La lavandaia le slot e la flat tax

Della flat tax avrete sentito parlare. L’idea è quella di semplificare il sistema fiscale riducendo gli scaglioni irpef, facendo risparmiare a contribuenti ed imprese una discreta percentuale delle tasse che attualmente versano. A parte i dubbi di incostituzionalità dovuti alla mancanza di progressività prevista invece dalla costituzione ed ala differenza di trattamento di cittadini diversi ( una coppia sposata in comunione dei beni si vedrebbe tagliare le imposte di più di una coppia di fatto, ad esempio) il vero problema è come reperire i fondi che verrebbero a mancare a causa delle minori entrate.

Si parla di 50 miliardi a regime. Le proposte che girano, ulteriore rottamazione delle cartelle, lotta all’evasione, etc etc etc, valgono al massimo un quinto della cifra. Aumentare il deficit del 2% del PIL, per coprire quanto manca, non sarebbe ovviamente possibile, restando in Europa. QUINDI? Quindi, in effetti non ci sono le coperture.

Eppure qualcosa si potrebbe fare.

Ad esempio sequestrare, una buona volta, le imprese a capitale e/o dirigenza affine alla mafia, del settore gioco d’azzardo.

E’ una torta immensa che vale quasi 100 miliardi di euro ( tra l’altro pagati prevalentemente dalla parte meno ricca della popolazione) che lascia in mano allo stato solo le  briciole, circa il 10%-

Un cancro che distrugge vite e famiglie a vantaggio di pochissime imprese abilitate, per lo più con sedi all’estero se non addirittura in paradisi fiscali.

Una serie riduzione delle cifre massime giocabili da una data persona in un giorno, una seria riduzione del numero di slot machines, una serie indagine con leggi draconiane che contemplino il sequestro immediato e cautelativo delle imprese che vengano scoperte a truccare la macchinette e/o i conti, frodando al fisco una buona parte di quanto dovuto, beh, mi parrebbe il minimo.

Si potrebbe dimezzare, con vari disincentivi, le giocate, una cosa teoricamente prevista dai precedenti governi, subito arenatasi e riportare il tutto sotto il controllo statale, così recuperando i miliardi che mancano senza far scattare le clausole di salvaguardia.

Se una cosa sostanzialmente dannosa per la collettività come il gioco d’azzardo deve essere tollerata, almeno che il grosso del beneficio vada allo Stato e non ai concessionari.

Non dico che sia facile, specialmente dopo che il governo Letta è arrivato a condonare oltre il 90% di quanto dovuto dalle varie aziende del settore in tasse ed imposte evase grazie a decine di migliaia di macchinette taroccate. Non dico che sia facile dopo che il caso più clamoroso, quella della Società Atlantis, in mano al figlio del capo di una nota famiglia mafiosa, con sede in un paradiso fiscale, dove peraltro risiedeva, contumace il suddetto padre, si è risolto in una bolla di sapone, ma insomma, magari, provarci…

 

 

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