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Geologo, Ingegnere ambientale, ho introdotto per primo in italia il concetto di retrofit elettrico dei veicoli esistenti. Parlo troppo, troppo veloce di troppe cose. Non-mi-si-regge. Il mondo è complicato, connesso, fuso, pieno di sentieri e strade che si incontrano, si intrecciano. Mi piace esplorare quelle piu' strambe.

Come cambiare il mondo in tre facili mosse…

cinquino elettrico e auto da matrimoni. Due idee a confronto.
cinquino elettrico e auto da matrimoni. Due idee a confronto.

Ciascuno di noi può cambiare il mondo.

In effetti, ciascuno di noi cambia DAVVERO il mondo, ogni volta che respira, ogni volta che cammina, ogni volta che , semplicemente agisce,vive, pensa. Se siete tipi ambiziosi, potreste sperare di cambiare il mondo PER DAVVERO, in senso migliorativo ( spero), nell’ambito di quel che ritenete essere più salutare per il pianeta o, almeno la nostra scombiccherata specie. Riconosco che può sembrare un poco TROPPO ambizioso per una singola persona ma non vi serve poi cambiarlo MOLTO, per essere soddisfatti e/o incoraggiati. Vi serve, tanto per cominciare, cambiarlo un pochettino, giusto?

Ecco i semplici, banalissimi, passi.

  1. Farsi venire una buona idea. Come si capisce se è buona? Si capisce quando un SACCO di persone che non conosci la appoggiano, la fanno propria, sviluppano su di essa o grazie ad essa nuove iniziative e proposte e, infine, diventa, semplicemente, un elemento del paesaggio “sociale” più o meno condiviso da tutti. Bene chiarire che le idee buone somigliano ai formaggi: hanno una data di scadenza, più o meno ravvicinata ( anche per i formaggi varia da tre giorni a quattro anni) e comunque sono da consumarsi preferibilmente entro e non oltre il….. Non c’e’ bisogno che sia l’idea del secolo. Che sia grande o piccola: Tutte le buone idee, in fondo, si somigliano e tutte prima di diventare grandi disegni o progetti, partono così, semplicemente, da un pensiero casuale ( dietro al quale, ovviamente, c’e’ un irripetibile vissuto personale che porta alla scintilla).
  2. Trovare una chiave divulgativa e narrativa. In poche parole: Una chiave per raccontarla in modo convincente. Meglio ancora se si parte da una realizzazione concreta dell’idea o da esempi esistenti. E’ difficile, in effetti, inventare qualcosa per DAVVERO, pensare qualcosa che non è mai stato pensato prima. Almeno per chi non si chiama Einstein.
  3. Divulgare. Divulgare. Divulgare ed ancora divulgare. In poche parole: Se volete che la vostra idea sia conosciuta, se volete valutare se sia considerata, nell’insieme DAVVERO una buona idea, dovete accettare il rischio di “perderne il possesso”. Volete salvare il mondo, almeno un pochettino, giusto? Quindi non dovreste essere TROPPO gelosi della vostra ideina. Parlatene, scrivetene, raccogliete persone intorno all’idea e lasciate che la sentano propria. Troverete, nel processo molti compagni di strada e, non è escluso nuovi e sinceri amici. Cosi come opportunisti o, semplicemente, persone più veloci di voi a metterla in pratica. Certo: c’e’ il rischio che, alla fine, nessuno si ricordi che era una VOSTRA idea, ma… pace.

L’alternativa, registrare l’idea, o brevettarla (se è registrabile/brevettabile), divulgarla solo per sommi capi e solo parzialmente, cercare di realizzarla senza dirlo troppo in giro, cercare di mantenere il controllo su tutto e su tutti vi porterà nel grande gruppo di quelli che hanno avuto ottime idee… di cui tutti si sono dimenticati e/o sono miseramente fallite. La propagazione dell’idea aumenta e non di poco, le probabilità di successo (potreste essere bravi ad avere idee ma assai meno brave a realizzarle, capita). A voi, spero, basterà sapere che tutto è partito da due pagine scritte qua e là o da una chiacchierata a margine di un incontro…

Ma andiamo ad un caso personale: il retrofit elettrico.

Ovvero la conversione dei veicoli esistenti in veicoli elettrici, con una metodologia analoga a quella con la quale si convertono a gpl e metano le auto a benzina.

L’idea, per dirla in breve, è partita dal sottoscritto, con una lettera inviata, nel remotissimo 2004, ad un costruttore, ai tempi di vetturette elettriche a cui proponevo, nientemeno, la realizzazione di un kit di conversione della vecchia cinquecento, vista come un veicolo elettrico da città quasi ideale (in rapporto alle costosissime e limitatissime vetturette elettriche disponibili a quei tempi).

Ovviamente non mi limitai a scrivere al costruttore ma scrissi… all’universo mondo, finché, piano piano intorno all’idea si radunò un gruppetto di entusiasti, fondammo una associazione per rimuovere le barriere burocratiche che si chiama eurozev, realizzammo la prima conversione di un cinquino in veicolo elettrico (la prima moderna ad essere esatti, con tanto di batterie al litio polimeri, allora un unicum assoluto in Italia ed in Europa). Il cinquino fu la svolta. Un cinquino elettrico era semplicemente TROPPO, per non diventare una notizia.

Alla “battaglia” si unirono parlamentari di quasi tutti i partiti, associazioni, mass media etc etc ed infine, nell’ormai lontano 2012 fu approvata una modifica del codice della strada che permetteva questo genere di conversioni, rimandando all’emissione di un decreto ministeriale attuativo.

Questo decreto, grazie all’impegno di un manipolo di ostinati parlamentari e di molte associazioni in tutta Italia è diventato operativo circa sei mesi fa e, probabilmente permetterà lo svilupparsi di decine e decine di diverse iniziative e proposte, sia per il traffico leggero che pesante, dalle quali sta già nascendo una filiera specifica, con buone prospettive di espansione.

La storia è in parte raccontata sul sito di eurozev. Ma moltissimi altri link sono disponibili in rete, ad una semplice ricerca.

Nel prossimo post vi parlerà di un’altra idea del sottoscritto che si accinge, con un poco di fortuna a diventare legge dello stato. Di nuovo, in modo quasi del tutto indipendente dalla mai volontà.

Le buone idee, ripeto, non ci appartengono. Diventano immediatamente di tutti. Un poco come con i figli: se volete bene alle vostre idee, dovete accettare che cammino con i loro piedi.

Golpe? Quale golpe?

ANSA/cp
ANSA/cp

Benché Crisis lavori a bassa intensità in questi giorni, con la redazione in altre e varie attività affaccendata, due righe sul tentato golpe in Turchia ci stanno tutte. Poiché gli analisti si sprecano, qui solleviamo solo alcune domande. Intanto la prima è ovvia: Cui prodest? Che Erdogan abbia scombussolato la posizione internazionale della Turchia, sconvolgendo equilibri che sembravano consolidati, è un fatto. Come? Ad esempio: rompendo la storica vicinanza con Israele, riallacciando stretti rapporti con i vari stati e dinastie sunnite, riprendendo una vera e propria campagna di sterminio nei confronti degli indipendentisti curdi (pkk in primis) con tanto di immunità concessa ai militari, comprese le temute e sanguinarie milizie locali per gli atti compiuti durante la loro missione.  Infine, l’ovvia condiscendenza nei confronti dell’Isis, di cui ha permesso l’ascesa, mantenendo aperti i corridoi verso il confine con la Siria (con contorno di malversazioni di famiglia sull’import/export di armi&petrolio) tenendo invece chiuse quelle verso il Kurdistan  siriano, proprio mentre l’Isis cercava di fare tabula rasa di ogni singolo villaggio o città e dei suoi abitanti. In generale è evidente la deriva islamista, nazionalista e populista. A parte i militari, da sempre garanti dello Stato laico di Ataturk bla bla bla (comunque tre golpe in sessanta anni non sono uno scherzo), l’intera faccenda ha dato parecchi grattacapi al resto della NATO. Senza contare che, visti i risultati sul campo e la situazione di fatto creatasi, uno stato cuscinetto curdo, comunque declinato, appare come l’unico possibile elemento di stabilizzazione nell’intricatissimo marasma tra Siria, Turchia ed Irak che si preannuncia nel dopo Isis. Con Erdogan al potere questo era chiaramente impossibile. Con la Turchia attraversata da un conflitto interno… Beh, almeno avrebbero smesso di bombardare i villaggi curdi d’oltreconfine.

Quindi: cui prodest? Beh, magari alla NATO. Certo Erdogan la pensa così, visto che ha accusato Gulen un ex amico rifugiato negli USA, di essere dietro il golpe (il che è il massimo che può fare senza accusare direttamente gli USA).

Che almeno un pensierino la NATO l’avesse fatto, lo dimostrerebbe il rifiuto plurimo ad atterrare, che avrebbe fatto vagare Erdogan per un paio di ore per i cieli d’Europa, appeso al suo smartphone, proprio nei primi e cruciali momenti del golpe.

Mentre scrivo, pare che Erdogan, dopotutto, stia riprendendo il controllo. Seguiranno purghe, epurazioni ed ulteriore riduzione delle già scarse libertà in Turchia. In pratica un’ulteriore scivolata verso una Turchia re-islamizzata e simpatizzante dei vari movimenti “estremisti” nel mondo.

A quanto pare prodest anche a lui.

Che dire? Non ci sono più i golpisti di una volta…

Le scie chimiche esistono e fanno malissimo: ecco la prova!

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Foto: Ugo Bardi

Volete una prova che le scie chimiche fanno malissimo?

Eccone una. Date una attenta occhiata all’adesivo cerchiato in rosso.

Una persona che, prima di essere esposta alle scie chimiche, immagino assolutamente normale, si è convinta che esiste un complotto mondiale per avvelenare, o sterminare tramite disastri naturali assortiti, più o meno lentamente, una larga parte della popolazione mondiale ed ha incollato un adesivo che invoca provvedimenti contro i funesti untori aerei.

Peccato che lo faccia stando a sedere nel mezzo delle centinaia di scie chimiche lasciate da veicoli come il suo, mentre ovviamente da il suo piccolo contributo all’avvelenamento dei dintorni.

Il fatto che esistono metodi di gran lunga migliori per controllare la popolazione che avvelenare l’atmosfera dell’intero pianeta ( una atmosfera che i potenti condividono con i tapini) non sfiora questi soggetti. Il fatto che, provatamente, passare alcune ore al giorno in mezzo al traffico è un modo certo per accorciare le proprie aspettative di vita nemmeno. Il fatto che l’unica influenza antropica certa che abbiamo sul clima è quella della CO2 e degli altri gas serra che emettiamo TUTTI continuamente, ogni giorno, neppure.

Forse le scie chimiche, quelle prodotte dalle stufe a petrolio, hanno davvero effetti pesantemente negativi sulle capacità senzienti degli esseri umani, dopotutto e ne vediamo le conseguenze in questa foto

Brexit poll. & Balls.

1973Ok, ci siamo, il grande giorno in cui sapremo se il Regno Unito resta in Europa è arrivato. OVVIAMENTE, ormai da settimane, siamo subissati di sondaggi, i media battono sulla grancassa della disgregazione etc etc. La verità è che, causa errore e varianza nelle stime i sondaggi sono troppo inattendibili per poter dare indicazioni in un senso o nell’altro. Dovessi dire, L’Inghilterra resterà in Europa. Per modo di dire, ovviamente. L’Inghilterra, UKIP a parte, resta in Europa per far cassa e cedere il meno possibile agli altri. Mantiene la sua moneta e firma i trattati internazionali che gli pare, in barba alle eventuali decisioni europee. Insomma: mantiene la sua indipendenza di giudizio, nel processo, ovviamente, consegnandosi agli istituti finanziari che ormai sono la parte dominante dell’economia del paese. Non è improbabile che la vignetta di questo post sia realistica: gli scozzesi non vorranno probabilmente restare sotto la corona inglese E BASTA, specialmente perché perderanno gli aiuti europei.

Ma questo, sinceramente, è un problema loro. Perché in realtà l’Europa è GIA’ disgregata ma non, come si crede, tra paesi ricchi e poveri, tra nordici e sudici, tra belli di mamma e PIIGS. No, l’Europa è semplicemente divisa tra l’Elite e tutti gli altri.  Questa elite, ormai quasi solo finanziaria, disperata ed alla caccia di interi paesi da cannibalizzare per tenere su baracca ancora per un poco, è anch’essa alla frutta. I Debiti aumentano in modo verticale, quelli in sofferenza in modo missilistico e i rendimenti DI TUTTO tende a zero.  Noterete che non cito casi particolari. Il motivo è semplice. La storia, a vari livelli e con mille sfumature di grigio, si ripete da tutte le parti: la sovraesposizione debitoria è globale e il crollo verticale di ogni singolo investimento idem.

In questo contesto paventare una disgregazione dell’Europa a causa dell’eventualissima Brexit dell’Inghilterra è una balla ridicola. Come, più o meno, dare la colpa della fine dell’Impero Romano D’Occidente ad Odoacre. I mercati vedono più che altro la potenzialità di fare un bel poco di scommesse sulla pelle degli inglesi, illusi che i lacciuoli che li strangolano siano colpa della CEE e non del loro superdisastrato settore finanziario.

Quindi, si, l’eventuale Brexit è probabile che segni la fine di una manfrina teatrale chiamata Europa. Ma non è poi COSI’ probabile, a pensarci bene. Forse tale manfrina getterà semplicemente i panni della commedia democratica per rivestire le grisaglie dei finanzieri che realmente comandano a tutto e tutti, saturando di dossier di origine oscura i tavoli dei parlamentari europei.

NESSUNO, ma veramente NESSUNO sa cosa succederà. Quindi TUTTI quelli che provano a tracciare scenari raccontano balle sesquipedali. E lasciamo perdere quelli che tentano di fare il riassuntino per i porelli senza clues.

E NOI Italici?

Semplicissimissimo.

Qualche pediluvio, come prima.

Qualche doccia quasi di sicuro, ma, in caso, in buona compagnia di tutti gli altri. Poi nel 2018… Apres Draghi le diluge.

Come vincere le elezioni ed avere sempre ragione.

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Confessatelo. A noi lo potete dire! La cosa MIGLIORE dopo le elezioni non è tanto (o solo) chi ha vinto o meno. Terminate anche le ultime raffinatissime analisi del post voto, compreso quelle delle urine dei neoletti (potrebbe succedere) rischierate le truppe per la prossima battaglia, sguinzagliati i reporters a ricostruire le biografie delle “facce nuove”, fatto un poco di “toto nomine”, NON CI SONO, per un poco, i DIBATTITI, dove ciascun candidato, come dire, sciorina la sua mercanzia.

Eppure i dibattiti sono fondamentali, per vincere le elezioni e, dopo vinte, per avere sempre ragione. Anzi: RAGIONE.

Siccome potreste essere curiosi e siccome, dopotutto, la vita è un continuo dibattito, colloquio o dialogo, ecco che vado a mostravi alcune semplicissime tecniche  per avere sempre ragione, in ogni dibattito/colloquio/dialogo e, quando e se serve, vincere le elezioni.

Un poco scherzo, sia chiaro. Ma un poco, come si dice oggidì, anchenò. Visto che su queste cose stuoli di spin doctors ci campano, non ho grandi pretese. Mi limiterò a citarvi alcune tecniche classiche ma molto molto molto classiche, in modo da darvi gli strumenti per vedere come queste tecniche retoriche siano DAVVERO utilizzate in ogni santo, dannato e spesso noiosissimo dibattito. Di solito, chi li usa meglio vince il dibattito. Di solito, chi vince sufficienti dibattiti vince anche le elezioni. Gli esempi che porto per esemplificare sono ovviamente inventati da me e seguono la mia personale sensibilità ma sono sicuro che potrete richiamare alla memoria casi REALI a cui avete certamente assistito almeno una volta.

Partiamo dalla più classica delle tecniche: la confutazione di quanto affermato dall’avversario: Può essere ad rem: ovvero quanto affermato è in disaccordo con qualcosa di facilmente verificabile da tutti, oppure ad hominem: è in disaccordo con quanto affermato dall’avversario precedentemente.

Tipico, no?

Ovviamente l’avversario ribatte punto su punto ed ecco che comincia una schermaglia che ha ben definiti metodi ed utilizza stratagemmi ben riconoscibili. ne citerò alcuni, comuni ma non ovvi. Tanto per capirsi:Infamare l’avversario e buttarla in zuffa è un metodo troppo ovvio ( cosiddetto ad personam)per essere citato.

1) Postulare ciò che andrebbe invece dimostrato: ad es: Le Olimpiadi sono una occasione unica per la città….

2) Inferenza arbitraria: Se l’avversario accetta le ragioni in un caso particolare, portarlo immediatamente sul caso generale: es: alcuni immigrati sono estremisti/malati/ladri/ ergo gli immigrati rubano, ci infettano, mettono in pericolo la nostra vita.

3) Ridicolizzazione dell’opposto: Presentare l’opposto della propria tesi, in modo che l’avversario sia costretto a rifiutare lo scenario. Es: Immaginiamoci di accogliere liberamente tutte le persone che chiedono asilo, da qualunque parte vengano e per quanti siano, come pensa di nutrire, alloggiare, far campare queste persone? E’ pronto a prendersele a casa sua?….

4) Ampliamento: generalizzare all’estremo grado una affermazione dell’avversario, restringendo invece il campo della propria tesi contrapposta es: Lei quindi vorrebbe dare l’assegno di cittadinanza a tutti? ed allora perché non anche a tutti gli immigrati regolari, che magari già pagano le tasse? anche agli assassini, ai figli di mamma ricchi, ai miliardari nullatenenti, ai maestri di sci con i conti in svizzera? NOI, invece ci limitiamo a dire che le persone realmente in stato di bisogno non devono essere lasciate sole...

5) Retorsio argumenti: l’argomento che l’avversario porta a sostegno di una sua tesi viene usato meglio contro di lui. Esempio: la nostra amministrazione ha amministrato bene la città, riducendo i rifiuti in strada, avviando numerose opere, portando a termine alcuni eventi. Le vorrebbe dire che l’opera x era davvero utile? Vuol dire che negli ultimi sette anni i poveri sono diminuiti? afferma che le strade sono perfette? Etc etc etc

6) Apagoghe: trarre a forza dalle affermazioni dell’avversario tesi che in realtà non vi sono contenute e/o intenzioni che non sono quelle dell’avversario. Ad esempio: Se lei è contro la nostra riforma allora è per mantenere un sistema ingessato e per l’instabilità di governo… etc etc etc.

7) Tecnica mista/socratica. Frequente, ovviamente. Ad esempio: Lei è d’accordo che il benessere delle famiglie sia la cosa più importante in questo momento…. e che questo benessere dipenda dal lavoro…e che il lavoro dipenda dalla crescita… e che la crescita, in ultima analisi dipenda dalla sicurezza ed affidabilità percepita del paese..converrà quindi con me che, per raggiungere questa affidabilità ed attirare gli investitori bisogna dare seguito ad indispensabili riforme, nel settore del lavoro della previdenza, della sanità, delle privatizzazioni…. QUINDI etc etc. A meno che lei, naturalmente, non sia un esponente della sinistra radicale etc etc etc

Se state perdendo il dibattito o siete comunque in difficoltà o la faccenda sta diventando soporifera per chi ascolta vi sono almeno tre tattiche tipiche.

a) Diversione. E’ il classico: “la questione non è questa” che avrete sentito mille e mille volte. si cerca di portare la discussione fuori strada, possibilmente su un terreno più favorevole o almeno più incerto per l’avversario.

b) “Facite ammuina“: ovvero, come si dice a Roma, buttarla in caciara. Nella gazzarra, dando sulla voce ed impedendo ogni conclusione si impedisce all’avversario ed anche a chi ascolta di farsi una idea sulla cosa e, se per questo, anche sulle posizioni in rapporto alla cosa delle due parti.

c) “Redutio ad Hitlerum”. O ad Stalinum. O ad Mussolinum.

In sostanza, mentre l’avversario cita cose positive a sostegno di una sua tesi, affermare qualcosa tipo “si, i treni in orario sono importanti ma sotto Mussolini i treni arrivano in orario e non per questo voglio vivere in una dittatura”. Oppure: “Si, certo statalizziamo le banche salvate dal governo e poi continuiamo con le aziende. Finiremo in un batter d’occhio ai gulag ed alla dittatura del proletariato”.

…Si potrebbe continuare un bel pezzo. Lo scopo, ribadisco era di rendersi conto, insieme, che quel si dibatte sui media è davvero strutturato come un gioco delle parti con regole precise che portano, se ben comprese e seguite e quasi in automatico, risultati positivi (per chi le applica meglio). Ho la vaga speranza che, lette queste povere righe, siate presi dalla curiosità di approfondire da soli, se non altro per riconoscere all’opera le varie tecniche, specialmente quando sono utilizzate da bravi professionisti (sempre meno in verità). Mi pare ovvio affermare che uno TROPPO bravo in queste manfrine dovrebbe essere valutato attentamente, depurando tutte le fumisterie, in modo di arrivare SE esistono, alle sue reali intenzioni/capacità. Questo ovviamente è tanto più vero quanto più montano argomenti “di pancia” nella Società e nella “politica” (le virgolette sono d’obbligo, se uno torna all’accezione originale di Platone e lo confronta con l’attuale versione).

Il bello è che NON dovrete cercare molto per approfondire: Schopenhauer, filosofo più scherzoso di quanto mi ricordassi, ha scritto, oltre 160 anni fa, un’operetta quasi definitiva in merito, l’arte di ottenere ragione. Operetta in cui troverete gli esempi da me citati e molti, molti, altri. Abbastanza, se ben applicati, per vincere ogni dibattito, avere sempre ragione ed essere eletti alle prossime elezioni. (un poco per scherzo, ma anchenò).

Il Capitano Kirk, lo scientismo e l’idiozia al potere

 

La Zumwalt in tutta la sua futuristica bruttezza
La Zumwalt in tutta la sua futuribile bruttezza

Vi ricordate il mitico slogan “l’immaginazione al potere” derivato dagli scritti di Marcuse, nel 1968?

Beh, chi aveva vent’anni allora è in effetti al potere OGGI. Disgraziatamente, di immaginazione ne ha coltivata ben poca, anche perché con quella difficilmente si risalgono i gradini della scala gerarchica.

Tanto più tra i militari.

Purtuttavia, forse per il “lavoro” che fanno, i militari tendono, come molti di coloro che esercitano il comando, ad avere una fiducia di tipo fideistico nella capacità della scienza di tirare fuori dal cappello nuovi marchingegni e ritrovati che gli permettano di fare al meglio il LORO lavoro. Questa fiducia talmente cieca nel progresso da diventare paradossale e cieca viene talvolta annoverata tra le fedi con il nome (diventato spregiativo) di scientismo.

Metti che questi nuovi gingilli sono anche estremamente costosi da realizzarsi e comportano anni ed anni di studi, sperimentazioni, costosi prototipi, interminabili validazioni, etc etc, cose che COSTANO un sacco e quindi piacciono MOLTO sulla base del noto concetto bellilavoribellisoldi ed ecco che alla fine le innovazioni vengono accettate anche quando sono, con tutta evidenza, idiote.

E’ il caso dello Zumwalt, il primo cacciatorpediniere (è storicamente l’equivalente tecnico, in  italiano, del “Destroyer”, distruttore, dei paesi anglosassoni ma chiaramente non veicola la stessa suggestione) STEALTH.

Stealth significa “furtivo” e, in pratica, si tratta di un insieme di accorgimenti e tecnologie che permettono di rendere poco visibile, sui radar un veicolo. Un Caccia F117 Stealth si dice(probabilmente esagerando) che abbia una impronta radar equivalente a quella di un grande rapace.

La cosa, ovviamente, ha una BELLA rilevanza militare per un oggetto che porti un carico letale e si muova velocemente ( un aereo) ma diventa assai meno interessante per veicoli lenti. In effetti veicoli stealth terrestri ne sono stati concepiti pochetti e nessuno è progredito fino ad essere schierato in prima linea ( qualunque fosse la guerra da combattere).

E in mare? Beh in mare qualche tentativo era stato fatto, finora, per mezzi relativamente piccoli e veloci (catamarani) con l’idea di riuscire ad entrare nel circuito difensivo delle grandi unità nemiche senza farsi vedere e lanciare un micidiale attacco missilistico ravvicinato. Poiché in pratica le uniche flotte potenzialmente nemiche con una minima consistenza, quella russa e quella cinese non sembravano comunque particolarmente pericolose, la cosa ha avuto scarso seguito.

Fino all’arrivo dello Zumwalt, che, oltre ad essere “stealth” è anche il più grande cacciatorpediniere di tutti i tempi, 15.000 tonnellate di stazza, oltre 200 metri di lunghezza.

Nonostante le apparenze da astronave, insieme il canto del cigno delle grandi unità di superficie e l’esemplificazione dell’idiozia al comando.

Per il semplice motivo che, se è vero che la sua impronta radar è ridotta, all’incirca quella di un battello da pesca, è sempre di gran lunga maggiore di quella, per dire, di un periscopio di sommergibile, che oltretutto, anche nei casi più sofisticati costa MOLTO meno di 4 miliardi e mezzo di dollari.

Senza contare che un oggetto lungo 200 metri ed alto come un palazzo di 20 piani è visibile da decine di km di distanza ed ovviamente immediatamente rilevabile dai satelliti.

Per finire, come tutte le navi si muove LENTAMENTE, per arrivare alla sua fantasmagorica distanza di tiro, 63 km, ci mette comunque ALMENO un paio di giorni, ovvero tutto il tempo necessario per togliersi di torno o spedirlo in fondo al mare con una bella concentrazione di  missili superficie superficie o aria superficie (senza contare i cruise).

Insomma: una unità così, è INUTILE anche solo come concetto, disegnato su un foglio di carta.

Per sopravvivere dovrà stare all’INTERNO di una flotta comandata da una portaerei e non ALL’ESTERNO a caccia di potenziali nemici.

Dovrà contare su una copertura aerea continua, anzi, per meglio dire, sul predominio aereo.In pratica anche se sarà meno visibile delle altre, dovrà contare sulla protezione di UN SACCO di altre grandi e piccole navi militari, queste si, ben visibili, ad ogni lunghezza dello spettro d’onda.

In effetti da che mondo è mondo, lo scopo delle grandi flotte militari è prettamente quello DI FARSI VEDERE. Sono una proiezione di potenza non un vero strumento militare, come del resto ha ampiamente dimostrato, durante la seconda guerra mondiale, la ingloriosa fine di molte corazzate, quasi tutte affondate da siluri o bombe di aereo. Se lo scopo è quello di FARSI VEDERE, che senso ha fare una unità stealth, dall’aspetto oltretutto ridicolo, più che minaccioso?

E’ la prova, anche per il costo, che continuare a costruire grandi unità navali di superficie, specialmente con intenti aggressivi, non ha senso. I potenziali avversari di peso si guarderebbero bene da un ingaggio diretto e passerebbero la palla ai sottomarini. Gli altri (tutto il resto del mondo) che al massimo possono tentare qualche colpaccio con barchini esplosivi, possono essere tenuti a bada anche da bagnarole con due cannoni a tiro rapido, basta che ci sia la copertura aerea e radar.

QUINDI l’oggetto è IDIOTA, serve solo a vellicare l’ego di qualche povero ammiraglio ed assecondare la sua infantile volontà di avere anche lui il giochino nuovo, come quei palloni gonfiati dell’aeronautica…

Per finire, dimostra sia il livello di sonno della ragione raggiunto dai vertici militari USA che l’asservimento della politica, che deve staccare l’assegno per l’accrocchio pseudo futuribile.

Non ci credete? vi sembra una lettura esagerata?

Ed allora che ne dite del nome del primo comandante dell’Unità?

Si tratta del comandante.. JAMES KIRK.

Omonimo del molto più famoso comandante della celeberrima Enterprise (talmente celeberrima da dare il proprio nome al primo shuttle)

Non ditemi che, tra decine di potenziali candidati, è stato scelto per caso, perché non ci credo.

Per la cronaca, la più lenta ed inutile, nonché  costosa astronave di tutti tempi (più del Saturno 5) ha cominciato il suo servizio con la marina Americana pochi giorni fa.

P.s.: un esempio nostrano di spese militari difficilmente giustificabili lo trovate in questo articolo pubblicato ad aprile 2016.

Chi mantiene le promesse elettorali? Risposta semplice…

il mio nome è nessuno

Risposta breve: Nessuno. Mai. In nessun posto.

Lo spiritoso mural recita:

Vota per: NESSUNO

Nessuno manterrà le promesse elettorali
Nessuno ascolterà le tue preoccupazioni
Nessuno aiuterà i poveri e i disoccupati
Nessuno si interessa!

Se Nessuno sarà eletto le cose andranno bene per tutti

NESSUNO DICE LA VERITA’

Ha ragione ahimé, noi, voi, essi.

E lo sappiamo.

Ed allora Perché continuiamo a votarli?

Semplice: Per paura, per speranza. Paura di un cambiamento che sentiamo minaccioso o pericoloso e speranza che questo cambiamento avvenga.

Il guaio è che, per avere abbastanza voti, bisogna promettere tutto ed il contrario di tutto. In una situazione in cui, SE fossimo onesti, si dovrebbe ammettere che il mondo è cambiato per sempre e che è ora di riformulare le attese per il nostro futuro e quello dei nostri figli, riportandole all’interno di quanto è possibile in un pianeta finito, con risorse in esaurimento, decisamente sovrappopolato e con una forte crisi di identità (eufemismo). Poiché quindi lo ‘Iatus’ tra quanto è possibile o consigliabile fare e quanto le persone (la ggente) si attendono aumenta, ogni singolo partito sta diventando sempre più populista. Ovvero si prepara ad esercitare un potere plebiscitario, una carta bianca firmata dagli elettori (la minoranza che voterà il raggruppamento politico che otterrà la maggioranza dei seggi).

In poche parole la democrazia scivola, per necessità di cose, verso la demagogia. E questa, come ricordava Tucidide quasi 2500 anni fa, verso l’oligarchia e la dittatura. Il processo, a mio avviso, avviene su scala mondiale.

Benché non sia detta l’ultima parola (la Storia ci insegna che le giravolte capitano) c’è da chiedersi se ci si possa ancora rendere complici di una commedia, votare persone che sanno bene, nella stragrande maggioranza dei casi, di mentire e che, nondimeno, preferiscono una menzogna di successo ad una verità scomoda. Noi di Crisis siamo, scusatemi, di pasta diversa. Ci rassegniamo ad un successo di nicchia (se e quando va bene) ma le verità scomode ve le scriviamo e scriveremo sempre tutte.

In effetti, a non essere in lista, qualche vantaggio c’è.

Bottiglie riciclate ed altri disastri

imageLe bottiglie di vetro riciclato sono ecologiche, giusto?

Sbagliato!

La vituperatissima lattina è MOLTO ma MOLTO più ecologica, almeno considerando l’energia necessaria per realizzarla.

Possibile?

Ma se il vetro NUOVO, ha un “costo energetico” pari a circa 6 kWh/kg e quello riciclato 3-4 kWh, mentre per un kg di alluminio di alluminio ci vogliono ALMENO 14 kWh, senza considerare la devastazione del territorio etc etc etc?

Beh, intanto anche l’alluminio si ricicla. Poiché l’alluminio fonde a temperature molto più basse del vetro ed è più facilmente separabile dalle varie impurità, si risparmia MOLTA più energia, secondo le stime dal 95 al 97%. Quindi un kg di alluminio riciclato ha un costo energetico al massimo di 700 Wh, un quarto o un quinto del vetro riciclato.

Poi, molto semplicemente, il vetro pesa. Una bottiglietta di birra nazionale da 33cc pesa sui 200 grammi ( i due terzi del contenuto) mentre una lattina pesa 14-16 grammi. Anche se( come del resto per il vetro), solo una parte, circa due terzi, dell’alluminio proviene dal riciclo, cfr questo link, siamo comunque a circa 600 Wh vetro contro (forse) 90 Wh. Non c’è storia.

Ancora peggio le bottiglie in PET, per le quali, in apparenza, ci vogliono circa 25 kWh di energia al kg. ( che corrispondono a circa 2kg e mezzo di petrolio). Una bottiglietta da mezzo litro ( un poco più grande dei due concorrenti) pesa circa 33 grammi, per circa 800 Wh. Purtroppo è anche la meno riciclabile, perché finisce mescolata insieme ad altre plastiche, cosa ad onor del vero in via di miglioramento, grazie alla raccolta insieme al vetro.

Bene, direte voi, ma dove vuoi andare a parare, che c’entra questa specie di spot per le lattine vs il vetro con Crisis? C’entra, eccome. Perché dimostra come sia IDIOTA distruggere una bottiglia per farne una identica e come il riciclo, pure necessario, sia del tutto insufficiente Per una transizione decente verso una società sostenibile.

Riciclare una bottiglia, pure necessario, è idiota?

Certo, è idiota, inutile ed un vero disastro, sul piano energetico. Perché è molto ma molto più sensato il riuso. Sia su scala familiare, portarsi la bottiglia da casa. Sia sul piano industriale. Le bottiglie di vetro basta raccoglierle intere e lavarle.

Ovvero quel che si faceva quaranta anni fa, quando la costituzione era giovane ed il sottoscritto leggeva del futuro sul Corriere dei Ragazzi….

La verità al tempo della Crisi: il caso di Firenze

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ANSA

Stamattina verso le 6 e 15, a circa 100 metri dal Ponte Vecchio, la rottura di una condotta dell’acquedotto da 700 mm ha sbriciolato 300 metri di lungarno, facendo collassare le macchine parcheggiate in una voragine profonda 3 o 4 metri. Che la responsabilità non fosse della sfiga cosmica ma umana, mi è parso SUBITO ovvio. Intanto perché una condotta di queste dimensioni, che approvvigiona metà della città non dovrebbe essere MAI soggetta a rottura. La pressione pare fosse di 6 bar, una pressione spaventosa, in grado di sbriciolare le fondazioni di un palazzo e non solo il lungarno. Caso ha voluto che, almeno finora, i palazzi vicini non siano stati coinvolti, grazie alla larghezza del lungarno in quella zona. Fosse successo cento metri piu’ avanti avremmo avuto crolli, morti a decine e, forse il ponte vecchio lesionato gravemente. OVVIAMENTE, a sentire il nostro sindaco a caldo, gli interventi sono stati immediati e tempestivi, lui stesso si è attivato in pochi minuti etc etc.

Nelle parole del comunicato ufficiale del pd cittadino: “L’emergenza è stata gestita nel miglior modo possibile. I soccorsi sono stati immediati, il sindaco Nardella era presente sul posto già dai primi minuti successivi all’evento per verificare i danni. Il cedimento del Lungarno Torrigiani è stato un evento improvviso, causato probabilmente da un errore umano”.

L’errore umano non si discute. Il punto è che CON CERTEZZA non è stato un evento improvviso. ANZI: per almeno SEI ORE ( da circa mezzanotte alle 6 e 15, ora dei primi interventi) nessuno è riuscito a limitare i danni ed evitare il disastro.

Le prove di quanto affermo?

Provvisorie ma credibili:

intanto questo filmato, apparentemente girato subito dopo mezzanotte, dove si vede che la perdita era già spaventosa ed assolutamente in grado di causare il disastro successivo, lasciata senza controllo per sei ore.

Se non bastasse ci sono testimonianze degli abitanti delle case limitrofe, tornati a tarda sera a casa come ad esempio questa

“Già stanotte c’era acqua in strada. Mio figlio è tornato verso mezzanotte e si è dovuto togliere le scarpe: l’acqua, mi ha riferito, gli arrivava sopra le caviglie. Ha chiamato i vigili ma noi non abbiamo poi visto nessuno”

Poi, certo (Update mentre scrivo) è venuto fuori che in realtà un intervento notturno c’era stato:

“Publiacqua specifica di aver registrato a mezzanotte e mezzo “un calo di pressione grazie ad un meccanismo di monitoraggio telemetrico, che interessava il tubo passante: le squadre di Publiacqua sono intervenute subito dopo la rilevazione. Nello stesso momento cittadini hanno informato sulla fuoriuscita di acqua il 113, che ha avvertito le altre forze dell’ordine: da stanotte erano già sul posto e infatti la strada è stata chiusa subito. Dopo l’intervento dei tecnici non i calo di pressione è rientrato. Successivamente non si è registrata alcuna anomalia fino alle 6.15, quando è scattato un secondo allarme con conseguente nuovo intervento delle squadre di Publiacqua”.

Quindi, intanto, Pubbliacqua ancora a mezzanotte e mezzo, ovvero oltre mezz’ora dopo le prime segnalazioni dei cittadini ( cfr il video postato di pochi minuti dopo mezzanotte e la testimonianza poco sopra) non aveva ricevuto nessuna segnalazione e l’intervento delle sue squadre si è svolto dalle 1 alle 3 e spiccioli I vigli monitorano la situazione ancora per una oretta, spostando una dozzina di auto. Poi il crollo. Nelle parole di Nardella:

“Al sistema di allerta di Publiacqua arriva la segnalazione di una diminuzione di pressione in un tubo che poi viene individuato in Lungarno Torrigiani non all’altezza della voragine, ma più vicino al Ponte Vecchio. Arrivano anche segnalazioni al 113 intorno all’una”. La squadra di Publiacqua arriva sul posto ( quindi certamente dopo l’una nda). Alle 3,20 l’intervento è terminato, il tratto di tubo passante su Lungarno Torrigiani che aveva una perdita viene bloccata. La squadra se ne va. “Da quel momento – riprende Nardella – a Publiacqua non risultano più alterazioni di pressione. Fino alle 5 resta sul posto la polizia municipale per spostare 12 auto a titolo precauzionale. Alle 6,15 torna l’allarme al sistema telemetrico di Publiacqua: e lì c’è la voragine”.

Pare evidente che:

L’intervento rispetto all’evento, cominciato intorno a mezzanotte, ovvero oltre un’ora prima, NON è stato tempestivo, ne risolutivo.

Nessuno si è accorto dello scavernamento formatosi dalla prima perdita, che in seguito ha provocato la seconda rottura che a sua volta ha determinato il collasso. Se vi fosse stata una seconda perdita nello stesso posto, in un’altra condotta, infatti, la pressione non sarebbe stata ripristinata. Il ripristino della pressione dell’acqua è una prova che in quel momento non c’erano perdite ma, con tutta evidenza vi erano le condizioni di un cedimento del terreno che provocasse la rottura del tubo.

in poche parole, quanto affermato nel primo comunicato del Pd cittdino NON ERA VERO.

Blablablabla, direte voi, dove vuoi andare a pare e che c’entrano queste cose con Crisis? Più di quanto sembri! Intanto danno una idea della ESTREMA fragilità sistemica del mondo in cui viviamo. Basta un tubo maltenuto  e metà città rimane senza acqua. Basta una tempesta di vento ed un albero caduto e rischiamo ( abbiamo rischiato l’estate scorsa) di restare senza acqua PER MESI.

Poiché le manutenzioni non creano consenso è chiaro che, con la politica che passa il convento ai tempi della crisi, ad esse è destinata una cifra insufficiente e spesso decrescente nel tempo. Invece le infrastrutture realizzate nei momenti del boom economico, ponti, strade, acquedotti, linee elettriche, centrali elettriche ed idroelettriche hanno un bisogno crescente di risorse crescenti.

E la verità che c’entra?

C’entra, eccome, perché il primo istintivo bisogno della forza politica di governo cittadina ( non credo che altre forze si sarebbero comportate diversamente, purtroppo) è stato quello di dichiarare, anche contro l’evidenza immediata dei fatti, che tutto andava bene, l’imprevisto era stato gestito prontamente etc etc. La clamorosa evidenza dei fatti ha imposto una brusca sterzata e la ricerca di un capro espiatorio che ovviamente sarà un dirigente TECNICO e non politico di publiacqua. Anche se, altrettanto ovviamente, la decisione di allocare le risorse in una società a capitale di maggioranza pubblico è una decisione non tecnica ma POLITICA.

Le responsabilità di quanto è successo sono quindi tatticamente tecniche ma strategicamente politiche e coinvolgono numerosi esponenti dell’attuale governo ( ed anche di quello precedente)

La verità è un optional in politica. Conta L’IMMAGINE e lo dimostrano in queste circostanze relativamente minori. Conta la rappresentazione della realtà, non la realtà.

Alla verità ci si deve rassegnare e solo se costretti.

Ed arrivo al nocciolo:

Se succede in circostanze gravi ma relativamente minori, dove è in gioco solo un poco di faccia, vi immaginate quando si tratta di affrontare rischi sistemici? Quando affrontarli significherebbe mettere in discussione l’intero assetto socioeconomico attuale?

Un vero rivoluzionario, un palestinese, disse, parecchio tempo fa, che la verità ci avrebbe reso liberi.

Dovremmo ricordarcene sempre ed implacabilmente, ogni singola volta che, di fronte ad un disastro, ad una guerra, ad un evento dichiarato imprevisto si afferma che ci si sta muovendo con decisione efficienza efficacia etc etc.

Ah si? e prima?

Un’ora, un giorno, mese, anno, decennio prima?

Che facevate PRIMA?

Dove eravate?

Verità, a priori, per quanto possibile. Onestà intellettuale ( nel caso sarebbe bastato un : non sappiamo come è andata per salvarsi la faccia) Non sono optionals o remoti ideali. Sono mattoni fondanti di qualunque politica che ci possa tirare fuori dal disastro collettivo verso cui, con sedicente efficienza efficacia e prontezza ci stanno portando. Anche senza rubare. Anche senza essere corrotti, concussi, cooptati subornati. ricattati. La prima onestà che manca è quella intellettuale.

Le altre, TUTTE le altre, sono solo conseguenze.

La crescita che non esiste e la Lavandaia di Via dell’Oche

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Per una volta non parliamo delle sfighe italiche. Allarghiamo uno zinzino il punto di vista e passiamo al trascurabile quanto affascinante terzo pianeta della stella Sole. Un compito da lavandaia di Via dell’Oche, che ovviamente bada al sodo e cerca di ridurre il bla bla a qualcosa che possa essere scritto sul retro di una lista della spesa ( o della Lavandaia, ovviamente).

Detto, fatto, un semplice studio del Mc Kinsley Institute, oltretutto vecchio di un annetto abbondante, è in grado di riassumere la situazione al di la delle chiacchiere, nostrane e globali.

Dal 2007 al 2014 il totale dei debiti mondiali, pubblici e privati, è aumentato di 57 MILA miliardi di dollari, passando dal 269 al 286% del prodotto interno lordo planetario.

Anche solo sulla base di queste cifre,  più o meno in linea con altre stime facilmente reperibili in rete, è chiaro che la presunta ripresa della crescita mondiale, successiva alla crisi del 2007-2008 NON ESISTE.

E’ una crescita alimentata da un debito che cresce più di lei, ovvero è una crescita apparente anzi: FALSA, perché dovrà essere, prima o poi, pareggiata da una decrescita che rimetta in equilibrio il sistema, essendo ormai improbabile una esplosione della domanda mondiale, per mancanza di mondo e di abitanti non (ancora) indebitati.

Più prima che poi, visti i valori di indebitamento raggiunti; ricordiamoci che sono quelli ufficiali, cioè ottimistici, perché non tengono conto dei leverages bancari, dei sistemi di riassicurazione, delle previdenze private etc etc. in poche parole sono valori minimi che potrebbero rivelarsi solo una percentuale modesta rispetto ai valori reali, in caso di implosione concreta del sistema.

Forse servono cifre ancora più semplici più di immediata comprensione, per cogliere QUANTO sia drogato il sistema. torniamo alle cifre iniziali.

 A partire da tali cifre ricaviamo il PIL mondiale nel 2007, 52mila miliardi di dollari e nel 2014, circa 69mila miliardi. Abbiamo avuto una crescita media di 2400 miliardi di dollari all’anno.

Nello stesso periodo il debito totale mondiale è aumentato di oltre 8100 miliardi/anno.

Capite bene che non solo la crescita è stata INTERAMENTE realizzata a debito ma che buona parte di questo debito è stato improduttivo, si è trattato di un impoverimento netto dei paesi a vantaggio di una parte non produttiva della popolazione. In poche parole si sono tradotti in arricchimenti sconfinati per pochissimi noti. Come posso dirlo? Non potrebbe trattarsi di un generale arricchimento della classe media mondiale?

No, purtroppo , no. IN TUTTO IL MONDO, nello stesso periodo, i depositi bancari sono aumentati di solo il 6% del PIL, circa 1800 miliardi di dollari l’anno.

Come sappiamo bene, almeno noi PIIGS, anche il debito pubblico finisce, in qualche modo poco piacevole di diventare privato, quindi non ha senso fare differenze. La somma della crescita del PIL e dei depositi mondiali 2400+1800= 4200 miliardi di dollari l’anno è poco più della metà dei debiti contratti nello stesso periodo, oltre 8000 miliardi come abbiamo visto.

Il mondo è chiaramente diretto verso un default generalizzato, come qualunque padre di famiglia potrebbe confermare, a vedere queste cifre.

Certo, ma probabilmente non con la calma che le suddette cifre sembrano indicare. Eh si, perché esistono i prodotti derivati, che riempiono i portafogli di ogni istituzione finanziaria che si rispetti e popolano i sogni dei loro direttori. Quando la situazione deciderà di implodere per benino, questi prodotti, che mediamente si annullano tra di loro come le particelle virtuali sul confine dell’orizzonte degli eventi di un buco nero, si troveranno a  dover esistere e saranno VERI guai.

Anche perché sono tra 5 e dieci volte il totale dei debiti mondiali….

Mi sa che i sogni dei direttori sono piuttosto spaventosi…

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