Geologo, Ingegnere ambientale, ho introdotto per primo in italia il concetto di retrofit elettrico dei veicoli esistenti. Parlo troppo, troppo veloce di troppe cose. Non-mi-si-regge. Il mondo è complicato, connesso, fuso, pieno di sentieri e strade che si incontrano, si intrecciano. Mi piace esplorare quelle piu' strambe.
Non in Italia, dove, come abbiamo visto, Marchionne non è esattamente favorevole alle auto elettriche. Per non parlare del mio sindaco, Nardella, che in una recente intervista ancora pensa alle auto ad idrogeno. Una tecnologia mai decollata, estremamente complessa ed inefficiente, ormai completamente superata dagli eventi. «Ne ho parlato con i tecnici di Bruxelles impegnati in analoghe iniziative in Germania e Belgio: avremo stazioni per l’erogazione dell’idrogeno. In questi mesi lavoreremo con la Commissione europea e cercheremo partnership con le case automobilistiche che hanno queste auto in vendita».
E peccato che l’efficienza di un’auto ad idrogeno, tenendo conto delle perdite per la produzione e lo stoccaggio di idrogeno ( perdite non emendabili, almeno in questo universo, causa leggi fisiche e chimiche) siano tali da renderla meno ecologica di una auto a metano…
E’ incredibile che si ignorino gli oltre 400.000 ordini già raccolti per la Tesla 3. E’ incredibile che si ignori il fatto che attualmente vengano prodotte, per dire, oltre 100 Tesla al giorno contro 2-3 ( se va bene) Toyota Mirai….o meglio: NON è incredibile. Semplicemente i nostri decisori non hanno alcuna minima idea su questi argomenti e si arrangiano per sentito dire, confidando che anche il loro intervistatore sia altrettanto ignorante ( il che purtroppo succede quasi sempre)
Se vi chiedete come mai continui a citare Tesla, è per un motivo molto semplice: è la prima casa automobilistica ben strutturata che realizza SOLO auto elettriche ed è la prima che ha raggiunto questi numeri. SE come e QUANDO le altre case decideranno di rinunciare alle loro stufe a petrolio, avremo modo di vedere se, dopotutto, fosse così difficile cambiare paradigma di trazione.
Non di mobilità, notate bene.
La mobilità è una cosa diversa dai mezzi con cui ci si muove. L’attuale paradigma è demenziale e dannoso per la salute. E’ indubbio ed anche qui ci va una rivoluzione copernicana. Ma per questo qui su Crisis, Ha scritto già Marco, molto meglio di come avrei potuto fare io.
Per il 99,83% degli articoli peer reviewed ( ovvero che hanno subito un processo di verifica e controllo preliminare da parte di esperti qualificati nda) sul clima il riscaldamento globale è una realtà.
Lo 0.17% per cento lo nega.
Non esiste praticamente nessuna teoria o affermazione o fatto acclarato, in alcun settore scientifico, che riceva una percentuale di consensi così elevata.
Ricordatevelo, la prossima volta che vedrete, in un dibattito televisivo, un climatologo o altro sedicente esperto negazionista.
Estensione dei ghiacci artici, 18 Maggio 2016
I ghiacci marini artici si stanno sciogliendo ad un ritmo mai visto. Siamo abbondantemente sotto i minimi di sempre e il 2016 si avvia a stracciare il record ( negativo) del 2012. Visto il post recente, non vi ripeterò che potremmo essere usciti definitivamente dalla fascia di oscillazione “naturale”, con il risultato che le previsioni, già negative dei climatologici potrebbero rivelarsi clamorosamente errate per difetto.
Probabilmente avrete già visto qualche volta, le strane evoluzioni di un sistema proposto da Lorenz: i famosi “attrattori strani“.
in sostanza, pur se, nella sua caoticità, il sistema non ritorna MAI esattamente nello stesso stato, si può comunque fare qualche previsione: il sistema si evolverà all’interno di un campo abbastanza definito, con oscillazioni casuali. Qui sotto un esempio dinamico.
Quel che pochi sanno è che questo sistema fu concepito da Lorenz proprio per indagare l’evoluzione dei sistemi meteorologici, in forma più maneggevole. In sostanza fu un tentativo di ridurre la complessità del clima ad un modellino MOLTO semplificato, che pure desse qualche indizio sul comportamento del mondo reale su cui detto sistema si fondava.
La faccenda diventa immediatamente complessa (anche se affascinante) quindi restiamone fuori. A me QUI interessa solo far presente una cosa: la temperatura media mensile mondiale sembra, per oltre cento anni, aver oscillato in modo apparentemente casuale all’interno di una banda abbastanza definita poi, prima timidamente e negli ultimi anni in modo esplosivo, ne è uscita, a quanto pare senza fare più ritorno. La traiettoria degli ultimi due anni è da brividi.
Come potrete vedere, il sistema giocattolo ha DUE attrattori e, oltre un certo punto il sistema trova un nuovo equilibrio intorno a una situazione COMPLETAMENTE diversa da quella precedente. Ovviamente un sistema complesso ha un comportamento complesso con molteplici punti di equilibrio.
Quanti? Quali? Dove? Nessuno, ad oggi, ha una risposta precisa.
Conclusione:
Forse siamo appena riusciti a scappare al controllo di un qualche attrattore strano. temo, però che non sia una buona notizia. Per niente.
Si, si, si. Lo so. Che cavolo c’entra una hit disco degli anni’70, a parte il titolo suggestivo, con lo spaventoso incendio in atto in Canada, che ha già carbonizzato oltre 2000 km quadrati di territorio intorno a Fort MC Murray, Alberta, un’area grande come una intera provincia italiana, con danni ad infrastrutture e città che potrebbero essere i peggiori della storia?
Più di quanto sembri.
Partiamo,a sorpresa dal gatto.
Che, poveretto, NON è il responsabile della conflagrazione ma piuttosto il soggetto di una metafora.
Poniamo che un gatto, quando finalmente il suo padrone, tardo epigono dei mitici Trammps, alla ricerca di una birra, cessa di produrre orribili suoni, si avvicini al microfono, appoggiato ad una delle casse. Supponiamo che detto gatto, sia oscuramente consapevole che detto microfono sia la fonte di tutti i suoi mal di testa. Sapete come fanno i gatti, no? Seduti accanto all’oggetto a loro antipatico, cominciano a prenderlo a schiaffetti fino a farlo cadere. Il microfono, schiaffeggiato con particolare dedizione dal micio, cade ai piedi della cassa su cui era posato. il rumore della caduta, debitamente amplificato, viene restituito dalla cassa stessa, che ora è a circa 5 centimetri di distanza. Il frastuono prodotto dalla cassa viene anche esso debitamente trasformato in un segnale elettrico che, debitamente amplificato, viene restituito come un fragore di tuono insieme ad un fischio che scala in un urlo lancinante, che viene ancora colto ed amplificato… sapete come va a finire: o il padrone del microfono nonché coabitante del gatto interviene prontamente o il sistema risolve il problema da solo, friggendo una componente elettronica o distruggendo una delle casse, insieme alle orecchie di tutto il vicinato. Non del gatto, che è già ad almeno 50 metri di distanza. Questo fenomeno di “riverbero” che conosciamo tutti, è un esempio di una categoria molto ampia di risposte con retroazione: si chiamano “feedback positivi”.
Ecco: questo è quello che potrebbe succedere, se non sta già succedendo, in Canada. Una versione decisamente più catastrofica e macroscopica del famoso battito d’ali della farfalla.
Cantare e suonare hit anni ’70 in presenza di orecchie MOLTO sensibili ha conseguenze inaspettate e, alle volte catastrofiche.
Accendere un fuoco, gettare un tizzone, semplicemente provocare un corto circuito su una linea elettrica interrata, oppure un semplice fulmine, possono avere conseguenze fuoriscala, quando il suolo è molto ma molto più secco del normale, in questi umidi luoghi e la temperatura è VENTIDUE GRADI oltre la media stagionale ( che sarebbe come se da noi, oggi, ci fossero 45 gradi). Il calore degli incendi, la fuliggine depositata, il metano rilasciato dal permafrost che si scioglie, sono tutti feedback positivi: aumentano l’assorbimento di calore, surriscaldando ancora di più il territorio.
Ovviamente questo a sua volta aumenta il rilascio di metano da parte del permafrost, che a sua volta… insomma: avrete capito: SE non interviene qualche fattore limitante esterno, si può destabilizzare l’intero equilibrio del nord del Canada con conseguenze epocali non in venti anni ma nel giro di una sola stagione. Oltretutto, l’abbiamo accennato, la copertura nevosa e l’estensione dei ghiacci marini è ai minimi assoluti e, anche senza eventi macroscopici di queste dimensioni, siamo avviati a battere i record ( negativi) del 2011. Anche qui abbiamo effetti di feedback positivo: l’acqua marina ha una albedo bassa, intorno al 10%, da confrontare con il 90% ed oltre del ghiaccio. Il mare artico privo di ghiacci si scalda, quindi, rapidamente e questo, al solito, porterà al rilascio di maggiori quantità di metano che a sua volta…Brutto vero?
Se vi chiedete dove si potrebbe arrivare vi posso dare un numero: nel cosiddetto massimo termico Paleocene/eocene ( che qualche negazionista climatico usa come dimostrazione che la Terra è stata più calda di oggi e tutto è andato bene) al polo nord la temperatura media era di circa 13 gradi. Più o meno come a Milano, oggi.
Nota bene: i poli stavano ( piu’ o meno) dove stanno oggi. Insomma parliamo di territori che ANCHE A QUEI TEMPI erano all’estremo Nord. Domanda: che temperatura media c’era, alle nostre latitudini?
Non lo sappiamo di preciso ma siamo certi che fossero torride. Probabilmente le zone intorno all’equatore diventarono troppo calde per le specie animali più evolute.
La cosa interessante è che ora sappiamo che tale spaventoso aumento ( da 10 a 6 gradi!!) delle temperature medie è associato con un picco di rilascio di carbonio nell’atmosfera, sulla scala di circa 20.000 anni. Le ragioni di questo picco sono discusse ma una delle ipotesi deriva proprio da effetti di catastrofico feedback positivo Dovuti ad incendi estesi e ripetuti nelle foreste boreali ( ed australi, anche in Antartide si stava abbastanza bene) del periodo. Conseguente rilascio a catena di metano dal permafrost e dal mare etc etc.
Tutto questo è teoria.
Ma, ad esempio, cosa sta succedendo alla concentrazione di metano in queste zone?
Il puntino blu a sinistra della macchiolina purpurea, dalle parti del canada occidentale ( aguzzate gli occhi) è Fort Murray. E’ evidente che i livelli di metano nei dintorni dell’incendio sono elevatissimi ( il magenta indica il fondoscala). Si tratterà di un incendio provocato dalle fughe di metano dal permafrost, come l’anno scorso in Siberia? Si tratterà, come più probabile, di un rilascio dovuto all’incendio stesso?
in ogni caso si tratta di un fenomeno di feedback positivo. Srà un’estate calda. MOLTO MOLTO calda, nelle zone artiche.
Ci consoleremo cantando a squarciagola (alla larga dal gatto):
Satisfaction came in a chain reaction – Do you hear? I couldn’t get enough, so I had to self destruct, The heat was on, rising to the top Everybody’s goin’ strong That is when my spark got hot
………….
ps: dedico la canzone a Marco, amico fraterno, che, giusto 38 anni fa, mi fece conoscere i trammps: oggi compie gli anni!!
Vi preannuncio che il tema si presenta variegato e succoso, per cui mettetevi comodi: non lo esaurirò in un solo post. Per intanto partiamo da marchionne e dal suo odio per le auto elettriche. Niente di speciale, direte voi, Si sa che Marchionne è fatto così. Peccato che La Fiat, abbia un centro ricerca avanzatissimo e molto invidiato che, a parte rivoluzionare il settore dei motori endotermici, ha sempre avuto ampie capacità anche nel settore dei veicoli alternativi.
Peccato che in questo modo una casa automobilistica tradizionale e con una immagine ormai irrimediabilmente compromessa a livello internazionale, abbia perso una opportunità irripetibile, in quanto, probabilmente ultima. Anche perché l’unione con Chrysler ha ancora di più consolidato la sua immagine di auto economica ma non particolarmente affidabile.
Peccato che, quando fu proposto dall’On. Lulli, ormai MOLTI anni fa, un disegno di legge che voleva creare un plafond di oltre 100 milioni di euro da dedicare alla promozione della diffusione dei veicoli a zero emissioni, Marchionne fece quello che per lui doveva essere un enorme sacrificio: SI MISE LA CRAVATTA ( la cosa era tanto inconsueta da fare notizia) ed andò alla camera a spiegare che il suo piano industriale ESCLUDEVA i veicoli elettrici ( il che in una audizione su un progetto di legge che prevedeva aiuti per queste categorie era quantomeno singolare). Finì come doveva finire: i suddetti aiuti furono “rimodulati” in modo da comprendere anche le auto a metano…
Il confronto con Tesla, per quanto riguarda dedizione e capacità di analisi del futuro è illuminante. Serve a far comprendere la cecità ed ottusità di un management che sta cancellando, è inesorabile, la presenza italiana nel mercato dell’auto.
E spiega il riferimento a Gandhi ed alla sua famosa frase “Prima ti ignorano. Poi ti irridono. Poi ti combattono. Poi hai vinto.”
PRIMA TI IGNORANO
Nel 2010 vengono vendute le prime 50 Tesla Roadster in Italia
“Gli esperti internazionali concordano sul fatto che la quota di vetture elettriche non potrà superare il 5% del totale neppure tra dieci anni. Gli ostacoli ad un’ampia diffusione dell’elettrico sono ancora molti. Il prezzo è ancora troppo elevato, sia a causa dei bassi numeri di produzione sia a causa del costo della batteria”
“L’anno prossimo lanceremo la 500 elettrica sul mercato americano, e perderemo 10mila dollari ogni auto prodotta e venduta lì. Figuratevi se dovessimo esportarla verso l’Europa. Negli Usa ci sono degli incentivi legati allo sviluppo di veicoli a emissioni zero [ed, inoltre], la 500 elettrica ci serve a sviluppare tutte quelle tecnologie che utilizzeremo sui modelli a propulsione ibrida.” ( auto ibride Fiat nel 2016? Nessuna. nda)
” Lo abbiamo visto nel mercato Usa – ha dichiarato – e lo vediamo qui. Il costo della tecnologia è altissimo, è inutile illuderci che salvi il mercato dell’auto”
2) POI TI IRRIDONO:
Marchionne 2012 ( in occasione dell’approvazione della modifica del codice della strada che ha permesso la realizzazione di conversioni elettriche delle auto esistenti)
“Capisco che entusiasti politici e amministratori pubblici vedano questa trazione come rimedio per tutti i mali di inquinamento e rumore ed emissioni, ma oggi si tratta di una tecnologia che non è alla portata delle tasche normali, è una mobilità poco sostenibile in termini di diffusione di massa. Non sto dicendo che sia una tecnologia da abbandonare, tutt’altro, ma indirizzare tutto lo sforzo normativo per promuovere questo tipo di trazione porterebbe solo ad un aumento di costi senza nessun beneficio immediato e concreto. Sembra più saggio concentrarsi su motori tradizionali e carburanti alternativi”
“Non sto dicendo che l’auto elettrica sia un progetto da non considerare – spiega – in Fiat ci stiamo lavorando seriamente con Chrysler che ha sviluppato grandi competenze. Ma è bene sapere che per ogni 500 elettrica venduta perderemo circa 10.000 dollari, un affare al limite del masochismo”
“I hope you don’t buy it because every time I sell one it costs me $14,000,” he said to the audience at the Brookings Institution about the 500e. “I’m honest enough to tell you that.” “ci rimetto 14000 dollari per ogni fiat 500 e. Sono abbastanza sincero da dirvelo”
(The gasoline-powered Fiat 500 starts at almost $17,300 including delivery charges, while the 500e starts at $32,650 before federal tax credits. Consumers are not willing to pay a price that covers Fiat’s costs so it loses money on the 500e.)
Through April, the automaker sold 11,514 of the 500 cars in the United States this year, down about 15 percent from the same period last year. The company does not break out 500e sales.
“I will sell the (minimum) of what I need to sell and not one more,” Marchionne said of the 500e. “Ne venderò il minimo possibile e non una sola di più”
Marchionne 2015 (parlando di Tesla ed Elon Musk): “Sono rimasto incredibilmente impressionato da quello che è riuscito a fare quel ragazzo”
Marchionne 2016:“Il know how sull’elettrico è parte del DNA di ogni azienda seria e capace come FCA: dateci tempo di dimostrare il nostro valore, ma quando sarà prodotta e sul mercato, non prima. La verità è che nessuno guadagna con le auto a zero emissioni. Nemmeno Elon Musk (ceo di Tesla, ndr) che pure considero il guru del settore. Se uno va a guardare gli ultimi 100 anni, prima le industrie producevano tutto internamente. Oggi è il contrario, produciamo internamente motori e trasmissione…L’introduzione dell’elettrico ha tolto anche quel campo di competenza. Non siamo produttori di batterie e non dobbiamo per forza produrre motori elettrici”.
Marchionne Aprile 2016:
“Non mi vergogno di dirlo – ha spiegato il top manager – Se Musk mi dimostrerà che l’auto può essere redditizia a quel prezzo (35 mila dollari negli Usa, ndr) copierò la formula, aggiungerò il design italiano e la porterò sul mercato entro un anno”. (!!!!!?!! BUM!! nda)
“Le numerose prenotazioni non mi sorprendono – ha aggiunto il Ceo ma poi bisogna vendere le auto e guadagnare”
Marchionne Maggio 2016: si cerca un accordo con Google per sviluppare sistemi di guida autonoma. Disponibile nel futuro, ovviamente, prima ci vanno sperimentazioni etc etc etc.
peccato che un sistema del genere è stato reso disponibile da Tesla già da alcuni mesi, come un semplice aggiornamento del Sw dell’auto, che già è in grado di parcheggiare, evitare ostacoli improvvisi, incidenti etc etc.
Sintesi: L’auto elettrica ha vinto, il suo Napoleone si chiama TESLA ( perchè i meriti vanno allargati all’azienda e non solo al suo fondatore) Fiat e, se per quello, BMW, Audi, VW, VOLVO, GM, etc etc inseguono senza grandi speranze. La Guerra continua e continuerà vedrete, in modi sempre più feroci, ma la cosa è evidente.
Ne parleremo, insieme a qualche considerazione più generale sulla mobilità personale, in un prossimo post.
Per intanto:
Vediamo di capirci. Caro Marchionne: sono ALMENO sette anni che ci spieghi, con molta pazienza ed altrettanta ottusa ostinazione, che le auto elettriche non hanno un futuro.
Poi ti tocca ammettere, di fronte all’evidenza dei fatti, che questo futuro è qui, è qui per restare e sei stato volutamente fermo, perdendo sette anni.
POI, senza alcun sprezzo del pericolo, immemore delle proiezioni (che a me sembrano tout court balle) sesquipedali di cui hai infarcito i tuoi comunicati PER ANNI, mancandole tutte, dichiari che IN UN ANNO Potresti fare un’auto in grado di competere con una Tesla?
IN UN ANNO? Quando da alcuni anni non riesci ad azzeccare un modello che è uno, nemmeno per sbaglio?
Senso del pudore, mi pare evidente, non l’hai mai avuto.
…Non perché lo conosca personalmente, sia chiaro, benché l’abbia incontrato più di una volta, per motivi istituzionali o, più semplicemente, perché andava a mangiare dal mitico Lino, dietro casa mia…
Per sapere come la pensassi in tempi non sospetti, sette anni fa, ecco qui un post del 2009, ripescato da Debora ( che ringrazio).
16 febbraio 2009
Le primarie del PD per le elezioni a sindaco di Firenze sono state vinte da Matteo Renzi, 34 anni, attuale Presidente della Provincia di Firenze, uno dei più giovani esponenti politici locali e italiani. In fondo dovremmo essere contenti, perchè vince un giovane, perchè è un tipo fattivo, perchè finalmente si parla di sostenibilità, di sociale, etc etc. Premesso che i politici vanno visti alla prova dei fatti, è tuttavia disarmante che un giovane, probabilmente di freschi studi abbia idee cosi confuse in campi essenziali come quelli della sostenibilità ed in particolar modo sia ancora convinto che sia una buona idea realizzare NUOVI inceneritori per non ridursi ad un “sudiciume come è successo a Napoli”. Potete verificare da soli. in una intervista rilasciata recentemente, quale sia a grandi linee il Renzi-pensiero. Certo: la buona volontà non manca, si parla di recupero di spazi verdi, dell’interessante progetto di recupero e restauro delle fatiscenti pescaie dell’Arno a fini idroelettrici, del risparmio energetico, si danno incentivi infomrazioni e chiarimenti tramite uno sportello apposito della Provincia, ma insieme si mescola un populismo minaccioso nei confronti di chi ha cercato e cerca di far presente che gli inceneritori NON sono una buona idea e altri discorsi che non promettono molto di buono a chi, sulla base di fatti e dati scientificamente raccolti e presentati, cerca di spiegare che il consenso popolare di area vasta non è e non può essere l’unico metro di giudizio nelle scelte strategiche sul territorio e che le evidenze scientifiche vanno rispettate e considerate. Probabilmente siamo incontentabili, noialtri aspisti, probabilmente mi sarebbe piaciuto che prendesse una decisa posizione nei confronti della mobilità alternativa, probabilmente da un giovane che si dice attento alle politiche ambientali si pretende istintivamente di più che da una vecchia volpe della politica. Sarà tutto questo ma non riesco a togliermi il dubbio che il candidato sindaco del PD abbia scelto, d’istinto, di cavalcare un’onda che cresce nella società senza farsi carico di andare troppo al di là delle iniziative di più sicuro successo e presa politica.16 Piuttosto che niente meglio piuttosto, come si suol dire. Rispetto a quel che passa il convento, a Firenze dovremmo essere soddisfatti. In ogni caso mi sento di far presente al potenziale futuro sindaco che dovrebbe tenere conto che certe affermazioni, alla lunga, potrebbero ritorcersi contro di lui; non c’e’ bisogno di dire che la politica, da lungo tempo ha ben appreso l’arte del recupero e del riciclo; schierarsi con decisione a favore degli inceneritori potrebbe metterlo in una situazione difficile, qualora la realtà si incarichi di riportarlo, alla dura necessità di un accordo con le popolazioni che si devono sciroppare nuove emissioni inquinanti vicino alle proprie case, anche se queste costituiscono una minoranza della popolazione. Le bugie hanno le gambe corte: gli inceneritori inquinano, punto e basta. Non credo che chiedere aiuto al governo centrale o precipitare la città in una emergenza come quella di Napoli, dichiarando di NON volercela precipitare, sia una buona idea. In questo caso il nuovo che avanza, inteso come quello di cui non si sa che fare, insomma, quello avanzato, lungi dall’essere riciclato, potrebbe fare la fine da lui proposta per i rifiuti non differenziati.
Dicevamo che il pannello da 220 Wp che abbiamo preso ad esempio, installato dalle parti della Lavandaia ( Firenze) immetterebbe in rete circa 286 kWh/anno.
E nella sua vita media?
Beh, anche qui dipende dal valore che adottiamo per la sua vita media. Di solito si assume 25 anni ma molti parlano di 30. Questo perché i pannelli installati 30 anni fa funzionano ancora, sia pure con una potenza ridotta di circa il 30%.
Considerando il degrado nel tempo, le rotture etc etc, la Lavandaia assume un valore pari alla garanzia del costruttori, che solitamente è di 20 anni.
Quindi il pannello in questione produrrà circa 286*20=5720 kWh, in 20 anni.
Per capirsi, è l’energia contenuta in circa tre barili di petrolio e spiccioli. In termini di emissioni evitate per la produzione di energia elettrica, questo dipende ovviamente dal paese in cui è installato In Italia possiamo valutare un valore equivalente circa doppio, 6 barili di petrolio.
Quanto fa 5720/154?
37. Questo è l’EROEI del pannello in quanto tale. Poi ovviamente dobbiamo considerare il suo smaltimento, la manutenzione etc etc.
Fate quel che volete ma non arriveremo MAI ai valori tipici di letteratura, da 6 a 10 o, se per quello ai valori da 2 a 3, di alcuni veri e propri negazionisti delle rinnovabili.
Capite bene che, di fronte a questi dati, certi articoli, purtroppo scritti da persone teoricamente non schierate contro le rinnovabili o appartenenti a qualche lobby, nonostante tutta l’artiglieria accademica, sono destituiti di QUALUNQUE credibilità
Anche perché, dal 2013, data dell’articolo da cui ho estratto i dati citati , i pannelli in commercio hanno aumentato la loro efficienza, gli spessori si sono assottigliati, si sono diffusi materiali diversi dal silicio (i panelli in CD-Te hanno costi energetici circa dimezzati per il combinato disposto di vetri più sottili, assenza di cornici in alluminio e film estremamente più sottili).
Non solo: come avete visto, la maggior parte del costo energetico è legata al vetro ed alluminio. Due materiali perfettamente riciclabili.
Visto che le regole per la fine vita dei pannelli sono rigidissime (chiedete ad un produttore di energie rinnovabili per chiarimenti) possiamo dare per CERTO che tali materiali non solo potrebbero ma SARANNO riciclati.
Quindi restano poche decine di kWh, alla fine, quelle per le plastiche ed il silicio che purtroppo non è recuperabile, con la necessaria purezza e deve quindi essere prodotto ex novo per ogni pannello.
QUINDI, di nuovo, il valore trovato, 37, tenendo conto del riciclo OBBLIGATORIO del vetro e dell’alluminio è una stima PER DIFETTO:
Ora, la cosa va messa in prospettiva: un EROEI di 30 o più è migliore di quello della maggior parte degli attuali giacimenti petroliferi. in sostanza per un barile di petrolio cavato OGGI, tenendo conto dell’energia consumata per la ricerca, lo sviluppo il mantenimento delle attività estrattive è situata da qualche parte tra 5 o meno (scisti sabbie bituminose etc etc) e 80, per i giacimenti storici degli anni 60.
Per quelli in sviluppo ora, siamo intorno a 20, nei casi migliori.
Ragionevolmente, con l’esaurimento progressivo dei vecchi giacimenti giganti, l’EROEI del petrolio si avvicinerà a questi ultimi valori.
In pratica GIA’ OGGI possiamo dire che il fotovoltaico è una delle migliori forme di investimento energetico e la cosa è destinata decisamente a migliorare, dove si tenga conto dei nuovi materiali nuove tecniche di produzione e riciclo.
Non escluderei che si possa arrivare a valori pari o superiori a quelli del petrolio dei bei(?) tempi eroici.
Volete una verifica empirica e puramente monetaria?
Anche per un numero ridotto i pannelli si vendono QUI, in Italia al dettaglio, a poco più di 500 euro/kWp. In India stiamo a 400 euro/kWp.
SE avessero ragione quelli che sostengono EROEI così basse ci vorrebbero circa 2000 kWh per produrre UN pannello. Del costo di circa 100-120 euro.
Visti i costi dell’energia elettrica nel mondo, ANCHE IN CINA ci vorrebbero circa 150-200 euro solo di bolletta energetica per produrre un pannello. E quindi?
QUINDI, è ovvio, l’energia non può essere che una componente del costo del pannello. Se consideriamo un costo industriale all’origine pari alla metà del prezzo di vendita, 60 euro, ecco che l’energia deve essere una quota di questo costo, ad esempio la metà.
30 euro sono, in Cina, da 400 a 300 kWh. Come si vede, è una stima LARGAMENTE abbondante. E’ probabile che, attualmente, l’energia non sia più la componente principale di costo di un pannello fotovoltaico.
Eppure, anche così, corrisponde ad un EROEI 15-20, sempre il doppio della letteratura.
il fotovoltaico consuma più energia di quanta ne produca ( bufala scaduta, non si azzarda più nessuno)
il fotovoltaico ha consumato più energia di quanta ne abbia prodotta ( bufala più sottile, prossima scadenza, di moda fino ad alcuni anni fa, cfr. ad esempio, questo link, che si basava su una crescita stellare della produzione mondiale e su dati di stima ultravecchi per i costi energetici di produzione).
Ci vogliono anni di tempo perché un pannello, specie se prodotto in Cina, ripaghi il debito energetico ed ambientale ( CO2 emessa, etc etc) contratto per costruirlo. Ecco QUESTA è anch’essa una bufala, purtroppo fatta propria anche da qualche ambientalista e climatologo insospettabile. Come tale meritevole di un approfondimento e sbufalamento adeguato.
Come stanno Le cose, DAVVERO? Intanto il calcolo dell’EROEI, ovvero dell’Energia prodotta in rapporto a quella investita per produrla, per una data fonte di energia è una questione complessa, che dipende dagli assunti che si fanno e da quanto si allarga l’orizzonte temporale e lo scenario all’interno del quale si considerano i flussi energetici. Vale, ad esempio, l’energia consumata nelle guerre per il petrolio, quando si calcola l’EROEI di un barile? E il costo energetico degli ingorghi? e il carburante consumato dalle petroliere? Capite bene che, allargando il cerchio a sufficienza, si può provare tutto d il contrario di tutto.
Fortunatamente, per il fotovoltaico, la cosa è relativamente più semplice. Perché un pannello è composto di relativamente poche parti e di queste ancora meno sono quelle significative per il calcolo del suo costo energetico.
Compito quindi per la lavandaia, che indossato un grembiulino pulito e la cuffietta, si mette all’opera.
Intanto un pannello fotovoltaico da cosa è costituito?
Limitiamoci ai più diffusi, basati sul silicio.
Un pannello, potrete vederlo, tra i tanti possibili, a questo interessante link, punto 8 (che tra l’altro chiarisce un’altra questione spesso sollevata, quella del riciclo dei pannelli a fine vita) è costituito da
-vetro
-silicio
-alluminio
-rame
-plastiche
Nel dettaglio, tratto dal documento citato e riferito ad un pannello in silicio 220 Wp ( attualmente un pannello del genere è da 250-270 Wp) su 18 kg di peso del modulo abbiamo:
1,76 kg alluminio
14,41 kg di vetro
0,85 kg di silicio
0,77 kg di plastiche ( tedlar)
70 grammi di cavo di rame.
altri materiali:
140 grammi.
Fino a qualche anno fa produrre il silicio era una cosa rognosa ed energeticamente dispendiosa, centinaia di kWh per ogni kg di silicio . Il progresso della tecnica, unito al fatto che per il silicio da utilizzare nei pannelli non è necessaria una purezza spinta, al contrario di quello per l’elettronica, ha portato a ridurre moltissimo questi consumi. Ecco perché gli studi fatti su dati vecchi anche solo di pochi anni, sono irrimediabilmente superati dalla realtà
Cominciamo quindi dal silicio: molti testi che calcolano un EROEI tra 7 e 10per il fotovoltaico”classico” policristalino, riportano un valore superiore a 100 kWh/kg di silicio. Non è più così. Visto che il processo usato è stato ampiamente commercializzato dalla Siemens, ecco i valori ATTUALI per produrre il silicio con i nuovi processi, per un reattore siemens. 45 kWh/kg
E il vetro? da poco più 6 a 3 kWh/kg ( se di recupero)
E le plastiche? valori variabili ma intorno a 6kWh/kg
Trascuriamo gli altri materiali, in quanto non specificati ( comunque pochi etti)
QUINDI: per produrre un pannello da 220 Wp ci vogliono circa
86 kWh per il vetro
38 kWh per il silicio
23 kWh per l’alluminio
5 kWh per le plastiche
1 kWh per il rame
1 kWh per gli altri materiali ( valore medio dei materiali sopracitati con esclusione del silicio)
Totale?
154 kWh.
In un anno un pannello da 220 Wp, alla latitudine dove abita la lavandaia di Via dell’Oche, nel clima italico, immetterà in rete circa 1300 volte la sua potenza di targa. ovvero 1300*0.220= 286 kWh.
L’avrete notato. Un politico italiano tipico, parla di gente. Non di persone. E’ la gente che vuole questo e quello, anzi lo esige. Lui parla alla gente. Per la gente, della gente e sta, ci mancherebbe, dalla parte della gente. Eventualmente la ggente con due gg.
Ugualmente i giornali usano lo stesso termine per le loro campagne.
In pratica la gente è un alibi clamoroso: serve per dare ad intendere che quel che chiediamo ed intendiamo e vogliamo, a qualunque titolo, è supportato da una moltitudine insieme numerosa e significativa. O, al contrario, per trasformare le persone in un blob, qualcosa di scoraggiante e inerte da convincere, smuovere, convertire, plasmare.
“La gente” infatti, da’ istintivamente l’idea di una massa maggioritaria, confusa, comunque in qualche modo circoscrivibile, ma non definita ne pesata, né compresa ne comprensibile.
La gente, caro lettore, è la scusa che tutti usano, anzi tutti usiamo, per giustificare quel che NOI pensiamo, per cercare appoggio e conferma; oppure, al contrario, conferma di un bersaglio contro cui genericamente, inveire.
Invece “la gente”, caro lettore, caro Matteo, cari tutti, siamo noi. sono persone che studiano, pensano faticano si innamorano lavorano, non lavorano, si ammalano, invecchiano sperano , deludono tradiscono, ci credono, dubitano infamano, si illudono, sognano, muioiono, crescono, nascono, si divertono, piangono, ridono, capiscono, ignorano….
Non abbiamo bisogno della “gente” caro lettore, per esprimere le nostre opinioni. Non abbiamo bisogno di alibi, di scuse, di appoggi. Non abbiamo bisogno ( veramente si, ma non di questo genere) di conferme, di solidarietà, di un moloch indefinito contro o per cui lottare.
No, noi abbiamo bisogno, TUTTI abbiamo bisogno, di ricordarci che la gente sono persone. Come noi ma diverse. Come noi stessi siamo diversi da quel che eravamo e da quel che saremo. Smettiamo di usare questo brutto termine, generico superficiale, paraculo ed usiamo il termine persone. La gente non ha diritti ne doveri. La gente è PLASMABILE, come la trilaterale ha auspicato, riguardo all’Italia giusto pochi giorni fa. Le persone pensano, la gente, no. La gente si fa condurre, ciecamente, dal,pastore, buono o cattivò che sia. Le persone possono essere ingannate, instradate e convinte che , in fondo, la gente sono gli altri. Gli amorfi, i plasmabili sono quelli, la ggente, non loro figuriamoci. Per essere esatti, si ingannano da sole, le persone, mentre si fanno convincere a comprare l’ennesimo oggetto “esclusivo”, a fare l’ennesima vacanza “esclusiva”, insomma: a separare il loro indispensabile e irripetibile io da quella massa informe, la ggente.
Alla fine, per una persona sottoposta per tutta la vita al tam tam, “la gente” sono tutti quelli che non conosce, massa amorfa e potenzialmente infida, una tacca sotto le persone.
I migranti.? Quando va bene, “povera gente”.
Poi ti capita di sentire un medico volontario che ti racconta di come gli occhi gli si siano aperti per davvero quando ha scoperto che un membro di quella,povera gente, che stava curando, insieme al figlio, era un collega. Un dottore scappato dall’inferno di Aleppo. In quel momento, per lui, la gente e’tornata ad essere fatta di persone.
Dovremmo ricordarcelo per davvero: La gente siamo noi, sempre e quindi quando senti dire “la gente”, non ti chiedere per chi suona la campana e per chi vola l’uccello padulo. Suonano e volano per te.
Pubblico una risposta di Luca Pardi, presidente di Aspo italia al post di Jacopo sul risultato del referendum.
Abbiamo sbagliato, ma non abbiamo perso.
Il mio amico Jacopo Simonetta è uno di quei pessimisti che, vista la luce in fondo al tunnel la vanno a spengere (la battuta è di Lercio.it e so che lui l’ha apprezzata). Nel suo commento dopo il referendum sulle trivelle ne dice molte giuste, ma legge tutto in chiave negativa. Non è solo. Altri, dopo la sconfitta, si sono incaricati di criticare le scelte sbagliate del movimento ambientalista in questa campagna elettorale e spesso hanno etichettato questo evento politico come l’ennesima sconfitta dell’ecologismo politico. Non sono d’accordo. Ma partiamo dall’inizio e, quindi, dall’istituto del referendum abrogativo. Il referendum è uno strumento di democrazia diretta, la sua esistenza non è, come è stato detto, “la prova che la democrazia non funziona”, ma un modo in cui si consente ai cittadini di modificare le scelte legislative del parlamento. È in costituzione ed è uno strumento utile quando i quesiti sono chiari e semplici, o comunque semplificabili come nel caso: abrogazione del divorzio: SI o NO? L’insieme dei referendum promossi dalle nove regioni costituivano un corpo di quesiti che, nell’insieme, poteva essere semplificato. Chi avesse votato a favore dell’abrogazione avrebbe fatto una scelta chiara sulla politica energetica nazionale. Il governo si è impegnato a disinnescare l’eventualità di un pronunciamento in questo senso e ha legiferato, accogliendo, almeno in parte, le finalità delle regioni. Dunque già su questo punto sconfitta non c’è stata. Ricordiamoci che a parte le poche decine di piattaforme su cui eravamo chiamati a pronunciarci il 17 aprile, non si potrà più trivellare entro le 12 miglia.
L’errore principale del fronte del SI, che poi coincideva all’80% con il fronte della partecipazione al voto, è stato quello di dare troppa importanza al referendum e attaccarsi agli argomenti meno solidi. Ci sono argomenti, in campo energetico, sui quali gli “ottimisti razionali” hanno un vantaggio. Sono argomenti marginali come quelli economici (si per me, di fronte alla catastrofe ecologica in atto i temi economici sono marginali). È chiaro che è più facile attrarre consenso parlando delle potenziali perdite occupazionali di attività industriali esistenti piuttosto che contrapporre potenziali vantaggi occupazionali di attività che sono percepite come futuribili. È facile contrapporre ai rischi potenziali o reali dell’inquinamento poco visibile, causato dalle attività estrattive, quello visibilissimo dei liquami in mare a Rimini e in altre località. È inoltre facile per i conformisti energetici solleticare il nazionalismo energetico dei macchinomani del fine settimana. Sappi che dovrai rinunciare alla gita al mare la domenica (quella che da quando c’è la crisi molti italiani fanno dalla mattina alla sera per risparmiare sul costo di pernottamento). Per ogni contestazione di questo tipo si possono trovare esperti autorevoli, professori di questa o quella università, tecnici valenti e scienziati pluridecorati che possono smentire qualsiasi dato.
Si doveva puntare su altro. Ci sono due argomenti che nessun “ottimista razionale” può confutare credibilmente senza venire a patti con la propria onesta intellettuale. Cioè senza mentire sapendo di mentire. E questi due argomenti sono: il cambiamento climatico e l’esaurimento delle fonti fossili di energia. Credo che chi legge sappia già tutto su questi argomenti. La forzante umana è la causa principale del cambiamento climatico, l’uso dei combustibili fossili è il motore di questa causa. Se a Parigi non abbiamo scherzato ogni paese deve varare rapidamente una politica di uscita dalle fonti fossili. E per uscire dalle fonti fossili senza passare per un collasso della nostra civiltà è necessario rinforzare di almeno due ordini di grandezza (un fattore 100) l’attuale infrastruttura basata sulle nuove fonti rinnovabili di energia. Si deve passare dalle centinaia di Giga Watt alle decine di Tera Watt (attualmente il metabolismo sociale ed economico umano è una macchina che consuma 17 Tera Watt) in un paio di decenni. Il programma deve essere chiaro e stringente e si deve sapere due cose, anche gli ambientalisti lo devono sapere: 1) non si può fare questo salto senza accettare il relativo impatto e 2) l’impresa deve essere fatta utilizzando le fonti energetiche esistenti, cioè quelle fossili. Ci sarebbe un terzo punto, politicamente più scabroso, questa transizione non può essere condotta esclusivamente con le regole (ammesso che ve ne siano) del mercato.
Questa affermazione mi scatenerà contro i fautori dell’arbitrio travestito da libertà economica, ma posso farmene una ragione. Il fatto è che nella transizione si dovranno privilegiare usi utili delle fonti fossili perché una quota prossima al 50% delle loro riserve note dovrà restare dov’è per non causare un aumento catastrofico della temperatura terrestre. L’altro argomento inconfutabile è il processo di esaurimento dei combustibili fossili stessi. Avremmo dovuto usare la campagna referendaria per chiarire al grande pubblico il fatto che la vulgata sul crollo del prezzo del petrolio come sinonimo di abbondanza e “morte della teorie del picco del petrolio” è una vera bufala. Il prezzo misura il flusso della materia prima sul mercato e non dice nulla sulla qualità e quantità della riserva. Dalla metà del primo decennio di questo secolo i costi estrattivi crescono costantemente ad un tasso che è dieci volte quello del decennio precedente (i dati vengono dall’IEA e dal FMI), le nuove categorie di petrolio portate sul mercato, che hanno garantito la tenuta del livello produttivo di liquidi combustibili, sono più problematiche da estrarre, più costose e anche più inquinanti.
L’urgenza della transizione energetica è tanto evidente a chi la vuol vedere quanto ineluttabile. Il fatto che questi temi siano rimasti marginali mostra l’immaturità dell’ecologismo che tende a baloccarsi con argomenti ormai superati e spesso tutti sul lato difensivo. Al contrario è arrivato il momento in cui l’ecologismo politico deve rivendicare il punto centrale che l’ecologia ha rispetto all’economia. Una campagna referendaria era un’occasione d’oro per parlare di queste cose al massimo numero di cittadini piuttosto che perdersi a confutare i numeri demenziali di Renzi sull’occupazione o le contraddizioni dei geologi petroliferi sulle trivelle.
Riconosciamo l’errore, ma non buttiamo via tutto correndo a spengere la luce in fondo al tunnel. Un terzo degli italiani comincia a capire, non siamo più l’1 per mille. Proprio perché questo quesito era marginale e difficile rispetto a quello del 2011, sull’acqua e il nucleare, nelle more del disastro di Fukushima, l’affluenza registrata è incoraggiante e significativo il fatto che l’unica regione petrolifera del paese, la Basilicata, ha superato il quorum. Si comincia a capire che da opzione vicente gli idrocarburi sono diventati un’opzione perdente. Per questo i sostenitori degli interessi legati al blocco di potere economico delle fonti fossili sono disperatamente scatenati. E pazienza se trovano il sostegno dei benpensanti che si sono autoproclamati ottimisti e razionali. Siamo sempre una minoranza? Forse. In questi casi mi piace ricorrere ad una citazione attribuita ad Amedeo Bordiga: “noi non siamo pochi, siamo quanti il momento storico richiede”. Tranquilli e “alla via così”, ma sapendo che ci sono argomenti su cui non ci possono dire nulla: clima ed esaurimento delle risorse. Non hanno scampo!