Geologo, Ingegnere ambientale, ho introdotto per primo in italia il concetto di retrofit elettrico dei veicoli esistenti. Parlo troppo, troppo veloce di troppe cose. Non-mi-si-regge. Il mondo è complicato, connesso, fuso, pieno di sentieri e strade che si incontrano, si intrecciano. Mi piace esplorare quelle piu' strambe.
L’avete già capito. E ve l’aspettavate. Noi di Crisis da sempre siamo per uscire dal petrolitico, l’era del petrolio bruciato. Da sempre siamo per uno sviluppo accelerato delle energie rinnovabili e di una economia evolutiva, ovvero re distributiva e non della crescita. Per l’abbandono del concetto di consumatore, base, manco a dirlo del consumismo e inesorabilmente dell’economia del debito. QUINDI è ovvio che, in merito al prossimo referendum, siamo per votare sì, per tutti gli ottimi motivi esposti da tutti i fautori del si. Do per scontato che sappiate di cosa si tratti. In fondo siamo su Crisis, mica su casabella¢o cose cool della prossima estate.
Quindi: perché votare sì? Perché no. Non è una buona idea continuare a cavare petrolio nei nostri mari. Ma questo, già ve l’hanno detto.
Bene. Ok. E ALLORA?
Allora, per dare un contributo un filo controcorrente, mettiamoci, per un attimo, il cappello con su scritto: i love oil.
Bene: se ami davvero il petrolio, se trivellare madre terra e’il tuo personale modo di interagire con il mondo in mancanza di donne, se conservi con amore una fiala di petrolio di Gawar, beh, proprio in questo caso, perfino in questo caso, il tuo amatissimo petrolio lo dovresti lasciare sotto terra. Intanto perché bruciare una cosa preziosa ed indispensabile come il petrolio, una cosa dalla quale si fanno fertilizzanti, medicine e la base plastica del tuo civilizzatissimo mondo, e’ da idioti. Eh sì, perché oltre i due terzi del petrolio viene bruciato subito, ho idea che lo sappiate, ed il terzo rimanente, venendo riciclato in minima parte, finisce comunque bruciato, con grande gioia degli alveoli polmonari di qualche vivente nei dintorni.
Che peccato, no, per chi ama tanto il petrolio, il mistero della sua origine, il suo ancestrale olezzo di distillato invecchiato milioni di anni in geo barrique? E poi, non è certo un grande affare. Trivellare e produrre oggi significa rinunciare ai due terzi, forse all’80%, dei guadagni possibili. Perché il prezzo del barile( e quindi del metro cubo di metano) risalirà, statene certi e risalirà a livelli ancora più alti di quelli rivisti negli anni passati. Conviene, quindi, lasciarlo dormire sottoterra. Tenerselo buono buono per un decennio o due. Magari cinque o sei. Sarà un affare migliore tirarlo fuori quando sarà finalmente compreso, l’oro nero. Quando a nessuno passerà più per la testa di bruciarlo o sprecarlo. Quando il suo costo al litro sarà più alto di quello di un litro di buon rosso di carmignano.
Si vabbe, torna sulla Terra, dai.
Hai ragione, coraggioso lettore di Crisis ed eccomi di nuovo qui.
Restando tra di noi mi pare ancora più semplice. La produzione metanifera e petrolifera nostrana, mai lontanamente in grado di renderci autosufficienti, e’ da anni in forte calo, per puri motivi di sfiga geologica. Abbiamo una geologia vivace e piuttosto attiva ed interessante nel senso della maledizione cinese e questo mal si accorda con succulenti giacimenti. Far fuori il poco che resta non è quindi una buona idea in termini strategici. Non supereremo mai la produzione attuale, che vale qualche per cento dei nostri fabbisogni. Quindi tanto vale aspettare quando, in un futuro, avremo fortemente ridotto la nostra dipendenza dalla combustione di krill morto milioni di anni fa.
La stessa identica produzione di petrolio e metano sarà allora una percentuale assai più importante dei nostri fabbisogni e darà un contributo proporzionalmente maggiore al benessere della nostra bilancia dei pagamenti.
Eh, ma i posti di lavoro…nessuna paura.
Se c’è un settore che non conoscerà crisi se non momentanee e’quello delle estrazioni. Tocchera’ girare il mondo, certo. Ma l’hai scelto tu, bellezza, un ben remunerato lavoro di merda. E poi…andiamo, non si può usare la stessa scusa tutte le volte. L’hanno già usata per il salvataggio di Banca Etruria, degli&dagli amici babbioni del babbino della madrina della madre di tutte le riforme costituzionali…
Riconosco che può sembrare strano, su Crisis, un post dedicato ad un blindato.
Il punto è che la mamma di tutte le crisi si lega in modo indissolubile con malversazioni, manovre lobbistiche, proiezioni di sterile Potenza, pie illusioni di risoluzione armata dei conflitti sistemici per le risorse, mantenimento dello status quo mondiale e affaristico, etc etc.
Semplicemente, su questo non tanto piccolo, viste le cifre coinvolte, scandalo, mi è caduto l’occhio, leggendo un post sui numerosi conflitti di interesse affrontati e risolti con discreta soddisfazione delle lobbies di volta in volta coinvolte, da parte del governo Renzi, in buona continuità con quelli precedenti.
Manco a dirlo, l’acquisto di qualche miliardo di sistemi d’arma nuovi nuovi rende felici o almeno parecchio soddisfatte un bel po’ di lobbies assortite. Ma andiamo con ordine.
Con due atti successivi, il governo italiano ha deliberato di acquistare 249 e poi 381 blindati ( erroneamente definiti da molti giornali carri armati) Freccia, per un totale di 630 mezzi. per una coincidenza strepitosa uno per ogni parlamentare.
Quanto ci costano? Presto detto: il primo lotto, nel 2009, ci era costato 1,6 miliardi per 249 mezzi, ma aveva compreso, ovviamente, anche la ricerca e lo sviluppo ( anche se il freccia deriva strettamente, pregi e difetti, dal blindo centauro). 6.43 milioni per blindato. La nuova fornitura, per altri 2.6 miliardi complessivi, e’ stata approvata a gennaio 2015, dal governo Renzi tanto impermeabile alle lobbies da vedere il Capogruppo PD in commissione difesa tentare invano di bloccare la decisione del governo, presa lo stesso giorno in cui si coronava, tra l’altro, il sogno da oltre 5 miliardi di euro dell’Ammiraglio De Giorgi, proprio perché a suo dire pesantemente inquinata dalle pressioni delle aziende di armamenti. Ci sarebbe da parlare anche di questi sogni di gloria e deliri proiettivi di potenza di una marina che non riesce a garantire sufficienti mezzi e carburante alla guardia costiera per evitare centinaia di morti in mare all’anno, ma rimaniamo su QUESTO delirio terrestre.
Piu di un avanzatissimo israeliano Merkava IV. 4.5 milioni di dollari
Piu’ di un corazzatissimo inglese Challenger 2. 4.2 milioni di sterline.
Sono i migliori mezzi blindati occidentali in circolazione, i più potenti e sofisticati, con i sistemi di offesa e difesa più costosi e complessi. Possono resistere a qualunque cosa o quasi ( in realtà i razzi a doppia testata cava, che cominciano ad essere in dotazione a molti gruppi, sono in grado di bucare, in certe condizioni, anche le loro corazze). Hanno cannoni precisissimi. Sistemi avanzatissimi di stabilizzazione del tiro, motori da 1500 cavalli, corazze stratificate e reattive….insomma stanno al freccia come una Jaguar sta ad un pulmino Volkswagen.
i freccia costano perfino di più, ed è tutto dire,, visto gli elevati costi di sviluppo spalmati su un esiguo numero di esemplari, dei carri ariete, che questo documento riporta con un costo unitario di 6.8 miliardi di lire, che potremmo rivalutare spannometricamente come 6.8 milioni di euro.
Lo stesso documento riporta, sulla riga immediatamente successiva, il costo del blindo centauro di cui, ripeto, il freccia e’una derivazione da trasporto truppe, decisamente meno potente e costosa, dal punto di vista dell’armamento. 3.8 miliardi di lire, che possiamo tradurre con 3. 8 milioni di euro, per riportarlo ai nostri giorni. Caro, come si vede dal confronto con veri carri armati, ma pur sempre poco più della metà’ degli irresistibili Freccia.
Vi sembrano conti dubbi? Allora che ne dite dei 10 milioni stanziati nel 2011 per la progettazione lo studio e la realizzazione di due prototipi del centauro II, un veicolo ovviamente più sofisticato e moderno del centauro ed almeno alla pari con il freccia ( senza contare le differenze di armamento) Si tratta di prototipi, quindi la costruzione non è in serie, molti apparati sono integrati per la prima volta etc etc etc. Eppure costano 5 milioni di euro l’uno. Oltre un milione di euro meno degli esemplari di serie del fantasmagorico veicolo “corazzato”.
A questo punto, credo ci aspetteremmo una via di mezzo tra la macchina di Batman e l’astronave di capitan harlock.
Invece no. I veicoli in questione non sono in grado difendere i soldati che trasportano in caso di attacco con bazooka, missili spalleggiati o grossi calibri. Al più possono salvarli da uno ied. ( Improvvised Explosive Device) non troppo potente o dalle raffiche di kalashnikov. Per resistere ad un cannoncino come il loro, da 25 millimetri ( da confrontare con i 105 o 120 dei vecchi e nuovi carri) o da una mitragliata di una camionetta “tecnica” di qualche milizia, devono essere dotati di blindature aggiuntive, che ovviamente fanno lievitare il costo.
I blindo centauro , utilizzati in Somalia e in Afghanistan sono stati in qualche modo ricoperti con piastrelle reattive in grado almeno di difendere gli occupanti da proiettili fino a 30 mm o razzi spalleggiati di modesta potenza. Di fatto, dei 250 mezzi realizzati solo 17 sono stati collaudati sul campo in Afghanistan e questo per il banal motivo che in realtà non sono particolarmente più sicuri di una camionetta blindata come il lince, dato che costituiscono un bersaglio più pagante per i gruppi dotati di razzi, dai quali, come visto, non possono difendersi. Dalla loro, grazie alla relativa leggerezza, hanno una velocità massima di oltre 100 km l’ora che però risulta di scarsa utilità sul terreno urbano e fuoristrada, tipici dell utilizzo di questi mezzi.
Non è ancora chiaro? Il Merkava ha dimostrato di non essere sempre in grado di difendere i soldati trasportati ( sì perché può portare alcuni soldati oltre all’equipaggio, all’interno) pur avendo una resistenza equivalente ad oltre 600 millimetri di acciaio, ottenuta con una corazza complessa, cariche reattive, etc etc etc.
QUINDI l’esercito israeliano ha deciso di realizzare un trasporto truppe ANCORA PIÙ PROTETTO del Merkava, ma da esso derivato. A quanto pare il veicolo corazzato più protetto e sicuro al mondo.
costo: 3 milioni di dollari, meno della metà di un freccia. Con un calcolo approssimativo basato sulla capacità di resistere delle sue corazze, circa dieci volte più sicuro.
Breve sintesi: L’Italia ha quindi deciso di dotarsi del più caro veicolo blindato del mondo e, probabilmente, di tutti i tempi e un ragazzino con un qualunque residuato bellico e’in grado di bucarlo.
con un lievissimo underststement: 4 miliardi e spiccioli certamente malspesi.
Intanto, a priori, per il motivo ovvio che con 4 miliardi si risolvono i problemi del sistema pensionistico italico almeno nel 2016, o si ricostruisce il centro dell’Aquila, o si chiude la vergogna degli esodati. Secondariamente perché dovremmo deciderci, una buona volta, a comprendere che la secolare battaglia tra corazza e proiettile e’stata vinta. Dal proiettile. E se non bastasse, dall’elettronica.
Il post si potrebbe chiudere qui, ma credo che ci vadano un paio di altre righe: 4 miliardi divisi i circa 30 milioni di contribuenti italici sono 133 euro a testa.
Non so voi ma il sottoscritto vorrebbe che fosse chiarito chi ha così facilmente convinto la nostra commissione difesa ad approvare, senza un fiato, una spesa ovviamente incongrua per un mezzo che, a parte le ovvie considerazioni sull’opportunità di mandare soldati nel mondo, costa ALMENO dal doppio al triplo del dovuto. E non serve allo scopo per cui e’realizzato, salvare la vita ai nostri soldati trasportati. Il fatto che su 250 ne siano stati utilizzati solo 17 in Afghanistan, la dice lunga sulla fiducia riposta nel mezzo. Pare evidente che, proprio in conseguenza dei costi, dei risultati di utilizzo non brillanti e dell’esistenza di alternative più economiche e molto ma molto più sicure, si sarebbe dovuto attendere prima di dare il via al secondo lotto. Con un pessimo affare per noi cittadini e per i soldati italiani.
Per dirla tutta: una “sola”, almeno in apparenza.
Pressioni? Lobbies? Naaaa, giammai, maddeche’, vade retro, gufi gufacci e rosiconi immobilizzatori del paese.
Proviamo a fare un rapidissimo e brutale ( spero non troppo erroneo) riassunto:
la situazione parrebbe la seguente:
La Turchia:
non vuole una enclave curda e non vuole Assad o i suoi successori. A parole ma SOLO a parole non vorrebbe nemmeno l’Isis ma in realtà ci fa affari e continua a farceli. In pratica avendo mantenuto finora le frontiere aperte ai traffici ne ha garantito prima il successo egemone e poi la sopravvivenza, cosi’ diventando moralmente corresponsabile della morte di centinaia di migliaia di persone. Il progetto per la nascita di un protettorato turco sulla Siria è andato decisamente buca ed anzi ha creato le premesse per la nascita di uno stato curdo alle sue frontiere, proprio il contrario di quel che voleva ottenere. Ora, in verità, non sembrano sapere come uscirne. anzi, vedasi il caso dell’aereo russo e degli attentati sospetti ad Ankara, sono proprio alla disperazione.
La Russia:
lo sappiamo, è intervenuta per salvare Assad o meglio, presumibilmente, un governo laico in mano ai suoi successori, qualunque siano. Questo essendo dal suo punto di vista sia una politica storica, ultradecennale sia un compromesso accettabile. In questo contesto bombarda, senza fare sofismi, tutti quelli che gli si oppongono, moderati, semimoderati, estremisti, neri, blu e verdi che siano. Ivi compresi i contrabbandieri di armi e petrolio attraverso il confine turco, non è improbabile che l’abbattimento del jet russo fosse una ritorsione per la distruzione di centinaia di autobotti ( e, presumo dei loro autisti) al confine turco, pochissimi giorni prima) ed è alleata dei Curdi, sia pure per via di un comune nemico. A loro uno stato curdo non sembra particolarmente indigesto ed anzi, visto che terrebbe sotto stress sia la Turchia che l’Iraq, è visto, immagino, come qualcosa di fondamentalmente utile.
Gli USA: all’inizio, mentre Assad massacrava il suo popolo, era sembrato una buona idea appoggiare la rivolta, anche perché la Siria di Assad, padre e poi figlio era sempre stata una minaccia permanente per Israele per oltre mezzo secolo. In ogni caso si sono “distratti” un attimo e si sono ritrovati l’Isis che, evaporato l’esercito Iracheno costosissimamente addestrato ed armato da loro ( e da noi) era arrivato alle porte di Bagdad. Per oltre un anno limitatisi a tamponare il collasso dell’Iraq, si sono decisi ad intervenire solo per il rischio di genocidio a Kobane, sull’onda dell’opinione pubblica. Visto che questo intervento faceva decisamente POCO piacere alla Turchia ci sono andati relativamente calmini ( anche perché distruggere depositi e linee di rifornimento dell’ISIS significava e significa fare morti turchi in abbondanza, come abbiamo visto).
Il guaio è che pareva un pochino strano riconsegnare il paese in mano a Assad o ad un suo successore. QUINDI, come al SOLITO si sono autoconvinti che vi fossero dei gruppi di ribelli moderati, desiderosi di cacciare Assad e di instaurare la VERA DEMOCRAZIA in Siria e li hanno armati ed istruiti. COME AL SOLITO questi gruppi si sono rilevati tutt’altro che mammolette moderate e nel migliore dei casi hanno rivenduto le armi all’Isis e nel peggiore sono direttamente passati, armi e bagagli nelle sue fila. Ora non sanno come uscirne: visto che la Russia sta annientando TUTTI i ribelli tranne i curdi è piuttosto evidente che, per arrivare ad un governo stabile bisogna trattare con lei e scaricare la cosiddetta opposizione democratica. I curdi si può far finta di non vederli e si può far finta di non vedere Erdogan che ha cominciato a bombardarli ma alla fine se ne dovrà tener conto ed anche qui , visto che si sta mettendo l’YPG al bando come organizzazione terroristica, pare difficile non dover fare un triplo giro di walzer mediatico sperando di avere a che fare con una opinione pubblica con la memoria di un platelminto e l’intelligenza di un dodicenne. In effetti, visti i precedenti, ci sono buone possibilità che alla fine vada tutto bene. Si troverà un accordo che salvi la faccia ed anche altre parti del corpo al Presidente Turco, che eviti il genocidio curdo e che riporti tutto sotto un governo centrale stabile (democratico quanto è possibile in quella sventurata terra, cioè zero). L’alternativa, attaccare turilla con la Russia per difendere le manie di grandezza di Erdogan pare poco probabile. Alla fine si troverà, come si dice, la quadra; tutti contenti, una breve prece per i morti e gli sfollati, una reprimenda ai greci che non li accolgono a casa loro ma vorrebbero fargli girare un poco l’Europa. ed a casa tutti contenti a votare il prossimo Presidente.
E l’EUROPA?
Beh , di fronte alla strage ed ai macchiavelismi l’Europa…freme di sdegno, si indigna si addolora, si incaxxa, ma poi, in ultima analisi, chiude il becco e si guarda bene dal criticare qualcuno ( a parte i Russi, ovviamente) SOPRATUTTO chiude le frontiere cercando di obbligare noi e Grecia a tenerci qualche centinaio di migliaio di sventurati, con la scusa degli infiltrati islamici a migliaia anche se quelli identificati fino ad ora sono stati poche decine.
Tanto vale, a quanto pare, il famoso principio di solidarietà e sussidiarietà tanto sventolato. Tanto valgono i principi fondanti della Comunità.
Cosa resta da dire? Niente se che questi giochini sarebbero ridicoli se non fossero mortalmente tragici.
Ci sarebbero anche due parole in merito alla ipotesi chiave, tutta da dimostrare, ovviamente, da cui è nato questo post: che i recenti e sanguinosi attentati attribuiti a terroristi curdi in Turchia NON siano stati compiuti dal Pkk o dall’YPG. Il motivo di base pare evidente: proprio ora che hanno una enclave indipendente e la concreta opportunità di realizzare il sogno di uno stato curdo o la possibilità dell’autogoverno sembra proprio folle vanificare tutto facendosi mettere sulla lista dei cattivi internazionali. CUI PRODEST? Dicevano i romani. A chi giovano questi attentati? Al governo turco, per poter fermare l’avanzata curda e, ovviamente all’ISIS. Se si volesse cercare un colpevole, al netto di improbabili retate di attivisti curdi, si dovrebbe cercare in quella direzione.
E in termini generali da gufi?
Beh i gufi come noi di Crisis hanno letto, tra le varie, il Cigno nero e “sanno” che, quando si entra nel campo non lineare ( e niente è meno lineare della situazione che si è creata in Siria) le probabilità che succeda qualcosa di totalmente inaspettato ed imprevisto sono MOLTO più alte di quanto si creda.
Il buon Leo Longanesi era solito dire che la Storia non si ripete ma fa la rima. Non so a voi ma a me, inguaribile gufo (e rosicone) la tragedia Siriana ricorda, in qualche modo, la guerra civile Spagnola.
Non certo per il gioco delle forze e delle ideologie in campo ma piuttosto per il fatto che una tragica guerra civile diventa il pretesto per un test delle tecnologie delle rispettive forze e debolezze e della solidità di blocchi contrapposti. A quei tempi ovviamente, patto d’acciaio contro Russia ( con osservatori USA ed inglesi) oggi Russia e Nato.
Sembrano insomma le prove generali di un bel conflitto mondiale, tanto per cominciare bene il nuovo millennio. Certamente in parecchi stanno scrocchiando le nocche e flettendo i bicipiti, in attesa dell’occasione buona per menare le mani sul serio.
Ma proviamo ad entrare nel merito, per quello che un peon fiorentino può capire di questo sanguinoso e tragico garbuglio.
La cosa che a me pare tremenda è che, in ultima analisi, appare sempre più evidente come questa tragedia sia stata fomentata, favorita e poi foraggiata e finanziata oltre che dai soliti “misteriosi” fiancheggiatori arabi, da uno stato a parole moderato e laico. La Turchia, forse speranzosa di poter mettere le mani, in qualche modo, su una Siria disintegrata ( e sui suoi pozzi di petrolio) o più semplicemente di creare un protettorato in grado di tenere a freno le mire indipendentiste curde.
Per oltre un anno, di fronte al rischio evidente di un genocidio, basterà ricordare Kobane, la Turchia se ne è stata buona. Anche troppo: ricorderete i soldati turchi che assistevano alla battaglia che si svolgeva a poche centinaia di metri di distanza, senza muovere un dito.
Siria Maggio 2015
Poi, con l’inizio dei bombardamenti USA e russi, la marea si è invertita ed i curdi hanno prima scacciato l’Isis dalle terre con popolazione in maggioranza curda e poi via via anche da quasi tutta la fascia di confine con la Turchia ( potete fare il confronto da soli fra la situazione nel Maggio del 2015 ed ora).
Anziché aiutarli a completare l’opera, così ponendo fine alla strage, dato che l’Isis, senza sbocchi verso il mare sarebbe rimasta senza rifornimenti di armi e munizioni e quindi sarebbe stata rapidamente spazzata via, la Turchia ha deciso di passare all’ azione.
Per fermare i curdi, non l’Isis. In mezzo a prove sempre più concrete di un diretto coinvolgimento nella compravendita di petrolio contro armi,
cisterne distrutte in un attacco russo
con il califfato, con voci di un coinvolgimento diretto nei traffici della famiglia di Erdogan, alla ricerca disperata, addirittura, di un casus belli ( si veda l’abbattimento dell’aereo russo) che potesse obbligare la Nato a schierarsi dalla sua parte, posta alle strette ha riesumato, è ovviamente solo una ipotesi, i classici metodi da “false flag” per giustificare l’inizio dei bombardamenti contro… l’YPG.
Visto che era difficile inventarsi un incidente alla frontiera ci sono voluti un paio di attentati per coinvolgere l’opinione pubblica interna ( che aveva comunque poco bisogno di essere convinta) ed internazionale che l’YPG è una organizzazione terrorista, che come tale va fermata e, nel caso bombardata sul territorio siriano, in modo da impedirgli ulteriori conquiste ( che sarebbero ai danni dell’ISIS, bene chiarire di nuovo).
Certo questo fa MOLTO comodo all’ISIS-DAESH.
Anzi: per ora ne garantisce la sopravvivenza.
Certo: questo rende sempre più vergognoso il silenzio ipocrita dell’occidente.
Tra le varie crisi e fallimenti che ci circondano, nel generale dissesto di un po’ tutta la nostra società, mi sembra singolarmente evidente, per oggettiva visibilità, il clamoroso fallimento dell’architettura contemporanea, in particolare in Italia ma ovviamente estendibile a tutto il resto del mondo, con mille e mille sfumature. Senza stare a sfrucugliare tanto, i grandi padri dell’architettura moderna, ad esempio Frank LLoyd Wright e Le Courbusier due fra i fondatori dell’architettura razionalista, speravano che un approccio appunto razionale all’architettura avrebbe permesso di superare quello che sentivano come vuoto accademismo ed estetismo (degli edifici classici); analizzando i BISOGNI e gli scopi di persone ed edifici, speravano di poter dare il via ad una architettura funzionale, esteticamente soddisfacente, economica e a dimensione umana. Benche’,a mio modesto avviso, specialmente nelle discutibili pretese di realizzare “unità di abitazione” serializzate, di Le Courbusier ci siano già i germi del successivo disastro(«Occorre creare lo spirito della produzione in serie, lo spirito di costruire case in serie, lo spirito di concepire case in serie») almeno si cercava di riferire alla misura dell’uomo gli edifici (cfr il modulor sempre di Le Courbusier), si concepiva un inserimento nell’ambiente (lacasa sulla cascata di Wright, la foto di questo post), si consideravano valori importanti quelli della coibentazione, dell’isolamento, dell’equilibrio formale ed addirittura del ritmo musicale delle parti. Il punto è che i geni sono rari e certe mode sono pericolose. Il cemento armato e la realizzazione di edifici visti come macchine per abitare è dilagato degeneratamente in tutto il mondo come una pandemia urbanistica, producendo le orrende città che abbiamo sotto gli occhi. Il fallimento totale, assoluto ,irredimibile dell’architettura moderna, a parte (a parte??) gli enormi problemi di durata ed energetici che la maggior parte degli edifici dovranno affrontare è sotto gli occhi di tutti. Evidente, universale, nella sua disperatante disumanizzazione delle funzioni fondamentali dell’abitare che i padri fondatori credevano di garantire efficacemente, diffusamente ed economicamente. Consideriamo solo il lato estetico. Osservate, poniamo, cento edifici, anche presi casualmente in una qualunque parte del mondo, che abbiano piu’ di 60 anni. La maggior parte non sarà certamente un capolavoro. Ma nell’insieme solo pochi appariranno BRUTTI. Una certa unità stilistica, semplicità dei materiali e finitura, qualità della realizzazione ed equilibrio di forme, colori e dimensioni ci porterà a ritenerli, per lo piu’, non spiacevoli quando, specialmente qui in Italia, non decisamente gradevoli, desiderabili, in una parola: umani. Ora prendete, sempre in modo casuale cento edifici moderni, con meno di 60 anni. Quanti fra essi ci appariranno men che brutti, squallidi, banali, insignificanti o addirittura mostruosi e disperatamente inumani? Non dico ovviamente che non esistano realizzazioni spettacolari anche nell’architettura moderna. Il punto è che sono rare, troppo rare, in un mare di disperante squallore come le ere precedenti non hanno mai conosciuto. Non è un caso che questo sia successo, ovviamente, e il motivo principale nasce daimateriali utilizzati che hanno portato a certe scelte naturalmente, per meri motivi economici. Su questo si è sommato una certa concezione di modernismo, ancora tragicamente in atto, che tende a vedere gli edifici come OGGETTI o eventualmente come MACCHINE per abitare, lavorare, produrre, etc. Invece, santi numi, lo sappiamo benissimo, sono qualcosa di piu’. Per un Cro-Magnon uscito solo ieri l’altro in termini evolutivi, dalla sua caverna, la casa è la TANA. Un posto che dà o dovrebbe dare, calore, sicurezza, protezione, rifugio. La mediocrità, ammettiamolo, domina nelle cose umane. Dovremmo allora, nella consapevolezza che i geni sono rari, fare in modo che certi valori semplici, comprensibili, condivisibili, siano rapidamente ed efficacemente implementati in tutti i mille e mille piani regolatori, a partire dai materiali. Materiali tradizionali e tecniche tradizionali ad esempio impongono scelte che portano, con poche altre regole alla realizzazione di edifici di dimensioni, stili e materiali compatibili con la storia del territorio. I pochi casi in Italia dove si sono applicate regole semplici ma forti, di rispetto dell’edificato precedente, (alcune zone montane e marine, prevalentemente) se non hanno evitato la speculazione edilizia, hanno almeno evitato gli orrori ad essa associati nelle grandi città. Insomma: dal modulor di Le Corbusier
si è arrivati a Corviale,
con un processo logico che mi piacerebbe vedere denunciato, compreso, studiato e rigorosamente disapplicato nel futuro. Credo sia arrivato il momento del piccone risanatore e questa, infine, potrebbe anche non essere una cattiva notizia.
Se pensate che il “giustizialismo” sia diventato una specie di “redutio ad Hitlerum“, una accusa buona per tutte le stagioni, qualcosa di vagamente infamante da spalmare su chi, sotto qualunque bandiera, in qualunque forma, momento, circostanza, si batte per un minimo di decenza pubblica e privata dei nostri politici o, più semplicemente della vita sociale, avete perfettamente ragione.
E’ usato proprio COSI’: come un epiteto che, di per se, senza ulteriori spiegazioni, connota la posizione di qualcuno come estremista, illiberale, esasperata, forcaiola. Basta una googlatina per convincersi.
A noi gufi&rosiconi e crisaioli incalliti invece sembra, molto semplicemente, un’arma di distrazione di massa. Quando qualche inchiesta o guaio clamoroso ( ad esempio il recente crack bancario di banca etruria&co) scoperchia il verminaio, sempre vagamente correlato alla sostanziale frenesia di un basso impero che si ostina a a mantenere usi e atteggiamenti di epoche più floride, ecco che immancabilmente arriva l’accusa di giustizialismo a questo o quel magistrato, dopodiché si apre ampio e confuso dibattito che ovviamente fa perdere di vista la sostanza della storia.
Ovvero che, con palmare evidenza, in Italia a forza di andare a caccia e stanare giustizialismi e giustizialisti ci si è seriamente dimenticati della Giustizia, di base di forma e di sostanza.
Quella per la quale la Legge è uguale per tutti, visto che le patrie galere sono piene di pesci piccoli, spacciatori e ladruncoli, mentre i detenuti per reati da colletti bianchi ( tra i quali, si annovera, misteriosamente anche la corruzione la concussione ed altre varie malversazioni pubbliche e private) sono poche centinaia. Da questo punto di vista la questione è, oltre che di forma, di sostanza: nei tribunali italiani la scritta “La legge è uguale per tutti” è stata sostituita, ormai da diversi anni, dalla vagamente inquietante: “La giustizia è amministrata in nome del popolo”, questa si di sapore “giustizialista” oltre che di per se arbitraria. Se vi ricorda la fine del libro “La fattoria degli animali” di Orwell, “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri” fate bene.
Infatti, nei palazzi del potere la forma è sostanza. Togliere la scritta “La legge è uguale per tutti” è qualcosa che non si fa senza un motivo. Ad esempio: stabilito che la Legge ( ai senso dell’articolo 101 della Costituzione, peraltro) è amministrata nel nome del popolo, si può anche stabilire che il popolo, o per meglio dire i suoi rappresentanti eletti ( eletti? eletti?! ELETTI?!!?! AHA!!), decidano di approvare leggi che rendano il compito dei magistrati difficile, inutile, faraginoso, frustrante, in poche parole LENTO, allo scopo di renderla un poco MENO uguale per tutti.
Perché, si sottintende, i nostri rappresentanti politici ( ops, volevo dire i cittadini, quelli benenestanti, che possono pagare parcelle adeguate, ovviamente) sono un poco meno uguali degli altri e poverini, devono essere difesi dai giustizialisti che vorrebbero allontanarli dalla vita pubblica, in attesa che chiariscano le loro responsabilità davanti ad un giudice. I tempi lo sappiamo sono lunghi, i ricorsi numerosissimi, i filtri altrettanto. Non è sempre stato così, le cose sono precipitate negli ultimi anni, ovviamente per colpa … dei giustizialisti.
In verità quello italiano, per chi se lo può permettere, è il sistema più garantista del mondo. La prima garanzia, purtroppo, essendo quella di sostanziale impunità per coloro che sono in grado di affrontare le spese di tre gradi di giudizio. Le soluzioni sarebbero semplici e intellettuali, studiosi, costituzionalisti, magistrati ( tutti immediatamente tacciati di essere di volta in volta giustizialisti o, ultimamente, gufi e rosiconi) le hanno enunciate tante volte che do per scontato che i 4 lettori di questo blog le conoscano: ne citerò solo un paio: la prima importante e di elementare attuazione ( e già presente nel nostro codice penale prima delle suddette modifiche) essendo la sospensione dei tempi di prescrizione in caso di ricorso in appello; il che, ovviamente, farebbe cadere immediatamente un bel numero di ricorsi pretestuosi, di fronte alla possibilità alternativa di patteggiare la pena. La seconda, invocata a parole da tutti e disapplicata costantemente nella prassi, anche recente, è l’applicazione di un codice deontologico largamente condiviso che comprenda la sospensione delle candidature e dalle cariche per i politici che ricevono un avviso di garanzia, almeno per fatti di corruzione o malversazione. Questo perchè, al di la di tutto, un politico sul cui capo pende una possibile condanna è ovviamente una persona distratta, psicologicamente debole, malleabile, non autorevole.
A parole sono tutti d’accordo, ovviamente ma… guai ad esagerare, ovvero guai a coloro che pretendono che alle parole seguano i fatti!
Ovvero che ” fanaticamente” insistono perché in ultima analisi, i crimini vengano perseguiti senza costruire sbarramenti di parole, fumisterie politiche varie e provvedimenti ad hoc e sopratutto si arrivi in tempi celeri alla condanna e/o proscioglimento degli indagati ( una delle due cose e non solo e sempre la seconda).
Questo è giustizialismo!! come ha ricordato pochi giorni fa il mio ex sindaco. Sempre giustizialismo è, nel nostro paese, il giornalista d’inchiesta che non si rassegna alla vulgata ufficiale ma persegue attivamente la verità e sbugiarda le mille e mille ipocrisie e/o menzogne e distinguo che sempre si alzano ad ogni inchiesta un minimo scottante ( e lo scandalo ovviamente non sono MAI i contenuti delle intercettazioni ma il fatto che i giornalisti, facendo il loro dovere, li rendano pubblici, GIUSTIZIALISTI!!!)
Il buffo è che giustizialismo, crasi di Giustizia e socialismo, storicamente era il motto del movimento peronista argentino. Al netto delle parole d’ordine populiste e demagogie varie, ci si proponeva proprio di ridurre le diseguaglianze sociali di fronte alla legge e nella società. Insomma di dare o ridare pari opportunità e pari diritti sostanziali a tutti i cittadini di fronte alla legge e nella società.
Credo che, ai tempi della mamma di tutte le Crisis, salvo per chi fa parte del famoso 1% e se ne sente automaticamente minacciato ( e con un minimo di saggezza e lungimiranza anche per questi pochi fortunati) si dovrebbe prendere in seria considerazione questa dimenticata origine, riflettere su quali sono le richieste dei cosiddetti giustizialisti e convenire che, se non vogliamo tornare al guidrigildo ed alle ordalie o a qualche moderna riedizione neo medioevale cyber-punk, via via che la distanza tra oligarchia e “popolo” aumenta, faremmo davvero bene a chiederci cosa significa DAVVERO oggi essere tacciabili di giustizialismo. Magari decidere, dopo tutto, di essere proprio quello: giustizialisti, se esserlo significa lottare, propugnare o almeno sperare che, alla buona ora, la legge sia uguale DAVVERO per tutti.
E possibilmente contribuisca a ridurre e non ad aumentare la distanza tra cittadini e governanti, tra persone comuni ed elite oligarchica.
Ok, SE vi siete sciroppati il post precedente avete un quadro di quale fosse la situazione otto anni fa. Ed ora? Dopo i “fallimenti” ( le banche non falliscono nello stesso modo delle altre imprese, piuttosto si attivano gli “strumenti di risoluzione” da parte della Banca d’Italia)di Banca Etruria&c? Quale è la situazione?
Beh, intanto, proprio quel fallimento, il PRIMO di queste dimensioni e così eclatante e, sopratutto, il primo dopo l’entrata in vigore del famigerato bail in, ci dimostra una cosa: che il Fondo Interbancario di Garanzia dei Depositi (oggi si chiama così) non ha liquidità ne strumenti finanziari per coprire nemmeno i conti correnti di QUEI correntisti. Ecco una prova:
Il Presidente del Fondo, Maccarone, annunciando lo stanziamento di 2.5 miliardi di euro per la tutela dei conti correnti sotto i 100.000 euro dei 4 istituti di credito coinvolti a Novembre ha ammesso, testualmente “se dovessero essere rimborsati i depositi garantiti delle quattro banche la somma ammonterebbe a 12,5 miliardi di euro”. Una cifra che il Fondo non ha e non avrà mai”. Schiacciante. tombale.
Non stiamo a sfrucugliare tanto: a parte il fatto non trascurabile che la CEE ha l’ultima parola su queste coperture di perdite dei correntisti, a parte il fatto che tali coperture seguirebbero tempistiche lunghe ed incerte, a parte il fatto che tutto potrebbe essere bloccato dal ricorso di qualche creditore, da una indagine giudiziaria, da qualche micidiale coacervo di tutte queste cause, la cosa fondamentale è stata detta. NON-CI-SONO-SOLDI!!
Come mai?
Beh per il motivo molto semplice che le banche hanno finanziato il fondo ( al quale sono iscritte obbligatoriamente in forma consortile) per lo 0.8% dei depositi garantiti. Impegnandosi, in caso di necessità, a coprire situazioni eccedenti le risorse del fondo. La credibilità di questo impegno è nelle parole di Maccarone. Zero, Nix, Nada, Nisba.
Il motivo, ovvio, è che l’INTERO sistema ha sofferenze che oscillano tra il 20% ed il 35% del totale degli impieghi ed è già di per se in una situazione di insolvenza. Come potrebbe, quindi, accedere alle cifre necessarie per mettere in sicurezza una grande banca? I magheggi stile Tremonti Bond, per salvare MPS , non sono più possibili causa normativa europea citata. Quindi?
Beh, QUINDI, il fondo non garantisce proprio nulla, perché ha già esaurito la sua liquidità con Banca Marche&C. Ma c’è di peggio. Ricorderete come, per settimane, la nostra sedicente stampa ed i nostri sedicenti giornalisti economici hanno combattuto estenuanti battaglie a colpi di obbligazioni subordinate, non subordinate, privilegiate, sfigate, cassintegrate, obbligazioni per modo di dire, obbligazioni quando capita etc etc etc. Si è cercato, vergognosamente di far passare decine di migliaia di cittadini italiani per speculatori, o sprovveduti o avidi profittatori ( per via degli interessi elevati “garantiti” da parte degli Istituti poi finiti nel cratere da loro stessi scavato). A parte il fatto che, nel 2012 a conti degli istituti già disastrati, associazioni poste in teoria a garanzia dei consumatori citavano come i migliori sulla piazza i conti correnti vincolati di banca etruria, il punto è, lo dice proprio il fondo interbancario, che non è garantito PROPRIO NULLA.
Non solo le obbligazioni subordinate, ma le obbligazioni tout court, in quanto investimenti. E le azioni ed i BOT E CCT. In generale: TUTTI i titoli di Stato non nominativi ( praticamente tutti) ed i libretti al risparmio (sempre non nominativi), insomma: TUTTO quel che avete investito in banca a qualunque titolo e forma, di principio NON è garantito, salvo i soldi sul conto corrente, che, come abbiamo visto, non sono garantiti per incapienza degli istituti che dovrebbero garantirli.
Ecco. Curioso, no, che praticamente nessun giornale o Media ve l’abbia detto CHIARAMENTE? Eppure, non mi sto inventando niente. Sarebbe bastato leggere le FAQ.
Agevolo, per i pigri:
COSA E’ GARANTITO?
Conti correnti, depositi (anche vincolati), assegni circolari, certificati di deposito nominativi. ( nei limiti di liquidità su indicati ndr)
LE OBBLIGAZIONI, LE AZIONI E I TITOLI DI STATO SONO TUTELATI DAL FITD?
Si tratta di investimenti e non di depositi e pertanto non sono tutelati dal FITD.
I PRONTI CONTRO TERMINE SONO TUTELATI DAL FITD?
No. Si tratta di investimenti e non di depositi e pertanto non sono tutelati dal FITD.
I CERTIFICATI DI DEPOSITO SONO TUTELATI?
Sono tutelati dal FITD i Certificati di Deposito nominativi.
Non sono tutelati i Certificati di deposito al portatore.
Intanto ripartiamo da un post storico del sottoscritto, Ottobre 2008, nei giorni del fallimento di Lehman& Brothers ( e dell’inizio ufficiale della mamma di tutte le Crisi). Con qualche lieve imprecisione, sono umano anche io, passò al vaglio serrato di DECINE di rilanci, di agenzia e non. Quindi, più o meno, riassumeva la situazione in quei non remotissimi tempi. Digerito questo, in un secondo post, passeremo agli aggiornamenti intervenuti ed all’analisi della situazione attuale. Che sembra peggiorata. Consolatevi: non ci vorrà molto.
Ormai lo sapete:
noi di Crisis non abbiamo molta stima dell’informazione ufficiale, di
quella istituzionale ed anche di quella dei Media tradizionali.
E’ una sfiducia basata sui fatti e straconfermata dall’attualità.
Vi ricorderete la serie dei post sui rischi occulti dei mutui
italiani, anche quelli a tasso fisso.
Semplicemente basandomi sui FATTI dimostravo come, in realtà, il tasso
fisso NON ESISTE, non in una situazione come quella di questi giorni
( mesi? anni?).
Ora vorrei scrivere due parole sulle garanzie che incessantemente vi
ribadiscono certe ed inossidabili, per i conti correnti fino a
103291,38 euro per nominativo (se avete un conto cointestato quindi la
cifra raddoppia). Questa cifra viene restituita in caso di necessità
dal Fondo di Garanzia Interbancario, che è costituito con una piccola
quota degli accantonamenti obbligatori di TUTTE le banche.
Per dare a Cesare quel che è di Cesare bisogna intanto dire che questo
fondo è stato istituito sotto il governo Prodi, nel 1996 (la bislacca
cifra è la traduzione in euro di 200.000.000 di vecchie lire).
Poi bisogna chiedersi cosa succede se, concretamente, una banca ha una
crisi di liquidità e non è più in grado di restituire, a semplice
richiesta, i depositi dei suoi correntisti (non è necessario che
fallisca).
Intanto ci deve essere una dichiarazione di insolvenza dell’istituto
ed una autorizzazione della Banca D’Italia (che vi ricordo, En
passant, essere un istituzione PRIVATA, ( anche se di diritto pubblico) al contrario di quello che
crede il 90% dei cittadini).
Concretamente SOLO il 20% della cifra DEVE essere messa a disposizione
dal Fondo interbancario ENTRO 3 MESI.
I mesi possono arrivare a NOVE, nel caso di situazioni ECCEZIONALI e
previa autorizzazione da parte della Banca D’Italia.
Il RESTO, ovvero il 80% DEI VOSTRI SOLDI, viene liquidato solo quando
comincia la liquidazione della banca, quindi con tempi che possono
essere ( e di fatto lo sono SEMPRE) LUNGHI.
Inoltre il fondo si attiva nella misura in cui ( lo so è un tipico
sessantottismo, perdonatemelo) ha liquidità disponibile.
Quanto è grande questa liquidità?
Dallo 0.4. allo 0.8 % dei fondi rimborsabili delle banche associate,
ovvero, in pratica dell’intero sistema bancario.
Basta quindi il fallimento di una banca i cui conti correnti
corrispondano spannometricamente allo 0.8 del totale italiano e questo
fondo di garanzia cesserà di esistere, di fatto, per mancanza di
disponibilità.
Qundi, ricapitolando
1) E’ vero che i conti correnti sono garantiti ma solo entro i limiti
IMPORTANTI che ho indicato.
2) E’ vero che sono garantiti ma solo fino all’esaurimento della
liquidità del Fondo di Garanzia
Sono due classiche mezze verità quindi che, viste dal basso, da noi
tapini microrisparmiatori, somigliano moltissimo ad una bugia: i
risparmi dei conti correnti, questa è la verità, NON SONO GARANTITI in
caso di crisi finanziaria della banca, se non per una modesta
percentuale del loro valore ed anche questa ottenibile con tempi non
brevi e solo se il contagio non coinvolge che un piccolo numero di
istituti.
Il resto, con calma, se tutto va bene ed in percentuali tutte da
definirsi presumibilmente, esempi storici alla mano, non alte.
Non dobbiamo neppure lamentarci troppo: lo standard europeo prevedeva
SOLO 20.000 euro rimborsabili..
Ieri, per la prima volta, ho collaudato la card per l’accesso alle nuove centraline di ricarica dei veicoli elettrici del Comune di Firenze. Per quest’anno tale accesso è gratuito, come sempre negli ultimi dieci anni, ma l’anno prossimo si dovrà pagare o con un abbonamento, intorno ai 40 euro/ mese, o a consumo, con un prezzo al kWh doppio o triplo rispetto a quello di mercato. Probabilmente, decine di scooters elettrici che ora gironzolano per Firenze, scompariranno, vista la convenienza nulla rispetto a quelli tradizionali.
Tutto ok alla centralina di Via delle farine, la prima di Firenze, fatta installare giusto 20 anni fa, da un amico e cofondatore di Eurozev. Appoggio la card e dopo pochi secondi si apre lo sportellino e posso caricare. Finita la prova e caricati 150 Wh, l’equivalente energetico di un bicchierino di grappa, sufficienti per fare circa 5 km, riparto. E mi fermo in Via della Ninna, sul fianco sinistro di Palazzo Vecchio. Qui è stata installata, ormai oltre due anni fa, la prima centralina “moderna” e sono curioso di vedere se la mia card funziona anche lì. Ovviamente no, si veda la foto delle schermate ( non c’è accordo tra gli “stakeholders” ovvero il Comune ed il fornitore delle card di accesso alle centraline).
Schermata centralina via della ninna
Ma il punto è un altro. Ancora una volta, come quasi sempre da mesi ( passo di lì spesso, visto che abito a poche centinaia di metri e potete verificare da soli su Google street view che quella Prius era già lì nell’estate 2015) gli stalli SOLO per veicoli elettrici sono occupati da veicoli NON elettrici. Uno, una Prius,è di “qualcuno” con incarichi istituzionali. Lo dice il permesso di accesso&transito ( non di parcheggio!!) esposto. Qualcuno che la parcheggia sistematicamente in quella posizione da mesi. L’altro è di un privato, con il permesso di accesso ( non di parcheggio!!) al centro storico da commerciante.
Lo scooter elettrico giallo è il mio
Accanto al permesso a mo’di chiarimento, disposto in bella evidenza, il biglietto da visita di un vicinissimo ristorante. Ovviamente anzi: OVVIAMENTE nessuna multa sul cruscotto della Mercedes. Pare evidente che la stessa istituzione che parcheggia una vettura non elettrica su stalli elettrici, impedendo di ricaricare ai veicoli ELETTRICI del Comune, consente ad un privato, probabilmente un ristoratore ad essa amministrazione “gradito”di fare lo stesso. Siamo tornati ai tempi delle cene e dei pranzi “Da Lino“? Comunque sia un bell’esempio di coerenza e correttezza.
Direte voi: ma che Rosicone che sei! In fondo gli stalli sono si per veicoli elettrici ma comunali…. Scusate ma noi gattini attaccati ai mamma santissimi, irrimediabili gufetti sgranocchiatori, non la vediamo così. Chi non rispetta le regole che, oltretutto, lui stesso si è dato, con che legittimità può chiederne il rispetto agli altri? E se non rispetta regole, anche minori, in modo così plateale, se in modo così plateale consente un analogo abuso ad un “amico” privato, cosa ci possiamo aspettare in circostanze più importanti e più riservate? Gli anglosassoni in queste cose hanno tolleranza zero e fanno bene. Non è questione di apparenza ma di sostanza. In politica l’apparenza è sostanza. Se non rispetti le regole sei fuori. Sono tutti gufi e rosiconi?
No ovviamente sto parlando del settore delle rinnovabili che, negli ultimi tre anni, grazie alle ottime politiche ambientali dei governi Monti Letta e Renzi, ha perso 27.000 posti di lavoro, come potrete vedere da soli in questo documento.