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Diario doloroso di un assimilato

Il duro lavoro dell’assimilato
Diario doloroso di un assimilato (reloaded)
Oggi ho appena scoperto che non basta essere assimilati, per scamparla.
Sono andato a rivedermi l’origine del famoso ( ehm almeno tra noi gente bislacca) principio di PeterIn una data gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello di incompetenza.
Come FORSE sapete, questo primo e famoso principio si accompagna a tre un poco meno famosi, ma strettamente connessi:

 

1) In una data gerarchia ogni singola posizione tende ad essere occupata da un individuo inadeguato al lavoro che deve svolgere;
 
2) Con il tempo ogni posizione lavorativa tende ad essere occupata da un impiegato incompetente per i compiti che deve svolgere;
3) In una data gerarchia il lavoro tende ad essere svolto prevalentemente da coloro che non hanno ancora raggiunto il proprio livello di incompetenza.
Ho sempre pensato che questo sia in realtà un BEST case, perché postula, ad esempio, l’esistenza di un sistema meritocratico.
Mediamente parlando le cose vanno peggio di cosi.
Ma c’è qualcosa di piu’ interessante: poiché ovviamente i compiti o almeno le competenze necessarie per svolgerli decentemente sono sempre piu’ complessi, via via che si sale i gradini, anche nel migliore dei casi, IN UNA GERARCHIA I POSTI DI VERTICE SONO STATISTICAMENTE COPERTI DA INDIVIDUI INCOMPETENTI.
anche perché “le aziende tendono a promuovere sistematicamente i loro dipendenti meno competenti a posizioni dirigenziali, allo scopo di limitare i danni che possono combinare”.
Si tratta del “Principio di Dilbert” del grande cartoonist Scott Adams.
Che questo sia sostanzialmente vero, l’abbiamo sotto gli occhi tutti o almeno di chi li tiene aperti.
Ma c’è di più: Il sistema NEL SUO COMPLESSO è destinato al collasso.
Infatti il quarto e meno noto principio di Peter recita:
«Ogni cosa che funziona per un particolare compito verrà utilizzata per compiti sempre più difficili, fino a che si romperà.»
Notate che è un principio più generale che COMPRENDE gli altri tre.
Soprattutto notate come si leghi a quel che ha scritto Tainter sui sistemi complessi o comunque ai casi NOTI di collasso di sistemi complessi.
Le cose stanno proprio cosi. Ad ogni livello del sistema, QUALUNQUE sia il sistema preso in considerazione, umano o naturale, ad ogni livello COMPLESSO formato da sistemi di sistemi ed ovviamente anche al livello massimo, al sistema dei sistemi dei sistemi chiamato Terra.
 
Stiamo adoperando la nostra società per compiti sempre più difficili e non funziona più. In più chi è ai vertici non è in grado di gestire la cosa, essendo incompetente.
Stiamo adoperando IL NOSTRO PIANETA allo stesso modo.
Come si può scappare dal collasso?
O con la decrescita ( fare cose piu’ semplici, in minori quantità).
O con la sostituzione dei vertici ( mettere persone più brave che non hanno ancora raggiunto il loro livello di incompetenza).
O con tutti e due.
Abbiamo poco tempo, direi la terza che ho detto.
Ma, per la legge di Peter, questa evenienza è estremamente remota.
Colui che arriverà a poter decidere cosa fare, NON SAPRA’ FARLO.
Se ci pensate, diecimila anni di civiltà ci danno proprio questa risposta: i casi di competenti al comando è cosi rara che questi pochi sono GLI UNICI che fanno avanzare le cose.
Per davvero: quelli di Peter sono dei postulati .
Come quelli euclidei.

Debitocrazia, finchè dura

La Grecia e la troika

Mario Draghi ieri se l’è fatto scappare: Finanziare i deficit non è nel nostro mandato, abbiamo l’Omt come strumento specifico, per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Due punti quindi; ambedue assolutamente clamorosi.

Non è strano che il velo sia caduto  proprio in questi giorni. I momenti di crisi hanno un grande pregio, fanno scappare di bocca la verità.

Il fatto che siano stati detti con la solita placida flemma non toglie nulla alla clamorosa rivelazione.

Vediamo un poco.

L’Omt, Outright MOnetary Transaction, per noi tapini non avezzi, è la politica di acquisto diretto dei titoli di Stato dei paesi membri dell’unione europea da parte della banca centrale. Una cosa normalissima ed usuale nel resto del mondo, proprio per evitare che i tassi, nei momenti di tensione, esplodano.  ( ovviamente, se si esagera, i tassi esplodono lo stesso, insieme all’inflazione ed all’economia del paese).  Lo fanno TUTTE le banche centrali OGNI SANTO GIORNO, negli USA, in Cina, In Giappone, in India, In Russia, NATURALMENTE in Inghilterra. Ma in Europa, PRIMA il paese che necessita di queste misure, deve mettere la testa od altri cosini sul ceppo e rassegnarsi alla scure. In poche parole, deve accettare un piano di rientro forzoso dal debito che prevede, in buona sostanza, la sottomissione ad una shock economy di quelle cattive.

Infatti: I titoli di Stato devono essere emessi da paesi in difficoltà macroeconomica grave e conclamata (requisito di condizionalità). La situazione di difficoltà economica grave e conclamata è identificata dal fatto che il paese abbia avviato un programma di aiuto finanziario o un programma precauzionale con il Meccanismo Europeo di Stabilità o con la Struttura Europea per la Stabilità Finanziaria. La data di avvio, la durata e la fine delle OMT sono decise dal Consiglio direttivo della BCE in totale autonomia e in accordo con il suo mandato istituzionale.

Ora: il MES, impone ai paesi che aiuta, QUEL CHE GLI PARE, per statuto.

E le conseguenze giuridiche di quel che succede ( qualunque siano, morti compresi) non ricadono PER LEGGE COSTITUTIVA sui suoi dirigenti.

Sostanzialmente , quel che è successo alla Grecia. Non solo cedere la sovranità ma cedere la sovranità ad un ente ostile, che impone regole durissime e insensate che no diminuiscono il deficit, perché gli introiti dello stato, causa collasso economico , scendono più rapidamente delle spese, distruggono l’economia interna e permettono  di mangiarsi l’intero apparato industriale e/o i beni interessanti di quel paese, facilmente ed a poco prezzo.

Sarebbe interessante capire perchè, unico istituto centrale nel mondo, la BCE non agisca per la riduzione ed il controllo del deficit, tramite le leve in suo possesso. Ovviamente questo ha molto a che fare con il regolamento cee istitutivo della stessa e con il terrore dello stato leader, la Germania nei confronti dell’inflazione. Ma questo non è sufficiente a giustificare come si continui ad usare una politica che, in ultima analisi, è autolesionistica per l’Europa nel suo insieme, travolta da un mondo che, senza scrupoli,  fa più debiti che paperelle di plastica.

Alla fine tutto si riduce al secondo punto.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Esatto e molto ma molto vero. Tutto, sempre più è al servizio della moneta. ovvero, essendo creata debito, del debito.

La politica monetaria, quindi, prevale su tutto e tutti. SI usa la moneta per creare altra moneta PRIMA DI OGNI ALTRA COSA, ovvero per speculare, non per investire.

Il motivo?

Beh, semplice, essendo l’inflazione bassa si ottengono buoni risultati senza dover creare una azienda, produrre qualcosa, inventarsi qualcosa ogni santo giorno, pagare stipendi, pagare tasse, tenere una contabilità, rispettare normative, pagar mutui… MOOOLTO più semplice.

Inflazione bassa= molti soldi disponibili per investimenti finanziari e quindi pochi per quelli in beni reali, strumentali o meno.

Sempre più economia di carta e sempre meno economia reale. Così i posti di lavoro non aumentano quanto la popolazione, le economie reali ristagnano, i debiti aumentano e le aziende pian piano si spengono. Come fare? Beh, semplice, mangiandosi un paese per volta. Questo agire, no è cattivo, come l’agire di un o squalo no lo è . E’ nella natura della bestia. Una bestia che non esisteva e che noi abbiamo creato ed ora vuole esistere e resistere. L’inflazione danneggia si gli stipendi delle persone normali ed i loro risparmi ma danneggia, ed in misura molto maggiore, le rendite finanziarie, perché fa tornare i capitali verso le cose reali ( o verso i beni rifugio): Questo, almeno nella testa delle grandi menti che propugnano la dominanza finanziaria, è il faro illuminate. La regola zero.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Andrebbe d’ora in avanti ripetuto ad ogni fine di discorso, da parte di ogni presidente del consiglio che si rispetti, in Europa e non solo Italiano. Un poco come il famoso “ceterum censeo carthago delenda est” con cui Catone il censore finiva sempre ogni suo discorso in senato.

Giusto per no dimenticarsi, analogamente, cosa ci minaccia, ogni santo giorno, al di la di tutto.

A parte tutto questo bi&ba, quel che ha detto ieri Draghi smentisce quanto aveva affermato qualche mese fa, ovvero che la BCE avrebbe tenuto una politica monetaria accomodante, continuando ad investire i capitali di ritorno dai titoli in scadenza nei buoni del tesoro dei vari stati europei IN PROPORZIONE ALLA QUOTA DI OGNI PAESE NEL SUO AZIONARIATO.

Il che nel nostro caso non è esattamente rassicurante, visto che così aumenterebbe l’acquisto di titoli tedeschi e diminuirebbe quello di titoli italiani ( per qualche decina di miliardi all’anno). Ditemi voi se ha un senso acquistare titoli IN PERDITA, anziché titoli che offrono un serio rendimento.

per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria».

Ok.

Allora, dobbiamo una buona volta deciderci e stabilire se la BCE è indipendente, allora dovrebbe fare i suoi migliori interessi, acquistare i titoli a maggiore rendimento e calmierare quindi il mercato. Altrimenti, se è in realtà dipendente, si ammetta che tale dipendenza è politica. Ovvero dipende da scelte politiche, con tutta evidenza NON di tutta l’Europa e probabilmente di una sola parte. Una piccola parte. Un paio di paesi forse. O , per meglio dire, un SOLO paese e qualche satellite.

Ma in fondo c’e’ una spiegazione ancora più semplice:

siamo in un regime di dominanza monetaria».

I buoni del tesoro italiani, ai tassi attuali, sono un OTTIMO affare, vista l’affidabilità reale del paese.

Perché farli scendere?

 

Come abbassare lo spread, risparmiare miliardi e pagare il reddito di cittadinanza

Il Debito pubblico nel mondo fonte: wikipedia

Disclaimer: questo, oltre che lungo,  è un post populista, qualunquista, facilone, sotuttista, saccente, e forse perfino un poco rosicone.

Ovviamente spero che non sia così, per un minimo di amor proprio, giusto?

Sbagliato!

Spero SINCERAMENTE di aver preso un abbaglio perché in tal caso ci rimetterebbe solo la mia modestissima credibilità di semisonosciuto ( o dovrei dire misconosciuto?) blogger/tuttologo/lavandaia di via dell’oche/Cassandra) .

L’alternativa, ovvero che NON abbia preso un abbaglio, questa si che sarebbe grave: perché ci direbbe che, dei 2300( duemila trecento) miliardi di euro di debito, di cui circa 700 creati negli ultimi dieci anni, ce ne saremmo potuti risparmiare una discreta parte.

Anno Debito PIL % sul PIL
2005 1.512.779 1.429.479 105,83%
2006 1.582.009 1.485.377 106,51%
2007 1.602.115 1.546.177 103,60%
2008 1.666.603 1.567.761 106,30%
2009 1.763.864 1.519.702 116,10%
2010 1.843.015 1.548.816 119,00%
2011 1.897.900 1.580.220 120,10%
2012 1.989.781 1.613.265 123,30%
2013 2.070.228 1.604.599 129,00%
2014 2.137.320 1.621.827 131,80%
2015 2.173.387 1.652.622 131,50%
2016 2.219.546 1.680.948 132,00%
2017 2.263.056 1.716.935 131,80%

Quanta parte? Si divertano un poco gli economisti, che diamine!

Ricordiamoci, comunque, che il nostro bilancio statale sarebbe, come negli ultimi 27 anni peraltro, in attivo, non fosse per gli interessi sul debito accumulati. Come ci ricordano anche troppo spesso, quando lo spread sale etc etc etc; un aumento ( o una diminuzione) di un punto% di interesse si traduce in un 1% del debito solo dopo circa sette anni, la durata media dei nostri titoli di Stato.

Resta il fatto che OGNI ANNO, MEDIAMENTE circa 300 miliardi di titoli vengono messi all’asta ed un risparmio di un 1%, per dire, si traduce in un risparmio di circa 3 Miliardi di euro all’anno. PER CIRCA SETTE ANNI. Ovvero, a regime, oltre 22 miliardi di euro/anno, giustappunto un 1% di Debito OGNI ANNO.

SE avessimo potuto spendere un 1% in meno mediamente di interessi, su dieci anni ( per rimanere agli ultimi dieci anni) il risparmio, nei primi sette anni sarebbe stato ovviamente qualcosa di meno della ventina di miliardi di interessi che avremmo potuto non pagare a regime. OGNI ANNO. In pratica si tratta di qualcosa come 180 miliardi in dieci anni, tenendo conto del transitorio. Meno, se consideriamo che il nostro debito pubblico dieci anni fa era molto più basso, ma sempre tanto, qualcosa intorno a 140 miliardi. Abbastanza da riportare il nostro debito indietro di quattro anni o abbassare il famigerato rapporto debito/piL di 8 punti. In pratica portarci avanti sul programma di rientro dal debito di sei anni.

UNA BOMBA.

Ricordiamoci anche che l’attuale manovra economica si gioca su decimi dell’1% .

Capite bene che, quindi, anche solo una modifica MOLTO più piccola, trascurabile, poniamo dello 0.1%-0.5% dei tassi di interesse, farebbe differenza, eccome.

Veniamo al quid:

Sapete come funziona una asta di buoni del tesoro?

Non lo sapevo nemmeno io, in effetti.

Quel che balza agli occhi però, anche senza sapere come funzionano queste aste, è un fatto: tipicamente alle aste del tesoro la domanda è il doppio dell’offerta.

ecco un esempio tipico: l’ultima asta di BOT ad un anno

Data Emissione 14/09/2018
Data Scadenza 13/09/2019
Data Asta 12/09/2018
Data Regolamento 14/09/2018
Importo Offerto 6.000,000
Importo Richiesto 11.471,000
Importo Assegnato 6.000,000

E'( quasi) sempre stato così, come ci hanno sempre immancabilmente e con soddisfazione fatto presente i telegiornali ed i vari governi succedutisi, se non altro per ricordarci che con loro l’Italia era affidabile, che i mercati erano entusiasti delle loro politiche economiche etc etc etc.

Contavano sul fatto che la bevessimo. Ed in effetti, fin qui, pare proprio che l’abbiamo bevuta.

In un mercato normale, se la domanda è il doppio dell’offerta, si possono alzare i prezzi , in modo da soddisfare tutta la domanda. Per essere esatti, il venditore cercherà sempre di vendere l’ultimo pollo al prezzo più alto possibile.

Nel caso dei buoni del tesoro, però la cosa non funziona così. Si escludono le offerte più basse, ok MA ANCHE QUELLE PIU’ ALTE, con un meccanismo a dir poco arzigogolato.

In pratica: si mettono le offerte in ordine dalla più alta alla più bassa, si prendono le offerte migliori che coprono metà dei buoni messi in vendita e si calcola un valore ponderato a partire da questo si calcola un valore minimo detto di salvaguardia ( degli interessi del compratore!!!). Poi si fa lo stesso con le successive offerte sufficienti a coprire l’intera mole di buoni all’asta e si calcola un valore massimo, detto di esclusione. Fatto questo si piazzano i buoni, tra gli operatori che rientrano tra questi due valori. L’operatore che ha offerto MENO del valore di salvaguardia, ovvero che ha  fatto la migliore offerta,  VIENE PREMIATO vendendogli i buoni, alla peggio, al valore di Salvaguardia.  Ovvero  AD UN VALORE PIU’ BASSO DELLA SUA OFFERTA.  Ovvero: il venditore rinuncia alla migliore offerta, per vendere ad un valore inferiore, basato sulla media dei valori degli altri offerenti.

Se non ci credete, guardate da soli sul sito del ministero del tesoro (ora parte del MEF)

In ogni caso, più o meno, su grandi numeri, si vende ad un valor medio tra tutti coloro che, messi in ordine dal migliore al peggiore offerente, hanno offerto appena di più di quanto basta per coprire l’intero quantitativo di buoni messi all’asta.

E tutti gli altri? Vengono esclusi dall’asta.

A parte quanto accennato poc’anzi, si capisce bene che non vi sono garanzie, in questo modo, che l’intero quantitativo di buoni venga in effetti aggiudicato alle condizioni più vantaggiose per il tesoro.

Molto banalmente: preso atto delle condizioni minime di accettabilità appena definite, chi ci dice che la metà delle offerte rimasta fuori non potrebbe essere rivista al rialzo, da parte di almeno una percentuale degli offerenti, così portando la media ponderata etc etc etc, un poco più alta, con vantaggio per il venditore?

Si è mai pensato che, in un mondo telematico, si potrebbe semplicemente procedere per rialzi successivi, riinvitando TUTTI, compreso coloro che attualmente sono esclusi, a rifare una offerta alle nuove condizioni di base, definite con qualche media ponderata, come quella appena esposta, ed il tutto potrebbe svolgersi rapidamente ed efficacemente, grazie alle reti telematiche odierne?

Ancora, Perché mantenere l’esclusione delle offerte più alte? Quale vantaggio ne trae lo Stato?

Anche ad una analisi, giocoforza, superficiale, pare proprio che le condizioni delle aste siano si vantaggiose, ma per i compratori.

Ma chi sono questi compratori, queste “istituzioni”?

Per farla breve, istituti finanziari accreditati, ovvero buona parte delle nostre banche e moltissimi enti finanziari esteri. Se si tiene conto degli azionisti di maggioranza della Banca d’Italia, praticamente il banditore dell’asta,(no: NON sono i cittadini italiani) non mi pare che ci sia da stupirsi se gli interessi che vengono tutelati non siano sempre solo ed esattamente quelli dello Stato.

Pare una cosa grossa, no? forse addirittura enorme, a pensarci bene, Visti i sacrifici che ci hanno chiesto, la macelleria sociale, i migliaia di morti suicidi, le decine di migliaia di aziende chiuse, i milioni di persone senza lavoro, la perdita di un decennio, la scomparsa di un minimo di prospettive per il futuro dei nostri giovani.

Tutto evitabile se davvero avessimo potuto risparmiarci un centinaio di miliardi di euro di debito pubblico.

La tragedia del Ponte “Morandi” ci ha mostrato come cose grosse, anche enormi, possono succedere, a danno di tutti e vantaggio, enorme anche quello , di pochi.

Specialmente quando i cittadini, per troppo tempo si distraggono, contenti di zappare il loro orticello, accontentandosi della TV per interagire con il resto del mondo al di la della strada.

Al di la di ogni considerazione, credo che sia arrivato il momento di riprendere in considerazione, seriamente, questo meccanismo delle aste, risalente alla fine del secolo scorso, chiaramente inadeguato ai tempi ( si parla ancora di fax come rimedio per l’invio delle offerte in caso di malfunzionamento telematico) e di adeguarlo.

In gioco potrebbe esserci qualcosa di più di qualche misero numerino in qualche tabella.

p.s. che c’entra lo spread?

Beh, via, abbassare i nostri tassi abbassa lo spread, giusto? Oltre all’abbassamento dei tassi giocherebbe a nostro favore la…FIDUCIA.

Quella fiducia che viene tirata sempre ed immancabilmente fuori come scusa per le peggiori nequizie da shock economy. Almeno questa volta ci potrebbe essere davvero motivo, per essere fiduciosi. Un paese finalmente in grado di darsi regole chiare, moderne, limpide e corrette, aperte al mercato, che diano pari opportunità a tutti gli attori, etc etc etc, insomma: molto ma molto ma molto molto molto liberista no? Degno di fiducia, no?!!

E se Alitalia diventasse una cooperativa?

 

tratto da: https://www.bastardidentro.it/immagini-e-vignette-divertenti/bando-alitalia-35026Notizia di ieri: il piccolo scandalo nato dall’uso forse improprio, forse solo improvvido di un terminal dell’Aeroporto e di un aereo da parte di due noti VIPS nostrani con contorno di polemiche politiche.

Qui su Crisis, ci interessa altro, ovviamente.

Più di dieci anni fa, uno dei primi articoli che scrissi per Crisis parlava di Alitalia. Dopo aver fatto un rapido riassunto della situazione snocciolai due o tre numeri che mi avevano colpito ( con i riferimenti necessari a verificarli, ovviamente). Due cose a quei tempi mi parvero clamorose:

  1. che NESSUNO avesse fatto caso al trascurabile errore commesso dall’AD in carica, che si era dimenticato di liquidare l’ultima rata del leasing di tre aerei da oltre 100 milioni di euro l’uno, così cedendoli, di fatto, alla compagnia di Leasing stessa.
  2.  che l’Alitalia avesse, ai tempi, oltre 180 aerei. Ad un valore ( sul mercato dell’usato che ai tempi stimai in circa 9-10 miliardi), il vero patrimonio dell’azienda era negli aerei. Poi si aggiungeva un aeroporto e centinaia di piloti addestrati. Diciamo almeno una quindicina di miliardi complessivi, che Airfrance intendeva comprarsi ad un decimo del valore, con la scusa che la compagnia perdeva oltre un milione al giorno. Poi attivarono i famosi patrioti, usi a salvare aziende italiane, ovviamente con i soldi delle aziende salvate. Per l’elevato rischio di querela, non ne parlerò. Anche perché, ai tempi, molti scrissero che era un accordo PEGGIORATIVO rispetto a quanto offerto da Air France  e che propro tanto tanto patrioti non erano.

Comunque sia, vendendosi un aereo ogni tanto, c’era da campare e tirare avanti, anche perdendo 1 milione al giorno, per anni.

Infatti, al netto di tutta la fumisteria, così è andata. Liquidando i pezzi migliori, cedendo piloti, Hubs, immobili, rotte etc etc. OVVIAMENTE; al di la delle chiacchiere, senza nessun miglioramento nei conti, ne in percentuale ne in termini assoluti ( del resto con una flotta che diminuiva era difficile fare fatturati maggiori).

Oggi dopo dieci anni di gestione privatistica, Alitalia ha quasi CENTO (100) aerei meno.

Una flotta dimezzata.

Ed hai conti ugualmente in rosso.

Ad onor del vero sono quasi peggiorati. Ha infatti circa 200 milioni di perdite/anno ( oltretutto in miglioramento rispetto agli precedenti) rispetto ai circa 500 milioni/anno del 2008, annus horribilis.

Con una flotta doppia però, molti rami secchi da tagliare, un numero di dipendenti ridondante, una grossa zavorra debitoria, etc etc . Mi pare evidente che non andremo da nessuna parte. Così continuando, la cmpagnia, sempre perdendo soldi, continuerà ad evaporare, fino a vendere anche gli ultimi aerei. Poi andrà in liquidazione, magari anche questa volta dimenticandosi di pagare le ultime rate del leasing degli ultimi nuovissimi aerei, chissà. COn tanti auguri e saluti ai dimpendenti, competenze, personale qualificato etc etc.

Quel che proposi allora, era di tentare qualcosa di diverso, inusitato e mai tentato prima. Ovviamente SE teorizzato sarebbe stato subito bollato di irrealizzabile da parte di chi si guadagna il pane con ponderose analisi che sono costantemente a favore di figuri che, in ultima analisi e con costanza degna di miglior causa,  sostituiscono pessime gestioni privatistiche a pessime gestioni pubblicistiche.

Quindi, PROPRIO PER QUESTO, da tentare. Cedere la compagnia di bandiera ad una cooperativa dei dipendenti che si impegnasse a non cederla a terzi per almeno cinque anni, facendola restare italiana, continua a sembrarmi, con i dovuti approfondimenti, l’opzione migliore. Ovviamente ad un simbolico euro, con lo Stato azionista con il 49 ma con la golden share. Ovvero il diritto di veto.

QUANDO LA CURA E’ PEGGIORE DEL MALE, BISOGNA RIPENSARE ALLA CURA

Di seguito il post di dieci anni fa. Per i links, andatevi a leggervi l’originale.

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QUANDO LA CURA E’ PEGGIORE DEL MALE, BISOGNA RIPENSARE ALLA CURA

DI PIETRO CAMBI

Crisis

QUANDO LA CURA E’ PEGGIORE DEL MALE, BISOGNA RIPENSARE ALLA CURA

Innanzitutto: Noi, noi tutti italiani, siamo i proprietari di Alitalia, ricordiamocelo.

Qualcuno, da noi delegato, dopo aver sfasciato tutto per benino, in ordinata alternanza con qualcun altro, ora la vuole svendere.

In questi giorni vi hanno spiegato per benino quanto è messa male questa povera compagnia, quanto è stato amministrata in modo disgraziato, quanto i suoi dipendenti, pur avendo non poco contribuito allo sconquasso con le loro richieste sindacali sempre sistematicamente correlate con le feste e le vacanze, siano inguaiati etc etc.

Ma veniamo ai fatti.

Stiamo, tanto per cambiare a numeri semplici, comprensibili. Insomma ai classici conticini della lavandaia (da oggi di Via dell’Oche e non più di Borgunto).

La compagnia ha circa 1.26 miliardi di debiti e 300 milioni di disponibilità (dati di fine gennaio 2008).

Era a quota 1,08 miliardi circa un anno fa (con circa 630 milioni di euro ancora disponibili per l’ordinaria amministrazione).

Quindi, senza stare a sfrucugliare troppo, in un anno scarso sono stati bruciati quasi 500 milioni di euro.

Si capisce che non vi sia la fila per acquisire un otre bucato come questo.

Ma l’offerta di Air France, è un dato di fatto, è addirittura imbarazzante: 138 milioni di euro e poi circa 700-800 milioni di euro da ottenere con un aumento di capitale e poi altrettanti garantiti dallo Stato (cioè sarà lo Stato italiano, ovvero noi, che risponderà in caso di problemi nella restituzione) e per finire alcune migliaia di esuberi (tra i quali alcune centinaia di piloti, che costano, sono costati (a noi “azionisti” di Alitalia) milioni di euro per la formazione e che finiranno sul mercato).

Ma quanto vale l’Alitalia?

Un centosessantesimo della Airfrance?

Quante sono le proprietà della compagnia, quanto valgono?

Vorrei trascurare, per il momento, il pur enorme valore di Malpensa e relativi enormi immobili e terreni (realizzati con i NOSTRI SOLDI ricordiamocelo).

Vorrei tralasciare le rotte aeree e gli altri diritti di traffico (roba da esperti).

Rimaniamo al patrimonio base. L’Alitalia ha, anzi direi aveva, 185 aerei .

Dico aveva perché, nel marasma di questi ultimi giorni, non sono stati buoni a pagare la quota di riscatto alla fine del leasing per tre aerei.

Tre boeing 767 , pagati interamente, CON I NOSTRI SOLDI, e regalati alle compagnie di leasing. Persi. Regalati, ripeto, in quanto pagati fino all’ultima rata.

Ma quanto costa un Boeing 767 usato …ma tenuto bene? (L’Alitalia fa tutta la manutenzione che deve quando deve e come deve, anzi spende anche troppo).

Se ve lo eravate mai chiesto ecco qui: almeno 44 milioni di euro per un 767 quasi decrepito di 15 anni di età.

Gli aerei, ben piu’ giovani, dell Alitalia valevano almeno qualcosa di piu’.

Mettiamo un 1% in più, tanto per dire.

Farebbero 48 milioni ad aereo.

Ovvero 144 milioni di euro, buttati via cosi, per distrazione, incapacità di trovare un filo di cash.

Ovvero qualcosa di più di quanto mette sul piatto Airfrance.

E gli altri 182 aerei? Valgono nulla?

Anche i nuovissimi 10 B 777  (non hanno due anni) del costo unitario di oltre 240 milioni di euro?

Per quanto mi riguarda mi par semplice.

CHIUNQUE DI NOI può comprare l’Alitalia: gli basta vendere un po’ di aerei appena comprata la compagnia, chiedere un finanziamento, GARANTITO DALLO STATO (se io non pago pagate voialtri popolo bue)e vedere di ramazzare qualche altro milione  via aumento di capitale. I piloti possono essere messi fuori anche, semplicemente, passandoli “in leasing” ad altre compagnie (la loro formazione, come detto, costa milioni di euro e richiede anche decenni, per i piloti di Jumbo et similia)

A spannometro, anche solo vendendo a prezzi di mercato gli aerei più decrepiti della flotta e mettendo via via in congedo i piloti e il personale per raggiunti limiti di età, anche senza migliorare i disastrati conti della società, si potrebbero coprire i buchi per i prossimi venti anni.

Forse finirà prima il petrolio.

Più o meno quello che ho accennato è quello che farebbe il liquidatore in caso di fallimento: venderebbe per fare liquidità e ripianare i conti. A me pare una soluzione migliore e di gran lunga di quanto è stato finora messo sul piatto. Provocherebbe sconquassi minori, non comporterebbe licenziamenti immediati, non metterebbe, per l’ennesima volta, la mano in tasca a noi proprietari.

Potrebbe anche succedere, chissà, magari, che il personale si metta una mano in tasca, 12.000 euro a testa basterebbero, E SI COMPRI LA PROPRIA COMPAGNIA DIVENTANDO IL DATORE DI LAVORO DI SE STESSO.

Scommettiamo che i conti comincerebbero a tornare di nuovo?

Qualcuno che lo dicesse, oltre a noialtri grulli?

 

 

 

Pietro Cambi

https://comedonchisciotte.org/i-conti-della-lavandaia-e-lalitalia/

Link originale:

http://crisis.blogosfere.it/2008/03/i-conti-della-lavandaia-e-lalitalia-w-il-liquidatore.html

1.04.08

Il Debito, lo Spread e la lavandaia.

05/06 UP-update.

La lavandaia, dopotutto, non fa di lavoro la lavandaia. Avendo altro da fare, ha accumulato un cesto di bucato da fare gigantesco. Come saprete, ora un governo ce l’abbiamo, gli apprendisti stregoni ( tutte le parti interessate, nessuno escluso) impauriti dallo sconquasso, si sono precipitati a metterci una pezza, hanno nominato un governo tendenzialmente di destra, ed hanno partecipato, con contorno di reciproche pacche sulle spalle, virtuali e non alla festa della repubblica. Consentitemi la r minuscola, per rispetto alla Repubblica che dovremmo essere.

Il ministro dell’economia pare un tipo tranquillo, non fosse che i suoi principali consiglieri e probabili sottosegretari, Bagnai e Siri sono teorizzatori della brexit come piano A e non come piano B. Per fortuna il mercato si è annoiato e per ora ci lascia in pace.

28/05 Update: MAI lasciare un post a mezzo durante un psicodramma: Questo weekend, come saprete, il nostro esimio Presidente della Repubblica, dopo un braccio di ferro durato almeno 48 ore, ha rifiutato di nominare un Ministro dell’economia considerato antitedesco e, peggio ancora, antieuro. E’ una bufala, ed anche grossa, A meno che essere a favore della verità e della realtà non sia di per se antitedesco, ma questo lo vedremo in un prossimo post.

A quanto pare, Mattarella ha rifiutato di nominare qualunque personalità alternativa che fosse analogamente critica della attuale situazione europea. Per due partiti che si sono presentati ed hanno vinto in nome di un cambiamento storico, in nome di una decisa rottura con i governi degli ultimi dieci anni era semplicemente una patata troppo grossa da ingoiare. Il Presidente del consiglio incaricato si è dimesso, Luigi Di Maio ha chiesto la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica, che ne frattempo ha nominato Cottarelli, ex dirigente del fondo monetario internazionale, ex “Mr. Tagli” del governo Letta… che si presenterà in parlamento per ricevere una sfiducia e quindi portare l’Italia alle urne, con il governo attuale prorogato per l’ordinarietà. Non potendo fare una manovrina correttiva che ci chiede l’Europa, scatteranno le clausole di garanzia etc etc etc. Se non è un colpo di Stato, poco ci manca, ne giova ricordare precedenti profondamente diversi di governi Berlusconi, Letta, etc etc. Un bel disastro, comunque una la voglia vedere. Si è almeno calato il velo di ipocrisia su quali sia la situazione dell’Italia in Europa ed il suo livello di libertà reale.

Detto questo, riprendiamo il post originale, che è da un lato superato dagli eventi, dall’altro, per i fatti che espone quanto mai di attualità.

Il debito  lo spread e la lavandaia

Ricomincia il tormentone. Puntuale come la pioggia Marzolina e le alluvioni Ottobrine, Mentre ci dipaniamo tra un curriculum e l’altro, dei nostri futuri governanti, mentre si vanno ad intervistare ex mogli, si disseppelliscono cartelle esattoriali, si disquisisce sulle scarpe, sul taglio dei capelli, su quanto detto o letto o semplicemente studiato da coloro che dovrebbero governarci, in mancanza di notizie che rassicurino l’Europa sul fatto che, per la cinquantesima volta, in Italia ci sia un governo succube, possibilmente debole, meglio ancora se complice e pronube, è ripartito il tormentone dello Spread, del deficit, del debito. prevalentemente con il pilota automatico. Ovvero senza approfondire un filo, senza nemmeno sforzarsi un attimo di capire, senza chiedersi se, dopo tutto, il meccanismo proposto: mancata fiducia internazionale nel governo italico prossimo venturo, sia un buon motivo per la risalita del suddetto spread.

La lavandaia, a questo punto , stufa di tutto questo inutile ed anche un poco ridicolo bla bla, ha deciso di dare il suo modestissimo  contributo, per quanto possono le sue deboli capacità. Pulite le mani sul grembiule, annodato il fazzoletto in testa, Si comincia.

Prima cosa: i tassi tedeschi. La Germania è un paese affidabile, con i conti in ordine, quindi può emettere bond a tasso bassissimo e piazzarli tutti.

Noi siamo il paese di Arlecchino, pulcinella, Pantalone ( 60 milioni di pantalone, veramente), pizza, ammore, mamma, mandolino e Mafia etc etc.

QUINDI lo spread, ovvero la differenza di rendimento tra i tassi del nostri buoni del tesoro e quelli tedeschi è alto e tende a salire, quando ci allontaniamo dal sentiero virtuoso.

Giusto? Ni, Diciamo no e ci avviciniamo parecchio.

Per due semplici motivi:

  1. Le banche tedesche sono, in buona parte, in mano pubblica. QUINDI l’azionista pubblico di maggioranza può sempre imporre a dette banche di comprare i bunds, non importa quanto basso sia il tasso. Ci sono stati momenti in cui questo tasso era prossimo a zero. In realtà ancora oggi per i bunds decennali ed oltre siamo molto prossimi a quel valore.  Ecco il quadro complessivo delle varie emissioni tedesche. Benché siano risaliti, i tassi sono sempre vicini o sottozero. Se mi spiegate perché, al di fuori di quanto appena detto, una banca dovrebbe acquistare buoni del tesoro con rendimenti inferiori all’inflazione o addirittura inferiori al semplice tenere i soldi a disposizione per qualche altro più lucroso impiego, ve ne sarò grato. In effetti le banche tedesche fanno qualcosa di diverso: prendono denaro alla BCE, per comprare bunds che pongono a garanzia di questo denaro e con quel che avanza speculano in modo quanto mai aggressivo, pserando di mantenere i costi di strttura. Spesso esagerano e l’EUropa li salva. Quando è successo? Più di una volta in questi anni ed in particolar modo nei casi della Grecia, di Cipro etc etc etc. Vi ricordate i salvataggi della Grecia etc etc etc? in realtà sono stati salvataggi, con i soldi di tutti gli europei (70 miliardi italiani, più di una finanziaria), delle banche tedesche ( ed anche francesi) pesantemente esposte verso quei lucrosi mercati. In seguito , recentemente, è stato concepito il meccanismo del bail in , per evitare che questi salvataggi si ripetessero. Ovviamente a banche tedesche ormai sane salve e risanate ( per ora, si veda questo) ed ai danni, per dire, delle banche italiane in brutte acque.

2)Negli ultimi anni il principale compratore estero dei nostri Buoni del tesoro è stata la BCE. Come si vede facilmente da questo grafico:Quindi? Beh, quindi la credibilità di questo o quel governo c’entra poco, sul medio periodo. Nel breve periodo, al di fuori delle aste di titoli italiani, sul cd mercato secondario, la cd. “speculazione”, ovvero, semplicemente, investitori che fanno il loro mestiere, facendo scommesse sull’andamento di QUEL mercato, può fare salire i prezzi. Anche perchè questo mercato secondario è ristretto  e poco frequentato ovvero “illiquido”. Ovvero è facile spostare l’equilibrio con relativamente pochi sforzi.

Non lo dice la lavandaia, lo dice un parlamentare europeo tedesco.

Uno di quelli che si occupa proprio della regolamentazione di questo mercato.

Ma, è bene chiarire, è la BCE, che li decide, i prezzi, su scala mensile od oltre.  In sostanza, come si vede, la BCE negli ultimi anni ha comprato, gli altri hanno venduto. Ma non perché i tassi e/o oi rischi sono alti!! ANZI: quando i tassi erano alti, il rischio default altissimo, 2012, 2013, i privati le banche etc etc, europei compravano, eccome! E’semplicemente che, ai tassi attuali, i nostri BTP etc etc non sembrano un investimento interessante. Del resto sono solo pochi decimi sopra l’inflazione. Se i prezzi saliranno, su base mensile o superiore, lo deciderà la BCE, non la sfiga cosmica o i cd. “speculatori”

Ed il rischio default, uscita dall’euro, etc etc di cui, ad ogni stormir di spread, si riempiono la bocca i commentatori economici di giornali che la Lavandaia non riesce nemmeno a leggere, per le tante e complicate parole, per le involutissime ed autoreferenti frasi e considerazioni e sopratutto perché sono scritti in piccolo, tiene una certa età e le diottrie calano?

Semplicemente, con una inflazione tra l’ 1 e l’ 1.5% i tassi dei BTP decennali, intorno all’ 1.8-3% ( il 3% sono gli ultimi valori di pochi giorni fa) sono risibili.

Come investimento non esistono. QUINDI, se non ci sono banche con azionista di maggioranza pubblico abbastanza grosse da comprare sul mercato secondario e calmierare il mercato, anche se questo, da un punto di vista speculativo è addirittura un danno, la pura e semplice logica del profitto fa salire lo spread, nel momento in cui se ne intravede una possibilità, perché i volumi in gioco, nel libero scambio, sono bassi.

Insomma: lo spread che sale è colpa della “speculazione”?

No, non più di quanto un incendio in un deposito di carburante sia colpa della scintilla.

La mancanza di una mano pubblica che controlli il mercato, evitando la “speculazione”, con la dovuta celerità, la mancanza di una severa regolamentazione del cd mercato secondario che eviti i movimenti bruschi e, sopratutto rapidi, visto che sono in gioco le vite di milioni di persone che NON speculano in borsa, il futuro stesso di interi paesi, sono l’equivalente di una mancanza di sistemi antincendio.

L’incendio non lo provoca il fiammifero. L’incendio lo provoca l’accumulo di materiale incendiario e la mancanza di sistemi di controllo/allarme efficaci.

Debiti enormi, mercati dei titolo di stati piccoli e strutturati per favorire la “speculazione.”

Il problema, nota la lavandaia, non è Italiano. è globale. La soluzione dovrebbe essere globale.

 

30 anni di politica economica in un grafico.

trenta anni di politiche economiche in un grafico.

Non credo ci sia molto da aggiungere. Ecco qui il risultato della Reagonomics, Bushnomics Clintonomics ( vinse le elezioni con il refrain: è l’economia, Stupido!!)Bushnomics2, Obamanomics, bolla delle dot com, bolla dei subprime e bolla del quantitative easing ( ci siamo ancora dentro, a questa, eh). In breve: il famoso 1% della popolazione, è diventato non solo più ricco ma più ricco a velocità crescente, ai danni del restante 99% della popolazione, come del resto abbondantemente previsto.

Come ha fatto? Beh, guardatevi intorno, perché lo stanno facendo ORA e, spero converrete, non solo negli USA.

Il refrain è, con qualche piccola modifica, sempre lo stesso:La competitività, gli improduttivi, gli evasori, la lotta allo statalismo parassitario, le privatizzazioni…quando l’acqua sale tutte le barche, grandi e piccole salgono, fiducia agli investitori etc etc. In sostanza la paura di perdere il posto e non sapere come pagare il mutuo ( il debito privato è in crescita verticale in tutto il mondo) fa digerire , a quel famoso 99% della popolazione, praticamente tutto. Qualche luogo comune, la minaccia della recessione, un eventuale nemico interno o esterno ed è fatta.

Questo, in un mondo con sempre più disoccupati o sottoccupati, e sempre meno sindacati, impone ritmi di lavoro crescenti, salari più bassi, garanzie calanti. Siamo arrivati al punto che la produttività per addetto sta CALANDO, un poco in tutto il mondo per il semplice motivo che investire in produttività non è conveniente quanto investire in….desalarizzazione e precarizzazione. Insomma la manodopera costa meno dei macchinari, ha basso ammortamento e si cambia più facilmente.

Se non vi basta, tenete conto che quasi tutta la crescita mondiale degli ultimi dieci anni è avvenuta a debito. Ovvero: la somma di tutta la crescita del pil mondiale è inferiore alla somma di tutto il nuovo debito mondiale prodotto nel frattempo. Non male, no, come risultato?

Hitler ed il picco delle informazioni

da Repubblica.it

Ieri una delle notizie più riportate da tutti i Media e ripresa dalla maggior parte delle Agenzie di Stampa è che in un file desecretato della CIA ( la maggior parte delle Agenzie ha riportato questo come uno dei files desecretati pochi giorni fa da Trump riguardanti l’omicidio Kennedy) si riportava la notizia che Hitler nel 1955 era vivo e rifugiato in Sudamerica.

Lo scoop è stato ripreso senza particolari distinguo o approfondimenti, cosi come era, da quasi tutti i giornali italiani.

A parte Attivissimo, nessuno ha analizzato la notizia per capire, al di la della credibilità della cosa, almeno l’origine dell’informativa.

Addirittura ANSA, la principale agenzia italiana ha riportato il nome di copertura del sedicente Hitler in modo erroneo:

Adolf Schrittelmayor, anziché quello leggibile sul retro della foto, pur citata come fonte. NESSUNO che sia andato a vedere l’informativa originale, disponibile QUI.

Dove si vede chiaramente il retro dell’ immagine. Il nome è invece Adolf Schuttelmayer. La U ha due puntini, l’ “umlaute” il che forse spiega, perché un anglofono funzionario della CIA  abbia tradotto con Scrittelmayor.

L’errore del resto, viene notato anche da qualche altro funzionario come riportato in questo file immediatamente successivo, dove il nome è corretto. Nei files successivi, qui e qui, è riportato l’epilogo della cosa: dopo aver chiesto chiarimenti alla stazione locale di Bogotà, viene ritenuta una storia alquanto fantasiosa e si suggerisce di lasciar cadere ogni indagine. Nel caso contrario, si invita a correggere l’errore nel nome del soggetto da ricercare. Del resto già nei commenti alle firme dei vari funzionari che hanno gestito l’informativa è riportato un bel: “Have fun”, riferito ai funzionari 11-12 seguito da un “may not be so funny” del funzionario successivo, il nr 13, che quindi chiede un supplemento di indagine da cui scaturiranno i files successivi citati.

Attivissimo, come scrivevo, ha spiegato bene perché questa notizia è da ritenersi una bufala e nemmeno particolarmente saporita.

Il punto è che questo file è stato desecretato anni fa!!

MOLTI anni fa.

Quanti?

Per avere un indizio, si può provare a cercare il primo file della lista, quello il cui link comincia per 001.

Detto fatto.

Il primo file, tra l’altro è davvero interessante, perché è una analisi segreta di Hitler e delle sue caratteristiche, come persona, fisiche e psicologiche, usi ed abitudini etc et e data al 1942, a guerra già iniziata ( dal punto di vista degli USA) da qualche mese.

COMUNQUE, come vedete, a pagina 3, è riportato un bel timbro “declassified” del 18 Maggio 2000.

Che ragionevolmente si deve applicare anche ai files immediatamente successivi, per ovvi motivi  di classificazione. COMUNQUE, se siete curiosi, QUI trovate l’elenco completo dei documenti CIA con la voce “Hitler”, tra i quali, ai primi posti , trovate proprio quelli di cui qui parliamo.

Poteva sfuggire, ai cacciatori di Nazisti e/o ai nostalgici e/o ai giornalisti in cerca di scoop questa cosa?
No. Infatti; oltre a qualche indizio assai più antico,  ecco qui la prova che almeno tre anni fa era già nota.

Un libro del giornalista argentino Abel Basti che citava proprio questi documenti per costruire la sua storia.

Ed ecco la conferma COMUNQUE VECCHIA DI SEI MESI, dello stesso Abel.

QUINDI? Quindi tutti media italiani hanno riportato una notizia tanto clamorosa quanto improbabile, senza approfondire un attimo ne verificare, un minimo, fonte e dati a disposizione. Senza chiedersi nemmeno se fosse tale, una notizia, o fosse una storia già ampiamente passata. Senza chiedersi se i files della CIA fossero stati desecretati di recente . Senza andarsi a vedere i files originali, a partire da una semplice ricerca come ho fatto io..

Senza tener conto che, ovviamente, con cacciatori di nazisti che avevano fatto di questo la loro ragione di vita, pensare che potesse scappare proprio il pezzo più grosso, oltretutto ancora preciso identico alla sua iconografia ufficiale, fino all’ultimo dei suoi baffetti, era come minimo improbabile.

In sostanza: ancora una volta fake news e di cattiva qualità.

Cosa c’entra questo con  la mamma di tutte le Crisi ed il Picco?

C’entra, eccome, perché l’informazione, lo dice la fisica, è strettamente connessa all’entropia.

Per creare, raccogliere, distribuire informazione ci vuole energia.

Se i Computer e la rete ci permettono di accedere ad una mole di informazioni inimmaginabile, è anche vero che la nostra energia fisica, è rimasta quella. La nostra capacità di elaborare informazioni, pur agevolata dai supporti elettronici l, non può moltiplicarsi all’infinito.

Probabilmente, al netto di un sistema che richiede sempre meno informazioni e sempre più notizie, premiando le ultime un tanto al kg, piuttosto che per qualità, stiamo raggiungendo i limiti di elaborazione del nostro cervello. Un’altra dimostrazione che la crescita infinita non esiste e che, una buona volta, bisogna sostituirla con l’evoluzione. Questa si, senza fine.

 

La mattanza delle alberature

di Jacopo Simonetta

Nell’agosto del 2017, nel bel mezzo dell’estate più torrida e secca mai registrata, il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha ordinato di abbattere parecchie centinaia di grandi alberi.   Senza entrare qui nei dettagli della polemica che ne è seguita, vorrei far osservare che si è trattato solo di uno fra gli infiniti esempi del genere.   Dopo un paio di secoli trascorsi a piantare alberi lungo strade e viali, in mezzo alle piazze e nei giardini, da almeno un paio di decenni si è diffusa e radicata la moda esattamente contraria.  Le amministrazioni pubbliche di ogni ordine e grado, oltre che la netta maggioranza dei proprietari di parchi e giardini, si dedicano ad eliminare gli alberi con uno zelo proporzionale alle dimensioni delle piante: più sono grandi, più volentieri si abbattono.  Perfino il codice stradale prevede l’eliminazione delle alberature che, fino a qualche decennio fa, costituivano il vanto di molte strade.
Il risultato è che il patrimonio arboreo urbano è tracollato e continua ad essere falcidiato giorno per giorno con uno zelo difficile da capire.  Vediamo quindi brevemente i principali motivi addotti per giustificare tutto ciò.

1 – Gli alberi sono pericolosi perché provocano incidenti.   Questa è semplicemente demenziale, non si è infatti mai visto un albero pararsi davanti ad un’auto in corsa, mentre spesso sono gli automobilisti che vanno a sbattere contro gli alberi, soprattutto dopo aver bevuto assai.

2- Gli alberi sono pericolosi perché cadono.  Questo è vero, ma qualunque cosa sia posta in alto può cadere: pali della luce e del telefono, tetti e cornicioni, persiane e molto altro ancora; eliminiamo tutto ciò? A questo proposito, un punto importante è che ciò che conferisce stabilità ad un albero è prima di tutto la buona salute che è difficile da diagnosticare con certezza, mentre è molto facile da danneggiare.  In questo campo amministrazioni pubbliche e privati cittadini sono maestri.  Il metodo più diffuso ed efficace per minare irreversibilmente la salute di una grande pianta è capitozzarne i rami principali.   Anche lo scavo di trincee attraverso gli apparati radicali è un metodo in voga e molto efficace, mentre asfaltare e/o cementare a ridosso della pianta porta a risultati più incerti e differiti nel tempo.   Per buona misura comunque, spesso si usano tutti e tre i sistemi ed i risultati infatti non mancano.   Spesso ciò deriva da grossolana ignoranza, ma talvolta viene fatto scientemente perché quando una pianta è gravemente malata è davvero pericolosa e nessuno può ragionevolmente opporsi al suo abbattimento.
In estrema sintesi: non esiste un modo per essere certi che un albero non cada mai, ma esistono molti modi per accertarsi che cada e tutti fanno parte delle ordinarie “cure colturali” cui sono sottoposte le alberature urbane,

3 – Gli alberi occupano spazio.  Vero, infatti spesso si eliminano per ampliare carreggiate e parcheggi.   Oggi lo spazio fisico è spesso una risorsa limitata, specie in città, e nella competizione fra alberi e automobili vincono le seconde a mani basse.   Alla fine, è solo una questione di priorità.

4 – Gli alberi sporcano.   Con il termine “sporco” di solito ci si riferisce alle foglie secche, ma anche agli esudati che talvolta stillano durante l’estate e perfino al guano degli uccelli.   Parlando di parchi e giardini, le foglie sono semplicemente quella cosa che è necessaria per mantenere la fertilità del terreno e, dunque, la buona salute del giardino stesso.   Certo è necessario toglierle da certe zone ed ammucchiarle in altre, ricordandosi che un parco od un giardino non sono la stessa cosa di un salotto e che il suolo è un sistema dinamico assai più complesso di un pavimento.  E noi, membri della società più complessa mai esistita, amiamo prima di tutto le cose lisce e prive di vita: il lastrone di cemento corrisponde al meglio al nostro concetto di “pulito”.    Anche se magari è coperto di polveri cancerogene.
Parlando invece di strade e piazze, la faccenda effettivamente si complica perché è necessario spazzare le foglie prima che intasino le fognature.   Un fatto che ci rimanda al punto seguente.

5 – Gli alberi costano.    A seconda di dove e come sono, può effettivamente essere necessario potarli e, comunque, è necessario raccogliere le foglie cadute.   Dunque che costano è vero, ma se si scelgono le piante giuste per i posti giusti, sono assai poco dispendiosi, mentre danno un contributo insostituibile per rendere vivibili anche i quartieri più degradati. Sono molti gli studi che hanno cercato di quantificare i vantaggi delle alberature urbane ed i risultati sono tanto impressionanti quanto inutili.  Infatti, per quanto i vantaggi possano essere numerosi, sui bilanci pubblici e privati figurano in modo molto indiretto e complicato, mentre le spese per spazzare le strade, pulire gli scoli eccetera sono dirette e ben evidenti. Come nel caso delle esternalità negative, che pure stanno falcidiando intere economie, anche le esternalità positive non riescono a penetrare le meningi di amministratori ed amministrati.

6 – Gli alberi danneggiano le strade ed i marciapiedi. Questo a volte accade per difetto di chi ha costruito strade e marciapiedi troppo a ridosso delle piante, ma talaltra deriva da una scelta sbagliata degli alberi da usare.  Per esempio, si sa benissimo che il pino domestico solleva l’asfalto anche a parecchi metri di distanza dal tronco.   Ci sono casi in cui può quindi essere necessario sostituire le piante.  Cosa che effettivamente talvolta viene fatta, solitamente piantando qualcosa che resterà certamente piccolo e poco frondoso.  E se poi non sopravvive al trapianto, tanto di guadagnato (v. punti precedenti).

E dunque? Come per molti altri aspetti connessi con l’insostenibilità e con la corsa collettiva verso il futuro peggiore possibile, l’unica cosa che è possibile fare è proteggere gli alberi propri, anche se questo significa assai spesso avere grane coi vicini.  E se le grane approdano in sede legale, sappiate da subito che sempre e comunque l’albero perde.

Per quanto riguarda le alberature pubbliche, le poche e spuntate armi a disposizione sono i consueti comitati di piantagrane e la ricerca spasmodica di un cavillo legale cui appigliarsi.  Niente di risolutivo, s’intende, ma serve a guadagnare tempo, sperando che nel frattempo qualcosa cambi. Talvolta succede e quindi vale la pena provarci.

 

 

Un uomo “sola” al comando

renziefonzieChe quella italiana, negli ultimi venti anni, fosse diventata una democrazia molto, ma molto, ma molto molto, sui generis, mi era venuto il dubbio, più di una volta, specialmente negli ultimi dieci anni. Diciamo che il dubbio mi era venuto MILIONI di volte. Una democrazia prigioniera di un inciucio permanente effettivo tra i poteri che dovrebbero essere indipendenti e vicendevolmente regolanti. Il potere esecutivo, il potere legislativo, il potere giudiziario, il potere militare… Se abbiamo capito qualcosa, abbiamo capito che nel nostro paese tutti questi poteri si fondono e confondono l’un l’altro, sempre comunque in qualche modo genuflessi ad un potere confuso, totalizzante, liquido, che resta appena sotto traccia e si manifesta di volta in volta, come questo o quel comitato affaristico, come questa o quella lobby, come questo o quel faccendiere. In realtà quel che si è disegnato è una sostanziale sempre crescente ed ormai acquisita sudditanza di tutti gli apparati dello stato ( s minuscola d’obbligo) ad un apparato sempre meno imprenditoriale e sempre più affaristico e, in ultimo, “prenditoriale”, ormai dedito non tanto al fare affari ma allo smantellamento parassitario, fagocitamento e digestione di parti crescenti della struttura economica del paese.  Smantellato il settore petrolchimico, annientato quello delle telecomunicazioni, svenduto quello alimentare, privatizzato il settore bancario, investito immense quantità di denaro, migliaia di euro per contribuente, per autostrade e tav sempre meno alla portata dei cittadini ( provate a vedere quanto può costare una gita fuori porta in treno, per esempio a venezia, per una famiglia di 4 persone)e sempre più opere fini a se stesse, necessarie sopratutto per tenere su i grandi conglomerati dei costruttori/cementatori, con il motto “bei lavori belli soldi”. Dopo 20 anni resta poco, ormai, da spolpare, mancano i “bei lavori” e sempre di più mancano i “belli soldi” che dovrebbero finanziarli. Per il motivo, invero semplice, che quei soldi provenivano dai risparmi degli italiani, di tutti noi, dei nostri padri e nonni, accumulati da milioni di formichine, di buoni padri di famiglia e sperperati in pochi anni per finanziare l’ultimo giro d’affari degli amici di parrocchia, di loggia, di tessera, di merenda. Salvo poi, naturalmente, salvare le banche disastrate. Sempre con i nostri/vostri soldi. In un mondo globalizzato, il puzzo di carogna ha attirato mosche, cornacchie, condor ed infine sciacalli da tutte le parti. Essendo il problema di una crescente autofagia del sistema non solo italiana, essendo l’Italia praticamente il giullare, la macchietta del consesso internazionale, è stato inesorabile che venissimo visti come una opportunità di apparecchiarsi un bel banchetto, con riffa finale e villa sulle colline toscane a prezzo di realizzo, come premio finale. In questo contesto crepuscolare, il cittadino sempre più suddito, di fronte ad istituzioni che per prime non credono in se stesse, come SEMPRE succede e come ben insegna la Storia degli ultimi migliaia di anni, strangolato dal pessimismo della ragione, si è aggrappato ad un ottimismo del cuore, alla speranza di un homo ex machina, raddrizzatore delle sorti del bel paese ed inveratore del sempre verde mito dello Stellone italico.

La sorte ci ha mandato non un uomo coraggioso onesto, spregiudicato quanto basta e capace quanto ve n’era bisogno ma una sua dozzinale riproduzione sedicente….tutto.

Sedicente innovatore, sedicente giovane, sedicente uomo della strada contrapposto alle lobbies, sedicente paladino della capacità&sagacità contro il poltronismo e nepotismo. Un vero maestro, da Masterchef, nell’antica arte del rigirare la frittata, una volta fatta. E di smentire oggi, quel che aveva detto o fatto ieri, fare domani il contrario di quanto enunciato oggi e, con un contorsionismo degno del circo Togni, denunciare sdegnato ed impegnarsi a correggere nefandezze di cui era stato il primo e più convinto realizzatore.

Gli italiani hanno tanti difetti, di cui il principale è quello di essere perennemente alla ricerca di un vincitore sul cui carro saltare, meglio se alla ricerca di un eldorado dall’erba verdissima e dai frutti rigogliosi, sempre e solo se annaffiati con l’acqua e coltivati con le regole dei nostri virtuosissimi vicini. Insomma abbiamo la sindrome del cugino di campagna, il che, è davvero un paradosso, dando una occhiata smagata in casa die nostri supposti virtuosissimi e capaci vicini. Hanno tanti difetti, dicevo, ma non quello di non riconoscere, quando lo vedono un “sola”. Credo che, alla fine l’atto coraggioso quanto politicamente insensato del referendum sia spiegabile solo come saldo dell’enorme cambiale contratta dal “sola” nei confronti del blob che a parola diceva ( e dice!) di voler combattere.

Hanno tanti difetti, dicevo ma in fatto di “sole” la sanno lunga e l’hanno smagato presto. Al netto di tutto, il voto contrario dei cittadini significa proprio che non l’hanno bevuta. Ma il “sola” resiste persiste e contrattacca, almeno per recuperare la leadership dentro il suo partito, il fu PD, futuro PdR(enzi). Purtroppo, duole dirlo, avrà successo. Perché il bisogno che va a soddisfare è irrazionale quanto profondo ed ai “sola”, gli italiani sono abituati. Lui ha il pregio di raccontarla meglio degli altri, specialmente dei gufacci&professoroni che hanno il tremendissimo torto di raccontarla giusta(cioè grama). Ed è innegabilmente coraggioso quanto spregiudicato, quanto sfacciato.

Alla fine delle pulizie di primavera il pd, o quel che ne resta, sarà roba sua. E finalmente potrà coronare, finché dura ed inchieste permettendo (ma vedrete che all’improvviso scoprirà l’emergenza carceraria ed arriverà un bell’indulto) il suo sogno: un uomo sola al comando. Certo: di una nave che affonda. Ma non vi preoccupate, ha già individuato il ponte scialuppe, non si farà trovare impreparato, questa volta. Il comando, appena prima dell’iceberg, o subito dopo, passerà al prossimo “Sola”, ne abbiamo un certo numero, che copre l’intero arco parlamentare.

Perché in fondo, ci siamo rassegnati, al nostro destino da peracottari d’Europa. Il che è ridicolo, perché i sola più grandi sono quelli che con fiero cipiglio non cessano di darci lezioni.

Deboli di Costituzione.

pistola-flagE’ passato oltre un mese da un post che avevo deciso di NON pubblicare, perché si parlava di Costituzione, certo ma anche e sopratutto di cittadini. Salvata, per così dire la Costituzione, ora resta da fare i cittadini. Avrete pur visto che , dopotutto non è successo nessuno sconquasso. come, purtroppo, non è cambiato molto scambiando Arlecchino e Pulcinella sul palco.

In ogni caso il post ORA ha un senso maggiore che nell’immediatezza del referendum.

A mio sindacabilissimo giudizio, vi tocca sciropparvelo.

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22 Novembre 2016, Lettera ai lettori

Ormai, vada come vada, avrete già deciso come votare nel babbo di tutti i NON-eventi.

Ovvero nel NOIOSISSIMO ed INUTILISSIMO referendum Costituzionale.

Lasciatemi dire la mia, in libertà. A partire da un fatto evidente: Nessuna riforma costituzionale potrà  cancellare l’evidenza dei fatti: che siamo deboli, debolissimi di Costituzione. Di quella che conta, ovvero di una identità sociale, culturale e nazionale che ci permetta di ritrovare energie ed obbiettivi, l’unica cosa che potrebbe, diversamente biondi permettendo, salvarci dalla madre di tutte le Crisi, reloaded.

Questo referendum, in primo luogo, è un non evento perché, in un paese di buon senso, non si sarebbe mai tenuto. Perché le riforme in oggetto non sarebbero mai state proposte.

Non perché siano particolarmente nefaste ( ed in effetti, a mio giudizio, lo sono) ma perché sono, appunto, inutili, ininfluenti.

Inutili perché la nostra Costituzione, anzi: QUALUNQUE Costituzione è inutile senza Cittadini. Senza persone determinate a difendere e rafforzare il patto sociale che li lega sotto il tetto di regole condivise ed uguali ( si spera) per tutti e che si spera democratico.

E cittadini, in Italia, ne sono rimasti pochi, ammesso che ce ne siano stati mai molti in un paese individualista e settario come il nostro. In effetti è il patto Sociale, il progetto di Società concepito ormai 70 anni fa, la promessa di un futuro migliore e condiviso, a partire DAI LAVORATORI, ovvero da coloro che si costruivano il proprio benessere con le proprie mani, che vacilla, che cede. La nostra Società vaga, senza una direzione precisa, anzi nel tradimento dell’articolo 1 della Costituzione stessa . Mi pare infatti chiaro che la Repubblica attuale NON è fondata sul Lavoro (ammesso che esista ancora, come Repubblica e non sia ormai diventata una oligarchia di fatto).

Come è facilmente verificabile, l’articolo avrebbe dovuto terminare con “fondata sui lavoratori”, per rimarcare il primo soggetto destinatario e beneficiario del patto sociale ma, data la situazione internazionale, l’incipit sembrava troppo proiettato verso il socialismo reale per poter essere accettato da tutti i Padri Costituenti. Si trovo un compromesso che soddisfacesse i tre principali partiti popolari di allora.

Senza stare a ripercorrere la Storia di questi ultimi 70 anni è evidente che le modifiche proposte e del resto tutta la legislazione recente NON sono partite da quel famoso articolo 1 ma vadano, piuttosto, verso una fantomatica “governabilità” in grado di per se di garantire nuovi e radiosi giorni al nostro paese. In pratica, riconsegnerebbero il paese in mano ad una ristretta oligarchia, non eletta ( come è noto) ma, al massimo, indicata dagli elettori.

Del resto i lavoratori, al di la delle chiacchiere, hanno visto erose quando non cancellate buona parte della conquiste sociali ottenute nei primi 30 anni di Repubblica, in nome della demenziale “competitività.” Demenziale perché il costo del lavoro, in un paese come l’Italia, vale mediamente pochi percento del costo del prodotto finito e quindi, anche facendo lavorare le persone gratis, non potrebbe, da solo, risollevare l’economia, senza contare che, ovviamente, i poveri non comprano e non consumano. 

Detto questo, quella della necessità di una maggiore governabilità che non andrebbe a discapito della democrazia è una balla ed anche grossa. Perché, intanto le democrazie, per definizioni sono MENO governabili e meno stabili delle oligarchie e, sopratutto delle dittature. Ogni aumento di governabilità implica automaticamente, in qualche misura, una riduzione nella democrazia.  Siccome questa è stata mooolto erosa dal combinato disposto di leggi elettorali, diktat della trimurti internazionale a Presidenti compromessi con ogni potere altro da quello dal quale dovrebbe derivare il suo potere e tutte le altre varie cosuccie successe in questi anni, di democrazia in questo paese ne era comunque rimasta piuttosto poca.

La balla più grossa, comunque, è quella che la nostra struttura di governo con due camere paritetiche non permetterebbe lo svolgimento di una rapida funzione legislativa.

Ricordo solo una cosa: siamo il paese con più leggi, decreti ministeriali, decreti legislativi, decreti legge, decreti attuativi di tutta l’Europa e probabilmente di tutto il mondo cosiddetto civile.

Se la produttività di un parlamento si misurasse dal numero delle leggi, beh non avremmo certo bisogno di cambiare nulla.

Eppure, direi, queste centinaia di migliaia ( pare) di leggi e leggine NON hanno prodotto uno Stato perfetto, equanime, giusto, corretto, efficiente.

Sono MOLTO spesso,imperfette, farraginose, autoreferenziali, contraddittorie, illeggibili. E questo nonostante due o più passaggi dall’una all’altra camera.

Credo che sia difficile negare che un cospicuo numero delle nostre leggi siano scritte con i piedi ed attuate/applicate con ….altre parti del corpo. Per quale motivo, quindi, se i nostri legislatori sono così poco preparati, così eterodiretti, così incerti, da non riuscire a produrre leggi decenti dopo passaggi multipli, le cose dovrebbero migliorare quando questi passaggi fossero ridotti?

Ma, si dice, c’e’ bisogno di decisioni rapide in un mondo dinamico e mutevole come quello odierno. Si insiste che i tempi della costituzione erano altri: remoti, bucolici, rallentati, in una parola, placidi. Eh?! Ehhh?!! EEEHH??!!! No, dico: noi, a 25 anni da Mani Pulite, non siamo ancora riusciti a ricostruire una seconda repubblica decente. I nostri Padri Costituenti in 25 anni si  sciropparono due guerre mondiali, un ventennio fascista e la Ricostruzione, che portarono a termine in meno di dieci anni.

Le leggi sulla tutela del lavoro, dell’ambiente, della sanità e previdenza pubblica. Oltre metà delle nostre città, buona parte della rete autostradale e ferroviaria, interi reparti industriali ( automobilistico, elettrico, chimico) sono stati ricostruiti o costruiti di sana pianta nei primi dieci, quindici anni della Repubblica ed osiamo dire che erano dei placidoni che si erano costruiti una struttura parlamentare faraginosa, adatta ai loro tempi lunghi?

Solo una Nazione, fragile, esile, malaticcia e stordita, debole, debolissima di Costituzione, senza memoria e, direi, senza pudore ne vergogna, si lascia raccontare frottole di questa portata da mezze calzetta di questa fatta, incapaci di riscrivere gli articoli della Costituzione senza trasformarli in un guazzabuglio illeggibile. Solo chi si è sempre disinteressato del significato e del valore della Costituzione, perché probabilmente non ha mai dovuto combattere per avere il diritto di averne una che non fosse calata dall’alto e fatta su misura per le oligarchie dominanti. Solo, infine, chi è già pronto per consegnare quel che poco che resta della struttura democratica dello Stato, pur di tornare alla crescita. sola salvatrice del futuro. Niente crescita, nessun futuro, è il mantra che continuano a raccontarci.

Siccome la crescita infinita in un pianeta finito è impossibile, consegnare il proprio futuro a chi continua ad illuderci di qualcosa che è impossibile, equivale a credere nei miracoli. Quelli di serie B, fatti da un santo falso che cammina sull’acqua perché ha i trampoli, che moltiplica i pani ed i pesci perché li frega a quelli più poveri di voi, che il discorso della montagna lo fa per convincervi che essere poveri, disperati e fessi è un bene perché grande sarà la vostra ricompensa.

Nell’altro mondo.

La prima Costituzione, è dentro di noi.