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SI!! Sta succedendo proprio ora!!!

Gli utili idioti e la CO2

La Panda. L'auto più venduta in Italia nel 2017.
La Panda. L’auto più venduta in Italia nel 2017.
Il livello medio del mare( in rosso) e le acque alte a Venezia
Il livello medio del mare( in rosso) e le acque alte a Venezia

Ha fatto notizia la proposta di introdurre un bonus/malus fiscale sull’acquisto di veicoli nuovi proprio mentre era in corso la conferenza COP24, che riunisce i principali paesi dell’ONU nel tentativo di elaborare una politica comune per la riduzione dei gas serra. In questa conferenza, per la prima volta in modo così chiaro, è stato affermato che la nostra è l’ultima generazione che può evitare una catastrofe planetaria, contenendo l’aumento della temperatura media rispetto al periodo di riferimento entro 2 gradi. E che per farlo dobbiamo dimezzare le emissioni entro i prossimi 15 anni.

Dal momento che questo è un compito colossale, è evidente che è arrivato il momento di porre un limite serio alla libertà di inquinare. Anche perché, non devo certo ricordalo ai lettori di Crisis, vi sono molti costi palesi ed occulti, legati all’utilizzo di veicoli pesanti, massicci, poco economi. Ovvero buona parte delle auto sul mercato.

Ha fatto notizia dicevo. NATURALMENTE, grazie agli idioti di cui sopra, davvero ben distribuiti tra i media, in senso negativo.

In buona sostanza, dopo attenta e dolente analisi, gli oligoneuronati hanno fieramente affermato che l’orrido provvedimento:

  1. è una imposta sui poveri, perché i poveri non possono permettersi le auto elettriche.
  2. I poveri, in generale, non possono permettersi le auto meno inquinanti ed in particolare un poveraccio con una euro tre non si merita di essere tartassato  “Sono assolutamente contrario a ogni ipotesi di nuova tassa su un bene in Italia già iper tassato come l’auto. Benissimo a bonus per chi vuole cambiare ma non credo che ci sia qualcuno che ha un euro3 diesel per il gusto di avere una macchina vecchia. Ce l’ha perché non ha soldi per comprarsi una macchina nuova”.  Ha affermato Salvini, dimostrando di non aver non solo capito ma  nemmeno letto il decreto.Una auto piccola ed economica come la Panda, potrà trovarsi a pagare anche 1000 euro di Malus.
  3. Il provvedimento manderà in crisi le case automobilistiche nostrane, in cassa integrazione decine di migliaia di lavoratori, la FCA chiuderà stabilimenti etc etc etc.
  4. etc…

Una serie di boiate incommensurabili, in parte emesse da parti in causa danneggiate dai provvedimenti, ma in parte ancora più grande “elaborate” dai nostri egregi organi di stampa e media.

Utili idioti, nel migliore dei casi. Giornalisti che hanno rinunciato alla loro missione, inforMare, tentando, per motivi tanto vari quanto indicibili, con un semplice cambio di consonanti di intorTare, chi li ascolta o legge.

Uno per tutti ( absit iniuria verbis): Rai News. Più scocciante di altri, perché lo paghiamo noi.

OVVIAMENTE ha ripreso la storia del malus di 1000 euro sulla Panda.

Una Panda

Come stanno le cose?

La “famigerata” Panda ha emissioni che vanno da 106 a 133 grammi di CO2 per km. QUINDI pagherà un malus da….ZERO a 400 euro ( le versioni più inquinanti) certo non mille. Ma a cosa corrispondono 133 grammi di CO2/km? A poco meno di 18 km/litro DICHIARATI. Sapete benissimo, per esperienza diretta e personale, come i valori dichiarati, con prove di omologazione quanto mai discusse, siano lontani dal reale. Ecco un link dove si citano sopravalutazioni delle percorrenze, mediamente vicine al 40%. Diciamo, per rimanere sul sicuro, almeno un 30% MINORI DI UN UTILIZZO TIPICO. Realisticamente quella versione della famosa Panda, starà intorno ai 14 km con un litro. Resta il fatto che nel 2018 una utilitaria che non riesce a percorrere, nemmeno in una prova, nemmeno in teoria, 18 km con un litro, DEVE essere tassata, perché si può e si deve fare meglio.

Come? Tralasciando per un momento le ovvietà ovvero smettendo di fare veicoli con motore endotermico, elenco, in ordine sparso: smettendola di far somigliare le auto a bussolotti, e tornando a forme aerodinamiche, smettendo di infarcirle di servomeccanismi, tra l’altro, in auto economiche, proni alle rotture, che aumentano il peso di quintali, così imponendo un aumento del peso del telaio etc etc etc. Utilizzando motori ibridi. Infine, BANALMENTE, passando semplicissimamente, al metano o, più economicamente e semplicemente, al GPL. Eh già perché le emissioni, a parità di consumi, per un’auto a GPL sono MOLTO più basse.  Ecco una tabella chiarificatrice

Emissioni di CO2

2.380 g per litro di benzina consumato

1.610 g per litro di Gpl consumato

2.750 g per kg di metano consumato

2.650 g per litro di gasolio consumato

Come vedete, non è ovvio che le auto a Metano o Gasolio, che consumano meno di una a benzina, emettano meno CO2 per km.  ( benché possano emettere quantità minori di altri inquinanti). Al contrario anche con tutte le tare, dovute al minore potere calorifico del GPL etc etc, una auto a GPL ha emissioni di circa il 10% inferiori alla stessa auto alimentata a benzina.

QUINDI basterà che la famosa Panda 1.2  venga proposta a GPL per ridurre il Malus a 150 euro. Circa l’1,5% sul prezzo d’acquisto.

La verità è che le auto più tartassate NON saranno le piccole utilitarie, che hanno ormai tutte consumi ridotti e che hanno versioni economiche  Ed a bassi consumi. Ma le auto medie e grandi che sono quelle sulle quali le case automobilistiche fanno gli affari maggiori. NORMALE, NORMALISSIMO che nel paese in cui l’unica grande casa automobilistica ha da tempo rinunciato ai modelli elettrici o ibridi, si vedano queste norme come pericolose.

MOLTO meno normale che, nel momento in cui gli scienziati ed i politici di tutto il mondo ci ricordano che abbiamo pochi anni per salvare il pianeta o almeno per mantenerlo decentemente abitabile per noi e le prossime generazioni si facciano tante storie per qualche centinaio di euro.

Poiché tutto il cancan è stato alzato in nome dei “meno abbienti”, ricordiamo una cosa che dovrebbe essere autoevidente: potendo, un “meno abbiente” sceglierà sempre il veicolo più economo, non solo come costi iniziali, ma anche come consumi, assicurazione, bollo, sempre che, ovviamente, non sia  fuorviato da mirabolanti sconti&rottamazioni varie. Nel farlo, sceglierà anche il meno inquinante.

Infine una considerazione puramente e duramente liberista: Se un’auto emette ( nel caso migliore) 133 grammi di CO2 al km, questo corrisponde, come visto, a circa 18 km/litro. Ovvero, almeno 10.000 litri durante la sua vita operativa. Benché siano litri di carburante e non di petrolio, parliamo comunque di qualcosa che ai prezzi attuali costa al sistema paese svariate migliaia di euro, sotto forma di bolletta petrolifera. E’ un PESSIMO AFFARE.  Che negli anni a venire è destinato a diventare ancora peggiore. Senza contare i morti per particolato etc etc etc.

Senza contare la cosa più importante: non produciamo che una minuscola parte del petrolio che consumiamo e sarà sempre così, anche se la più sfrenata deregulation si abbattesse sugli abitanti della Val’Agri. Analogamente, non produciamo che solo una parte del metano che consumiamo. Ecco perché, anche solo in termini geopolitici, faremmo MOLTO bene al liberarci il prima possibile dalla dipendenza da fonti fossili. Ripeto: è un interesse STRATEGICO del nostro paese.

Chiaramente anche le auto elettriche sono associabili ad emissioni di CO2, visto che l’energia elettrica viene ancora in buona parte prodotta da fonti non rinnovabili. Ma, a parte che questo è destinato a cambiare, rapidamente, nei prossimi anni, tenuto conto di tutto, restano comunque migliaia di euro di differenza, dovuti sia al differente mix energetico sia all’enorme differenza di efficienza operativa tra i due veicoli. Si trovano centinaia di articoli in merito, su internet, la cosa è ormai un fatto accertato. Se a qualcuno servisse un riferimento, eccone uno tra i tanti, oltretutto adattato ad un sistema energetico, quello USA, decisamente più inquinante del nostro. Conclusione: Pur non essendo ATTUALMENTE zero, la bolletta energetica per il sistema paese associabile ad un veicolo elettrico, è sicuramente già molto più bassa di quella di un veicolo endotermico, con ottime prospettive di scendere ancora.

Le auto elettriche tra l’altro, circolano già da molti anni e se ne trovano facilmente anche a costi ragionevoli, usate , ovviamente con percorrenze minori di quelle nuove. Ma le cose cambieranno rapidamente, via via che nuovi veicoli vengono messi sul mercato.

Si dice che questo provvedimento NON ridurrà le emissioni, perché continueranno ad avere un mercato le auto vecchie, che non verranno rottamate. La cosa è piuttosto falsa, dato che già oggi si circola con difficoltà con le auto più inquinanti. Chi non compra una auto nuova non lo farà certo perché su di essa insiste un malus di poche centinaia di euro. Piuttosto, un attento conteggio dei pro e dei contro, potrebbe portare le persone a fare scelte più ponderate.

Propongo quindi, sperando che la proposta venga ripresa, l’introduzione di un indice di prestazione per i veicoli, qualcosa che somigli alla classificazione degli elettrodomestici, in modo che, in modo semplice, ogni cittadino possa farsi una idea concreta, dei costi reali, economici, energetici ed ambientali, di un veicolo rispetto ad un altro, nel suo ciclo di vita.

Vogliamo salvare il mondo o vogliamo continuare ad andare in SUV? Credo che sia arrivato, in realtà il momento di provvedimenti MOLTO più pesanti. Vi sono pochi motivi, nessuno particolarmente nobile, per consentire, senza una pesante tassazione, l’acquisto di veicoli che pesano due tonnellate e portano cinque persone. Benché, l’ho scritto MOLTI anni fa, questi veicoli siano relativamente pochi e quindi influiscano solo marginalmente sulle emissioni, orientano però anche il comportamento di chi acquista veicoli più economici, con il risultato che il mercato è tutta una rincorsa ad inutili scatoloni, sempre più grandi.

La rivoluzione non è per i pavidi. Sempre che si voglia DAVVERO farla, ovviamente.

Il Picco del petrolio torna di moda. Questa volta non è una esercitazione

il k2, un picco meraviglioso

Uh, guarda, avevamo ragione. Il picco del petrolio “convenzionale”, come da noi di Aspo Italia a suo tempo previsto una quindicina di anni fa, è avvenuto nel 2008.

No so nemmeno io quante volte ne ho scritto. Qui i post usciti su Crisis.

Non lo dice una cassandra qualunque. Lo dice L’IEA ( International Energy Agency), ovvero una dei due più titolati osservatori internazionali del settore. A pagina 45 del suo rapporto annuale, uscito tre giorni fa.

“La produzione di petrolio greggio convenzionale ha raggiunto il suo picco nel 2008, a 69,5 Mb / g, e da allora è diminuita di circa 2,5 Mb / g.”

Avevamo ragione, CHIARO?!!!

E’ una svolta epocale. L’IEA , insieme alla sua “cugina “EIA ha sempre negato anche solo il concetto di picco del petrolio, figuriamoci la possibilità che si verificasse, anche in un futuro più o meno lontano. L’anno scorso aveva fatto timide assunzioni che potevano far intravedere qualche problema. Quest’anno è come se fosse caduto un velo.

Come previsto da uno dei più famosi membri dell’associazione, il picco del petrolio è stato riconosciuto, ex post, dopo quasi dieci anni, guardando “nello specchietto retrovisore.  Se la produzione mondiale è ancora aumentata, si deve, sostanzialmente, al recupero di produttività dell’Iraq e dell’ex URSS ed all’esplosione del fenomeno dello shale gas & fracking, che , sostanzialmente, è stato sostenuto solo da enormi afflussi di dollari, costituendo ad oggi, una minaccia per l’economia mondiale maggiore di quella dei famigerati mutui subprime che innescarono la recessione dieci anni fa.

Non solo: l’aumento della domanda per i prossimi anni dovrà essere coperto da pochissimi paesi, che hanno in realtà poche speranze di aumentare la propria produzione. L’esplosione dei prezzi, l’arrivo del picco non solo del petrolio ma dei combustibili fossili potranno essere evitati solo da una triplicazione della produzione degli Usa da shale gas&oil. Una cosa, sostanzialmente, impossibile per motivi temporali, geologici, finanziari, sistemici. Questo scenario di una specie di “rinascimento petrolifero”, con un poderoso sforzo per aumentare la produzione è stato chiamato “new policies “.

Ecco a chi è affidato il compito di coprire l’aumento previsto della domanda mondiale:

La produzione combinata di gas e petrolio per i pochi paesi che secondo la IEA possono aumentare la produzione ( fonte: http://crashoil.blogspot.com/2018/11/world-energy-outlook-2018-alguien-grito.html)

Ecco il dettaglio della produzione americana auspicata dall’IEA:

Da notare:

1)la rapidità con cui decresce la produzione dei pozzi già trivellati

2) l’esplosione della produzione americana, prevista entro due anni, NON AVREBBE PRECEDENTI nella storia dell’estrazione di petrolio.

Visti gli investimenti necessari, misurabili in centinaia di miliardi di dollari e visto che gli investimenti delle compagnie petrolifere in questo come altri settori, sono drammaticamente calati e non stanno riprendendo, non è nemmeno sicuro che si possa mantenere la produzione attuale, data la velocità con cui si esauriscono i pozzi del fracking ( tempi di dimezzamenti della produzione di pozzi nuovi nell’ordine di un anno e mezzo).

Ma ecco il grafico chiave:

Declino della produzione mondiale in confronto alla domanda fonte: www.oilcrash

Il rosso: l’andamento della produzione attuale, in assenza di investimenti: un calo dell’ 8% annuo, ( senza considerare eventuali eventi imprevisti, che potrebbero peggiorare le cose).

Il rosa: la produzione se le azienda continueranno ad investire per mantenere correttamente le aree produttive, con investimenti in linea a quelli degli ultimi anni.

Si tratta di migliaia di miliardi di dollari all’anno. In effetti gli investimenti nel settore hanno superato, negli anni “migliori”, perfino quelli militari.

Dicevo che si tratta di una svolta epocale per l’IEA. Basterà a dimostrarlo questo grafico, tratto dal rapporto del 2016

 

Un semplice confronto darà la misura di quanto errate fossero le previsioni di solo due anni fa.

Per raggiungere la produzione che la situazione richiederebbe, si dovrebbero raddoppiare, forse triplicare gli investimenti, gli sforzi e le trivellazioni.

Si può quindi comprendere come questo scenario sia totalmente irrealistico.

Non lo dico io: lo dice la stessa IEA, ad esempio, in questo grafico:

spesa globale per l’energia scenario BAU e scenario con forti investimenti in energie rinnovabili

Vedete? L’ IEA prevede che i prezzi supereranno presto i livelli raggiunti in passato ( 150 DOLLARI PER BARILE, quasi il triplo dei prezzi attuali!!). Forse entro un anno a partire da oggi.  Poi CONTINUERANNO A CRESCERE.

Nel migliore dei casi (investimenti massicci in energie rinnovabili) i prezzi saliranno a livelli mai visti e poi RESTERANNO A TALI LIVELLI, per poi cominciare a calare lentamente, tra una decina di anni. Tutte le altre forme di energia continueranno ad assorbire quote crescenti del PIL mondiale, a velocità ancora maggiori che nello scenario “ordinario”.

In poche parole: i tempi dell’energia a buon mercato sono finiti.

In altre parole, i tempi della crescita mondiale sono finiti.

In altre parole ancora: il paradigma economico dell’ultimo secolo è finito.

Dovremmo esserne lieti.

Perché sta distruggendo il pianeta ed il futuro dei nostri figli.

Allo stato attuale, invece, dobbiamo essere MOLTO preoccupati.

Se, a causa dei ritorni decrescenti e della difficoltà di accedere alle risorse finanziarie ed infrastrutturali necessarie, vi sarà un collasso delle compagnie petrolifere e, conseguentemente, degli investimenti in ricerca e sviluppo, saranno guai seri.

Ecco lo scenario previsto:

La perdita del 50% della produzione mondiale avverrebbe nel giro di 5 anni. Se non vi è chiaro cosa significa ve lo dirò in breve: collasso della produzione industriale mondiale, la mamma di tutte le crisi economiche, defaults generalizzati, miliardi di morti per fame, guerre, medioevo in salsa cyberpunk. Non lo sto dicendo io,ma una paludatissima e, fino ad ora, quanto mai ottimistica, agenzia.

Il nostro paese ha modeste capacità produttive residue, lo sappiamo bene. In compenso spendiamo decine di miliardi di euro l’anno per approvvigionarci di petrolio e gas. Questa bolletta energetica, che è arrivata ad una quarantina di miliardi di euro, ed ora vale circa 25 miliardi, farà presto a triplicare. Sono decine di miliardi di euro che escono dal nostro paese, andando ad arricchire poche grandi compagnie e pochissimi paesi produttori. Se proprio dobbiamo investire per garantire un futuro all’Italia, è evidente che dovremmo andare nella direzione di accelerare a tutta la forza la transizione energetica, oltre alla produzione diffusa, lo stoccaggio diffuso, lo scambio diretto tra produttori e consumatori. E dovremmo farlo ad una velocità circa dieci volte quella attuale. NON è difficile calcolare che un investimento del genere starebbe intorno ai quaranta miliardi di euro l’anno (pari alla “bolletta energetica”). Quella cifra, che potrebbe essere pubblica in minima parte, ci permetterebbe di installare ad esempio, circa 40 GWp di fotovoltaico o eolico, che produrrebbero circa  50 TWh all’anno di energia elettrica, dal valore di circa 3 miliardi ( a 6 centesimi/kWh). Sarebbero ALMENO altrettanti miliardi di bolletta energetica risparmiata, senza contare ovviamente, l’indotto creato dalla manutenzione installazione etc etc. E’ OVVIO che non possiamo installare decine o centinaia di GWp di fotovoltaico, eolico, geotermico etc etc, senza pensare allo stoccaggio diffuso, alle smart grid, alla cogenerazione, al geotermico a basso impatto etc etc etc. Senza pensare al risparmio energetico. Senza pensare a cambiare il paradigma attuale. E quindi ovvio che la cifra andrebbe attentamente suddivisa tra le varie voci, sulla base di considerazioni in termini di costi/benefici,  ed in termini ambientali, sociali, sistemici.

E’ anche altrettanto evidente però che le grande opere che ci servono sono queste e non inutili buchi di 60 km per far girare treni “veloci” ( la cosidetta tav in val di Susa, non è mai stata tale, in realtà) quanto vuoti, a causa dei prezzi inavvicinabili dei biglietti. Quando il costo dell’energia sarà diventato proibitivo, la differenza tra benessere e povertà la faranno le scelte energetiche produttive e strategiche che ha fatto il paese. Noi quali faremo?

Diario doloroso di un assimilato

Il duro lavoro dell’assimilato
Diario doloroso di un assimilato (reloaded)
Oggi ho appena scoperto che non basta essere assimilati, per scamparla.
Sono andato a rivedermi l’origine del famoso ( ehm almeno tra noi gente bislacca) principio di PeterIn una data gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello di incompetenza.
Come FORSE sapete, questo primo e famoso principio si accompagna a tre un poco meno famosi, ma strettamente connessi:

 

1) In una data gerarchia ogni singola posizione tende ad essere occupata da un individuo inadeguato al lavoro che deve svolgere;
 
2) Con il tempo ogni posizione lavorativa tende ad essere occupata da un impiegato incompetente per i compiti che deve svolgere;
3) In una data gerarchia il lavoro tende ad essere svolto prevalentemente da coloro che non hanno ancora raggiunto il proprio livello di incompetenza.
Ho sempre pensato che questo sia in realtà un BEST case, perché postula, ad esempio, l’esistenza di un sistema meritocratico.
Mediamente parlando le cose vanno peggio di cosi.
Ma c’è qualcosa di piu’ interessante: poiché ovviamente i compiti o almeno le competenze necessarie per svolgerli decentemente sono sempre piu’ complessi, via via che si sale i gradini, anche nel migliore dei casi, IN UNA GERARCHIA I POSTI DI VERTICE SONO STATISTICAMENTE COPERTI DA INDIVIDUI INCOMPETENTI.
anche perché “le aziende tendono a promuovere sistematicamente i loro dipendenti meno competenti a posizioni dirigenziali, allo scopo di limitare i danni che possono combinare”.
Si tratta del “Principio di Dilbert” del grande cartoonist Scott Adams.
Che questo sia sostanzialmente vero, l’abbiamo sotto gli occhi tutti o almeno di chi li tiene aperti.
Ma c’è di più: Il sistema NEL SUO COMPLESSO è destinato al collasso.
Infatti il quarto e meno noto principio di Peter recita:
«Ogni cosa che funziona per un particolare compito verrà utilizzata per compiti sempre più difficili, fino a che si romperà.»
Notate che è un principio più generale che COMPRENDE gli altri tre.
Soprattutto notate come si leghi a quel che ha scritto Tainter sui sistemi complessi o comunque ai casi NOTI di collasso di sistemi complessi.
Le cose stanno proprio cosi. Ad ogni livello del sistema, QUALUNQUE sia il sistema preso in considerazione, umano o naturale, ad ogni livello COMPLESSO formato da sistemi di sistemi ed ovviamente anche al livello massimo, al sistema dei sistemi dei sistemi chiamato Terra.
 
Stiamo adoperando la nostra società per compiti sempre più difficili e non funziona più. In più chi è ai vertici non è in grado di gestire la cosa, essendo incompetente.
Stiamo adoperando IL NOSTRO PIANETA allo stesso modo.
Come si può scappare dal collasso?
O con la decrescita ( fare cose piu’ semplici, in minori quantità).
O con la sostituzione dei vertici ( mettere persone più brave che non hanno ancora raggiunto il loro livello di incompetenza).
O con tutti e due.
Abbiamo poco tempo, direi la terza che ho detto.
Ma, per la legge di Peter, questa evenienza è estremamente remota.
Colui che arriverà a poter decidere cosa fare, NON SAPRA’ FARLO.
Se ci pensate, diecimila anni di civiltà ci danno proprio questa risposta: i casi di competenti al comando è cosi rara che questi pochi sono GLI UNICI che fanno avanzare le cose.
Per davvero: quelli di Peter sono dei postulati .
Come quelli euclidei.

Debitocrazia, finchè dura

La Grecia e la troika

Mario Draghi ieri se l’è fatto scappare: Finanziare i deficit non è nel nostro mandato, abbiamo l’Omt come strumento specifico, per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Due punti quindi; ambedue assolutamente clamorosi.

Non è strano che il velo sia caduto  proprio in questi giorni. I momenti di crisi hanno un grande pregio, fanno scappare di bocca la verità.

Il fatto che siano stati detti con la solita placida flemma non toglie nulla alla clamorosa rivelazione.

Vediamo un poco.

L’Omt, Outright MOnetary Transaction, per noi tapini non avezzi, è la politica di acquisto diretto dei titoli di Stato dei paesi membri dell’unione europea da parte della banca centrale. Una cosa normalissima ed usuale nel resto del mondo, proprio per evitare che i tassi, nei momenti di tensione, esplodano.  ( ovviamente, se si esagera, i tassi esplodono lo stesso, insieme all’inflazione ed all’economia del paese).  Lo fanno TUTTE le banche centrali OGNI SANTO GIORNO, negli USA, in Cina, In Giappone, in India, In Russia, NATURALMENTE in Inghilterra. Ma in Europa, PRIMA il paese che necessita di queste misure, deve mettere la testa od altri cosini sul ceppo e rassegnarsi alla scure. In poche parole, deve accettare un piano di rientro forzoso dal debito che prevede, in buona sostanza, la sottomissione ad una shock economy di quelle cattive.

Infatti: I titoli di Stato devono essere emessi da paesi in difficoltà macroeconomica grave e conclamata (requisito di condizionalità). La situazione di difficoltà economica grave e conclamata è identificata dal fatto che il paese abbia avviato un programma di aiuto finanziario o un programma precauzionale con il Meccanismo Europeo di Stabilità o con la Struttura Europea per la Stabilità Finanziaria. La data di avvio, la durata e la fine delle OMT sono decise dal Consiglio direttivo della BCE in totale autonomia e in accordo con il suo mandato istituzionale.

Ora: il MES, impone ai paesi che aiuta, QUEL CHE GLI PARE, per statuto.

E le conseguenze giuridiche di quel che succede ( qualunque siano, morti compresi) non ricadono PER LEGGE COSTITUTIVA sui suoi dirigenti.

Sostanzialmente , quel che è successo alla Grecia. Non solo cedere la sovranità ma cedere la sovranità ad un ente ostile, che impone regole durissime e insensate che no diminuiscono il deficit, perché gli introiti dello stato, causa collasso economico , scendono più rapidamente delle spese, distruggono l’economia interna e permettono  di mangiarsi l’intero apparato industriale e/o i beni interessanti di quel paese, facilmente ed a poco prezzo.

Sarebbe interessante capire perchè, unico istituto centrale nel mondo, la BCE non agisca per la riduzione ed il controllo del deficit, tramite le leve in suo possesso. Ovviamente questo ha molto a che fare con il regolamento cee istitutivo della stessa e con il terrore dello stato leader, la Germania nei confronti dell’inflazione. Ma questo non è sufficiente a giustificare come si continui ad usare una politica che, in ultima analisi, è autolesionistica per l’Europa nel suo insieme, travolta da un mondo che, senza scrupoli,  fa più debiti che paperelle di plastica.

Alla fine tutto si riduce al secondo punto.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Esatto e molto ma molto vero. Tutto, sempre più è al servizio della moneta. ovvero, essendo creata debito, del debito.

La politica monetaria, quindi, prevale su tutto e tutti. SI usa la moneta per creare altra moneta PRIMA DI OGNI ALTRA COSA, ovvero per speculare, non per investire.

Il motivo?

Beh, semplice, essendo l’inflazione bassa si ottengono buoni risultati senza dover creare una azienda, produrre qualcosa, inventarsi qualcosa ogni santo giorno, pagare stipendi, pagare tasse, tenere una contabilità, rispettare normative, pagar mutui… MOOOLTO più semplice.

Inflazione bassa= molti soldi disponibili per investimenti finanziari e quindi pochi per quelli in beni reali, strumentali o meno.

Sempre più economia di carta e sempre meno economia reale. Così i posti di lavoro non aumentano quanto la popolazione, le economie reali ristagnano, i debiti aumentano e le aziende pian piano si spengono. Come fare? Beh, semplice, mangiandosi un paese per volta. Questo agire, no è cattivo, come l’agire di un o squalo no lo è . E’ nella natura della bestia. Una bestia che non esisteva e che noi abbiamo creato ed ora vuole esistere e resistere. L’inflazione danneggia si gli stipendi delle persone normali ed i loro risparmi ma danneggia, ed in misura molto maggiore, le rendite finanziarie, perché fa tornare i capitali verso le cose reali ( o verso i beni rifugio): Questo, almeno nella testa delle grandi menti che propugnano la dominanza finanziaria, è il faro illuminate. La regola zero.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Andrebbe d’ora in avanti ripetuto ad ogni fine di discorso, da parte di ogni presidente del consiglio che si rispetti, in Europa e non solo Italiano. Un poco come il famoso “ceterum censeo carthago delenda est” con cui Catone il censore finiva sempre ogni suo discorso in senato.

Giusto per no dimenticarsi, analogamente, cosa ci minaccia, ogni santo giorno, al di la di tutto.

A parte tutto questo bi&ba, quel che ha detto ieri Draghi smentisce quanto aveva affermato qualche mese fa, ovvero che la BCE avrebbe tenuto una politica monetaria accomodante, continuando ad investire i capitali di ritorno dai titoli in scadenza nei buoni del tesoro dei vari stati europei IN PROPORZIONE ALLA QUOTA DI OGNI PAESE NEL SUO AZIONARIATO.

Il che nel nostro caso non è esattamente rassicurante, visto che così aumenterebbe l’acquisto di titoli tedeschi e diminuirebbe quello di titoli italiani ( per qualche decina di miliardi all’anno). Ditemi voi se ha un senso acquistare titoli IN PERDITA, anziché titoli che offrono un serio rendimento.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Ok.

Allora, dobbiamo una buona volta deciderci e stabilire se la BCE è indipendente, allora dovrebbe fare i suoi migliori interessi, acquistare i titoli a maggiore rendimento e calmierare quindi il mercato. Altrimenti, se è in realtà dipendente, si ammetta che tale dipendenza è politica. Ovvero dipende da scelte politiche, con tutta evidenza NON di tutta l’Europa e probabilmente di una sola parte. Una piccola parte. Un paio di paesi forse. O , per meglio dire, un SOLO paese e qualche satellite.

Ma in fondo c’e’ una spiegazione ancora più semplice:

siamo in un regime di dominanza monetaria».

I buoni del tesoro italiani, ai tassi attuali, sono un OTTIMO affare, vista l’affidabilità reale del paese.

Perché farli scendere?

 

Quando gli animali avevano il radiatore

Edaphosaurus, In una delle possibili ricostruzioni. Vi è chi ritiene che le “spine” perpendicolari alla cresta principale supportassero un tessuto adiposo simile alla gobba di un dromedario.

Alcuni anni fa, per essere esatti circa 252 milioni di anni fa, alla fine del Permiano, la Terra era un poco diversa da oggi. Un mondo desertico, arroventato, polveroso. In pratica un immenso Sahara.

Tipico affioramento della fine del Permiano. Sabbie desertiche.
Tipico affioramento della fine del Permiano. Sabbie desertiche.
Tra il Permiano ed il Trias, gola del Bletterbach vicino a Redagno, Alto Adige. Da bambino andavo a caccia di fossili in questa gola.

Le medie ed alte latitudini, corrispondenti alla Scandinavia, Siberia e Canada attuali ( e  le equivalenti zone della Patagonia e dell’Antartide, a sud) avevano un clima “decente” e gli animali “superiori” potevano “prosperare”. Le virgolette non sono casuali: era un mondo difficilissimo ed ostile alla vita. Se è vero che intorno ai poli c’erano acque abbastanza calde da consentire la vita ai coccodrilli, restava il fatto che le condizioni di insolazione restavano quelle proprie di un pianeta il cui asse è inclinato rispetto all’eclittica: MOLTO variabili.

In poche parole, notti o giorni interminabili, a seconda delle stagioni, che imponevano strategie di conservazione o dissipazione del calore, in animali che ancora no avevano sviluppato un metabolismo in grado di regolare la temperatura interna del corpo. La soluzione che questi animali trovarono fu quella…del radiatore, soluzione che fu applicata da varie specie anche non strettamente imparentate tra di loro, per evidenti e convergenti necessità evolutive.

Grazie al loro sistema questi animali potevano scaldarsi rapidamente, alla fine delle lunghe notti boreali, così essendo più attivi e veloci delle loro prede/predatori ( alcune erano carnivori, altri erbivori). Analogamente, quando le giornate erano lunghe, potevano disporsi “di taglio” rispetto alla luce del sole e dissipare efficacemente, proprio come un radiatore, il calore corporeo in eccesso.

Se pensate che non fosse una cosa poi così vitale, siete in buona compagnia, dato che molti paleontologi ritengono che in realtà queste “vele” avevano piuttosto o prevalentemente un ruolo rituale, venendo impiegate nel corteggiamento e/O nelle lotte territoriali.

A me pare poco probabile, dal momento che non si sono trovate, finora, prove di un dimorfismo sessuale ( la differenziazione tra maschi e femmine, tipica, ad esempio, degli ultimi dinosauri esistenti, gli uccelli) nelle specie interessate.

Disgraziatamente, questi adattamenti a condizioni tanto estreme ( si calcola che la temperatura media ai poli fosse allora più alta di quella attuale in Italia, ma con oscillazioni forti tra giorno e notte e, sopratutto, stagionalmente) non bastarono. Le cose peggiorano, all’improvviso.  Alla fine del Permiano, in un parossistico riscaldamento globale si estinsero. Insieme a circa il 90% delle specie esistenti.

Si calcola che ai Poli la temperatura arrivasse, nelle lunghe giornate estive , oltre i 30 gradi. Le acque delle zone tropicali avevano temperature comprese tra i 40 e 50 gradi ed erano estremamente acide e prive di ossigeno. In pratica, letali per qualunque essere vivente evoluto. E’ difficile calcolare le temperature delle terre emerse ma, se dobbiamo prendere a riferimento le aree equatoriali attuali, si può valutare che vi fossero temperature intorno ai 50- 60 gradi con massime oltre i 70, nelle aree interne. Per alcuni milioni di anni la Terra fu un posto apparentemente quasi disabitato, con funghi, alghe, qualche lichene. E lui:

 

Unico vertebrato evoluto,  il Listrosauro, una specie di incrocio tra un maiale ed un coccodrillo, che, a partire dalle aree polari, occupò, in beata solitudine, tutte le terre emerse ( così dimostrando una volta per tutte la teoria della migrazione dei continenti).

La specie più di successo nella Storia del pianeta.

Perché ci interessa? Perché è quel che ci potrebbe succedere, se non ci diamo una mossa.

Per rimanere a tempi vicini ecco un quadro:

Andamento della temperatura media del pianeta negli ultimi ventimila anni e previsioni per il 2100.

Saprete che lo scenario MIGLIORE, quello dell’accordo di Parigi, che sappiamo già essere irraggiungibile e troppo, troppo troppo ottimistico, prevede di impegnarsi per un aumento massimo della temperatura globale di due gradi.

Due gradi. Visto che, se va benissimo, la temperatura media mondiale aumenterà di due gradi, se va così così di 3 e se va come andrà di 5 o 6, ecco di cosa stiamo parlando. Due gradi in meno e ci ritroviamo con due km di spessore di ghiaccio al posto del lago di Garda. L’ultima era glaciale.

Due gradi in più e ci troviamo in una situazione mai esistita da quando esiste l’uomo ( si veda il grafico, per limitarsi agli ultimi ventimila anni).

Quattro gradi in più e ci troviamo nel periodo più caldo degli ultimi cinquanta milioni di anni. Cinque gradi in più e ci ritroviamo, appunto, alla fine del Permiano, prima dei dinosauri. Quando si superò una soglia critica e, nel giro di poche migliaia di anni la temperatura del globo aumentò di altri 5 gradi, quasi certamente a causa del rilascio improvviso di quantità enormi di metano da clatrati oceanici. Un periodo in cui al POLO nord c’erano forse 35 gradi d’estate. Della situazione all’equatore, abbiamo detto.

Da notare che le stime della temperatura all’equatore dei tempi sono rese difficili dalla mancanza di fossili. Gli unici presenti in buona quantità sono i conodonti, apparati boccali di enigmatici organismi, simili a lamprede primitive, che nuotavano male e venivano trasportati dalle correnti nelle zone equatoriali dove morivano a tonnellate, più o meno bolliti, visto che le temperature calcolate per le acque dove vivevano,  erano comprese tra 40 e 50 gradi.

Se è vero che noi potremmo anche organizzarci per resistere a tale situazione, è anche vero che potremmo avere qualche problemino per convincere le piante che ci mantengono in vita. Certo: funghi ed alghe, la forma di vita prevalente nei milioni di anni successivi all’evento di estinzione tra Permiano e Trassico, potremmo averne in abbondanza, ma non credo che una insalatina in salsa thai possa bastarci.

Dei migranti, delle sar e delle balle

 

La Lifeline. Immaginatevi 200 persone a bordo.

Quello dei migranti in arrivo sulle nostre coste , tra l’altro calati del 50% è un problema stagionale, o elettorale o, come in questi giorni, tutt’e due le cose. Ovvaimente NON è così, è un problema epocale che andrebbe affrontato con pari intensità per non farlo diventare anche esiziale, ma così lo riducono le cronache.

Come Lavandaie e gattini attaccati ai mammasantissimi di chiunque stia sulla tolda di comando, oggi ci occupiamo di una storia di attualità.

La nave Life Line, di proprietà della analoga ONG, battente bandiera olandese, ha recuperato un carico di migranti, è sovraccarica, vorrebbe portarli in Italia ma l’Italia, per bocca del suo ministro degli interni, la dirotta su Malta perché, a suo dire, i migranti sono stati raccolti nella zona SAR ( Search and rescue area) assegnata a Malta.

Malta dice che l’operazione di soccorso è stata effettuata FUORI dalla sua zona SAR, nella zona SAR della LIbia, normalmente sotto il coordinamento italiano e che quindi tocca all’Italia ed alla Libia decidere cosa fare.

Nell’indecisione, la nave, stracarica, rimane nel limbo Fortunatamente con mare non troppo agitato.

Intanto la cosa più importante: il porto vicino più sicuro sarebbe La Valletta, la gente a bordo della piccola e sovraccarica nave ha bisogno di aiuto, le leggi del mare impongono l’attracco al porto più vicino.

Chi rifiuta questo attracco sulla base di considerazioni amministrative commette un reato internazionale e come tale andrebbe perseguito. Ovviamente,  gli accordi amministrativi/operativi sono sempre di un grado inferiore, come influenza, delle normative internazionali per il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, tra le quali rientra, evidentemente ( per ora?) la vita.

Come stanno e come sono andate le cose?

Intanto vediamo, visto che nessun telegiornale è buono a farcele vedere, queste SAR, queste aree di ricerca e soccorso, come sono organizzate.

Qui vedete, intanto,la SAR Maltese. Come vedete si estende anche ad acque che NON sarebbero logicamente sotto il controllo di Malta, addirittura al di la di Lampedusa, fino a quasi alle coste tunisine. Ai tempi  fu così stabilito su pressante richiesta di Malta stessa che ne faceva una questione di orgoglio e prestigio internazionale, senza contare, ovviamente, la possibilità di avanzare future richieste su arre di interesse e sfruttamento economico ancora contese con l’Italia( come si vede dalla mappa). Rendendosi conto di cosa questo comportava ( lo vediamo in questi giorni) e con l’occasione determinata dalle varie missioni internazionali, Malta rinunciò ad una parte della sua SAR che fu assegnata all’Italia. Qui vedete la situazione aggiornata.

In pratica L’Italia e le varie missioni internazionali si assegnarono varie zone di competenza, all’interno della sar maltese mentre veniva istituita, storia dell’anno scorso, anche una SAR libica, sotto controllo misto italiano e libico, nella quale operavano ( ed operano) sia missioni internazionali che ONG. SOTTO COORDINAMENTO ITALIANO.

Ok. QUINDI?

Dove sono stati raccolti i migranti della Lifetime?

E’ difficile dare una risposta a questa domanda, senza i dati che vengono forniti dalle autorità marittime, perche l’AIS della nave, il sistema obbligatorio di monitoraggio della posizione, è stato riacceso solo poche decine di minuti fa, verso le ore 10 UTC

posizione Lilfeline 09 utc 23 06 2018

Come si vede la nave procede lentamente, è al limite tra SAR italiane e SAR di Malta, come ridefinite a partire dal 2016, ma sta nella SAR Maltese.

Ma DOVE sono stati raccolti i migranti? Questo è il punto chiave ed è anche quello che fa la differenza tra un arbitrio ( o una balla, tout court) del nostro ministro degli interni ( no, il minuscolo non è un refuso) e una giusta rivendicazione di competenza.

Siccome l’AIS della Lifeline era spento, come facciamo a sapere dove era al momento del recupero?

CI aiutano Twitter e…un’altra nave.

Infatti la Lifeline ha raccolto i migranti da due gommoni,  in una prima fase presso la costa libica e poiINTERVENENDO IN AIUTO AD UN’ALTRA NAVE, una gigantesca portacontainer danese, la Alexander Marsk, che già si era fermata a prestare soccorso. Basterà quindi verificare dove fosse la Alexander Maersk.

Purtroppo per avere uno storico lungo più di due giorni dei movimenti di una nave bisogna..PAGARE. I dati disponibili gratuitamente sono invece limitati alle ultime 48 ore.

Ecco quindi la prima posizione disponibile della portacontainer: le 9 UTC  ( ora di Greenwich) del 22 Luglio 2018.

posizione alexander maersk ore 9 del 22 06 2018

Quando è avvenuto il salvataggio?

Alle 20.23 del 21, ora UTC ovvero alle 22.30 locali, Lifetime è sul posto ad aiutare la Alexander.

Lo dimostra un Twitter.

Non è comunicata la posizione ma sappiamo che circa dieci ore dopo la Portacontainer è in navigazione a sud di Malta.

Considerando la velocità di 13 nodi una partenza intorno a mezzanotte, terminato il recupero, considerando che la portacontainer proveniva dal porto di Misurata, non è difficile capire che il tutto si è svolto fuori dalla SAR Maltese e dentro la SAR Libica, fino a qui sempre controllata e coordinata dall’Italia.

Il giorno prima, il 20, l’ONG aveva recuperato altri migranti alla deriva. Alle 23 e 50, ovvero alle 01.50 del 21 Giugno, stava ancora recuperandone.

La mattina del 20 aveva effettuato un altro salvataggio.

Ma dove era in quei giorni la lifeline? L’AIS era spento!

Ci aiuta sempre twitter:

Lifeline posizione il 17 Giugno.

Life Line posizione il 17 giugno da: https://twitter.com/MV_LIFELINE

Lifeline posizione il 20 Giugno 2.53 del pomeriggio:

ricostruita  sulla base di questo Tweet

Come vedete, ci sono pochi dubbi: era in acque internazionali, vicino alle coste libiche e le operazioni SAR che la riguardano si sono svolte in quelle acque.

QuNDI:

  1. MALTA HA RAGIONE, la competenza delle operazioni di recupero , in questo caso, NON è Maltese.
  2. L’Italia ( o meglio: chi ci rappresenta) ha torto, perchè la SAR competente era quella libica, gestita FINO AD IERI dall’Italia che si prendeva, qualche volta, la responsabilità morale di rimandare i migranti nei campi da cui erano appena usciti, quindi sta all’Italia coordinarsi ed organizzare le operazioni.  L’aver ceduto il controllo ai libici significa che per i migranti si apriva la certezza di un ritorno sulle coste libiche. Così stando le cose e con la responsabilità delle persone a bordo, quelli della Lifeline hanno fatto rotta su Malta e non su un porto libico come richiesto dalla Libia e, indirettamente dall’Italia, per un motivo elementare: nei campi di raccolta ( ovvero di concentramento) libici. SI MUORE, si viene stuprati si viene venduti come schiavi. Un porto libico IN QUESTA SITUAZIONE non costituisce un porto sicuro. Ergo, con l’Italia intenzionata a tirare per le lunghe per motivi propagandistici, si sono diretti verso Malta. Nel momento in cui anche Malta si è irrigidita, si sono fermati, per poi, mentre scrivo, riprendere lentamente il percorso.

3) Malta ha torto, MARCIO, quando non fa entrare nel suo porto la nave. Perché ormai questa è vicino alle acque territoriali Maltesi ed ha bisogno di aiuto. Che DEVE essere accordato, come recitano le norme internazionali ed anche elementari principi di umanità.

4) HANNO TORTO TUTTI E SONO DEI DANNATI IPOCRITI

Se uno legge i tweet dell’organizzazione si vedrà che sono stati affiancati da una motovedetta libica che, dopo un controllo, si è allontanata, senza particolari contestazioni.

Poche ore dopo sono cominciate le segnalazioni di imbarcazioni abbandonate.

Non si dica che è un caso. La Libia lucra su queste cose e noi gli permettiamo di farlo, anzi la incentiviamo a farlo, visto che ora il coordinamento italiano ha cessato di esistere. Ovvero abbiamo appena rinunciato ad esercitare un minimo di controllo sui traffici in corso, che sono TUTTI i mano libica, come sappiamo bene.

NE ABBIAMO LA PIENA E TOTALE RESPONSABILITA’

D’ora in poi, GRAZIE ALL’IDEONA DI LASCIARGLI CAMPO LIBERO, i libici faranno i loro giochetti in libertà, ed in questo modo magari riusciranno davvero a scegliere chi fare passare in Italia e chi invece andare a riprendersi. Avevate paura degli islamici radicali? Degli spacciatori? Dei furfanti matricolati?Grazie alle decisioni di abdicare al controllo di quel pezzo di mare, l’Italia consentirà alla Libia di fare il bello e cattivo tempo, sopratutto cattivo, sulla pelle dei migranti.  Ed a ben vedere, sulla nostra.

Naturalmente, NON si parla della Libia, in questi giorni, Libia che pure gestisce, a questo punto al 100%, tutto il traffico di migranti. Si parla delle ONG con le loro carrette dei mani, appese a qualche migliaio di euro raccolti su internet, che si limitano ad evitare morti in mare.

E’ più colpevole chi salva persone in mare o chi le mette ( o le lascia mettere) sui gommoni e poi, con le potenti motovedette pagate da noi, o le lascia affogare o le riporta nei lager costruiti CON I NOSTRI SOLDI?

Si discute della moralità e degli interessi nascosti dietro ai finanziatori di queste carrette delle ONG. Si potrebbe per un attimo discutere dei finanziamenti, probabilmente centinaia di volte più grandi, che sono andati ai nostri dirimpettai libici, con il risultato di abbattere del 50% il nr di migranti in mare, ma anche di aver aumentato in egual misura il numero dei migranti internati in campi da cui si esce solo per ritornare in mare ( pagando una mazzetta) o per finire o schiavi o sottoterra?

Dal fondo di quale letamaio osiamo sollevarci per reclamare purezza di intenti e trasparenza nei fondi per le ONG che operano nei nostri mari?

Smetteranno presto di operare, tranquilli.

Ci sarà qualche migliaio di morti in più, in mare ed a terra e, alla fine, qualche campo di concentramento in più. Di cui porteremo i peso morale ed economico. I migranti continueranno ad aumentare ma noi non li vedremo. Qualcuno li seppellirà a pagamento per noi e noi seppelliremo questo come un male necessario.

L’outsourcing del gulag, l’ho chiamato tanti anni fa, questo obbrobrio. Credo proprio che continueremo. Perché ALLA FINE, è un buon affare, tra motovedette, porti sistemazioni etc etc tutti realizzati con i NOSTRI soldi, molto ma molto ma molto più grosso di quello che dovrebbero fare le ONG,, TUTTE le ONG, a prescindere, nella ottenebrata mente di chi le vede come loschi trafficanti.

UPDATE:

Mentre si discetta raffinatamente sulle aree di competenza SAR, nel frattempo, la Alexander Maersk è arrivata con il SUO carico di migranti, circa 150 persone, alla fonda davanti a Pozzallo, in Sicilia.

A quanto pare il porto più sicuro raggiungibile più celermente.

Quale era, esattamente la differenza tra i migranti raccolti da una nave mercantile e quelli raccolti da una ONG?

Forse lo scandalo, in un mondo che si dichiara sempre più liberista e diventa invece sempre più spietatamente feudale è proprio che ancora esistano ONG, a prescindere.

Il denaro è finito. Le banche sono finite. Lo dice l’IMF

Bankosaurus

Il denaro è finito, le banche sono finite. Le banche centrali sono finite. Non lo dice un predicatore matto dell’Alabama, mentre cerca di convincervi a regalargli  i vostri inutili dollari per eseguire un rito di purificazione, ma Christine Lagarde in persona, in una conferenza tenuta presso la Bank of England, non esattamente in una riunione dei framassoni, in un consesso di oscuri illuminati o all’ultima riunione del Bilderberg.

Spero che ve la caviate con l’inglese, perché vale la pena di leggersela in originale.

https://www.imf.org/en/News/Articles/2017/09/28/sp092917-central-banking-and-fintech-a-brave-new-world

Mi pare una notizia, no? Ma voi l’avevate sentita? Se n’è parlato all’ultimo G7, tra un dazio e l’altro?

Chissa’.

Anche i banchieri possono avere il loro Minsky moment, mentale, per ora.

Una cosa che impressiona è questo livello di catastrofismo nelle posizioni di vertice mondiale. Significa, molto semplicemente che gli scenari più categorici che l’uomo della strada può concepire sono molto ma molto al di sotto di quanto viene già discusso, con una certa serenità, nelle cd “stanze dei bottoni”. Noi Cassandre lo troviamo consolante. Ogni tanto una conferma che non siamo matte,  nerovestite, dai capelli arruffati, o almeno che siamo in buona e qualificata compagnia, aiuta.

Come amica, la montagna

Come amica, la montagna, dicono, da sempre, nel Kurdistan. Il motivo, almeno qui su Crisis, non ve lo devo certo spiegare. Non dopo che decine di migliaia di persone sono state cacciate da Afrin, nell’immobilismo ed indifferenza generale, da milizie islamiche e soldataglie prezzolate varie, al soldo della Turchia. Ovviamente per poter riportare la pace, visto il nome dell’operazione “ramoscello d’olivo”. Magari quella cimiteriale, ma tant’è.

Un raro esperimento di convivenza, eguaglianza e tolleranza laica, la prima costituzione ecologista e sostenibile della storia recente,  si è chiuso, almeno per il distretto di Afrin, nell’ imbarazzo generale, al grido di “Allah è grande”. Non hanno amici i curdi, non ne hanno mai avuti, non ne avranno mai. La loro stessa esistenza mette in dubbio i confini di 4 o 5 stati.  Sopratutto costituisce una minaccia permanente effettiva per tutti i  regimi di questi stati. Non per qualche bomba o un poco di guerriglia, ma perché costituiscono un esempio ed un precedente di convivenza e laicità che sono l’esatto contrario di ciò su cui quei regimi si fondano o, nel caso della Turchia, si rifondano.

Piano piano che i cattivoni assoluti dell’ Isil  evaporano, o, per meglio dire, vengono riarruolati, sotto altre e varie bandiere, il quadro della Siria si fa più chiaro. Questo quadro prevede un confronto tripartito tra Iran, Turchia e stati del golfo vari, ciascuno con una propria agenda. In questo contesto la Russia si inserisce a fianco di Assad e dell’ Iran, con lo scopo di diventare la potenza di riferimento ed equilibrio della zona (una politica almeno secolare della Russia).

Per fare digerire la cosa alla Turchia, le lascia campo libero sul confine, così che possa coltivare i suoi sogni di grandezza. Gli Stati del golfo, come sempre, finanziano qualunque cosa metta in discussione i governi laici e/o ”filosciti” e quindi qualunque cosa sedicentemente islamica purché non sciita (tutto fuorché gli hezbollah).

Ovviamente ci sono motivi geopolitici “in grande” dietro la storia, si veda il rifiuto di Hassad al passaggio, gratis et amore dei, del previsto gasdotto dagli Emirati verso Turchia ed Europa, un affare da miliardi, principali beneficiari la Turchia, i paesi arabi e l’Europa. Ovviamente ci sono state cause scatenanti varie, oppressioni, repressioni, siccità, etc etc etc.

C’ sempre qualche motivo buono o supposto tale, per darsele di santa ragione, quando le cose vanno male. Alcune centinaia di migliaia di morti dopo sembra che,  alla fine, il vero scopo della Siria sia quello di fare da campo di esercitazione al fuoco per le truppe di mezzo mondo, una cosa sempre utile, per chi ha desideri di predominio mondiale, senza contare i dividendi dell’industria bellica.

Si, si sì sì, ma il gas (quello tossico) Ma il terrorismo? Riguardo al primo: siamo su Crisis, dicevo e non ci perdiamo tempo: una volgare false flag, per ricordare a tutti (rectius : provare a ricordare) chi comanda in zona e nel mondo. Due giorni dopo il supposto attacco con il gas, l’ esercito di Assad ha conquistato Duma, così dimostrando, se ce ne fosse bisogno, che non aveva alcun bisogno del gas, per farlo.

Ma il punto, visto che siamo su Crisis, è questo: il gas, come le mine, è un’arma schifosa, ma solo questo, un’arma.. serve per uccidere uomini e lo fa in modo brutale. Ma questo fanno TUTTE le armi. Morire dilaniato e sventrato da un proiettile di artiglieria o un pellet di una testata di un missile Smart, per coloro a cui capita, non è meno straziante che morire di gas o di mina. Ed il discrimine di una bomba o di un proiettile di artiglieria non è particolarmente migliore di quello del gas o delle mine. Le armi fanno schifo, tutte. E crederò alle campagne contro le mine, armi difensive povere quanto efficienti, contro eserciti invasori e/o contro forze preponderanti, quando vedrò campagne contro i missili intelligenti le bombe ed i proiettili di artiglieria che, storicamente, sono quelli che fanno più morti tra i civili. Assad sta vincendo sul campo e con lui l’Iran e con l’Iran gli Hezbollah, etc etc etc. Gli USA e l’Europa avevano ed hanno un bisogno disperato di sedersi, senza averne titolo, al tavolo dei trattati che decideranno il futuro di quel che resta della Siria. Ci voleva una false flag e, da almeno tre anni, è la terza volta che la usano, l’hanno trovata.

Non ci crede nessuno, (salvo qualche idiota e chi è pagato per crederci) sa di tappo, anzi: di muffa, da quanto è stantia, E’ credibile quanto il ciuffo di chi ha deciso via Twitter di usarla ma fa il suo mestiere. Scandalizzarsi è giusto ma inutile. E in Siria, da molti anni, le persone, per sopravvivere, hanno imparato a non scandalizzarsi ed a dividere le cose in utili ed inutili. I curdi lo sanno bene: la loro avventura continuerà fino a che saranno utili e nella misura in cui saranno utili. Uniche amiche le montagne.

Breve storia immaginaria di un paese inventato

C’era una volta, tanto tempo fa, un piccolo paese chiamato Svoglia. La vita in Svoglia scorreva mediamente felice se non fosse che gli abitanti, detti Svogliati, preferissero sistematicamente delegare, a chiunque si desse sufficiente pena di volerlo fare, la gestione del paese. Gli Svogliati, in sostanza, avevano come indole nazionale la convinzione che la comprensione del mondo fosse troppo faticosa, inessenziale e da evitare accuratamente.

Il paese, poco meno di un secolo prima, era uscito sconfitto da una brutta guerra (pur continuando a raccontarsi di averla vinta). Subito dopo la guerra aveva accettato denaro (ed una pesantissima ingerenza politica, militare e culturale) dal paese emerso vincitore del conflitto. L’opinione degli Svogliati era che la cosa più saggia da fare fosse seguire le orme dei vincitori, mutuare i loro usi e costumi e bollare come vecchia ed ammuffita tutta la propria tradizione popolare.

Seguirono anni molto felici segnati da una massiccia industrializzazione, dalla realizzazione di abitazioni più vivibili, dall’aumento del tenore di vita e da un forte incremento demografico. Tutto quello che appariva come “nuovo” veniva acriticamente esaltato, senza alcuna reale riflessione sulle conseguenze nel lungo periodo. Il propellente primo di tutto questo fervore erano le fonti energetiche fossili (petrolio), il cui sfruttamento, a tassi sempre crescenti, garantiva la possibilità di trasformare materie prime in manufatti da rivendere sui mercati interni ed esteri. Uno dei prodotti trainanti dell’industria manifatturiera di Svoglia furono le automobili, che gli Svogliati apprezzavano molto in tutte le loro funzioni: l’esibizione di aggressività e di status economico, l’eliminazione della fatica fisica e la possibilità di utilizzarle occasionalmente come alcove (che, in una cultura fortemente controllata dal clero, offriva una importante valvola di sfogo).

L’entusiasmo per il nuovo “oggetto dei desideri” entrò in sinergia con l’atavica abitudine degli Svogliati di non ragionare sulle conseguenze a lungo termine delle proprie scelte. Il risultato fu che la crescita dell’intero paese si modellò sul nuovo mezzo di trasporto. La rete stradale fu potenziata in modo da garantire a tutti la possibilità di muovere le proprie autovetture avanti e indietro. Interi quartieri e piccole città furono realizzati come strutture alveari prive di servizi essenziali, accessibili unicamente per mezzo di automobili. Il commercio si focalizzò in poche enormi strutture lontane dagli abitati dette “centri commerciali”. Il trasporto pubblico, soprattutto su ferro, fu abbandonato ad un lento declino.

L’adesione acritica nei confronti della nuova modalità di trasporto fu tale da produrre la convinzione diffusa che l’automobile fosse ormai “indispensabile”, ignorando l’evidenza che per millenni se ne era fatto benissimo a meno. Gli Svogliati subirono passivamente (quando non vi aderirono attivamente) la propaganda del comparto industriale legato alla produzione di automobili, alla raffinazione dei carburanti, ai servizi ad essa collegati, diventando succubi di un nuovo modello di auto-sfruttamento.

Ciò che gli Svogliati si rifiutavano attivamente di vedere era quanta parte del loro lavoro e delle loro fatiche contribuiva unicamente ad alimentare un meccanismo per cui alcuni quintali di ferraglia venivano quotidianamente spostati avanti e indietro solo per movimentare passeggeri del peso di poche decine di chilogrammi, in questo producendo malattie da sedentarietà, da inquinamento, da stress, congestione dei centri urbani, declino della vivibilità e distruzione su larga scala di risorse non rinnovabili.

Mentre altri paesi iniziavano la conversione a modelli di trasporto più sostenibili, gli Svogliati si incaponirono nell’errore. In parte ciò fu dovuto alla protervia con la quale le generazioni più anziane restarono abbarbicate alle proprie convinzioni e, parallelamente, alle leve del potere. A distanza di decenni, la gran parte delle cariche politiche, economiche e burocratiche del paese restava in mano a persone cresciute negli anni del “grande sviluppo” che, nei decenni successivi, avevano fattivamente ostacolato, ‘con ogni mezzo necessario’, il ricambio generazionale (o al limite promuovendo giovani portatori dei loro stessi valori). Il mantenimento delle leve del potere nelle mani di persone fisicamente debilitate dall’età contribuì alla fossilizzazione del modello di trasporto basato sull’auto privata, laddove in altri paesi erano state proprio le nuove generazioni, fisicamente ancora prestanti, a spostare la barra del timone in direzione di forme di mobilità attiva.

Gli Svogliati operavano, collettivamente, la sistematica negazione di ogni possibile alternativa alla propria condizione (un meccanismo ben noto alla psicoanalisi), proprio per alleviare la sofferenza derivante dal vivere in città soffocanti e disfunzionali. Come si può immaginare non andò a finir bene: man mano che le risorse energetiche non rinnovabili progredivano ad esaurirsi, l’intero modello economico su esse basato affrontò una inevitabile crisi. L’aumentare dei costi di estrazione e del declino dell’energia netta disponibile[1] provocò un picco dei prezzi del carburante, che non potè essere assorbito dalla capacità di spesa della popolazione.

Per un breve lasso di tempo diventò evidente quanto la diffusione dell’uso dell’auto privata dipendesse strettamente dai costi ad essa connessi, e quanto tale modello fosse incompatibile con un ulteriore aumento di tali costi. Una parte del comparto petrolifero scelse allora una strategia di abbattimento del prezzo al barile, per evitare di mandare in crisi l’intera organizzazione trasportistica mondiale (al prezzo non proprio trascurabile del collasso economico di alcuni paesi produttori, i cui costi di estrazione finirono con l’essere superiori ai prezzi di mercato). Ma il palliativo fu solo temporaneo, l’economia mondiale entrò in un lungo periodo di stasi. Dopo pochi anni il problema, inevitabilmente, si ripresentò.

Per gli abitanti di Svoglia questo rappresentò un brutto risveglio. I loro stili di vita, le loro abitudini, le loro intere città risultarono dipendenti da una modalità di trasporto dai costi non più affrontabili, sia in termini di carburanti, sia di costi di fabbricazione. Improvvisamente diventò evidente come l’intero sistema industriale dipendesse a doppio filo dalla trasformazione di grandi quantità di energia, disponibile fino a quel momento in forme quasi gratuite, in materie prime e manufatti. Venuta a diminuire la disponibilità energetica tutto iniziò a declinare.

Soprattutto iniziò a declinare la produzione di cibo, per decenni supportata da forme esasperate di sfruttamento dei terreni e dall’uso di fertilizzanti e pesticidi di origine industriale. Dovendo scegliere tra il morire di fame e l’abbandono della mobilità motorizzata, fu ben presto evidente l’inessenzialità della seconda. Con l’abbandono delle automobili anche la manutenzione di una rete stradale di fatto ipertrofica perse velocemente la propria utilità. Le città si ricompattarono, e molti dei quartieri extraurbani finirono abbandonati e demoliti, con grande rimpianto per i terreni fertili ormai irrimediabilmente perduti.

La nostra storia immaginaria di un paese inventato ha quindi un finale brutale, che racconta di un brusco risveglio. Gli Svogliati potranno ancora cavarsela, ma la loro attitudine collettiva ad ignorare le conseguenze delle proprie scelte ci fa temere per il peggio. Resta, a noi lettori, la consolazione di vivere in una realtà molto diversa. O forse no.

[1] In sostanza la sostenibilità di un modello di trasporto pesantemente energivoro come l’attuale dipende in senso stretto non tanto dalla disponibilità di risorse, quanto dalla quantità di energia netta disponibile. L’energia netta (EROEI) è data dal rapporto tra energia consumata nella produzione ed energia ricavata. Se questo rapporto è elevato (100:1 per il petrolio agli albori), il modello economico/sociale si organizza su consumi elevati e grande produzione di manufatti. Più il tempo passa, più le riserve maggiormente redditizie vengono sfruttate, lasciando solo quelle ad EROEI più basso. Ciò non comporta un immediato declino dello slancio produttivo, poiché il calo dell’energia netta è compensato in parte dall’infrastrutturazione precedentemente realizzata, in parte dall’innovazione tecnologica, in parte dalla messa a sistema di quantità crescenti di giacimenti a media resa. Ma sul lungo periodo il declino generalizzato dell’energia netta disponibile comporta inevitabilmente l’abbandono delle forme d’uso più esageratamente energivore in favore di quelle meno esose e più immediatamente utili, come la produzione di cibo.

 

Ponzi Planet

Immagine tratta da http://planetponzi.com

disclaimer: questo non è un post catastrofista. E’ il babbo di tutti i post catastrofisti. Non parla di collasso dei clatrati, o di picco del petrolio o di bolle speculative. In effetti, in rapporto a quanto tratteggiato, il picco del petrolio o l’instabilizzazione dei clatrati dei fondali artici, pur fenomeni di per se esiziali dell’attuale paradigma economico, potrebbero essere considerati fenomeni desiderabili, in quanto relativamente remoti nel tempo.

Qui parliamo di una miccia già accesa che non è più lunga di cinque anni.

Esagerato?

Forse si, forse no. In ogni caso, allacciate le cinture.

Carlo Ponzi, per chi non lo sapesse, è l’eponimo del cd “schema ponzi”, da lui utilizzato con un certo successo negli anni ‘20 e da tanti altri ripetuto sotto ogni cielo, fino ai giorni nostri. Lo schema è presto spiegato: si trova una opportunità economica vantaggiosa , si raccoglie un primo gruzzoletto grazie ad un manipolo di investitori, si ridistribuisce generosamente il ricavato, si ripete il gioco, via via che nuovi investitori si assiepano. Molto rapidamente, l’attivita’ economica di partenza diventa un pretesto e prevale la distribuzione dei capitali affluiti dai nuovi investitori come dividendi a quelli precedenti, finché, ad un certo punto, il denaro in uscita supera quello in ingresso, aumentano i problemi, gli investitori chiedono il rientro di tutto il capitale investito e non solo i dividendi ed il castello crolla su se stesso, lasciando migliaia, a volte milioni, di persone più povere. Dalle nostre parti, questo schema truffaldino è spesso meglio conosciuto come l’aeroplano, da una sua versione con questo nome che ebbe un notevole successo circa 30 anni fa.

In realtà, Ponzi, Madoff e gli altri cattivoni del genere sono solo una espressione della eterna pulsione umana a trovare scorciatoie verso il benessere. Dalla bolla dei tulipani a quella delle criptovalute, i soggetti come lui sono solo la naturale espressione della necessità evoluzionistica di occupare una ben precisa nicchia ecologica. Insomma: il sonno della ragione (economica) genera i Ponzi.  Lo schema è stato ripetuto più e più volte, con successo crescente, grazie alla velocità delle transazioni elettroniche, con scossoni sempre più grandi, l’ultimo più famoso, quello provocato da Madoff, che,  complice il pessimo tempismo, il collasso, per oltre 60 miliardi di dollari della sua società è coinciso con il momento più nero della crisi dei mutui subprime, si è beccato una condanna all’ ergastolo.

Ovviamente OGNI-SANTA-VOLTA che questi castelli finanziari sono collassati, ogni singola istituzione nazionale ed internazionale si è premurato di ricoprire di infamie il reprobo traditore della fiducia degli investitori, giurando e spergiurando che, nonostante certe pecore nere, il mercato è sano, in mano ad istituzioni finanziarie sicure, che le regole sono chiare, certe, infallibili, che la guardia contro questo genere di abusi sarebbe stata ancora alzata etc etc.

La pena esemplare a Madoff ha dimostrato che questo genere di cose spaventano DAVVERO l’establishment, per un motivo molto semplice, a mio avviso. Perché sono un pericolosissimo canarino nella miniera, sono un campanello di allarme che può alzare l’attenzione sul resto del mercato e sulla realtà più grande, evidente e ignorata (negarla, infatti, è impossibile). Viviamo in un ciclopico schema Ponzi globale. Anzi: in schemi Ponzi multipli, ciascuno dei quali dovrebbe, in teoria, fungere da sostegno in caso di implosione di uno degli altri. In ordine sparso, abbiamo uno schema Ponzi immobiliare, uno schema Ponzi finanziario, uno schema Ponzi estrattivo ( il fracking) e, ovviamente, uno schema Ponzi  finanziario, il tutto annaffiato da future ed altri titoli tossici per un multiplo spaventoso, nessuno sa veramente quanto grande, delle intere ricchezze del mondo.

E qui arriviamo alla parte che credo più immediata e facilmente comprensibile del Pianeta Ponzi, che abbiamo costruito e stiamo costruendo, ai danni di quello reale.

La crescita mondiale si regge, da sempre, sul credito, ovvero, per essere esatti, sul debito.

Per molto tempo, la corsa tra debiti crescenti e fatturati (mondiali) crescenti, si è chiusa in vantaggio per i fatturati. Ma da 20 anni e sempre più velocemente negli ultimi tempi, i debiti sono aumentati più rapidamente del prodotto interno lordo mondiale. Negli ultimi dieci anni il debito totale, pubblico e privato mondiale è aumentato di oltre il 7% di pil all’anno, superando ampiamente la presunta crescita, avvenuta dopo il crollo del 2008.

La situazione attuale è la seguente: il totale ( per difetto, perché una parte dei debiti tra privati non compare nelle statistiche e non tutti i debiti pubblici sono contabilizzati come tali) dei debiti mondiali in venti anni è più triplicato, in dieci è più che raddoppiato.

Come dicevo, la crescita non gli è stata dietro.

Infatti,  il debito è passato dal 217% al 318% del PIL mondiale, che è di circa 77 Trilioni di dollari. Nel 2017, è aumentato di 16 trilioni di dollari, oltre il 20% del PIL mondiale!!!

La cosa interessante, nel senso della cd “maledizione cinese“, è che il totale della ricchezza mondiale, la somma del valore di tutti i beni, pubblici e privati, di tutta la liquidità detenuta, di tutti i brevetti, di tutte le aziende, di tutti i terreni etc etc è stimato in circa 260 miliardi di dollari. Negli ultimi dieci anni è aumentata, sopratutto grazie all’andamento delle borse, di circa 60 trilioni di euro e si stima che continui a crescere, se le cose vanno bene, di circa un 3.8% all’anno, nei prossimi 5 anni, toccando quindi i 340 triliardi di dollari nel 2022. Nel frattempo, se anche il debito continua a crescere come nell’ultimo anno, ovvero ad una velocità multipla rispetto alla ricchezza, saremo arrivati ad una cifra simile, 313 triliardi di euro. Negli anni immediatamente successivi avverrà il sorpasso.

In pura, quanto grossolana, teoria, NESSUNO AL MONDO POSSIEDERA’ PIU’ NULLA.

Infatti il debito procapite supererà la ricchezza procapite.

Il possesso di qualcosa, di qualunque cosa, sarà del tutto provvisorio, appeso alla possibilità di ripagare questo debito.

A quel punto quindi, i nuovi debiti NON potranno essere basati su beni reali, o, per meglio dire, l’intera ricchezza esistente al mondo non basterà a ripagare, ovvero garantire, i debiti contratti, mentre la NUOVA ricchezza creata non sarà in grado di coprire i nuovi debiti. Lo stato di insolvenza sarà certo ed assoluto, l’intero Schema collasserà, al primo stormire di foglia.

E’ bene chiarire che questo è uno scenario ottimistico; positivo. POSITIVO. ripeto. Perchè si basa su ipotesi di crescita tutte da dimostrare e sull’assenza di sconquassi non previsti. Le cose, infatti, potrebbero andare a rotoli più velocemente di così.

La tempistica esatta, ovviamente non ci è nota, come non è mai nota, per le infinite variabili, per ogni schema Ponzi che si rispetta. SE fosse prevedibile, ovviamente, per il fatto stesso di esserlo, sarebbe già avvenuta. Basta infatti che anche solo una piccola percentuale degli aderenti senta puzzo di bruciato e si comporti di conseguenza per far collassare il sistema.

Per analogia, questa volta basterà il collasso di un sufficiente numero di istituti di credito, generato da una crisi qualunque, che porterà all’impossibilità di esigere, per i più vari e comprensibili motivi, una quota consistente dei propri prestiti, per fare da innesco, da miccia, alla deflagrazione. Se quindi la tempistica non è certa, è però certa la caratteristica sostanzialmente truffaldina della sedicente crescita mondiale che ci millantano da tanti anni.

Di solito l’obbiezione regina a queste considerazioni sul debito è grossolana quanto, sostanzialmente, falsa:

“il debito di uno è il credito di un altro”. Quindi, secondo questa affermazione, non esiste problema: le due partite si chiudono, per necessità, in pareggio. Peccato che la parte che concede un prestito e quella che lo riceve NON sono simmetriche. Non si tratta di due cittadini che si scambiano vicendevolmente promesse ma di due diverse e non intercambiabili parti della Società.

L’una infatti, ha l’incarico di RIPAGARE i prestiti, con la propria attività CREATRICE di ricchezza, l’ altra di valutare i beni posti a garanzia del prestito, basato sui risparmi di cittadini ed imprese consimili al richiedente e, di conseguenza non dovrebbe fare prestiti senza le suddette e senza che le suddette, come noi comuni mortali sappiamo benissimo, siano almeno un ragionevole multiplo del prestito stesso.

Questo, lo dicono con assoluta evidenza le cifre anzidette, non è successo, non succede e non succederà, macroscopicamente, su scala mondiale. Vengono fatti decisamente MOLTI più prestiti di quanto sia possibile e di conseguenza i risparmi , ovvero la ricchezza accumulata dal sistema viene sistematicamente distrutta, in quanto, come abbiamo visto, i beni creati non sono in grado di tenere il passo con i debiti generati.  Di conseguenza, il collasso dell’una quindi, NON si traduce nella ricchezza dell’altra. La somma zero esiste solo nella bacata testa degli economisti che la propugnano e degli analisti che ci ricamano sopra scenari con la consistenza delle armate di Hitler, nei giorni del bunker della cancelleria.  ( una redutio ad Hitlerum ci sta sempre bene).

In ogni caso, alla fine, SE si arriverà davvero alla fine, diventerà TUTTO degli istituti di credito. Infatti una economia al collasso porterà alla fine all’escussione di tutti i i beni posti a garanzia, alla svalutazione di quelli non posti a garanzia, al blocco e scomparsa dei conti correnti, alla ipersvalutazione dovuta alla necessità di mantenere flussi finanziari vitali da parte degli stati centrali…

Gli istituti sopravvissuti o, più probabilmente, lo stato che gli sarà subentrato per “salvare i salvabile”, diventeranno proprietari di milioni di beni immobili, aziende macchinari brevetti… e non sapranno che farsene, per mancanza di strutture gestionali, di cultura “imprenditoriale”, e, sostanzialmente, di un mercato residuo che valorizzi i beni stessi, permettendo un recupero di liquidità che possa essere rimessa in circolo. Le partite si annulleranno, è vero, ma il risultato finale sarà quello di cancellare i risparmi di intere generazioni, insieme a chi li ha cosi mal gestiti.  Niente risparmi, Tutto statalizzato o in mano ad enti nazionali o addirittura sovranazionali, economia di sussistenza….

Sarà uno strano socialismo senza socialismo, sarà una situazione non voluta, non prevista non teorizzata e non preventivata.

Oppure sarà peggio, sarà un collasso generale. NON c’e’ bisogno che vi dica che, come ci urlano alcune migliaia di anni di storia, questo è lo scenario di gran lunga più probabile, con contorno di “guerre di alleggerimento e distrazione”.

Tutto considerato, alla fine il picco del petrolio non arriverà per la fine del petrolio. Avverrà per la fine dei soldi.

Niente più crediti, niente più debiti e niente più soldi, creati dal niente per alimentare la folle macchina in corsa verso il baratro.

Se il denaro è sostanzialmente creato a debito e se stiamo raggiungendo il limite FISICO dei debiti realisticamente sottoscrivibili, stiamo forse raggiungendo il picco del denaro.

Forse, fra i tanti picchi di cui noi catastrofisti ci siamo finora occupati, questo dovrebbe essere quello che dovremmo seriamente affrontare, visto che impedirà una gestione decente ed ordinata di tutti gli altri ( necessario eufemismo finale).