. Mettiamo in fila tutti i sospetti e vediamo chi sopravvive all’esame.
CO₂: esclusa dal record sedimentario. Le argille di Gale sono neutre o alcaline, a pH 7-8. Una atmosfera densa di CO₂ con acqua liquida produce inevitabilmente acque acide — e i carbonati che si formerebbero in milioni di anni di contatto sono quasi assenti nei depositi noachiani. Eliminata.
SO₂, H₂S, SF₆ e compagni solforati: proposti nel settembre 2025 dall’Università del Texas (Bellino et al., Science Advances, 2025) come alternativa alla CO₂. Stesso problema: tutti producono ambienti acidi a contatto con acqua. Il record sedimentario li esclude per la stessa ragione. Eliminati.
NH₃ (ammoniaca): gas serra potente, proposto in passato per il paradosso del sole debole terrestre. Instabile in atmosfera non riducente: si degrada per fotolisi in ore o giorni. Per mantenerne concentrazioni sufficienti per milioni di anni servirebbe una sorgente continuativa di proporzioni enormi — e non ne esiste una plausibile su Marte. Eliminata.
H₂ (idrogeno molecolare): gas serra efficace se in combinazione con CO₂ per effetto collisionale. Problema: l’idrogeno è il gas più leggero che esiste e fuga nello spazio dalla termosfera marziana in tempi geologicamente brevi. Richiede anch’esso una sorgente continuativa enorme. Quale? La serpentinizzazione — che però, come vedremo, non produce nemmeno lontanamente le quantità necessarie. Eliminato.
Metano abiogeno: l’ultimo sospetto. Quello che sembra più promettente perché effettivamente esiste in natura, perché qualcuno lo ha trovato su Marte oggi, perché la reazione chimica è reale. Ma come vedremo subito, i numeri non reggono — e non reggono per ragioni che vengono dal campo, non dal laboratorio.
Rimane il metano. Ma deve essere biologico. Per convincervi, analizziamo insieme il metano abiogeno.
Il metano abiogeno: perché ci vuole una mente da geologo — e un po’ di Firenze
Quando lessi, nel 2017, della serpentinizzazione come meccanismo proposto per produrre metano su Marte, mi suonò un campanello. Non ricordavo nulla del genere dai miei anni di studio sulle ofioliti — il nome aulico, derivato dal greco, della famiglia di rocce che comprende le serpentiniti. Una storica specialità della Facoltà di Geologia di Firenze, dove ho studiato.
Il campanello aveva a che fare con questo:

Il Battistero di Firenze — rivestito di marmo bianco e di quello che viene chiamato marmo verde di Prato
Il Battistero di Firenze, come decine di altre chiese toscane, è decorato da elegantissimi rivestimenti di marmi bianchi e verdi. Il cosiddetto marmo verde di Prato… non è un marmo. È serpentinite: una roccia metamorfica formata principalmente dal minerale serpentino, prodotto dall’alterazione idrometamorfica di rocce basaltiche da parte di fluidi idrotermali. Rocce ofiolitiche, appunto.
Il meccanismo proposto per produrre metano abiogeno su Marte — la serpentinizzazione dell’olivina in presenza di CO₂ e acqua — è reale. Avviene. In alcuni casi, rari, ma molto, molto, molto rari, avviene con un percorso inusuale.
La reazione semplificata è:
18 Mg₂SiO₄ + 6 Fe₂SiO₄ + 26 H₂O + CO₂ → 12 Mg₃Si₂O₅(OH)₄ + 4 Fe₃O₄ + CH₄
Produce metano. A partire da acqua, CO2 ed un catalizzatore silico metallico. Oltre a temperatura pressione etc etcetc.
Il problema è capire quanto, e in quali condizioni. Perché tra la reazione che funziona in laboratorio e la scala necessaria a mantenere un pianeta caldo per milioni di anni, c’è un abisso — e per misurarlo servono tre dati che non vengono dalla chimica, ma dalla geologia sul campo.
Primo: serve un catalizzatore metallico che in natura è rarissimo. La reazione assomiglia al processo Fischer-Tropsch industriale. In natura il catalizzatore è fornito dalle cromititi presenti nelle ofioliti: rocce ricche di cromo e, crucialmente, di rutenio. Il rutenio è l’unico catalizzatore noto capace di produrre CH₄ sotto i 150°C in condizioni naturali (Etiope et al., Scientific Reports, 2018). Le cromititi sono rare nelle ofioliti. Le ofioliti sono già rare sulla Terra, meno sul fondo del mare dove abbiamo 65.000 km di dorsali oceaniche. Su Marte, senza tettonica a zolle, non esistono ofioliti continentali esposte in superficie.
Secondo: i siti produttivi sono rarissimi anche dove tutto sembrerebbe favorevole. Il sito di Chimaera, in Turchia — il più produttivo al mondo tra le sorgenti ofiolitiche — produce 150-190 tonnellate di CH₄ all’anno su 5.000 m². Su un pianeta con oltre 65.000 km di dorsali oceaniche attive, conosciamo solo alcune decine di siti del genere in tutto il mondo. Se il processo fosse comune, le concentrazioni atmosferiche di metano sarebbero ben diverse da quelle che misuriamo.
Terzo: i numeri non tornano, e non tornano di molto. Sommando tutte le sorgenti abiogene terrestri note si arriva a 1-20 milioni di tonnellate/anno di CH₄ — su un pianeta geologicamente ipervivace, con tettonica attiva e le rocce catalizzatrici giuste. Per mantenere un effetto serra sufficiente su Marte per milioni di anni consecutivi sarebbero stati necessari centinaia di miliardi di tonnellate/anno in modo costante — perché il metano in atmosfera marziana si degrada per fotolisi ultravioletta in circa 350 anni.
Il gap è di quattro o cinque ordini di grandezza. Guzmán-Marmolejo et al. (Astrobiology, 2013) ha messo i numeri in fila e stimato esplicitamente che la probabilità di produzione abiogena sufficiente per pianeti di tipo roccioso sia inferiore al 2%.
Su Marte, senza tettonica, senza ofioliti, con un vulcanismo storicamente molto meno vivace del nostro, quella probabilità è ancora più bassa.
L’oceano che copriva un terzo di Marte ed il fattore tempo
L’ipotesi di un oceano boreale marziano ha una storia lunga quanto l’era spaziale: le immagini Viking degli anni ’70 mostravano già quella che sembrava una linea di costa che percorreva l’emisfero nord per migliaia di chilometri. Per decenni è rimasta controversa per un motivo preciso: quella linea di costa non era livellata — variava di quota fino a 10 km, e una riva del mare non dovrebbe farlo. Oggi sappiamo perché: la crosta marziana si è deformata dopo. E i dati degli ultimi due anni hanno cambiato il quadro.
Il radar del rover cinese Zhurong — sbarcato nel 2021 in Utopia Planitia, proprio nell’area della presunta riva — ha trovato nel sottosuolo strati inclinati sepolti tra 10 e 35 metri, con struttura identica ai depositi costieri terrestri. Non sedimenti lacustri: depositi marini. Come ha detto il co-autore Michael Manga (UC Berkeley): “Per formare increspature serviva un lago senza copertura di ghiaccio. Ora stiamo dicendo che c’era un oceano senza ghiaccio. E invece di increspature, stiamo vedendo spiagge.” (Zhang et al., PNAS, marzo 2025).
Delta fluviali con morfologia backwater: un gruppo dell’Università dell’Arkansas ha trovato nei dati orbitali di Aeolis Dorsa forme del terreno che si producono solo quando un grande fiume sfocia in un corpo d’acqua con livello stabile — non in laghi isolati (Hughes et al., GRL, settembre 2025).
Studio TGO/CaSSIS ExoMars (gennaio 2026): depositi con scarpate costiere in più regioni dell’emisfero nord. Marte ha avuto un oceano grande almeno quanto l’Oceano Artico terrestre, con acqua stabile su scala planetaria per periodi più lunghi di quanto si pensasse.
Non uno ma probabilmente due oceani
L’analisi stratigrafica di Kasei Valles racconta una storia in due atti (Balme et al., Scientific Reports, 2020): l’oceano noachiano si è ritirato attorno a 3,6 miliardi di anni fa, bloccandosi in depositi criosferici e sotterranei. Poi, tra 3,4 e 3,2 miliardi di anni fa nell’Esperiano, l’acqua è tornata nelle pianure settentrionali fino a un livello ancora più alto — il cosiddetto livello “Arabia”. Non un evento singolo: un sistema idrologico che si è riacceso.
Perché l’oceano peggiora ulteriormente il problema del metano
Un oceano planetario per centinaia di milioni di anni non è un lago isolato. È un ciclo idrologico globale: evaporazione, precipitazioni su tutto l’emisfero sud, reimmissione nei bacini settentrionali. Per mantenere caldo un oceano di quelle dimensioni per quella durata, il flusso di metano richiesto era ancora più massiccio di quanto già stimato per i soli laghi-cratere. Il gap con la produzione abiogena massima possibile — già di 4-5 ordini di grandezza — si allarga ulteriormente.
Se un giorno nei sedimenti di quell’oceano boreale, oggi sepolti sotto Utopia Planitia, si trovassero le stesse firme chimiche che stiamo trovando a Gale e a Jezero — δ¹³C negativi, catene alcaniche con dominanza pari, vivianite e greigite associate a materia organica — sarebbe la chiusura di un cerchio lungo quasi cinquant’anni.
Le otto evidenze (2017–2026)
1. Carbonio impoverito in ¹³C — Curiosity, 2022
Il metabolismo fraziona isotopicamente il carbonio: preferisce ¹²C per ragioni termodinamiche, lasciando nei sedimenti una firma caratteristica. Valori di δ¹³C fortemente negativi — fino a -70‰ e -100‰ — sono il segno di metanogeni o fotosintesi. La sintesi abiogena produce valori molto meno estremi, tipicamente tra -20‰ e -45‰. Curiosity ha trovato i valori attesi dall’origine biologica. Riferimento: House et al., PNAS, 2022.
2. Catene lunghe di alcani con dominanza numeri pari — Curiosity, marzo 2025
Le molecole organiche più grandi mai trovate su Marte: decano (C10), undecano (C11), dodecano (C12), nel mudstone di Cumberland a Yellowknife Bay (Freissinet et al., PNAS, marzo 2025). La biosintesi degli acidi grassi avviene per aggiunta iterativa di unità a due carboni (via acetil-CoA) e produce obbligatoriamente catene con numero pari. La sintesi Fischer-Tropsch abiogena non ha questa preferenza. Come ha detto Freissinet a ESA: “se troviamo un vero trend pari/dispari, potremmo discriminare senza tornare a Terra” (ESA blog, maggio 2025).
3. Abbondanza molecolare originaria compatibile con biologia — febbraio 2026
Pavlov et al., Astrobiology, febbraio 2026: ricostruzione matematica della quantità di molecole organiche presenti al momento della deposizione (3,7 miliardi di anni fa), correggendo per 80 milioni di anni di degradazione radioattiva. Risultato: 120-7.700 ppb. Compatibile con produzione biologica; spiegabile abioticamente solo accumulando coincidenze straordinarie.
4. Vivianite + greigite + materia organica — Perseverance, settembre 2025
Nel cratere Jezero, formazione Bright Angel, roccia “Cheyava Falls”, campione “Sapphire Canyon”. Noduli submillimetrici (“semi di papavero”) e fronti di reazione millimetrici (“macchie di leopardo”) ricchi di vivianite (fosfato ferroso) e greigite (solfuro di ferro), associati a carbonio organico, tutto a bassa temperatura.
Su Terra questa associazione in sedimenti lacustri a bassa temperatura è di origine microbica in oltre il 95% dei casi documentati (Rothe et al., Earth-Science Reviews, 2016). Come ha detto il lead author Joel Hurowitz (Stony Brook): “Non ho trovato in letteratura un esperimento in cui qualcuno abbia prodotto vivianite partendo da carbonio organico macromolecolare e fango ricco di ferro in assenza di biologia.” Paper: Hurowitz et al., Nature 645, 332–340 (2025). Comunicato NASA: JPL, settembre 2025.
5. Record sedimentario che esclude CO₂ e tutti i gas acidi
Argille alcaline, assenza di carbonati diffusi, assenza di solfati acidi nei depositi noachiani: esclusione sistematica di ogni gas serra abiogeno noto che a contatto con acqua produca ambienti acidi — CO₂, SO₂, H₂S, SF₆. Era il cuore dell’articolo del 2017 ed è rimasto intatto, anzi rafforzato dall’esclusione dei gas solforati di Bellino et al. (2025). Riferimenti: Vaniman et al., JGR, 2014; Grotzinger et al., Science, 2014.
6. Gap quantitativo: metano abiogeno da serpentinizzazione ofiolitica
(L’evidenza originale del 2017 — sviluppata sulla base della formazione in geologia delle ofioliti.)
Vedi sezione precedente per il ragionamento completo. In sintesi: gap di 4-5 ordini di grandezza tra produzione abiogena massima possibile e quantità richiesta per l’effetto serra marziano. Probabilità di produzione sufficiente stimata <2% dalla letteratura quantitativa. Riferimenti: Etiope et al., 2018; Guzmán-Marmolejo et al., 2013.
7. Metano atmosferico con variabilità stagionale — Curiosity, 2019
Picco di 21 ppb nel giugno 2019, con andamento stagionale (Webster et al., Science, 2019). Il Trace Gas Orbiter dell’ESA non lo conferma dall’orbita (Korablev et al., Nature, 2019) — una discrepanza ancora aperta che impone cautela nell’interpretazione.
8. Fasi umide durate decine-centinaia di milioni di anni — 2026
Turner et al., Geophysical Research Letters, febbraio 2026: sequenze sedimentarie a strati alternati nel cratere Gale — leggibili come gli anelli di un albero — depositate per un periodo di 5-269 milioni di anni, datato con crateri sindepositazionali come cronometro. Il metano si degrada in ~350 anni: mantenere concentrazioni sufficienti per milioni di anni richiede una sorgente che si auto-alimenta. Nessun meccanismo abiogeno ha questa proprietà. Il metabolismo biologico sì, finché ci sono substrati.
L’analisi bayesiana
Ora arriva il bello. Come credo sia ragionevole, mi sono chiesto: mettendo insieme tutte le evidenze, è possibile arrivare ad una certezza scientifica? Per certezza scientifica non si intende una certezza assoluta, piuttosto, il superamento di una soglia di confidenza, ovvero una probabilità estremamente ridotta che l’ipotesi sia sbagliata. Ecco quindi un’analisi, forse ancora imperfetta, ma piuttosto circostanziata, delle probabilità che la mia ipotesi sia corretta.
Ovvero che la vita su marte sia dimostrata dall’esistenza di un periodo caldo prolungato per il pianeta. Un’ipotesi, tengo a precisare che nove anni fa ho formulato ,con questi fondamenti, per primo ed ancora oggi mi vede solitario propositore & sostenitore.
Solitario si, ma non senza argomenti e strumenti di convincimento…
Per ognuna delle otto evidenze ho stimato il rapporto di verosimiglianza (LR): quanto è più probabile osservare quella evidenza se su Marte c’era vita, rispetto a se non c’era? Un LR di 10 significa che l’evidenza è dieci volte più probabile in un mondo con vita che senza. Partendo da un prior, gli LR si moltiplicano.
L’evidenza 5 — l’esclusione sistematica di tutti i gas acidi — non entra nella catena moltiplicativa come LR ma come aggiornamento del prior: restringe lo spazio delle ipotesi abiogene prima ancora di considerare le altre evidenze, portando il prior da 1:1 a 19:1 in favore del biotico. La giustificazione è nelle note.
| Evidenza | LR grezzo | LR corretto (correlazioni) | Odds cumulativi |
|---|---|---|---|
| Prior aggiornato (esclusione gas acidi) | — | — | 19:1 |
| ¹ δ¹³C fortemente negativo (fino a -100‰) | 40 | 28 | 532:1 |
| ² Catene lunghe di alcani, dominanza numeri pari (CPI > 1) | 6 | 6 | 3.192:1 |
| ³ Abbondanza molecolare originaria compatibile con biologia | 5 | 5 | 15.960:1 |
| ⁴ Vivianite + greigite + organici a bassa temperatura | 15 | 15 | 239.400:1 |
| ⁶ Gap quantitativo metano abiogeno / serpentinizzazione ofiolitica | 50 | 50 | 11.970.000:1 |
| ⁷ CH₄ atmosferico con variabilità stagionale | 12 | 12 | 143.640.000:1 |
| ⁸ Fasi umide per decine-centinaia di milioni di anni | 25 | 18 | 2.585.520.000:1 |
Sei sigma
In fisica delle particelle il criterio di scoperta è sei sigma: probabilità di falso positivo inferiore a 2×10⁻⁹, corrispondente a odds superiori a 500.000.000:1. È la soglia che il CERN ha usato per annunciare la scoperta del bosone di Higgs nel 2012.
Con i valori riportati sopra, giustificati da letteratura quantitativa e corretti per le correlazioni tra evidenze, gli odds raggiungono ~2,6 × 10⁹ : 1.
Siamo oltre i sei sigma.
La vera misura della solidità non è però il numero finale ma questa: eliminando le tre evidenze più deboli (², ³, ⁷) e tornando al prior neutrale 1:1, si ottiene comunque:
1 × 28 × 15 × 50 × 18 = 378.000:1 — oltre i quattro sigma.
Chi volesse contestare questa analisi deve farlo evidenza per evidenza, con argomenti fisici o geochimici specifici. Le giustificazioni quantitative per ogni LR sono nelle note.
La prova che manca ancora — e la battuta che non era una battuta
La prova quasi definitiva non è ancora stata raccolta: la chiralità molecolare. La vita usa esclusivamente L-amminoacidi e D-zuccheri. La sintesi abiogena produce miscele racemiche (50% L, 50% D). Lo strumento MOMA, a bordo di ExoMars Rosalind Franklin, è progettato esattamente per questo — colonna cromatografica enantioselettiva, capace di separare le due forme. I campioni di Perseverance, se torneranno sulla Terra con il Mars Sample Return, potrebbero essere analizzati con questa tecnica nei laboratori terrestri.
Nel 2018 avevo scritto nei commenti: “Ci arriveranno, ma non troppo in fretta, altrimenti chi le finanzia le prossime costosissime missioni?” Era una battuta, ma non troppo. I dati arrivano. E arrivano sempre nella stessa direzione.
Come diceva Conan Doyle: “Una volta eliminato l’impossibile, quel che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità.”
Note sui criteri adottati per i rapporti di verosimiglianza
I rapporti di verosimiglianza (LR) esprimono quanto ogni evidenza sia più probabile nell’ipotesi biotica rispetto all’ipotesi abiogena. Sono stime fondate su letteratura quantitativa, non misure strumentali dirette.
Prior aggiornato — da 1:1 a 19:1
Le argille del cratere Gale mostrano pH 7-8 nei depositi noachiani, con assenza di carbonati diffusi e di solfati acidi. Qualsiasi gas serra abiogeno noto — CO₂ densa, SO₂, H₂S, SF₆ — a contatto con acqua liquida per milioni di anni produce ambienti acidi incompatibili con questi sedimenti. Non si tratta di un LR ma di un’esclusione dello spazio delle ipotesi: la probabilità a priori dell’ipotesi abiogena scende da 0.5 a ~0.05, portando il prior a 19:1 in favore del biotico. Rif.: Vaniman et al., JGR, 2014; Grotzinger et al., Science, 2014; Bellino et al., Science Advances, 2025.
¹ δ¹³C fortemente negativo — LR grezzo = 40, LR corretto = 28
La distribuzione del δ¹³C è ben caratterizzata in letteratura: metabolismo biologico (metanogeni, fotosintesi) produce valori tra -60‰ e -110‰; Fischer-Tropsch abiogeno -20‰ a -45‰; serpentinizzazione -15‰ a -38‰ (Etiope & Sherwood Lollar, Ann. Rev. Earth Planet. Sci., 2013). I campi biotico e abiogeno si sovrappongono per meno del 2% a valori sotto -60‰: P(abiogeno | δ¹³C < -60‰) < 0.025, LR = 1/0.025 = 40. Corretto a 28 per correlazione parziale (~30%) con l’evidenza ⁶: entrambe riguardano il frazionamento isotopico del carbonio nel ciclo del metano. Rif.: House et al., PNAS, 2022.
² Catene lunghe di alcani, dominanza numeri pari — LR = 6
La biosintesi degli acidi grassi via acetil-CoA produce obbligatoriamente catene con numero pari di atomi di carbonio; Fischer-Tropsch produce CPI ≈ 1. I dati disponibili coprono però solo tre alcani (C10, C11, C12): campione insufficiente per un CPI statisticamente robusto. LR = 6 per onestà sulla dimensione del campione — potenzialmente molto più alto con una distribuzione più ampia. La stessa Freissinet ha dichiarato che il prossimo esperimento su Cumberland cercherà alcani fino a C6. Rif.: Freissinet et al., PNAS, 2025.
³ Abbondanza molecolare originaria — LR = 5
Pavlov et al. (2026) ricostruisce l’abbondanza originaria correggendo per degradazione radioattiva su 80 milioni di anni di esposizione: 120-7.700 ppb, compatibile con sorgente biologica. L’incertezza dichiarata copre quasi due ordini di grandezza — da cui LR = 5, che riflette questa limitazione. Rif.: Pavlov et al., Astrobiology, 2026.
⁴ Vivianite + greigite + materia organica a bassa temperatura — LR = 15
Su Terra la formazione di vivianite associata a greigite e materia organica in sedimenti lacustri a bassa temperatura è documentata come prodotto di riduzione batterica di Fe³⁺ e SO₄²⁻ in oltre il 95% dei casi studiati (Rothe et al., Earth-Science Reviews, 2016). Le rocce di Bright Angel non mostrano indicatori termici: le reazioni sono avvenute a bassa temperatura, escludendo la via abiogena termica. P(abiogeno) < 0.05 dalla statistica terrestre → LR ≈ 20, ridotto a 15 per incertezza nel trasferimento Terra→Marte. Rif.: Hurowitz et al., Nature 645, 2025.
⁶ Gap quantitativo metano abiogeno / serpentinizzazione ofiolitica — LR = 50
Evidenza sviluppata originariamente in questo blog nel marzo 2017, sulla base della formazione in geologia delle ofioliti. Numeri: produzione massima abiogena terrestre da tutti i siti noti ~1-20 Mt/anno (Guzmán-Marmolejo et al., Astrobiology, 2013); sito più produttivo al mondo (Chimaera, Turchia): 150-190 t/anno (Etiope et al., EPSL, 2011); richiesto per l’effetto serra marziano continuativo: ~10⁸-10⁹ t/anno (Ramirez et al., Nature Geoscience, 2014); catalizzatore necessario (rutenio in cromititi) assente su Marte senza tettonica a zolle (Etiope et al., Scientific Reports, 2018). Guzmán-Marmolejo et al. stimano P(produzione sufficiente per pianeti di tipo marziano) < 0.02 → LR = 1/0.02 = 50. Nessuna correzione per correlazione: l’argomento è fisicamente indipendente da tutte le altre evidenze.
⁷ CH₄ atmosferico con variabilità stagionale — LR = 12
La variabilità stagionale è difficile da spiegare con degassamento geologico profondo. La mancata conferma dal TGO introduce però incertezza reale sulla realtà del segnale. Trattamento formale dell’incertezza: P(segnale reale) = 0.65 — stima conservativa, dato che TGO e Curiosity misurano a scale spaziali e quote diverse; LR se reale = 20; LR se strumentale = 1. LR effettivo = 0.65 × 20 + 0.35 × 1 = 13.35, arrotondato a 12. Rif.: Webster et al., Science, 2019; Korablev et al., Nature, 2019.
⁸ Fasi umide per decine-centinaia di milioni di anni — LR grezzo = 25, LR corretto = 18
Durata di deposizione 5-269 milioni di anni da cronometria con crateri sindepositazionali (Turner et al., GRL, 2026). Durata del metano in atmosfera marziana ~350 anni per fotolisi UV (Mumma et al., Science, 2009). Rapporto minimo: 5×10⁶ / 350 ≈ 14.000 ricambi atmosferici consecutivi necessari con sorgente attiva. Nessun meccanismo abiogeno noto regge su questa scala temporale: tutti si esauriscono senza reintegro del substrato. LR grezzo = 25; corretto a 18 per correlazione parziale (~28%) con il prior aggiornato dall’esclusione dei gas acidi — entrambi riguardano la durata del clima umido.

