La verità al tempo della Crisi: il caso di Firenze

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ANSA

Stamattina verso le 6 e 15, a circa 100 metri dal Ponte Vecchio, la rottura di una condotta dell’acquedotto da 700 mm ha sbriciolato 300 metri di lungarno, facendo collassare le macchine parcheggiate in una voragine profonda 3 o 4 metri. Che la responsabilità non fosse della sfiga cosmica ma umana, mi è parso SUBITO ovvio. Intanto perché una condotta di queste dimensioni, che approvvigiona metà della città non dovrebbe essere MAI soggetta a rottura. La pressione pare fosse di 6 bar, una pressione spaventosa, in grado di sbriciolare le fondazioni di un palazzo e non solo il lungarno. Caso ha voluto che, almeno finora, i palazzi vicini non siano stati coinvolti, grazie alla larghezza del lungarno in quella zona. Fosse successo cento metri piu’ avanti avremmo avuto crolli, morti a decine e, forse il ponte vecchio lesionato gravemente. OVVIAMENTE, a sentire il nostro sindaco a caldo, gli interventi sono stati immediati e tempestivi, lui stesso si è attivato in pochi minuti etc etc.

Nelle parole del comunicato ufficiale del pd cittadino: “L’emergenza è stata gestita nel miglior modo possibile. I soccorsi sono stati immediati, il sindaco Nardella era presente sul posto già dai primi minuti successivi all’evento per verificare i danni. Il cedimento del Lungarno Torrigiani è stato un evento improvviso, causato probabilmente da un errore umano”.

L’errore umano non si discute. Il punto è che CON CERTEZZA non è stato un evento improvviso. ANZI: per almeno SEI ORE ( da circa mezzanotte alle 6 e 15, ora dei primi interventi) nessuno è riuscito a limitare i danni ed evitare il disastro.

Le prove di quanto affermo?

Provvisorie ma credibili:

intanto questo filmato, apparentemente girato subito dopo mezzanotte, dove si vede che la perdita era già spaventosa ed assolutamente in grado di causare il disastro successivo, lasciata senza controllo per sei ore.

Se non bastasse ci sono testimonianze degli abitanti delle case limitrofe, tornati a tarda sera a casa come ad esempio questa

“Già stanotte c’era acqua in strada. Mio figlio è tornato verso mezzanotte e si è dovuto togliere le scarpe: l’acqua, mi ha riferito, gli arrivava sopra le caviglie. Ha chiamato i vigili ma noi non abbiamo poi visto nessuno”

Poi, certo (Update mentre scrivo) è venuto fuori che in realtà un intervento notturno c’era stato:

“Publiacqua specifica di aver registrato a mezzanotte e mezzo “un calo di pressione grazie ad un meccanismo di monitoraggio telemetrico, che interessava il tubo passante: le squadre di Publiacqua sono intervenute subito dopo la rilevazione. Nello stesso momento cittadini hanno informato sulla fuoriuscita di acqua il 113, che ha avvertito le altre forze dell’ordine: da stanotte erano già sul posto e infatti la strada è stata chiusa subito. Dopo l’intervento dei tecnici non i calo di pressione è rientrato. Successivamente non si è registrata alcuna anomalia fino alle 6.15, quando è scattato un secondo allarme con conseguente nuovo intervento delle squadre di Publiacqua”.

Quindi, intanto, Pubbliacqua ancora a mezzanotte e mezzo, ovvero oltre mezz’ora dopo le prime segnalazioni dei cittadini ( cfr il video postato di pochi minuti dopo mezzanotte e la testimonianza poco sopra) non aveva ricevuto nessuna segnalazione e l’intervento delle sue squadre si è svolto dalle 1 alle 3 e spiccioli I vigli monitorano la situazione ancora per una oretta, spostando una dozzina di auto. Poi il crollo. Nelle parole di Nardella:

“Al sistema di allerta di Publiacqua arriva la segnalazione di una diminuzione di pressione in un tubo che poi viene individuato in Lungarno Torrigiani non all’altezza della voragine, ma più vicino al Ponte Vecchio. Arrivano anche segnalazioni al 113 intorno all’una”. La squadra di Publiacqua arriva sul posto ( quindi certamente dopo l’una nda). Alle 3,20 l’intervento è terminato, il tratto di tubo passante su Lungarno Torrigiani che aveva una perdita viene bloccata. La squadra se ne va. “Da quel momento – riprende Nardella – a Publiacqua non risultano più alterazioni di pressione. Fino alle 5 resta sul posto la polizia municipale per spostare 12 auto a titolo precauzionale. Alle 6,15 torna l’allarme al sistema telemetrico di Publiacqua: e lì c’è la voragine”.

Pare evidente che:

L’intervento rispetto all’evento, cominciato intorno a mezzanotte, ovvero oltre un’ora prima, NON è stato tempestivo, ne risolutivo.

Nessuno si è accorto dello scavernamento formatosi dalla prima perdita, che in seguito ha provocato la seconda rottura che a sua volta ha determinato il collasso. Se vi fosse stata una seconda perdita nello stesso posto, in un’altra condotta, infatti, la pressione non sarebbe stata ripristinata. Il ripristino della pressione dell’acqua è una prova che in quel momento non c’erano perdite ma, con tutta evidenza vi erano le condizioni di un cedimento del terreno che provocasse la rottura del tubo.

in poche parole, quanto affermato nel primo comunicato del Pd cittdino NON ERA VERO.

Blablablabla, direte voi, dove vuoi andare a pare e che c’entrano queste cose con Crisis? Più di quanto sembri! Intanto danno una idea della ESTREMA fragilità sistemica del mondo in cui viviamo. Basta un tubo maltenuto  e metà città rimane senza acqua. Basta una tempesta di vento ed un albero caduto e rischiamo ( abbiamo rischiato l’estate scorsa) di restare senza acqua PER MESI.

Poiché le manutenzioni non creano consenso è chiaro che, con la politica che passa il convento ai tempi della crisi, ad esse è destinata una cifra insufficiente e spesso decrescente nel tempo. Invece le infrastrutture realizzate nei momenti del boom economico, ponti, strade, acquedotti, linee elettriche, centrali elettriche ed idroelettriche hanno un bisogno crescente di risorse crescenti.

E la verità che c’entra?

C’entra, eccome, perché il primo istintivo bisogno della forza politica di governo cittadina ( non credo che altre forze si sarebbero comportate diversamente, purtroppo) è stato quello di dichiarare, anche contro l’evidenza immediata dei fatti, che tutto andava bene, l’imprevisto era stato gestito prontamente etc etc. La clamorosa evidenza dei fatti ha imposto una brusca sterzata e la ricerca di un capro espiatorio che ovviamente sarà un dirigente TECNICO e non politico di publiacqua. Anche se, altrettanto ovviamente, la decisione di allocare le risorse in una società a capitale di maggioranza pubblico è una decisione non tecnica ma POLITICA.

Le responsabilità di quanto è successo sono quindi tatticamente tecniche ma strategicamente politiche e coinvolgono numerosi esponenti dell’attuale governo ( ed anche di quello precedente)

La verità è un optional in politica. Conta L’IMMAGINE e lo dimostrano in queste circostanze relativamente minori. Conta la rappresentazione della realtà, non la realtà.

Alla verità ci si deve rassegnare e solo se costretti.

Ed arrivo al nocciolo:

Se succede in circostanze gravi ma relativamente minori, dove è in gioco solo un poco di faccia, vi immaginate quando si tratta di affrontare rischi sistemici? Quando affrontarli significherebbe mettere in discussione l’intero assetto socioeconomico attuale?

Un vero rivoluzionario, un palestinese, disse, parecchio tempo fa, che la verità ci avrebbe reso liberi.

Dovremmo ricordarcene sempre ed implacabilmente, ogni singola volta che, di fronte ad un disastro, ad una guerra, ad un evento dichiarato imprevisto si afferma che ci si sta muovendo con decisione efficienza efficacia etc etc.

Ah si? e prima?

Un’ora, un giorno, mese, anno, decennio prima?

Che facevate PRIMA?

Dove eravate?

Verità, a priori, per quanto possibile. Onestà intellettuale ( nel caso sarebbe bastato un : non sappiamo come è andata per salvarsi la faccia) Non sono optionals o remoti ideali. Sono mattoni fondanti di qualunque politica che ci possa tirare fuori dal disastro collettivo verso cui, con sedicente efficienza efficacia e prontezza ci stanno portando. Anche senza rubare. Anche senza essere corrotti, concussi, cooptati subornati. ricattati. La prima onestà che manca è quella intellettuale.

Le altre, TUTTE le altre, sono solo conseguenze.

Un pensiero su “La verità al tempo della Crisi: il caso di Firenze”

  1. é molto vero che l’onestà intellettuale non si sa dove stai di casa ognuno dice di averla ma nessuno ci fa i conti. Proprio oggi ho scritto ad un amico che ” l’onestà intellettuale di una persona può essere immaginata come la pelle sui coglioni, la si allunga e la si stringe a piacimento.

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