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La tempesta perfetta

La tempesta perfetta è il titolo di un film di quasi venti anni fa, per certi versi profetico, con protagonista George Clooney.

E’ la storia, purtroppo reale, di una barca da pesca del suo equipaggio e del suo comandante, obbligato dai debiti a prendere il mare, pur consapevole di andare incontro a rischi enormi, causati da una rarissima configurazione meteo che farà convergere più perturbazioni in un ristretto braccio di mare e, come poi succederà, ad una morte eroica, quanto prevedibile.

Molto meno eroicamente, le principali banche tedesche, ad esempio la Commerz bank e la Deutsche bank, insieme ad una galassia di banche rurali ed altre minori, navigano in un mare tempestoso, costellato di titoli tossici, destinati ad avvelenarle in un tempo non lungo.

Una scelta obbligata, dal momento che le banche tedesche sono le principali detentrici dei titoli tedeschi, i famosi BUNDS sui quali si calcola il famoso “spread” di cui ormai si parla anche dal barbiere. I tassi di rendimento di questi BUNDS sono, da tempo NEGATIVI. Ovvero le banche prestano soldi allo stato tedesco RIMETTENDOCI. Lo fanno, contrariamente a qualunque senso logico nonché contabile, perché….sono PUBBLICHE!

Da qualche parte, devono rimediare. Il loro azionista di maggioranza fa quel che deve per dargli una mano. Sopratutto considerando che molto del suo debito( e deficit!!) viene assorbito e reso invisibile, in quanto “privatizzato” ovvero emesso proprio da queste banche e dalla teutonica Cassa Depositi e prestiti.

Queste cose, se siete lettori di Crisis, probabilmente le sapete già. Ne scriviamo da anni.

Non si tratta di bazzecole. Una grande percentuale del debito pubblico tedesco ( chi dice il 30 chi dice il 50%) grazie a queste cabale, non compare nelle statistiche. Queste banche partecipano regolarmente, da anni, alle aste PRIMARIE ( cioè quelle di emissione) dei titoli pubblici degli altri paesi e, come è noto, si sono impelagate per centinaia di miliardi in finanziamenti ad alto rischio in Spagna, Grecia, Portogallo, facendosi salvare da tutti gli europei tramite il cosiddetto fondo salvastati, in realtà salvabanche, per centinaia di miliardi. DOPODICHE’ l’opinione pubblica tedesca, spaventata dal precedente, percepito non come salvataggio delle banche tedesche ma come regalia ai mangiaaglio sudisti, ha imposto che queste cose non dovessero più ripetersi. QUINDI è stato necessario investire in qualcosa d’altro, giocoforza rischioso anche solo per far quadrare i conti.

Sappiamo, sulla nostra pelle, che una parte di questi investimenti, quelli meno rischiosi, sono stati i titoli italiani, i cui rendimenti ovviamente DOVEVANO essere e restare elevati. A questo bastando un poco di critiche ben centrate dei vertici europei e, naturalmente, la naturale tendenza al masochismo delle nostre classi dirigenti. Ups: digerenti.

Perché solo chi ha digestione lenta e faticosa, con relativo ottenebramento delle facoltà intellettive può gioire di un tentativo di salvataggio di un catafalco putrefatto e verminoso che dovrebbe essere riesumato con i soldi dei risparmiatori italiani.

Ma non è bastato e non bastano queste manovre.

Quindi ecco il riciclaggio internazionale di denaro per centinaia di miliardi ( accertati oltre 160 miliardi), ecco l’esposizione per decine di migliaia di miliardi ( SIC!!! Almeno due volte il PIL USA) ai cds ed altri titoli tossici.

In “buona compagnia” intendiamoci, di buona parte delle banche europee, tutte esposte per multipli del pil dei rispettivi paesi, tra le quali, fortunatamente NON, se non in misura marginale ( sempre enorme comunque), quelle italiane.

Qui un quadro relativamente recente.

Questo immenso mare virtuale vale 33 VOLTE il PIL mondiale. Basterebbe una minima oscillazione per provocare uno sbilanciamento in grado di affondare qualunque barca.

E questo è già un guaio, ma certo non l’unico.

Ormai, a forza di allarmi lanciati dalle massime istituzioni finanziarie mondiali, non è un mistero che la barca da pesca ( a strascico) travestita da locomotiva, chiamata Germania faccia acqua da tutte le parti.

Crollo delle esportazioni( oltre -3%), crollo della produzione  industriale (quasi il -2%), marciumi vari e falle malamente tamponate scoperte in sentina…metà dei nuovi posti di lavoro sotto forma di minijob, previdenza in fuga incontrollata…..

Il vero malato d’Europa non siamo noi ( che pure, siamo tutti d’accordo,  non stiamo tanto bene).

E’ la Germania. Ovviamente, il morbo non può che espandersi, sia per i riflessi diretti che per quelli, spesso più gravi, indiretti ( la politica dello scaricabarile non è una nostra esclusiva).

Ma questo scassato peschereccio naviga in un mare non solo tossico ( abbiamo visto) ma tempestoso, con due o tre perturbazioni sistemiche in grado di travolgere tutto. Intanto la bolla del fracking, da sola grande un paio di volte quella dei mutui subprime. In breve, le frenetiche attività estrattive che hanno permesso agli USA di tornare ad essere, dopo decenni, il principale produttore di petrolio, NON sono sostenibili se non a prezzi del barile molto più alti di quelli attuali. Fino a qualche anno fa si parlava di 80 dollari. Con il crollo degli stipendi, il miglioramento delle tecniche e lo sfruttamento all’osso di tutte le risorse disponibili, ora si parla di 60 dollari al barile. PER FAR PARI. In pratica si estrae in perdita, con l’unico scopo di ripagare non i debiti ( quelli vecchi e quelli nuovi) ma gli interessi sui debiti. in questo modo gli istituti di credito possono presentare floridi bilanci dove gli investimenti ( i prestiti) rendono bene. Il denaro fresco da investire, non potendo provenire dalle esangui tasche degli indebitatissimi sudditi dell’imper…ahem cittadini USA arriva dalla stamperia centrale e, fino a qualche mese fa, dai risparmiatori internazionali ( attraverso giri più o meno complicati). In ottima percentuale cinesi e Russi.

Non c’e’ bisogno di dire che la guerra dei dazi promossa da Trump ha provocato la rottura di un equilibrio che vedrà danneggiati, come in ogni guerra che si rispetti, ambedue i lati del pacifico. Il guaio è che il denaro fresco di cui sopra , necessario peraltro a coprire gli infiniti buchi presenti ad ogni livello della società americana ( carte di credito, assistenza sanitaria, previdenza, debiti scolastici etc etc) DEVE essere creato in qualche modo ed uno di questi modi consiste nel prestarlo in maniera sempre più parossistica ( cercare moltiplicatore bancario o moltiplicatore dei depositi).

Aumentando il rischio insolvenza.

Crollo della fiducia. Crollo della domanda e della produzione industriale, collasso finanziario dei più grandi istituti di credito, crollo della produzione petrolifera (la produzione petrolifera mondiale aumenta solo grazie a tre o quattro paesi, gli USA contribuiscono per i due terzi, senza investimenti il fracking si ferma in pochi mesi e poi la produzione si dimezza ogni 18 mesi). Scoppio di bolle multiple ciascuna più grande di quella dei mutui subprime.

Arriva la tempesta perfetta e, questa volta, non ce la caveremo aumentando il debito come nel 2007 per un motivo molto semplice: non servirà “stampare” il denaro.

In realtà su una sola cosa hanno davvero anzi: DAVVERO ragione i vari commentatori “istituzionali”: quando parlano della NECESSITA’ di aumentare la fiducia degli investitori ( anche se sbagliano paese, riferendosi al nostro, piuttosto che i nostri sedicenti “partners” europei). La FIDUCIA E’ DENARO. In senso letterale.

Davvero davvero.

Niente fiducia, niente denaro.

E la fiducia, se uno non ce l’ha non se la può dare ( parafrasando il Don Abbondio di Manzoni, che parlava del coraggio).

Modestamente ( quanto contestabilmente, ci mancherebbe) ne ho scritto qui: “il picco del tempo e del denaro”.

Se non l’avete fatto, dovreste leggerlo.

EXXON. Avvelenare. inquinare. Indagare. Sopire. Ingannare. Pagare.

La concentrazione della CO2 nell’atmosfera misurata in cima al Mauna Loa, Hawaii

Exxon è la più grande compagnia petrolifera privata del mondo ( la compagnia di bandiera dell’Arabia Saudita è lontana seconda, il fatturato della Exxon supera l’intero PIL dell’Arabia Saudita).

Per sua stessa natura, per convinta scelta, è il lupo cattivo della favola.

Lobbizza i presidenti, vellica i dittatori, accende e spegne a suo piacimento intere economie, promuove guerre di esportazione della democrazia…esplora, trivella, estrae, inquina.

Tanto. Da sempre. Troppo, per definizione. Per necessità.

Nel processo fa un sacco di soldi, da un sacco di tempo. oltre  venti miliardi di utili solo nel 2018.

Ovviamente promuove un sacco di studi e ricerche,  specialmente quelli e quelle che mostrano come il riscaldamento globale NON è colpa sua, come, anzi, è una cosa normale, naturale, di cui non preoccuparsi, che porterà, anzi, la pioggia nel sahara, renderà la Siberia verde, fertile e lussureggiante e, insomma, dovremmo stare sereni.

Oltre il 95% dei climatologi ( eccettuato un piccolo e sparuto numero più o meno direttamente promosso dal Lupo cattivo e dai suoi sodali, amici e compagni di merend… strada) si sgola da molti, troppi anni, a ripetere che abbiamo sempre meno tempo davanti a noi per evitare una catastrofe che potrebbe sconvolgere il pianeta, far morire o soffrire miliardi di esser umani, provocare, guerre, inondazioni etc etc etc. Ultimamente, una esile sedicenne svedese con le treccine si è incaricata di ricordarci, con la dovuta durezza, che il tempo per baloccarsi è finito. Un vecchio amico, climatologo, Luca, lo ribadisce con forza.

O decidiamo che questa è una emergenza e l’affrontiamo per quello che è , con intensità e dedizione simili a quelle espresse durante la seconda guerra mondiale o saranno crauti amarissimi.

OVVIAMENTE i think thank sponsorizzati dalla Exxon, DA SEMPRE, tranquillizzano gli investitori ed i governi. Continueremo ad estrarre petrolio per tanto tempo, ce n’è tantissimo ancora, il riscaldamento globale, non esiste, se esiste non è di origine antropica, se esiste ed è di origine antropica, è un bene, perché porterà i monsoni in zone aride e farà crescere il grano in Alaska e vendemmiare Champagne in Inghilterra.

OVVIAMENTE, l’abbiamo sempre saputo: tutte carrettate di materia organica altamente riciclabile di origine bovina, ben confezionate e profumate.

OVVIAMENTE abbiamo sempre avuto il dubbio che, a forza di cercare appigli per arrampicarsi sugli specchi, avessero imparato a conoscere bene la materia. Si sapeva, da decenni che avevano finanziato numerosi studi e che, ad un certo punto i risultati e le conclusioni di questi studi erano stati secretati.

Il motivo era intuibile.

ORA, a distanza di quasi quaranta anni, alcuni di questi studi sono emersi.

Corrispondono, da un punto di vista mediatico, a mettere la testa sul ceppo, tirare su la lama della ghigliottina con le proprie mani e poi lasciarla andare di schianto.

Quel che emerge da questi studi è semplice quanto disarmante.

NEL 1982 la EXXON; aveva tra le mani una previsione praticamente perfetta e lo possiamo constatare ora, a distanza di quasi 40 anni.

Avevano azzeccato quanta CO2 ci sarebbe stata nell’atmosfera nel 2020, CON UN ERRORE INFERIORE ALL’ 1%, ed avevano azzeccato, con un errore analogamente ridotto, per difetto, a quale anomalia termica rispetto alla media saremmo andati incontro, con quei livelli di CO2.

da uno studio riservato Exxon del 1982

Qui il confronto con le temperature medie mondiali realmente misurate ( wikipedia)

Sul fatto che, con questi ed altri studi a disposizione abbiano fatto tutto quanto era in loro potere per ritardare la presa di coscienza dei popoli e dei governi mondiali c’è poco da aggiungere: ne risponderanno, per danni agli azionisti ( SIC! essendo stati tenuti all’oscuro, dicono i meschini, lamentano un danno) e per i danni al mondo, si spera, proporzionalmente di più.

Pagheranno insomma. Mai abbastanza, ma tanto.

Mi interessa, qui, fare presente un’altra cosa, visto che siamo su Crisis e cerchiamo di scansare le ovvietà, sia pure condividendo chi lancerà le adeguate bordate virtuali di materiale organico altamente fermentato verso le specchiatissime facciate della multinazionale.

I modelli utilizzati per fare previsioni climatiche o sistemiche sono complessi , richiedono una matematica peculiare per essere gestibili/comprensibili ( trasformate di Laplace, anyone?) hanno un sacco di variabili, un sacco di parametri, sono fortemente non lineari….Insomma sono oggetti difficili e da maneggiare con cura, da parte di personale assai competente.

NONDIMENO, quando si applicano ad un sistema gigantesco come la Terra, gli innumerevoli errori, che commettiamo nelle varie semplificazioni ed approssimazioni, si elidono a vicenda. Resta il segnale. Ed è un segnale forte, inequivocabile. Si può addirittura verificare, è anzi una prassi standard, quanto sia sensibile il modello e le relative previsioni, a variazioni dei parametri e delle condizioni al contorno. Purtroppo per noi, si dimostra che i modelli SONO ROBUSTI, nel senso che non è facile far saltare fuori previsioni che siano lontane o opposte a quelle catastrofiche che con pervicacia producono ( ora sappiamo che lo fanno da oltre quaranta anni).

Questo in teoria. Infatti non solo ultimamente i climatologi ma addirittura da oltre 50 anni, dai tempi dei “limiti dello sviluppo” gli scienziati, gli esperti, si sgolano a far presente quanto i loro modelli siano difficili da confutare e quanto i trend previsti siano restii ad essere modificati. Specie se non si cambia paradigma sociale ed economico.

In pratica,  ED ORA LO SAPPIAMO PER CERTO, è assolutamente così.

Ringrazio Insideclimate news per aver scoperchiato il verminaio.

E ringrazio Marco Sclarandis e Gianni Comoretto per la segnalazione.

Gli utili idioti e la CO2

La Panda. L'auto più venduta in Italia nel 2017.
La Panda. L’auto più venduta in Italia nel 2017.
Il livello medio del mare( in rosso) e le acque alte a Venezia
Il livello medio del mare( in rosso) e le acque alte a Venezia

Ha fatto notizia la proposta di introdurre un bonus/malus fiscale sull’acquisto di veicoli nuovi proprio mentre era in corso la conferenza COP24, che riunisce i principali paesi dell’ONU nel tentativo di elaborare una politica comune per la riduzione dei gas serra. In questa conferenza, per la prima volta in modo così chiaro, è stato affermato che la nostra è l’ultima generazione che può evitare una catastrofe planetaria, contenendo l’aumento della temperatura media rispetto al periodo di riferimento entro 2 gradi. E che per farlo dobbiamo dimezzare le emissioni entro i prossimi 15 anni.

Dal momento che questo è un compito colossale, è evidente che è arrivato il momento di porre un limite serio alla libertà di inquinare. Anche perché, non devo certo ricordalo ai lettori di Crisis, vi sono molti costi palesi ed occulti, legati all’utilizzo di veicoli pesanti, massicci, poco economi. Ovvero buona parte delle auto sul mercato.

Ha fatto notizia dicevo. NATURALMENTE, grazie agli idioti di cui sopra, davvero ben distribuiti tra i media, in senso negativo.

In buona sostanza, dopo attenta e dolente analisi, gli oligoneuronati hanno fieramente affermato che l’orrido provvedimento:

  1. è una imposta sui poveri, perché i poveri non possono permettersi le auto elettriche.
  2. I poveri, in generale, non possono permettersi le auto meno inquinanti ed in particolare un poveraccio con una euro tre non si merita di essere tartassato  “Sono assolutamente contrario a ogni ipotesi di nuova tassa su un bene in Italia già iper tassato come l’auto. Benissimo a bonus per chi vuole cambiare ma non credo che ci sia qualcuno che ha un euro3 diesel per il gusto di avere una macchina vecchia. Ce l’ha perché non ha soldi per comprarsi una macchina nuova”.  Ha affermato Salvini, dimostrando di non aver non solo capito ma  nemmeno letto il decreto.Una auto piccola ed economica come la Panda, potrà trovarsi a pagare anche 1000 euro di Malus.
  3. Il provvedimento manderà in crisi le case automobilistiche nostrane, in cassa integrazione decine di migliaia di lavoratori, la FCA chiuderà stabilimenti etc etc etc.
  4. etc…

Una serie di boiate incommensurabili, in parte emesse da parti in causa danneggiate dai provvedimenti, ma in parte ancora più grande “elaborate” dai nostri egregi organi di stampa e media.

Utili idioti, nel migliore dei casi. Giornalisti che hanno rinunciato alla loro missione, inforMare, tentando, per motivi tanto vari quanto indicibili, con un semplice cambio di consonanti di intorTare, chi li ascolta o legge.

Uno per tutti ( absit iniuria verbis): Rai News. Più scocciante di altri, perché lo paghiamo noi.

OVVIAMENTE ha ripreso la storia del malus di 1000 euro sulla Panda.

Una Panda

Come stanno le cose?

La “famigerata” Panda ha emissioni che vanno da 106 a 133 grammi di CO2 per km. QUINDI pagherà un malus da….ZERO a 400 euro ( le versioni più inquinanti) certo non mille. Ma a cosa corrispondono 133 grammi di CO2/km? A poco meno di 18 km/litro DICHIARATI. Sapete benissimo, per esperienza diretta e personale, come i valori dichiarati, con prove di omologazione quanto mai discusse, siano lontani dal reale. Ecco un link dove si citano sopravalutazioni delle percorrenze, mediamente vicine al 40%. Diciamo, per rimanere sul sicuro, almeno un 30% MINORI DI UN UTILIZZO TIPICO. Realisticamente quella versione della famosa Panda, starà intorno ai 14 km con un litro. Resta il fatto che nel 2018 una utilitaria che non riesce a percorrere, nemmeno in una prova, nemmeno in teoria, 18 km con un litro, DEVE essere tassata, perché si può e si deve fare meglio.

Come? Tralasciando per un momento le ovvietà ovvero smettendo di fare veicoli con motore endotermico, elenco, in ordine sparso: smettendola di far somigliare le auto a bussolotti, e tornando a forme aerodinamiche, smettendo di infarcirle di servomeccanismi, tra l’altro, in auto economiche, proni alle rotture, che aumentano il peso di quintali, così imponendo un aumento del peso del telaio etc etc etc. Utilizzando motori ibridi. Infine, BANALMENTE, passando semplicissimamente, al metano o, più economicamente e semplicemente, al GPL. Eh già perché le emissioni, a parità di consumi, per un’auto a GPL sono MOLTO più basse.  Ecco una tabella chiarificatrice

Emissioni di CO2

2.380 g per litro di benzina consumato

1.610 g per litro di Gpl consumato

2.750 g per kg di metano consumato

2.650 g per litro di gasolio consumato

Come vedete, non è ovvio che le auto a Metano o Gasolio, che consumano meno di una a benzina, emettano meno CO2 per km.  ( benché possano emettere quantità minori di altri inquinanti). Al contrario anche con tutte le tare, dovute al minore potere calorifico del GPL etc etc, una auto a GPL ha emissioni di circa il 10% inferiori alla stessa auto alimentata a benzina.

QUINDI basterà che la famosa Panda 1.2  venga proposta a GPL per ridurre il Malus a 150 euro. Circa l’1,5% sul prezzo d’acquisto.

La verità è che le auto più tartassate NON saranno le piccole utilitarie, che hanno ormai tutte consumi ridotti e che hanno versioni economiche  Ed a bassi consumi. Ma le auto medie e grandi che sono quelle sulle quali le case automobilistiche fanno gli affari maggiori. NORMALE, NORMALISSIMO che nel paese in cui l’unica grande casa automobilistica ha da tempo rinunciato ai modelli elettrici o ibridi, si vedano queste norme come pericolose.

MOLTO meno normale che, nel momento in cui gli scienziati ed i politici di tutto il mondo ci ricordano che abbiamo pochi anni per salvare il pianeta o almeno per mantenerlo decentemente abitabile per noi e le prossime generazioni si facciano tante storie per qualche centinaio di euro.

Poiché tutto il cancan è stato alzato in nome dei “meno abbienti”, ricordiamo una cosa che dovrebbe essere autoevidente: potendo, un “meno abbiente” sceglierà sempre il veicolo più economo, non solo come costi iniziali, ma anche come consumi, assicurazione, bollo, sempre che, ovviamente, non sia  fuorviato da mirabolanti sconti&rottamazioni varie. Nel farlo, sceglierà anche il meno inquinante.

Infine una considerazione puramente e duramente liberista: Se un’auto emette ( nel caso migliore) 133 grammi di CO2 al km, questo corrisponde, come visto, a circa 18 km/litro. Ovvero, almeno 10.000 litri durante la sua vita operativa. Benché siano litri di carburante e non di petrolio, parliamo comunque di qualcosa che ai prezzi attuali costa al sistema paese svariate migliaia di euro, sotto forma di bolletta petrolifera. E’ un PESSIMO AFFARE.  Che negli anni a venire è destinato a diventare ancora peggiore. Senza contare i morti per particolato etc etc etc.

Senza contare la cosa più importante: non produciamo che una minuscola parte del petrolio che consumiamo e sarà sempre così, anche se la più sfrenata deregulation si abbattesse sugli abitanti della Val’Agri. Analogamente, non produciamo che solo una parte del metano che consumiamo. Ecco perché, anche solo in termini geopolitici, faremmo MOLTO bene al liberarci il prima possibile dalla dipendenza da fonti fossili. Ripeto: è un interesse STRATEGICO del nostro paese.

Chiaramente anche le auto elettriche sono associabili ad emissioni di CO2, visto che l’energia elettrica viene ancora in buona parte prodotta da fonti non rinnovabili. Ma, a parte che questo è destinato a cambiare, rapidamente, nei prossimi anni, tenuto conto di tutto, restano comunque migliaia di euro di differenza, dovuti sia al differente mix energetico sia all’enorme differenza di efficienza operativa tra i due veicoli. Si trovano centinaia di articoli in merito, su internet, la cosa è ormai un fatto accertato. Se a qualcuno servisse un riferimento, eccone uno tra i tanti, oltretutto adattato ad un sistema energetico, quello USA, decisamente più inquinante del nostro. Conclusione: Pur non essendo ATTUALMENTE zero, la bolletta energetica per il sistema paese associabile ad un veicolo elettrico, è sicuramente già molto più bassa di quella di un veicolo endotermico, con ottime prospettive di scendere ancora.

Le auto elettriche tra l’altro, circolano già da molti anni e se ne trovano facilmente anche a costi ragionevoli, usate , ovviamente con percorrenze minori di quelle nuove. Ma le cose cambieranno rapidamente, via via che nuovi veicoli vengono messi sul mercato.

Si dice che questo provvedimento NON ridurrà le emissioni, perché continueranno ad avere un mercato le auto vecchie, che non verranno rottamate. La cosa è piuttosto falsa, dato che già oggi si circola con difficoltà con le auto più inquinanti. Chi non compra una auto nuova non lo farà certo perché su di essa insiste un malus di poche centinaia di euro. Piuttosto, un attento conteggio dei pro e dei contro, potrebbe portare le persone a fare scelte più ponderate.

Propongo quindi, sperando che la proposta venga ripresa, l’introduzione di un indice di prestazione per i veicoli, qualcosa che somigli alla classificazione degli elettrodomestici, in modo che, in modo semplice, ogni cittadino possa farsi una idea concreta, dei costi reali, economici, energetici ed ambientali, di un veicolo rispetto ad un altro, nel suo ciclo di vita.

Vogliamo salvare il mondo o vogliamo continuare ad andare in SUV? Credo che sia arrivato, in realtà il momento di provvedimenti MOLTO più pesanti. Vi sono pochi motivi, nessuno particolarmente nobile, per consentire, senza una pesante tassazione, l’acquisto di veicoli che pesano due tonnellate e portano cinque persone. Benché, l’ho scritto MOLTI anni fa, questi veicoli siano relativamente pochi e quindi influiscano solo marginalmente sulle emissioni, orientano però anche il comportamento di chi acquista veicoli più economici, con il risultato che il mercato è tutta una rincorsa ad inutili scatoloni, sempre più grandi.

La rivoluzione non è per i pavidi. Sempre che si voglia DAVVERO farla, ovviamente.

Il congedo di paternità, i buoni del tesoro, il reddito di cittadinanza

Un libro sulla paternità consapevole
Un libro sulla paternità consapevole

Ha fatto notizia il rischio di un mancato rifinanziamento dei congedi di paternità, ovvero la versione maschile dei congedi di maternità, in scadenza a fine anno. Il Ministro per la famiglia  è dovuto intervenire di persona con un emendamento che stanzierebbe 40 milioni di euro per il rinnovo della misura, però limitata a miseri quattro giorni, davvero troppo poco per fornire un qualunque tipo di supporto alla coppia che ha appena avuto un figlio. Il motivo all’origine di questa come altre situazioni è abbastanza semplice: Severi limiti di bilancio, dovuti all’allocazione di risorse, che sappiamo essere molto criticata in sede CEE, verso l’assegno di cittadinanza, la revisione della riforma Fornero, la flat tax.

In sintesi, per trovare le risorse finanziarie necessarie senza far esplodere ancora di più il deficit, il governo sta facendo economia un poco in tutti i ministeri, fino al punto di tagliare e/o non rinnovare misure che, oggettivamente, hanno costi irrisori. Ho già scritto sulla modalità delle aste dei buoni del tesoro e sul fatto che vi sia, apparentemente, spazio per una revisione, facendo così risparmiare allo stato miliardi di euro all’anno.

A quanto pare, però vi sono ancora altri aspetti di queste aste che, rivisti, potrebbero far risparmiare miliardi. Uno di questi aspetti è la remunerazione prevista per gli enti abilitati a partecipare alle aste. Per alleviare il loro disturbo e risarcire i costi che affrontano per partecipare alle aste, infatti Sono previsti, di legge, dei rimborsi, sulla base di una quota % fissa di quanto acquistato. Si tratta, attualmente di cifre che oscillano tra lo 0.2 e lo 0.35%. Non sembra un granché, finché non si prende in considerazione quanti sono i titoli del tesoro che vanno a scadenza e devono essere rinnovati, ogni anno ( senza contare quelli necessari a finanziarie il nuovo debito).

Si tratta di oltre 300 miliardi euro all’anno. Ovvero: annullare o almeno ridurre severamente questo inspiegabile benefit farebbe risparmiare IMMEDIATAMENTE almeno un miliardo di euro allo Stato, OGNI ANNO. Una misura più o meno pari al risparmio conseguibile con tutte le misure anticasta proposte e/o previste. Evidentemente, come sempre, ci sono caste di serie A e di serie B.

O semplicemente nessuno ve l’aveva detto?

Beh, ecco, ora almeno uno c’è!!

Diario doloroso di un assimilato

Il duro lavoro dell’assimilato
Diario doloroso di un assimilato (reloaded)
Oggi ho appena scoperto che non basta essere assimilati, per scamparla.
Sono andato a rivedermi l’origine del famoso ( ehm almeno tra noi gente bislacca) principio di PeterIn una data gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello di incompetenza.
Come FORSE sapete, questo primo e famoso principio si accompagna a tre un poco meno famosi, ma strettamente connessi:

 

1) In una data gerarchia ogni singola posizione tende ad essere occupata da un individuo inadeguato al lavoro che deve svolgere;
 
2) Con il tempo ogni posizione lavorativa tende ad essere occupata da un impiegato incompetente per i compiti che deve svolgere;
3) In una data gerarchia il lavoro tende ad essere svolto prevalentemente da coloro che non hanno ancora raggiunto il proprio livello di incompetenza.
Ho sempre pensato che questo sia in realtà un BEST case, perché postula, ad esempio, l’esistenza di un sistema meritocratico.
Mediamente parlando le cose vanno peggio di cosi.
Ma c’è qualcosa di piu’ interessante: poiché ovviamente i compiti o almeno le competenze necessarie per svolgerli decentemente sono sempre piu’ complessi, via via che si sale i gradini, anche nel migliore dei casi, IN UNA GERARCHIA I POSTI DI VERTICE SONO STATISTICAMENTE COPERTI DA INDIVIDUI INCOMPETENTI.
anche perché “le aziende tendono a promuovere sistematicamente i loro dipendenti meno competenti a posizioni dirigenziali, allo scopo di limitare i danni che possono combinare”.
Si tratta del “Principio di Dilbert” del grande cartoonist Scott Adams.
Che questo sia sostanzialmente vero, l’abbiamo sotto gli occhi tutti o almeno di chi li tiene aperti.
Ma c’è di più: Il sistema NEL SUO COMPLESSO è destinato al collasso.
Infatti il quarto e meno noto principio di Peter recita:
«Ogni cosa che funziona per un particolare compito verrà utilizzata per compiti sempre più difficili, fino a che si romperà.»
Notate che è un principio più generale che COMPRENDE gli altri tre.
Soprattutto notate come si leghi a quel che ha scritto Tainter sui sistemi complessi o comunque ai casi NOTI di collasso di sistemi complessi.
Le cose stanno proprio cosi. Ad ogni livello del sistema, QUALUNQUE sia il sistema preso in considerazione, umano o naturale, ad ogni livello COMPLESSO formato da sistemi di sistemi ed ovviamente anche al livello massimo, al sistema dei sistemi dei sistemi chiamato Terra.
 
Stiamo adoperando la nostra società per compiti sempre più difficili e non funziona più. In più chi è ai vertici non è in grado di gestire la cosa, essendo incompetente.
Stiamo adoperando IL NOSTRO PIANETA allo stesso modo.
Come si può scappare dal collasso?
O con la decrescita ( fare cose piu’ semplici, in minori quantità).
O con la sostituzione dei vertici ( mettere persone più brave che non hanno ancora raggiunto il loro livello di incompetenza).
O con tutti e due.
Abbiamo poco tempo, direi la terza che ho detto.
Ma, per la legge di Peter, questa evenienza è estremamente remota.
Colui che arriverà a poter decidere cosa fare, NON SAPRA’ FARLO.
Se ci pensate, diecimila anni di civiltà ci danno proprio questa risposta: i casi di competenti al comando è cosi rara che questi pochi sono GLI UNICI che fanno avanzare le cose.
Per davvero: quelli di Peter sono dei postulati .
Come quelli euclidei.

Debitocrazia, finchè dura

La Grecia e la troika

Mario Draghi ieri se l’è fatto scappare: Finanziare i deficit non è nel nostro mandato, abbiamo l’Omt come strumento specifico, per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Due punti quindi; ambedue assolutamente clamorosi.

Non è strano che il velo sia caduto  proprio in questi giorni. I momenti di crisi hanno un grande pregio, fanno scappare di bocca la verità.

Il fatto che siano stati detti con la solita placida flemma non toglie nulla alla clamorosa rivelazione.

Vediamo un poco.

L’Omt, Outright MOnetary Transaction, per noi tapini non avezzi, è la politica di acquisto diretto dei titoli di Stato dei paesi membri dell’unione europea da parte della banca centrale. Una cosa normalissima ed usuale nel resto del mondo, proprio per evitare che i tassi, nei momenti di tensione, esplodano.  ( ovviamente, se si esagera, i tassi esplodono lo stesso, insieme all’inflazione ed all’economia del paese).  Lo fanno TUTTE le banche centrali OGNI SANTO GIORNO, negli USA, in Cina, In Giappone, in India, In Russia, NATURALMENTE in Inghilterra. Ma in Europa, PRIMA il paese che necessita di queste misure, deve mettere la testa od altri cosini sul ceppo e rassegnarsi alla scure. In poche parole, deve accettare un piano di rientro forzoso dal debito che prevede, in buona sostanza, la sottomissione ad una shock economy di quelle cattive.

Infatti: I titoli di Stato devono essere emessi da paesi in difficoltà macroeconomica grave e conclamata (requisito di condizionalità). La situazione di difficoltà economica grave e conclamata è identificata dal fatto che il paese abbia avviato un programma di aiuto finanziario o un programma precauzionale con il Meccanismo Europeo di Stabilità o con la Struttura Europea per la Stabilità Finanziaria. La data di avvio, la durata e la fine delle OMT sono decise dal Consiglio direttivo della BCE in totale autonomia e in accordo con il suo mandato istituzionale.

Ora: il MES, impone ai paesi che aiuta, QUEL CHE GLI PARE, per statuto.

E le conseguenze giuridiche di quel che succede ( qualunque siano, morti compresi) non ricadono PER LEGGE COSTITUTIVA sui suoi dirigenti.

Sostanzialmente , quel che è successo alla Grecia. Non solo cedere la sovranità ma cedere la sovranità ad un ente ostile, che impone regole durissime e insensate che no diminuiscono il deficit, perché gli introiti dello stato, causa collasso economico , scendono più rapidamente delle spese, distruggono l’economia interna e permettono  di mangiarsi l’intero apparato industriale e/o i beni interessanti di quel paese, facilmente ed a poco prezzo.

Sarebbe interessante capire perchè, unico istituto centrale nel mondo, la BCE non agisca per la riduzione ed il controllo del deficit, tramite le leve in suo possesso. Ovviamente questo ha molto a che fare con il regolamento cee istitutivo della stessa e con il terrore dello stato leader, la Germania nei confronti dell’inflazione. Ma questo non è sufficiente a giustificare come si continui ad usare una politica che, in ultima analisi, è autolesionistica per l’Europa nel suo insieme, travolta da un mondo che, senza scrupoli,  fa più debiti che paperelle di plastica.

Alla fine tutto si riduce al secondo punto.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Esatto e molto ma molto vero. Tutto, sempre più è al servizio della moneta. ovvero, essendo creata debito, del debito.

La politica monetaria, quindi, prevale su tutto e tutti. SI usa la moneta per creare altra moneta PRIMA DI OGNI ALTRA COSA, ovvero per speculare, non per investire.

Il motivo?

Beh, semplice, essendo l’inflazione bassa si ottengono buoni risultati senza dover creare una azienda, produrre qualcosa, inventarsi qualcosa ogni santo giorno, pagare stipendi, pagare tasse, tenere una contabilità, rispettare normative, pagar mutui… MOOOLTO più semplice.

Inflazione bassa= molti soldi disponibili per investimenti finanziari e quindi pochi per quelli in beni reali, strumentali o meno.

Sempre più economia di carta e sempre meno economia reale. Così i posti di lavoro non aumentano quanto la popolazione, le economie reali ristagnano, i debiti aumentano e le aziende pian piano si spengono. Come fare? Beh, semplice, mangiandosi un paese per volta. Questo agire, no è cattivo, come l’agire di un o squalo no lo è . E’ nella natura della bestia. Una bestia che non esisteva e che noi abbiamo creato ed ora vuole esistere e resistere. L’inflazione danneggia si gli stipendi delle persone normali ed i loro risparmi ma danneggia, ed in misura molto maggiore, le rendite finanziarie, perché fa tornare i capitali verso le cose reali ( o verso i beni rifugio): Questo, almeno nella testa delle grandi menti che propugnano la dominanza finanziaria, è il faro illuminate. La regola zero.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Andrebbe d’ora in avanti ripetuto ad ogni fine di discorso, da parte di ogni presidente del consiglio che si rispetti, in Europa e non solo Italiano. Un poco come il famoso “ceterum censeo carthago delenda est” con cui Catone il censore finiva sempre ogni suo discorso in senato.

Giusto per no dimenticarsi, analogamente, cosa ci minaccia, ogni santo giorno, al di la di tutto.

A parte tutto questo bi&ba, quel che ha detto ieri Draghi smentisce quanto aveva affermato qualche mese fa, ovvero che la BCE avrebbe tenuto una politica monetaria accomodante, continuando ad investire i capitali di ritorno dai titoli in scadenza nei buoni del tesoro dei vari stati europei IN PROPORZIONE ALLA QUOTA DI OGNI PAESE NEL SUO AZIONARIATO.

Il che nel nostro caso non è esattamente rassicurante, visto che così aumenterebbe l’acquisto di titoli tedeschi e diminuirebbe quello di titoli italiani ( per qualche decina di miliardi all’anno). Ditemi voi se ha un senso acquistare titoli IN PERDITA, anziché titoli che offrono un serio rendimento.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Ok.

Allora, dobbiamo una buona volta deciderci e stabilire se la BCE è indipendente, allora dovrebbe fare i suoi migliori interessi, acquistare i titoli a maggiore rendimento e calmierare quindi il mercato. Altrimenti, se è in realtà dipendente, si ammetta che tale dipendenza è politica. Ovvero dipende da scelte politiche, con tutta evidenza NON di tutta l’Europa e probabilmente di una sola parte. Una piccola parte. Un paio di paesi forse. O , per meglio dire, un SOLO paese e qualche satellite.

Ma in fondo c’e’ una spiegazione ancora più semplice:

siamo in un regime di dominanza monetaria».

I buoni del tesoro italiani, ai tassi attuali, sono un OTTIMO affare, vista l’affidabilità reale del paese.

Perché farli scendere?

 

Come abbassare lo spread, risparmiare miliardi e pagare il reddito di cittadinanza

Il Debito pubblico nel mondo fonte: wikipedia

Disclaimer: questo, oltre che lungo,  è un post populista, qualunquista, facilone, sotuttista, saccente, e forse perfino un poco rosicone.

Ovviamente spero che non sia così, per un minimo di amor proprio, giusto?

Sbagliato!

Spero SINCERAMENTE di aver preso un abbaglio perché in tal caso ci rimetterebbe solo la mia modestissima credibilità di semisonosciuto ( o dovrei dire misconosciuto?) blogger/tuttologo/lavandaia di via dell’oche/Cassandra) .

L’alternativa, ovvero che NON abbia preso un abbaglio, questa si che sarebbe grave: perché ci direbbe che, dei 2300( duemila trecento) miliardi di euro di debito, di cui circa 700 creati negli ultimi dieci anni, ce ne saremmo potuti risparmiare una discreta parte.

Anno Debito PIL % sul PIL
2005 1.512.779 1.429.479 105,83%
2006 1.582.009 1.485.377 106,51%
2007 1.602.115 1.546.177 103,60%
2008 1.666.603 1.567.761 106,30%
2009 1.763.864 1.519.702 116,10%
2010 1.843.015 1.548.816 119,00%
2011 1.897.900 1.580.220 120,10%
2012 1.989.781 1.613.265 123,30%
2013 2.070.228 1.604.599 129,00%
2014 2.137.320 1.621.827 131,80%
2015 2.173.387 1.652.622 131,50%
2016 2.219.546 1.680.948 132,00%
2017 2.263.056 1.716.935 131,80%

Quanta parte? Si divertano un poco gli economisti, che diamine!

Ricordiamoci, comunque, che il nostro bilancio statale sarebbe, come negli ultimi 27 anni peraltro, in attivo, non fosse per gli interessi sul debito accumulati. Come ci ricordano anche troppo spesso, quando lo spread sale etc etc etc; un aumento ( o una diminuzione) di un punto% di interesse si traduce in un 1% del debito solo dopo circa sette anni, la durata media dei nostri titoli di Stato.

Resta il fatto che OGNI ANNO, MEDIAMENTE circa 300 miliardi di titoli vengono messi all’asta ed un risparmio di un 1%, per dire, si traduce in un risparmio di circa 3 Miliardi di euro all’anno. PER CIRCA SETTE ANNI. Ovvero, a regime, oltre 22 miliardi di euro/anno, giustappunto un 1% di Debito OGNI ANNO.

SE avessimo potuto spendere un 1% in meno mediamente di interessi, su dieci anni ( per rimanere agli ultimi dieci anni) il risparmio, nei primi sette anni sarebbe stato ovviamente qualcosa di meno della ventina di miliardi di interessi che avremmo potuto non pagare a regime. OGNI ANNO. In pratica si tratta di qualcosa come 180 miliardi in dieci anni, tenendo conto del transitorio. Meno, se consideriamo che il nostro debito pubblico dieci anni fa era molto più basso, ma sempre tanto, qualcosa intorno a 140 miliardi. Abbastanza da riportare il nostro debito indietro di quattro anni o abbassare il famigerato rapporto debito/piL di 8 punti. In pratica portarci avanti sul programma di rientro dal debito di sei anni.

UNA BOMBA.

Ricordiamoci anche che l’attuale manovra economica si gioca su decimi dell’1% .

Capite bene che, quindi, anche solo una modifica MOLTO più piccola, trascurabile, poniamo dello 0.1%-0.5% dei tassi di interesse, farebbe differenza, eccome.

Veniamo al quid:

Sapete come funziona una asta di buoni del tesoro?

Non lo sapevo nemmeno io, in effetti.

Quel che balza agli occhi però, anche senza sapere come funzionano queste aste, è un fatto: tipicamente alle aste del tesoro la domanda è il doppio dell’offerta.

ecco un esempio tipico: l’ultima asta di BOT ad un anno

Data Emissione 14/09/2018
Data Scadenza 13/09/2019
Data Asta 12/09/2018
Data Regolamento 14/09/2018
Importo Offerto 6.000,000
Importo Richiesto 11.471,000
Importo Assegnato 6.000,000

E'( quasi) sempre stato così, come ci hanno sempre immancabilmente e con soddisfazione fatto presente i telegiornali ed i vari governi succedutisi, se non altro per ricordarci che con loro l’Italia era affidabile, che i mercati erano entusiasti delle loro politiche economiche etc etc etc.

Contavano sul fatto che la bevessimo. Ed in effetti, fin qui, pare proprio che l’abbiamo bevuta.

In un mercato normale, se la domanda è il doppio dell’offerta, si possono alzare i prezzi , in modo da soddisfare tutta la domanda. Per essere esatti, il venditore cercherà sempre di vendere l’ultimo pollo al prezzo più alto possibile.

Nel caso dei buoni del tesoro, però la cosa non funziona così. Si escludono le offerte più basse, ok MA ANCHE QUELLE PIU’ ALTE, con un meccanismo a dir poco arzigogolato.

In pratica: si mettono le offerte in ordine dalla più alta alla più bassa, si prendono le offerte migliori che coprono metà dei buoni messi in vendita e si calcola un valore ponderato a partire da questo si calcola un valore minimo detto di salvaguardia ( degli interessi del compratore!!!). Poi si fa lo stesso con le successive offerte sufficienti a coprire l’intera mole di buoni all’asta e si calcola un valore massimo, detto di esclusione. Fatto questo si piazzano i buoni, tra gli operatori che rientrano tra questi due valori. L’operatore che ha offerto MENO del valore di salvaguardia, ovvero che ha  fatto la migliore offerta,  VIENE PREMIATO vendendogli i buoni, alla peggio, al valore di Salvaguardia.  Ovvero  AD UN VALORE PIU’ BASSO DELLA SUA OFFERTA.  Ovvero: il venditore rinuncia alla migliore offerta, per vendere ad un valore inferiore, basato sulla media dei valori degli altri offerenti.

Se non ci credete, guardate da soli sul sito del ministero del tesoro (ora parte del MEF)

In ogni caso, più o meno, su grandi numeri, si vende ad un valor medio tra tutti coloro che, messi in ordine dal migliore al peggiore offerente, hanno offerto appena di più di quanto basta per coprire l’intero quantitativo di buoni messi all’asta.

E tutti gli altri? Vengono esclusi dall’asta.

A parte quanto accennato poc’anzi, si capisce bene che non vi sono garanzie, in questo modo, che l’intero quantitativo di buoni venga in effetti aggiudicato alle condizioni più vantaggiose per il tesoro.

Molto banalmente: preso atto delle condizioni minime di accettabilità appena definite, chi ci dice che la metà delle offerte rimasta fuori non potrebbe essere rivista al rialzo, da parte di almeno una percentuale degli offerenti, così portando la media ponderata etc etc etc, un poco più alta, con vantaggio per il venditore?

Si è mai pensato che, in un mondo telematico, si potrebbe semplicemente procedere per rialzi successivi, riinvitando TUTTI, compreso coloro che attualmente sono esclusi, a rifare una offerta alle nuove condizioni di base, definite con qualche media ponderata, come quella appena esposta, ed il tutto potrebbe svolgersi rapidamente ed efficacemente, grazie alle reti telematiche odierne?

Ancora, Perché mantenere l’esclusione delle offerte più alte? Quale vantaggio ne trae lo Stato?

Anche ad una analisi, giocoforza, superficiale, pare proprio che le condizioni delle aste siano si vantaggiose, ma per i compratori.

Ma chi sono questi compratori, queste “istituzioni”?

Per farla breve, istituti finanziari accreditati, ovvero buona parte delle nostre banche e moltissimi enti finanziari esteri. Se si tiene conto degli azionisti di maggioranza della Banca d’Italia, praticamente il banditore dell’asta,(no: NON sono i cittadini italiani) non mi pare che ci sia da stupirsi se gli interessi che vengono tutelati non siano sempre solo ed esattamente quelli dello Stato.

Pare una cosa grossa, no? forse addirittura enorme, a pensarci bene, Visti i sacrifici che ci hanno chiesto, la macelleria sociale, i migliaia di morti suicidi, le decine di migliaia di aziende chiuse, i milioni di persone senza lavoro, la perdita di un decennio, la scomparsa di un minimo di prospettive per il futuro dei nostri giovani.

Tutto evitabile se davvero avessimo potuto risparmiarci un centinaio di miliardi di euro di debito pubblico.

La tragedia del Ponte “Morandi” ci ha mostrato come cose grosse, anche enormi, possono succedere, a danno di tutti e vantaggio, enorme anche quello , di pochi.

Specialmente quando i cittadini, per troppo tempo si distraggono, contenti di zappare il loro orticello, accontentandosi della TV per interagire con il resto del mondo al di la della strada.

Al di la di ogni considerazione, credo che sia arrivato il momento di riprendere in considerazione, seriamente, questo meccanismo delle aste, risalente alla fine del secolo scorso, chiaramente inadeguato ai tempi ( si parla ancora di fax come rimedio per l’invio delle offerte in caso di malfunzionamento telematico) e di adeguarlo.

In gioco potrebbe esserci qualcosa di più di qualche misero numerino in qualche tabella.

p.s. che c’entra lo spread?

Beh, via, abbassare i nostri tassi abbassa lo spread, giusto? Oltre all’abbassamento dei tassi giocherebbe a nostro favore la…FIDUCIA.

Quella fiducia che viene tirata sempre ed immancabilmente fuori come scusa per le peggiori nequizie da shock economy. Almeno questa volta ci potrebbe essere davvero motivo, per essere fiduciosi. Un paese finalmente in grado di darsi regole chiare, moderne, limpide e corrette, aperte al mercato, che diano pari opportunità a tutti gli attori, etc etc etc, insomma: molto ma molto ma molto molto molto liberista no? Degno di fiducia, no?!!

E se Alitalia diventasse una cooperativa?

 

tratto da: https://www.bastardidentro.it/immagini-e-vignette-divertenti/bando-alitalia-35026Notizia di ieri: il piccolo scandalo nato dall’uso forse improprio, forse solo improvvido di un terminal dell’Aeroporto e di un aereo da parte di due noti VIPS nostrani con contorno di polemiche politiche.

Qui su Crisis, ci interessa altro, ovviamente.

Più di dieci anni fa, uno dei primi articoli che scrissi per Crisis parlava di Alitalia. Dopo aver fatto un rapido riassunto della situazione snocciolai due o tre numeri che mi avevano colpito ( con i riferimenti necessari a verificarli, ovviamente). Due cose a quei tempi mi parvero clamorose:

  1. che NESSUNO avesse fatto caso al trascurabile errore commesso dall’AD in carica, che si era dimenticato di liquidare l’ultima rata del leasing di tre aerei da oltre 100 milioni di euro l’uno, così cedendoli, di fatto, alla compagnia di Leasing stessa.
  2.  che l’Alitalia avesse, ai tempi, oltre 180 aerei. Ad un valore ( sul mercato dell’usato che ai tempi stimai in circa 9-10 miliardi), il vero patrimonio dell’azienda era negli aerei. Poi si aggiungeva un aeroporto e centinaia di piloti addestrati. Diciamo almeno una quindicina di miliardi complessivi, che Airfrance intendeva comprarsi ad un decimo del valore, con la scusa che la compagnia perdeva oltre un milione al giorno. Poi attivarono i famosi patrioti, usi a salvare aziende italiane, ovviamente con i soldi delle aziende salvate. Per l’elevato rischio di querela, non ne parlerò. Anche perché, ai tempi, molti scrissero che era un accordo PEGGIORATIVO rispetto a quanto offerto da Air France  e che propro tanto tanto patrioti non erano.

Comunque sia, vendendosi un aereo ogni tanto, c’era da campare e tirare avanti, anche perdendo 1 milione al giorno, per anni.

Infatti, al netto di tutta la fumisteria, così è andata. Liquidando i pezzi migliori, cedendo piloti, Hubs, immobili, rotte etc etc. OVVIAMENTE; al di la delle chiacchiere, senza nessun miglioramento nei conti, ne in percentuale ne in termini assoluti ( del resto con una flotta che diminuiva era difficile fare fatturati maggiori).

Oggi dopo dieci anni di gestione privatistica, Alitalia ha quasi CENTO (100) aerei meno.

Una flotta dimezzata.

Ed hai conti ugualmente in rosso.

Ad onor del vero sono quasi peggiorati. Ha infatti circa 200 milioni di perdite/anno ( oltretutto in miglioramento rispetto agli precedenti) rispetto ai circa 500 milioni/anno del 2008, annus horribilis.

Con una flotta doppia però, molti rami secchi da tagliare, un numero di dipendenti ridondante, una grossa zavorra debitoria, etc etc . Mi pare evidente che non andremo da nessuna parte. Così continuando, la cmpagnia, sempre perdendo soldi, continuerà ad evaporare, fino a vendere anche gli ultimi aerei. Poi andrà in liquidazione, magari anche questa volta dimenticandosi di pagare le ultime rate del leasing degli ultimi nuovissimi aerei, chissà. COn tanti auguri e saluti ai dimpendenti, competenze, personale qualificato etc etc.

Quel che proposi allora, era di tentare qualcosa di diverso, inusitato e mai tentato prima. Ovviamente SE teorizzato sarebbe stato subito bollato di irrealizzabile da parte di chi si guadagna il pane con ponderose analisi che sono costantemente a favore di figuri che, in ultima analisi e con costanza degna di miglior causa,  sostituiscono pessime gestioni privatistiche a pessime gestioni pubblicistiche.

Quindi, PROPRIO PER QUESTO, da tentare. Cedere la compagnia di bandiera ad una cooperativa dei dipendenti che si impegnasse a non cederla a terzi per almeno cinque anni, facendola restare italiana, continua a sembrarmi, con i dovuti approfondimenti, l’opzione migliore. Ovviamente ad un simbolico euro, con lo Stato azionista con il 49 ma con la golden share. Ovvero il diritto di veto.

QUANDO LA CURA E’ PEGGIORE DEL MALE, BISOGNA RIPENSARE ALLA CURA

Di seguito il post di dieci anni fa. Per i links, andatevi a leggervi l’originale.

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QUANDO LA CURA E’ PEGGIORE DEL MALE, BISOGNA RIPENSARE ALLA CURA

DI PIETRO CAMBI

Crisis

QUANDO LA CURA E’ PEGGIORE DEL MALE, BISOGNA RIPENSARE ALLA CURA

Innanzitutto: Noi, noi tutti italiani, siamo i proprietari di Alitalia, ricordiamocelo.

Qualcuno, da noi delegato, dopo aver sfasciato tutto per benino, in ordinata alternanza con qualcun altro, ora la vuole svendere.

In questi giorni vi hanno spiegato per benino quanto è messa male questa povera compagnia, quanto è stato amministrata in modo disgraziato, quanto i suoi dipendenti, pur avendo non poco contribuito allo sconquasso con le loro richieste sindacali sempre sistematicamente correlate con le feste e le vacanze, siano inguaiati etc etc.

Ma veniamo ai fatti.

Stiamo, tanto per cambiare a numeri semplici, comprensibili. Insomma ai classici conticini della lavandaia (da oggi di Via dell’Oche e non più di Borgunto).

La compagnia ha circa 1.26 miliardi di debiti e 300 milioni di disponibilità (dati di fine gennaio 2008).

Era a quota 1,08 miliardi circa un anno fa (con circa 630 milioni di euro ancora disponibili per l’ordinaria amministrazione).

Quindi, senza stare a sfrucugliare troppo, in un anno scarso sono stati bruciati quasi 500 milioni di euro.

Si capisce che non vi sia la fila per acquisire un otre bucato come questo.

Ma l’offerta di Air France, è un dato di fatto, è addirittura imbarazzante: 138 milioni di euro e poi circa 700-800 milioni di euro da ottenere con un aumento di capitale e poi altrettanti garantiti dallo Stato (cioè sarà lo Stato italiano, ovvero noi, che risponderà in caso di problemi nella restituzione) e per finire alcune migliaia di esuberi (tra i quali alcune centinaia di piloti, che costano, sono costati (a noi “azionisti” di Alitalia) milioni di euro per la formazione e che finiranno sul mercato).

Ma quanto vale l’Alitalia?

Un centosessantesimo della Airfrance?

Quante sono le proprietà della compagnia, quanto valgono?

Vorrei trascurare, per il momento, il pur enorme valore di Malpensa e relativi enormi immobili e terreni (realizzati con i NOSTRI SOLDI ricordiamocelo).

Vorrei tralasciare le rotte aeree e gli altri diritti di traffico (roba da esperti).

Rimaniamo al patrimonio base. L’Alitalia ha, anzi direi aveva, 185 aerei .

Dico aveva perché, nel marasma di questi ultimi giorni, non sono stati buoni a pagare la quota di riscatto alla fine del leasing per tre aerei.

Tre boeing 767 , pagati interamente, CON I NOSTRI SOLDI, e regalati alle compagnie di leasing. Persi. Regalati, ripeto, in quanto pagati fino all’ultima rata.

Ma quanto costa un Boeing 767 usato …ma tenuto bene? (L’Alitalia fa tutta la manutenzione che deve quando deve e come deve, anzi spende anche troppo).

Se ve lo eravate mai chiesto ecco qui: almeno 44 milioni di euro per un 767 quasi decrepito di 15 anni di età.

Gli aerei, ben piu’ giovani, dell Alitalia valevano almeno qualcosa di piu’.

Mettiamo un 1% in più, tanto per dire.

Farebbero 48 milioni ad aereo.

Ovvero 144 milioni di euro, buttati via cosi, per distrazione, incapacità di trovare un filo di cash.

Ovvero qualcosa di più di quanto mette sul piatto Airfrance.

E gli altri 182 aerei? Valgono nulla?

Anche i nuovissimi 10 B 777  (non hanno due anni) del costo unitario di oltre 240 milioni di euro?

Per quanto mi riguarda mi par semplice.

CHIUNQUE DI NOI può comprare l’Alitalia: gli basta vendere un po’ di aerei appena comprata la compagnia, chiedere un finanziamento, GARANTITO DALLO STATO (se io non pago pagate voialtri popolo bue)e vedere di ramazzare qualche altro milione  via aumento di capitale. I piloti possono essere messi fuori anche, semplicemente, passandoli “in leasing” ad altre compagnie (la loro formazione, come detto, costa milioni di euro e richiede anche decenni, per i piloti di Jumbo et similia)

A spannometro, anche solo vendendo a prezzi di mercato gli aerei più decrepiti della flotta e mettendo via via in congedo i piloti e il personale per raggiunti limiti di età, anche senza migliorare i disastrati conti della società, si potrebbero coprire i buchi per i prossimi venti anni.

Forse finirà prima il petrolio.

Più o meno quello che ho accennato è quello che farebbe il liquidatore in caso di fallimento: venderebbe per fare liquidità e ripianare i conti. A me pare una soluzione migliore e di gran lunga di quanto è stato finora messo sul piatto. Provocherebbe sconquassi minori, non comporterebbe licenziamenti immediati, non metterebbe, per l’ennesima volta, la mano in tasca a noi proprietari.

Potrebbe anche succedere, chissà, magari, che il personale si metta una mano in tasca, 12.000 euro a testa basterebbero, E SI COMPRI LA PROPRIA COMPAGNIA DIVENTANDO IL DATORE DI LAVORO DI SE STESSO.

Scommettiamo che i conti comincerebbero a tornare di nuovo?

Qualcuno che lo dicesse, oltre a noialtri grulli?

 

 

 

Pietro Cambi

https://comedonchisciotte.org/i-conti-della-lavandaia-e-lalitalia/

Link originale:

http://crisis.blogosfere.it/2008/03/i-conti-della-lavandaia-e-lalitalia-w-il-liquidatore.html

1.04.08

Il Debito, lo Spread e la lavandaia.

05/06 UP-update.

La lavandaia, dopotutto, non fa di lavoro la lavandaia. Avendo altro da fare, ha accumulato un cesto di bucato da fare gigantesco. Come saprete, ora un governo ce l’abbiamo, gli apprendisti stregoni ( tutte le parti interessate, nessuno escluso) impauriti dallo sconquasso, si sono precipitati a metterci una pezza, hanno nominato un governo tendenzialmente di destra, ed hanno partecipato, con contorno di reciproche pacche sulle spalle, virtuali e non alla festa della repubblica. Consentitemi la r minuscola, per rispetto alla Repubblica che dovremmo essere.

Il ministro dell’economia pare un tipo tranquillo, non fosse che i suoi principali consiglieri e probabili sottosegretari, Bagnai e Siri sono teorizzatori della brexit come piano A e non come piano B. Per fortuna il mercato si è annoiato e per ora ci lascia in pace.

28/05 Update: MAI lasciare un post a mezzo durante un psicodramma: Questo weekend, come saprete, il nostro esimio Presidente della Repubblica, dopo un braccio di ferro durato almeno 48 ore, ha rifiutato di nominare un Ministro dell’economia considerato antitedesco e, peggio ancora, antieuro. E’ una bufala, ed anche grossa, A meno che essere a favore della verità e della realtà non sia di per se antitedesco, ma questo lo vedremo in un prossimo post.

A quanto pare, Mattarella ha rifiutato di nominare qualunque personalità alternativa che fosse analogamente critica della attuale situazione europea. Per due partiti che si sono presentati ed hanno vinto in nome di un cambiamento storico, in nome di una decisa rottura con i governi degli ultimi dieci anni era semplicemente una patata troppo grossa da ingoiare. Il Presidente del consiglio incaricato si è dimesso, Luigi Di Maio ha chiesto la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica, che ne frattempo ha nominato Cottarelli, ex dirigente del fondo monetario internazionale, ex “Mr. Tagli” del governo Letta… che si presenterà in parlamento per ricevere una sfiducia e quindi portare l’Italia alle urne, con il governo attuale prorogato per l’ordinarietà. Non potendo fare una manovrina correttiva che ci chiede l’Europa, scatteranno le clausole di garanzia etc etc etc. Se non è un colpo di Stato, poco ci manca, ne giova ricordare precedenti profondamente diversi di governi Berlusconi, Letta, etc etc. Un bel disastro, comunque una la voglia vedere. Si è almeno calato il velo di ipocrisia su quali sia la situazione dell’Italia in Europa ed il suo livello di libertà reale.

Detto questo, riprendiamo il post originale, che è da un lato superato dagli eventi, dall’altro, per i fatti che espone quanto mai di attualità.

Il debito  lo spread e la lavandaia

Ricomincia il tormentone. Puntuale come la pioggia Marzolina e le alluvioni Ottobrine, Mentre ci dipaniamo tra un curriculum e l’altro, dei nostri futuri governanti, mentre si vanno ad intervistare ex mogli, si disseppelliscono cartelle esattoriali, si disquisisce sulle scarpe, sul taglio dei capelli, su quanto detto o letto o semplicemente studiato da coloro che dovrebbero governarci, in mancanza di notizie che rassicurino l’Europa sul fatto che, per la cinquantesima volta, in Italia ci sia un governo succube, possibilmente debole, meglio ancora se complice e pronube, è ripartito il tormentone dello Spread, del deficit, del debito. prevalentemente con il pilota automatico. Ovvero senza approfondire un filo, senza nemmeno sforzarsi un attimo di capire, senza chiedersi se, dopo tutto, il meccanismo proposto: mancata fiducia internazionale nel governo italico prossimo venturo, sia un buon motivo per la risalita del suddetto spread.

La lavandaia, a questo punto , stufa di tutto questo inutile ed anche un poco ridicolo bla bla, ha deciso di dare il suo modestissimo  contributo, per quanto possono le sue deboli capacità. Pulite le mani sul grembiule, annodato il fazzoletto in testa, Si comincia.

Prima cosa: i tassi tedeschi. La Germania è un paese affidabile, con i conti in ordine, quindi può emettere bond a tasso bassissimo e piazzarli tutti.

Noi siamo il paese di Arlecchino, pulcinella, Pantalone ( 60 milioni di pantalone, veramente), pizza, ammore, mamma, mandolino e Mafia etc etc.

QUINDI lo spread, ovvero la differenza di rendimento tra i tassi del nostri buoni del tesoro e quelli tedeschi è alto e tende a salire, quando ci allontaniamo dal sentiero virtuoso.

Giusto? Ni, Diciamo no e ci avviciniamo parecchio.

Per due semplici motivi:

  1. Le banche tedesche sono, in buona parte, in mano pubblica. QUINDI l’azionista pubblico di maggioranza può sempre imporre a dette banche di comprare i bunds, non importa quanto basso sia il tasso. Ci sono stati momenti in cui questo tasso era prossimo a zero. In realtà ancora oggi per i bunds decennali ed oltre siamo molto prossimi a quel valore.  Ecco il quadro complessivo delle varie emissioni tedesche. Benché siano risaliti, i tassi sono sempre vicini o sottozero. Se mi spiegate perché, al di fuori di quanto appena detto, una banca dovrebbe acquistare buoni del tesoro con rendimenti inferiori all’inflazione o addirittura inferiori al semplice tenere i soldi a disposizione per qualche altro più lucroso impiego, ve ne sarò grato. In effetti le banche tedesche fanno qualcosa di diverso: prendono denaro alla BCE, per comprare bunds che pongono a garanzia di questo denaro e con quel che avanza speculano in modo quanto mai aggressivo, pserando di mantenere i costi di strttura. Spesso esagerano e l’EUropa li salva. Quando è successo? Più di una volta in questi anni ed in particolar modo nei casi della Grecia, di Cipro etc etc etc. Vi ricordate i salvataggi della Grecia etc etc etc? in realtà sono stati salvataggi, con i soldi di tutti gli europei (70 miliardi italiani, più di una finanziaria), delle banche tedesche ( ed anche francesi) pesantemente esposte verso quei lucrosi mercati. In seguito , recentemente, è stato concepito il meccanismo del bail in , per evitare che questi salvataggi si ripetessero. Ovviamente a banche tedesche ormai sane salve e risanate ( per ora, si veda questo) ed ai danni, per dire, delle banche italiane in brutte acque.

2)Negli ultimi anni il principale compratore estero dei nostri Buoni del tesoro è stata la BCE. Come si vede facilmente da questo grafico:Quindi? Beh, quindi la credibilità di questo o quel governo c’entra poco, sul medio periodo. Nel breve periodo, al di fuori delle aste di titoli italiani, sul cd mercato secondario, la cd. “speculazione”, ovvero, semplicemente, investitori che fanno il loro mestiere, facendo scommesse sull’andamento di QUEL mercato, può fare salire i prezzi. Anche perchè questo mercato secondario è ristretto  e poco frequentato ovvero “illiquido”. Ovvero è facile spostare l’equilibrio con relativamente pochi sforzi.

Non lo dice la lavandaia, lo dice un parlamentare europeo tedesco.

Uno di quelli che si occupa proprio della regolamentazione di questo mercato.

Ma, è bene chiarire, è la BCE, che li decide, i prezzi, su scala mensile od oltre.  In sostanza, come si vede, la BCE negli ultimi anni ha comprato, gli altri hanno venduto. Ma non perché i tassi e/o oi rischi sono alti!! ANZI: quando i tassi erano alti, il rischio default altissimo, 2012, 2013, i privati le banche etc etc, europei compravano, eccome! E’semplicemente che, ai tassi attuali, i nostri BTP etc etc non sembrano un investimento interessante. Del resto sono solo pochi decimi sopra l’inflazione. Se i prezzi saliranno, su base mensile o superiore, lo deciderà la BCE, non la sfiga cosmica o i cd. “speculatori”

Ed il rischio default, uscita dall’euro, etc etc di cui, ad ogni stormir di spread, si riempiono la bocca i commentatori economici di giornali che la Lavandaia non riesce nemmeno a leggere, per le tante e complicate parole, per le involutissime ed autoreferenti frasi e considerazioni e sopratutto perché sono scritti in piccolo, tiene una certa età e le diottrie calano?

Semplicemente, con una inflazione tra l’ 1 e l’ 1.5% i tassi dei BTP decennali, intorno all’ 1.8-3% ( il 3% sono gli ultimi valori di pochi giorni fa) sono risibili.

Come investimento non esistono. QUINDI, se non ci sono banche con azionista di maggioranza pubblico abbastanza grosse da comprare sul mercato secondario e calmierare il mercato, anche se questo, da un punto di vista speculativo è addirittura un danno, la pura e semplice logica del profitto fa salire lo spread, nel momento in cui se ne intravede una possibilità, perché i volumi in gioco, nel libero scambio, sono bassi.

Insomma: lo spread che sale è colpa della “speculazione”?

No, non più di quanto un incendio in un deposito di carburante sia colpa della scintilla.

La mancanza di una mano pubblica che controlli il mercato, evitando la “speculazione”, con la dovuta celerità, la mancanza di una severa regolamentazione del cd mercato secondario che eviti i movimenti bruschi e, sopratutto rapidi, visto che sono in gioco le vite di milioni di persone che NON speculano in borsa, il futuro stesso di interi paesi, sono l’equivalente di una mancanza di sistemi antincendio.

L’incendio non lo provoca il fiammifero. L’incendio lo provoca l’accumulo di materiale incendiario e la mancanza di sistemi di controllo/allarme efficaci.

Debiti enormi, mercati dei titolo di stati piccoli e strutturati per favorire la “speculazione.”

Il problema, nota la lavandaia, non è Italiano. è globale. La soluzione dovrebbe essere globale.

 

30 anni di politica economica in un grafico.

trenta anni di politiche economiche in un grafico.

Non credo ci sia molto da aggiungere. Ecco qui il risultato della Reagonomics, Bushnomics Clintonomics ( vinse le elezioni con il refrain: è l’economia, Stupido!!)Bushnomics2, Obamanomics, bolla delle dot com, bolla dei subprime e bolla del quantitative easing ( ci siamo ancora dentro, a questa, eh). In breve: il famoso 1% della popolazione, è diventato non solo più ricco ma più ricco a velocità crescente, ai danni del restante 99% della popolazione, come del resto abbondantemente previsto.

Come ha fatto? Beh, guardatevi intorno, perché lo stanno facendo ORA e, spero converrete, non solo negli USA.

Il refrain è, con qualche piccola modifica, sempre lo stesso:La competitività, gli improduttivi, gli evasori, la lotta allo statalismo parassitario, le privatizzazioni…quando l’acqua sale tutte le barche, grandi e piccole salgono, fiducia agli investitori etc etc. In sostanza la paura di perdere il posto e non sapere come pagare il mutuo ( il debito privato è in crescita verticale in tutto il mondo) fa digerire , a quel famoso 99% della popolazione, praticamente tutto. Qualche luogo comune, la minaccia della recessione, un eventuale nemico interno o esterno ed è fatta.

Questo, in un mondo con sempre più disoccupati o sottoccupati, e sempre meno sindacati, impone ritmi di lavoro crescenti, salari più bassi, garanzie calanti. Siamo arrivati al punto che la produttività per addetto sta CALANDO, un poco in tutto il mondo per il semplice motivo che investire in produttività non è conveniente quanto investire in….desalarizzazione e precarizzazione. Insomma la manodopera costa meno dei macchinari, ha basso ammortamento e si cambia più facilmente.

Se non vi basta, tenete conto che quasi tutta la crescita mondiale degli ultimi dieci anni è avvenuta a debito. Ovvero: la somma di tutta la crescita del pil mondiale è inferiore alla somma di tutto il nuovo debito mondiale prodotto nel frattempo. Non male, no, come risultato?