Niente basta, a chi non basta quel che e’sufficiente/5

Ciliegio secolare, Spignana, San Marcello Pistoiese

Dopo qualcosa che riguarda la vita dei singoli, passiamo al Sistema, in grande.

Si parla tanto, alle volte troppo, di energie rinnovabili. 

Troppo spesso e mai come i questi ultimi tempi diventano un alibi per continuare come prima, con l’illusione che in un futuro, più o meno remoto, quando finiranno i carburanti fossili, potremo continuare la nostra vita come prima, solo  traendo l’energia di cui abbiamo bisogno da fonti rinnovabili. 

Non è  così semplice.

Se è facile capire la funzionalità e l’utilità di un pannello fotovoltaico che è esposto al sole, ci si dimentica troppo spesso di affrontare come raggiungere davvero il 100% di energia da fonti rinnovabili e, in pratica, affrancarsi per sempre dalla dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti energetici.

Non si tratta solo di una questione ambientale per il nostro paese. 

Si tratta di avere importanti vincoli permanenti alla nostra politica estera, dovuti all’impossibilità di scontentare chi ci fornisce, ogni giorno, petrolio, gas, carbone.

Il nostro paese si trova avvantaggiato rispetto ai nostri vicini europei, su questo piano.

Perché ha sia la facoltà di pensare ad uno stoccaggio di energia, prodotta in modo economico e rinnovabile ( gli impianti eolici e fotovoltaici hanno raggiunto la parità economica rispetto a quelli convenzionali ed ora il modo più economico di produrre un MWh di energia è utilizzando un impianto fotovoltaico) sia l’opportunità di farlo in modo altrettanto economico, addirittura anche per superare le oscillazioni stagionali estate/inverno, un tema mai veramente affrontato.

Questo infatti è attualmente il limite più grande all’espansione dell’energia rinnovabile: trovare un modo per garantire una fornitura stabile prevedibile, disponibile sempre ed ovunque “on demand” a partire da sorgenti inerentemente variabili come sono il solare e l’eolico.

Se infatti è possibile sopperire alle oscillazioni a breve e brevissimo termine grazie agli impianti idroelettrici a doppio bacino, già affrontare  i cicli circadiani, ovvero l’alternanza notte/giorno, diventa un problema non indifferente. Si tratta di trovare il modo di stoccare centinaia di GWh, in modo sicuro, economico, economicamente sostenibile. 

Questa è una conditio sine qua non per ogni scenario di una Italia 100% rinnovabile.

Un modo esiste ed avrebbe numerosi altri vantaggi.

Si tratta di incentivare la realizzazione di microbacini per triplice uso: idroelettrico, irriguo, modulazione delle piene. Di nuovo: non grandi opere ma un grande progetto, fatto di migliaia di piccole opere, diffuse su tutto il territorio nazionale.

L’Italia, dopo i tragici fatti del Vajont, si è dotata di un quadro normativo all’avanguardia nel settore dei bacini idrici e relative dighe. Benché non vi siano molte possibilità per ulteriori bacini idroelettrici ad acqua fluente, vi è invece una ampia possibilità di realizzare tanti piccoli bacini, che abbiano opere di sbarramento relativamente piccole, al massimo 15 metri, che godono di una normativa relativamente agile e collaudata.

Questi bacini attualmente servono prevalentemente a scopi irrigui o ricreativi o per itticoltura.

la proposta sarebbe quella, laddove possibile, di realizzare una numerosa serie di DOPPI bacini, cioè di due piccoli bacini post ad una certa distanza e con un certo dislivello tra l’uno e l’altro che, nel complesso possono fungere, secondo richiesta, da accumulo e restituzione di energia. 

Non è quindi necessario che esista un corso d’acqua permanente perché è sempre la stessa acqua che viene di volta in volta “turbinata” all’ingiù o pompata all’insù. 

Questa acqua, quindi, resta disponibile per altri usi: irrigui, ad esempio. 

Non si pensi che questa sia una novità. Attualmente abbiamo già decine di opere di questo tipo, ma basate su grandi bacini, prevalentemente nelle Alpi, che danno un importante contributo, per Gigawatt di potenza, alla gestione della domanda di energia giornaliera durante il giorno, “ricaricandosi”, come grande batterie, durante la notte. 

Poiché queste turbine particolari, con doppia funzione, sono un poco meno efficienti di quelle nate solo per produrre energia, si perde un poco di energia, nel processo, tipicamente un 10-20% complessivo. Si ricaricano durante la notte, sfruttando l’energia a basso costo che ci viene venduta dalla vicina Francia che la produce in surplus, non potendo rallentare a sufficienza la produzione notturna delle centrali nucleari.

La novità consiste nella scala piccola e piccolissima dei doppi bacini realizzati, nella loro ubicazione il più possibile diffusa sul territorio e nella loro tripla utilità. Infatti gli scenari futuri, di un mondo sempre più vittima del riscaldamento globale, prevedono per il nostro paese, crescenti e sempre più gravi alternanze di siccità ed eventi meteo estremi; questi eventi possono essere mitigati da migliaia di piccoli bacini in grado di fornire acqua per l’irrigazione e trattenere parte delle piogge più violente, rallentando e modulando le piene nei corsi d’acqua a valle.

Per la realizzazione di questi piccoli bacini esiste già una normativa collaudata ed affidabile, ma dobbiamo considerare che in moltissimi casi si tratterebbe di realizzare un secondo bacino a valle o a monte di uno già esistente, tra i tantissimi che già esistono, almeno diecimila, prevalentemente per uso irriguo. Qui un quadro dettagliato.

Volete un numero? un ordine di grandezza indicativo? Ventimila mini bacini idroelettrici, di 1-5 ettari di superficie, profondi 15 metri, oltre la metà almeno già esistenti, sarebbero in grado di fornire oltre 20 GW di potenza elettrica per almeno dieci ore. Dalla metà ai due terzi delle necessità notturne italiane.

Quanto costerebbero? forse una decina di miliardi forse meno.

 Alla fine della loro realizzazione, indicativamente su un orizzonte temporale di dieci anni, l’Italia, che ha già buone eccellenze in questo settore,  avrebbe, probabilmente la leadership mondiale per l’impiantistica correlata e quindi avremmo non solo risolto o attenuato tre gravi problemi con una sola azione ma avremmo creato migliaia di posti di lavoro ed una intera filiera industriale per realizzazione, manutenzione, verifica della rete. Inoltre sarebbe l’occasione ed una ottima motivazione per la manutenzione  straordinaria delle centinaia di grandi bacini e migliaia di piccoli bacini artificiali, spesso vetusti e bisognosi di cure, del nostro paese. QUI un quadro della situazione attuale.

Ai tre problemi affrontati e parzialmente risolti andrebbe quindi aggiunto un quarto: evitare di far avvenire un disastro come quello della Val di Stava, causato, appunto dallo stato di abbandono di un piccolo bacino artificiale.

Incentivazione: sarebbe sufficiente, per la profittabilità ( in attesa di migliori approfondimenti, nda)

  1. sgravi fiscali al 65% per la realizzazione di impianti e bacini ( riduzione del rischio idrogeologico)
  2. identica intensità di incentivazione delle altre fonti che attualmente forniscono potenza elettrica on demand, con preavviso di secondi, minuti o ore. Queste ultime, tipicamente, sono centrali elettriche turbogas, che dovrebbero ricevere incentivi decrescenti con il tempo.
  3. eventuali ulteriori incentivi, da parametrare a quello già presente per l’idroelettrico NON minidro, a doppio bacino.

(continua)