Archivi categoria: Pacco paccotto e contropaccotto

22/09/2016: Fertility day

Il 22 settembre 2016 si celebra in Italia il primo Fertility Day, su iniziativa del Ministero della Salute, in attuazione di un “Piano Nazionale per la Fertilità” (leggere per credere).
Un po’ in sordina, visto il coro di sberleffi che l’iniziativa ha suscitato, ma comunque si farà.

Al di la di tutto, una domanda sorge per me spontanea: perché?

Se fosse un fenomeno solo italiano, si potrebbe facilmente immaginare che si tratti dell’ennesimo marchettone alla Chiesa.   Probabilmente c’è anche un po’ di questo, ma non solo.   Analoghe, demenziali, iniziative sono infatti state prese anche da numerosi altri paesi con religioni dominanti diverse e perfino alcuni stati decisamente laici.   Fra gli altri, USA nel 2011, Gran Bretagna nel 2013, Danimarca nel 2014 e Singapore nel 2013 e nel 2016.   Consola che ovunque l’accoglienza del pubblico ha spaziato fra il freddo e l’adirato, passando per molta derisione.   Ma la questione rimane aperta: quali interessi muovono iniziative così anacronistiche in un mondo in cui l’esplosione demografica sta letteralmente divorando la Biosfera, devastando economie e società, mandando in frantumi gli equilibri geopolitici globali?

Senza voler qui “tirare la croce addosso” a nessuno, vediamo brevemente alcuni soggetti che probabilmente hanno a che fare con questo genere di iniziative.

Il clero.   Una delle cose che accomunano le principali fra le attuali religioni è il difficile rapporto con la sessualità, vista molto spesso come qualcosa di intrinsecamente peccaminoso.   Eppure inevitabile, dunque giustificabile in quanto passaggio necessario alla procreazione.   Il peso politico del clero (di tutte le confessioni) varia moltissimo da paese a paese, così come l’atteggiamento del clero stesso verso la sessualità e la riproduzione, ma in molti casi un’ingerenza c’è.  O perlomeno un retaggio culturale in tal senso.

fertility-day

Gli economisti.   Oggi costituiscono una specie di clero laico cui la politica si rivolge in cerca di guida e conforto.   Ovviamente, non tutti gli economisti credono nella crescita infinita, ma molti si.   Rifiutando per articolo di fede che dei limiti invalicabili alla crescita esistano e siano quella cosa contro cui ci stiamo sfracellando, passano il tempo a cercare di pensare come “rilanciare la crescita”: universale panacea.   Una delle trovate di moda è che la crescita demografica possa rilanciare l’economia.   In soldoni è semplice: più gente = più consumi = più PIL et voila, il gioco è fatto.    Solo che se per qualsiasi ragione non puoi aumentare i consumi globali in misura sufficiente, più gente significa invece più miseria.   Che è esattamente ciò che sta portando milioni di persone allo sbando, in giro per il mondo.   Ed esattamente quello che sta aumentando ogni tipo di inquinamento e distruzione del Pianeta.

Gli industriali.   Da molto tempo oramai le ricerche di mercato hanno dimostrato che la categoria di persone maggiormente inclini a spendere, anche a vanvera, sono le coppie con bambini piccoli.   Tombola!   Più bambini = più vendite = più crescita ecc.   Per fortuna, moltissime persone (specialmente donne) hanno capito che è una trappola ed altre se ne sta accorgendo.   Non per nulla i tassi di natalità stanno calando più o meno ovunque, ma c’è chi non si rassegna.

I banchieri.   Si fidano degli economisti ed hanno prestato soldi agli industriali.   Se le teorie non funzionano ed i consumi non crescono? Ahiahiahi…

I governi.   Ai tempi di “quando c’era Lui, caro Lei…”, i “figli alla patria” servivano per produrre carne da cannone per improbabili sogni di gloria.   Oggi, uno degli spettri che perseguitano i responsabili di governo è l’evidente impossibilità a continuare a pagare le pensioni.   Il sistema è infatti stato costruito sulla base del presupposto che le generazioni successive sarebbero sempre state mediamente più numerose e più ricche di quelle precedenti.   Circa 40 anni fa si sapeva benissimo che le cose sarebbero gradualmente cambiate, ma tutti hanno preferito ignorare il fatto ed oggi la gente paga per mantenere le pensioni di persone che, nell’insieme, hanno lavorato meno e guadagnato più di loro.   Chi pagherà per gli attuali contribuenti?   Oggi quello che i governi vogliono è carne da tassare, anziché carne da cannoneggiare.   Una bella differenza, certo, ma che col tempo rischia di sfumare.fertility day-fascista

I primatisti di qualunque genere.   In giro ci sono persone che si immaginano di stare combattendo una “guerra del ventre” contro qualcun altro.   Qualcuno lo dice anche chiaro e tondo.   Orbene, questa è una guerra molto particolare perché può solo essere perduta da tutti i contendenti ed anche da chi non la fa.   Dal momento che, indipendentemente dal colore dei capelli e dalla lingua che si parla, abbiamo sostanzialmente le stesse necessità, gli stessi desideri e le stesse paure, aggiungere bocche ad una tavola dove le vivande diminuiscono ed i rifiuti aumentano non è foriero di niente di buono per nessuno.   Un tragico esperimento a macro-scala è del resto in corso da decenni fra Israeliani e Palestinesi.    Ovviamente non tutti partecipano personalmente, ma nel complesso c’è effettivamente una corsa all’incremento demografico da entrambe le parti.   Il risultato è sotto gli occhi di tutti e non dovrebbe richiedere commenti.

E dunque?

E dunque personalmente penso che per una volta la maggior parte della popolazione abbia avuto esattamente la reazione che ci voleva: pernacchie.   Sperando che al ministero non insistano.   Il dramma è che in queste fesserie spendono dei soldi che potrebbero servire da un’altra parte (qualunque altra a questo punto).

3-fertilityday

Il picco del tempo. E del denaro.

quadro ad olio di Carl Banks, 1974

Quante volte l’abbiamo sentito? A partire da Paperon De Paperoni, ogni “bravo” dirigente/ottimizzatore/supervisore controlla che i tempi di produzione siano rispettati, che questa preziosa risorsa sia utilizzata al meglio (dal punto di vista aziendale) etc etc.

In effetti il tempo è una risorsa cronicamente scarsa, che cominciamo a consumare nel momento in cui nasciamo.

Cosi stando le cose, è interessante notare come il tempo-uomo globale, la somma di tutto il tempo lavorativo utile dell’umanità, sia andato via via aumentando. La cosa è ovvia: le aspettative di vita mondiale finora sono regolarmente cresciute e contemporaneamente è cresciuto, in modo esponenziale, il numero di umani sul pianeta. Maggior tempo a disposizione del singolo X un numero esponenzialmente crescente di individui: crescita esponenziale del tempo utile.

Questo tempo lavorativo utile è stato ridotto in qualche misura, dal maggior tempo dedicato all’educazione dei giovani ma, in compenso, la sua produttività è stata e viene costantemente aumentata.  A parità di ore lavorate, si produce progressivamente di più, almeno in termini di PIL.

Tuttavia le cose potrebbero cambiare. In effetti potrebbe darsi che, per quanto riguarda questo tempo, si sia piuttosto vicini ad un massimo. Per i paesi occidentali, con tutta evidenza, è così: La vita umana media, in quasi tutti i paesi occidentali tende a stabilizzarsi, per raggiunti limiti biologici, o addirittura, a regredire. Di conseguenza anche il numero di occupati, a prescindere (per modo di dire) dalla mamma di tutte le Crisi, tende a rimanere più o meno stabile, immigrazione a parte (comunque si tratta di prendere a prestito il tempo-lavoro da altre parti del mondo).

Nei paesi in via di Sviluppo, invece, tale tempo cresce tumultuosamente insieme alla popolazione (molti paesi che fanno parte di questo gruppo hanno una età media della popolazione intorno ai 15 anni) ma siamo sicuri che sarà possibile, con la crescente scarsità di risorse, dare da lavorare a tutti?

Siamo sicuri che la crescita economica e quindi dei consumi, necessaria a garantire sempre più posti di lavoro, o, semplicemente a garantire l’occupazione attuale ( la maggiore efficienza significa che, quando l’economia non cresce, i posti di lavoro tendono a diminuire) sia possibile ancora a lungo?

Non è ovvio, non è PER NIENTE ovvio, visto il barcollare dell’economia mondiale e il progressivo esaurimento delle risorse del pianeta. Si potrebbe anzi pensare che si avvicini il momento di una DIMINUZIONE di PIL per ore lavorate ( gli stipendi sono statici o in diminuzione ed il PIL dipende anche dai consumi interni) . Non è affatto ovvio che il monte ore lavorative utili mondiali tenderà ad aumentare ancora e che, se lo farà, questo corrisponderà ad un aumento più che proporzionale del PIL.

Potrebbe sembrare, direte voi, una discussione sul sesso degli angeli.

Può essere, potrebbe essere, se non fosse che la frase “il tempo è denaro”, per molti economisti, va presa in senso letterale.

Cosa è il denaro, in effetti?

Potrà sembrare strano ma non esiste una risposta univoca, certa semplice ed assoluta. In effetti, un articolo davvero interessante, in merito al denaro (ed al tempo) mi ha spinto a scrivere questo post.

E’ un mezzo di scambio, certo. Una forma di “pagherò”, almeno nelle prime emissioni di banconote, che portavano la scritta “pagabili a vista al portatore”. Ma anche una scommessa sul futuro, vista l’emissione A DEBITO, nella sua forma più moderna di moneta FIAT ( da FIAT LUX: una moneta creata con un atto di volontà, nda).

Non è questo il momento di spaccare il capello in 4: Diciamo che in Europa ( ed anche in molti altri sistemi economici) il denaro viene creato sotto forma di crediti al sistema bancario europeo, in cambio di garanzie REALI, depositate presso la banca centrale stessa, che sono quelle che danno realtà e valore, in ultima analisi, al denaro prestato, creandolo dal nulla. Gli Stati non possono prendere a prestito DIRETTAMENTE dalla BCE e, ovviamente, non possono più stampare moneta per onorare i propri debiti con imprese e cittadini.

Siccome buona parte di queste garanzie sono buoni ed obbligazioni varie statali ( ma non solo), La BCE sta diventando, potenzialmente, la principale creditrice di tutti gli Stati europei. Dato che, comunque, un certo numero di banche è destinato a fallire e quindi i beni posti a garanzia finiranno incamerati dalla BCE stessa e la cosa è ovviamente cumulativa, lo diventerà comunque. A questo punto il valore del denaro dipenderà dal valore che le economie europee e quindi gli Stati, riusciranno a creare, ogni anno, per onorare i detti debiti.

In pratica: il denaro ha valore nella misura in cui si conta di poter creare il suo valore IN FUTURO, nella misura in cui ci si attende che ci siano le risorse, pubbliche o private, per onorare i prestiti. Semplicistico? Forse, ma in sostanza, visto che stiamo consumando il tempo nostro e quello, più importante del pianeta, tutto si riduce ad attribuire un valore sufficiente al tempo, in calo, che ci resta per onorare le garanzie.

Via via che il futuro diventa più oscuro e le speranze di una crescita esponenziale infinita o almeno sufficiente a pagare i debiti attuali evaporano, il sistema si arena per il crollo di fiducia incrociato. La minore fiducia implica maggiori garanzie, che rendono il costo del denaro più alto, rendendo, di fatto impossibile procurarsene. Niente denaro, niente investimenti, niente investimenti niente crescita. Niente crescita, aumento delle sofferenze. Aumento delle sofferenze, aumento del rischio di fallimento per le banche. Che, d’altronde non hanno più beni reali da mettere sul piatto per farsi finanziare ancora dalla BCE.

La cosa è più seria di quanto sembra: se le banche non possono più chiedere denaro a prestito, il denaro CESSA DI ESISTERE, ogni volta che una banca riesce ad onorare un prestito ( il denaro prestato, tornando alla BCE viene “cancellato”; una volta il denaro che tornava allo stato veniva, fisicamente, bruciato) ma non è in grado di richiederne un altro per mancanza di garanzie reali. Quel denaro NON viene rimesso in circolo. DI conseguenza il valore del circolante tende ad aumentare, piuttosto che diminuire, visto che la “merce” denaro diventa più rara. Si chiama deflazione. E’ un grosso guaio, la deflazione, perché frena i consumi ( perché comprare oggi qualcosa che costerà meno domani?) e perché aumenta il valore REALE dei debiti. Pubblici e privati. La BCE ha quindi portato i tassi a zero, per consentire alle banche di investirlo in buoni del tesoro, che hanno un rendimento modesto ma superiore a zero, da porre a garanzia del prestito e poter quindi giocare lucrare sulla piccola differenza a loro favore. Resta il fatto che lo “spirito dei tempi” è tale che lo spazio di manovra disponibile è ormai bassissimo. D’altronde Stati con bilanci risanati hanno meno bisogno di ricorrere a nuovi finanziamenti da parte del mercato e quindi, di converso anche le banche hanno poco spazio di manovra per aumentare il loro giro di affari ( o mantenerlo).

Potremmo quindi alla fine trovarci davanti ad un picco del denaro o almeno del suo valore complessivo ( cambiando le politiche di emissione si può aumentare il circolante ma non è detto che il valore complessivo aumenti più rapidamente dell’inflazione così innescata).

I tentativi farneticanti di questi anni di “ricostruire la fiducia degli investitori” mediante la distruzione delle economie dei paesi europei e la compressione di stipendi e salari è stato un tentativo, insieme all’ovvio conseguente crollo dei consumi, per inseguire  l’illusione di riequilibrare la bilancia dei pagamenti, ovvero l’illusione di comprarsi il tempo-lavoro che manca al di fuori dal continente. Non poteva che fallire, come infatti sta fallendo. Cpme abbiamo visto il PIL dipende anche dai consumi interni che, se vengono danneggiati, provocano effetti sistemici importanti, aumento dei disavanzi statali, aumento delle sofferenze bancarie etc etc. In ultima analisi: se distruggi il futuro delle persone, distruggi il valore delle scommesse su quel futuro. Prima di tutte il denaro.

Poiché con il denaro si fanno le cose, quelle inutili ma anche quelle utilissime per il pianeta, la cosa NON è positiva. Sarà anche lo sterco del diavolo, il denaro, ma serve per concimare. Senza concime non si raccoglie frutti, buoni o cattivi che siano.

Ovviamente esiste una categoria di denaro ancora più “esoterica”: il denaro “speculativo”, quello creato dal rapporto tra le riserve obbligatorie e il totale dei risparmi mondiali. E’ questo denaro che alimenta i giochi più perversi, derivati, CDS etc etc etc, mescolandosi in modo non sgarbugliabile con quello “FIAT”, portando un colosso bancario, la Deutsche Bank, ad essere considerato talmente esposto ai rischi connessi a questi strumenti, da costituire una minaccia per l’economia MONDIALE: da 54 a 72.000 MILIARDI DI DOLLARI, in confronto ad un valore complessivo dei suoi attivi di 60 miliardi.

E’ vero: queste “scommesse” immense, normalmente si annullano l’un l’altra, come particelle virtuali al confine degli eventi di un buco nero. Ma, quando il tempo comincerà a scarseggiare, aumenteranno le probabilità di un collasso improvviso. Allora una parte delle scommesse si troveranno a NON essere coperte dalle scommesse di segno opposto (saranno pochi a voler correre il rischio) e comprenderemo ancora meglio quanto la risorsa più importante di cui dovremmo preoccuparci, ancora una volta, è il TEMPO. E non il denaro. che, tutto sommato, senza tempo, senza futuro, non esiste.

Il tempo è denaro ma il denaro non è, né può creare, il tempo.

Il Capitano Kirk, lo scientismo e l’idiozia al potere

 

La Zumwalt in tutta la sua futuristica bruttezza
La Zumwalt in tutta la sua futuribile bruttezza

Vi ricordate il mitico slogan “l’immaginazione al potere” derivato dagli scritti di Marcuse, nel 1968?

Beh, chi aveva vent’anni allora è in effetti al potere OGGI. Disgraziatamente, di immaginazione ne ha coltivata ben poca, anche perché con quella difficilmente si risalgono i gradini della scala gerarchica.

Tanto più tra i militari.

Purtuttavia, forse per il “lavoro” che fanno, i militari tendono, come molti di coloro che esercitano il comando, ad avere una fiducia di tipo fideistico nella capacità della scienza di tirare fuori dal cappello nuovi marchingegni e ritrovati che gli permettano di fare al meglio il LORO lavoro. Questa fiducia talmente cieca nel progresso da diventare paradossale e cieca viene talvolta annoverata tra le fedi con il nome (diventato spregiativo) di scientismo.

Metti che questi nuovi gingilli sono anche estremamente costosi da realizzarsi e comportano anni ed anni di studi, sperimentazioni, costosi prototipi, interminabili validazioni, etc etc, cose che COSTANO un sacco e quindi piacciono MOLTO sulla base del noto concetto bellilavoribellisoldi ed ecco che alla fine le innovazioni vengono accettate anche quando sono, con tutta evidenza, idiote.

E’ il caso dello Zumwalt, il primo cacciatorpediniere (è storicamente l’equivalente tecnico, in  italiano, del “Destroyer”, distruttore, dei paesi anglosassoni ma chiaramente non veicola la stessa suggestione) STEALTH.

Stealth significa “furtivo” e, in pratica, si tratta di un insieme di accorgimenti e tecnologie che permettono di rendere poco visibile, sui radar un veicolo. Un Caccia F117 Stealth si dice(probabilmente esagerando) che abbia una impronta radar equivalente a quella di un grande rapace.

La cosa, ovviamente, ha una BELLA rilevanza militare per un oggetto che porti un carico letale e si muova velocemente ( un aereo) ma diventa assai meno interessante per veicoli lenti. In effetti veicoli stealth terrestri ne sono stati concepiti pochetti e nessuno è progredito fino ad essere schierato in prima linea ( qualunque fosse la guerra da combattere).

E in mare? Beh in mare qualche tentativo era stato fatto, finora, per mezzi relativamente piccoli e veloci (catamarani) con l’idea di riuscire ad entrare nel circuito difensivo delle grandi unità nemiche senza farsi vedere e lanciare un micidiale attacco missilistico ravvicinato. Poiché in pratica le uniche flotte potenzialmente nemiche con una minima consistenza, quella russa e quella cinese non sembravano comunque particolarmente pericolose, la cosa ha avuto scarso seguito.

Fino all’arrivo dello Zumwalt, che, oltre ad essere “stealth” è anche il più grande cacciatorpediniere di tutti i tempi, 15.000 tonnellate di stazza, oltre 200 metri di lunghezza.

Nonostante le apparenze da astronave, insieme il canto del cigno delle grandi unità di superficie e l’esemplificazione dell’idiozia al comando.

Per il semplice motivo che, se è vero che la sua impronta radar è ridotta, all’incirca quella di un battello da pesca, è sempre di gran lunga maggiore di quella, per dire, di un periscopio di sommergibile, che oltretutto, anche nei casi più sofisticati costa MOLTO meno di 4 miliardi e mezzo di dollari.

Senza contare che un oggetto lungo 200 metri ed alto come un palazzo di 20 piani è visibile da decine di km di distanza ed ovviamente immediatamente rilevabile dai satelliti.

Per finire, come tutte le navi si muove LENTAMENTE, per arrivare alla sua fantasmagorica distanza di tiro, 63 km, ci mette comunque ALMENO un paio di giorni, ovvero tutto il tempo necessario per togliersi di torno o spedirlo in fondo al mare con una bella concentrazione di  missili superficie superficie o aria superficie (senza contare i cruise).

Insomma: una unità così, è INUTILE anche solo come concetto, disegnato su un foglio di carta.

Per sopravvivere dovrà stare all’INTERNO di una flotta comandata da una portaerei e non ALL’ESTERNO a caccia di potenziali nemici.

Dovrà contare su una copertura aerea continua, anzi, per meglio dire, sul predominio aereo.In pratica anche se sarà meno visibile delle altre, dovrà contare sulla protezione di UN SACCO di altre grandi e piccole navi militari, queste si, ben visibili, ad ogni lunghezza dello spettro d’onda.

In effetti da che mondo è mondo, lo scopo delle grandi flotte militari è prettamente quello DI FARSI VEDERE. Sono una proiezione di potenza non un vero strumento militare, come del resto ha ampiamente dimostrato, durante la seconda guerra mondiale, la ingloriosa fine di molte corazzate, quasi tutte affondate da siluri o bombe di aereo. Se lo scopo è quello di FARSI VEDERE, che senso ha fare una unità stealth, dall’aspetto oltretutto ridicolo, più che minaccioso?

E’ la prova, anche per il costo, che continuare a costruire grandi unità navali di superficie, specialmente con intenti aggressivi, non ha senso. I potenziali avversari di peso si guarderebbero bene da un ingaggio diretto e passerebbero la palla ai sottomarini. Gli altri (tutto il resto del mondo) che al massimo possono tentare qualche colpaccio con barchini esplosivi, possono essere tenuti a bada anche da bagnarole con due cannoni a tiro rapido, basta che ci sia la copertura aerea e radar.

QUINDI l’oggetto è IDIOTA, serve solo a vellicare l’ego di qualche povero ammiraglio ed assecondare la sua infantile volontà di avere anche lui il giochino nuovo, come quei palloni gonfiati dell’aeronautica…

Per finire, dimostra sia il livello di sonno della ragione raggiunto dai vertici militari USA che l’asservimento della politica, che deve staccare l’assegno per l’accrocchio pseudo futuribile.

Non ci credete? vi sembra una lettura esagerata?

Ed allora che ne dite del nome del primo comandante dell’Unità?

Si tratta del comandante.. JAMES KIRK.

Omonimo del molto più famoso comandante della celeberrima Enterprise (talmente celeberrima da dare il proprio nome al primo shuttle)

Non ditemi che, tra decine di potenziali candidati, è stato scelto per caso, perché non ci credo.

Per la cronaca, la più lenta ed inutile, nonché  costosa astronave di tutti tempi (più del Saturno 5) ha cominciato il suo servizio con la marina Americana pochi giorni fa.

P.s.: un esempio nostrano di spese militari difficilmente giustificabili lo trovate in questo articolo pubblicato ad aprile 2016.

Quelli del NO a tutto

NO a tutto - NIMBY this is my back yard“Voi siete quelli del NO a tutto !” Quante volte lo sentiamo dire? In effetti, di qualcosa bisogna pur campare e se non si fa una cosa, bisognerà farne un’altra.   Almeno a buon senso.
C’è anche una definizione in inglese: “sindrome NIMBY” (significa Not In My Backyard – Non nel mio giardino).   Indica l’atteggiamento sterile ed egoista di chi si oppone a qualunque cosa nei suoi paraggi, infischiandosene dell’interesse collettivo.    OK, siamo sicuri che sia sempre così?

Sindrome NIMBY.   Sempre?

Nella mia quarantennale esperienza sono cascato più volte su casi del genere.   Per esempio, si vuole costruire una nuova strada camionabile e vi sono due tracciati possibili.   Prontamente nascono due comitati dei residenti, ognuno dei quali sostiene che il tracciato giusto è quello che passa davanti alla casa degli altri.   Oppure si mettono d’accordo per individuare in terzo tracciato che, evitando le case, finisce di massacrare l’ultimo bosco o gli ultimi campi dalla zona.   “Tanto li non c’è niente.”
Naturalmente il tutto condito con altisonanti dichiarazioni sui diritti umani, la conservazione della natura e chi più ne ha, più ne metta.

Ma non è che le controparti (di solito industriali e/o enti locali) abbiano un atteggiamento molto diverso.   Per capirsi, farò un caso emblematico, pescato dal mio schedario.
Una grossa industria, insediata in una stretta valle montana, vuole costruire un inceneritore a piè di fabbrica per bruciare parte dei propri scarti recuperando energia da riutilizzare nel processo.   Sostiene che ciò ridurrà il numero di camion che portano via i rifiuti, inoltre consentirà risparmi e dunque lo sviluppo dell’azienda.   N.B. solo col cavatappi si riesce ad estrarre l’informazione che per alimentare la macchina si dovranno portare rifiuti analoghi da altri impianti della medesima impresa situati altrove.   Più un numero considerevole di tonnellate di legname per mantenere la temperatura di esercizio al livello desiderato.

Pronto il comitato contrario il quale, stavolta sindaci in testa,  sostiene che l’inceneritore avrebbe effetti mortali sulla qualità dell’aria, già molto scadente a causa del traffico.   NB. Si dimenticano di dire che proprio i residenti e le amministrazioni locali hanno recentemente ottenuto il raddoppio della strada di fondovalle, anziché  quello della ferrovia che serviva paesi ed industrie, insediate peraltro da decenni.

Apre la riunione generale il rappresentante della Provincia (storia di qualche anno fa) che sostiene che prima di tutto si debba controllare la qualità dell’aria mediante l’installazione di apposite centraline.   No del comitato perché le centraline potrebbero essere poste ad arte per far figurare una qualità superiore al reale.
Offerta della Provincia di posizionare le centraline secondo le indicazioni del comitato.
No perché i risultati potrebbero dar ragione agli industriali e il comitato l’inceneritore non lo vuole comunque.   Punto.
Parlano gli industriali offrendo la massima disponibilità a discutere e modificare ogni aspetto del progetto.
Parlo io e chiedo se non sia possibile trasportare il materiale almeno in parte per ferrovia che è vecchia, ma ancora funziona.
No perché il progetto è perfetto così.    Allora chiedo se si può sapere quanto legname dovrebbero bruciare e da dove pensano di procurarselo.   Forse hanno saputo che ci sono seri problemi di siccità cronica e che i boschi della valle sono in crisi?
No.   Quanto legname servirà non mi riguarda, tanto quel che serve si compra.   E non ci sono problemi coi boschi, parola di industriale!

E via di questo passo.   Come si dice, bisognava prenderne uno per picchiare l’altro.
Non sempre però è questo il caso.

Quando NO a tutto è l’unica risposta possibile.

Una discussione, per essere almeno teoricamente costruttiva, deve avvenire prima che sia presa una decisione.   Sembra logico, ma non nel modo di pensare delle amministrazioni che procedono esattamente al contrario.   Per abitudine, prima decidono, poi pubblicano gli atti relativi.   E’ legale, naturalmente, ma poi non si stupiscano se, puntualmente,  un manipolo più o meno consistente ed agguerrito di cittadini si mette a piantare tutte le grane possibili.   A torto od a ragione, a quel punto poco importa.

Certo, compito di chi si oppone a qualcosa dovrebbe essere l’avanzare una proposta alternativa.   Ma ha senso dopo che tutto è già stato deciso, magari gli appalti già banditi?    Quando si tratta di opere in una certa importanza, l’iter per la preparazione e l’approvazione dei progetti è logorroico, ci vogliono di solito anni.   Tutto tempo che potrebbe essere utile per discutere le cose, ma di solito no.    Oppure si discute si, ma fra sordi come nell’esempio citato.
Comunque, una volta che un’idea è partita, di solito la si porta avanti, qualunque cosa succeda.   E se si arriva a realizzarla quando oramai non serve più a niente, o magari è addirittura nociva, poco importa; non si può mica ricominciare tutto daccapo!

Dunque quel che bisognerebbe discutere è il modello di sviluppo.   Vale a dire il modello mentale in base al quale vengono elaborate idee e progetti.   A dire il vero, fin dai primi anni ’70 in parecchi hanno tentato di proporre un approccio diverso da quello che aveva funzionato fino ad allora (strade, industrie, case, ecc.).    Ma al di là dei discorsi di circostanza e di qualche solenne dichiarazione pubblica, non è cambiato assolutamente niente.
Nella mia esperienza, talvolta le proposte alternative vengono avanzate ed altre no, talvolta sono sensate ed altre no, ma fa davvero poca differenza perché è eccezionale che vengano anche solo prese in esame.

Ed a questo punto la guerra di trincea diventa l’unica alternativa possibile.

Un altro esempio con un’altra strada, che da 12 anni il mio comune vuole costruire per costruire nell’ultimo frammento di bosco esistente sul suo territorio, fra l’altro lungo un fiume, in area a rischio idraulico.    Non c’è mai stata discussione o proposta possibile, malgrado nel frattempo siano cambiate tre amministrazioni di tre colori diversi.   Semplicemente vuole così un associazione locale che conta per parecchi voti e tanto basta.    A questo punto, sobillare i pochi cittadini contrari per fare del boicottaggio è l’unica strategia possibile.   Non risolve nulla e non è costruttivo, ma fa guadagnare tempo, nella speranza che, crisi avanzando, non trovino mai i soldi necessari.

Ma c’è un altro fattore ancora, molto più profondo.   Nell’evoluzione di un sistema ci sono sempre dei momenti di instabilità in cui è possibile far cambiare rotta al sistema stesso.  Ma gli effetti cambiano moltissimo a seconda di quando avviene il cambiamento.   Cambiare rotta prima o dopo aver sbattuto sugli scogli non porta ai medesimi risultati.
Fuor di metafora, quando eravamo 3 miliardi con ampie riserve di risorse ed una consistente parte degli ecosistemi ancora funzionanti, aveva molto senso parlare di sostenibilità, di stabilizzazione delle economie e della popolazione, di modelli alternativi di sviluppo ecc.   Oggi che di miliardi siamo quasi 8 ed il “redde rationem” è cominciato, le opzioni possibili sono certamente meno e nessuna molto allettante. Per tornare alla metafora navale, ha senso discutere della rotta da prendere finché la nave galleggia.   Quando imbarca acqua e comincia a sbandare diventa prioritario cercare di impedire all’equipaggio di fare a pezzi le scialuppe per continuare ad alimentare la caldaia.   E se qualcuno lo fa dicendo fesserie, pazienza, talvolta anche le fesserie posso servire a qualcosa.

Pistolotto finale.

Vorrei concludere rivolgendomi direttamente ai coloro che prendono le decisioni ed a coloro che li demandano a ciò:

Signori, per 40 anni sono state avanzate proposte di ogni genere per cambiare la rotta del nostro sistema.  I casi in cui sono state sperimentate od anche solo discusse sono stati trascurabili.   Non vi meravigliate quindi se ora un numero crescente di persone semplicemente dice “ NO a tutto “.    Talvolta a ragione e talaltra a torto, ma è un effetto della frustrazione.   E forse è anche l’unica cosa che rimane de fare, nella speranza che qualcosa sopravviva alla macchina tritatutto che chiamate “Progresso”.

Estrema destra ancora vittoriosa! Domande?

MerkelDomenica scorsa il partito austriaco di estrema destra è diventato il primo del Paese.   Socialisti e democristiani, tradizionali partiti di riferimento, sono praticamente scomparsi.   Ci sono domande?    Penso parecchie.
La cavalcata dell’ estrema destra non solo europea, ma anche americana, cominciò in sordina negli anni ’90.   Considerato allora un fenomeno marginale, oggi sta riempiendo le agende delle think tank e degli analisti; turbando i sonni di un sacco di gente.   Non tenterò qui un riassunto di una tale mole di analisi su di un soggetto così complesso.    Semplicemente vorrei proporre qualche considerazione personale che spero possa contribuire, sia pure minimamente, ad arginare il fenomeno.

destra franceseLa prima è questa: di turno elettorale in turno elettorale l’ estrema destra avanza.  Possibile che tanta gente che votava socialista o democristiano (intesi in senso europeo, molto lato) si stia svegliando nazista o fascista?   Personalmente penso che sia poco probabile.   L’ estrema destra ha sempre avuto una sua nicchia, ma marginale era e penso che marginale rimanga.   La massa di voti che raccoglie ha tutta l’aria di essere un voto di protesta e/o di paura.   Niente di particolarmente nuovo, dunque, ma che rischia di generare degli effetti a medio termine perversi.

destra austriacaSospinti dal voto di protesta, i leader dell’ estrema destra andranno probabilmente al potere, dove potrebbero fare dei danni irreparabili.   Specialmente se i governi moderati in carica continueranno a preparare loro in terreno.
Dunque la prima cosa da fare sarebbe capire quali sono i principali argomenti che suscitano nella cittadinanza questo tipo di rischiosa protesta.   Per farsene un’idea, il modo più semplice è osservare quali sono i pochi punti che accomunano la maggior parte dei partiti e dei movimenti di maggior successo, peraltro assai eterogenei.   Direi che i principali sono i seguenti: la recessione con annessi e connessi, la corruzione, l’immigrazione, la sicurezza, il nazionalismo.   Non necessariamente in quest’ordine.

Dunque vediamoli brevemente uno alla volta per vedere se sono possibile delle parate, almeno parziali.

Recessione.

recessioneQuesta è la “madre di tutte le grane”.   Abbiamo costruito il nostro sistema politico basandoci sul presupposto che la crescita economica sarebbe durata per sempre e che, gradualmente, avrebbe coinvolto tutti.   50 anni fa già si sapeva benissimo che si tratta di una favola, ma nessun politico importante ha avuto il coraggio di spiegarlo ai suoi elettori.   E nessun corpo elettorale era ed è disposto a sentirselo dire.   Ne consegue questo sempre più frenetico arrampicarsi sugli specchi che inganna sempre meno gente, offrendo buon gioco a chi propone ricette tanto semplici quanto improbabili (ad es. usciamo dall’Euro).   Paradossalmente, proprio perché semplici ed improbabili, simili proposte fanno presa su chi, giustamente, sente di essere stato pesantemente preso per il culo.   Di qui l’inevitabile altalena di politici che ascendono promettendo di avere la ricetta giusta, per poi immancabilmente deludere.

Qui la parata sarebbe particolarmente difficile perché bisognerebbe spiegare come e perché la crescita non tornerà mai più e che questo, fra tutti i mali possibili, è il minore.   Molto difficile che possa funzionare.   Credo che sia persa, anche se mi piacerebbe vedere qualcuno che ci prova.

Corruzione.

corruzioneUna certa percentuale di parassiti ci sono sempre stati, ma quando diventano tanti e sfrontati scatta la modalità “Sono tutti ladri” che è esattamente quello di cui ha bisogno chi si propone come “quello che farà pulizia”.   Sappiamo già che non è vero ma ci piace illuderci.

Qui la parata sarebbe teoricamente facile: piantarla con gli interessi privati in politica.   Ma visto che in parecchi non lo fanno, forse è meno facile di quel che sembra da fuori.   Forse, una parziale spiegazione è che per salire di molto sulla la scala gerarchica è necessario disporre di un sacco di soldi, propri o di sostenitori.   E per avere i soldi ti devi legare ad un mondo economico in cui il limite fra l’economia “pulita” e quella “canaglia” sfuma di giorno in giorno.   Una volta che sei arrivato in alto, non solo non puoi abbandonare gli “amici degli amici”, ma oramai sei diventato uno di loro.

Immigrazione

immigrazioneQuesto è forse il punto in cui la classe dirigente sta fallendo nel modo più spettacolare.   Un sacco di poteri forti e deboli hanno un sacco di interessi legittimi e non in quest’affare ed ognuno tira il governo dalla sua parte, col risultato che assolutamente niente di quello che è stato fatto dai primi anni ’90 ad oggi ha il benché minimo senso logico.   I risultati non possono che peggiorare man mano che il fenomeno cresce all’interno di sistemi sociali progressivamente fragilizzati dalla crisi economica.

In generale io rifiuto la logica binaria, ma in questo caso credo che potrebbe esserci di aiuto.   Credo che ognuno, nel silenzio della sua cameretta, dovrebbe porsi questa domanda: L’Italia (o l’Europa) è sovrappopolata?   Si o no?   Barrare la casella.   Se si sceglie “Si”, allora è vitale stabilire un efficace controllo delle frontiere esterne e decidere chi facciamo passare e chi no.   Fra “tutti” e ”nessuno” ci sono parecchie opzioni possibili, ma nessuna con tutti sono contenti e nessuno si fa male.   Qualunque scelta facciamo ci saranno dolore e morte.   Se si sceglie “No”, allora l’unica cosa sensata da fare è un servizio regolare di traghetti che prendono la gente e la porti qui.   Ma anche in questo caso ci saranno dolore e morte.
Questo perché, purtroppo, la risposta corretta è “Si, parecchio” e continuare a negare che abbiamo un drammatico problema di quantità di gente serve solo ad aprire la strada chi sostiene che il problema è la qualità.
Il mio parere di ecologo professionista e storico dilettante è che società multietniche e multiculturali sono difficili, ma gestibili (con qualche incidente) ed è vero che la diversità è ricchezza.   Ma e’ anche vero che la nostra economia ed i nostri ecosistemi stanno collassando e che ogni persona in più, anche se rimane nel novero dei poveri, non fa che accrescere un’impronta ecologica già esorbitante.   E non è neanche vero che si potrebbe compensare riducendo lo standard di vita degli autoctoni.   Cosa che, fra l’altro, sta già accadendo (v. recessione) e non sono in molti a rallegrarsene.
Ridurre i propri consumi è infatti esattamente quello che è necessario fare per distruggere il più rapidamente possibile quello che resta della nostra economia industriale.   Una scelta che si può anche fare, ma che andrebbe fatta coscienti delle conseguenze.
Certo, dal momento che gli immigrati sono il 10% della popolazione europea, sono anche il 10% del problema dal punto di vista demografico ed ambientale, ma crescono al ritmo di circa due milioni l’anno e in dinamica dei sistemi le tendenze sono fondamentali.

Sicurezza

terrorismoCi sono due minacce che spaventano: la criminalità ed il terrorismo.

Quanto alla prima, è importante notare che il rapinatore od anche il topo d’appartamento sono assai più temuti del mafioso, autoctono o di importazione che sia.   E la criminalità spicciola è in buona misura una funzione sia della densità di popolazione che della povertà.   Aumentando la quantità di gente e la percentuale di poveri non può che aumentare, quale che sia l’origine dei poveri.

Quanto alla seconda, la probabilità di essere ammazzato da un pazzoide (islamista o meno) è enormemente più bassa di quella di prendersi un cancro, un infarto o di finire sotto una macchina, perfino a Baghdad.   Tuttavia i terroristi sono effettivamente riusciti a terrorizzarci, col risultato che, dal 2001 ad oggi, gli apparati di spionaggio e repressione si sono moltiplicati e raffinati considerevolmente.   Altri passi in questo senso saranno fatti al seguito di ogni futuro attentato, finché saremo completamente prigionieri di noi stessi.   Il confine fra “protezione” e “sopraffazione” tende a sfumare con l’aumento di intensità della protezione.   E cosa di meglio per un partito che aspirasse ad instaurare un governo autoritario che trovarsi l’intera macchina della “psicopolizia” già avviata e rodata?

Qui la parata comporterebbe una strategia di comunicazione complessa, tesa a dare una visione più realistica  dei rischi reali.   Ma questo non consentirebbe facili speculazioni elettorali neanche ai governi in carica.

Nazionalismo.

nazionalismoNella storia del mondo sono state sperimentate migliaia di forme di stato.   La nazione, intesa come sincretismo di un territorio contiguo, una popolazione omogenea ed un governo è un’invenzione del XIX secolo europeo.   Ed è stato il più fallimentare degli esperimenti politici della storia umana.   Due volte i paesi principali europei hanno avuto governi nazionalisti e ne sono scaturite le due guerre più devastanti della storia del mondo.   Alla fine, l’Europa che 50 anni prima dominava incontrastata il mondo, era ridotta ad un pugno di colonie chi della Russia e che degli Stati Uniti.   Evviva!  Riproviamoci!

Qui la parata richiederebbe innazitutto di insegnare la storia nelle scuole.   Poi ci vorrebbe una radicale ristrutturazione delle tremendamente ridondanti istituzioni europee.   L’autorità centrale dovrebbe essere da un lato ristretta a pochi temi vitali (ad es. ambiente, difesa, politica estera, macroeconomia).   Dall’altro, dovrebbe essere svincolata dal controllo dei governi nazionali.   Ma si da il caso che, di tutte le istituzioni europee, la meno soggetta al controllo nazionale è il parlamento, cioè quella che conta di gran lunga meno.   Viceversa, chi davvero decide è il Consiglio dell’Unione Europea che è composto dai rappresentanti dei governi nazionali (ministri o capi di governo, secondo gli argomenti).  Ed al suo interno, l’Eurogruppo, che non è neanche un’istituzione, ma semplicemente il club dei governi che hanno adottato l’Euro.

Conclusioni

Insomma, io credo che fermare la cavalcata dell’ estrema destra si potrebbe, ma non sarebbe facile e, soprattutto, richiederebbe un buon bagno di realtà tanto per i governanti che per gli elettori.   Non mi sembra che ne abbiano molta voglia né gli uni, né gli altri.

 

La gente, le persone e noi

La_genteL’avrete notato. Un politico italiano tipico, parla di gente. Non di persone. E’ la gente che vuole questo e quello, anzi lo esige. Lui parla alla gente. Per la gente, della gente e sta, ci mancherebbe, dalla parte della gente. Eventualmente la ggente con due gg.

Ugualmente i giornali usano lo stesso termine per le loro campagne.

In pratica la gente è un alibi clamoroso: serve per dare ad intendere che quel che chiediamo ed intendiamo e vogliamo, a qualunque titolo, è supportato da una moltitudine insieme numerosa e significativa. O, al contrario, per trasformare le persone in un blob, qualcosa di scoraggiante e inerte da convincere, smuovere, convertire, plasmare.

“La gente” infatti, da’ istintivamente l’idea di una massa maggioritaria, confusa, comunque in qualche modo circoscrivibile,  ma non definita ne pesata, né compresa ne comprensibile.

La gente, caro lettore, è la scusa che tutti usano, anzi tutti usiamo, per giustificare quel che NOI pensiamo, per cercare appoggio e conferma; oppure, al contrario, conferma di un bersaglio contro cui genericamente, inveire.

Invece “la gente”, caro lettore, caro Matteo, cari tutti, siamo noi. sono persone che studiano, pensano faticano si innamorano lavorano, non lavorano, si ammalano, invecchiano sperano , deludono tradiscono, ci credono, dubitano infamano, si illudono, sognano, muioiono, crescono, nascono, si divertono, piangono, ridono, capiscono, ignorano….

Non abbiamo bisogno della “gente” caro lettore, per esprimere le nostre opinioni. Non abbiamo bisogno di alibi, di scuse, di appoggi. Non abbiamo bisogno ( veramente si, ma non di questo genere) di conferme, di solidarietà, di un moloch indefinito contro o per cui lottare.

No, noi abbiamo bisogno, TUTTI abbiamo bisogno, di ricordarci che la gente sono persone. Come noi ma diverse. Come noi stessi siamo diversi da quel che eravamo e da quel che saremo. Smettiamo di usare questo brutto termine, generico superficiale, paraculo ed usiamo il termine persone. La gente non ha diritti ne doveri. La gente è PLASMABILE, come la trilaterale ha auspicato, riguardo all’Italia giusto pochi giorni fa. Le persone pensano, la gente, no. La gente si fa condurre, ciecamente, dal,pastore, buono o cattivò che sia. Le persone possono essere ingannate, instradate e convinte che , in fondo, la gente sono gli altri. Gli amorfi, i plasmabili sono quelli, la ggente, non loro figuriamoci. Per essere esatti, si ingannano da sole, le persone, mentre si fanno convincere a comprare l’ennesimo oggetto “esclusivo”, a fare l’ennesima vacanza “esclusiva”, insomma: a separare il loro indispensabile e irripetibile io da quella massa informe, la ggente.

Alla fine, per una persona sottoposta per tutta la vita al tam tam,  “la gente” sono tutti quelli che non conosce, massa amorfa e potenzialmente infida, una tacca sotto le persone.

I migranti.? Quando va bene, “povera gente”.

Poi ti capita di sentire un medico volontario che ti racconta di come gli occhi gli si siano aperti per davvero quando ha scoperto che un membro di quella,povera gente, che stava curando, insieme al figlio, era un collega. Un dottore scappato dall’inferno di Aleppo. In quel momento, per lui, la gente e’tornata ad essere fatta di persone.
Dovremmo ricordarcelo per davvero: La gente siamo noi, sempre e quindi quando senti dire “la gente”, non ti chiedere per chi suona la campana e per chi vola l’uccello padulo. Suonano e volano per te.

Il blindato più caro del mondo? È’ italiano ed e’ una “sola”

Il Freccia
Il Freccia

Riconosco che può sembrare strano, su Crisis, un post dedicato ad un blindato.

Il punto è che la mamma di tutte le crisi si lega in modo indissolubile con malversazioni, manovre lobbistiche, proiezioni di sterile Potenza, pie illusioni di risoluzione armata dei conflitti sistemici per le risorse, mantenimento dello status quo mondiale e affaristico, etc etc.

Semplicemente, su questo non tanto piccolo, viste le cifre coinvolte, scandalo, mi è caduto l’occhio, leggendo un post sui numerosi conflitti di interesse affrontati e risolti con discreta soddisfazione delle lobbies di volta in volta coinvolte, da parte del governo Renzi, in buona continuità con quelli precedenti.

Manco a dirlo, l’acquisto di qualche miliardo di sistemi d’arma nuovi nuovi rende felici o almeno parecchio soddisfatte un bel po’ di lobbies  assortite. Ma andiamo con ordine.

Con due atti successivi, il governo italiano ha deliberato di acquistare 249 e poi 381 blindati ( erroneamente definiti da molti giornali carri armati) Freccia, per un totale di 630 mezzi. per una coincidenza strepitosa uno per ogni parlamentare.

Quanto ci costano? Presto detto: il primo lotto, nel 2009, ci era costato 1,6 miliardi per 249 mezzi, ma aveva compreso, ovviamente, anche la ricerca e lo sviluppo ( anche se il freccia deriva strettamente, pregi e difetti, dal blindo centauro). 6.43 milioni per  blindato. La nuova fornitura, per altri 2.6 miliardi complessivi, e’ stata approvata a gennaio 2015, dal governo Renzi tanto impermeabile alle lobbies da vedere il Capogruppo PD in commissione difesa tentare invano di bloccare la decisione del governo, presa lo stesso giorno in cui si coronava, tra l’altro, il sogno da oltre 5 miliardi di euro dell’Ammiraglio De Giorgi, proprio perché a suo dire pesantemente inquinata dalle  pressioni delle aziende di armamenti. Ci sarebbe da parlare anche di questi sogni di gloria e deliri proiettivi di potenza di una marina che non riesce a garantire sufficienti mezzi e carburante alla guardia costiera per evitare centinaia di morti in mare all’anno, ma rimaniamo su QUESTO delirio terrestre.

intanto ecco qui la scheda tecnica.

Poi affrontiamo, una buona volta, il costo unitario del veicolo.

2.6 miliardi per 381 mezzi  sono, in apparenza, 6.8 milioni a blindato. Il secondo lotto costerà quindi ancora di più del primo.

Piu’ di un teutonico Leopard II. 5.74 milioni di dollari.

Piu’ di un  celeberrimo americano Abrams m1a2, da 6.2 a 4 milioni di dollari, o meno se comprato come “usato garantito”

Piu di un avanzatissimo israeliano  Merkava IV. 4.5 milioni di dollari

Piu’ di un corazzatissimo inglese Challenger 2.  4.2 milioni di sterline.

Sono i migliori mezzi blindati occidentali in circolazione, i più potenti e sofisticati, con i sistemi di offesa e difesa più costosi e complessi. Possono resistere a qualunque cosa o quasi ( in realtà i razzi a doppia testata cava, che cominciano ad essere in dotazione a molti gruppi, sono in grado di bucare, in certe condizioni, anche le loro corazze).  Hanno cannoni precisissimi. Sistemi avanzatissimi di stabilizzazione del tiro, motori da 1500 cavalli, corazze stratificate e reattive….insomma stanno al freccia come una Jaguar sta ad un pulmino Volkswagen.

i freccia costano perfino di più, ed è tutto dire,, visto gli elevati costi di sviluppo spalmati su un esiguo numero di esemplari, dei carri ariete, che questo documento riporta con un costo unitario di 6.8 miliardi di lire, che potremmo rivalutare spannometricamente come 6.8 milioni di euro.

Lo stesso documento riporta, sulla riga immediatamente successiva, il costo del blindo centauro di cui, ripeto, il freccia e’una derivazione da trasporto truppe, decisamente meno potente e costosa, dal punto di vista dell’armamento.  3.8 miliardi di lire, che possiamo tradurre con 3. 8 milioni di euro, per riportarlo ai nostri giorni. Caro, come si vede dal confronto con veri carri armati, ma pur sempre poco più della metà’ degli irresistibili Freccia.

Vi sembrano conti dubbi? Allora che ne dite dei 10 milioni stanziati nel 2011  per la progettazione lo studio e la realizzazione di due prototipi del centauro II, un veicolo ovviamente più sofisticato e moderno del centauro ed almeno alla pari con il freccia ( senza contare le differenze di armamento) Si tratta di prototipi, quindi la costruzione non è in serie, molti apparati sono integrati per la prima volta etc etc etc. Eppure costano 5 milioni di euro l’uno. Oltre un milione di euro meno degli esemplari di serie del fantasmagorico veicolo “corazzato”.

A questo punto, credo ci aspetteremmo una via di mezzo tra la macchina di Batman e l’astronave di capitan harlock.

Invece no. I veicoli in questione non sono in grado difendere i soldati che trasportano in caso di attacco con bazooka, missili spalleggiati o grossi calibri. Al più possono salvarli da uno ied. ( Improvvised Explosive Device) non troppo potente o dalle raffiche di kalashnikov. Per resistere ad un cannoncino come il loro, da 25 millimetri ( da confrontare con i 105 o 120 dei vecchi e nuovi carri) o da una mitragliata di una camionetta “tecnica” di qualche milizia, devono essere dotati di blindature aggiuntive, che ovviamente fanno lievitare il costo.

I blindo centauro , utilizzati in Somalia e in Afghanistan sono stati in qualche modo ricoperti con piastrelle reattive in grado almeno di difendere gli occupanti da proiettili fino a 30 mm o razzi spalleggiati di modesta potenza. Di fatto, dei 250 mezzi realizzati solo 17 sono stati collaudati sul campo in Afghanistan e questo per il banal motivo che in realtà non sono particolarmente più sicuri di una camionetta blindata come il lince, dato che costituiscono un bersaglio più pagante per i gruppi dotati di razzi, dai quali, come visto, non possono difendersi. Dalla loro, grazie alla relativa leggerezza, hanno una velocità massima di oltre 100 km l’ora che però risulta di scarsa utilità sul terreno urbano e fuoristrada, tipici dell utilizzo di questi mezzi.

Non è ancora chiaro? Il Merkava ha dimostrato di non essere sempre in grado di difendere i soldati trasportati ( sì perché può portare alcuni soldati oltre all’equipaggio, all’interno) pur avendo una resistenza equivalente ad oltre 600 millimetri di acciaio, ottenuta con una corazza complessa, cariche reattive, etc etc etc.

QUINDI l’esercito israeliano ha deciso di realizzare un trasporto truppe ANCORA PIÙ PROTETTO del Merkava, ma da esso derivato. A quanto pare il veicolo corazzato più protetto e sicuro al mondo.

si tratta del Namer.

Namer
Namer

costo: 3 milioni di dollari, meno della metà di un freccia. Con un calcolo approssimativo basato sulla capacità di resistere delle sue corazze, circa dieci volte più sicuro.

Breve sintesi: L’Italia ha quindi deciso di dotarsi del più caro veicolo blindato del mondo e, probabilmente, di tutti i tempi e un ragazzino con un  qualunque residuato bellico e’in grado di bucarlo.

con un lievissimo underststement: 4 miliardi e spiccioli certamente malspesi.

Intanto, a priori, per il motivo ovvio che con 4 miliardi si risolvono i problemi del sistema pensionistico italico almeno nel 2016, o si ricostruisce il centro dell’Aquila, o si chiude la vergogna degli esodati. Secondariamente perché dovremmo deciderci, una buona volta, a comprendere che la secolare battaglia tra corazza e proiettile e’stata vinta. Dal proiettile. E se non bastasse, dall’elettronica.

Il post si potrebbe chiudere qui, ma credo che ci vadano un paio di altre righe: 4 miliardi divisi i circa 30 milioni di contribuenti italici sono 133 euro a testa.

Non so voi ma il sottoscritto vorrebbe che fosse chiarito chi ha così facilmente convinto la nostra commissione difesa ad approvare, senza un fiato, una spesa ovviamente incongrua per un mezzo che, a parte le ovvie considerazioni sull’opportunità di mandare soldati nel mondo, costa ALMENO dal doppio al triplo del dovuto. E non serve allo scopo per cui e’realizzato, salvare la vita ai nostri soldati trasportati. Il fatto che su 250 ne siano stati utilizzati solo 17 in Afghanistan, la dice lunga sulla fiducia riposta nel mezzo. Pare evidente che, proprio in conseguenza dei costi, dei risultati di utilizzo non brillanti e dell’esistenza di alternative più economiche e molto ma molto più sicure, si sarebbe dovuto attendere prima di dare il via al secondo lotto. Con un pessimo affare per noi cittadini e per i soldati italiani.

Per dirla tutta: una “sola”,  almeno in apparenza.

Pressioni? Lobbies? Naaaa, giammai,  maddeche’, vade retro, gufi gufacci e rosiconi immobilizzatori del paese.

inutile illudersi: i conti correnti non sono garantiti. Seconda parte

paperone a cavallo di un forziereOk, SE vi siete sciroppati il post precedente avete un quadro di quale fosse la situazione otto anni fa. Ed ora? Dopo i “fallimenti” ( le banche non falliscono nello stesso modo delle altre imprese, piuttosto si attivano gli “strumenti di risoluzione” da parte della Banca d’Italia)di Banca Etruria&c? Quale è la situazione?

Beh, intanto, proprio quel fallimento, il PRIMO di queste dimensioni e così eclatante e, sopratutto, il primo dopo l’entrata in vigore del famigerato bail in, ci dimostra una cosa: che il Fondo Interbancario di Garanzia dei Depositi (oggi si chiama così) non ha liquidità ne strumenti finanziari per coprire nemmeno i conti correnti di QUEI correntisti. Ecco una prova:

Il Presidente del Fondo, Maccarone, annunciando lo stanziamento di 2.5 miliardi di euro per la tutela dei conti correnti sotto i 100.000 euro dei 4 istituti di credito coinvolti a Novembre ha ammesso, testualmente “se dovessero essere rimborsati i depositi garantiti delle quattro banche la somma ammonterebbe a 12,5 miliardi di euro”. Una cifra che il Fondo non ha e non avrà mai”. Schiacciante. tombale.

Non stiamo a sfrucugliare tanto: a parte il fatto non trascurabile che la CEE ha l’ultima parola su queste coperture di perdite dei correntisti, a parte il fatto che tali coperture seguirebbero tempistiche lunghe ed incerte, a parte il fatto che tutto potrebbe essere bloccato dal ricorso di qualche creditore, da una indagine giudiziaria, da qualche micidiale coacervo di tutte queste cause, la cosa fondamentale è stata detta. NON-CI-SONO-SOLDI!!

Come mai?

Beh per il motivo molto semplice che le banche hanno finanziato il fondo ( al quale sono iscritte obbligatoriamente in forma consortile) per lo 0.8% dei depositi garantiti. Impegnandosi, in caso di necessità, a coprire situazioni eccedenti le risorse del fondo. La credibilità di questo impegno è nelle parole di Maccarone. Zero, Nix, Nada, Nisba.

Il motivo, ovvio, è che l’INTERO sistema ha sofferenze che oscillano tra il 20% ed il 35% del totale degli impieghi ed è già di per se in una situazione di insolvenza. Come potrebbe, quindi, accedere alle cifre necessarie per mettere in sicurezza una grande banca? I magheggi stile Tremonti Bond, per salvare MPS , non sono più possibili causa normativa europea citata. Quindi?

Beh, QUINDI, il fondo non garantisce proprio nulla, perché ha già esaurito la sua liquidità con Banca Marche&C. Ma c’è di peggio. Ricorderete come, per settimane, la nostra sedicente stampa ed i nostri sedicenti giornalisti economici hanno combattuto estenuanti battaglie a colpi di obbligazioni subordinate, non subordinate, privilegiate, sfigate, cassintegrate, obbligazioni per modo di dire, obbligazioni quando capita etc etc etc. Si è cercato, vergognosamente di far passare decine di migliaia di cittadini italiani per speculatori, o sprovveduti o avidi profittatori ( per via degli interessi elevati “garantiti” da parte degli Istituti poi finiti nel cratere da loro stessi scavato). A parte il fatto che, nel 2012 a conti degli istituti già disastrati,  associazioni poste in teoria a garanzia dei consumatori  citavano come i migliori sulla piazza i conti correnti vincolati di banca etruria, il punto è, lo dice proprio il fondo interbancario, che non è garantito PROPRIO NULLA.

Non solo le obbligazioni subordinate, ma le obbligazioni tout court, in quanto investimenti. E le azioni ed i BOT E CCT. In generale: TUTTI i titoli di Stato non nominativi ( praticamente tutti) ed i libretti al risparmio (sempre non nominativi), insomma: TUTTO quel che avete investito in banca a qualunque titolo e forma, di principio NON è garantito, salvo i soldi sul conto corrente, che, come abbiamo visto, non sono garantiti per incapienza degli istituti che dovrebbero garantirli.

Ecco. Curioso, no, che praticamente nessun giornale o Media ve l’abbia detto CHIARAMENTE? Eppure, non mi sto inventando niente. Sarebbe bastato leggere le FAQ.

Agevolo, per i pigri:

COSA E’ GARANTITO?

  1. Conti correnti, depositi (anche vincolati), assegni circolari, certificati di deposito nominativi. ( nei limiti di liquidità su indicati ndr)

LE OBBLIGAZIONI, LE AZIONI E I TITOLI DI STATO SONO TUTELATI DAL FITD? 

  1. Si tratta di investimenti e non di depositi e pertanto non sono tutelati dal FITD.

I PRONTI CONTRO TERMINE SONO TUTELATI DAL FITD?

  1. No. Si tratta di investimenti e non di depositi e pertanto non sono tutelati dal FITD.

I CERTIFICATI DI DEPOSITO SONO TUTELATI?

  1. Sono tutelati dal FITD i Certificati di Deposito nominativi.
    Non sono tutelati i Certificati di deposito al portatore.

 

Inutile illudersi: i conti correnti NON sono garantiti. Prima parte

zio paperone e le bancheIntanto ripartiamo da un post storico del sottoscritto, Ottobre 2008, nei giorni del fallimento di Lehman& Brothers ( e dell’inizio ufficiale della mamma di tutte le Crisi). Con qualche lieve imprecisione, sono umano anche io, passò al vaglio serrato di DECINE di rilanci, di agenzia e non. Quindi, più o meno,  riassumeva la situazione in quei non remotissimi tempi. Digerito questo, in un secondo post, passeremo agli aggiornamenti intervenuti ed all’analisi della situazione attuale. Che sembra peggiorata. Consolatevi: non ci vorrà molto.

I CONTI CORRENTI SONO DAVVERO GARANTITI ? DUE MEZZE VERITA’ SOMIGLIANO
MOLTO AD UNA BUGIA

Ormai lo sapete:
noi di Crisis non abbiamo molta stima dell’informazione ufficiale, di
quella istituzionale ed anche di quella dei Media tradizionali.
E’ una sfiducia basata sui fatti e straconfermata dall’attualità.
Vi ricorderete la serie dei post sui rischi occulti dei mutui
italiani, anche quelli a tasso fisso.
Semplicemente basandomi sui FATTI dimostravo come, in realtà, il tasso
fisso NON ESISTE
, non in una situazione come quella di questi giorni
( mesi? anni?).
Ora vorrei scrivere due parole sulle garanzie che incessantemente vi
ribadiscono certe ed inossidabili, per i conti correnti fino a
103291,38 euro per nominativo (se avete un conto cointestato quindi la
cifra raddoppia). Questa cifra viene restituita in caso di necessità
dal Fondo di Garanzia Interbancario, che è costituito con una piccola
quota degli accantonamenti obbligatori di TUTTE le banche.

Per dare a Cesare quel che è di Cesare bisogna intanto dire che questo
fondo è stato istituito sotto il governo Prodi, nel 1996 (la bislacca
cifra è la traduzione in euro di 200.000.000 di vecchie lire).
Poi bisogna chiedersi cosa succede se, concretamente, una banca ha una
crisi di liquidità e non è più in grado di restituire, a semplice
richiesta, i depositi dei suoi correntisti (non è necessario che
fallisca).
Intanto ci deve essere una dichiarazione di insolvenza dell’istituto
ed una autorizzazione della Banca D’Italia (che vi ricordo, En
passant, essere un istituzione PRIVATA, ( anche se di diritto pubblico) al contrario di quello che
crede il 90% dei cittadini).
Concretamente SOLO il 20% della cifra DEVE essere messa a disposizione
dal Fondo interbancario ENTRO 3 MESI.

I mesi possono arrivare a NOVE, nel caso di situazioni ECCEZIONALI e
previa autorizzazione da parte della Banca D’Italia.
Il RESTO, ovvero il 80% DEI VOSTRI SOLDI, viene liquidato solo quando
comincia la liquidazione della banca, quindi con tempi che possono
essere ( e di fatto lo sono SEMPRE) LUNGHI.
Inoltre il fondo si attiva nella misura in cui ( lo so è un tipico
sessantottismo, perdonatemelo) ha liquidità disponibile.
Quanto è grande questa liquidità?
Dallo 0.4. allo 0.8 % dei fondi rimborsabili delle banche associate,
ovvero, in pratica dell’intero sistema bancario.
Basta quindi il fallimento di una banca i cui conti correnti
corrispondano spannometricamente allo 0.8 del totale italiano e questo
fondo di garanzia cesserà di esistere, di fatto, per mancanza di
disponibilità.
Qundi, ricapitolando
1) E’ vero che i conti correnti sono garantiti ma solo entro i limiti
IMPORTANTI che ho indicato.
2) E’ vero che sono garantiti ma solo fino all’esaurimento della
liquidità del Fondo di Garanzia
Sono due classiche mezze verità quindi che, viste dal basso, da noi
tapini microrisparmiatori, somigliano moltissimo ad una bugia: i
risparmi dei conti correnti, questa è la verità, NON SONO GARANTITI in
caso di crisi finanziaria della banca, se non per una modesta
percentuale del loro valore ed anche questa ottenibile con tempi non
brevi e solo se il contagio non coinvolge che un piccolo numero di
istituti.
Il resto, con calma, se tutto va bene ed in percentuali tutte da
definirsi presumibilmente, esempi storici alla mano, non alte.
Non dobbiamo neppure lamentarci troppo: lo standard europeo prevedeva
SOLO 20.000 euro rimborsabili..

Bad bank 4 dummies ovvero Credits 4 zombies: il punto di vista della lavandaia di Via dell’Oche

good and bad bank humourLa notizia che, in questi giorni, più fa fremere di un maldissimulato orgasmo i nostri finanzieri&prenditori tutti è la ( potenziale, per ora) nascita edi una “bad bank” nazionale, destinata a farsi carico di TUTTI i crediti “non performanti” e/o “deteriorati” degli istituti di credito nazionali.

Quanti sono questi “crediti deteriorati”?

Circa 200 miliardi di euro. Su un totale di circa 1000 miliardi, ovvero il 20%.

La cosa che più colpisce è questo numero, di per se raccapricciante: il 20% di crediti inesigibili segnala, DI PER SE, senza ulteriori dettagli una banca pronta per l’estrema unzione. Non ci credete? Ecco un link a caso, che attesta, ve ne fosse bisogno, che al 30% una banca è pronta, da un pezzo, per l’inumazione certificata con implosione ed inabissamento dei risparmi di decine di migliaia di tapini come me, la lavandaia e voi.

Ai tempi in cui , lontano 2009, scrivevo della situazione dei mutui italici, con una sofferenza media del 7% si poteva ancora sperare che a questi livelli la situazione fosse in qualche modo gestibile.

Ma il 20% no, proprio no. Il sistema è decotto, kaput. Fubar.

E se vi dicessi che, considerando anche i prestiti incagliati ( cioè quelli per i quali sono state saltate più di due rate)si arriva a 360 miliardi?

Beh qui parliamo di Zombies. Esseri non morti che si aggirano per spolpare i viventi residui e trasformarli come loro.

Noi e la lavandaia abbiamo bisogno di termini semplici, per poter comprendere. Una banca deve poter coprire, con i tassi applicati ai suoi prestiti ed affidi, il rischio insolvenza, incagli etc etc, le spese di funzionamento, il modestissimo tasso attivo ( passivo per lei) dei conti correnti dei sempre più tapini correntisti etc etc. A parte il fatto che questi tassi sono recentemente precipitati, è chiaro che già sofferenze per il 7% sono un grosso anzi GROSSO guaio. E’ vero che una parte, in qualche modo, si risolve a loro parziale favore ( pignoramenti, aste giudiziarie etc etc). Ma, più o meno lo possiamo intuire, SE va bene, la metà di questi crediti in sofferenza è persa per sempre.

Bene. QUINDI il fatto è, per quel che capiamo noi tapini e la lavandaia, che il 20% di sofferenze segnala non una situazione critica ma un rischio MORTALE per il sistema creditizio. un rischio che, costi quel che costi, deve essere ridotto. Ecco quindi la salvifica bad bank.

Come funzionano DI SOLITO queste cose? Beh, in sintesi DOVREBBE funzionare come i famigerati istituti di recupero crediti: a mo’ di avvoltoi, calano sulle carogne in putrefazione dei crediti inesigibili e vedono di tirarci fuori un pco di ciccia. Fuor di metafora, comprano a prezzi stracciati i suddetti crediti dai precedenti creditori e diventano il peggiori incubo dei tapinissimi debitori.

SE la bad bank, quindi, fosse qualcosa del genere farebbe uno sporco ma necessario lavoro, un lavoro socialmente ingrato ma economicamente spietatamente necessario. Il problema è che ormai il sistema finanziario sta prendendo il sopravvento, in termini di forza politica su TUTTI gli altri attori della vita nazionale, sociale, economica, mediatica etc etc etc. QUINDI la bad bank che si sta configurando sarà diversa, MOLTO diversa da questo. In buona sostanza se va MOLTO bene, la erigenda bad bank comprerà con un MODESTO sconto prestabilito i suddetti crediti deteriorati, qualcosa che già nell Aprile 2015 il ns ministro al benessere bancario valutava intorno al 50%. Possibilmente meno.

E’ uno sconto modesto, molto modesto.

TROPPO modesto.

Ma TROPPO TROPPO TROPPO.

Gli stessi istituti di credito nazionali prevedono , di quei 200 miliardi, di poter recuperare circa il 40%. Ovvero le garanzie immobiliari, fideiussioni, garanzie di terzi etc etc che normalmente sono la precondizione di un prestito/mutuo etc etc etc. Che la cosa sia ottimista lo dimostra il fatto che, normalmente, i suddetti avvoltoi spuntano prezzi MOLTO più bassi per le carogne di cui si nutrono. intorno al 20%, come riporta questo articolo.

QUINDI il governo per non incorrere nelle ire e nelle accuse CEE di aiuti di Stato al sistema creditizio ( accuse che in una Europa dominata dalla Germania fanno per lo meno sorridere, tra una lacrima e l’altra) deve dimostrare che un prezzo di circa il50-55% è congruo.

Ci riusciranno? ne dubito. Immaginiamoci, per un attimo, di si. Che succederà poi? Succederà quel che deve succedere. Con un costo di circa 100 miliardi di euro Cassa depositi e prestiti, unico istituto importante ancora in mani pubbliche, comprerà il marciume in giro alleggerendo la zavorra degli istituti/banche italiche che dovranno comunque erodere il patrimonio e mettere a bilancio tutti insieme perdite monumentali ( il che spiega il crollo verticale dei titoli bancari di questi giorni). Poi vedrà cosa può sbloccare, cosa può recuperare liquidando i beni a garanzia etc etc. Siccome la Lavandaia, con tutto che alle volte deve lavare panni veramente lerci, è una inguaribile ottimista, facciamo una ipotesi edificante: la bad bank avrà performance uguali a quelli di una banca normale. Improbabile, no? Se è una bad bank non può essere buona e nemmeno passabile, mi pare ovvio.

In QUESTO caso, in cui il brutto anatroccolo diventi un cigno passabile, dovrà mettere in conto perdite per circa il 20% dei suoi crediti, 20 miliardi. E CON QUALI CAPITALI coprirà questi 20 miliardi di buco, visto che nasce dal nulla? Beh, avete dubbi? con il fondo di garanzia PUBBLICO creato ad hoc.

Ecco. A questo punto la lavandaia, capito cosa comporta questo, una suprema ocra lacrime&sangue, smette di lavare, prende la ramazza e comincia a rotearla sulla testa in cerca di qualche testa di legno da riequilibrare.

Noi che invece abbiamo studiato oltre la skuola dell’obbbbligo potremmo consolarci con “vabbe’ se salta il sistema bancario siamo fubar peggio che la Grecia”.

Vero. Salvare il sistema creditizio è necessario, per salvare i correntisti, prima di tutto, perché come vedremo in un prossimo articolo il famoso fondo di garanzia interbancario che DOVREBBE garantire i correntisti sotto i 100.000 euro non garantisce ( quasi) nulla. QUINDI, secondo logica, visto che si tratta di salvare con i soldi pubblici istituti privati con un regalo di circa 60 miliardi ( differenza tra il valore di mercato del marciume ed il prezzo trattato dal governo) i cittadini dovrebbero diventare soci delle banche stesse, per un equivalente sui capitali sociali degli istituti italici, circa 400 miliardi . Ovvero circa 60/400, il 15%.

Avete qualche dubbio che questo non verrà nemmeno lontanamente proposto o discusso? Io no e la lavandaia nemmeno.