Niente basta, a chi non basta quanto e’ sufficiente

Pratolino, la grande quercia

prima parte

“Niente basta a chi non basta quanto è sufficiente.”

Epicuro

“Non è lontano il giorno in cui il problema economico prenderà il posto che gli compete, ovvero il sedile posteriore e l’arena del cuore e la testa saranno occupate o ri-occupate dai nostri reali problemi, i problemi della vita e delle relazioni umane, della creazione e del comportamento e della religione…”

John Maynard Keynes

Il Covid-19 resterà nella storia.

Di questo  paese ed anche nella nostra, personale.

Come la crisi più importante dai tempi della seconda guerra mondiale. Una grande tragedia, ovviamente, ma anche come una opportunità, se la sapremo cogliere, di ripensare ai valori che ci legano, alle cose che ci uniscono ed a quelle da cambiare. Perchè lo sappiamo, che dobbiamo cambiare. Perchè lo sappiamo che il paradigma sociale ed economico che ha plasmato la realtà che ci circonda non tiene più, è diventato un dinosauro, un gigante dai piedi di argilla, che in preda al panico può distruggere tutto intorno a lui, prima di cadere, vittima della sua fragilità e della sua incapacità di cambiare. Lo stiamo vedendo bene, in questi giorni, ed ancora non sappiamo ancora quanto grave sarà il danno provocato all’enorme schema Ponzi [1] che è diventato il mondo finanziario attuale[2].

Opportunità dicevamo.

Del resto sia i greci che i cinesi sapevano bene che la parola crisi (krísis è “scelta, decisione”) racchiude in sé una duplicità. I cinesi infatti così esprimono il termine:

Rischio ed opportunità, scelta, cambiamento. La seconda parola da sola è fortemente polisemica ( ha molti significati diversi). I vari significati, in ogni caso, vanno di pari passo. 

Enormi rischi, ad esempio quelli associati alla rivoluzione, alle guerre, alle carestie, alle epidemie (ahinoi) costituiscono anche enormi opportunità, che non sempre si sanno o vogliono cogliere. Cosa che la Storia, solitamente, rinfaccia a chi non le coglie, da sempre.

Certo: in un mondo dominato da un unico dio minore, il denaro, o meglio il debito [3], le opportunità vengono automaticamente convertite in opportunità di guadagno. 

E spesso nelle normali crisi finanziarie è così, per chi sa ed ha gli strumenti per coglierle.

Ma questa NON è una crisi normale. Non è infatti una crisi endogena al sistema. Non è una crisi di produzione, non è una crisi di liquidità, non è una crisi di domanda. Non è una crisi di fiducia: è tutto questo insieme ed altro ancora. Le centinaia di miliardi paracadutate dagli istituti centrali sui mercati, per cercare di salvare il salvabile, potrebbero non bastare. Un poco come avere il serbatoio pieno non serve a molto, se si ha il motore rotto.

In un mondo in cui, all’improvviso, il denaro non serve o non basta a far ripartire l’economia, la Società, è evidente che si debba pensare ad altro, ripensare ai fondamenti stessi della Società: lo sappiamo, l’abbiamo sempre saputo, in realtà, che ambire ad una crescita infinita in un pianeta finito non poteva avere senso. Se il prestigiatore, ovvero la scienza, ha tirato fuori dal cappello un numero strabiliante di conigli, la Storia ci ha sempre avvisato, nell’indifferenza generale, che anche il migliore illusionista non dispone di infiniti trucchi.

Ancora oggi buona parte degli economisti, pur riconoscendo che c’è seriamente qualcosa che non funziona, nell’attuale sistema, non ha voluto o saputo metterne in discussione i fondamenti [4]. Non tanto e non solo il principio astratto – e quanto mai falso – di libero mercato, una astrazione potentemente combattuta nella realtà, dominata infatti, sempre di più, da giganteschi conglomerati economici (che fatturano più di interi stati) ma anche, più sottilmente, il principio economico su cui l’enorme crescita economica di questi anni si è fondata e di cui ormai il sistema è diventato schiavo. Come un tossico all’ultimo stadio alla ricerca disperata di sempre maggiori dosi per ottenere lo stesso effetto. È tempo di comprendere che il debito e QUINDI LA CRESCITA non possono aumentare all’infinito, e che un nuovo paradigma, di conseguenza, è necessario. 

Non abbiamo la pretesa, ovviamente, di tratteggiare una nuova teoria economica, ma solo, in questo breve viaggio a tappe, proporre alcune piccole iniziative che, incidendo sulla vita di tutti i giorni di ciascuno di noi, ci facciano comprendere come è possibile cambiare concretamente ed in modo rapido l’impatto che abbiamo sull’ambiente, così permettendo, per intanto, di fare cambiare prospettiva a più persone possibile, a mostrare che un altro mondo è possibile, non in un remoto futuro ma qui, ora, domani. Nell’insieme vogliamo ottenere un di più di qualità della vita, consumando meno risorse. Di più con meno.

Dematerializzare la cosiddetta crescita (la crescita economica è apparente perché in realtà, in tutto il mondo aumenta più lentamente del debito necessario a sostenerla), che attualmente garantisce un minimo di prospettiva futura. 

In attesa di sostituirla con un vocabolo molto più interessante: lo sviluppo o in alternativa l’evoluzione. 

Non sempre infatti la crescita è sinonimo di evoluzione o miglioramento. I dinosauri, come è noto, crescevano moltissimo. Ma non sono sopravvissuti al meteorite, al contrario dei piccoli, adattabili, apparentemente fragili e furtivi mammiferi.

Alla prossima!

(continua)

[1] https://it.m.wikipedia.org/wiki/Schema_Ponzi

[2] https://www.crisiswhatcrisis.it/2020/01/20/yo-yo-36-miliardi-ed-una-bottiglia-di-rhum/

[3] https://www.crisiswhatcrisis.it/2016/07/28/il-picco-del-tempo-e-del-denaro/

[4] https://www.milanofinanza.it/news/perche-il-sistema-capitalistico-e-praticamente-morto-202005051341469082

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