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Superbonus e Superfakenews

Il Super Bonus: un costo che non c’è, una politica che non lo sa. Forse.

Il Ministro Giorgetti, a margine dell’approvazione del decreto legge sul blocco della cessione del credito del Superbonus, ha più volte affermato cose non vere.

Il ministro, a quanto riportano gli organi di stampa, ha affermato “politica scellerata usata anche in campagna elettorale e che ha prodotto beneficio per alcuni cittadini ma posto alla fine in carico a ciascun italiano 2mila euro a testa.” ribadendo che il costo della misura per lo Stato risulta essere di 110 miliardi.

Che non siano vere, è un fatto, non opinabile.  Resta da decidere se l’abbia detto perché non consapevole di stare affermando una falsità o coscientemente. In entrambi i casi, si rivela completamente inadeguato alla posizione che ricopre o perché non in grado di affrontare in termini elementari un tema di tale rilevanza, visto che coinvolge decine di migliaia di imprese e centinaia di miglia di incolpevoli cittadini e lavoratori o perché pronto a distorcere la realtà a favore di un disegno politico che ignora l’interesse del paese, delle imprese, dei lavoratori, dei cittadini.

Sono seguiti alcuni giorni di polemiche, con il consueto batti&ribatti tra governo ed opposizione che sembra fatto apposta per confondere i cittadini.

Ieri, finalmente rimessasi dall’influenza, la Presidente del Consiglio ha fatto affermazioni, se possibile, ancora meno veritiere.

E’ il Capo del Governo, che parla, sia pure informalmente, a tutti noi. Quel che dice, va preso sul serio.

Purtroppo, aggiungo.

Sempre a quanto riportano gli organi di stampa ed a quanto riscontrabile in un suo video  ha messo insieme un concentrato di fake news.

Che qui andiamo a smentire, nitidamente, pezzo pezzo, virgolettato per virgolettato.

  1. “il superbonus è costato circa 2mila euro( a cittadino) …circa 105 miliardi“. L’aveva detto Giorgetti, L’ha ribadito anche la Presidente del Consiglio.

FAKE NEW

In Italia siamo 60 milioni di cittadini ( e spiccioli).

 Il superbonus, finora ( dati ufficiali ENEA) ha generato: 12, 3 miliardi di detrazioni nel 2021 e 51,3 miliardi nel 2022. SONO 63 MILIARDI e spiccioli. Si raggiunge la cifra di 110 miliardi solo sommando il bonus facciate ( 20 miliardi) e tutti gli altri bonus, sismico, ecobonus ordinario, etc che valgono circa 30 miliardi.
In realtà dei 60 miliardi di euro di teorici costi per le casse dello Stato, la metà, sotto forma di Iva, Irpeg, irpef, contributi previdenziali etc etc, vengono ripresi nello stesso anno di imposta, quindi immediatamente.

Per intanto i 60 miliardi diventano poco più della meta, spalmati su almeno quattro anni, meno di 8 miliardi di euro l’anno. Tutto questo senza contare gli effetti moltiplicatori del reddito e del pil generati dal superbonus, tanto maggiori quanto maggiore è la circolazione del credito fiscale. Di seguito una quadro elaborato da ANCE

  •  2) “moltissime truffe, circa 9 miliardi di euro di truffe ” QUASI fake new. Le truffe ci sono state. Per miliardi, a Giugno erano già 5 miliardi accertati,  ma riguardano nella quasi totalità il bonus facciate ( 51% del totale a febbraio 2022) l’ecobonus ordinario ( 37)% e solo marginalmente ( rispettivamente l’ 1% ed il 9%) il superbonus ed il sismabonus.

Per un motivo molto semplice: le certificazioni ed asseverazioni obbligatorie, praticamente da subito, per questo genere di bonus, mentre non erano necessarie per i bonus facciate ed eco. Sintesi: vi sono truffe nel settore dei bonus edilizi ma non riguardano, nella stragrande maggioranza il superbonus e sono comunque riferibili ai primi, confusi, passi della misura.

  • 3) “se lasciassimo il superbonus così com’è non avremmo i soldi per fare la finanziaria” SUPERFAKENEW: i crediti fiscali, quando come e SE esigibili, sono esigibili da chi si presenta all’incasso, presso lo stato, in un periodo variabile tra quattro e dieci anni. A seconda del tipo di bonus e di quando è stato accreditato. Prendiamo l’ipotesi più restrittiva e semplifichiamo al massimo:  Considerando solo il superbonus, i 60 miliardi di euro di superbonus genereranno ( ammesso che siano tutti esigibili!!) 15 miliardi di euro l’anno di crediti fiscali che per lo Stato si tradurranno in minori introiti. 
    A fronte di questi miliardi di euro di minori introiti, abbiamo visto, si generano MAGGIORI introiti, dovuti ad iva, imposte, tasse, contributi etc etc, per oltre 28 miliardi. I conti, nel 2021 e 2022 si sono chiusi IN ATTIVO, sul fronte Bonus, generando maggiori introiti e non minori! Da notare che la recentissima direttiva europea sulle modalità con cui si deve calcolare il bilancio dello Stato lascia libera scelta ai paesi di calcolare i crediti fiscali come minori entrate, anno per anno e non come maggior debito, tutto insieme. Ovvero, per la CE è ok calcolare il credito derivante dal superbonus nel modo indicato. A tutti gli effetti, non solo i soldi per fare la finanziaria non possono mancare a causa del superbonus ma anzi il superbonus , almeno finché è durata la cessione del credito ha contribuito a migliorare il bilancio dello Stato, anche senza contare gli effetti, imponenti sull’economia ( si stima che da un terzo alla metà della crescita economica del 2021 e 2022 sia stata generata dalle varie misure di bonus ) .
    Avere bloccato la cessione del credito nel 2023 PEGGIORA i conti dello Stato, dato che rende immediata e più rapida e certa la presentazione “all’incasso” dei crediti. Al contrario di quel che sarebbe successo se i crediti fiscali avessero potuto circolare liberamente.
  • 4)«cercare soluzioni per evitare il tracollo di migliaia di aziende. Abbiamo fatto un altro decreto che impedisce l’acquisto di crediti da parte delle pubbliche amministrazioni, perché quella specie di moneta parallela rischiava di impattare sui bilanci degli enti locali . Poi abbiamo detto che in futuro non sarà più possibile cedere quei crediti, perché è uno dei modi più efficaci per aiutare gli “esodati del 110”, cioè chi è rimasto con i crediti in mano» Doppia SUPERFAKENEW con avvitamento e non sequitur.
  • Per intanto: è VERO: acquisire da parte delle Pubbliche amministrazioni locali i crediti incagliati dalle piccole e medie imprese rimaste con il cerino in mano impattava sui bilanci di dette PPAA.

In senso POSITIVO.

Per motivi ovvi: come il credito di imposta era ceduto alle banche per una percentuale del suo valore di facciata, così permettendo margini interessanti alle banche, così sarebbe stato ( ed è!!!, per chi si è mosso velocemente) anche per le PPAA. I sessanta miliardi di superbonus sarebbero  diventati circa sei o più miliardi di euro di UTILI per i bilanci degli enti locali, che avrebbero potuto spendere questi soldi per Ospedali, scuole ed in generale servizi al cittadino ed investimenti connessi.

Tont new: un minimo di attenzione a quel che si dice, da parte di chi ci rappresenta non guasterebbe.

Certo, potrebbe darsi che si sapesse quel che si stava dicendo. E questo sarebbe ancora più grave.

Veniamo alla povere piccole e medie imprese del settore edile rimaste con miliardi di crediti non esigibili. Stiamo parlando di decine di migliaia di imprese e centinaia di migliaia di lavoratori e famiglie.  Ben di rado è successo che una singola misura presa in un Decreto Legge, quindi senza passare dal parlamento, provvisoria, potesse danneggiare cosi tante persone, imprese ed economie locali.

L’affermazione “ in futuro non sarà più possibile cedere quei crediti, perché è uno dei modi più efficaci per aiutare gli “esodati del 110”, cioè chi è rimasto con i crediti in mano”.

E’ un tragico “Non sequitur”,  ovvero che dalla premessa NON segue la conclusione.

Più o meno come dire che, per proteggere qualcuno dalle violenze, lo percuoto con un nodoso randello. Considerando che si gioca con la vita delle persone ed il futuro del paese e dell’economia, si può serenamente dire che è vergognoso farlo con tanta leggerezza ed approssimazione.

Si potrebbe continuare ma ve la risparmiamo.

Resta da chiedersi: che senso ha in termini politici questa manovra? In termini di bilancio dello Stato, abbiamo sommariamente visto ne ha ben poco. In termini politici è suicidale:Mettere sul lastrico migliaia di imprese incolpevoli e centinaia di migliaia di lavoratori ( gli esodati del superbonus) non sembra esattamente una idea politicamente geniale.

Sembra evidente quindi che la decisione è stata presa con l’intento preciso di bloccare la misura, per motivi che non pertengono al bilancio dello Stato ne, in termni immediati, alla politica. Quindi è proprio il concetto di credito fiscale, ovvero moneta fiscale quello che si è inteso colpire.
Anche a costo di generare un danno immediato e duraturo per il paese. Anche a costo di dimenticarsi che la Direttiva Comunitiaria EPBD, appena firmata a Bruxelles, che, nota bene, ha preso le mosse proprio dal superbonus italiano, ci imporrebbe non solo di istituzionalizzare i bonus edilizi, per almeno un decennio, ma di triplicare la velocità di ristrutturazione attuale che è già circa il triplo di quella precedente al superbonus, che si “ muoveva” al ritmo di un 1% di edifici ristrutturati ogni anno. Quel che avremmo fatto in cento anni dovremo farlo in dieci.

Sembra assolutamente evidente che  non solo i bonus edilizi devono restare ma devono essere pensati in maniera da risultare ancora più attrattivi per tutti, anche coloro che non si possono permettere le ristrutturazioni.

Altrimenti pagheremo penali miliardarie, saremo meno competitivi rispetto ai nostri vicini, il mercato immobiliare collasserà e con esso probabilmente il settore delle costruzioni…uno scenario da incubo, se mai ve ne fu uno.

Superbonus 2.0: una proposta operativa 1/2

Casa, Architettura, Costruzione

Nel Luglio del 2020, grazie ad una lungimirante iniziativa  dell’Onorevole Fraccaro, è stato approvato il primo di una lunga serie di decreti che hanno disegnato un nuovo percorso di efficientamento dell’edilizia privata italiana.

Lo scopo era almeno triplice:

1)      Rispettare gli impegni internazionali presi dal nostro paese, in termini di riduzione delle emissioni climalteranti

2)      Ridurre l’impatto della bolletta energetica sul sistema paese e sulle famiglie

3)     Ridare ossigeno ad un’economia praticamente fermata da un anno di emergenza covid.

La strada indicata dal decreto era rivoluzionaria sotto molti profili: 

Per la prima volta si prendevano esplicitamente in considerazione tutte le misure tecniche concretamente attuabili per migliorare l’efficienza energetica di un edificio; 

Si imponeva il raggiungimento di un livello minimo di efficientamento ( due classi energetiche), si definivano interventi trainanti e trainati. 

Si copriva il 110% della spesa, con l’intenzione, espressamente dichiarata, di consentire, in termini economici, la cessione del credito con un margine sufficiente a coprire i costi finanziari diretti ed indiretti di cessione.

La misura ha avuto un successo immediato, pur tra molte perplessità interpretative, che hanno imposto successive e numerose revisioni.

Le successive precisazioni, correzioni, interpretazioni, intervenute nel tempo, hanno cercato di rispondere alle problematiche ed ai dubbi interpretativi sorti nell’applicazione concreta, che ha visto spesso in difficoltà professionisti le imprese, i committenti ed anche l’agenzia delle entrate, chiamata a svolgere un compito interpretativo di una norma tecnica, per il quale non era ovviamente vocata.

Inoltre, l’entusiasmo suscitato dalla opportunità offerta dal Superbonus, insieme agli evidenti risultati positivi della sua applicazione, in termini di crescita del PIl e dell’occupazione, hanno praticamente imposto, ad un governo non sempre del tutto favorevole e volenteroso, di prolungare il superbonus anche per il 2022 e, per molte tipologie di edifici, il 2023.

Dopo un anno e mezzo dalla sua nascita, è tempo di fare il punto della situazione:

Cominciamo dall’aspetto che è universalmente ritenuto più rilevante: il costo della misura.

La corte dei conti ( link) ha accertato che  il superbonus, lungi dall’essere un costo per lo Stato, è una misura che produce un bilancio POSITIVO per le casse dello Stato: rende più di quanto costi.

Come è possibile?

In breve: facendo emergere ogni singola voce di spesa, evita il sommerso, piuttosto diffuso nel settore edile e, nell’immediato, sotto forma di imposte ed Iva, recupera una buona percentuale del credito appena erogato. 

Ma vi è di più. 

Ovviamente quanto incassato dalle imprese edili, dai fornitori, dai dipendenti dei soci delle dette imprese viene in buona parte utilizzato per l’acquisto di beni necessari al funzionamento dell’impresa ed alla vita dei titolari, dei professionisti e dei dipendenti. Le persone occupate, tendenzialmente, aumentano.

L’aumento dei consumi di questi soggetti si traduce in aumento di fatturato per i loro fornitori  e così via. 

E’ il cosiddetto moltiplicatore del reddito, di Keynesiana (1)memoria:  ogni misura che incide sulla spesa pubblica ha un effetto più che proporzionale sul sistema paese, qualora, ovviamente, sia una misura che si traduca in un aumento delle attività reali del paese. 

E’ questo moltiplicatore Keynesiano quello che, alla fine, fa rientrare con ampio margine nelle casse dello Stato quanto in apparenza versato a fondo perduto, sotto forma di credito d’imposta, il famoso 110%.

Un documento recentissimo della Banca d’Italia (2) stima il valore di questo moltiplicatore sul lungo termine tra 2.8 e 5, in dipendenza delle modalità con cui vengono investite le risorse pubbliche.

La Corte dei conti (3) ha stimato che il superbonus potrebbe ” costare” circa 23 miliardi allo Stato. in realtà siamo diretti verso i trenta miliardi, già ora.

Ma è DAVVERO un costo per lo Stato? ovviamente no, per quanto anzi detto ma anche a verifica: il cresme ( 4) ente nazionale di ricerca e studio nel settore delle costruzioni, ha stimato che tutti i bonus edilizi finora erogati abbiano generato un UTILE per lo Stato di 25 miliardi (5). A monte di: Minori introiti ( detrazioni) per 165 miliardi, maggiori imposte ( iva irpef irpeg etc) per 131 miliardi ed altre varie poste ed effetti, fino ad arrivare all’utile indicato. 

Senza contare quelli indotti dalla maggiore occupazione.

Sulla base di questi studi, non è improbabile che il superbonus finisca per almeno ripagare il suo costo, senza considerare, ovviamente, i vantaggi in termini sociali ambientali e strategici per il paese.

Ma è la migliore misura possibile? Beh… ovviamente no.

(continua)

riferimenti:

  (1) https://www.boeckler.de/pdf/v_2021_29_10_deleidi.pdf

(2) https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2021-0613/QEF_613_21.pdf?language_id=1?pk_campaign=Newsletter-62

(3) https://www.corteconti.it/Download?id=2e9c3f2b-123e-4ad9-bac9-29e5f12c6d88

(4) http://www.cresme.it/

(5)  http://documenti.camera.it/leg18/dossier/pdf/am0036b.pdf?_1652186124778

(6) https://www.mite.gov.it/sites/default/files/archivio/allegati/emission_trading/tabella_coefficienti_standard_nazionali_2011_2013_v1.pdf

 7)SuperBonus versus Super Malus

I bonus edilizi valgono 50 miliardi di euro, di cui 25 solo per il superbonus.

Solo il 3% delle truffe sono riferibili al superbonus, buona parte di quelle accertate sono per il bonus facciate.

Più esattamente le truffe accertate sono così distribuite: bonus facciate 46%, Eco-bonus 34%, bonus locazioni/botteghe 9%, Sisma bonus 8%, Superbonus 3%.

E questo è noto da oltre sei mesi.

cfr: Superbonus e truffe, Draghi: “Chi più tuona ha scritto la legge che permette di non fare i controlli”. Fraccaro (M5s): “Sbaglia due volte” – Il Fatto Quotidiano

(continua)

Villini superbonus 110% e CO2. Qualche osservazione ed una proposta operativa.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto e albero

Le ultime notizie danno il superbonus rinnovato fino al 2023 per le case popolari e al 2022 per gli altri. Ad esclusione delle case unifamiliari, per le quali sarà previsto un tetto al reddito isee, si parla di 40.000 euro.

Il superbonus 110% e’ la singola misura più importante per l’economia e la transizione. A patto, naturalmente, che si evitino sovrapprezzi, lavori approssimativo, certificazioni false etc etc.

Infatti, tra IVA, irpef ed IRAP, più gli altri mille balzelli, i supposti alti costi della misura vengono immediatamente recuperati per oltre il 50%. L’aumento del fatturato nelle piccole e piccolissime imprese, quelle che tipicamente lavorano nei piccoli condomini e sulle villette, si traduce in aumento dei consumi, parola che odio, diciamo della spesa dei titolari e dei dipendenti, che a loro volta aumentano di numero, ovviamente.

Più occupati, più pil, più tasse ( il superbonus impedisce l’evasione, ovviamente). Di fatto, dopo un paio di giri, l’intera cifra stanziata, qualcosa di più, qualcosa di meno, ritorna allo Stato, dopo aver, nel complesso, diffuso benessere nel paese. I consumi energetici delle famiglie interessate dai lavori diminuiscono di una % compresa tra il 50 ed oltre l’80%. Il che si traduce in un risparmio netto per il sistema paese, che, come noto, importa oltre il 90% delle sue risorse energetiche dall’estero.

La cosa ha anche un ruolo strategico: l’indipendenza di un paese, in un mondo dove le prossime guerre saranno guerre per le risorse, e’ prima di tutto energetica. Senza contare l’ambiente, ovviamente.

In questo contesto, su oltre 200 miliardi di recovery fund, se ne è inteso dedicare ben meno del 10% a questa voce ed in finanziaria le cose andranno pure peggio. E’ chiaro che non si rietiene questa misura particolarmente utile. Per ridurre gli investimenti, però, era necessario scompaginare il fronte, piuttosto compatto, dei partiti a favore, praticamente tutti.

Altrimenti sarebbe troppo evidente comprendere chi comanda davvero, dietro l’intenso gioco di gambe delle marionette sul palco. Quindi si è inventata la storia delle ville e villette. Innanzitutto, bene sapere, le ville e gli edifici censiti come di lusso, sono GIA’ESCLUSI dal superbonus e fin dall’inizio. Restano quindi gli edifici unifamiliari. Quasi un quarto degli italiani vive in edifici unifamiliari non accatastato come edifici di lusso.Certo: ci saranno anche imprenditori e professionisti dagli alti redditi. Ma la maggior parte sono persone normalissime, forse con stipendi appena più alti della media, buona parte imprenditori agricoli ( contadini, se volete) piccoli commercianti, quadri di qualche impresa, piccoli funzionari, giovani professionisti, pensionati. Forse saprete che anche la casa di proprietà contribuisce al reddito isee, per una percentuale anche assai elevata, specialmente per i redditi piccoli. Di fatto vivere in un villino di proprietà, con un reddito di 15-20.000 euro sara’ probabilment sufficiente per essere esclusi dal superbonus, se, come probabile, il tetto sarà di 40.000 euro di reddito ISEE. Spero che abbiate presente di cosa, tipicamente stiamo parlando. NON le ville: le villette.

Abbiamo tutti negli occhi la tipica villetta, tipicamente anni ‘60/70. Possiamo disegnarla, ad occhi chiusi: semplice telaio in cemento armato, muri di tamponatura in foratini, infissi economici, raramente in legno, più spesso in alluminio anodizzato, tetto non coibentato, riscaldamento a gas, di solito senza caldaia a condensazione…Un monumento all’inefficienza. Magari ci vivete. Magari ci avete vissuto. Nel caso, saprete come le spese di riscaldamento, specie se state al nord, sono quasi insostenibili e vi preparate a rinunciare ad ogni spesa voluttuaria o meglio, non indispensabile, per coprire gli aumenti del prossimo inverno.

Il motivo è ovvio: un edificio isolato di una determinata cubatura ha almeno il doppio di superficie esposta rispetto ad un identico immobile in un condominio. Data la qualità media del costruito e la inesistente attenzione al risparmio energetico di cinquanta anni fa, i suoi consumi oscillano tra il doppio ed il triplo di un appartamento normale. La mia esperienza personale, in quel di Moncalieri, una quindicina di anni fa, al primo piano di una villetta, con una bella parete vetrata esposta a sud, era: il quadruplo.

Ancora: sui condomini, a maggior ragione sui condomini più grandi, con decine di appartamenti, le cifre che si possono dedicare alla coibentazione sono talmente enormi che di fatto agevolano i sovracosti e sono comunque anticipabili solo da grandi imprese, con le spalle ben coperte. Le piccole imprese edili sono escluse. Il contrario e’vero per piccoli condomini e villette unifamiliari. Quello è il regno delle piccole imprese. In termini di posti di lavoro creati, spero sia ovvio: mille volte meglio novanta singoli interventi su altrettanti villini che un unico intervento su un grande condominio da novanta appartamenti. La maggiore intensità di manodopera si traduce in un aumento dei posto di lavoro, aumento della spesa dei dipendenti, con la creazione di posti di lavoro, maggiori introiti per lo stato etc etc etc.

Quindi, a rigor di logica, gli interventi ultramilionari sui grandi condomini andrebbero contingentati ( basterebbe una modifica basata sui metri quadri efficacemente isolati e sui kg di CO2 risparmiati, facilmente calcolabili), quelli sui villini e in generale gli edifici minori, fortemente incentivati.

Se lo scopo e’ quello di massimizzare il risparmio energetico, se lo scopo e’ quello di massimizzare i posti di lavoro creati, questa sarebbe la strada.

La cosa e’ non sindacabile. La cosa e’ indiscutibile. Infatti, non viene ne sindacata ne discussa. Con una ipocrisia invereconda il dibattito sarà sul reddito isee di ingresso per avere diritto al superbonus MA solo per i villini.

Ovvero: il direttore di banca, che vive nel suo bell’attico di 200 metri quadri, insieme ai suoi benestanti condomini, magari in affitto, avrà tempo fino al 2023 per i lavori e gli verrà riconosciuto il superbonus. I milioni di italiani microborghesi che popolano gli analoghi milioni di villini, no.

Ripeto: una soluzione corretta esiste e dovrebbe partire dai kg di CO2 risparmiati all’anno. Il beneficio, anche monetario, e’ misurabile: un litro di petrolio, un metro cubo di metano, equivalgono a circa 3 kg di CO2, ordine di grandezza. Ci sono numerosi studi che indicano gli extracosti dovuti ad ogni kg di CO2 emesso in circa un euro. Benchè i valori ufficiali attuali, presi in considerazione nei piani strategici siano molto inferiori ci sono indicazioni che i costi in tali scenari sono fortemente sottostimati. Fra i tanti studi citerò QUESTO.

Risparmiare mille metri cubi di metano significa risparmiare ( ordine di grandezza) 3000 kg di CO2 di emissioni. Riconosciamo questo, su 30 anni, durata ragionevole e forse prudenziale degli interventi, prezziamo il danno ambientale sociale economico evitato in un euro al kg ( una stima che potrebbe perfino essere ottimistica, si veda lo studio precedente) ed otteniamo 90.000 euro. UN valore estremamente simile a quello attuale di 96mila euro. Niente più complicazioni: % di superfice coibentata, certificazione degli infissi, valori di riflettanza dei materiali etc etc etc

CONTA IL RISULTATO, liberamente ottenibile. La stima certificata dei consumi prima e dopo l’intervento, Una cosa che peraltro discende, DIRETTAMENTE dalla certificazione energetica, ugualmente già necessariamente asseverata nel superbonus attuale.

La cosa sarebbe semplice, elementare, verificabile ( consumi energetici prima e dopo l’intervento) equanime, applicabile ad ogni edificio, escluso quelli di lusso, naturalmente. Applicabili ad interventi modesti e meno modesti o addirittura di demolizione e ricostruzione. In questo modo scopriremmo che la riduzione che si ottiene con la coibentazione die famosi 90 villini di cui sopra è un multiplo importante di quella che si ottiene con un grande condominio da 90 appartamenti, stessa superfice. Si allocherebbero con maggiore giustizia i fondi disponibili.

Si massimizzerebbe il risultato, oltretutto restituito in termini semplici per l’analisi costi/enefici conseguiti.

Anche perchè il bailamme di certificazioni asseverazioni etc etc attuale scoraggia gli interventi minori, onera di lavoro peraltro ben rietribuito i profesisonisti, aumenta la probabilità di errori, furbate, extracosti.. Più si tengono le cose semplici più aumenta la possibilità di controlli efficaci, addirittura in remoto, con la semplice verifica dei consumi prima e dopo l’intervento…

L’uovo di Colombo dite? Semplicistico, dite? Può essere.

Ma l’uovo di Colombo, dopo tutto, era una grande quanto semplice idea.