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Come abbassare lo spread, risparmiare miliardi e pagare il reddito di cittadinanza

Il Debito pubblico nel mondo fonte: wikipedia

Disclaimer: questo, oltre che lungo,  è un post populista, qualunquista, facilone, sotuttista, saccente, e forse perfino un poco rosicone.

Ovviamente spero che non sia così, per un minimo di amor proprio, giusto?

Sbagliato!

Spero SINCERAMENTE di aver preso un abbaglio perché in tal caso ci rimetterebbe solo la mia modestissima credibilità di semisonosciuto ( o dovrei dire misconosciuto?) blogger/tuttologo/lavandaia di via dell’oche/Cassandra) .

L’alternativa, ovvero che NON abbia preso un abbaglio, questa si che sarebbe grave: perché ci direbbe che, dei 2300( duemila trecento) miliardi di euro di debito, di cui circa 700 creati negli ultimi dieci anni, ce ne saremmo potuti risparmiare una discreta parte.

Anno Debito PIL % sul PIL
2005 1.512.779 1.429.479 105,83%
2006 1.582.009 1.485.377 106,51%
2007 1.602.115 1.546.177 103,60%
2008 1.666.603 1.567.761 106,30%
2009 1.763.864 1.519.702 116,10%
2010 1.843.015 1.548.816 119,00%
2011 1.897.900 1.580.220 120,10%
2012 1.989.781 1.613.265 123,30%
2013 2.070.228 1.604.599 129,00%
2014 2.137.320 1.621.827 131,80%
2015 2.173.387 1.652.622 131,50%
2016 2.219.546 1.680.948 132,00%
2017 2.263.056 1.716.935 131,80%

Quanta parte? Si divertano un poco gli economisti, che diamine!

Ricordiamoci, comunque, che il nostro bilancio statale sarebbe, come negli ultimi 27 anni peraltro, in attivo, non fosse per gli interessi sul debito accumulati. Come ci ricordano anche troppo spesso, quando lo spread sale etc etc etc; un aumento ( o una diminuzione) di un punto% di interesse si traduce in un 1% del debito solo dopo circa sette anni, la durata media dei nostri titoli di Stato.

Resta il fatto che OGNI ANNO, MEDIAMENTE circa 300 miliardi di titoli vengono messi all’asta ed un risparmio di un 1%, per dire, si traduce in un risparmio di circa 3 Miliardi di euro all’anno. PER CIRCA SETTE ANNI. Ovvero, a regime, oltre 22 miliardi di euro/anno, giustappunto un 1% di Debito OGNI ANNO.

SE avessimo potuto spendere un 1% in meno mediamente di interessi, su dieci anni ( per rimanere agli ultimi dieci anni) il risparmio, nei primi sette anni sarebbe stato ovviamente qualcosa di meno della ventina di miliardi di interessi che avremmo potuto non pagare a regime. OGNI ANNO. In pratica si tratta di qualcosa come 180 miliardi in dieci anni, tenendo conto del transitorio. Meno, se consideriamo che il nostro debito pubblico dieci anni fa era molto più basso, ma sempre tanto, qualcosa intorno a 140 miliardi. Abbastanza da riportare il nostro debito indietro di quattro anni o abbassare il famigerato rapporto debito/piL di 8 punti. In pratica portarci avanti sul programma di rientro dal debito di sei anni.

UNA BOMBA.

Ricordiamoci anche che l’attuale manovra economica si gioca su decimi dell’1% .

Capite bene che, quindi, anche solo una modifica MOLTO più piccola, trascurabile, poniamo dello 0.1%-0.5% dei tassi di interesse, farebbe differenza, eccome.

Veniamo al quid:

Sapete come funziona una asta di buoni del tesoro?

Non lo sapevo nemmeno io, in effetti.

Quel che balza agli occhi però, anche senza sapere come funzionano queste aste, è un fatto: tipicamente alle aste del tesoro la domanda è il doppio dell’offerta.

ecco un esempio tipico: l’ultima asta di BOT ad un anno

Data Emissione 14/09/2018
Data Scadenza 13/09/2019
Data Asta 12/09/2018
Data Regolamento 14/09/2018
Importo Offerto 6.000,000
Importo Richiesto 11.471,000
Importo Assegnato 6.000,000

E'( quasi) sempre stato così, come ci hanno sempre immancabilmente e con soddisfazione fatto presente i telegiornali ed i vari governi succedutisi, se non altro per ricordarci che con loro l’Italia era affidabile, che i mercati erano entusiasti delle loro politiche economiche etc etc etc.

Contavano sul fatto che la bevessimo. Ed in effetti, fin qui, pare proprio che l’abbiamo bevuta.

In un mercato normale, se la domanda è il doppio dell’offerta, si possono alzare i prezzi , in modo da soddisfare tutta la domanda. Per essere esatti, il venditore cercherà sempre di vendere l’ultimo pollo al prezzo più alto possibile.

Nel caso dei buoni del tesoro, però la cosa non funziona così. Si escludono le offerte più basse, ok MA ANCHE QUELLE PIU’ ALTE, con un meccanismo a dir poco arzigogolato.

In pratica: si mettono le offerte in ordine dalla più alta alla più bassa, si prendono le offerte migliori che coprono metà dei buoni messi in vendita e si calcola un valore ponderato a partire da questo si calcola un valore minimo detto di salvaguardia ( degli interessi del compratore!!!). Poi si fa lo stesso con le successive offerte sufficienti a coprire l’intera mole di buoni all’asta e si calcola un valore massimo, detto di esclusione. Fatto questo si piazzano i buoni, tra gli operatori che rientrano tra questi due valori. L’operatore che ha offerto MENO del valore di salvaguardia, ovvero che ha  fatto la migliore offerta,  VIENE PREMIATO vendendogli i buoni, alla peggio, al valore di Salvaguardia.  Ovvero  AD UN VALORE PIU’ BASSO DELLA SUA OFFERTA.  Ovvero: il venditore rinuncia alla migliore offerta, per vendere ad un valore inferiore, basato sulla media dei valori degli altri offerenti.

Se non ci credete, guardate da soli sul sito del ministero del tesoro (ora parte del MEF)

In ogni caso, più o meno, su grandi numeri, si vende ad un valor medio tra tutti coloro che, messi in ordine dal migliore al peggiore offerente, hanno offerto appena di più di quanto basta per coprire l’intero quantitativo di buoni messi all’asta.

E tutti gli altri? Vengono esclusi dall’asta.

A parte quanto accennato poc’anzi, si capisce bene che non vi sono garanzie, in questo modo, che l’intero quantitativo di buoni venga in effetti aggiudicato alle condizioni più vantaggiose per il tesoro.

Molto banalmente: preso atto delle condizioni minime di accettabilità appena definite, chi ci dice che la metà delle offerte rimasta fuori non potrebbe essere rivista al rialzo, da parte di almeno una percentuale degli offerenti, così portando la media ponderata etc etc etc, un poco più alta, con vantaggio per il venditore?

Si è mai pensato che, in un mondo telematico, si potrebbe semplicemente procedere per rialzi successivi, riinvitando TUTTI, compreso coloro che attualmente sono esclusi, a rifare una offerta alle nuove condizioni di base, definite con qualche media ponderata, come quella appena esposta, ed il tutto potrebbe svolgersi rapidamente ed efficacemente, grazie alle reti telematiche odierne?

Ancora, Perché mantenere l’esclusione delle offerte più alte? Quale vantaggio ne trae lo Stato?

Anche ad una analisi, giocoforza, superficiale, pare proprio che le condizioni delle aste siano si vantaggiose, ma per i compratori.

Ma chi sono questi compratori, queste “istituzioni”?

Per farla breve, istituti finanziari accreditati, ovvero buona parte delle nostre banche e moltissimi enti finanziari esteri. Se si tiene conto degli azionisti di maggioranza della Banca d’Italia, praticamente il banditore dell’asta,(no: NON sono i cittadini italiani) non mi pare che ci sia da stupirsi se gli interessi che vengono tutelati non siano sempre solo ed esattamente quelli dello Stato.

Pare una cosa grossa, no? forse addirittura enorme, a pensarci bene, Visti i sacrifici che ci hanno chiesto, la macelleria sociale, i migliaia di morti suicidi, le decine di migliaia di aziende chiuse, i milioni di persone senza lavoro, la perdita di un decennio, la scomparsa di un minimo di prospettive per il futuro dei nostri giovani.

Tutto evitabile se davvero avessimo potuto risparmiarci un centinaio di miliardi di euro di debito pubblico.

La tragedia del Ponte “Morandi” ci ha mostrato come cose grosse, anche enormi, possono succedere, a danno di tutti e vantaggio, enorme anche quello , di pochi.

Specialmente quando i cittadini, per troppo tempo si distraggono, contenti di zappare il loro orticello, accontentandosi della TV per interagire con il resto del mondo al di la della strada.

Al di la di ogni considerazione, credo che sia arrivato il momento di riprendere in considerazione, seriamente, questo meccanismo delle aste, risalente alla fine del secolo scorso, chiaramente inadeguato ai tempi ( si parla ancora di fax come rimedio per l’invio delle offerte in caso di malfunzionamento telematico) e di adeguarlo.

In gioco potrebbe esserci qualcosa di più di qualche misero numerino in qualche tabella.

p.s. che c’entra lo spread?

Beh, via, abbassare i nostri tassi abbassa lo spread, giusto? Oltre all’abbassamento dei tassi giocherebbe a nostro favore la…FIDUCIA.

Quella fiducia che viene tirata sempre ed immancabilmente fuori come scusa per le peggiori nequizie da shock economy. Almeno questa volta ci potrebbe essere davvero motivo, per essere fiduciosi. Un paese finalmente in grado di darsi regole chiare, moderne, limpide e corrette, aperte al mercato, che diano pari opportunità a tutti gli attori, etc etc etc, insomma: molto ma molto ma molto molto molto liberista no? Degno di fiducia, no?!!

Il Ponte Morandi, la bomba, il Giudice, l’Ingegnere ed il rasoio di Occam

Non è facile trovare un video dell’intervista integrale al Professor Siviero. Qui il meglio che sono riuscito a fare.

Domani sono passate tre settimane dal crollo del Ponte Morandi ed ancora non abbiamo certezze sulle cause del crollo. E, allo stato, non vi sono nemmeno indagati ( visto che mancano gli avvisi di garanzia). Che questa sia una anomalia, è un fatto, e ne ho già abbondantemente scritto. Ma è ancora più clamoroso che un professore universitario di strutture di Padova, considerato, anzi, il massimo esperto di ponti nazionale, tanto da essere soprannominato “Mr. Ponti” faccia una ipotesi tanto grave quanto seria e che questa ipotesi venga derubricata come “delirante” dal magistrato.

In breve: il professore, in questo video, afferma che la struttura del Ponte Morandi era tanto robusta da non poter crollare da sola e che, per quanto lo riguarda, l’ipotesi attentato va presa in seria considerazione.

E’ una affermazione grave, che si tira dietro, ovviamente mille altre ipotesi e speculazioni ( vuole coprire le responsabilità di Autostrade, si tratta di un complotto di questo, di quello, di sopra e di sotto). Qualche ipotesi sugli eventuali mandanti l’ha fatta anche il professore, su quali basi non è dato sapere.

Quando ne ho scritto su un social, un amico mi ha fatto presente che, in questi casi andrebbe usato il cosiddetto rasoio di Occam, ovvero prediligere l’ipotesi più semplice, perché probabilmente più vicina alla verità. Il principio, se corretto quando parliamo della natura ( e non sempre, storicamente, si veda gli sviluppi della fisica dell’ultimo secolo) ha seri problemi di applicazione quando parliamo di…umani. Per motivi ovvi, dal momento che spesso le nostre motivazioni non sono lineari, logiche, coordinate.

Proviamoci, tuttavia, anche in questo caso e vediamo prima di tutto se USANDO TALE PRINCIPIO possiamo affermare che il professore deliri.

Ricapitoliamo: da una parte abbiamo uno dei massimi esperti italiani di ponti che afferma che, con quel che sa sul ponte Morandi che CONOSCE BENE PER AVERLO STUDIATO ( lo dice lui) l’ipotesi attentato è la più probabile.

E’ uno stimato professore, ha decine di incarichi in tutto il mondo ed è in procinto di ricevere un incarico presumibilmente plurimilionario da parte di Società autostrade. Di cui peraltro è già stato consulente.

Nell’immediatezza della tragedia, ha scritto una lettera aperta insieme al professor Borri, di Firenze ( che è stato pure il professore di Meccanica razionale del sottoscritto) in cui invita alla calma e fa presente che si può ricostruire un ponte sicuro in sei mesi etc etc.

Che fa? butta tutto al macero per uscirsene fuori con una ipotesi “delirante?”

In realtà, come è ovvio. non appare affatto delirante. Semplicemente non esclude, sulla base della sua non indifferente esperienza, alcuna ipotesi.

Qui, dopo l’esplosione del caso, ha chiarito.

Riporto qualche riga:

“Le modalità di crollo di quel ponte mi sono sembrate strane –ha spiegato Siviero. Visto che lo conosco bene, è impossibile che sia crollato da solo. E’ crollato con carico zero, con trenta macchine sopra. Ho individuato come una delle cause del crollo il puntone inferiore, che potrebbe avere ceduto. Sto facendo ancora varie ipotesi. Non è che porto l’ipotesi del crollo per un’esplosione come sicura, io dico solo che è compatibile.

Se crolla da solo vorrebbe dire che c’è un’incapacità di capire i deterioramenti. Ma un conto è il deterioramento e un conto è che un ponte crolli da solo, senza dare prima delle avvisaglie. …”

il resto potete leggervelo al link.

Dall’altro lato abbiamo un magistrato decisamente in ritardo sul fronte delle indagini, che si è occupato prevalentemente di reati tributari nella sua carriera, che, senza alcun confutazione, approfondimento e/o verifica, giudica l’ipotesi “delirante”.

Il rasoio di Occam dice che dovremmo prestare più fede, senza altri dati al professore che al magistrato.

Ma possiamo anche chiederci se, dopotutto il professore stia cercando, razionalmente di insabbiare le indagini. Si dice che, appunto, sarebbe nell’interesse di un suo potenziale cliente.

Il punto è che PROPRIO IN QUESTO CASO, il professore avrebbe dovuto tacere, essendo quel che ha detto decisamente controproducente dal punto di vista degli interessi personali. Difficile infatti che autostrade continui a fare affidamento, per le sue consulenze, su chi ha una immagine tanto compromessa.

Quindi: il professore, causa rasoio di Occam va ritenuto sincero nella sua dichiarazione e non prezzolato. Il giudice, in mancanza di dati diretti che escludano per certo quanto affermato dal professore va ritenuto meno attendibile di lui sulla materia.

Quindi, di nuovo , abbiamo un magistrato che appare non perseguire tutte le piste e tutte le linee di indagine, e lo fa senza addurre motivazioni forti.

Senza contare che, anche dopo quanto emerso dai documenti fatti filtrare dalla guardia di finanza ai media ( sarà un caso?) ancora non sono stati inviati avvisi di garanzia. Quindi, in realtà,  gli interrogatori e gli incidenti probatori non sono ancora cominciati.

Vorrei ricordare che la legge italiana pone severissimi limiti a quanto si può indagare senza avvisi. Ergo vi sono grossi limiti alle indagini e questi limiti continuano ad essere riferibili al titolare dell’indagine stessa.

Un caso ovviamente, ma un caso che, insieme a questa ultima storia ci porta ad usare il rasoio di Occam: se somiglia ad un insabbiamento, se l’insabbiamento è la spiegazione più semplice, forse dovremmo pensare che sia anche quella più corretta.

Come sempre e come è duopo per ogni Cassandra che si rispetti, ci auguriamo, con tutto il cuore, di sbagliarci

Ponte Morandi: a che gioco giochiamo?

 

Ponte Polcevera, come era

A che gioco giochiamo?? Risposta facile, da bar: al simpatico, irresistibile, immarcescibile, ineludibile, apparentemente indispensabile, gioco dello scaricabarile, con contorno della pittoresca e coreografica rappresentazione di un efficientissimo affannarsi, chiamata dallo stentoreo “facite ammutina!” dei  pulcinella di turno.

Battuta da bar, certamente. Quindi piuttosto aderente alla realtà. La mia diretta esperienza nell’analisi di grandi opere e disastri associati, passando per aule di tribunali ed angiporti del ”potere”, mi insegna che i discorsi da bar sono sbagliati, ma per difetto. Il livello di cialtroneria decisionale e di aumma aumma istituzionalizzato, al netto dello sbarramento di fumogeni tetratricotomici, e’ più alto di quello che possono immaginare i rozzi, sprovveduti e popolani(anche qualunquisti e, quasi sempre, populisti) avventori di un bar delle periferie, che so, di Polcevera, ad esempio.

Detto questo: se mai un disastro, con il suo stesso verificarsi, può dimostrare l’esistenza di un sistema, di una associazione a delinquere, come minimo: di clamorose omissioni, insomma equivalere alla mamma di tutte le pistole fumanti, beh il crollo del viadotto di Polcevera, ormai chiamato urbi et orbi “Ponte Morandi, tanto per trovare un capro espiatorio facile, per giunta defunto, quindi indifeso ed indifendibile, è quel disastro.

L’unico esempio equivalente, fortunatamente non per dimensioni, che mi viene in mente è la frana del Vajont. Ai tempi il tragico esempio costituì l’occasione per la nazionalizzazione della società elettrica responsabile della costruzione e quindi dell’evento.

Sappiamo bene che questa volta ci sono contratti di concessione, penali, clausole vessatorie, normative, pregiudiziali, che rendono la (ri) nazionalizzazione estremamente onerosa e di esito dubbio. Il mio sommesso consiglio è stato, a caldo ed anche ora a distanza di dieci giorni, di ricorrere ad un’arma migliore, piu’efficiente, sopratutto più garantista dell’interesse pubblico, ovvero il commissariamento, che è possibile chiedere non solo quando vi siano illeciti accertati o rinvii a giudizio, ma anche semplicemente fatti gravi ed accertati che implichino gravi mancanze, colpose o dolose, da parte dell’amministrazione di un’azienda.

Veniamo al punto. Dopo dieci giorni, NESSUN avviso di garanzia è stato inviato. Qualunque sia il gioco a cui sta giocando il Procuratore capo, è un gioco che non mi piace. Forse, lungi dall’essere un gioco, una strategia, potrebbe trattarsi di qualcosa di più e di peggio. Ovvero perfino di un illecito, se non di un reato (omissione di atti d’ufficio).

Perché l’avviso di garanzia in questi casi è, apparentemente, un atto dovuto, automatico e richiede solo il tempo necessario a stilare l’elenco dei possibili responsabili. Dato che l’organigramma di una azienda quotata è facilmente reperibile, dato che non era certo difficile trovare i documenti relativi alla progettazione ed esecuzione dei numerosi interventi di manutenzione, i primi avvisi di garanzia, sarebbero dovuti partire entro e non oltre 24 ore. Ripeto: un atto DOVUTO, indispensabile per cominciare QUALUNQUE indagine giudiziaria seria, non è stato ancora compiuto.

Sarebbe forse opportuno che ci si chiedesse ORA, non tra qualche settimana, mesi o anni, PERCHÉ. Siamo in un paese in cui OGNI singola indagine su una strage, di Stato o meno, di mafia o meno, naturale o meno, ogni volta che interessa non i corpi di normali cittadini ma gli interessi feudali di qualche consorteria, finisce implacabilmente, inesorabilmente, immancabilmente, insabbiata, in un modo o nell’altro. Si può gentilmente e rispettosamente evitarlo, questa volta?

L’affermazione fatta è grave e straordinaria ( nzomma…siamo pur sempre nel bel paese) e richiede prove straordinarie. Siamo su un blog e non un’aula di diritto amministrativo e/o di procedura penale quindi staro’ sul semplice. Spero che basti, per iniziare.

1) L’avviso di garanzia è un atto dovuto ogni qualvolta si prospettino indagini previste IN FUTURO che richiedano una alterazione delle prove o dei luoghi  e/o perquisizioni e/o altri atti irripetibili per loro natura. Atti che richiedano la presenza degli indagati e/o dei loro difensori, per tutelare i propri interessi ed il proprio diritto alla difesa nel contraddittorio immediato con il magistrato e successivamente in aula. E’ sufficientemente evidente, spero, che il crollo di Genova rientra in tutte queste fattispecie. E’evidente che, a macerie rimosse e dopo dieci giorni di mancate perquisizioni, etc etc dovute appunto alla mancanza di un avviso di garanzia nei confronti dei vertici societari e di chiunque potesse essere ritenuto responsabile di quanto accaduto, l’avviso, che per i motivi succitati sarebbe stato dovuto, quando è se ci sarà, arriverà tardivamente, così creando buone prospettive di difesa per gli indagati.

Qui qualche riga in “legalese” in più sull’argomento, fra le tante possibili.

Ok, ma quale è lo standard in casi di crolli, magari anche di piccola entità, ma con esiti letali per le persone?

Non credo di dovervelo ricordare: gli avvisi partono, eccome, ed entro poche ore. Al massimo, in pochissimi giorni.

Alcuni esempi tra i tanti, tragici, che si verificano nel nostro sgarrupato paese.

un ragazzo a Napoli, ucciso da un crollo, notizia del 9 luglio 2014.

45 dicesi: Quarantacinque, Avvisi di garanzia. Partiti il giorno dopo (notizia del 10 luglio 2014).

Crollo di una palazzina a Napoli, 7 luglio 2017

Una decina di avvisi di garanzia, notizia dell’ 11 Luglio 2017

un turista spagnolo ucciso dal crollo di un frammento di Corinne di marmo, chiesa di Santa Croce a  Firenze,  19 ottobre 2017.

4 avvisi di garanzia “atto dovuto”. Notizia del 20 ottobre 2017

La lista e’ lunga e dolorosa e potrebbe continuare per un pezzo.

Ve la e me la risparmio.

Sapete già dove voglio arrivare.

Ed a Genova? Ad oggi NESSUN avviso di garanzia.

Ora: potrebbe trattarsi di oggettiva difficoltà nel trovare un organigramma della società autostrade e/o i fascicoli depositati in occasione della ristrutturazione del ponte, con i relativi nomi dei progettisti, direttori lavori, etc etc. Dato che queste difficoltà sono, come dire, superabili entro poche ore, come sa chiunque abbia dovuto ricercare un fascicolo di un immobile presso l’ufficio tecnico di un Comune, più che oggettive le difficoltà appaiono soggettive.

In questo caso, bisognerebbe chiedersi come mai il Procuratore, che ha competenze quasi esclusivamente da tributarista e nel settore fallimentare, a parte una breve esperienza di governo venti anni fa, non abbia delegato ad uno dei suoi sostituti competente per gli appalti, lavori pubblici ed edilizia in genere.

Ovvero, potrebbe trattarsi di semplice incompetenza ( strictu sensu, absit iniuria verbis)

POTREBBE.

Nel paese degli insabbiamenti, il condizionale è d’obbligo.

Ma per salvarsi da una denuncia per calunnia.

 

Dei migranti, delle sar e delle balle

 

La Lifeline. Immaginatevi 200 persone a bordo.

Quello dei migranti in arrivo sulle nostre coste , tra l’altro calati del 50% è un problema stagionale, o elettorale o, come in questi giorni, tutt’e due le cose. Ovvaimente NON è così, è un problema epocale che andrebbe affrontato con pari intensità per non farlo diventare anche esiziale, ma così lo riducono le cronache.

Come Lavandaie e gattini attaccati ai mammasantissimi di chiunque stia sulla tolda di comando, oggi ci occupiamo di una storia di attualità.

La nave Life Line, di proprietà della analoga ONG, battente bandiera olandese, ha recuperato un carico di migranti, è sovraccarica, vorrebbe portarli in Italia ma l’Italia, per bocca del suo ministro degli interni, la dirotta su Malta perché, a suo dire, i migranti sono stati raccolti nella zona SAR ( Search and rescue area) assegnata a Malta.

Malta dice che l’operazione di soccorso è stata effettuata FUORI dalla sua zona SAR, nella zona SAR della LIbia, normalmente sotto il coordinamento italiano e che quindi tocca all’Italia ed alla Libia decidere cosa fare.

Nell’indecisione, la nave, stracarica, rimane nel limbo Fortunatamente con mare non troppo agitato.

Intanto la cosa più importante: il porto vicino più sicuro sarebbe La Valletta, la gente a bordo della piccola e sovraccarica nave ha bisogno di aiuto, le leggi del mare impongono l’attracco al porto più vicino.

Chi rifiuta questo attracco sulla base di considerazioni amministrative commette un reato internazionale e come tale andrebbe perseguito. Ovviamente,  gli accordi amministrativi/operativi sono sempre di un grado inferiore, come influenza, delle normative internazionali per il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, tra le quali rientra, evidentemente ( per ora?) la vita.

Come stanno e come sono andate le cose?

Intanto vediamo, visto che nessun telegiornale è buono a farcele vedere, queste SAR, queste aree di ricerca e soccorso, come sono organizzate.

Qui vedete, intanto,la SAR Maltese. Come vedete si estende anche ad acque che NON sarebbero logicamente sotto il controllo di Malta, addirittura al di la di Lampedusa, fino a quasi alle coste tunisine. Ai tempi  fu così stabilito su pressante richiesta di Malta stessa che ne faceva una questione di orgoglio e prestigio internazionale, senza contare, ovviamente, la possibilità di avanzare future richieste su arre di interesse e sfruttamento economico ancora contese con l’Italia( come si vede dalla mappa). Rendendosi conto di cosa questo comportava ( lo vediamo in questi giorni) e con l’occasione determinata dalle varie missioni internazionali, Malta rinunciò ad una parte della sua SAR che fu assegnata all’Italia. Qui vedete la situazione aggiornata.

In pratica L’Italia e le varie missioni internazionali si assegnarono varie zone di competenza, all’interno della sar maltese mentre veniva istituita, storia dell’anno scorso, anche una SAR libica, sotto controllo misto italiano e libico, nella quale operavano ( ed operano) sia missioni internazionali che ONG. SOTTO COORDINAMENTO ITALIANO.

Ok. QUINDI?

Dove sono stati raccolti i migranti della Lifetime?

E’ difficile dare una risposta a questa domanda, senza i dati che vengono forniti dalle autorità marittime, perche l’AIS della nave, il sistema obbligatorio di monitoraggio della posizione, è stato riacceso solo poche decine di minuti fa, verso le ore 10 UTC

posizione Lilfeline 09 utc 23 06 2018

Come si vede la nave procede lentamente, è al limite tra SAR italiane e SAR di Malta, come ridefinite a partire dal 2016, ma sta nella SAR Maltese.

Ma DOVE sono stati raccolti i migranti? Questo è il punto chiave ed è anche quello che fa la differenza tra un arbitrio ( o una balla, tout court) del nostro ministro degli interni ( no, il minuscolo non è un refuso) e una giusta rivendicazione di competenza.

Siccome l’AIS della Lifeline era spento, come facciamo a sapere dove era al momento del recupero?

CI aiutano Twitter e…un’altra nave.

Infatti la Lifeline ha raccolto i migranti da due gommoni,  in una prima fase presso la costa libica e poiINTERVENENDO IN AIUTO AD UN’ALTRA NAVE, una gigantesca portacontainer danese, la Alexander Marsk, che già si era fermata a prestare soccorso. Basterà quindi verificare dove fosse la Alexander Maersk.

Purtroppo per avere uno storico lungo più di due giorni dei movimenti di una nave bisogna..PAGARE. I dati disponibili gratuitamente sono invece limitati alle ultime 48 ore.

Ecco quindi la prima posizione disponibile della portacontainer: le 9 UTC  ( ora di Greenwich) del 22 Luglio 2018.

posizione alexander maersk ore 9 del 22 06 2018

Quando è avvenuto il salvataggio?

Alle 20.23 del 21, ora UTC ovvero alle 22.30 locali, Lifetime è sul posto ad aiutare la Alexander.

Lo dimostra un Twitter.

Non è comunicata la posizione ma sappiamo che circa dieci ore dopo la Portacontainer è in navigazione a sud di Malta.

Considerando la velocità di 13 nodi una partenza intorno a mezzanotte, terminato il recupero, considerando che la portacontainer proveniva dal porto di Misurata, non è difficile capire che il tutto si è svolto fuori dalla SAR Maltese e dentro la SAR Libica, fino a qui sempre controllata e coordinata dall’Italia.

Il giorno prima, il 20, l’ONG aveva recuperato altri migranti alla deriva. Alle 23 e 50, ovvero alle 01.50 del 21 Giugno, stava ancora recuperandone.

La mattina del 20 aveva effettuato un altro salvataggio.

Ma dove era in quei giorni la lifeline? L’AIS era spento!

Ci aiuta sempre twitter:

Lifeline posizione il 17 Giugno.

Life Line posizione il 17 giugno da: https://twitter.com/MV_LIFELINE

Lifeline posizione il 20 Giugno 2.53 del pomeriggio:

ricostruita  sulla base di questo Tweet

Come vedete, ci sono pochi dubbi: era in acque internazionali, vicino alle coste libiche e le operazioni SAR che la riguardano si sono svolte in quelle acque.

QuNDI:

  1. MALTA HA RAGIONE, la competenza delle operazioni di recupero , in questo caso, NON è Maltese.
  2. L’Italia ( o meglio: chi ci rappresenta) ha torto, perchè la SAR competente era quella libica, gestita FINO AD IERI dall’Italia che si prendeva, qualche volta, la responsabilità morale di rimandare i migranti nei campi da cui erano appena usciti, quindi sta all’Italia coordinarsi ed organizzare le operazioni.  L’aver ceduto il controllo ai libici significa che per i migranti si apriva la certezza di un ritorno sulle coste libiche. Così stando le cose e con la responsabilità delle persone a bordo, quelli della Lifeline hanno fatto rotta su Malta e non su un porto libico come richiesto dalla Libia e, indirettamente dall’Italia, per un motivo elementare: nei campi di raccolta ( ovvero di concentramento) libici. SI MUORE, si viene stuprati si viene venduti come schiavi. Un porto libico IN QUESTA SITUAZIONE non costituisce un porto sicuro. Ergo, con l’Italia intenzionata a tirare per le lunghe per motivi propagandistici, si sono diretti verso Malta. Nel momento in cui anche Malta si è irrigidita, si sono fermati, per poi, mentre scrivo, riprendere lentamente il percorso.

3) Malta ha torto, MARCIO, quando non fa entrare nel suo porto la nave. Perché ormai questa è vicino alle acque territoriali Maltesi ed ha bisogno di aiuto. Che DEVE essere accordato, come recitano le norme internazionali ed anche elementari principi di umanità.

4) HANNO TORTO TUTTI E SONO DEI DANNATI IPOCRITI

Se uno legge i tweet dell’organizzazione si vedrà che sono stati affiancati da una motovedetta libica che, dopo un controllo, si è allontanata, senza particolari contestazioni.

Poche ore dopo sono cominciate le segnalazioni di imbarcazioni abbandonate.

Non si dica che è un caso. La Libia lucra su queste cose e noi gli permettiamo di farlo, anzi la incentiviamo a farlo, visto che ora il coordinamento italiano ha cessato di esistere. Ovvero abbiamo appena rinunciato ad esercitare un minimo di controllo sui traffici in corso, che sono TUTTI i mano libica, come sappiamo bene.

NE ABBIAMO LA PIENA E TOTALE RESPONSABILITA’

D’ora in poi, GRAZIE ALL’IDEONA DI LASCIARGLI CAMPO LIBERO, i libici faranno i loro giochetti in libertà, ed in questo modo magari riusciranno davvero a scegliere chi fare passare in Italia e chi invece andare a riprendersi. Avevate paura degli islamici radicali? Degli spacciatori? Dei furfanti matricolati?Grazie alle decisioni di abdicare al controllo di quel pezzo di mare, l’Italia consentirà alla Libia di fare il bello e cattivo tempo, sopratutto cattivo, sulla pelle dei migranti.  Ed a ben vedere, sulla nostra.

Naturalmente, NON si parla della Libia, in questi giorni, Libia che pure gestisce, a questo punto al 100%, tutto il traffico di migranti. Si parla delle ONG con le loro carrette dei mani, appese a qualche migliaio di euro raccolti su internet, che si limitano ad evitare morti in mare.

E’ più colpevole chi salva persone in mare o chi le mette ( o le lascia mettere) sui gommoni e poi, con le potenti motovedette pagate da noi, o le lascia affogare o le riporta nei lager costruiti CON I NOSTRI SOLDI?

Si discute della moralità e degli interessi nascosti dietro ai finanziatori di queste carrette delle ONG. Si potrebbe per un attimo discutere dei finanziamenti, probabilmente centinaia di volte più grandi, che sono andati ai nostri dirimpettai libici, con il risultato di abbattere del 50% il nr di migranti in mare, ma anche di aver aumentato in egual misura il numero dei migranti internati in campi da cui si esce solo per ritornare in mare ( pagando una mazzetta) o per finire o schiavi o sottoterra?

Dal fondo di quale letamaio osiamo sollevarci per reclamare purezza di intenti e trasparenza nei fondi per le ONG che operano nei nostri mari?

Smetteranno presto di operare, tranquilli.

Ci sarà qualche migliaio di morti in più, in mare ed a terra e, alla fine, qualche campo di concentramento in più. Di cui porteremo i peso morale ed economico. I migranti continueranno ad aumentare ma noi non li vedremo. Qualcuno li seppellirà a pagamento per noi e noi seppelliremo questo come un male necessario.

L’outsourcing del gulag, l’ho chiamato tanti anni fa, questo obbrobrio. Credo proprio che continueremo. Perché ALLA FINE, è un buon affare, tra motovedette, porti sistemazioni etc etc tutti realizzati con i NOSTRI soldi, molto ma molto ma molto più grosso di quello che dovrebbero fare le ONG,, TUTTE le ONG, a prescindere, nella ottenebrata mente di chi le vede come loschi trafficanti.

UPDATE:

Mentre si discetta raffinatamente sulle aree di competenza SAR, nel frattempo, la Alexander Maersk è arrivata con il SUO carico di migranti, circa 150 persone, alla fonda davanti a Pozzallo, in Sicilia.

A quanto pare il porto più sicuro raggiungibile più celermente.

Quale era, esattamente la differenza tra i migranti raccolti da una nave mercantile e quelli raccolti da una ONG?

Forse lo scandalo, in un mondo che si dichiara sempre più liberista e diventa invece sempre più spietatamente feudale è proprio che ancora esistano ONG, a prescindere.

Come amica, la montagna

Come amica, la montagna, dicono, da sempre, nel Kurdistan. Il motivo, almeno qui su Crisis, non ve lo devo certo spiegare. Non dopo che decine di migliaia di persone sono state cacciate da Afrin, nell’immobilismo ed indifferenza generale, da milizie islamiche e soldataglie prezzolate varie, al soldo della Turchia. Ovviamente per poter riportare la pace, visto il nome dell’operazione “ramoscello d’olivo”. Magari quella cimiteriale, ma tant’è.

Un raro esperimento di convivenza, eguaglianza e tolleranza laica, la prima costituzione ecologista e sostenibile della storia recente,  si è chiuso, almeno per il distretto di Afrin, nell’ imbarazzo generale, al grido di “Allah è grande”. Non hanno amici i curdi, non ne hanno mai avuti, non ne avranno mai. La loro stessa esistenza mette in dubbio i confini di 4 o 5 stati.  Sopratutto costituisce una minaccia permanente effettiva per tutti i  regimi di questi stati. Non per qualche bomba o un poco di guerriglia, ma perché costituiscono un esempio ed un precedente di convivenza e laicità che sono l’esatto contrario di ciò su cui quei regimi si fondano o, nel caso della Turchia, si rifondano.

Piano piano che i cattivoni assoluti dell’ Isil  evaporano, o, per meglio dire, vengono riarruolati, sotto altre e varie bandiere, il quadro della Siria si fa più chiaro. Questo quadro prevede un confronto tripartito tra Iran, Turchia e stati del golfo vari, ciascuno con una propria agenda. In questo contesto la Russia si inserisce a fianco di Assad e dell’ Iran, con lo scopo di diventare la potenza di riferimento ed equilibrio della zona (una politica almeno secolare della Russia).

Per fare digerire la cosa alla Turchia, le lascia campo libero sul confine, così che possa coltivare i suoi sogni di grandezza. Gli Stati del golfo, come sempre, finanziano qualunque cosa metta in discussione i governi laici e/o ”filosciti” e quindi qualunque cosa sedicentemente islamica purché non sciita (tutto fuorché gli hezbollah).

Ovviamente ci sono motivi geopolitici “in grande” dietro la storia, si veda il rifiuto di Hassad al passaggio, gratis et amore dei, del previsto gasdotto dagli Emirati verso Turchia ed Europa, un affare da miliardi, principali beneficiari la Turchia, i paesi arabi e l’Europa. Ovviamente ci sono state cause scatenanti varie, oppressioni, repressioni, siccità, etc etc etc.

C’ sempre qualche motivo buono o supposto tale, per darsele di santa ragione, quando le cose vanno male. Alcune centinaia di migliaia di morti dopo sembra che,  alla fine, il vero scopo della Siria sia quello di fare da campo di esercitazione al fuoco per le truppe di mezzo mondo, una cosa sempre utile, per chi ha desideri di predominio mondiale, senza contare i dividendi dell’industria bellica.

Si, si sì sì, ma il gas (quello tossico) Ma il terrorismo? Riguardo al primo: siamo su Crisis, dicevo e non ci perdiamo tempo: una volgare false flag, per ricordare a tutti (rectius : provare a ricordare) chi comanda in zona e nel mondo. Due giorni dopo il supposto attacco con il gas, l’ esercito di Assad ha conquistato Duma, così dimostrando, se ce ne fosse bisogno, che non aveva alcun bisogno del gas, per farlo.

Ma il punto, visto che siamo su Crisis, è questo: il gas, come le mine, è un’arma schifosa, ma solo questo, un’arma.. serve per uccidere uomini e lo fa in modo brutale. Ma questo fanno TUTTE le armi. Morire dilaniato e sventrato da un proiettile di artiglieria o un pellet di una testata di un missile Smart, per coloro a cui capita, non è meno straziante che morire di gas o di mina. Ed il discrimine di una bomba o di un proiettile di artiglieria non è particolarmente migliore di quello del gas o delle mine. Le armi fanno schifo, tutte. E crederò alle campagne contro le mine, armi difensive povere quanto efficienti, contro eserciti invasori e/o contro forze preponderanti, quando vedrò campagne contro i missili intelligenti le bombe ed i proiettili di artiglieria che, storicamente, sono quelli che fanno più morti tra i civili. Assad sta vincendo sul campo e con lui l’Iran e con l’Iran gli Hezbollah, etc etc etc. Gli USA e l’Europa avevano ed hanno un bisogno disperato di sedersi, senza averne titolo, al tavolo dei trattati che decideranno il futuro di quel che resta della Siria. Ci voleva una false flag e, da almeno tre anni, è la terza volta che la usano, l’hanno trovata.

Non ci crede nessuno, (salvo qualche idiota e chi è pagato per crederci) sa di tappo, anzi: di muffa, da quanto è stantia, E’ credibile quanto il ciuffo di chi ha deciso via Twitter di usarla ma fa il suo mestiere. Scandalizzarsi è giusto ma inutile. E in Siria, da molti anni, le persone, per sopravvivere, hanno imparato a non scandalizzarsi ed a dividere le cose in utili ed inutili. I curdi lo sanno bene: la loro avventura continuerà fino a che saranno utili e nella misura in cui saranno utili. Uniche amiche le montagne.

Ponzi Planet

Immagine tratta da http://planetponzi.com

disclaimer: questo non è un post catastrofista. E’ il babbo di tutti i post catastrofisti. Non parla di collasso dei clatrati, o di picco del petrolio o di bolle speculative. In effetti, in rapporto a quanto tratteggiato, il picco del petrolio o l’instabilizzazione dei clatrati dei fondali artici, pur fenomeni di per se esiziali dell’attuale paradigma economico, potrebbero essere considerati fenomeni desiderabili, in quanto relativamente remoti nel tempo.

Qui parliamo di una miccia già accesa che non è più lunga di cinque anni.

Esagerato?

Forse si, forse no. In ogni caso, allacciate le cinture.

Carlo Ponzi, per chi non lo sapesse, è l’eponimo del cd “schema ponzi”, da lui utilizzato con un certo successo negli anni ‘20 e da tanti altri ripetuto sotto ogni cielo, fino ai giorni nostri. Lo schema è presto spiegato: si trova una opportunità economica vantaggiosa , si raccoglie un primo gruzzoletto grazie ad un manipolo di investitori, si ridistribuisce generosamente il ricavato, si ripete il gioco, via via che nuovi investitori si assiepano. Molto rapidamente, l’attivita’ economica di partenza diventa un pretesto e prevale la distribuzione dei capitali affluiti dai nuovi investitori come dividendi a quelli precedenti, finché, ad un certo punto, il denaro in uscita supera quello in ingresso, aumentano i problemi, gli investitori chiedono il rientro di tutto il capitale investito e non solo i dividendi ed il castello crolla su se stesso, lasciando migliaia, a volte milioni, di persone più povere. Dalle nostre parti, questo schema truffaldino è spesso meglio conosciuto come l’aeroplano, da una sua versione con questo nome che ebbe un notevole successo circa 30 anni fa.

In realtà, Ponzi, Madoff e gli altri cattivoni del genere sono solo una espressione della eterna pulsione umana a trovare scorciatoie verso il benessere. Dalla bolla dei tulipani a quella delle criptovalute, i soggetti come lui sono solo la naturale espressione della necessità evoluzionistica di occupare una ben precisa nicchia ecologica. Insomma: il sonno della ragione (economica) genera i Ponzi.  Lo schema è stato ripetuto più e più volte, con successo crescente, grazie alla velocità delle transazioni elettroniche, con scossoni sempre più grandi, l’ultimo più famoso, quello provocato da Madoff, che,  complice il pessimo tempismo, il collasso, per oltre 60 miliardi di dollari della sua società è coinciso con il momento più nero della crisi dei mutui subprime, si è beccato una condanna all’ ergastolo.

Ovviamente OGNI-SANTA-VOLTA che questi castelli finanziari sono collassati, ogni singola istituzione nazionale ed internazionale si è premurato di ricoprire di infamie il reprobo traditore della fiducia degli investitori, giurando e spergiurando che, nonostante certe pecore nere, il mercato è sano, in mano ad istituzioni finanziarie sicure, che le regole sono chiare, certe, infallibili, che la guardia contro questo genere di abusi sarebbe stata ancora alzata etc etc.

La pena esemplare a Madoff ha dimostrato che questo genere di cose spaventano DAVVERO l’establishment, per un motivo molto semplice, a mio avviso. Perché sono un pericolosissimo canarino nella miniera, sono un campanello di allarme che può alzare l’attenzione sul resto del mercato e sulla realtà più grande, evidente e ignorata (negarla, infatti, è impossibile). Viviamo in un ciclopico schema Ponzi globale. Anzi: in schemi Ponzi multipli, ciascuno dei quali dovrebbe, in teoria, fungere da sostegno in caso di implosione di uno degli altri. In ordine sparso, abbiamo uno schema Ponzi immobiliare, uno schema Ponzi finanziario, uno schema Ponzi estrattivo ( il fracking) e, ovviamente, uno schema Ponzi  finanziario, il tutto annaffiato da future ed altri titoli tossici per un multiplo spaventoso, nessuno sa veramente quanto grande, delle intere ricchezze del mondo.

E qui arriviamo alla parte che credo più immediata e facilmente comprensibile del Pianeta Ponzi, che abbiamo costruito e stiamo costruendo, ai danni di quello reale.

La crescita mondiale si regge, da sempre, sul credito, ovvero, per essere esatti, sul debito.

Per molto tempo, la corsa tra debiti crescenti e fatturati (mondiali) crescenti, si è chiusa in vantaggio per i fatturati. Ma da 20 anni e sempre più velocemente negli ultimi tempi, i debiti sono aumentati più rapidamente del prodotto interno lordo mondiale. Negli ultimi dieci anni il debito totale, pubblico e privato mondiale è aumentato di oltre il 7% di pil all’anno, superando ampiamente la presunta crescita, avvenuta dopo il crollo del 2008.

La situazione attuale è la seguente: il totale ( per difetto, perché una parte dei debiti tra privati non compare nelle statistiche e non tutti i debiti pubblici sono contabilizzati come tali) dei debiti mondiali in venti anni è più triplicato, in dieci è più che raddoppiato.

Come dicevo, la crescita non gli è stata dietro.

Infatti,  il debito è passato dal 217% al 318% del PIL mondiale, che è di circa 77 Trilioni di dollari. Nel 2017, è aumentato di 16 trilioni di dollari, oltre il 20% del PIL mondiale!!!

La cosa interessante, nel senso della cd “maledizione cinese“, è che il totale della ricchezza mondiale, la somma del valore di tutti i beni, pubblici e privati, di tutta la liquidità detenuta, di tutti i brevetti, di tutte le aziende, di tutti i terreni etc etc è stimato in circa 260 miliardi di dollari. Negli ultimi dieci anni è aumentata, sopratutto grazie all’andamento delle borse, di circa 60 trilioni di euro e si stima che continui a crescere, se le cose vanno bene, di circa un 3.8% all’anno, nei prossimi 5 anni, toccando quindi i 340 triliardi di dollari nel 2022. Nel frattempo, se anche il debito continua a crescere come nell’ultimo anno, ovvero ad una velocità multipla rispetto alla ricchezza, saremo arrivati ad una cifra simile, 313 triliardi di euro. Negli anni immediatamente successivi avverrà il sorpasso.

In pura, quanto grossolana, teoria, NESSUNO AL MONDO POSSIEDERA’ PIU’ NULLA.

Infatti il debito procapite supererà la ricchezza procapite.

Il possesso di qualcosa, di qualunque cosa, sarà del tutto provvisorio, appeso alla possibilità di ripagare questo debito.

A quel punto quindi, i nuovi debiti NON potranno essere basati su beni reali, o, per meglio dire, l’intera ricchezza esistente al mondo non basterà a ripagare, ovvero garantire, i debiti contratti, mentre la NUOVA ricchezza creata non sarà in grado di coprire i nuovi debiti. Lo stato di insolvenza sarà certo ed assoluto, l’intero Schema collasserà, al primo stormire di foglia.

E’ bene chiarire che questo è uno scenario ottimistico; positivo. POSITIVO. ripeto. Perchè si basa su ipotesi di crescita tutte da dimostrare e sull’assenza di sconquassi non previsti. Le cose, infatti, potrebbero andare a rotoli più velocemente di così.

La tempistica esatta, ovviamente non ci è nota, come non è mai nota, per le infinite variabili, per ogni schema Ponzi che si rispetta. SE fosse prevedibile, ovviamente, per il fatto stesso di esserlo, sarebbe già avvenuta. Basta infatti che anche solo una piccola percentuale degli aderenti senta puzzo di bruciato e si comporti di conseguenza per far collassare il sistema.

Per analogia, questa volta basterà il collasso di un sufficiente numero di istituti di credito, generato da una crisi qualunque, che porterà all’impossibilità di esigere, per i più vari e comprensibili motivi, una quota consistente dei propri prestiti, per fare da innesco, da miccia, alla deflagrazione. Se quindi la tempistica non è certa, è però certa la caratteristica sostanzialmente truffaldina della sedicente crescita mondiale che ci millantano da tanti anni.

Di solito l’obbiezione regina a queste considerazioni sul debito è grossolana quanto, sostanzialmente, falsa:

“il debito di uno è il credito di un altro”. Quindi, secondo questa affermazione, non esiste problema: le due partite si chiudono, per necessità, in pareggio. Peccato che la parte che concede un prestito e quella che lo riceve NON sono simmetriche. Non si tratta di due cittadini che si scambiano vicendevolmente promesse ma di due diverse e non intercambiabili parti della Società.

L’una infatti, ha l’incarico di RIPAGARE i prestiti, con la propria attività CREATRICE di ricchezza, l’ altra di valutare i beni posti a garanzia del prestito, basato sui risparmi di cittadini ed imprese consimili al richiedente e, di conseguenza non dovrebbe fare prestiti senza le suddette e senza che le suddette, come noi comuni mortali sappiamo benissimo, siano almeno un ragionevole multiplo del prestito stesso.

Questo, lo dicono con assoluta evidenza le cifre anzidette, non è successo, non succede e non succederà, macroscopicamente, su scala mondiale. Vengono fatti decisamente MOLTI più prestiti di quanto sia possibile e di conseguenza i risparmi , ovvero la ricchezza accumulata dal sistema viene sistematicamente distrutta, in quanto, come abbiamo visto, i beni creati non sono in grado di tenere il passo con i debiti generati.  Di conseguenza, il collasso dell’una quindi, NON si traduce nella ricchezza dell’altra. La somma zero esiste solo nella bacata testa degli economisti che la propugnano e degli analisti che ci ricamano sopra scenari con la consistenza delle armate di Hitler, nei giorni del bunker della cancelleria.  ( una redutio ad Hitlerum ci sta sempre bene).

In ogni caso, alla fine, SE si arriverà davvero alla fine, diventerà TUTTO degli istituti di credito. Infatti una economia al collasso porterà alla fine all’escussione di tutti i i beni posti a garanzia, alla svalutazione di quelli non posti a garanzia, al blocco e scomparsa dei conti correnti, alla ipersvalutazione dovuta alla necessità di mantenere flussi finanziari vitali da parte degli stati centrali…

Gli istituti sopravvissuti o, più probabilmente, lo stato che gli sarà subentrato per “salvare i salvabile”, diventeranno proprietari di milioni di beni immobili, aziende macchinari brevetti… e non sapranno che farsene, per mancanza di strutture gestionali, di cultura “imprenditoriale”, e, sostanzialmente, di un mercato residuo che valorizzi i beni stessi, permettendo un recupero di liquidità che possa essere rimessa in circolo. Le partite si annulleranno, è vero, ma il risultato finale sarà quello di cancellare i risparmi di intere generazioni, insieme a chi li ha cosi mal gestiti.  Niente risparmi, Tutto statalizzato o in mano ad enti nazionali o addirittura sovranazionali, economia di sussistenza….

Sarà uno strano socialismo senza socialismo, sarà una situazione non voluta, non prevista non teorizzata e non preventivata.

Oppure sarà peggio, sarà un collasso generale. NON c’e’ bisogno che vi dica che, come ci urlano alcune migliaia di anni di storia, questo è lo scenario di gran lunga più probabile, con contorno di “guerre di alleggerimento e distrazione”.

Tutto considerato, alla fine il picco del petrolio non arriverà per la fine del petrolio. Avverrà per la fine dei soldi.

Niente più crediti, niente più debiti e niente più soldi, creati dal niente per alimentare la folle macchina in corsa verso il baratro.

Se il denaro è sostanzialmente creato a debito e se stiamo raggiungendo il limite FISICO dei debiti realisticamente sottoscrivibili, stiamo forse raggiungendo il picco del denaro.

Forse, fra i tanti picchi di cui noi catastrofisti ci siamo finora occupati, questo dovrebbe essere quello che dovremmo seriamente affrontare, visto che impedirà una gestione decente ed ordinata di tutti gli altri ( necessario eufemismo finale).

Il mio nome è Nessuno

Almeno una certezza, in vista delle prossime elezioni, l’abbiamo.

Cioè che il candidato che dovremmo votare, sulla base della probabilità di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, ascoltare le vostre esigenze, aiutare poveri e disoccupati, prendersi cura di voi, migliorare le cose, dirci come stanno DAVVERO queste cose, è quello indicato nel simpatico mural dell’immagine.

Pure qualcuno dovremo o DOVREMMO votare?

Ed allora? Allora, se siete degni lettori di crisi, scansate come la peste chi parla di:

  • Ripresa della crescita
  • Lotta all’evasione
  • Rispetto dei parametri di Maastricht ( SI!! c’e’ ancora chi lo dice!)
  • Sgravi fiscali per incentivare l’occupazione
  • Cartolarizzazione di questo di quello
  • E naturalmente, reddito di cittadinanza, reddito di inclusione, aumento pensioni minime etc etc

Questo per il banal motivo che sono:

  • bugie ( la lotta all’evasione non la fa VERAMENTE nessuno, perché gli evasori NON sono i Maestri di sci e i pizzicagnoli ma i grandi istituti bancari, le grandi aziende e lo Stato stesso, che è in clamoroso ritardo cronico, per decine di miliardi, nel pagamento dei contributi dovuti ai proprio dipendenti, gli sgravi fiscali vengono incamerati quasi integralmente, senza aumentare l’occupazione se non quella precaria)
  • impossibilità tecniche ( la crescita infinita o, ormai, la crescita tout court, senza aumento del debito più che proporzionale )
  •  autoescludenti ( reddito di cittadinanza comunque declinato E rispetto dei limiti di bilancio imposti dalla Comunità Europea).
  • Disastri annunciati ( OGNI-SINGOLA-CARTOLARIZZAZIONE, ovvero svendita di proprietà, servizi, aziende, al netto degli spesso plateali favori agli amici im-prenditori si è certificatamente tradotta in un disastro per la collettività e, praticamente sempre, anche per l’economia del paese).
  • Quindi? Beh, la scelta è scarsa, la tentazione di votare per Terence Hill, enorme.

Purtuttavia, resistiamo, resistete e vediamo di scovare Quel qualcuno che possa non farci rimpiangere di non aver votato per NESSUNO. Mi accontenterei di qualcuno che anche solo adombrasse l’esistenza di un mondo possibile diverso da quello di una crescita infinita basata su un debito infinito, ovvero su una illusione altrettanto infinita. Ma per farlo si dovrebbe ammettere che, dopo aver seppellito gli altri ismi, è arrivato il momento di seppellire per bene anche gli ultimi rimasti ( liberismo, capitalismo etc etc) e vedere di riconnetterci al mondo reale in qualche modo più delicato di una musata contro un muro.

Alla fine dovrete votare per una persona ben precisa, nella vostra circoscrizione. dimenticatevi il voto utile, gli schieramenti, le sedicenti destre e sinistre e i sedicenti nondestra e non sinistra e….. cherchez l’homme ( o la femme).

 

Non chiamatela indipendenza

Un Panda Indipendentista dello zoo di Edinburgo è più libero?
Un Panda Indipendentista è più libero?

La Catalogna. Il referendum in Lombardia e Veneto. L’Inghilterra.

La Scozia. I fiamminghi. La Corsica. La Sardegna. La Toscana. … Tutti vogliono essere indipendenti. Da tutto. Da uno Stato fiscalmente oppressivo. da una Europa cinica bara ed ancora più fiscalmente oppressiva, dominata da una opaca burocrazia asservita a poteri ancora più opachi…Tutti sono convinti che, non appena diventeranno indipendenti, tutto andrà bene ed un nuovo e radioso avvenire splenderà nei loro cieli, finalmente liberi dal bieco oppressore. Straniero o meno che sia.

Balle.

Ad esempio, La Catalogna e La Scozia NON sarebbero affatto libere di esercitare la politica fiscale preferita, visto che entrambe vorrebbero rimanere dentro l’Europa. Peraltro, a parte le dichiarazioni recenti e apodittiche di Junckers, non è detto che ci riescano, perché in Europa non c’e’ Stato che non abbia le sue minoranze in attesa di una loro indipendenza e non si vuole aprire il vaso di Pandora più di quanto non si sia già aperto.

Il punto è che si sbagliano e di brutto, gli indipendentisti. Perché non avverrà alcuna grande rivoluzione fiscale, anche restando fuori dall’Europa e dall’Euro.

Ovviamente le nuove monete coniate sarebbero debolissime ed ovviamente, nel processo, i capitali scapperebbero, impoverendo le due regioni. Ovviamente, DOVREBBERO chiedere con il cappello in mano, di ottenere le stesse condizioni e gli stessi accordi commerciali in vigore attualmente in Europa e non è detto che le otterrebbero. Nel processo, l’economia non potrebbe che andare a rotoli, con buona pace della speranza di PAGARE MENO TASSE.

Perché, in tutte queste indipendenze, a parte qualche riverniciatura culturale, emerge sempre, chiaro e nitido un fatto: che il vero e fondante motivo di queste istanze di libertà dall’oppressivo…etc etc etc bla bla bla…. è che si vuole pagare meno tasse, supposte malimpiegate da governi centrali parassitari.

Illusione. Perché le tasse sono sempre meno pagate per dare allo Stato la forza di mantenere servizi( in calo, costante, in ogni paese europeo) ma sempre più per pagare i debito contratti con il sistema finanziario, che a sua volta si approvvigiona presso la banca centrale per avere i fondi necessari a rifinanziare lo Stato. Il meccanismo ha bisogno dei cittadini come passaggio  intermedio e si muove a velocità sempre crescente, anche perché sempre più spesso è lo Stato che interviene a salvare le banche con crediti in sofferenza ( prevalentemente NON nei confronti dei cittadini, nota bene).

Così è questo Moloch che schiaccia l’economia, il peso crescente dei debiti pubblici e privati che già ci porta ad impegnare il futuro dei nostri figli per pagare oggi le pensioni e per salvare oggi i conti correnti dei cittadini. Questo Moloch NON E’ MESSO IN DISCUSSIONE  da nessuna istanza indipendentista. Si vuole girare meno soldi allo Stato centrale e lasciare più soldi per la gestione dello Stato autonomo appena nato e/o del governo federalista. Tuttavia pensare che sarebbero impegnati per servizi e/o che comunque la finanza non finirebbe per rosicchiarne parti crescenti ( essendo tanto più fragile tanto più è industrializzato il territorio, causa sofferenze bancarie) E’ una illusione non in un remoto futuro ma già ora. Non è un caso che le banche recentemente fallite siano quelle di distretti industriali tra i più sviluppati delle rispettive Regioni.

Per l’ennesima volta: l’UNICO modo per uscire da questa soluzione è chiedere l’indipendenza, si, ma da questa economia puramente monetaria che sta distruggendo a passi esponenzialmente più rapidi quella reale. Non c’e’ Stato che tenga. Questo sistema fagocita tutti gli Stati, e trascende dalle frontiere.

Non sarete liberi, cittadini di Catalogna o di Brembate, perché l’economia è costruita sul debito e questo debito è sempre più impagabile, non potendo l’economia crescere alla stessa velocità del debito. In realtà per raggiungimento rapido dei limiti fisici, la crescita presto finirà in tutto il mondo e questa volta in modo stabile. L’apparato finanziario mondiale si mangia, secondo diverse stime, circa il 25% della ricchezza reale prodotta nel pianeta e circa il 20% delle risorse fisiche. Senza produrre, ormai altro che un incubo planetario, che agita le notti dei ragionieri delle imprese, dei padri di famiglia precari con il mutuo sulle spalle dei genitori in pensione e dei Capi di Stato mondiali, alla ricerca di una scusa esterna per il collasso dell’economia prossimo venturo e/o la stretta alle libertà personali. Al netto dell’ovvio egoismo che pervade la vostra posizione, potevate scegliere tra il coraggio e l’illusione.

Avete scelto o state scegliendo l’illusione.

Avrete bisogno di molto più coraggio, per vivere nei tempi prossimi.

La prima indipendenza è quella dai luoghi comuni. La prima libertà non è quella che vi fanno sognare ma quella che vi costruite con le vostre mani.

Uscite dalla scatola, convincete voi stessi e poi i vostri concittadini e non avrete più bisogno di uccidere o odiare vostri simili per una chimera che molti possono raccontarvi ma nessuno portarvi a toccare in carne ed ossa. Non dovete distruggere il vostro Stato, dovete rivoluzionarlo. Non dovete distruggere l’Europa, dovete rivoluzionarne le istituzioni. Rimettete la finanza sul sedile posteriore. Fate tornare i soldi a fare il loro mestiere di mezzi e non di fine. Obbligate ad investirli in cose costruttive.

Fatelo in un modo semplice. Scegliendo, tra la stabilità della morte per soffocamento, schiacciati da un debito sempre crescente in termini reali che si mangia pezzi sempre più grossi della vostra vita, l’instabilità di una rapida svalutazione del denaro.

I vostri stipendi perderanno valore ma il denaro fermo in sempre più illusori investimenti finanziari ancora di più. Cancellate il debito. Avverrà comunque.

Potete ancora scegliere il modo.

Non dovete lasciare che distruggano la vostra vita e perfino le vostre illusioni. Abbiate illusioni raggiungibili.

E cesseranno di essere illusioni…

Un uomo “sola” al comando

renziefonzieChe quella italiana, negli ultimi venti anni, fosse diventata una democrazia molto, ma molto, ma molto molto, sui generis, mi era venuto il dubbio, più di una volta, specialmente negli ultimi dieci anni. Diciamo che il dubbio mi era venuto MILIONI di volte. Una democrazia prigioniera di un inciucio permanente effettivo tra i poteri che dovrebbero essere indipendenti e vicendevolmente regolanti. Il potere esecutivo, il potere legislativo, il potere giudiziario, il potere militare… Se abbiamo capito qualcosa, abbiamo capito che nel nostro paese tutti questi poteri si fondono e confondono l’un l’altro, sempre comunque in qualche modo genuflessi ad un potere confuso, totalizzante, liquido, che resta appena sotto traccia e si manifesta di volta in volta, come questo o quel comitato affaristico, come questa o quella lobby, come questo o quel faccendiere. In realtà quel che si è disegnato è una sostanziale sempre crescente ed ormai acquisita sudditanza di tutti gli apparati dello stato ( s minuscola d’obbligo) ad un apparato sempre meno imprenditoriale e sempre più affaristico e, in ultimo, “prenditoriale”, ormai dedito non tanto al fare affari ma allo smantellamento parassitario, fagocitamento e digestione di parti crescenti della struttura economica del paese.  Smantellato il settore petrolchimico, annientato quello delle telecomunicazioni, svenduto quello alimentare, privatizzato il settore bancario, investito immense quantità di denaro, migliaia di euro per contribuente, per autostrade e tav sempre meno alla portata dei cittadini ( provate a vedere quanto può costare una gita fuori porta in treno, per esempio a venezia, per una famiglia di 4 persone)e sempre più opere fini a se stesse, necessarie sopratutto per tenere su i grandi conglomerati dei costruttori/cementatori, con il motto “bei lavori belli soldi”. Dopo 20 anni resta poco, ormai, da spolpare, mancano i “bei lavori” e sempre di più mancano i “belli soldi” che dovrebbero finanziarli. Per il motivo, invero semplice, che quei soldi provenivano dai risparmi degli italiani, di tutti noi, dei nostri padri e nonni, accumulati da milioni di formichine, di buoni padri di famiglia e sperperati in pochi anni per finanziare l’ultimo giro d’affari degli amici di parrocchia, di loggia, di tessera, di merenda. Salvo poi, naturalmente, salvare le banche disastrate. Sempre con i nostri/vostri soldi. In un mondo globalizzato, il puzzo di carogna ha attirato mosche, cornacchie, condor ed infine sciacalli da tutte le parti. Essendo il problema di una crescente autofagia del sistema non solo italiana, essendo l’Italia praticamente il giullare, la macchietta del consesso internazionale, è stato inesorabile che venissimo visti come una opportunità di apparecchiarsi un bel banchetto, con riffa finale e villa sulle colline toscane a prezzo di realizzo, come premio finale. In questo contesto crepuscolare, il cittadino sempre più suddito, di fronte ad istituzioni che per prime non credono in se stesse, come SEMPRE succede e come ben insegna la Storia degli ultimi migliaia di anni, strangolato dal pessimismo della ragione, si è aggrappato ad un ottimismo del cuore, alla speranza di un homo ex machina, raddrizzatore delle sorti del bel paese ed inveratore del sempre verde mito dello Stellone italico.

La sorte ci ha mandato non un uomo coraggioso onesto, spregiudicato quanto basta e capace quanto ve n’era bisogno ma una sua dozzinale riproduzione sedicente….tutto.

Sedicente innovatore, sedicente giovane, sedicente uomo della strada contrapposto alle lobbies, sedicente paladino della capacità&sagacità contro il poltronismo e nepotismo. Un vero maestro, da Masterchef, nell’antica arte del rigirare la frittata, una volta fatta. E di smentire oggi, quel che aveva detto o fatto ieri, fare domani il contrario di quanto enunciato oggi e, con un contorsionismo degno del circo Togni, denunciare sdegnato ed impegnarsi a correggere nefandezze di cui era stato il primo e più convinto realizzatore.

Gli italiani hanno tanti difetti, di cui il principale è quello di essere perennemente alla ricerca di un vincitore sul cui carro saltare, meglio se alla ricerca di un eldorado dall’erba verdissima e dai frutti rigogliosi, sempre e solo se annaffiati con l’acqua e coltivati con le regole dei nostri virtuosissimi vicini. Insomma abbiamo la sindrome del cugino di campagna, il che, è davvero un paradosso, dando una occhiata smagata in casa die nostri supposti virtuosissimi e capaci vicini. Hanno tanti difetti, dicevo, ma non quello di non riconoscere, quando lo vedono un “sola”. Credo che, alla fine l’atto coraggioso quanto politicamente insensato del referendum sia spiegabile solo come saldo dell’enorme cambiale contratta dal “sola” nei confronti del blob che a parola diceva ( e dice!) di voler combattere.

Hanno tanti difetti, dicevo ma in fatto di “sole” la sanno lunga e l’hanno smagato presto. Al netto di tutto, il voto contrario dei cittadini significa proprio che non l’hanno bevuta. Ma il “sola” resiste persiste e contrattacca, almeno per recuperare la leadership dentro il suo partito, il fu PD, futuro PdR(enzi). Purtroppo, duole dirlo, avrà successo. Perché il bisogno che va a soddisfare è irrazionale quanto profondo ed ai “sola”, gli italiani sono abituati. Lui ha il pregio di raccontarla meglio degli altri, specialmente dei gufacci&professoroni che hanno il tremendissimo torto di raccontarla giusta(cioè grama). Ed è innegabilmente coraggioso quanto spregiudicato, quanto sfacciato.

Alla fine delle pulizie di primavera il pd, o quel che ne resta, sarà roba sua. E finalmente potrà coronare, finché dura ed inchieste permettendo (ma vedrete che all’improvviso scoprirà l’emergenza carceraria ed arriverà un bell’indulto) il suo sogno: un uomo sola al comando. Certo: di una nave che affonda. Ma non vi preoccupate, ha già individuato il ponte scialuppe, non si farà trovare impreparato, questa volta. Il comando, appena prima dell’iceberg, o subito dopo, passerà al prossimo “Sola”, ne abbiamo un certo numero, che copre l’intero arco parlamentare.

Perché in fondo, ci siamo rassegnati, al nostro destino da peracottari d’Europa. Il che è ridicolo, perché i sola più grandi sono quelli che con fiero cipiglio non cessano di darci lezioni.

Deboli di Costituzione.

pistola-flagE’ passato oltre un mese da un post che avevo deciso di NON pubblicare, perché si parlava di Costituzione, certo ma anche e sopratutto di cittadini. Salvata, per così dire la Costituzione, ora resta da fare i cittadini. Avrete pur visto che , dopotutto non è successo nessuno sconquasso. come, purtroppo, non è cambiato molto scambiando Arlecchino e Pulcinella sul palco.

In ogni caso il post ORA ha un senso maggiore che nell’immediatezza del referendum.

A mio sindacabilissimo giudizio, vi tocca sciropparvelo.

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22 Novembre 2016, Lettera ai lettori

Ormai, vada come vada, avrete già deciso come votare nel babbo di tutti i NON-eventi.

Ovvero nel NOIOSISSIMO ed INUTILISSIMO referendum Costituzionale.

Lasciatemi dire la mia, in libertà. A partire da un fatto evidente: Nessuna riforma costituzionale potrà  cancellare l’evidenza dei fatti: che siamo deboli, debolissimi di Costituzione. Di quella che conta, ovvero di una identità sociale, culturale e nazionale che ci permetta di ritrovare energie ed obbiettivi, l’unica cosa che potrebbe, diversamente biondi permettendo, salvarci dalla madre di tutte le Crisi, reloaded.

Questo referendum, in primo luogo, è un non evento perché, in un paese di buon senso, non si sarebbe mai tenuto. Perché le riforme in oggetto non sarebbero mai state proposte.

Non perché siano particolarmente nefaste ( ed in effetti, a mio giudizio, lo sono) ma perché sono, appunto, inutili, ininfluenti.

Inutili perché la nostra Costituzione, anzi: QUALUNQUE Costituzione è inutile senza Cittadini. Senza persone determinate a difendere e rafforzare il patto sociale che li lega sotto il tetto di regole condivise ed uguali ( si spera) per tutti e che si spera democratico.

E cittadini, in Italia, ne sono rimasti pochi, ammesso che ce ne siano stati mai molti in un paese individualista e settario come il nostro. In effetti è il patto Sociale, il progetto di Società concepito ormai 70 anni fa, la promessa di un futuro migliore e condiviso, a partire DAI LAVORATORI, ovvero da coloro che si costruivano il proprio benessere con le proprie mani, che vacilla, che cede. La nostra Società vaga, senza una direzione precisa, anzi nel tradimento dell’articolo 1 della Costituzione stessa . Mi pare infatti chiaro che la Repubblica attuale NON è fondata sul Lavoro (ammesso che esista ancora, come Repubblica e non sia ormai diventata una oligarchia di fatto).

Come è facilmente verificabile, l’articolo avrebbe dovuto terminare con “fondata sui lavoratori”, per rimarcare il primo soggetto destinatario e beneficiario del patto sociale ma, data la situazione internazionale, l’incipit sembrava troppo proiettato verso il socialismo reale per poter essere accettato da tutti i Padri Costituenti. Si trovo un compromesso che soddisfacesse i tre principali partiti popolari di allora.

Senza stare a ripercorrere la Storia di questi ultimi 70 anni è evidente che le modifiche proposte e del resto tutta la legislazione recente NON sono partite da quel famoso articolo 1 ma vadano, piuttosto, verso una fantomatica “governabilità” in grado di per se di garantire nuovi e radiosi giorni al nostro paese. In pratica, riconsegnerebbero il paese in mano ad una ristretta oligarchia, non eletta ( come è noto) ma, al massimo, indicata dagli elettori.

Del resto i lavoratori, al di la delle chiacchiere, hanno visto erose quando non cancellate buona parte della conquiste sociali ottenute nei primi 30 anni di Repubblica, in nome della demenziale “competitività.” Demenziale perché il costo del lavoro, in un paese come l’Italia, vale mediamente pochi percento del costo del prodotto finito e quindi, anche facendo lavorare le persone gratis, non potrebbe, da solo, risollevare l’economia, senza contare che, ovviamente, i poveri non comprano e non consumano. 

Detto questo, quella della necessità di una maggiore governabilità che non andrebbe a discapito della democrazia è una balla ed anche grossa. Perché, intanto le democrazie, per definizioni sono MENO governabili e meno stabili delle oligarchie e, sopratutto delle dittature. Ogni aumento di governabilità implica automaticamente, in qualche misura, una riduzione nella democrazia.  Siccome questa è stata mooolto erosa dal combinato disposto di leggi elettorali, diktat della trimurti internazionale a Presidenti compromessi con ogni potere altro da quello dal quale dovrebbe derivare il suo potere e tutte le altre varie cosuccie successe in questi anni, di democrazia in questo paese ne era comunque rimasta piuttosto poca.

La balla più grossa, comunque, è quella che la nostra struttura di governo con due camere paritetiche non permetterebbe lo svolgimento di una rapida funzione legislativa.

Ricordo solo una cosa: siamo il paese con più leggi, decreti ministeriali, decreti legislativi, decreti legge, decreti attuativi di tutta l’Europa e probabilmente di tutto il mondo cosiddetto civile.

Se la produttività di un parlamento si misurasse dal numero delle leggi, beh non avremmo certo bisogno di cambiare nulla.

Eppure, direi, queste centinaia di migliaia ( pare) di leggi e leggine NON hanno prodotto uno Stato perfetto, equanime, giusto, corretto, efficiente.

Sono MOLTO spesso,imperfette, farraginose, autoreferenziali, contraddittorie, illeggibili. E questo nonostante due o più passaggi dall’una all’altra camera.

Credo che sia difficile negare che un cospicuo numero delle nostre leggi siano scritte con i piedi ed attuate/applicate con ….altre parti del corpo. Per quale motivo, quindi, se i nostri legislatori sono così poco preparati, così eterodiretti, così incerti, da non riuscire a produrre leggi decenti dopo passaggi multipli, le cose dovrebbero migliorare quando questi passaggi fossero ridotti?

Ma, si dice, c’e’ bisogno di decisioni rapide in un mondo dinamico e mutevole come quello odierno. Si insiste che i tempi della costituzione erano altri: remoti, bucolici, rallentati, in una parola, placidi. Eh?! Ehhh?!! EEEHH??!!! No, dico: noi, a 25 anni da Mani Pulite, non siamo ancora riusciti a ricostruire una seconda repubblica decente. I nostri Padri Costituenti in 25 anni si  sciropparono due guerre mondiali, un ventennio fascista e la Ricostruzione, che portarono a termine in meno di dieci anni.

Le leggi sulla tutela del lavoro, dell’ambiente, della sanità e previdenza pubblica. Oltre metà delle nostre città, buona parte della rete autostradale e ferroviaria, interi reparti industriali ( automobilistico, elettrico, chimico) sono stati ricostruiti o costruiti di sana pianta nei primi dieci, quindici anni della Repubblica ed osiamo dire che erano dei placidoni che si erano costruiti una struttura parlamentare faraginosa, adatta ai loro tempi lunghi?

Solo una Nazione, fragile, esile, malaticcia e stordita, debole, debolissima di Costituzione, senza memoria e, direi, senza pudore ne vergogna, si lascia raccontare frottole di questa portata da mezze calzetta di questa fatta, incapaci di riscrivere gli articoli della Costituzione senza trasformarli in un guazzabuglio illeggibile. Solo chi si è sempre disinteressato del significato e del valore della Costituzione, perché probabilmente non ha mai dovuto combattere per avere il diritto di averne una che non fosse calata dall’alto e fatta su misura per le oligarchie dominanti. Solo, infine, chi è già pronto per consegnare quel che poco che resta della struttura democratica dello Stato, pur di tornare alla crescita. sola salvatrice del futuro. Niente crescita, nessun futuro, è il mantra che continuano a raccontarci.

Siccome la crescita infinita in un pianeta finito è impossibile, consegnare il proprio futuro a chi continua ad illuderci di qualcosa che è impossibile, equivale a credere nei miracoli. Quelli di serie B, fatti da un santo falso che cammina sull’acqua perché ha i trampoli, che moltiplica i pani ed i pesci perché li frega a quelli più poveri di voi, che il discorso della montagna lo fa per convincervi che essere poveri, disperati e fessi è un bene perché grande sarà la vostra ricompensa.

Nell’altro mondo.

La prima Costituzione, è dentro di noi.