Il Picco del petrolio torna di moda. Questa volta non è una esercitazione

il k2, un picco meraviglioso

Uh, guarda, avevamo ragione. Il picco del petrolio “convenzionale”, come da noi di Aspo Italia a suo tempo previsto una quindicina di anni fa, è avvenuto nel 2008.

No so nemmeno io quante volte ne ho scritto. Qui i post usciti su Crisis.

Non lo dice una cassandra qualunque. Lo dice L’IEA ( International Energy Agency), ovvero una dei due più titolati osservatori internazionali del settore. A pagina 45 del suo rapporto annuale, uscito tre giorni fa.

“La produzione di petrolio greggio convenzionale ha raggiunto il suo picco nel 2008, a 69,5 Mb / g, e da allora è diminuita di circa 2,5 Mb / g.”

Avevamo ragione, CHIARO?!!!

E’ una svolta epocale. L’IEA , insieme alla sua “cugina “EIA ha sempre negato anche solo il concetto di picco del petrolio, figuriamoci la possibilità che si verificasse, anche in un futuro più o meno lontano. L’anno scorso aveva fatto timide assunzioni che potevano far intravedere qualche problema. Quest’anno è come se fosse caduto un velo.

Come previsto da uno dei più famosi membri dell’associazione, il picco del petrolio è stato riconosciuto, ex post, dopo quasi dieci anni, guardando “nello specchietto retrovisore.  Se la produzione mondiale è ancora aumentata, si deve, sostanzialmente, al recupero di produttività dell’Iraq e dell’ex URSS ed all’esplosione del fenomeno dello shale gas & fracking, che , sostanzialmente, è stato sostenuto solo da enormi afflussi di dollari, costituendo ad oggi, una minaccia per l’economia mondiale maggiore di quella dei famigerati mutui subprime che innescarono la recessione dieci anni fa.

Non solo: l’aumento della domanda per i prossimi anni dovrà essere coperto da pochissimi paesi, che hanno in realtà poche speranze di aumentare la propria produzione. L’esplosione dei prezzi, l’arrivo del picco non solo del petrolio ma dei combustibili fossili potranno essere evitati solo da una triplicazione della produzione degli Usa da shale gas&oil. Una cosa, sostanzialmente, impossibile per motivi temporali, geologici, finanziari, sistemici. Questo scenario di una specie di “rinascimento petrolifero”, con un poderoso sforzo per aumentare la produzione è stato chiamato “new policies “.

Ecco a chi è affidato il compito di coprire l’aumento previsto della domanda mondiale:

La produzione combinata di gas e petrolio per i pochi paesi che secondo la IEA possono aumentare la produzione ( fonte: http://crashoil.blogspot.com/2018/11/world-energy-outlook-2018-alguien-grito.html)

Ecco il dettaglio della produzione americana auspicata dall’IEA:

Da notare:

1)la rapidità con cui decresce la produzione dei pozzi già trivellati

2) l’esplosione della produzione americana, prevista entro due anni, NON AVREBBE PRECEDENTI nella storia dell’estrazione di petrolio.

Visti gli investimenti necessari, misurabili in centinaia di miliardi di dollari e visto che gli investimenti delle compagnie petrolifere in questo come altri settori, sono drammaticamente calati e non stanno riprendendo, non è nemmeno sicuro che si possa mantenere la produzione attuale, data la velocità con cui si esauriscono i pozzi del fracking ( tempi di dimezzamenti della produzione di pozzi nuovi nell’ordine di un anno e mezzo).

Ma ecco il grafico chiave:

Declino della produzione mondiale in confronto alla domanda fonte: www.oilcrash

Il rosso: l’andamento della produzione attuale, in assenza di investimenti: un calo dell’ 8% annuo, ( senza considerare eventuali eventi imprevisti, che potrebbero peggiorare le cose).

Il rosa: la produzione se le azienda continueranno ad investire per mantenere correttamente le aree produttive, con investimenti in linea a quelli degli ultimi anni.

Si tratta di migliaia di miliardi di dollari all’anno. In effetti gli investimenti nel settore hanno superato, negli anni “migliori”, perfino quelli militari.

Dicevo che si tratta di una svolta epocale per l’IEA. Basterà a dimostrarlo questo grafico, tratto dal rapporto del 2016

 

Un semplice confronto darà la misura di quanto errate fossero le previsioni di solo due anni fa.

Per raggiungere la produzione che la situazione richiederebbe, si dovrebbero raddoppiare, forse triplicare gli investimenti, gli sforzi e le trivellazioni.

Si può quindi comprendere come questo scenario sia totalmente irrealistico.

Non lo dico io: lo dice la stessa IEA, ad esempio, in questo grafico:

spesa globale per l’energia scenario BAU e scenario con forti investimenti in energie rinnovabili

Vedete? L’ IEA prevede che i prezzi supereranno presto i livelli raggiunti in passato ( 150 DOLLARI PER BARILE, quasi il triplo dei prezzi attuali!!). Forse entro un anno a partire da oggi.  Poi CONTINUERANNO A CRESCERE.

Nel migliore dei casi (investimenti massicci in energie rinnovabili) i prezzi saliranno a livelli mai visti e poi RESTERANNO A TALI LIVELLI, per poi cominciare a calare lentamente, tra una decina di anni. Tutte le altre forme di energia continueranno ad assorbire quote crescenti del PIL mondiale, a velocità ancora maggiori che nello scenario “ordinario”.

In poche parole: i tempi dell’energia a buon mercato sono finiti.

In altre parole, i tempi della crescita mondiale sono finiti.

In altre parole ancora: il paradigma economico dell’ultimo secolo è finito.

Dovremmo esserne lieti.

Perché sta distruggendo il pianeta ed il futuro dei nostri figli.

Allo stato attuale, invece, dobbiamo essere MOLTO preoccupati.

Se, a causa dei ritorni decrescenti e della difficoltà di accedere alle risorse finanziarie ed infrastrutturali necessarie, vi sarà un collasso delle compagnie petrolifere e, conseguentemente, degli investimenti in ricerca e sviluppo, saranno guai seri.

Ecco lo scenario previsto:

La perdita del 50% della produzione mondiale avverrebbe nel giro di 5 anni. Se non vi è chiaro cosa significa ve lo dirò in breve: collasso della produzione industriale mondiale, la mamma di tutte le crisi economiche, defaults generalizzati, miliardi di morti per fame, guerre, medioevo in salsa cyberpunk. Non lo sto dicendo io,ma una paludatissima e, fino ad ora, quanto mai ottimistica, agenzia.

Il nostro paese ha modeste capacità produttive residue, lo sappiamo bene. In compenso spendiamo decine di miliardi di euro l’anno per approvvigionarci di petrolio e gas. Questa bolletta energetica, che è arrivata ad una quarantina di miliardi di euro, ed ora vale circa 25 miliardi, farà presto a triplicare. Sono decine di miliardi di euro che escono dal nostro paese, andando ad arricchire poche grandi compagnie e pochissimi paesi produttori. Se proprio dobbiamo investire per garantire un futuro all’Italia, è evidente che dovremmo andare nella direzione di accelerare a tutta la forza la transizione energetica, oltre alla produzione diffusa, lo stoccaggio diffuso, lo scambio diretto tra produttori e consumatori. E dovremmo farlo ad una velocità circa dieci volte quella attuale. NON è difficile calcolare che un investimento del genere starebbe intorno ai quaranta miliardi di euro l’anno (pari alla “bolletta energetica”). Quella cifra, che potrebbe essere pubblica in minima parte, ci permetterebbe di installare ad esempio, circa 40 GWp di fotovoltaico o eolico, che produrrebbero circa  50 TWh all’anno di energia elettrica, dal valore di circa 3 miliardi ( a 6 centesimi/kWh). Sarebbero ALMENO altrettanti miliardi di bolletta energetica risparmiata, senza contare ovviamente, l’indotto creato dalla manutenzione installazione etc etc. E’ OVVIO che non possiamo installare decine o centinaia di GWp di fotovoltaico, eolico, geotermico etc etc, senza pensare allo stoccaggio diffuso, alle smart grid, alla cogenerazione, al geotermico a basso impatto etc etc etc. Senza pensare al risparmio energetico. Senza pensare a cambiare il paradigma attuale. E quindi ovvio che la cifra andrebbe attentamente suddivisa tra le varie voci, sulla base di considerazioni in termini di costi/benefici,  ed in termini ambientali, sociali, sistemici.

E’ anche altrettanto evidente però che le grande opere che ci servono sono queste e non inutili buchi di 60 km per far girare treni “veloci” ( la cosidetta tav in val di Susa, non è mai stata tale, in realtà) quanto vuoti, a causa dei prezzi inavvicinabili dei biglietti. Quando il costo dell’energia sarà diventato proibitivo, la differenza tra benessere e povertà la faranno le scelte energetiche produttive e strategiche che ha fatto il paese. Noi quali faremo?

6 commenti su “Il Picco del petrolio torna di moda. Questa volta non è una esercitazione”

  1. @debora billi

    “Quella cifra, che potrebbe essere pubblica in minima parte, ci permetterebbe di installare ad esempio, circa 40 GWp di fotovoltaico o eolico, che produrrebbero circa 50 TWh all’anno di energia elettrica, dal valore di circa 3 miliardi ( a 6 centesimi/kWh).”

    Calcolo completamente sbagliato: 40 GW di un mix di FV e eolico (e bisognerebbe spiegare quanto di uno e quanto dell’altro) produrrebbe piu’ di 50 TWh. Il problema e’ che sarebbero tutti intermittenti, e quindi poco utili (stavo per scrivere inutili mo oggi sono buono). Il picco della domanda elettrica in italia d’inverno e’ di sera, quando il FV e’ assente al 100%… e resta solo l’eolico. Quindi non si risparmierebbe neanche su una centrale termoelettrica o elettronucleare importato da FRA, CH, e SL (e il resto). Notare che tutto questo non sono opinioni mie, basta dare un’occhiata ad un rapporto mensile di Terna, e che ci sarebbe molto altro da aggiunger al suo/tuo volo pindarico di fantasia.
    Un sistema energetico per un paese industrializzato moderno come l’italia non potra’ mai basarsi sulle sole rinnovabili, con un mix di intermittenti preponderante. Lo possono fare piccoli paesi con poca industria e tante rinnovabili NON intermittenti… vedasi il caso della Norvegia per restare al nostro continente, ma non certo l’italia, che non ha neanche il potenziale idroelettrico di pompaggio per stoccare un eventuale surplus delle intermittenti su scala stagionale (accumula d’estate quando c’e’ tanto sole e consuma d’inverno quando il FV, per 4 mesi interi, produce a meno del 10% di fattore di capacita’).
    Certo cose sono anni che le scrivi, e sono stupidaggini colossali senza alcuna base fisica nota… non mi sorprende che tu lavori dove dici di lavorare… per i 5S? Ma dai. Dritti verso un nuovo medioevo, con voi (*).

    (*) Non vivo in italia, quindi non avrete neanche il piacere di farmi sopportare le vostre ridicole politiche energetiche. Bye!

    1. Intanto il post NON è di Debora BIlli ma è del sottoscritto.
      Poi, nessuno MAI, ha scritto o detto che sia cosa facile o che non si debba pensare alle problematiche di produzione delle rinnovabili. Certamente non il sottoscritto che studia le problematiche dello stoccaggio e rimodulazione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili intermittenti, da almeno quindici anni. in ogni caso le potenzialità di stoccaggio “”idrico” ci sono ed enormi, dato che per questo NON serve un corso d’acqua ma solamente due bacini e non grandissimi. Questo risolve la produzione per i sei mesi l’anno più produttivi per il fotovoltaico. Resta da risolver eil problema invernale e si potrebbe fare anche questo, ricorrendo sia a strategie produttive diverse sia alla sostituzione degli immensi stoccaggi sotterranei di metano ( gli ex giacimenti esauriti della pianura padana) con l’idrogeno. Meglio ancora, esisteono le potenzialità e le capacità per cominciare a stendere i cavi sottomarini su distanze di centinaia e in futuro di migliaia di km. Il futuro è nella produzione, nello scambio sul posto, nello stoccaggio, nella rimodulazione, nella distribuzoine continentale etc etc. Certamente NON è nell’attuale paradigma e non può essee nelle centrali nucleari che hanno costi tempi di realizzazione rischi ( naturalmente) enormi e non compatibili con tempo e risorse a disposizione. Senza contare il trascurabile ma importante dettaglio che una centrale nucleare produce per 50 anni ( se va bene) ma poi costa, per il mantenimento delle scorie dopo lo smantellamento, per migliaia di anni….la francia spende già 5 miliardi l’anno per questa gestione e si prepara a spenderne circa il doppio, quando arriverà alla fine del ciclo vitale delle centrali attuali. E poi a raddoppiare ancora quando dovrà smantellare le centrali e stoccare anche il materiale radioattivo. E poi a continuare a spendere questi 20 miliardi per…. altre centinaia di anni, almeno, senza alcuna contropartita energetica. Si si già lo so: la quinta generazione, failsafe, il torio cobalto etc etc.. yawhn….bzzz ronf ronf.

    2. Oh, questo scambia Debora con Pietro!
      E gli fanno progettare pure le centrali nucleari.
      Speriamo sia dall’altra parte del globo. Non si sa mai

  2. Cambiare il paradigma attuale non sarà una cosa facile. Abolire la proprietà privata sui terreni, statalizzare le banche, chiudere il mercato della borsa, proibire i meccanismi legati alla compravendita del denaro, ecc.
    Non so come questo possa avvenire spontaneamente.
    In aggiunta, per fatalità trovo sopra di me il commento di Kersevan.
    Che dire? Queste centrali nucleari saranno anche razionali, ne impianti una e fornisce energia per tutto il paese. Però, che brutta bestia. Preferisco il medioevo. I monaci medioevali hanno dato forma al nostro territorio preservando la cultura antica e la civiltà. Si accontentavano di poco, la regola proibiva qualsiasi forma di riscaldamento, la loro alimentazione era povera e quasi totalmente vegetariana, a base di pane e verdure. Eppure “Ampi studi storici mostrano che la dieta imposta ai monaci garantiva una longevità e uno stato generale di salute incomparabile rispetto a quello della media dei laici e dello stesso clero secolare”. Per non parlare della salute spirituale.
    “Abbazie e antica civiltà rurale fra Po, Alpi e Appennini” Alfredo morosetti

  3. @pietro

    “Intanto il post NON è di Debora BIlli ma è del sottoscritto.”

    OK, chiedo scusa… certo che se sopra alla scritta “gli autori” non ci fosse la foto di Debora Billi sarebbe piu’ facile non sbagliarsi… 🙂

    Comunque… la stima di 50 TWh/anno prodotti in italia da un mix di 40 GW di FV e eolico citata nel testo resta SBAGLIATA, anche se l’hai scritta tu… 🙂 … basti pensare che 19 GWp di FV incentivato in Italia (a livelli scandalosi, 28 cEuro/kWh per 20 anni!) generano 22 TWh/anno.

    Comunque, errori numerici a parte… vediamo un po’ cosa mi racconta l’esperto di stoccaggio Pietro, sperando che la toppa non sia peggiore del buco:

    1) “in ogni caso le potenzialità di stoccaggio “”idrico” ci sono ed enormi, dato che per questo NON serve un corso d’acqua ma solamente due bacini e non grandissimi.”

    Strano… perche’ qualche anno fa JRC ha pubblicato uno studio sulle potenzialita’ dello stoccaggio idrico per l’Europa intera, anzi ci hanno aggiunto pure la Turchia che di europeo ha proprio poco) e sono giunti alla conclusione che una volta tolte le aree protette, quelle non adatte, e tutto il resto il continente non ha neanche lontanamente la capacita’ di coprire un paio di giorni di consumi elettrici continentali, che e’ il minimo che si dovrebbe fare per poter passare al 100% di produzione da rinnovabili. E questo solo per la parte elettrica, che e’ meno della meta’ del consumo energetico del pianeta!
    Riprovare con calma dopo lettura di questo:

    https://setis.ec.europa.eu/sites/default/files/reports/Assessment_European_PHS_potential_pumped_hydropower_energy_storage.pdf

    … la scheda per l’Italia si trova a pag.53.

    I numeri sono chiari: sonno 4 TWh di stoccaggio nell’ipotesi migliore (e irrealistica) di utilizzare TUTTE le valli alpine/appenniniche esistenti in Italia ed aventi la conformazione adatta, e collegandole con tunnel fino a 20 km di lunghezza!… limitandosi a 10 km si scende a 1,8 TWh di stoccaggio, 2 giorni di consumi invernali.
    Li vedo gia’ tutti gli abitanti di quelle valli… felici che gli costruiranno una bella diga con km di tunnel!… altro che anti-TAV! 🙂
    Ci siamo fin qui?
    Sulla applicabilita’ dello stoccaggio idro da pompaggio c’e’ poi l’esempio del recentissimo impianto di Campolattaro, provincia di Benevento, costruito dalla Svizzera REpower, capace di stoccare una decina di GWh (10 GWh e’ il consumo medio italiano in 17 minuti). E’ costato 600 milioni, ci hanno messo 5 anni a costruirlo e… e’ gia’ fuori mercato, perche’ non e’ economicamente valido… hanno cercato di venderlo quasi subito, dopo pochissimi anni, a delle societa’ cinesi.
    OK?

    2) “Il futuro è nella produzione, nello scambio sul posto, nello stoccaggio, nella rimodulazione, nella distribuzoine continentale etc etc.”

    No, amico mio: il giorno che tutto il continente passa alle rinnovabili al 100% (o anche al solo 50%), quando manca il vento per 2-3 giorni consecutivi a livello continentale o quasi si blocca tutto. Un giorno di black-out in Svizzera e’ stato stimato, da studio dell’equivalente della nostra Confindustria, che costerebbe circa un miliardo… figurarsi un black out a livello continentale o su larga parte di esso!
    La storiella che “il vento soffia sempre da qualche parte” e’ una leggenda metropolitana… l’Europa e’ un piccolo continente, a la correlazione fra i venti nella varie zone e’ molto alta… quando manca vento “al nord” spesso non ce n’e’ dalla Scozia alla Svezia… e non si potranno mai trasportare centinaia di GW di potenza dalla penisola Iberica fino a Stoccolma, per il semplice fatto che l’infrastruttura di trasporto sarebbe incredibilmente costosa e complessa.
    Basta pensare agli anni e anni che ci vogliono per collegare, su un centinaio di km, italia e francia, o francia e spagna, progetti che vanno alle calende greche. Ci abbiamo messo anni e anni per collegare la Sicilia con la Calabria, a pochi km di distanza, lungo lo stretto!
    Informarsi, grazie.

    Lo scambio sul posto e’ un’altra leggenda metropolitana farlocca: in italia l’autoconsumo della produzione da FV e’ di qualche percento solamente, 10 o giu’ di li (rapporto del GSE, non opinioni mie, sia chiaro). Se io che ho un impianto FV sul tetto non produco nulla, da tramonto all’alba del giorno dopo, e non posso ne’ scambiarlo sul posto con la rete (non ho nulla d offrire, ne’ posso venderlo al mio vicino di casa, tramite micro-grid locale… altra invenzione farlocca.
    Basta leggere un rapporto mensile di Terna, o uno annuale del GSE. Da novembre a febbraio, 4 mesi interi con alti consumi elettrici, il cavallo di battaglia di voi rinnovabilisti, il FV, produce al 10% di fattore di capacita’, quando va bene!… cosa vuoi scambiare sul posto in quel caso? Il sole e’ sopra l’orizzonte 10 ore al giorno, quando va bene, ed il picco di consumo e’ nel tardo pomeriggio o inizio sera. In quel momento e’ notte su tutto il continente… da dove proponi di importare la corrente?… ma dai!… non avete un mappamondo li’ in redazione?

    3) “non può essee nelle centrali nucleari che hanno costi tempi di realizzazione rischi ( naturalmente) enormi e non compatibili con tempo e risorse a disposizione.”

    Chi lo dice questo? La Francia ha costruito e messo in funzione 50 GW elettrici (veri, 24h/24 al giorno, non 50 GWp del FV che non sono MAI generati, neanche per un minuto della loro esistenza)… lo ha fatto, dicevo, in 10 anni circa (sui 63 GW totali di oggi). Hanno decarbonizzato a livelli che i paesi “verdi” di oggi, come la Germania della farlocca Energiewende o la nostra italia SOGNANO di poter fare da qui al 2050. 10 anni rispetto a quasi 40!… fatti non sogni!… basta sogni!…

    I rischi, poi quali sarebbero? Quanti incidenti in Europa da reattori come quelli francesi? Morti? Feriti?

    Un piccolo reality check… e non sono io la fonte, ma James Hansen, il padre della climatologia moderna:

    https://pubs.giss.nasa.gov/abs/kh05000e.html

    “Using historical production data, we calculate that global nuclear power has prevented an average of 1.84 million air pollution-related deaths and 64 gigatonnes of CO2-equivalent (GtCO2-eq) greenhouse gas (GHG) emissions that would have resulted from fossil fuel burning.
    On the basis of global projection data that take into account the effects of the Fukushima accident, we find that nuclear power could additionally prevent an average of 420,000-7.04 million deaths and 80-240 GtCO2-eq emissions due to fossil fuels by midcentury, depending on which fuel it replaces.”

    Chiaro come stanno le cose in base ai DATI?

    4) “Senza contare il trascurabile ma importante dettaglio che una centrale nucleare produce per 50 anni ( se va bene) ma poi costa, per il mantenimento delle scorie dopo lo smantellamento, per migliaia di anni”

    A parte che 50 anni di produzione sono piu’ dei 20 di produzione del FV… e leggevo l’altro ieri sul sito delle cheerleaders rinnovabiliste QualEnergia che il FV italiano rende meno del previsto, con perdite medie attorno all’1,5%/anno (vado a memoria) e che si dovrebbe gia’ fare il “revamping”!… e non siamo neanche arrivati a meta’ del conto energia di 20 anni!… ben messi eh?… fantastica tecnologia il FV!… 🙂

    Comunque… costa quanto smantellare il nucleare? Lo smantellamento costa pochissimo, poche centinaia di milioni a reattore (hai mai visto come e’ fatto un reattore e l’edificio che lo contiene?), e il mantenimento delle scorie pure.
    Basta informarsi, di nuovo, e non sparare sentenze basate sull’aria fritta.
    C’e’ lo studio della corte dei conti francese, in francese e anche in inglese, che ne esplicita i costi.
    Al kWh elettrico prodotto si dovrebbe aggiungere qualcosa dell’ordine di UN centesimo di Euro per coprire tali costi.
    D’altronde basta saper fare delle semplici moltiplicazioni: supponendo che lo stoccaggio profondo e tutto il resto costera’ ai francesi 50 miliardi di Euro (esagero, ovviamente)… questo aggiungera’ al kWh elettrico prodotta dai reattori francesi (fanno 400 e passa miliardi di kWh/anno, per 40 anni=16000 miliardi di kWh)… dividi 50 per 16000 e quanto ottieni? 3,1 MILLESIMI di Euro/kWh… il tutto spalmato su 50 anni… 1 miliardo/anno?… e questo sarebbe un costo elevato?… quando voi in Italia pagate 6,7 miliardi all’anno per 20 anni per “incentivare” 22 miliardi di kWh in croce???… dopo 20 anni avranno prodotto 440 TWh, poco piu’ di UN ANNO di produzione dei reattori francesi…. per circa 130 miliardi di costo in bolletta agli italiani???? Ma dai!
    Oh!… e’ matematica elementare!

    Comunque, questo e’ il link all’ultima versione/aggiornamento dello studio iniziale, del 2011 della corte di conti dei mangia lumache d’oltralpe:
    https://www.ccomptes.fr/sites/default/files/EzPublish/20140527_rapport_cout_production_electricite_nucleaire.pdf

    5) ” poi a continuare a spendere questi 20 miliardi per…. altre centinaia di anni, almeno, senza alcuna contropartita energetica. ”

    ????
    Total nonsense!!! Ma chi te le ha raccontate queste fandonie? …
    … “per altre centinaia di anni”?????

    Ma hai la piu’ pallida idea di come siano, sotto quale forma, le scorie di reattori PWR, come quelli francesi (e la stragrande maggioranza di quelli del resto del continente pure)????
    Evidentemente no.

    Le scorie saranno separate, vetrificate allo stato solido, inserite in cilindri di rame annegati a loro volta in cilindri piu’ grandi di cemento armato… e stoccate sotto terra a centinaia di metri di profondita’. Perche’ dovrebbero esserci costi ulteriori una volta che sono sotto terra? Boh…

    Hai almeno idea di quanto siano in volume e/o peso le scorie nucleari a lunga durata e vita?
    Te lo dico io, volentieri: sono 0,3 milligrammi per ogni kWh elettrico prodotto. Si, una frazione di milligrammo per kWh prodotto.
    Cioe’, un anno di produzione francese, ~400 TWh, corrisponde ad un peso di quelle scorie di 120 tonnellate.
    Le scorie sSono materiali ad alta densita’, attorno a 10 ton/m3, quindi come volume sono attorno a 12 m3. La superficie di un campo di calcio, 110×70 m2 (o quel che e’, vado a memoria) riesce a stoccare 640 anni di produzione francese. Anche dopo vetrificazione/diluizione di un fattore 10 in volume, si stocca la produzione totale di 40 anni su una superficie piu’ piccola di quella di un campo di calcio, su UN METRO di altezza.
    Chiaro?

    Comunque, i finlandesi hanno gia’ cominciato a costruire il loro deposito… si trova l’analisi dei costi fatta da Posiva su internet

    http://www.posiva.fi/en/final_disposal/basics_of_the_final_disposal#.W_WLQzhKhEZ

    … e i costi NON sono neanche lontanamente quelli che dici tu che siano.
    Anche qui, come vedi, ti sei abbeverato alla fonte delle leggende metropolitane… complimenti!…

    Pietro, suggerimento di zio robbe’: prima studia, sul nucleare, e poi sentenzia, eventualmente… OK?… perche’ da quello che hai scritto e’ evidente che non ne capisci molto… anzi, ne capisci veramente molto poco. 🙂

    Saluti.

    1. Azz zio Robbe’! Di tempo da perdere ne hai, evidentemente : Io invece no, dovrò fare di necessità virtu’ sopporta le necessarie imprecisioni e/o approsimazioni. Le mie stime, per tua informazione, sono state VOLUTAMENTE pessimistiche e per un motivo ovvio: se il nuovo fotovoltaico lo metteremo sui tetti dei capannoni e non su terreni agricoli, come è necessario per legge e buonsenso, lo metteremo sopratutto a Nord. Ergo passeremo dai 1350 GWh per GWp all’anno a meno di 1200. Analogamente, il nostro paese non è baciato da eolo e molte delle zone più ventose sono anche quelle più tutelate. Ergo, anche qui, si deve scendere dai 2000-2500 GWh per GW annuali a qualcosa di meno. Decisamente meno. Inoltre e l’ho pur scritto, una parte di questi investimenti devono essere sistemici, devono andare al potenziamento delle reti etc etc. In ogni caso:non ho comunque problemi ad essere più ottimist e, del resto, questo è un post scritto gratis et amore dei ritagliando tempo ad altre cose e non uno studio prezzolato e/O remunerato da parte di qualche ente. In ogni caso: mantenendo una proporzione rispetto a quanto prodotto oggi, arriviamo a circa 58 GWh, contro i miei 50 GWh pessimistici. Consideriamo che l’eolico è comunque più produttivo, anche se più costoso, quindi facilmente meno installato e possiamo arrivare a 60-65 TWh. Sullo stoccaggio, mi citi documenti basati su un paradigma superato: quello degli impianti a grande scala. Il paradigma della produzione e stoccaggio distribuito prevede, oltre ovviamente allo stoccaggio casalingo ed a scala di quartiere ( niente di futuribile, ma qualcosa di già esistente,posso comprare un power wall tesla domani ed in effetti ne ho già ordinati due, BTW) decine di migliaia di micro impianti, con decine di migliaia di piccoli bacini collinari dal triplo compito: modulazione delle piene, stoccaggio energetico, irrigazione ( modulazione delle siccità) quindi di interesse ampio e generale. sfruttando, ovviamente la normativa italiana sui piccoli invasi, che ha dimostrato di funzionare, nelle ultime decine di anni. questo per coprire le oscillazioni a breve termine, circadiane e/o pluricircadiane. Ricordo poi, di nuovo, che esitono OGGI stoccaggi di metano che osno i n grado ( e lo fanno!!) di coprire il fabbisogno energetico nazionale invernale e che, con adeguati studi, potrebbero essere convertiti per lo stoccaggio delì’idrogeno ( una cosa non entusiasmante). ricordo che le linee intercontinentali sottomarine sono già state sperimentate su distanze di alcune centinaia di km, dimostrandone la fattibilità e quindi è CERTO che si possa, intanto, portare la produzione a sud del mediterraneo, scegliendo, magari paesi e governi decentemente stabili. Del resto gli investimenti necessari per sviluppare OGGI un campo petrolifero sono del tutto comparabili con quelli necessari OGGI per la produzione di una simile quantità di energia fotovoltaica ( EROEI simile, con notevole vantaggio per il fotvoltaico, se parliamo di tight oil etc etc). IN un futuro non lontano ma non immediato, è possibile concepire collegamenti intercontinentali sotto gli oceani che risolverebbero naturalmente, i problemi di stagionalità ed anche quelli circadiani. Nessuno dice che sia facile. UN cambio totale di paradigma non lo è mai. Certo è possibile e è possibile farlo rapidamente. Il nucleare. Ok: ho capito: sei un paladino del nucleare. il che ti porta, a’zzio, a dire castronerie e/O sorvolare sui fatti. La castroneria è, e lo sai benissimo, che ci voglia poco tempo per costruire una centrale nucleare. Chi è curioso potrà verificare come stiano andando le cose, in finlandia, che citi proprio tu l’unico paese in Europa che ci abbia seriamente provato. Il boomerang sulle scorie è clamoroso: tre miliardi di euro per UNA centrale poche tonnellate e per un secolo https://www.nytimes.com/2017/06/09/science/nuclear-reactor-waste-finland.html . E POI? per le decine di migliaia di anni successivi? Gli stessi francesi ci stanno pensando molto ma molto bene ad insistere con il nucleare. Perchè? Perchè appunto, dopo 50 anni in cui le centrali producono ( se tutto va bene, ma MOLTO bene e si esternalizzano una caterva di costi, occulti e palesi) ad un costo per kWh ormai simile a quello del fotovoltaico ( almeno: finché l’uranio derivante dal disarmo delle testate nucleari calmiererà i prezzi) che ha ancora margini di miglioramento, si dovranno stoccare le scorie per centinaia di anni, ad essere esatti, per decine di migliaia. ATTUALMENTE il costo di stoccaggio francese è di 5 miliardi di euro l’anno. Ovviamente questo costo tende ad aumentare ( in effetti i miei dati sono fermi a diversi anni fa, qui una stima per la REALIZZAZIONE delle centrale definitiva di stoccaggio: 31 MILIARDI!!! http://www.thereviewatnyu.com/all/2018/6/13/yzk6ydu0zljcsh0zvnj0xmtoybcjww ) perchè, ogni anno, la quantità di scorie da gestire aumenta, Implacabilmente, anno dopo anno. Ero un bambino e sentivo parlare id vetrificazione delle scorie, stoccaggi tombali etc etc etc. In pratica, quando alla fine si fanno davvero, sono impianti costosissimi e che devono essere monitorati costantemente secula seculorum. Basterà pensare ai nostri bisbisbisnipoti che dovrebbero gestire le scorie di centrali chiuse secoli prima per garantire energia ai bisbisbisavoli per capire che la cosa ha un unico senso: quello di mantenere in vita strutture, giri di affari e competenze altrimenti inutili. Tra le quali, zietto, spero di non dover annoverare anche te. Per carità di patria avrei voluto evitare di ricordarti che noi, per centrali spente circa 30 anni fa, continuiamo a spendere alcune centinaia di milioni all’anno, alla meglio, perché c’e’ chi fa conti ancora più pesanti https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/sogin-buco-nero-nucleare-italiano-centrali-scorie-rifiuti/7103316c-5dd3-11e8-b13c-dd6bf73f9db5-va.shtml). E’ vero: sarà un mondo difficile e dovremo cambiare stile di vita. La soluzione SEMPLICE; zietto, non esiste. In realtà, non è mai esistita. E l’abbiamo sempre saputo. Ovvero: lo sanno benissimo e l’hanno sempre saputo gli zietti cattivi di ogni latitudine che, per difendere la loro perniciosa competenza e i loro ancora più perniciosi interessi, ancora propagano una balla che, se Dio vuole è morta e sepolta sotto il peso dei disastri provocati ( notare che non li ho tirati fuori zietto, finora) e delle diseconomie dimostrate. SAREBBE BELLO se esistesse questo nucleare casto puro sicuro economico e meraviglioso. Purtroppo non esiste e il mondo intero ( sarà un complotto contro il nucleare??) si incarica di dimostrartelo. L’uranio è una risorsa finita come il petrolio ed è la cosa meno rinnovabile che esista, ancora meno del petrolio che in qualche decina o centinaia di milioni di anni si riforma ( a meno di non volere andare a ravanare tra i resti di una supernova). In apparenza ha raggiunto il suo picco produttivo o è vicino a farlo https://ugobardi.blogspot.com/2017/03/il-picco-delluranio.html e, in questi anni il prezzo è stato tenuto basso apparentemente dallo smantellamento delle testate nucleari. QUINDI, se DOMANI decidessimo di fare una ventina di centrali nucleari in italia ( peraltro insufficienti comunque) tra dieci anni a centrali finite ( ed extracosti enormi, more solito) potremmo trovarci a scoprire che l’uranio…non c’e’, che il thorio… è un problema etc etc etc. E pregare, ovviamente, che una ditta scontenta dell’appalto non abbia infilato qualche castroneria durante la realizzazione di una di queste 20 centrali…ma qui divaghiamo. Il nucleare è morto o morente, in tutto il mondo ci sono centinaia di centrali a fine vita ( sulle 450 in produzione) mentre sono in costruzione centrali per 150 GWe, appena bastanti per mantenere la produzione costante, che saranno finite FORSE tra dieci anni, mentre si installa già oggi OGNI ANNO una capacità simile, circa 100 GWp di fotovoltaico. Fatte le tare per la differente produttività già oggi il fotovoltaico viaggia ad una velocità superiore come capacità produttiva, a quella delle centrali in costruzione ( se queste non andassero a sostituire centrali in smantellamento e/o prossime a fine vita) e la produzione continua a crescere, se in modo esponenziale e o lineare vedremo. Il motivo, elementare, è che è già, di fatto, la forma più economica di energia. Basterà guardare questo contratto, 3 centesimi di dollaro al kWh, http://www.rinnovabili.it/energia/eolico/cile-prezzi-eolico-fotovoltaico/ vecchio di un anno e già battuto al ribasso, per capire che non c’e’ storia. Gli zietti cattivi lo sanno bene, ma si illudono ancora. Sono anzianotti, almeno dentro. Che ci volete fare? Attaccati ai bei ricordi che furono. Con l’illusione che l’energia gratis ed infinita sia dietro l’angolo ( Zio: mi stupisco che non abbia tirato fuori la fusione nucleare, me lo sarei aspettato). Ce la dovremo guadagnare l’energia e non sarà mai dove vorremo e come vorremo se non lavorandoci. Parecchio. Le risorse sono limitate, il tempo stringe ed evitiamo cazzate. Specialmente quelle plurimiliardarie verso i soliti “ignoti”. E questo è quanto.

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