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I conti della lavandaia, applicati alla crisi.

La fine della crescita, reloaded

 

Un classico per ogni catastrofista che si rispetti

Se siete lettori affezionati di Crisis, l’avrete già letto.

In ogni caso, ve lo sarete chiesti anche voi: Non è che la cosiddetta crescita, fonte di ogni letizia presente e futura, massima preoccupazione di qualunque governante, esiste solo nella rappresentazione o meglio nella narrativa, che ci viene quotidianamente, settimanalmente, mensilmente, stagionalmente, annualmente, ETERNAMENTE propinata?

La mia posizione è in merito molto semplice: la crescita da MOLTO tempo e, sicuramente, da almeno otto anni, NON ESISTE.

O meglio: esiste la crescita della produzione, la crescita del consumo parossistico e sempre più drogato di energia, materie prime, seconde, terze e beni di consumo. In sostanza: stiamo CERTAMENTE consumando il pianeta e, nel processo, noi stessi, a ritmi sempre crescenti. Il punto è che a questa crescita dei consumi NON corrisponde un aumento REALE del benessere economico. Almeno ( vedasi post precedente) non per il 99% della popolazione di cui facciamo parte. Ma, si dice, l’economia è comunque cresciuta.

No, neanche questo. Non solo a scala Nazionale ma a scala GLOBALE la crescita è stata INTERAMENTE finanziata con il debito. Pubblico e privato. Ovvero: è una crescita fatta a spese del proprio futuro e di quello dei propri figli.

Possibile?

SI!!

ecco i dati: il debito globale mondiale ha raggiunto, lo scorso luglio, il 327% del PIL mondiale. 217 mila miliardi di dollari.

In dieci anni è cresciuto di circa il 3% all’anno, quindi di circa il 30%.

Come si vede dalla metà ai tre quarti della crescita del pil mondiale era ed è dovuta alla Cina, agli Stati Uniti ed all’India, mentre il resto del mondo, Europa in primo luogo ha contribuito in modo crescentemente marginale.

andamento del pil mondiale.

Nello stesso periodo il debito TOTALE ( pubblico e privato) mondiale è passato da 149 a 217 mila miliardi. Un incremento del 45%.

Ovvero un terzo in più del pil mondiale.

A parte il periodo del quasi crack delle borse e del sistema, a cavallo tra 2008 e 2009, che ha aperto una falla costata decine di punti percentuali di pil nei conti pubblici delle principali economie, anche nell’ultimo tranquillissimo anno il debito è aumentato di almeno 500 miliardi di euro.

Avete capito?

La ricchezza teoricamente creata, la crescita teoricamente avvenuta, è avvenuta ad un tasso più lento della crescita del debito.

Se un padre di famiglia in un dato anno porta 5000 euro in più a casa ma si indebita per 7000, lo chiamereste una crescita della ricchezza della famiglia, anche se con quei 5000 euro in più ha pagato la nuova cucina? Se continuasse cosi’ per dieci anni, trovandosi ad accumulare un debito che è il 45% più alto ed è tre volte quello che guadagna in un anno, pensereste che è un buon padre di famiglia, diretto verso il successo, il benessere e una serena vecchiaia?

Eppure cercano di raccontarvela così.

OGNI-SANTO-GIORNO.

Poiché la situazione è questa da molti anni e poiché lo scenario è che, quando la ( presunta) crescita rallenterà, quando la bolla ( una delle tante possibili) esploderà, si ripartirà con altri quantitative easing sempre più disperati, non vi è nessuna probabilità che le cose cambino nel futuro.

Quindi?

Quindi stiamo distruggendo il pianeta a ritmi crescenti, correndo a velocità crescente verso un inevitabile crack finanziario che o distruggerà i vostri risparmi o distruggerà l’economia o farà ambedue le cose. Il tutto per servire un solo unico grande implacabile cieco spietato ed insaziabile signore: IL DEBITO.

Ecco quindi che forse l’antico uso di rimettere i debiti, una cosa che imponeva a tutti moderazione nell’uso delle risorse, limitava il facile strozzinaggio dei forti e ricchi nei confronti dei deboli e poveri, dovrebbe essere preso seriamente in considerazione, prima che, comunque, il mostro divori se stesso e noi prima di lui.

E la crescita? La crescita, non c’e’ è una illusione, presto insostenibile.

Una follia collettiva, che si volatizzerà. Faremmo bene, anche qui a farcene una ragione e cominciare a cambiare, prima che sia tardi, i nostri paradigmi.

Ok. Per esempio? Per esempio qui in Italia?

Volete che ne dica una tosta?

Non sono un economista. Non sono un finanziere. Non sono uno statista maaaa….

Perchè non cancelliamo, con qualche dovuto distinguo, i debiti in sofferenza e contemporaneamente non rendiamo pubbliche le banche?

Lo Stato si farà garante dei conti correnti dei cittadini ed almeno la parte privata dei debiti, che sta portando le banche al collasso cesserà di esistere.

Così evitando il collasso dell’economia, ridando “ossigeno a imprese e cittadini etc etcetc

Notare che oltre il 90% del valore dei debiti in sofferenza sono superiori ad un milione di euro, ovvero NON sono i poveri che sono insolventi, come del resto Junus, dice da una vita.

Proprio questo, infatti, dovrebbe essere uno dei principali distinguo.

Valutare i posti di lavoro messi a rischio da una data insolvenza, valutare motivazioni ed importo del debito in sofferenza etc etc etc.

In ogni caso: così come stanno le cose, Lo stato sta intervenendo per coprire LUI i debiti in sofferenza, salvando cosi’ le banche, ma rimanendo, grazie a varie cabale, ( bad bank good bank etc etc) azionista di minoranza.

Con il bel risultato di spingerle a comportarsi più avventatamente di prima, sottraendo risorse vitali per gli altri settori come l’educazione la sanità etc etc che languono. Una alternativa esiste ed è creare un fondo di garanzia nazionale, una banca Pubblica ma di diritto privato a cui possano accedere i cittadini con crediti e conti presso istituti di credito in fallimento, salvando i loro risparmi e lasciando al fallimento le banche avventate o prezzolate.

Sarebbe anche tempo che i dirigenti di istituti di credito falliti non possano, per almeno otto anni, ricevere altri incarichi dirigenziali, in perfetta analogia con quel che succede ai falliti.

Ma sono già uscito dal seminato. Non sta ad un umile blogger cercare le soluzioni, a lui, come ad ogni altro giornalista o osservatore della realtà, sta prima di tutto raccontare ed evidenziare paradossi, fatti, falsità e problemi.

Bottiglie riciclate ed altri disastri

imageLe bottiglie di vetro riciclato sono ecologiche, giusto?

Sbagliato!

La vituperatissima lattina è MOLTO ma MOLTO più ecologica, almeno considerando l’energia necessaria per realizzarla.

Possibile?

Ma se il vetro NUOVO, ha un “costo energetico” pari a circa 6 kWh/kg e quello riciclato 3-4 kWh, mentre per un kg di alluminio di alluminio ci vogliono ALMENO 14 kWh, senza considerare la devastazione del territorio etc etc etc?

Beh, intanto anche l’alluminio si ricicla. Poiché l’alluminio fonde a temperature molto più basse del vetro ed è più facilmente separabile dalle varie impurità, si risparmia MOLTA più energia, secondo le stime dal 95 al 97%. Quindi un kg di alluminio riciclato ha un costo energetico al massimo di 700 Wh, un quarto o un quinto del vetro riciclato.

Poi, molto semplicemente, il vetro pesa. Una bottiglietta di birra nazionale da 33cc pesa sui 200 grammi ( i due terzi del contenuto) mentre una lattina pesa 14-16 grammi. Anche se( come del resto per il vetro), solo una parte, circa due terzi, dell’alluminio proviene dal riciclo, cfr questo link, siamo comunque a circa 600 Wh vetro contro (forse) 90 Wh. Non c’è storia.

Ancora peggio le bottiglie in PET, per le quali, in apparenza, ci vogliono circa 25 kWh di energia al kg. ( che corrispondono a circa 2kg e mezzo di petrolio). Una bottiglietta da mezzo litro ( un poco più grande dei due concorrenti) pesa circa 33 grammi, per circa 800 Wh. Purtroppo è anche la meno riciclabile, perché finisce mescolata insieme ad altre plastiche, cosa ad onor del vero in via di miglioramento, grazie alla raccolta insieme al vetro.

Bene, direte voi, ma dove vuoi andare a parare, che c’entra questa specie di spot per le lattine vs il vetro con Crisis? C’entra, eccome. Perché dimostra come sia IDIOTA distruggere una bottiglia per farne una identica e come il riciclo, pure necessario, sia del tutto insufficiente Per una transizione decente verso una società sostenibile.

Riciclare una bottiglia, pure necessario, è idiota?

Certo, è idiota, inutile ed un vero disastro, sul piano energetico. Perché è molto ma molto più sensato il riuso. Sia su scala familiare, portarsi la bottiglia da casa. Sia sul piano industriale. Le bottiglie di vetro basta raccoglierle intere e lavarle.

Ovvero quel che si faceva quaranta anni fa, quando la costituzione era giovane ed il sottoscritto leggeva del futuro sul Corriere dei Ragazzi….

La crescita che non esiste e la Lavandaia di Via dell’Oche

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http://thumbs.dreamstime.com/

Per una volta non parliamo delle sfighe italiche. Allarghiamo uno zinzino il punto di vista e passiamo al trascurabile quanto affascinante terzo pianeta della stella Sole. Un compito da lavandaia di Via dell’Oche, che ovviamente bada al sodo e cerca di ridurre il bla bla a qualcosa che possa essere scritto sul retro di una lista della spesa ( o della Lavandaia, ovviamente).

Detto, fatto, un semplice studio del Mc Kinsley Institute, oltretutto vecchio di un annetto abbondante, è in grado di riassumere la situazione al di la delle chiacchiere, nostrane e globali.

Dal 2007 al 2014 il totale dei debiti mondiali, pubblici e privati, è aumentato di 57 MILA miliardi di dollari, passando dal 269 al 286% del prodotto interno lordo planetario.

Anche solo sulla base di queste cifre,  più o meno in linea con altre stime facilmente reperibili in rete, è chiaro che la presunta ripresa della crescita mondiale, successiva alla crisi del 2007-2008 NON ESISTE.

E’ una crescita alimentata da un debito che cresce più di lei, ovvero è una crescita apparente anzi: FALSA, perché dovrà essere, prima o poi, pareggiata da una decrescita che rimetta in equilibrio il sistema, essendo ormai improbabile una esplosione della domanda mondiale, per mancanza di mondo e di abitanti non (ancora) indebitati.

Più prima che poi, visti i valori di indebitamento raggiunti; ricordiamoci che sono quelli ufficiali, cioè ottimistici, perché non tengono conto dei leverages bancari, dei sistemi di riassicurazione, delle previdenze private etc etc. in poche parole sono valori minimi che potrebbero rivelarsi solo una percentuale modesta rispetto ai valori reali, in caso di implosione concreta del sistema.

Forse servono cifre ancora più semplici più di immediata comprensione, per cogliere QUANTO sia drogato il sistema. torniamo alle cifre iniziali.

 A partire da tali cifre ricaviamo il PIL mondiale nel 2007, 52mila miliardi di dollari e nel 2014, circa 69mila miliardi. Abbiamo avuto una crescita media di 2400 miliardi di dollari all’anno.

Nello stesso periodo il debito totale mondiale è aumentato di oltre 8100 miliardi/anno.

Capite bene che non solo la crescita è stata INTERAMENTE realizzata a debito ma che buona parte di questo debito è stato improduttivo, si è trattato di un impoverimento netto dei paesi a vantaggio di una parte non produttiva della popolazione. In poche parole si sono tradotti in arricchimenti sconfinati per pochissimi noti. Come posso dirlo? Non potrebbe trattarsi di un generale arricchimento della classe media mondiale?

No, purtroppo , no. IN TUTTO IL MONDO, nello stesso periodo, i depositi bancari sono aumentati di solo il 6% del PIL, circa 1800 miliardi di dollari l’anno.

Come sappiamo bene, almeno noi PIIGS, anche il debito pubblico finisce, in qualche modo poco piacevole di diventare privato, quindi non ha senso fare differenze. La somma della crescita del PIL e dei depositi mondiali 2400+1800= 4200 miliardi di dollari l’anno è poco più della metà dei debiti contratti nello stesso periodo, oltre 8000 miliardi come abbiamo visto.

Il mondo è chiaramente diretto verso un default generalizzato, come qualunque padre di famiglia potrebbe confermare, a vedere queste cifre.

Certo, ma probabilmente non con la calma che le suddette cifre sembrano indicare. Eh si, perché esistono i prodotti derivati, che riempiono i portafogli di ogni istituzione finanziaria che si rispetti e popolano i sogni dei loro direttori. Quando la situazione deciderà di implodere per benino, questi prodotti, che mediamente si annullano tra di loro come le particelle virtuali sul confine dell’orizzonte degli eventi di un buco nero, si troveranno a  dover esistere e saranno VERI guai.

Anche perché sono tra 5 e dieci volte il totale dei debiti mondiali….

Mi sa che i sogni dei direttori sono piuttosto spaventosi…

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Il fotovoltaico, l’EROEI e le bufale, parte seconda

grafico costo WpDicevamo che il pannello da 220 Wp che abbiamo preso ad esempio, installato dalle parti della Lavandaia ( Firenze) immetterebbe in rete circa 286 kWh/anno.

E nella sua vita media?

Beh, anche qui dipende dal valore che adottiamo per la sua vita media. Di solito si assume 25 anni ma molti parlano di 30. Questo perché i pannelli installati 30 anni fa funzionano ancora, sia pure con una potenza ridotta di circa il 30%.

Considerando il degrado nel tempo, le rotture etc etc, la Lavandaia assume un valore pari alla garanzia del costruttori, che solitamente è di 20 anni.

Quindi il pannello in questione produrrà circa 286*20=5720 kWh, in 20 anni.

Per capirsi, è l’energia contenuta in circa tre barili di petrolio e spiccioli. In termini di emissioni evitate per la produzione di energia elettrica, questo dipende ovviamente dal paese in cui è installato In Italia possiamo valutare un valore equivalente circa doppio, 6 barili di petrolio.

Quanto fa 5720/154?

37. Questo è l’EROEI del pannello in quanto tale. Poi ovviamente dobbiamo considerare il suo smaltimento, la manutenzione etc etc.

Fate quel che volete ma non arriveremo MAI ai valori tipici di letteratura, da 6 a 10 o, se per quello ai valori da 2 a 3, di alcuni veri e propri negazionisti delle rinnovabili.

Capite bene che, di fronte a questi dati, certi articoli, purtroppo scritti da persone teoricamente non schierate contro le rinnovabili o appartenenti a qualche lobby, nonostante tutta l’artiglieria accademica, sono destituiti di QUALUNQUE credibilità

Anche perché, dal 2013, data dell’articolo da cui ho estratto i dati citati , i pannelli in commercio hanno aumentato la loro efficienza, gli spessori si sono assottigliati, si sono diffusi materiali diversi dal silicio (i panelli in CD-Te hanno costi energetici circa dimezzati per il combinato disposto di vetri più sottili, assenza di cornici in alluminio e film estremamente più sottili).

Non solo: come avete visto, la maggior parte del costo energetico è legata al vetro ed alluminio. Due materiali perfettamente riciclabili.

Visto che le regole per la fine vita dei pannelli sono rigidissime (chiedete ad un produttore di energie rinnovabili per chiarimenti) possiamo dare per CERTO che tali materiali non solo potrebbero ma SARANNO riciclati.

Quindi restano poche decine di kWh, alla fine, quelle per le plastiche ed il silicio che purtroppo non è recuperabile, con la necessaria purezza e deve quindi essere prodotto ex novo per ogni pannello.

QUINDI, di nuovo, il valore trovato, 37, tenendo conto del riciclo OBBLIGATORIO del vetro e dell’alluminio è una stima PER DIFETTO:

Ora, la cosa va messa in prospettiva: un EROEI di 30 o più è migliore di quello della maggior parte degli attuali giacimenti petroliferi. in sostanza per un barile di petrolio cavato OGGI, tenendo conto dell’energia consumata per la ricerca, lo sviluppo il mantenimento delle attività estrattive è situata da qualche parte tra 5 o meno (scisti sabbie bituminose etc etc) e 80, per i giacimenti storici degli anni 60.

Per quelli in sviluppo ora, siamo intorno a 20, nei casi migliori.

Ragionevolmente, con l’esaurimento progressivo dei vecchi giacimenti giganti, l’EROEI del petrolio si avvicinerà a questi ultimi valori.

In pratica GIA’ OGGI possiamo dire che il fotovoltaico è una delle migliori forme di investimento energetico e la cosa è destinata decisamente a migliorare, dove si tenga conto dei nuovi materiali nuove tecniche di produzione e riciclo.

Non escluderei che si possa arrivare a valori pari o superiori a quelli del petrolio dei bei(?) tempi eroici.

Volete una verifica empirica e puramente monetaria?

Anche per un numero ridotto i pannelli si vendono QUI, in Italia al dettaglio, a poco più di 500 euro/kWp. In India stiamo a 400 euro/kWp.

SE avessero ragione quelli che sostengono EROEI così basse ci vorrebbero circa 2000 kWh per produrre UN pannello.  Del costo di circa 100-120 euro.

Visti i costi dell’energia elettrica nel mondo, ANCHE IN CINA ci vorrebbero circa 150-200 euro solo di bolletta energetica per produrre un pannello. E quindi?

QUINDI, è ovvio, l’energia non può essere che una componente del costo del pannello. Se consideriamo un costo industriale all’origine pari alla metà del prezzo di vendita, 60 euro, ecco che l’energia deve essere una quota di questo costo, ad esempio la metà.

30 euro sono, in Cina, da 400 a 300 kWh. Come si vede, è una stima LARGAMENTE abbondante. E’ probabile che, attualmente, l’energia non sia più la componente principale di costo di un pannello fotovoltaico.

Eppure, anche così, corrisponde ad un EROEI 15-20, sempre il doppio della letteratura.

Forse è tempo di aggiornarla, questa letteratura?

Il fotovoltaico l’EROEI, le bufale e la lavandaia

lavandaia presepePotreste averlo letto, in qualche forma:

  • il fotovoltaico consuma più energia di quanta ne produca ( bufala scaduta, non si azzarda più nessuno)
  • il fotovoltaico ha consumato più energia di quanta ne abbia prodotta ( bufala più sottile, prossima scadenza, di moda fino ad alcuni anni fa, cfr. ad esempio, questo link, che si basava su una crescita stellare della produzione mondiale e su dati di stima ultravecchi per i costi energetici di produzione).
  • Ci vogliono anni di tempo perché un pannello, specie se prodotto in Cina, ripaghi il debito energetico ed ambientale ( CO2 emessa, etc etc) contratto per costruirlo. Ecco QUESTA è anch’essa una bufala, purtroppo fatta propria anche da qualche ambientalista e climatologo insospettabile. Come tale meritevole di un approfondimento e sbufalamento adeguato.

Come stanno Le cose, DAVVERO? Intanto  il calcolo dell’EROEI, ovvero dell’Energia prodotta in rapporto a quella investita per produrla, per una data fonte di energia è una questione complessa, che dipende dagli assunti che si fanno e da quanto si allarga l’orizzonte temporale e lo scenario all’interno del quale si considerano i flussi energetici. Vale, ad esempio, l’energia consumata nelle guerre per il petrolio, quando si calcola l’EROEI di un barile? E il costo energetico degli ingorghi? e il carburante consumato dalle petroliere?  Capite bene che, allargando il cerchio a sufficienza, si può provare tutto d il contrario di tutto.

Fortunatamente, per il fotovoltaico, la cosa è relativamente più semplice. Perché un pannello è composto di relativamente poche parti e di queste ancora meno sono quelle significative per il calcolo del suo costo energetico.

Compito quindi per la lavandaia, che indossato un grembiulino pulito e la cuffietta, si mette all’opera.

Intanto un pannello fotovoltaico da cosa è costituito?

Limitiamoci ai più diffusi, basati sul silicio.

Un pannello, potrete vederlo, tra i tanti possibili, a questo interessante link, punto 8 (che tra l’altro chiarisce un’altra questione spesso sollevata, quella del riciclo dei pannelli a fine vita) è costituito da

-vetro

-silicio

-alluminio

-rame

-plastiche

Nel dettaglio, tratto dal documento citato e riferito ad un pannello in silicio 220 Wp ( attualmente un pannello del genere è da 250-270 Wp) su 18 kg di peso del modulo abbiamo:

1,76 kg alluminio

14,41 kg di vetro

0,85 kg di silicio

0,77 kg di plastiche ( tedlar)

70 grammi di cavo di rame.

altri materiali:

140 grammi.

Fino a qualche anno fa produrre il silicio era una cosa rognosa ed energeticamente dispendiosa, centinaia di kWh per ogni kg di silicio . Il progresso della tecnica, unito al fatto che per il silicio da utilizzare nei pannelli non è necessaria una purezza spinta, al contrario di quello per l’elettronica, ha portato a ridurre moltissimo questi consumi. Ecco perché gli studi fatti su dati vecchi anche solo di pochi anni, sono irrimediabilmente superati dalla realtà

Cominciamo quindi dal silicio: molti testi che calcolano un EROEI tra 7 e 10per il fotovoltaico”classico” policristalino, riportano un valore superiore a 100 kWh/kg di silicio. Non è più così. Visto che il processo usato è stato ampiamente commercializzato dalla Siemens, ecco i valori ATTUALI per produrre il silicio con i nuovi processi, per un reattore siemens. 45 kWh/kg

E il vetro? da poco più 6 a 3 kWh/kg ( se di recupero)

E l’alluminio? circa 13 kWh/kg (6 se di recupero)

E il rame? Circa 13 kWh/kg

E le plastiche? valori variabili ma intorno a 6kWh/kg

Trascuriamo gli altri materiali, in quanto non specificati  ( comunque pochi etti)

QUINDI: per produrre un pannello da 220 Wp ci vogliono circa

86 kWh per il vetro

38 kWh per il silicio

23 kWh per l’alluminio

5 kWh per le plastiche

1 kWh per il rame

1 kWh per gli altri materiali ( valore medio dei materiali sopracitati con esclusione del silicio)

Totale?

154 kWh.

In un anno un pannello da 220 Wp, alla latitudine dove abita la lavandaia di Via dell’Oche, nel clima italico, immetterà in rete circa 1300 volte la sua potenza di targa. ovvero 1300*0.220= 286 kWh.

286 kWh !!!

( continua)

Il plusvalore del caos urbano

Recentemente mi sono chiesto se ci fosse modo di quantificare l’eccesso di spesa per l’auto a Roma. L’idea di partenza è di provare a ragionare l’emergenza traffico dal punto di vista di chi ci guadagna. Nella città dove vivo, senza un motivo apparente, il numero di automobili pro-capite è molto più elevato rispetto a Londra, Parigi ed alle altre capitali europee.

Le cause che producono questa disparità sono tante e già discusse, quello che mi interessa capire ora è di che cifre stiamo parlando. In sostanza, dato che a Roma le deficienze del trasporto pubblico obbligano la popolazione a possedere più automobili, quanto vale questo ‘mercato aggiuntivo’ rappresentato dal surplus di auto che, se Roma fosse una città ben organizzata e funzionante, non avremmo bisogno di acquistare.

Navigando in rete in cerca di dati ho trovato un post del 2014 che propone le seguenti cifre: Roma: 930 veicoli ogni 1000 abitanti – Londra: 314 – Parigi (area metropolitana): 530. A spanne possiamo dire che le auto vendute a Roma sono, rispettivamente, il triplo di quelle vendute ai londinesi ed il doppio di quelle vendute ai parigini.

Il contesto urbano è importante perché è nelle città che i problemi di traffico obbligano ad un’efficiente rete di trasporto pubblico. Proprio grazie all’efficienza e ad una corretta gestione del trasporto pubblico nelle grandi città europee molte famiglie non sentono la necessità di possedere un’automobile.

In cifre assolute il dato è di 2.677.942 automobili nella sola provincia di Roma. Stando a questi numeri, se il trasporto pubblico romano fosse efficiente quanto quello parigino dovremmo conteggiare circa 1,3 milioni di autovetture in meno. Se fossimo ai livelli di Londra la cifra salirebbe a circa 1,8 milioni. Per trasformare queste cifre in soldoni occorre determinare l’incidenza annua del possesso di un’auto.

Quanto costa un’automobile? Quanto dura nel tempo? Alla prima domanda non è semplice rispondere, ma facendo una media tra utilitarie ed auto di lusso credo che si possa parlare di una cifra intorno ai 15.000€. La vita media di un’automobile è, parimenti, stimata in circa 10 anni. Il sito della Federconsumatori conferma quest’ordine di cifre valutando un ammortamento annuo di 1.500€ a veicolo.

Se moltiplichiamo i 1.500€ per gli 1,3 milioni di veicoli “in eccesso” rispetto a Parigi otteniamo una cifra molto prossima a 2 miliardi di euro. Il confronto con Londra porta tale cifra a 2 miliardi e 700 milioni. Tanto vale, ogni anno, per l’industria dell’auto, l’inefficienza del trasporto pubblico romano. Altrettanto, o poco meno, vale per il mercato delle assicurazioni. Il calcolo per il mercato dei combustibili è più complesso.

Sono cifre che, prese così, non hanno molto senso, tanto lontane risultano dalla nostra esperienza quotidiana. Proviamo a ragionarle in termini diversi. Prendiamo a confronto una casa. Quante case ci potremmo comprare con 2 miliardi di euro? Il costo medio di un appartamento a Roma è intorno ai 250.000€: la risposta è ottomila.

Considerando che in un appartamento vivono in media 2,5 persone tale cifra corrisponde ad una città di 20.000 abitanti. Il confronto con Londra porta questa cifra a 27.000, più o meno la popolazione di Assisi. Tanto vale l’inefficienza del trasporto pubblico a Roma per i soli fabbricanti di automobili: il valore immobiliare di una intera città come Assisi. Ogni anno. Altrettanto per il mercato assicurativo. Altrettanto (grossomodo) per il comparto petrolifero.

E torniamo quindi a quella famosa ‘deriva messicana’ già teorizzata: dove sta scritto che una società, una comunità, debba funzionare? Perché abbiamo questa idea che le città europee di base ‘funzionano’, e se c’è qualcosa che non va è solo una spiacevole casualità?

In questo caso la ‘casualità’ muove fiumi di denaro, e non ci vuole un genio per capire che una parte di questo denaro venga necessariamente reinvestito affinché tale utile ‘casualità’ continui a prodursi, è nella logica del mercato. E nel momento in cui la popolazione finisce con lo sposare questa logica, la generosità, la fantasia e l’onestà intellettuale di pochi ambientalisti non bastano più ad invertire la rotta.

carjam

Bad bank 4 dummies ovvero Credits 4 zombies: il punto di vista della lavandaia di Via dell’Oche

good and bad bank humourLa notizia che, in questi giorni, più fa fremere di un maldissimulato orgasmo i nostri finanzieri&prenditori tutti è la ( potenziale, per ora) nascita edi una “bad bank” nazionale, destinata a farsi carico di TUTTI i crediti “non performanti” e/o “deteriorati” degli istituti di credito nazionali.

Quanti sono questi “crediti deteriorati”?

Circa 200 miliardi di euro. Su un totale di circa 1000 miliardi, ovvero il 20%.

La cosa che più colpisce è questo numero, di per se raccapricciante: il 20% di crediti inesigibili segnala, DI PER SE, senza ulteriori dettagli una banca pronta per l’estrema unzione. Non ci credete? Ecco un link a caso, che attesta, ve ne fosse bisogno, che al 30% una banca è pronta, da un pezzo, per l’inumazione certificata con implosione ed inabissamento dei risparmi di decine di migliaia di tapini come me, la lavandaia e voi.

Ai tempi in cui , lontano 2009, scrivevo della situazione dei mutui italici, con una sofferenza media del 7% si poteva ancora sperare che a questi livelli la situazione fosse in qualche modo gestibile.

Ma il 20% no, proprio no. Il sistema è decotto, kaput. Fubar.

E se vi dicessi che, considerando anche i prestiti incagliati ( cioè quelli per i quali sono state saltate più di due rate)si arriva a 360 miliardi?

Beh qui parliamo di Zombies. Esseri non morti che si aggirano per spolpare i viventi residui e trasformarli come loro.

Noi e la lavandaia abbiamo bisogno di termini semplici, per poter comprendere. Una banca deve poter coprire, con i tassi applicati ai suoi prestiti ed affidi, il rischio insolvenza, incagli etc etc, le spese di funzionamento, il modestissimo tasso attivo ( passivo per lei) dei conti correnti dei sempre più tapini correntisti etc etc. A parte il fatto che questi tassi sono recentemente precipitati, è chiaro che già sofferenze per il 7% sono un grosso anzi GROSSO guaio. E’ vero che una parte, in qualche modo, si risolve a loro parziale favore ( pignoramenti, aste giudiziarie etc etc). Ma, più o meno lo possiamo intuire, SE va bene, la metà di questi crediti in sofferenza è persa per sempre.

Bene. QUINDI il fatto è, per quel che capiamo noi tapini e la lavandaia, che il 20% di sofferenze segnala non una situazione critica ma un rischio MORTALE per il sistema creditizio. un rischio che, costi quel che costi, deve essere ridotto. Ecco quindi la salvifica bad bank.

Come funzionano DI SOLITO queste cose? Beh, in sintesi DOVREBBE funzionare come i famigerati istituti di recupero crediti: a mo’ di avvoltoi, calano sulle carogne in putrefazione dei crediti inesigibili e vedono di tirarci fuori un pco di ciccia. Fuor di metafora, comprano a prezzi stracciati i suddetti crediti dai precedenti creditori e diventano il peggiori incubo dei tapinissimi debitori.

SE la bad bank, quindi, fosse qualcosa del genere farebbe uno sporco ma necessario lavoro, un lavoro socialmente ingrato ma economicamente spietatamente necessario. Il problema è che ormai il sistema finanziario sta prendendo il sopravvento, in termini di forza politica su TUTTI gli altri attori della vita nazionale, sociale, economica, mediatica etc etc etc. QUINDI la bad bank che si sta configurando sarà diversa, MOLTO diversa da questo. In buona sostanza se va MOLTO bene, la erigenda bad bank comprerà con un MODESTO sconto prestabilito i suddetti crediti deteriorati, qualcosa che già nell Aprile 2015 il ns ministro al benessere bancario valutava intorno al 50%. Possibilmente meno.

E’ uno sconto modesto, molto modesto.

TROPPO modesto.

Ma TROPPO TROPPO TROPPO.

Gli stessi istituti di credito nazionali prevedono , di quei 200 miliardi, di poter recuperare circa il 40%. Ovvero le garanzie immobiliari, fideiussioni, garanzie di terzi etc etc che normalmente sono la precondizione di un prestito/mutuo etc etc etc. Che la cosa sia ottimista lo dimostra il fatto che, normalmente, i suddetti avvoltoi spuntano prezzi MOLTO più bassi per le carogne di cui si nutrono. intorno al 20%, come riporta questo articolo.

QUINDI il governo per non incorrere nelle ire e nelle accuse CEE di aiuti di Stato al sistema creditizio ( accuse che in una Europa dominata dalla Germania fanno per lo meno sorridere, tra una lacrima e l’altra) deve dimostrare che un prezzo di circa il50-55% è congruo.

Ci riusciranno? ne dubito. Immaginiamoci, per un attimo, di si. Che succederà poi? Succederà quel che deve succedere. Con un costo di circa 100 miliardi di euro Cassa depositi e prestiti, unico istituto importante ancora in mani pubbliche, comprerà il marciume in giro alleggerendo la zavorra degli istituti/banche italiche che dovranno comunque erodere il patrimonio e mettere a bilancio tutti insieme perdite monumentali ( il che spiega il crollo verticale dei titoli bancari di questi giorni). Poi vedrà cosa può sbloccare, cosa può recuperare liquidando i beni a garanzia etc etc. Siccome la Lavandaia, con tutto che alle volte deve lavare panni veramente lerci, è una inguaribile ottimista, facciamo una ipotesi edificante: la bad bank avrà performance uguali a quelli di una banca normale. Improbabile, no? Se è una bad bank non può essere buona e nemmeno passabile, mi pare ovvio.

In QUESTO caso, in cui il brutto anatroccolo diventi un cigno passabile, dovrà mettere in conto perdite per circa il 20% dei suoi crediti, 20 miliardi. E CON QUALI CAPITALI coprirà questi 20 miliardi di buco, visto che nasce dal nulla? Beh, avete dubbi? con il fondo di garanzia PUBBLICO creato ad hoc.

Ecco. A questo punto la lavandaia, capito cosa comporta questo, una suprema ocra lacrime&sangue, smette di lavare, prende la ramazza e comincia a rotearla sulla testa in cerca di qualche testa di legno da riequilibrare.

Noi che invece abbiamo studiato oltre la skuola dell’obbbbligo potremmo consolarci con “vabbe’ se salta il sistema bancario siamo fubar peggio che la Grecia”.

Vero. Salvare il sistema creditizio è necessario, per salvare i correntisti, prima di tutto, perché come vedremo in un prossimo articolo il famoso fondo di garanzia interbancario che DOVREBBE garantire i correntisti sotto i 100.000 euro non garantisce ( quasi) nulla. QUINDI, secondo logica, visto che si tratta di salvare con i soldi pubblici istituti privati con un regalo di circa 60 miliardi ( differenza tra il valore di mercato del marciume ed il prezzo trattato dal governo) i cittadini dovrebbero diventare soci delle banche stesse, per un equivalente sui capitali sociali degli istituti italici, circa 400 miliardi . Ovvero circa 60/400, il 15%.

Avete qualche dubbio che questo non verrà nemmeno lontanamente proposto o discusso? Io no e la lavandaia nemmeno.

Un titanic di immigrati. E la CEE decide di investire meno che nel 2011

infografica immigrati morti 2015
tratto da tgcom24

Dall’inizio di quest’anno sono morti 1754 migranti mentre tentavano di raggiungere le coste dell’Europa felix.

Sul Titanic morirono 1518 passeggeri.

Dopo le tragedie di questi ultimi giorni dove sono morte almeno 900 persone si è riunito in sessione straordinaria il Consiglio Europeo, per fare il punto sulla strage in corso e per prendere provvedimenti.

I Media tradizionali hanno dato ampio spazio alle promesse di aumentare l’impegno raddoppiare frontex etc etc etc.

Ma come stanno le cose, in realtà?

Cosa hanno deciso, nel concreto ed al di la dei proclami a favor di telecamera i capi di stato europei?

Niente, sostanzialmente. Il titanic di migranti si è schiantato ancora una volta contro un iceberg di indifferenza.

Lo potete vedere da soli

in sintesi, ecco cosa è stato deciso al vertice:

  • Saranno compiute azioni per individuare e distruggere le imbarcazioni dei trafficanti prima che siano usate. Queste azioni saranno in linea con il diritto internazionale e il rispetto dei diritti umani. Si porterà avanti una cooperazione contro le reti dei trafficanti attraverso l’Europol e schierando funzionari per l’immigrazione in paesi terzi.
  • Saranno triplicati i finanziamenti alla missione di sorveglianza e salvataggio Triton. Il mandato di Triton non sarà modificato e continuerà a rispondere alle chiamate di soccorso dove necessario.
  • Sarà limitato il flusso dell’immigrazione irregolare e si eviterà che le persone mettano a rischio le loro vite attraverso la collaborazione con i paesi di origine e di transito, sopratutto i paesi attorno alla Libia.
  • Sarà rafforzata la protezione dei rifugiati. L’Unione europea aiuterà i paesi di arrivo dei migranti e organizzerà la ricollocazione dei migranti negli altri paesi membri su base volontaria. Chi non otterrà lo status di rifugiato sarà rimpatriato.

In conclusione, i due rappresentanti hanno specificato che la questione resta una priorità dell’Unione europea e i paesi membri ne riparleranno a giugno.

Tradotto in soldoni: faranno ( ma non dicono come, è semplicemente una dichiarazione di intenti, tipo: combattere la fame nel mondo) quel che avrebbero dovuto fare da tempo e triplicheranno l’investimento in triton il programma di soccorsi succeduto a frontex. L’Europa consentirà l’immigrazione in altri paesi che non siano quelli frontalieri solo su base volontaria e solo di quelli che verranno riconosciuti come rifugiati politici.

Quanto ci costa Frontex? circa 6 milioni di euro al mese, nel 2014 89 milioni di euro.

Il punto è che di questi  IL 40%  , 32 milioni , SONO SPESE AMMINISTRATIVE.

Restano quindi meno di 5 milioni al mese per far fronte alle emergenze.

E’ una cifra RIDICOLA se rapportata al budget europeo.

Siamo oltre 500 milioni di cittadini.

5 milioni al mese sono UN CENTESIMO PROCAPITE AL MESE.

Grazie alle nuove proposte arriveremo a spendere, se gli impegni verranno mantenuti,  Solo un poco di più di quello che spendevamo con Frontex.

Perchè la missione Triton costava circa 3 milioni al mese contro i circa 7 di frontex. SE passeremo a 9 milioni al mese, per un budget quindi di 108 milioni di euro, l’impegno per la CEE sarà INFERIORE a quello del 2011 di Frontex, che era di 115 milioni di euro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fracking è una boiata pazzesca. Lo dice la Cee

fracking infografic
fracking infografic

Avrete certamente sentito parlare del fracking, il nuovo distruttivo metodo per estrarre il petrolio da rocce che non lo consentirebbero, in questi ultimi mesi. Se non altro perché si era pensato di consentirlo anche dalle nostre parti, per aumentare la nostra produzione petrolifera.

Che sia una boiata pazzesca e una micidiale bolla finanziaria, anzi: un bubbone, che aspetta solo di esplodere con una virulenza superiore a quella della famosa crisi dei muti subprime lo diciamo da anni ed ultimamente lo dicono un poco tutti. Il punto è che in questi giorni, mentre si discute e si contesta il TTIP, il trattato che dovrebbe aprire le porte dell’Europa ai prodotti americani, anche quelli precedentemente non ammessi in Europa, si cerca di indorare la pillola facendo presente che tra questi arriverà un fiume di petrolio e di gas a buon mercato , direttamente convogliati dagli immensi giacimenti che il fracking ha reso disponibili.

Le cose stanno così? No, manco per niente. L’Europa, anche grazie alla traduzione in Italiano realizzata dallo staff di Dario Tamburrano, l’ha scritto chiaramente.

Ricordatevene quando sentirete parlare di questi argomenti dai nostri politici, che OVVIAMENTE ignorano questo documento.

E’ semplice e convincente.

Come lo è spesso la verità.

Il vero costo dell’energia rinnovabile

eep35
aggiornamento maggio 2016

Quante volte vi hanno parlato dei miliardi e miliardi che vi costa il conto energia che premia i biechi speculatori del fotovoltaico e dell’eolico?

la verità è un’altra: il fotovoltaico e l’eolico dalla loro introduzione hanno contribuire a calmierare il costo dell’energia elettrica per una utenza domestica media. Ecco qui l’andamento negli ultimi anni. Come vedete, si tratta della parte in violetto, i vari contributi A3, A2, etc etc sono aumentati di circa 2 centesimi. Ma l’energia elettrica immessa dal fotovoltaico ha contribuito a diminuire, specialmente negli ultimi otto nove mesi, di quasi altrettanto il prezzo del kWh sul mercato elettrico. Il risultato è che l’aggravio è stato quasi interamente recuperato e in realtà non fosse stato per il contributo dell’energia rinnovabile i costi netti, causa aumento del costo del gas del carbone e del petrolio, sarebbero già risaliti  ben oltre i livelli del 2009-2010. Invece  AL NETTO DI TUTTO,  l’aumento è stato modesto. In realtà nel corso del 2014, i costi sono ancora sensibilmente diminuiti sul mercato elettrico, sempre grazie al fotovoltaico ed all’eolico (che vendono anche a meno di 3 centesimi al kWh), di oltre due centesimi, ma gli utenti finali non se ne sono accorti perché il calo è stato interamente assorbito dai gestori della rete. Si parla, su base annua di quasi 10 miliardi di euro che sono andati a finire in….dividendi.  Curioso che QUESTA non venga vista come una bieca speculazione…