Storie di ordinaria immondizia

Da quasi mezzo secolo il Rapporto sui limiti dello sviluppo, commissionato al MIT dal Club di Roma e pubblicato nel lontano 1972, ci mette in guardia rispetto a tutta una serie di disastri incombenti sul nostro precario ‘benessere’. Il primo fra questi è l’esaurimento delle fonti energetiche fossili, argomento sul quale da un po’ di anni si discetta moltissimo. Il secondo è l’inquinamento.

L’analisi sviluppata dal team di Donatella Meadows individuò nella dipendenza dal petrolio e dalle riserve fossili la prima ed inevitabile criticità nel nostro modello di crescita, ma non si fermò lì. Provò a ragionare, sempre utilizzando modelli matematici (un metodo innovativo per l’epoca), su cosa sarebbe successo se il problema dell’approvvigionamento energetico si fosse risolto grazie ad una inattesa evoluzione tecnologica. Quello che saltò fuori fu che la questione immediatamente successiva da fronteggiare sarebbe risultata la sovraproduzione di rifiuti. Cito da Wikipedia:


Scenario 2: Crisi da inquinamento

Si modifica lo scenario 1 ipotizzando che le risorse non rinnovabili siano il doppio in conseguenza di giacimenti non ancora scoperti, in modo da consentire un loro sfruttamento prolungato. Si ha anche in questo caso un progresso bruscamente interrotto nella prima metà del XXI secolo, ma questa volta per effetto dell’inquinamento, con conseguenze sia dirette (sulla salute umana) sia indirette, queste ultime soprattutto per la diminuzione della fertilità della terra (causata, ad es., da accumulo di metalli pesanti o sostanze chimiche di sintesi a lunga persistenza, acidificazione delle piogge, alterazioni climatiche, assottigliamento dello strato di ozono)


Dal mio personale osservatorio, in virtù della recente nomina ad assessore municipale (con deleghe a mobilità e trasporti, ambiente e decoro urbano), ormai da diverse settimane mi ritrovo immerso fino al collo nella cosiddetta ‘questione rifiuti’ della capitale. Vediamo quindi di riassumerne i contorni fondamentali.

Fino a pochi anni fa lo smaltimento dei rifiuti avveniva in un enorme ‘buco nero’, la discarica di Malagrotta dell’imprenditore Manlio Cerroni. Una soluzione semplice quanto inaccettabile che ha raggiunto un punto di non ritorno nel momento in cui l’Unione Europea ha finalmente emesso una normativa per obbligare gli stati membri ad effettuare la differenziazione dei rifiuti ed il riciclaggio.

Il ‘business dei rifiuti’ è risultato però a tal punto redditizio e politicamente influente da mantenere  Malagrotta in esercizio, con successive proroghe, fino al 2013, esponendo l’Italia a multe e procedure di infrazione delle norme comunitarie. Nel momento in cui l’ex sindaco Ignazio Marino ha finalmente firmato l’ordinanza di chiusura sono cominciati i guai.

La città si è ritrovata invasa, praticamente da un giorno all’altro, da montagne di spazzatura non rimossa, rifiuti ingombranti, materassi abbandonati, risultato dell’inadeguatezza di sistemi di trattamento e smaltimento mai desiderati e mal predisposti. La lunga coda di questa vicenda si allunga fino ai giorni nostri, nonostante il recente passaggio di consegne dall’amministrazione Marino (PD) alla sindacatura Raggi (M5S).

La questione di fondo, per come ci viene descritta, consiste nella insufficiente capacità di carico degli impianti di trattamento, che non sono in grado di accogliere la quantità di materiali definite da contratto. Questo comporta lunghe code delle macchine compattatrici in attesa dello svuotamento, con abbassamento delle frequenze di raccolta ed accumulo di spazzatura in prossimità dei cassonetti ormai saturi, tale da richiedere un intervento manuale degli operatori, aumenti dei costi, e ‘dulcis in fundo’ con disponibilità del personale addetto sottodimensionata rispetto all’emergenza.

2016-07-24 11.09.33(cumuli di rifiuti fotografati ieri mattina,
domenica, in Piazza dei Tribuni al Tuscolano)

Se questa situazione sia il risultato di un’incapacità nella gestione manageriale della municipalizzata AMA o, come ritengono alcuni, un piano scientemente architettato per tenere in scacco le amministrazioni, è attualmente impossibile stabilirlo. Nel frattempo i disagi per i cittadini crescono, anche a causa del caldo estivo.

I cassonetti dell’umido traboccano, producendo esalazioni pestilenziali che si diffondono agli edifici in prossimità. Il rallentamento dei cicli di prelievo produce un’intensificazione dell’attività notturna, con incremento dei costi (straordinari per gli operatori) e rumori molesti che turbano i sonni dei residenti, non di rado obbligati dal caldo a dormire con le finestre aperte. L’accumulo di rifiuti organici rappresenta inoltre una enorme opportunità per ratti, scarafaggi ed altri parassiti che festeggiano a modo loro l’inattesa abbondanza di cibo.

Rats(ratti fotografati nel quartiere Cinecittà Est
in prossimità di una scuola elementare)

L’elenco dei disagi non si esaurisce qui, perché il dissesto parte da lontano. Un altro pezzo del problema riguarda l’affaire Mafia Capitale. Per favorire le cooperative di Buzzi e Carminati molti dei servizi un tempo effettuati dalle municipalizzate sono stati nel tempo esternalizzati. Con l’avvio del processo penale queste attività si sono immediatamente bloccate, creando una situazione insostenibile in cui la pulizia degli spazi pubblici non risulta più  in gestione ad alcun soggetto legalmente autorizzato.

A questo ennesimo sfascio i cittadini reagiscono come possono, per esempio rimboccandosi le maniche ed organizzando giornate di pulizia straordinaria in accordo con AMA: i volontari spazzano parchi e giardini accumulando i rifiuti in un punto prestabilito, mentre il ritiro viene effettuato dagli operatori  del servizio pubblico al termine dell’intervento.

2016-07-23 12.37.53(un gruppo di volontari M5S al termine della ripulitura del giardino di piazza dei Consoli, quartiere Tuscolano, effettuata sabato scorso) 

Al momento è difficile dire come e quando di questa situazione se ne verrà a capo, ma è già chiaro il danno economico e di qualità della vita che la collettività sta soffrendo, oltre al danno d’immagine per la città. I rifiuti non accolti dalle stazioni di smaltimento spesso prendono la strada degli inceneritori disponibili a bruciarli, anche fuori dall’Italia, con costi aggiuntivi di trasporto e trattamento. Inceneritori che si alimentano coi nostri rifiuti perché nei paesi dove sono stati costruiti il livello di riciclaggio e riuso dei rifiuti è ormai a tal punto efficiente da averli privati di materiale da bruciare.

Il processo di riassetto è avviato, ma è decisamente difficile azzardare una previsione sulle tempistiche, tali e tanti sono i malfunzionamenti di un sistema di gestione dei rifiuti solidi urbani che fin qui ha sostanzialmente nascosto la polvere sotto il tappeto, continuando a rimandare indefinitamente l’approntamento di soluzioni realmente efficaci.

2016-07-24 11.43.38‘Il riposo dello scooterone abbandonato’ – Tuscolano – 24/07/16

7 pensieri su “Storie di ordinaria immondizia”

  1. Hai idea del perchè i cassonetti per l’umido li hanno concepiti “aperti” invece che chiusi? Perchè la puzza si espanda meglio?

    1. Perché l’umido ha bisogno di ‘respirare’ per asciugarsi ed evitare di dar luogo a processi anossici che possono portare al deterioramento della materia organica e produrre proliferazione di batteri e percolati tossici. Processi che gli attuali cassonetti, per conformazione e tempistiche di prelievo, non impediscono del tutto.
      A quanto mi hanno riferito i responsabili AMA, quando il cassonetto è strapieno per un tempo prolungato l’umido all’interno degrada al punto che non è possibile recuperarlo mediante compostaggio… va avviato in discarica o all’incenerimento.

    2. Aggiungo, se non bastasse, che essendo l’umido più pesante della normale spazzatura indifferenziata, i cassonetti marroni risultano eccessivamente capienti: non di rado quando sono pieni fino all’orlo le macchine compattatrici hanno problemi a sollevarli e si rende necessario un intervento manuale.

    3. Quindi il problema è sempre quello della frequenza del ritiro da parte dei camion. Grazie.

  2. Sarebbe (legalmente) percorribile la via dell’ordinanza sindacale contingibile e urgente per divieto di
    – vuoti a perdere per determinati prodotti on food e/o bevande
    – stoviglie a perdere (e sostituzione anche nei punti vendita con nateriali tipo mater-b e simili)
    – imballaggi non ricilabili (es. vaschette gelato artigianale, riportare almeno involucro esterno, acquisto verdure obbligo solo materiali biodegradabili)
    ( previ accordi con catene di distribuzione -negozi/supermercati/centri commerciali- e con tempi a scalare a seconda delle diverse tipologie di prodotti) ?
    Auguroni

  3. Per quanto riguardo umido (o per meglio dire FORSU frazione organica rifiuti solidi urbani) l’uovo di Colombo sarebbe la codigestione nei digestori degli impianti di depurazione municipali. Mi sono occupato della cosa a livello di sperimentazione in scala laboratorio e funziona. In Francia e nord Europa si pratica. Proprio perché uno dei problemi dell’umido è la fermentazione che è poco tollerata dai cittadini. L’Agenzia Europea di protezione ambientale lo suggeriva già dal 2009. Per quel che ne so la sindrome Nynby si abbatte su impianti di compostaggio e simili. Nei digestori questo materiale migliora e di molto anche la stabilizzazione dei fanghi di risulta. E si produce biogas. Il problema del digestato (il residuo di digestione) risulta minimizzato rispetto ad un digestore di reflui di allevamento, perché si lavora su una fase molto liquida.

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