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Trappole 2: L’ innovazione

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Uno dei mantra con cui si cerca di esorcizzare la crisi è quello dell’ innovazione.   Se un paese, un’impresa, un singolo lavoratore vuole essere competitivo deve innovare.   Più fai innovazione e più fulgido è il tuo futuro.  Chi rimane indietro verrà fatto fuori dalla concorrenza a tutto vantaggio della collettività perché questo è il meccanismo che rilancia costantemente il progresso, la crescita ed il benessere.   Ma siamo sicuri?

Effettivamente, fra due imprese in concorrenza è probabile che venda di più quella che ha i prodotti più alla moda e che sviluppa i processi più efficienti.   Ma se per innovare ha fatto dei debiti ed il mercato non tira abbastanza, non è detto che vada a finire bene.   Personalmente, ho conosciuto più di un caso in cui, nell’ambito di un settore in crisi, sono sopravvissute proprio le aziende più “all’antica” perché usano impianti già ammortizzati ed hanno processi produttivi più elastici.

Salendo di scala, buona parte della storia è fatta di come popoli più innovativi sul piano organizzativo, tecnico e militare abbiano fatto fuori gli altri.   Ma anche in questo caso, se l’ innovazione sicuramente conferisce un maggiore potere, genera anche ulteriori necessità.   Ad esempio, la precoce e spinta petrolizzazione dell’economia USA è stata uno dei fattori che ne hanno fatto la giga-potenza mondiale.   Ma ha anche condotto gli americani ad impantanarsi nel caos medio – orientale (fra l’altro).   Contemporaneamente, ha dato un contributo fondamentale all’inquinamento globale, che adesso sta erodendo le basi dell’economia.

Salendo ancora di scala, quale può essere l’effetto dell’ innovazione sul capitalismo globale?

Semplificando al massimo, il fondamento del sistema è l’accumulazione di capitale, non solo sotto forma di denaro, ma anche e soprattutto in forma di impianti, macchine, infrastrutture, maestranze, conoscenze, eccetera che costituiscono l’autentica ricchezza di una società.

Sappiamo che il capitale si accresce mediante investimenti e si erode mediante consunzione ed obsolescenza.   Cioè, il capitale cresce perché una parte del suo prodotto viene reinvestito per produrre nuovo capitale.   E man mano che il capitale cresce, cresce la quantità di risorse che possono essere investite e così via.   E’ la “crescita” tanto amata da tutti.
Ma per mantenere in efficienza il capitale è necessario investire una parte della produttività del medesimo.    Le macchine hanno bisogno di manutenzione, le maestranze mangiano, le strade vanno periodicamente asfaltate eccetera.   Perfino per conservare un simbolo come il denaro ci vogliono banche, polizia e molto altro.
Dunque più cresce il capitale, più cresce il suo prodotto, ma anche i suoi costi energetici di manutenzione, finché questi diventano tali da mettere in crisi il sistema.    E’ uno degli infiniti esempi di come i Ritorni Decrescenti rallentano ed infine bloccano la crescita dei sistemi.

Ma niente paura!   L’innovazione ci permette di rendere sempre più produttivo il nostro capitale, così come di ridurre le risorse necessarie alla manutenzione.    Vero, ma anche qui si pone un problema di Ritorni Decrescenti.   “Accelerare l’ innovazione” è esattamente sinonimo di “accelerare l’obsolescenza”.   Più rapidamente si innova, più rapidamente si dovranno sostituire pezzi di capitale, anche trascurando la truffa dell’obsolescenza programmata.   Lo vediamo in maniera esagerata con i computer, ma lo stesso fenomeno riguarda qualunque parte del capitale materiale che sostiene una società: strade, impianti industriali, immobili, macchine, eccetera.   Ma succede anche col capitale immateriale: più rapidamente vengono superate le conoscenze tecniche e scientifiche, più bisogna investire in aggiornamento e/o sostituzione del personale, adeguamento dei programmi scolastici e via di seguito.

E’ pur vero che in molti campi (anche se non tutti) le nuove tecnologie hanno bisogno di una minore manutenzione o (soprattutto) di meno personale addetto.   Ma anche quando effettivamente si riducono i costi di manutenzione, accelerando il ricambio si aumentano quelli di ammortamento.   Anche in questo caso, arriva quindi un punto in cui lo scapito è maggiore del guadagno ed ogni ulteriore progresso tecnologico aumenta e non riduce i costi aggregati.

Infine, è necessario fare almeno un cenno al fatto che con il termine “innovazione dei processi produttivi” di solito si intende dire “licenziamo un po’ di gente”.    Anche in questo caso, finché vi sono i presupposti per una rapida crescita economica poco male, perché la gente che perde un impiego di solito ne trova un altro.   Ma quando i presupposti sono per una stagnazione, o peggio, dell’economia, chi perde il lavoro diventa suo malgrado un peso per la società.

Questa è la trappola:
L’innovazione è ciò che ha consentito alla nostra specie prima ed alla nostra civiltà poi di dominare il Pianeta.
A livello di singoli soggetti, può anche continuare ad essere una strategia vincente.   Ma da quando siamo entrati in una fase di stagnazione (o più probabilmente di recessione) di lungo periodo, l’innovazione rischia di giocare un ruolo fortemente negativo a livello generale.

In pratica, quello che favorisce i singoli soggetti danneggia il sistema di cui questi stessi fanno parte.

Trappola 1: buoni e cattivi.

Di Jacopo Simonetta.

lavagna-buoni-e-cattiviAi bambini si insegna che ci sono buoni e cattivi, sarebbe difficile fare diversamente. Ma il problema è che molti mantengono questo modo di pensare anche da grandi e questo è un problema serio, fra i tanti altri.    Il fatto che se “A” è cattivo, “B” nemico di “A” deve essere buono traspare spessissimo nell’atteggiamento di persone anche di ragguardevole cultura.   Quel che è peggio, in quello di persone di ragguardevole potere.
Forse l’esempio più macroscopico e drammatico è stato il parziale collasso dell’impero sovietico.   Dopo 50 anni di Guerra Fredda, il fallimento del comunismo è stato letto dai più come la dimostrazione della validità del capitalismo.   Che potessero essere sbagliati entrambi ha sfiorato ben poche e del tutto marginali meningi.   Oggi si cominciano a pagare le conseguenze di questo catastrofico errore.
Un esempio meno drammatico, ma istruttivo, ci viene dal discorso tenuto da Sergei Lavrov alla 31 sessione del Consiglio sui Diritti dell’Uomo tenutosi a Ginevra il 29 febbraio 2016.  Un discorso che è stato accolto con rabbia od entusiasmo dalle opposte fazioni.   A mio avviso un discorso interessante proprio per verificare come si può agevolmente mentire dicendo il vero.
Vediamo, in sintesi che ha detto:
1 – Le “primavere arabe” hanno portato disastri umanitari, anziché libertà e benessere. Vero (con la parziale eccezione della Tunisia e solo per il momento), ma lo si sapeva da subito.   Le rivolte sono nate per l’esasperazione di situazioni maturate nei decenni ed afferenti perlopiù alla sovrappopolazione.   Rovesciare  regimi corrotti e più meno feroci non poteva certo risolvere la situazione.
I francesi e gli inglesi (con il supporto USA) hanno sostenuto la rivolta in Libia ed i russi hanno sostenuto il governo in Siria.   Non mi sembra che i risultati siano esaltanti in nessuno dei due casi.
2 – I Diritti dell’uomo vengono regolarmente strumentalizzati per fini politici. Vero anche questo. Gli occidentali non hanno infatti lesinato aiuti a personaggi del calibro di Saddam Hussein e Gheddafi, quando gli facevano comodo, per poi farli fuori quando lo hanno ritenuto opportuno. Quando la Russia ha semi-distrutto la Cecenia abbiamo lasciato fare perché ci faceva comodo, mentre ci siamo precipitati in Kosovo, sempre perché ci serviva.  Del resto, non penso proprio che Putin e Lavrov abbiano grande stima di Assad, ma per ora gli è utile. Lo stesso hanno sempre fatto e fanno i governi “imperialisti” in senso molto lato.
Ci sono alternative?   Non lo so, ma non è rinfacciandoci l’un l’altro di fare le stesse cose che troveremo una soluzione. E, d’altronde, in Kosovo come in Cecenia e altrove, è vero che una potenza imperialista si è imposta con la violenza, ma le truppe sconfitte non erano certamente delle dame di carità.
3 – In Europa orientale ed in particolare in Ucraina e Polonia stanno risorgendo partiti neonazisti fanaticamente anti-russi che le autorità europee tollerano. Vero anche questo, come è vero che la Russia intrattiene rapporti di stretta collaborazione con Forza Nuova, Fronte Nazionale, Jobbik ed altri partiti apertamente filo-russi.  Svoboda ha mandato miliziani anti-russi nel Donbass, mentre Forza Nuova ne ha mandati a sostegno dei filo-russi.    Chi sostiene l’estrema destra fascistoide in Europa?
4 – La Turchia arma i miliziani dell’ISIS. Di questo sono personalmente convinto, ma non può darsi per certo.   Diciamo che è probabile, perlomeno fino ad un certo punto.   E certamente la Turchia sta giocando su molti tavoli contemporaneamente con il duplice scopo di far fuori sia i curdi che Assad. Ma l’aereo russo abbattuto dai turchi non stava bombardando posizioni dell’ISIL, bensì i ribelli turcomanni. Una delle tante milizie etniche afferenti al cosiddetto “Esercito Siriano Libero”. Definiti in occidente “ribelli moderati”, ma sulla cui moderazione mi permetto di avere dei dubbi. Certo, dai dati disponibili risulta che circa l’80% dei civili li ha ammazzati il governo, ma forse solo perché è l’unico a disporre di aviazione ed artiglieria.
Alla fin fine, la “moderazione” dipende prevalentemente da due fattori. Uno militare: quale è il volume di fuoco di cui disponi? Il secondo è politico: a chi e quanto fai comodo?
Basti pensare che fino poco tempo fa ci sentivamo dire che l’Arabia Saudita è un paese moderato! Mentre da qualche mese comincia a diventare moderato l’Iran.   Staranno cambiando le alleanze, oppure i governi in questione?
5 – Gli occidentali sono degli ipocriti che dicono di voler accogliere i profughi per poi maltrattarli in modo che smettano di venire. Verissimo anche questo, ma come mai il flusso di profughi aumenta con l’avanzare delle truppe di Assad?   E come mai i profughi siriani che arrivano in Russia poi cercano di arrivare in Scandinavia?  Certo bombardamenti e combattimenti non sono l’unico fattore in gioco. Molto del flusso è infatti prodotto dai turchi per fare pressione sull’UE.   Ma è anche vero che molti siriani temono il ritorno dell’ordine quanto e più del disordine. Non dimentichiamoci che tutti i fattori scatenanti la rivolta del 2011 sono uguali o molto peggiori di allora e che l’unico modo realistico per imporre l’ordine pubblico in una simile situazione è il terrorismo.
Con ciò i russi sono cattivi e noi buoni?   Oppure viceversa?   Magari nessuno dei due.   Allora, siccome sono tutti cattivi sono tutti uguali? Neppure.
Intanto se i buoni scarseggiano alquanto, esistono comunque i cattivi ed i pessimi, ma soprattutto esistono gli intelligenti ed i fessi. Ancor più, le stesse persone e gli stessi governi fanno a volte cose intelligenti ed altre cose stupide.   Infine, ci sono cose che giovano il mio Paese e cose che lo danneggiano e non sta ai governanti esteri provvedere alle nostre necessità, bensì ai nostri.